C’erano una volta serrande abbassate che raccontavano
silenzi pieni: di famiglie riunite, di torte inventate con
quel che c’era, di tempo vissuto senza fretta. Oggi si apre
sempre, ma si è perso qualcosa. Restituire la domenica e i
giorni festivi, ma non per tutti, al loro significato più umano
e ai lavoratori “forzati”, non è nostalgia, è buon senso.
Ma è davvero necessario tenere i negozi e
i supermercati aperti la domenica?
Io, vicentina media amante delle festività,
credo di no. Credo che un giorno fisso di
chiusura renderebbe molto più semplice
gestire i turni, faciliterebbe la vita familiare
di commessi e commesse e insegnerebbe
alle persone a programmare meglio
gli acquisti. Non è questione di ritorno al
passato, anche perché non è che stiamo
parlando della preistoria: la legge che ha
liberalizzato le aperture è del 2011.
Non è proprio nel mio stile dire “ai miei
tempi succedeva così”, però confermo:
quando ero bambina i negozi di domenica
erano sempre chiusi. Anche sotto Natale.
Non ne sono del tutto sicura perché
la memoria è un po’ vaga, ma credo che
perfino alla Vigilia, se cadeva di domenica,
i negozi fossero chiusi, tranne alimentari
e panettieri per mezza giornata.
In quegli anni c’era una sola situazione
in cui per me era normale trovare i
negozi aperti di domenica: durante la
villeggiatura a Jesolo. E questo è abbastanza
logico: nei luoghi turistici in alta
stagione i negozi sono sempre aperti perché
sono il periodo di vacche grasse, in
cui bisogna lavorare anche per il periodo
delle vacche magre. Non sono certo queste
le situazioni che mi vedono contraria
all’apertura domenicale.
Così come non sono contraria a qualche
domenica di apertura verso Natale, ma
dall’8 dicembre in poi e massimo fino
all’Epifania, non occorre aprire a Ognissanti
e non chiudere più fino alla Candelora.
Se poi parliamo dei soli negozi del
centro, credo ugualmente sia una buona
idea aprire in concomitanza con eventi
particolari che portano nelle varie città
visitatori e, si spera, relativi incassi.
Poi bisogna guardare alla vocazione turistica.
Vicenza è certamente una città
d’arte, tra Palladio, ville, palazzi, chiese,
Monte Berico e l’Unesco, ma non è propriamente una città turistica. E comunque
se si può capire l’apertura domenicale
di qualche bottega del centro storico,
in particolare quelle legate alla tradizione
e alla vicentinità, ha molto meno senso
l’apertura di domenica dei supermercati.
Naturalmente chi vuole negozi e supermercati
aperti tutti i giorni ha una serie
di obiezioni. La prima è che “una volta
le donne non lavoravano; quindi, potevano
andare a fare la spesa tutti i giorni,
oggi non è più così, ci sono solo il sabato
e la domenica”. Ebbene, negli anni Settanta,
che le donne lavorassero o no – e
molte lavoravano anche allora -, la dinamica
degli acquisti era diversa e nessuno
si sognava di comprare pane, affettati e
formaggi al supermercato una volta alla
settimana. Si faceva la spesa tutti i giorni
e se la mamma lavorava, lasciava la nota
ai figli o telefonava al negoziante. I supermercati
c’erano, ma non erano dei
“tuttomercati” come quelli di oggi. Ci si
andava soprattutto per i detersivi e i prodotti
confezionati, e il giorno preferito
era il sabato perché la macchina a disposizione
era una e nel resto della settimana
serviva per andare a lavorare… Quindi le
cose non erano più facili, anche perché
negozi e supermercati non facevano orario
continuato e chiudevano alle 19.30,
non alle 21 come oggi. Bisognava sapersi
organizzare.
Altro cavallo di battaglia dei “sempre
aperto” riguarda il diritto per il personale
dei negozi di poter trascorrere la domenica
in famiglia. Qui i “sempre aperto”
partono con il confronto: “ma allora, i
medici, i poliziotti, i ristoratori, i giornalai?
Loro non hanno diritto a stare in
famiglia?”
Non vale nemmeno la pena rispondere a
chi nomina personale sanitario, addetti
alla sicurezza, forze dell’ordine e vigili del
fuoco, perché il paragone non ha senso.
Sono servizi essenziali che non possono
andare in vacanza. Infatti, sono lavori che
richiedono anche grande abnegazione e
spirito di servizio. Poi che non sempre la
remunerazione sia proporzionata al loro
impegno è altrettanto vero, ma questo
non c’entra col tema in discussione.
Quanto a bar e ristoranti, è vero, potrebbero
chiudere di domenica, perché non
sono servizi essenziali. Però credo che,
per chi investe nel settore, valga lo stesso
principio per cui i negozi dei luoghi
di vacanza sono aperti nei giorni festivi:
sono le giornate in cui si guadagna di
più. E tenere aperto non è un dogma: ci
sono diversi bar, anche in centro storico
a Vicenza, che la domenica chiudono,
perché magari lavorano soprattutto con
gli uffici. E comunque bar e ristoranti –
con poche eccezioni – hanno sempre un
turno di chiusura settimanale.
Forse la situazione più pesante è quella
di chi ha un’edicola, dato che i giornali
escono quasi tutti i giorni; quindi, – anche
se non c’è l’obbligo di tenere aperto
la domenica – chi vuole fare un buon
servizio ai clienti almeno la mattina deve
aprire sempre. Ma anche il quotidiano,
almeno finché non verrà del tutto soppiantato
da Internet, fa parte delle necessità,
del diritto all’informazione.
Pure la spesa è una necessità, certo, ma
ci sono sei giorni alla settimana con tante
ore di apertura in cui si può fare. Viviamo
nell’era del tutto programmato, credo
che dovremmo essere in grado di inserire
anche la spesa tra gli appuntamenti settimanali
senza dover pretendere la domenica.
E male che vada, se per un giorno ti
mancano le uova e il latte pazienza. Volevi
fare una torta? La farai domani, oppure ti
ingegni a inventare una ricetta diversa. Si
deve anche imparare ad arrangiarsi, non
adagiarsi sul solito “ben ben, se manca
qualcosa la vado a comprare”. Come ho
già raccontato in questa rubrica (numero
di febbraio 2025), mia madre una domenica
è riuscita a fare le frittelle avendo in
casa solo l’uvetta: non sto a ripetere come
ha fatto, ma resterà un episodio scolpito nella mia memoria. Con un supermercato
aperto a cento metri da casa non avrei mai
vissuto l’epopea della frittella miracolosa.
Per non parlare di quello che ci consiglia
Federica Zanini nella sua rubrica “Gastronomia
del riciclo”.
E poi, a proposito del diritto al riposo
domenicale, in molti settori non si lavora
nemmeno di sabato, in alcuni casi
si punta addirittura alla settimana di
quattro giorni, e nessuno ha da obiettare.
Perché solo i commessi devono essere
sempre a disposizione?
Che poi, si pretende il negozio aperto,
per poi magari entrare, dare un’occhiata,
informarsi, non comprare nulla e fare
l’acquisto online… Altra mania per me
incomprensibile, ma di questo parlerò un’altra volta.
