La sclerosi multipla e le lesioni della corteccia cerebrale sono al centro di una rassegna dell’Università di Verona con Imperial College London. Il lavoro ripercorre 25 anni di studi e indica le prospettive per riconoscere meglio il danno, seguirne l’evoluzione e personalizzare le cure.
Una rassegna scientifica con un forte contributo veronese riporta l’attenzione sulle lesioni corticali nella sclerosi multipla. Il lavoro, pubblicato il 7 settembre su Nature Reviews Neurology e presentato dall’ateneo il 17 settembre, ha come primo autore Massimiliano Calabrese, neurologo del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento. Alla ricerca collaborano studiosi dell’Università di Verona e dell’Imperial College London.
Sclerosi multipla: perché osservare la corteccia
La rassegna ricostruisce come queste lesioni, a lungo poco considerate, siano diventate centrali per comprendere la malattia. La corteccia può essere coinvolta fin dalle fasi iniziali: il danno si associa a difficoltà motorie e cognitive e può accompagnare un peggioramento anche senza ricadute cliniche evidenti.
Le tecniche avanzate di risonanza magnetica aiutano a identificare le lesioni, ma mostrano soltanto una parte del danno. Gli autori esaminano quindi i limiti degli esami e il contributo delle immagini alla diagnosi e alla valutazione della possibile evoluzione. Si tratta di una sintesi critica delle conoscenze disponibili, non dell’annuncio di una nuova terapia già pronta.
Dalla ricerca alla cura della persona
Tra le prospettive descritte figurano l’integrazione della risonanza quantitativa con i biomarcatori e l’intelligenza artificiale. Quest’ultima potrebbe aiutare a riconoscere automaticamente le lesioni e a collegare le immagini alle caratteristiche biologiche della malattia, migliorando in futuro le previsioni sulla progressione e sulla risposta ai trattamenti.
Nella presentazione dell’Università di Verona, Michele Tinazzi, direttore della Neurologia B dell’Aoui, richiama l’importanza di rendere queste conoscenze utili nella pratica clinica. Il direttore del dipartimento Corrado Barbui sottolinea inoltre il peso di memoria, attenzione e autonomia nella vita quotidiana: seguire la sclerosi multipla significa considerare anche queste dimensioni, oltre alla disabilità fisica.
Il confronto fra ricerca e cittadinanza tornerà al centro della Notte della Ricerca a Verona, in programma il 25 settembre, con iniziative dedicate al lavoro dell’ateneo e alle sue ricadute sulla società.
