martedì, Settembre 22, 2026
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Deficit al 3,1%, Tria: “Non uscendo da procedura infrazione Giorgetti può dire no a bandierine elettorali”

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(Adnkronos) – “Non uscire dalla procedura Ue forse è di aiuto per il ministro Giorgetti per continuare il consolidamento dei conti senza cedere spazio per le spese elettorali perché qualunque bandierina che comportasse aumenti del deficit sarebbe stata scrutinata dal mercato”. Così all’Adnkronos Giovanni Tria, già titolare di via XX settembre con il primo governo Conte, commenta i dati Istat sul deficit 2025 al 3,1% che chiudono la porta allo stop al procedimento di Bruxelles per disavanzo eccessivo.  

Professore onorario di Economia all’Università di Tor Vergata, Tria osserva che in ogni modo “si tratta di decimali dovuti alla spesa per il superbonus ma, se guardiamo i dati, c’è comunque una certificazione della prudenza fiscale del governo, di rientro del deficit e un avanzo primario che è aumentato allo 0,8 dallo 0,5% dell’anno precedente”.  

L’impatto pratico di restare sopra l’asticella del 3%? “A parte non uscire in anticipo dall’infrazione, comporta che l’eventuale spesa addizionale concessa in deroga dalla Ue per la difesa e l’efficienza energetica per circa 36 miliardi nel triennio 2026-28 andrà ora computata nel deficit, facendolo dunque salire e rendendo così più complicato nei prossimi anni tornare sotto il tetto del 3% – spiega l’ex ministro – se invece fossimo usciti dalla procedura queste spese non sarebbero rientrate nel calcolo del disavanzo”. E questo perché, elabora ulteriormente Tria, “al di là di ogni interpretazione queste spese addizionali sarebbero in deficit, con o senza procedura, a meno che non si finanzino con equivalenti tagli di spesa o rialzi delle tasse”.  

Quindi “il problema sostanziale oggi di fronte ai mercati è di procedere con prudenza nel consolidamento fiscale come è stato fatto finora”, scandisce Tria. “E’ chiaro che per la Legge di Bilancio dell’anno elettorale questo diverso modo di computare le spese addizionali toglierà spazio al bilancio qualora si voglia continuare il piano di rientro del deficit ma sul piano sostanziale oggi conta molto il giudizio dei mercati”, afferma. Un giudizio “che pesa per la valutazione del rischio del debito e quindi sui costi di rifinanziamento – prosegue – soprattutto in questo momento di instabilità globale dove i debiti sovrani sono sotto attacco”. Dunque, conclude Tria, “serve prudenza fiscale” per garantirsi la fiducia dei mercati altrimenti “nonostante lo sforzo di aumento del saldo positivo, si creerebbe un problema”.  

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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