La candidatura UNESCO di Bolca e della Val d’Alpone entra nella valutazione sul territorio: una missione tecnica visita i siti fossiliferi, i musei e le comunità coinvolte. Il dossier riguarda gli ecosistemi marini dell’Eocene conservati tra Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà.
Bolca e Val d’Alpone verso l’UNESCO: la missione nei siti candidati
La candidatura UNESCO di Bolca e Val d’Alpone ha avviato una nuova fase operativa. Il dossier «Bolca and the Val d’Alpone – Eocene Marine Ecosystems» è stato presentato il 21 settembre nella sede della Camera di Commercio di Verona, incontro seguito da una settimana di sopralluoghi nei luoghi inclusi nel progetto.
La missione coinvolge Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà, territori i cui giacimenti permettono di ricostruire gli ecosistemi marini dell’Eocene e passaggi rilevanti della storia della vita sulla Terra. Il programma comprende visite ai siti fossiliferi, al Museo di Storia Naturale di Verona, ai musei locali e incontri con istituzioni, studiosi, associazioni e comunità. La Camera di Commercio di Verona aveva formalizzato la disponibilità dello spazio per la presentazione del dossier con un atto pubblicato ad agosto.
Il progetto è promosso dall’ATS «Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico». Nel sito ufficiale della candidatura viene evidenziato il valore scientifico globale dei giacimenti paleontologici della valle: la Pesciara di Bolca è conosciuta da secoli per l’eccezionale conservazione dei fossili e per la varietà dei reperti.
La decisione prevista nel 2027
La valutazione non equivale ancora al riconoscimento. Secondo il calendario illustrato durante la presentazione, il Comitato del Patrimonio Mondiale dovrebbe esaminare la candidatura tra il 27 giugno e il 9 luglio 2027 a Istanbul. Prima del parere finale potranno essere richiesti chiarimenti sul dossier, sulla tutela dei siti e sul piano di gestione.
Accanto alla ricerca scientifica, il percorso affronta la conservazione del patrimonio, l’accesso agli affioramenti e la gestione sostenibile dei visitatori. Il possibile riconoscimento avrebbe ricadute culturali e turistiche sull’intera provincia veronese, ma richiede strumenti capaci di proteggere siti fragili e coinvolgere le comunità locali. Per approfondire il patrimonio paleontologico si può consultare anche l’archivio della Provincia di Verona.
Immagine: fossile di Mene rhombea della laguna di Bolca, Archivio Storico Touring Club Italiano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
