I beni confiscati nel Veronese rappresentano circa un quarto del totale regionale. Dal confronto del 29 settembre a Palazzo Barbieri emerge la necessità di accelerare le assegnazioni e sostenere i Comuni: risorse economiche e capacità progettuali sono decisive per restituire gli immobili alla collettività.
Sono 67 le particelle immobiliari confiscate ancora in amministrazione dell’ANBSC nella provincia di Verona e 73 quelle già destinate. Il territorio scaligero è secondo in Veneto, dopo Venezia, per patrimoni immobiliari gestiti dall’Agenzia nazionale. I numeri sono stati presentati al convegno organizzato dal Comune il 29 settembre, di cui era stato anticipato il programma.
Beni confiscati: i numeri di Verona e del Veneto
Secondo il resoconto del Comune di Verona, il quadro regionale comprende 247 particelle immobiliari in amministrazione e 290 già destinate. La quota veronese vale rispettivamente circa il 27% e il 25%. Per le aziende, in Veneto se ne contano 34 in amministrazione e 15 destinate; a Verona sono sette e due.
L’assessora alla Legalità Stefania Zivelonghi ha richiamato il valore del recupero dei capitali sottratti alle organizzazioni criminali. Ha inoltre ricordato la decisione del Consiglio comunale di costituire il Comune parte civile nei procedimenti per fatti di mafia avvenuti sul territorio, scelta già concretizzata in un caso.
Risorse e progetti per il riuso sociale
La procuratrice capo di Venezia Alessandra Dolci ha posto l’attenzione sui tempi tra confisca e assegnazione. Ha indicato come possibile strumento un protocollo tra Regione, ANCI e Procura, descritto durante l’incontro come in via di approvazione, per agevolare il passaggio agli enti territoriali.
La direttrice dell’ANBSC Maria Rosaria Laganà ha elencato gli ostacoli: debiti verso creditori in buona fede, problemi catastali e urbanistici, proprietà divise in quote. Pesano anche la disponibilità di fondi e le competenze progettuali, soprattutto nei piccoli Comuni.
Antonio Balsamo, presidente della Corte d’Appello di Palermo, ha sottolineato il ruolo del riuso sociale nell’inclusione. Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, ha infine sollecitato il coinvolgimento di amministratori, imprese, professionisti e sindacati nella difesa della legalità.
