venerdì, Ottobre 9, 2026
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Come sta cambiando il lavoro nel cantiere e come si sta trasformando il ruolo del general contractor

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(Adnkronos) – Come sta cambiando il lavoro nel cantiere e come si sta trasformando il ruolo del general contractor, sempre più chiamato a coordinare e integrare competenze, professionalità e fasi diverse del progetto? Adnkronos/Labitalia sull’argomento ha intervistato Massimiliano Di Bartolomeo, direttore tecnico di Padi Costruzioni che, in oltre vent’anni di attività ha realizzato più di 250.000 m² di superfici commerciali, completando mediamente 25 commesse ogni anno e che tra le aziende che gli hanno affidato i loro progetti figurano Burger King Restaurants Italia, Autogrill, Cap gestione acquedotti, Chef Express, Gruppo Fini, Il Gigante, Pandora, Roadhouse, oltre a enti pubblici e privati. 

Negli ultimi anni il modo di progettare e realizzare uno spazio commerciale è cambiato profondamente. Quali sono, dal suo punto di vista, le principali trasformazioni che hanno interessato il lavoro in cantiere?
 

Le trasformazioni di un processo sono spesso derivanti da condizionamenti esterni, e nel caso di uno spazio commerciale, questi condizionamenti possono essere di varia natura: normativo, tecnologico, funzionale, prestazionale. Argomenti che calati nel processo progettuale e realizzativo, ne condizionano l’esito, e definiscono capitoli generazionali nella storia degli spazi commerciali. Ma non è solo questo. Nel caso degli spazi commerciali, esiste anche una sorta di condizionamento interno, che rappresenta il rapporto tra lo spazio stesso, il brand che rappresenta, e il cliente: il fenomeno dell’experience da trasmettere al cliente, una sorta di sesto senso che si somma ai cinque tradizionali, e che determina una continua ricerca di nuovi linguaggi e processi comunicativi: sicuramente, uno degli aspetti più interessati nell’aggiornamento nella modalità di progettazione e realizzazione di uno spazio commerciale, perché attinente alla creatività. 

Oggi un progetto nel retail coinvolge molte professionalità e deve rispettare tempi sempre più stringenti. Quanto è diventato importante il ruolo di chi coordina le diverse competenze e, soprattutto, quali sono le difficoltà maggiori nel farle lavorare insieme?
 

Le figure professionali coinvolte in un progetto retail sono molteplici, perché toccano ambiti tecnici diversi: architettonico, ma anche impiantistico, ingegneristico, illuminotecnico, creativo. Non solo, in fase esecutiva, altre figure professionali si sommano all’impresa che realizzerà l’opera: responsabile della sicurezza, direzione lavori, certificatori. Per questo e non solo, la figura del project manager sta assumendo un ruolo apicale nello svolgimento del processo progettuale e realizzativo. Il pm ha il ruolo di controllo e verifica dei crono programmi in fase progettuale, autorizzata, così come in fase esecutiva: indicando lo svolgimento delle attività, le sovrapposizioni delle stesse, e i momenti salienti ai quali si deve addivenire per potere permettere il processo, fino alla conclusione dello stesso. Fondamentale un punto di vista zenitale, che permetta una visone panottica dell’insieme, con possibilità di intervento in modo puntuale e mirato per prevenire, risolvere, e determinare ogni problematica dovesse emergere in itinere.  

Si parla sempre più spesso di efficienza, standardizzazione e digitalizzazione dei processi. Ma un cantiere conserva una forte componente artigianale. Come possono convivere questi due mondi apparentemente molto diversi?
 

La figura del general contractor, e le dinamiche tutte di un cantiere, sono l’esatto punto di tangenza tra fordismo e artigianato. I processi sono standardizzati e resi seriali nelle scelte progettuali e nelle modalità esecutive. Avviene poi un passaggio di testimone tra serialità e artigianalità proprio sul cantiere, dove la fase esecutiva non può prescindere da capacità manuali che sono riconducibili proprio all’artigianato. E’ una dinamica che sperimentiamo quotidianamente anche nel lavoro di Padi Costruzioni, dove la complessità dei progetti retail richiede di tenere insieme organizzazione, controllo dei processi e competenze molto concrete, legate alla realizzazione. 

E qui entra in gioco la reale criticità di un sistema teoricamente collaudato ed efficace: la carenza di maestranze specializzate e un allontanamento dei giovani dalle professioni del cantiere. La contrazione dei valori economici in campo, con la ricerca del prezzo più basso sempre, incentiva questa crisi, rendendo i cantieri sempre più popolati di tecnici, ma privati di personale capace di eseguire. 

Questa trasformazione sta cambiando anche le professionalità che lavorano nel settore delle costruzioni? Quali competenze tecniche e organizzative sono oggi più importanti rispetto al passato e quali figure sarà necessario formare nei prossimi anni?
 

Si ripete quanto espresso prima. Le professionalità tecniche sono riconducibili a percorsi di studi tecnici e scientifici sempre più specializzati e approfonditi. Per contro, manca la manodopera specializzata e manca la possibilità che il cantiere oggi possa avere una dimensione attrattiva: l’operatore deve essere altrettanto tecnologico, impiegando ogni risorsa che la tecnica ci mette a disposizione per rendere l’attività meno faticosa, e più di capacità e precisione. In cantiere sono già presenti sistemi meccanici tradizionali che rendono le attività meno gravose, come muletti, escavatori, piattaforme aeree, ma si deve guardare anche oltre e altrove, nella medicina come nell’industria: come l’impiego di esoscheletri meccanici per ridurre l’affaticamento fisico, o robotica a comando manuale a distanza, per intervenire in luoghi o aree difficilmente accessibili. 

Guardando al futuro, quali saranno le principali sfide per chi dovrà realizzare e trasformare gli spazi commerciali? E quanto sarà importante riuscire a trovare un equilibrio tra velocità, organizzazione, tecnologia e capacità artigianale?
 

Sono tre i macro temi che cambieranno, e stanno già agendo sulle regole del gioco: sostenibilità, e quindi riduzione degli sprechi ed economia circolare, attrattività del settore, come detto riportando il cantiere in una dimensione più attrattiva per il futuro occupazionale, infine gestione del rischio e volatilità dei prezzi, con una attenta analisi di quelli che sono gli scenari geo politici e il conseguente impatto economico sui costi di energia e prodotto. Non solo, la ricerca di un equilibrio tra velocità, organizzazione, tecnologia, e capacità artigianale, si chiama Umanesimo industriale del costruire: un modello dove i fattori elencati non servono a mortificare o sostituire l’uomo, ma diventano lo scudo che difende il valore umano. 

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lavoro/professionisti

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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