Un anno dopo la strage di Castel d’Azzano, il ricordo dei tre carabinieri morti accompagna l’attesa del processo: prima udienza il 26 ottobre a Verona. I fratelli Ramponi sono accusati di strage; la difesa contesta l’intento omicida. Resta distinto il filone sulla gestione dell’operazione.
Il 14 ottobre 2026 ricorre il primo anniversario dell’esplosione di via San Martino. Nel casolare persero la vita Valerio Daprà, Davide Bernardello e Marco Piffari, impegnati in un intervento di perquisizione e sfratto. Il bilancio riportato da Daily Verona comprende anche 34 feriti tra forze dell’ordine e vigili del fuoco, 19 dei quali in condizioni gravi.
Strage di Castel d’Azzano, processo dal 26 ottobre
La prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Verona è fissata al 26 ottobre. L’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero Silvia Facciotti si è conclusa a luglio. Dino, Maria Luisa e Franco Ramponi, detenuti in strutture diverse, devono rispondere delle accuse di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale.
Per gli inquirenti, che hanno esaminato anche le riprese delle bodycam, il gas avrebbe riempito l’edificio prima dell’intervento e una molotov avrebbe provocato lo scoppio. È la ricostruzione accusatoria che sarà sottoposta al giudizio della Corte.
I difensori sostengono invece che gli imputati volessero togliersi la vita per evitare di lasciare la casa, senza intenzione di uccidere altre persone. La richiesta di una perizia psichiatrica è stata respinta. Il dibattimento dovrà quindi affrontare anche la divergenza sull’intenzione attribuita ai tre fratelli.
Il ricordo dei militari e l’altro filone
Il lutto aveva riunito cittadini e istituzioni ai funerali di Stato nella basilica di Santa Giustina a Padova, il 17 ottobre 2025. Erano presenti Sergio Mattarella e Giorgia Meloni; una folla aveva accolto i feretri con un lungo applauso.
Separatamente, la Procura generale di Venezia ha esaminato la conduzione dell’intervento. Secondo Daily Verona, a settembre è stato notificato un capo di incolpazione a tre ufficiali dell’Arma in servizio a Verona e Villafranca. Questo accertamento riguarda la gestione dell’operazione e resta distinto dalle accuse rivolte ai fratelli Ramponi.
