venerdì, Ottobre 16, 2026
Pubblicità

Antidepressivi e cuore, studio Verona-Oxford: nessun aumento degli eventi precoci nei trial

Pubblicità

Una ricerca con Università di Verona, Aoui e Oxford non rileva un aumento degli eventi cardiaci precoci nei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo. Restano differenze tra farmaci e profili individuali: i risultati riguardano le prime otto settimane, con limiti per gli eventi rari.

Antidepressivi e cuore: uno studio internazionale con la partecipazione di Verona non ha trovato evidenze di un aumento degli eventi cardiovascolari gravi precoci rispetto al placebo. Il risultato arriva da una ricerca che coinvolge il dipartimento di Medicina dell’Università di Verona, la Cardiologia dell’Aoui e l’Università di Oxford. L’ateneo veronese ne ha diffuso oggi i risultati.

La ricerca pubblicata il 23 settembre sul British Medical Journal distingue due aspetti: le variazioni dell’intervallo QTc, una misura dell’attività elettrica del cuore corretta per la frequenza cardiaca, e la comparsa di eventi clinici gravi. Il prolungamento di questo intervallo non equivale automaticamente a un’aritmia.

Per studiare il QTc, i ricercatori hanno analizzato i dati individuali di 8.679 partecipanti a 35 studi, con dieci antidepressivi e placebo. Amitriptilina ed escitalopram sono risultati associati a un aumento medio dell’intervallo rispetto al placebo. L’effetto varia però anche in funzione delle caratteristiche individuali, tra cui età, valori iniziali del QTc, potassio e funzione renale.

Il contributo di Verona e i limiti dei risultati

Un’analisi aggregata di 139 studi, con 52.398 partecipanti, non ha individuato un’associazione tra uso di antidepressivi e aumento degli eventi cardiovascolari maggiori precoci o delle morti improvvise non suicidarie rispetto al placebo.

Il dato va letto nel suo perimetro: il lavoro riguarda adulti con disturbo depressivo maggiore e le prime otto settimane di trattamento. Gli autori precisano che la durata breve e la rarità di alcuni eventi non consentono risposte definitive sui rischi poco frequenti o sugli effetti delle terapie di mantenimento a lungo termine. Inoltre, i partecipanti agli studi clinici sono una popolazione selezionata: persone con più patologie o terapie concomitanti possono essere meno rappresentate.

Secondo la ricostruzione dell’Università, il progetto prese forma il 17 settembre 2010 durante un incontro di psichiatria al Policlinico di Verona. Flavio Luciano Ribichini e Andrea Cipriani, allora ricercatore nell’ateneo scaligero e poi trasferitosi a Oxford, partirono dall’osservazione clinica per indagare il rapporto tra farmaci, elettrocardiogramma ed eventi cardiaci.

Ribichini, direttore della Clinica cardiologica dell’Aoui e della Scuola di specializzazione veronese in Malattie dell’apparato cardiovascolare, sottolinea il valore dei dati per i medici prescrittori. La conclusione del lavoro mantiene centrale la valutazione del singolo paziente: caratteristiche personali, condizioni cliniche e altri trattamenti devono concorrere alla scelta dell’antidepressivo.

SEGUICI

9,253FansMi piace
3,533FollowerSegui
2,652IscrittiIscriviti
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicità