Il modello Chievo torna nelle riflessioni di Sergio Pellissier: il lavoro delle persone e un progetto condiviso aiutarono il club a confrontarsi con avversari più ricchi. L’ex capitano riconosce il peso delle risorse economiche, ma richiama il valore della struttura societaria e dell’appartenenza.
Sergio Pellissier riparte dalle fondamenta del Chievo dei primi anni Duemila. Nell’intervista a News.Superscommesse.it, le cui riflessioni sono riprese da ViPiù.it sul rapporto tra organizzazione e risultati sportivi, l’ex capitano individua nelle persone una componente decisiva della capacità di competere con società dotate di mezzi superiori.
Il modello Chievo e la forza del progetto comune
La domanda riguarda l’ingrediente di quella squadra che vorrebbe ritrovare nel gruppo attuale. Pellissier allarga la risposta oltre le qualità dei singoli calciatori: il riferimento è al contributo di chi lavorava nel club, alla professionalità e alla convinzione di partecipare a un percorso comune.
Dirigenza, staff e squadra entrano così nella stessa valutazione. Secondo l’ex attaccante, la loro collaborazione permetteva di ridurre almeno in parte la distanza economica dalle formazioni maggiori. L’appartenenza al progetto accompagnava il lavoro quotidiano e dava continuità all’organizzazione.
La sua lettura comprende anche un limite: oggi riunire queste caratteristiche nella medesima società è più difficile. La disponibilità finanziaria rimane necessaria per affrontare gli investimenti del calcio contemporaneo. Il richiamo al passato, quindi, non cancella il peso dei bilanci nella costruzione di una squadra competitiva.
Un’identità legata al calcio veronese
Il percorso del Chievo portò un quartiere di Verona nella massima serie, dove il club rimase a lungo. Pellissier ne ha attraversato la storia da giocatore e ha successivamente partecipato al rilancio del nome e dell’identità sportiva gialloblù.
Il presente cittadino passa anche dal pareggio per 1-1 tra Virtus Verona e Chievo dell’11 ottobre: al Gavagnin, nella settima giornata di Serie D, il vantaggio di Bane è stato raggiunto dal rigore di Luppi al 90′. Una cronaca recente che si affianca alla riflessione dell’ex capitano sulle condizioni necessarie per dare solidità a un progetto calcistico.
