(Adnkronos) – Ci sono ritorni che hanno il sapore della nostalgia e altri che raccontano qualcosa di più. Quello di Giuseppe Signori in azzurro appartiene alla seconda categoria. L’ex attaccante, uno dei bomber più prolifici e riconoscibili del calcio italiano degli anni Novanta, torna a vestire i colori della Nazionale in una veste nuova: sarà il capo delegazione dell’Under 20 guidata da Carmine Nunziata. Un incarico che lo riporta al centro del mondo federale, dopo una carriera straordinaria sul campo e una lunga vicenda giudiziaria che per anni ha condizionato la sua vita, la sua immagine pubblica e il suo rapporto con il calcio.
Il ritorno in Figc riapre inevitabilmente il racconto di una storia complessa. Perché il nome di Beppe Signori non evoca soltanto il sinistro micidiale, i gol a raffica, le domeniche all’Olimpico e il secondo posto dell’Italia al Mondiale del 1994. Evoca anche il terremoto del calcioscommesse del 2011, l’arresto, la radiazione dalla giustizia sportiva e una battaglia durata quasi dieci anni per arrivare all’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” nei procedimenti di Piacenza e Modena relativi a specifiche ipotesi di combine.
Nato ad Alzano Lombardo il 17 febbraio 1968, Giuseppe Signori si impone all’attenzione del grande calcio grazie al Foggia di Zdenek Zeman. In quella squadra spettacolare, capace di rivoluzionare il modo di interpretare il gioco, l’attaccante bergamasco trova l’ambiente ideale per esaltare le proprie qualità: rapidità, intelligenza negli inserimenti, freddezza sotto porta e un mancino che diventa presto il suo marchio di fabbrica. È però con la Lazio che Signori entra definitivamente nella storia del calcio italiano. Negli anni Novanta diventa il simbolo di una squadra che ritrova ambizione e identità, conquistando l’affetto dei tifosi e imponendosi come uno dei centravanti più temuti della Serie A. Il suo rapporto con il gol è quasi istintivo: sa attaccare gli spazi, anticipare i difensori e trovare la porta anche quando sembra non esserci una soluzione.
Il dato che meglio racconta la sua grandezza è quello dei titoli di capocannoniere. Signori conquista per tre volte la classifica dei marcatori della Serie A: 26 reti nella stagione 1992-1993, 23 nel campionato 1993-1994 e 24 nel 1995-1996. Con la maglia biancoceleste realizza complessivamente 127 gol, diventando uno dei riferimenti assoluti della storia laziale. Il suo bilancio nella massima serie italiana si chiude con 188 reti in 344 presenze, numeri che lo collocano tra i migliori marcatori di sempre del campionato. Dopo la parentesi alla Sampdoria, è Bologna a offrirgli una nuova casa calcistica. In Emilia ritrova continuità, responsabilità e un legame forte con la piazza, mettendo a segno 84 gol in sei stagioni.
La Nazionale rappresenta un altro capitolo fondamentale. L’esordio arriva il 31 maggio 1992, nello 0-0 contro il Portogallo. Due anni più tardi Signori fa parte del gruppo che vola negli Stati Uniti per il Mondiale del 1994, concluso dall’Italia con un amaro secondo posto dopo la sconfitta ai rigori contro il Brasile nella finale di Pasadena. In azzurro colleziona 28 presenze e sette gol.
La parabola di Signori subisce una brusca interruzione il 1° giugno 2011, quando il suo nome emerge nell’inchiesta sul calcioscommesse coordinata dalla Procura di Cremona. L’indagine porta alla luce un sistema di scommesse illegali e presunte manipolazioni di incontri calcistici, con il coinvolgimento di diversi protagonisti del mondo del pallone. L’ex attaccante viene raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che sconterà per circa due settimane. La notizia provoca un enorme clamore mediatico. Il suo nome, fino a quel momento associato soprattutto ai gol e alle imprese sportive, finisce sulle prime pagine per una vicenda lontanissima dall’immagine costruita in vent’anni di carriera.
Signori viene indicato dagli inquirenti tra i protagonisti di un gruppo coinvolto nel sistema delle scommesse. Le contestazioni riguardano, tra gli altri aspetti, presunti accordi finalizzati ad alterare risultati calcistici e movimenti di denaro collegati a incontri di campionato. La giustizia sportiva interviene nel 2011 con una sanzione di cinque anni di squalifica accompagnata dall’esclusione definitiva da qualsiasi ruolo in ambito federale
Il percorso giudiziario di Signori è complesso e si sviluppa attraverso filoni differenti. Nel filone principale dell’inchiesta di Cremona, relativo all’ipotesi associativa, il procedimento si chiude nel dicembre 2020 con una pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Parallelamente Signori affronta altri procedimenti nei quali decide di arrivare a una decisione sul merito delle specifiche accuse che gli vengono contestate. È in questi processi che arrivano due pronunce destinate a cambiare il finale della sua storia. La prima arriva il 23 febbraio 2021, davanti al Tribunale di Piacenza. L’ex attaccante è accusato di aver cercato di alterare il risultato della partita di Serie B tra Piacenza e Padova, disputata il 2 ottobre 2010 e terminata 2-2. Il procedimento riguarda presunti accordi e movimenti di denaro che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati collegati alla manipolazione della gara. Nel corso del dibattimento vengono esaminati gli elementi raccolti dagli investigatori e le testimonianze relative ai rapporti tra i soggetti coinvolti.
La decisione del tribunale è netta: Signori viene assolto perché il fatto non sussiste. All’uscita dal tribunale, l’ex calciatore non nasconde la soddisfazione, ma nemmeno il peso degli anni trascorsi. “Dopo dieci anni è finita”, afferma, sottolineando come il tempo perduto non possa essere restituito. Parla di una rivincita e di una giustizia soltanto parziale, proprio perché nessuna sentenza può cancellare automaticamente le conseguenze personali e professionali di un decennio vissuto sotto il peso della vicenda.
Poco più di un mese dopo arriva un’altra decisione favorevole. Il 30 marzo 2021 il Tribunale di Modena assolve Signori, in primo grado, dalle accuse relative alle presunte combine delle partite Modena-Sassuolo e Modena-Siena, entrambe del 2011. Anche in questo caso la formula è “perché il fatto non sussiste”. Due verdetti ravvicinati che assumono un valore particolare per l’ex bomber, impegnato da anni a difendersi dalle contestazioni e a recuperare la propria credibilità. Fuori dal tribunale modenese, Signori ribadisce di aver sempre creduto nella propria innocenza e spiega perché abbia voluto affrontare i processi. La prescrizione, dice, avrebbe lasciato un’ombra di dubbio: il suo obiettivo era ottenere una decisione che affrontasse direttamente le accuse. “Sono passati dieci anni lunghi, che non mi restituirà nessuno”, dichiara.
La vicenda non si chiude soltanto nelle aule dei tribunali. Dopo le pronunce favorevoli del 2021, resta da affrontare il capitolo della giustizia sportiva, che nel 2011 aveva disposto per Signori cinque anni di squalifica con preclusione definitiva. Il 1° giugno 2021 arriva la svolta. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, concede a Giuseppe Signori la grazia in relazione alla sanzione della preclusione. La Federazione comunica che il provvedimento viene adottato a conclusione dell’iter relativo alla giustizia ordinaria e sulla base del percorso federale compiuto.
È il passaggio che consente all’ex attaccante di tornare a lavorare in ambito calcistico. Dopo dieci anni, la porta della Federazione si riapre. Per chi aveva vissuto il calcio come professione, passione e identità, si tratta di un momento carico di significato. La possibilità di tornare a occuparsi di pallone non coincide con il recupero del tempo perduto, ma apre una prospettiva nuova. L’ex bomber può rimettere a disposizione del movimento ciò che ha imparato in una carriera lunga e ricca di esperienze.
Oggi, con la nomina a capo delegazione della Nazionale Under 20, Signori compie un ulteriore passo. La scelta assume un valore particolare proprio alla luce della sua storia. Signori conosce la pressione del grande calcio, l’esposizione mediatica, le aspettative di una piazza e il peso di rappresentare una maglia importante. Conosce anche, per esperienza personale, quanto possa essere difficile attraversare un periodo nel quale tutto sembra ruotare attorno a una vicenda che finisce per oscurare il resto. Il capo delegazione non è soltanto una figura di rappresentanza. È una presenza che affianca il gruppo, sostiene il lavoro dello staff tecnico e contribuisce a creare un ambiente nel quale i giocatori possano sentirsi parte di un progetto. Accanto a Carmine Nunziata, Signori potrà mettere a disposizione la propria conoscenza del calcio italiano e il bagaglio di una carriera vissuta ai massimi livelli.
La nomina è stata decisa dal commissario della Figc, Giovanni Malagò, in accordo con Claudio Ranieri, direttore tecnico federale e presidente del Club Italia. Nel presentare il nuovo incarico, Malagò ha sottolineato il valore sportivo e umano dell’ex attaccante, indicando nella sua esperienza e nel suo entusiasmo una risorsa per la crescita dei giovani e per il rafforzamento del senso di appartenenza alla Nazionale. “Tornare in azzurro è un’emozione speciale e un grande motivo d’orgoglio”, ha dichiarato Signori, spiegando di voler mettere la propria esperienza a disposizione dei ragazzi e aiutarli a compiere l’ultimo passo verso il calcio di alto livello.
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