venerdì, Novembre 6, 2026
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Paraguay, dai legami con Ueno Bank all’impeachment: la crisi che ha travolto Pena

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(Adnkronos) – Una crisi bancaria che ha lasciato milioni di cittadini senza accesso ai propri risparmi, fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti e portato il presidente Santiago Pena a presentare le dimissioni, senza tuttavia fermare la procedura per la sua destituzione. È quanto sta accadendo in Paraguay, dove il collasso di Ueno Bank, uno dei principali istituti di credito del Paese, ha innescato uno scandalo finanziario e politico che ha travolto il 47enne presidente conservatore, accusato dall’opposizione di conflitto di interessi per i suoi precedenti legami societari con la banca.  

Al centro della vicenda ci sono i risparmi di circa tre milioni di clienti, quasi la metà della popolazione paraguaiana, rimasti temporaneamente bloccati dopo l’intervento della Banca centrale. Mentre le autorità cercano di garantire la restituzione dei depositi, il Congresso ha deciso di portare avanti il procedimento di impeachment contro il capo dello Stato, con il processo fissato già per la giornata di oggi. Nel frattempo, migliaia di persone continuano a manifestare nella capitale Asuncion, dove le proteste hanno provocato anche violenti scontri con la polizia. 

Ma come si è arrivati a questo punto? Lanciata nel 2021 come realtà fintech e rapidamente trasformatasi in uno dei principali istituti di credito del Paraguay, Ueno Bank era diventata un simbolo della modernizzazione del sistema finanziario nazionale. Grazie a offerte commerciali aggressive, servizi digitali e una capillare presenza pubblicitaria, aveva conquistato milioni di clienti, arrivando a gestire circa 850 milioni di dollari di fondi pubblici, compresi depositi di istituzioni statali ed enti previdenziali. Dietro questa crescita, tuttavia, si nascondevano problemi finanziari sempre più gravi. Le autorità di vigilanza avevano individuato prestiti rischiosi concessi a società legate agli azionisti di controllo, oltre a irregolarità nella contabilizzazione di alcune attività. Una volta corretti i bilanci, il capitale della banca è risultato inferiore alla metà del minimo previsto dalla legge, spingendo martedì la Banca centrale a intervenire e ad avviare la procedura per trasferire depositi e attività recuperabili ad altri istituti. Il blocco di conti, carte e trasferimenti ha scatenato il panico, con lunghe file davanti alle filiali e milioni di cittadini impossibilitati a utilizzare il proprio denaro. 

A trasformare il dissesto bancario in una crisi istituzionale sono stati i legami tra Ueno e il potere politico. Economista ed ex funzionario del Fondo monetario internazionale eletto nel 2023 con il conservatore Partito Colorado, Pena aveva posseduto fino al marzo 2025 quote del Grupo Vazquez, società legata al controllo della banca. Sostenitore del libero mercato, degli investimenti privati e di una politica economica liberale, il presidente ha mantenuto sul piano internazionale uno stretto allineamento con gli Stati Uniti e Israele, confermando inoltre il riconoscimento diplomatico di Taiwan, a differenza della maggior parte dei Paesi sudamericani. Considerato alleato dell’amministrazione di Donald Trump nella regione, appena due settimane fa era stato ricevuto a Washington dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent per discutere del rafforzamento della cooperazione economica bilaterale. 

Sul fronte interno, tuttavia, Pena è ora al centro di accuse di conflitto di interessi, utilizzo improprio di fondi pensionistici e presunto insabbiamento delle criticità finanziarie di Ueno. A sollevare ulteriori interrogativi è stata la nomina alla guida della Banca centrale di Carlos Carvallo, già presidente della società finanziaria da cui era nata Ueno. La magistratura ha aperto tre indagini sulla vicenda, che coinvolgono anche Pena e altri funzionari pubblici, mentre 27 dirigenti e persone legate alla banca sono stati incriminati per reati tra cui abuso di fiducia e tentata frode. Il presidente ha respinto ogni accusa di irregolarità e assicurato piena collaborazione con gli inquirenti. 

Le conseguenze economiche e sociali del crac sono già pesantissime. Oltre ai risparmiatori rimasti senza accesso al denaro, il ministero del Lavoro stima che circa 7mila posti di lavoro, diretti e indiretti, siano stati colpiti dal collasso dell’istituto. Il Congresso ha approvato un meccanismo straordinario per rimborsare i depositanti attraverso un fondo di garanzia statale, che dovrebbe coprire integralmente i conti del 97% dei clienti, fino a circa 36mila dollari per persona. Ma le rassicurazioni non sono bastate a placare la rabbia della popolazione, scesa in piazza contro il presidente e le istituzioni accusate di aver permesso alla banca di espandersi nonostante i segnali di allarme. Le proteste hanno provocato anche scontri con la polizia, intervenuta con lacrimogeni e cannoni ad acqua. Intanto, le autorità stanno cercando di contenere le ripercussioni del dissesto sul resto del sistema bancario, mentre i risparmiatori attendono di poter tornare a disporre dei propri fondi. 

Il futuro di Pena dipenderà ora dall’esito della procedura parlamentare. Il presidente ha annunciato le dimissioni con un video pubblicato su X, spiegando di aver preso la decisione nell’interesse della stabilità del Paese e della tutela delle istituzioni democratiche. “Voglio anche chiedere scusa alla popolazione se in qualche momento ho sbagliato. Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia che avete riposto in me”, ha dichiarato, aggiungendo che la sua priorità è garantire la restituzione dei risparmi. Il Congresso, tuttavia, non ha formalmente accettato le dimissioni e ha deciso di proseguire con l’impeachment, che potrebbe concludersi già oggi con la destituzione. La distinzione ha conseguenze giuridiche rilevanti: secondo i parlamentari dell’opposizione, accettare le dimissioni consentirebbe a Pena di conservare la possibilità di diventare senatore a vita, con le relative protezioni giuridiche, complicando eventuali procedimenti penali. In caso di rimozione dall’incarico, la presidenza passerebbe al vicepresidente Pedro Alliana, anche lui esponente del Partido Colorado, la formazione che governa il Paraguay quasi ininterrottamente dal 1948, con la sola parentesi tra il 2008 e il 2013.  

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