venerdì, Ottobre 16, 2026
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Acciaierie Venete a Dolcè, licenziamento nullo: il Tribunale ordina il reintegro di un operaio

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Reintegro alle Acciaierie Venete di Dolcè per un operaio licenziato nel 2025: secondo la ricostruzione della Fiom, il Tribunale di Verona ha riconosciuto la natura discriminatoria del provvedimento. Al centro della controversia le assenze per malattia e la tutela del lavoratore con disabilità.

La decisione della sezione Lavoro risale all’8 ottobre. Come riferisce ViPiù.it sulla vertenza dell’operaio di Dolcè, il giudice ha disposto anche il pagamento delle retribuzioni dalla cessazione del rapporto fino al rientro effettivo, dei contributi e delle spese legali.

Reintegro alle Acciaierie Venete: la ricostruzione sindacale

Assunto nel 1999 e addetto alla laminazione, il dipendente era stato licenziato nel settembre 2025 per il superamento del periodo di comporto nel triennio. Secondo la Fiom, l’azienda disponeva di informazioni sulle sue condizioni di salute durature attraverso la sorveglianza sanitaria e le limitazioni indicate dal medico competente. Il sindacato sostiene che occorresse approfondire la situazione, coinvolgere il lavoratore e valutare accomodamenti ragionevoli.

Le tutele contro la discriminazione sul lavoro

Il quadro generale è quello del decreto legislativo 216 del 2003: l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli, previsto dall’articolo 3, comma 3-bis, riguarda i datori di lavoro pubblici e privati. L’obiettivo è consentire alle persone con disabilità di lavorare in condizioni di uguaglianza rispetto agli altri dipendenti. La norma richiama la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009. Le garanzie antidiscriminatorie investono le condizioni di impiego, comprese quelle relative al licenziamento: la protezione del rapporto di lavoro rientra quindi nella parità di trattamento.

La difesa dell’occupazione attraversa anche altre vertenze metalmeccaniche veronesi. A Vallese, nella vertenza FDF di Oppeano, i lavoratori hanno respinto un incentivo all’esodo da 10mila euro e chiesto continuità produttiva. Lì il confronto riguarda il futuro collettivo dello stabilimento e la ricerca di un nuovo soggetto industriale; a Dolcè la controversia riguarda invece la tutela individuale contro un licenziamento discriminatorio.

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