La fame in Libano colpisce sempre più famiglie, denuncia Save the Children: 2,15 milioni di persone non riescono a soddisfare i bisogni essenziali. L’organizzazione segnala raccolti compromessi nel sud e chiede un cessate il fuoco effettivo, aiuti alimentari e sostegno alla ripresa agricola.
La fame in Libano e l’aumento della malnutrizione infantile sono al centro dell’allarme diffuso da Save the Children il 7 novembre. Secondo l’organizzazione, 2,15 milioni di persone, oltre un terzo della popolazione, non dispongono delle risorse necessarie per soddisfare i bisogni essenziali. Il dato indicato nella nota è in crescita del 15,4% rispetto ad aprile.
Il quadro descritto da Save the Children collega il peggioramento al conflitto, alla fragilità economica e al rincaro del costo della vita. Nel sud del Paese, l’organizzazione denuncia che gli attacchi israeliani hanno distrutto quasi un quarto dei terreni coltivabili. L’accesso limitato ai campi e i danni alle infrastrutture riducono la produzione alimentare e le possibilità di reddito delle famiglie.
Fame in Libano, raccolti e aiuti al centro dell’appello
Per i bambini, sottolinea l’organizzazione, la crisi si traduce in pasti meno frequenti e in un’alimentazione meno varia. Nora Ingdal, direttrice di Save the Children in Libano, richiama in particolare le difficoltà incontrate durante la raccolta delle olive, una fonte di sostentamento importante per molti nuclei familiari. Le restrizioni agli spostamenti ostacolano il ritorno alle terre, mentre case e aziende agricole risultano danneggiate o distrutte.
La nota cita inoltre l’Integrated Food Security Phase Classification, il sistema internazionale di classificazione dell’insicurezza alimentare. Secondo le stime riportate da Save the Children, tra marzo e luglio 2027 le persone in condizioni di insicurezza alimentare critica o più grave potrebbero passare da circa 1,05 milioni a 1,15 milioni. È una previsione per i prossimi mesi. Rifugiati e famiglie libanesi recentemente sfollate sono indicati fra i gruppi più esposti.
Con l’avvicinarsi dell’inverno, avverte Ingdal, la spesa per il riscaldamento rischia di comprimere ulteriormente quella per il cibo. L’organizzazione chiede un cessate il fuoco immediato ed effettivo e un intervento internazionale che consenta agli agricoltori di rientrare nei villaggi e riprendere l’attività in sicurezza.
L’appello comprende il ripristino delle infrastrutture agricole, il sostegno alla produzione e più finanziamenti per assistenza alimentare e programmi nutrizionali. Per Save the Children, la risposta deve affrontare i bisogni urgenti dei bambini e favorire il recupero dei mezzi di sussistenza delle comunità.
