L’autonomia economica e la difesa comune diventano il banco di prova di un’Europa sollecitata dalle scelte di Trump. Il risveglio del continente richiede unità politica e responsabilità, mentre le oscillazioni delle alleanze mettono in discussione dipendenze consolidate.
Autonomia economica e difesa comune nel risveglio europeo
Come risvegliare l’Europa senza averne l’intenzione
Congratulazioni, caro Presidente Trump, per essere riuscito in un’impresa che molti, prima di Lei, avevano tentato invano: svegliare l’Europa dal suo lungo letargo.
Il Vecchio Continente Le sarà riconoscente. E, come si dice dalle nostre parti, a buon rendere.
Con la Sua politica internazionale imprevedibile, le nuove gabelle commerciali, il Suo indecisionismo dalle pretese innovative e le originali interpretazioni delle alleanze e delle amicizie, Lei si è rivelato, involontariamente, una sorta di principe azzurro dell’Europa. Non proprio quello delle favole, ma certamente uno capace di provocare un risveglio.
L’Europa, infatti, sembra essersi finalmente scossa dall’indifferenza, dal torpore decisionale e da quella sorta di sindrome dello zio Tom che, sotto diversi aspetti, l’aveva indotta a delegare ad altri una parte eccessiva del proprio destino.
Louis Dumur ci ricorda che la politica è l’arte di servirsi degli uomini facendo loro intendere di servirli. Nel caso europeo, tuttavia, il risultato ha finito per capovolgere la prospettiva: nel tentativo di servire i propri interessi, qualcuno ha involontariamente reso un servizio all’Europa.
Indipendenza, autonomia economica, difesa comune, coesione politica e ideali condivisi: sono questi i princìpi che, troppo a lungo assopiti, hanno lasciato il continente in una condizione di dipendenza quasi strutturale dalla potenza americana. Una dipendenza che, in certi momenti, ha rischiato di assomigliare più a quella di una colonia privilegiata che a una libera alleanza fra pari.
Ora, però, il risveglio impone una scelta. L’Europa dispone delle risorse economiche, delle competenze, della cultura e del peso internazionale necessari per aspirare a un ruolo da protagonista. Deve soltanto convincersi che l’unità non è una formula diplomatica da ripetere nei vertici, ma una responsabilità da esercitare ogni giorno.
Non si tratta di contrapporsi agli Stati Uniti, né di rinnegare un’alleanza storica. Si tratta, più semplicemente, di renderla adulta: amici e alleati si rispettano meglio quando nessuno dei due deve chiedere all’altro il permesso di esistere politicamente.
Dunque, cara Europa, niente più indugi: al lavoro, e subito! Perché, come recita un antico adagio attribuito a Voltaire, il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. E, a quanto pare, può anche aiutare a guarire una certa sonnolenza geopolitica.
Thank you, Mr. President!
Naturalmente, non occorre che Lei si preoccupi di ripetere l’impresa. Una volta svegliata, l’Europa dovrebbe essere perfettamente in grado di restare desta da sola.
Giuseppe Arnò
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Foto Canva remix
