martedì, Settembre 29, 2026
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Marmigi (Safety Expo): “La prevenzione degli infortuni deve entrare nel processo decisionale ordinario dell’impresa”

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(Adnkronos) – Il fenomeno degli infortuni deve essere affrontato a partire dalla cultura della sicurezza. Non ha dubbi Daniele Marmigi, direttore tecnico Safety Expo, l’evento gratuito annuale di riferimento in Italia per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e la prevenzione incendi. 

Come fare per contrastare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, sempre più mortali?
 

Quando si affronta il tema degli infortuni sul lavoro, soprattutto nei casi con esito mortale, è necessario evitare una lettura semplicistica del problema, secondo la quale sarebbe sufficiente aumentare obblighi normativi, controlli o sanzioni. Sono strumenti indispensabili, ma da soli non intervengono sulle cause più profonde degli eventi infortunistici, che spesso risiedono nell’organizzazione del lavoro, nei processi decisionali e nella capacità dell’impresa di governare correttamente i cambiamenti. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel nostro Paese, caratterizzato da un tessuto produttivo composto in larga parte da micro, piccole e medie imprese. In queste realtà, molte decisioni che possono incidere sulla sicurezza – dall’acquisto di una nuova attrezzatura alla modifica di una lavorazione, dall’ingresso di un nuovo fornitore all’affidamento di un appalto – vengono assunte spesso in tempi rapidi e con processi meno formalizzati rispetto alle grandi organizzazioni. 

La sfida è quindi portare anche nelle pmi strumenti organizzativi semplici, proporzionati e realmente utilizzabili, evitando di trasferire modelli pensati per strutture molto più complesse e rischiando così di produrre ulteriore burocrazia. La prevenzione deve entrare nel processo decisionale ordinario dell’impresa ed essere considerata nel momento stesso in cui si progetta un’attività o si modifica un processo. Una valutazione del rischio effettuata soltanto a posteriori rischia inevitabilmente di trasformarsi in un adempimento formale. 

Occorre inoltre superare una concezione prevalentemente documentale della sicurezza e orientarsi verso una prevenzione sostanziale, capace di osservare ciò che accade realmente nei luoghi di lavoro e di intercettare i segnali che precedono l’infortunio. Questo significa prestare particolare attenzione alla gestione degli appalti, alla manutenzione, ai cambiamenti organizzativi e all’analisi dei near miss, che consentono di individuare una criticità prima che possa produrre conseguenze più gravi. 

Lo stesso vale per formazione e addestramento: non è sufficiente attestare che un lavoratore abbia frequentato un corso. Occorre verificare che abbia acquisito la capacità di riconoscere il pericolo e di adottare il comportamento corretto nelle condizioni reali di lavoro. 

Il vero salto di qualità è quindi culturale e organizzativo: non limitarsi a verificare se un’impresa sia formalmente conforme alla norma, ma chiedersi se il suo sistema di prevenzione sia realmente in grado di anticipare il rischio e impedire che un errore, una variazione organizzativa o una condizione anomala possano trasformarsi in un infortunio grave o mortale. 

Nell’ultimo anno l’Inail ha inserito nelle statistiche mensili il report degli incidenti degli studenti durante l’alternanza scuola-lavoro e i dati sono in crescita. Un suo commento su questo.
 

Il tema è particolarmente delicato perché riguarda giovani che entrano per la prima volta in un ambiente produttivo e che non possiedono ancora quella familiarità con i rischi, con le dinamiche organizzative e con le situazioni potenzialmente pericolose che si sviluppa progressivamente attraverso l’esperienza. I percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento rappresentano un’importante occasione formativa, perché consentono agli studenti di confrontarsi con il mondo reale del lavoro. Proprio per questo, però, il loro inserimento in azienda deve essere progettato con particolare attenzione e non può essere considerato una semplice estensione dell’attività produttiva ordinaria. 

Lo studente deve essere considerato innanzitutto una persona in formazione. Le attività che gli vengono affidate devono quindi essere compatibili con il suo livello di esperienza, con le competenze già acquisite e con i rischi presenti, garantendo una formazione realmente comprensibile e, soprattutto, una supervisione effettiva. Il principio da cui partire è semplice ma fondamentale: lo studente entra in azienda per apprendere, non per sostituire un lavoratore né per essere inserito, senza adeguate cautele, nei normali processi produttivi. 

Se correttamente gestita, questa esperienza può diventare anche uno dei primi momenti nei quali costruire una vera cultura della prevenzione. Il modo in cui un giovane vede affrontare la sicurezza durante le sue prime esperienze lavorative contribuirà infatti a formare il suo futuro atteggiamento professionale. Educare fin dall’inizio a riconoscere il rischio, comprendere il significato delle procedure e considerare la sicurezza come parte integrante del lavoro significa investire sulla qualità e sulla maturità del sistema produttivo di domani. 

L’importanza dell’operato dei Vigili del Fuoco
 

Quando si parla dei Vigili del Fuoco, nell’opinione pubblica l’immagine prevalente è quella dell’emergenza, dell’incendio e del soccorso tecnico urgente. E’ una rappresentazione corretta, ma parziale, perché lascia in secondo piano una funzione altrettanto importante del Corpo Nazionale: la prevenzione incendi. I Vigili del Fuoco, infatti, non intervengono soltanto quando l’evento si è già verificato. Una parte significativa della loro attività si svolge molto prima dell’emergenza, attraverso procedimenti che riguardano la valutazione dei progetti, la Scia antincendio, i controlli, i rinnovi periodici, le deroghe e le attività di vigilanza. 

In questo modo è possibile intervenire già nella fase progettuale, lavorando sulle vie di esodo, sulla compartimentazione, sulla resistenza al fuoco delle strutture, sugli impianti di rivelazione e spegnimento e, più in generale, sull’intero assetto della sicurezza antincendio. 

E’ proprio qui che emerge il valore più profondo della prevenzione: il risultato più importante non è soltanto saper gestire correttamente un incendio quando si verifica, ma creare le condizioni affinché quell’evento non si sviluppi, non si propaghi o non produca conseguenze gravi per le persone e per le attività. Nel confronto con altri Paesi europei, pur in presenza di modelli organizzativi differenti, il sistema italiano presenta una struttura particolarmente articolata sotto il profilo delle verifiche preventive, dei procedimenti autorizzativi e dei controlli, attribuendo al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco un ruolo tecnico significativo anche nella fase progettuale e preventiva. 

E’ un aspetto che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto: siamo abituati a riconoscere il valore dei Vigili del Fuoco quando vediamo i loro mezzi arrivare sul luogo di un incendio, mentre una parte fondamentale del loro lavoro si svolge molto prima e produce un risultato meno visibile, ma altrettanto importante: ridurre la probabilità che quell’intervento diventi necessario e limitare, quando l’evento si verifica, le conseguenze sulle persone, sulle strutture e sulle attività produttive. 

 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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