A Vicenza Renzo Mazzaro ha discusso le nomine negli enti controllati dalla Regione Veneto, tra competenze, appartenenze politiche e gestione dei fondi pubblici. All’incontro, moderato da Luca Pozza con Serena Balbo, i cittadini hanno chiesto più trasparenza e bilanci di fine mandato.
Renzo Mazzaro ha portato i presenti all’incontro a Spazio Aperto in un viaggio dietro le quinte del potere politico, tra spartizioni a tavolino, scelte controverse e la complessa gestione dei fondi pubblici, specialmente nella sanità. Grande la partecipazione per l’incontro con il giornalista che ha realizzato un’inchiesta sulle nomine nei 97 enti controllati dalla Regione Veneto. “Serve maggiore trasparenza sulle nomine regionali” è quanto emerge con forza dai cittadini presenti.
“Nomine regionali: la carica dei trecento” è il titolo della serata andata in scena a Spazio Aperto a Vicenza. Per usare le parole di Renzo Mazzaro, i 300 sarebbero coloro che hanno sgomitato per ottenere una poltrona in uno dei 97 enti pubblici e società controllate e anche pagate dalla Regione Veneto.
Numerosa è stata la partecipazione di pubblico, che ha riempito gli spazi della sede di VicenzaPiù e VeronaOnline in viale Verona 35 nel capoluogo berico. Il pubblico si è fatto coinvolgere dall’appassionante racconto di Renzo Mazzaro, giornalista e scrittore di lungo corso, esperto in particolare di politica ed economia del Veneto. A moderare l’incontro il giornalista Luca Pozza; era presente anche Serena Balbo, firma di ViPiù, autrice delle tabelle sui 97 enti e società regionali pubblicate nell’ultimo numero di VicenzaPiù, il n. 311.
Il tema delle nomine regionali del Veneto, protagonista dell’incontro, è solitamente assente dal dibattito pubblico, anche sulla carta stampata, ma dopo la serata probabilmente molti dei presenti hanno maturato la convinzione che si tratti di una questione da approfondire quanto più possibile e che necessiti della massima trasparenza.
L’incontro sulla galassia dei 97 soggetti, in cui oltre 300 persone aspiravano ad avere un posto, è stato la naturale prosecuzione della dettagliata e apprezzata inchiesta realizzata nelle scorse settimane da Mazzaro per VicenzaPiù. La firma del gruppo “Repubblica-Espresso” ha infatti portato alla luce del sole i vari meccanismi che accompagnano le nomine regionali di Palazzo Balbi, sviscerando il rapporto tra competenze professionali, appartenenze politiche ed equilibri interni alla maggioranza.
I 97 enti, come spiegato da Serena Balbo, comprendono i settori più disparati: la sanità è quello che vanta il maggior numero con 47 enti pubblici, ai quali si aggiungono una serie di enti di diritto privato, società a controllo diretto, indiretto e partecipate. Si tratta essenzialmente di nomine che incidono, oltre che sulla sanità, per la quale, ricorda Mazzaro, “viene utilizzato il 70% dei fondi delle casse regionali”, anche su infrastrutture, edilizia residenziale, agricoltura, ambiente, bonifiche, università, cultura e sviluppo economico.

Nomine regionali, competenze e bilanci di fine mandato
Dall’articolato dialogo che Luca Pozza ha condotto con Renzo Mazzaro è emerso in modo chiaro come si tratti di enti che abbiano tra loro un peso specifico differente e vi è quindi anche la necessità di mantenere un equilibrio politico nella maggioranza non sempre facile da raggiungere. La domanda che rimbalzava più spesso in sala ha riguardato il modo in cui vengono bilanciate la competenza e l’esperienza della persona scelta per l’incarico con il suo posizionamento politico.
Un altro dettaglio rilevante, nella ricostruzione proposta durante l’incontro, è che la scelta di colui che andrà a presiedere i vari enti e società avviene soltanto formalmente in Consiglio regionale, dove la coalizione di maggioranza arriva con dei nomi già concordati e “da prendere a scatola chiusa”, senza un minimo di discussione, come avvenuto anche di recente con l’elezione a capo di Veneto Sviluppo di Massimo Giorgetti.
Il nome di Giorgetti è stato tra quelli ricorrenti nell’esposizione di Mazzaro: secondo il racconto del giornalista, è stato eletto con dei numeri risicati e con l’opposizione delle categorie economiche e della Lega, che non gli riconoscevano i requisiti necessari per guidare la finanziaria regionale, ma è stato comunque incasellato a Veneto Sviluppo per via della forte insistenza di Claudio Borgia, capogruppo di FdI. Tra gli altri nomi tirati in ballo a più riprese dal giornalista padovano c’è anche e soprattutto quello a capo della sanità veneta, Giancarlo Ruscitti, che tanto ha fatto discutere negli scorsi mesi.
Il neo direttore generale, come ricordato da Mazzaro, ha un curriculum “lungo un chilometro”, dove tuttavia l’incarico di maggior spessore ricoperto è stato spiegato solamente in una riga e mezza: si tratta proprio del ruolo di direttore generale della sanità veneta sotto la giunta Galan dal 2006 al 2010 e che ora è tornato a ricoprire. A ogni modo, nella lettura di Mazzaro, ad aver sollevato le maggiori perplessità è stata la modifica della legge regionale effettuata per consentire a Ruscitti di ricevere la nomina. Il giornalista ha ricordato che il precedente tetto massimo di 65 anni è stato esteso, consentendo di assegnare l’incarico a Ruscitti, di 67 anni.
Tra le proposte lanciate da Renzo Mazzaro c’è quella di far realizzare un bilancio o una relazione a conclusione del mandato, permettendo di tirare le somme e spiegare ai cittadini, che con le tasse pagano i vertici dei vari enti, se sono stati centrati gli obiettivi, quindi cosa ha funzionato e cosa no. Questo consentirebbe di dare una risposta ai cittadini che durante la serata hanno chiesto: “Quanti e quali dei 97 enti e società sono inutili?”.
La questione è però molto più articolata e non di facile risposta. La certezza intanto è che i cittadini vorrebbero avere maggiori informazioni su come vengono utilizzati i propri soldi nella disparata lista di enti e società che vanta la Regione Veneto. Un po’ di chiarezza grazie all’incontro è stata però fatta.
