domenica, Settembre 27, 2026
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Ucraina, Zelensky “Russia non ferma uccisioni, non merita premi”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – “La Russia si rifiuta di fermare le uccisioni e quindi non dovrebbe ricevere alcun premio o riconoscimento positivo”. Lo ha scritto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, su Telegram.

“Questa non è solo una posizione morale, è una posizione razionale. Le concessioni non convincono un assassino. Ma una protezione davvero forte della vita ferma gli assassini”, ha proseguito. Secondo il capo dello Stato ucraino, “la Russia sta prolungando la guerra e quindi merita una maggiore pressione da parte del mondo”.

-Foto IPA Agency-

(ITALPRESS)

Policlinico di Palermo, un murales celebrerà Paolo Giaccone

PALERMO (ITALPRESS) – Ucciso semplicemente per aver fatto il proprio dovere di medico, respingendo le pressanti richieste di Cosa nostra di alterare una perizia ed evitare l’incriminazione di un boss: Paolo Giaccone se ne andava 43 anni fa, freddato da cinque proiettili tra i viali del Policlinico che oggi porta il suo nome.
Lo hanno ricordato con una cerimonia sul luogo dell’eccidio i familiari, gli ex colleghi e gli attuali dirigenti del dipartimento di Medicina legale, la direttrice generale del Policlinico Maria Grazia Furnari, il presidente della scuola di Medicina Marcello Ciaccio, l’assessore comunale all’Ambiente Pietro Alongi, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Oltre che come docente ordinario di Medicina legale, Giaccone esercitava la professione svolgendo consulenze per il Tribunale, in un periodo profondamente segnato dalla pervasività di Cosa nostra nel tessuto sociale ed economico della città. Nel 1981, dopo una sparatoria a Bagheria in cui persero la vita quattro persone, gli fu assegnato l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata da uno dei killer: questi venne poi identificato in Giuseppe Marchese, esponente di spicco della cosca di corso dei Mille. Diverse furono le intimidazioni nei confronti di Giaccone affinchè modificasse la perizia e scagionasse Marchese, ma il medico fu irremovibile e il killer venne condannato all’ergastolo. L’11 agosto 1982 il drammatico epilogo, in una Palermo ancora scossa dall’omicidio di Pio La Torre e che tre settimane dopo sarebbe rimasta impietrita dalla strage di via Carini.
“Giaccone ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un grande punto di riferimento – sottolinea Furnari – I suoi valori non devono appartenere solo al passato e al periodo in cui venne colpito da professionista della sanità. Il suo è un messaggio che parla ogni giorno e a voce alta, soffermandosi sull’attaccamento ai valori della legalità, del rispetto delle regole, della giustizia e del coraggio di non piegarsi alla mafia: rifiutandosi di alterare una perizia si è mantenuto coerente con i suoi principi di correttezza morale e verità. Come Policlinico lo ricordiamo tutti i giorni con i sistemi di verifica e monitoraggio che mettiamo in campo”.
Per celebrarne ulteriormente il ricordo e trasmetterlo alle nuove generazioni di medici, aggiunge, “intendiamo realizzare un murales con il suo volto sulla facciata del Policlinico: a occuparsene sarà Igor Scalisi Palminteri. Ho voluto un’immagine non triste ma serena, perchè il suo deve essere un messaggio di etica e legalità”.
Secondo Ciaccio “la sua vita professionale, la vicenda umana e le modalità in cui è morto sono un esempio per diffondere la cultura della legalità: tale esempio è tramandato alle future generazioni, di medici ma non solo, e descrive perfettamente come svolgere la professione con onestà intellettuale e senso etico. Ricordarlo non è solo un atto formale, ma un adempimento importante che dobbiamo alla memoria di Paolo Giaccone ma anche delle generazioni future, che devono sapere chi è stato e cosa ha fatto per Palermo”.
Alongi lo definisce come “un simbolo straordinario di lotta alla mafia: da professore universitario che si occupava di perizie ha deciso di combatterla con coraggio e senso di rispetto anche nei confronti dei figli, per continuare a guardarli negli occhi. Quel periodo era difficilissimo per Palermo ed era difficile anche trovare figure come Giaccone e Dalla Chiesa: molti colletti bianchi stavano dall’altra parte, mentre loro erano esempi da riconoscere e ricordare tutti i giorni dell’anno”.
Cracolici si sofferma sull’importanza di tali momenti celebrativi: “Giornate come questa sono la più grande sconfitta della mafia, che ha ucciso gli uomini ma non la memoria. Palermo è la capitale della memoria, ma non intesa solo come ricordo: la celebrazione dei vari anniversari riattualizza l’impegno contro la mafia, specialmente nei confronti di chi è nato dopo o ha aperto gli occhi dopo quegli assassinii, avvenuti in un’epoca in cui molti tenevano gli occhi chiusi. Quello che ha vissuto questa terra non deve più ripetersi”.
Alla cerimonia ha preso parte come ogni anno Milly Giaccone, figlia del medico legale: “Mio padre mi ha lasciato soprattutto l’eredità di portare avanti il suo messaggio di onestà e mi ha trasmesso un grande esempio nel suo modo di rapportarsi con gli altri in maniera cordiale, senza mai mettersi su un piedistallo: era una figura empatica e il suo prestigio derivava proprio dalla simpatia e dal suo modo di entrare in contatto con gli studenti. Mi sono sempre chiesta se fosse consapevole dei rischi che stava correndo per via dei suoi principi morali: negli ultimi tempi lo vedevo molto pensieroso e preoccupato, ma non so se pensasse di rischiare la vita. Una mattina gli chiesi se era in pericolo, ma lui si sentiva al sicuro: non so se lo facesse per rassicurare la famiglia o se veramente non pensava si arrivasse a questo livello; ammiro quello che ha fatto e ho sempre portato avanti il suo pensiero di onestà, però forse avrebbe potuto lasciare qualche responsabilità agli altri”.
Tra i ricordi insieme ne cita uno in particolare: “Quando mi sono iscritta a medicina mi disse di vivere giorno per giorno, perchè il tempo corre veloce e in futuro avrei rimpianto questi momenti: adesso ci ripenso e mi dico che è vero. Il dolore della perdita all’inizio era potente, soprattutto in questo periodo dell’anno, poi a questo dolore se n’è aggiunto uno ancora più grande con la morte di mio figlio per leucemia fulminante”.
Per Paolo Procaccianti, collega del docente assassinato dalla mafia a Medicina legale, “Giaccone è stato un maestro di vita, professionale e non: senza i suoi insegnamenti oggi non sarei quello che sono. Il suo modo di affrontare l’esistenza mi ha trasmesso un insegnamento davvero importante: non dimenticherò mai l’aiuto che dava agli altri, era sempre proiettato verso chi aveva bisogno. In quegli anni non c’era la medicina legale di oggi, ma i lavori della prima parte della mia vita sono tutti con lui”.
-foto ufficio stampa Policlinico Palermo-
(ITALPRESS).

Policlinico di Palermo, un murales celebrerà Paolo Giaccone

PALERMO (ITALPRESS) – Ucciso semplicemente per aver fatto il proprio dovere di medico, respingendo le pressanti richieste di Cosa nostra di alterare una perizia ed evitare l’incriminazione di un boss: Paolo Giaccone se ne andava 43 anni fa, freddato da cinque proiettili tra i viali del Policlinico che oggi porta il suo nome.
Lo hanno ricordato con una cerimonia sul luogo dell’eccidio i familiari, gli ex colleghi e gli attuali dirigenti del dipartimento di Medicina legale, la direttrice generale del Policlinico Maria Grazia Furnari, il presidente della scuola di Medicina Marcello Ciaccio, l’assessore comunale all’Ambiente Pietro Alongi, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Oltre che come docente ordinario di Medicina legale, Giaccone esercitava la professione svolgendo consulenze per il Tribunale, in un periodo profondamente segnato dalla pervasività di Cosa nostra nel tessuto sociale ed economico della città. Nel 1981, dopo una sparatoria a Bagheria in cui persero la vita quattro persone, gli fu assegnato l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata da uno dei killer: questi venne poi identificato in Giuseppe Marchese, esponente di spicco della cosca di corso dei Mille. Diverse furono le intimidazioni nei confronti di Giaccone affinchè modificasse la perizia e scagionasse Marchese, ma il medico fu irremovibile e il killer venne condannato all’ergastolo. L’11 agosto 1982 il drammatico epilogo, in una Palermo ancora scossa dall’omicidio di Pio La Torre e che tre settimane dopo sarebbe rimasta impietrita dalla strage di via Carini.
“Giaccone ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un grande punto di riferimento – sottolinea Furnari – I suoi valori non devono appartenere solo al passato e al periodo in cui venne colpito da professionista della sanità. Il suo è un messaggio che parla ogni giorno e a voce alta, soffermandosi sull’attaccamento ai valori della legalità, del rispetto delle regole, della giustizia e del coraggio di non piegarsi alla mafia: rifiutandosi di alterare una perizia si è mantenuto coerente con i suoi principi di correttezza morale e verità. Come Policlinico lo ricordiamo tutti i giorni con i sistemi di verifica e monitoraggio che mettiamo in campo”.
Per celebrarne ulteriormente il ricordo e trasmetterlo alle nuove generazioni di medici, aggiunge, “intendiamo realizzare un murales con il suo volto sulla facciata del Policlinico: a occuparsene sarà Igor Scalisi Palminteri. Ho voluto un’immagine non triste ma serena, perchè il suo deve essere un messaggio di etica e legalità”.
Secondo Ciaccio “la sua vita professionale, la vicenda umana e le modalità in cui è morto sono un esempio per diffondere la cultura della legalità: tale esempio è tramandato alle future generazioni, di medici ma non solo, e descrive perfettamente come svolgere la professione con onestà intellettuale e senso etico. Ricordarlo non è solo un atto formale, ma un adempimento importante che dobbiamo alla memoria di Paolo Giaccone ma anche delle generazioni future, che devono sapere chi è stato e cosa ha fatto per Palermo”.
Alongi lo definisce come “un simbolo straordinario di lotta alla mafia: da professore universitario che si occupava di perizie ha deciso di combatterla con coraggio e senso di rispetto anche nei confronti dei figli, per continuare a guardarli negli occhi. Quel periodo era difficilissimo per Palermo ed era difficile anche trovare figure come Giaccone e Dalla Chiesa: molti colletti bianchi stavano dall’altra parte, mentre loro erano esempi da riconoscere e ricordare tutti i giorni dell’anno”.
Cracolici si sofferma sull’importanza di tali momenti celebrativi: “Giornate come questa sono la più grande sconfitta della mafia, che ha ucciso gli uomini ma non la memoria. Palermo è la capitale della memoria, ma non intesa solo come ricordo: la celebrazione dei vari anniversari riattualizza l’impegno contro la mafia, specialmente nei confronti di chi è nato dopo o ha aperto gli occhi dopo quegli assassinii, avvenuti in un’epoca in cui molti tenevano gli occhi chiusi. Quello che ha vissuto questa terra non deve più ripetersi”.
Alla cerimonia ha preso parte come ogni anno Milly Giaccone, figlia del medico legale: “Mio padre mi ha lasciato soprattutto l’eredità di portare avanti il suo messaggio di onestà e mi ha trasmesso un grande esempio nel suo modo di rapportarsi con gli altri in maniera cordiale, senza mai mettersi su un piedistallo: era una figura empatica e il suo prestigio derivava proprio dalla simpatia e dal suo modo di entrare in contatto con gli studenti. Mi sono sempre chiesta se fosse consapevole dei rischi che stava correndo per via dei suoi principi morali: negli ultimi tempi lo vedevo molto pensieroso e preoccupato, ma non so se pensasse di rischiare la vita. Una mattina gli chiesi se era in pericolo, ma lui si sentiva al sicuro: non so se lo facesse per rassicurare la famiglia o se veramente non pensava si arrivasse a questo livello; ammiro quello che ha fatto e ho sempre portato avanti il suo pensiero di onestà, però forse avrebbe potuto lasciare qualche responsabilità agli altri”.
Tra i ricordi insieme ne cita uno in particolare: “Quando mi sono iscritta a medicina mi disse di vivere giorno per giorno, perchè il tempo corre veloce e in futuro avrei rimpianto questi momenti: adesso ci ripenso e mi dico che è vero. Il dolore della perdita all’inizio era potente, soprattutto in questo periodo dell’anno, poi a questo dolore se n’è aggiunto uno ancora più grande con la morte di mio figlio per leucemia fulminante”.
Per Paolo Procaccianti, collega del docente assassinato dalla mafia a Medicina legale, “Giaccone è stato un maestro di vita, professionale e non: senza i suoi insegnamenti oggi non sarei quello che sono. Il suo modo di affrontare l’esistenza mi ha trasmesso un insegnamento davvero importante: non dimenticherò mai l’aiuto che dava agli altri, era sempre proiettato verso chi aveva bisogno. In quegli anni non c’era la medicina legale di oggi, ma i lavori della prima parte della mia vita sono tutti con lui”.
-foto ufficio stampa Policlinico Palermo-
(ITALPRESS).

Nel reggino sequestrati 200 chili di alimenti non tracciati

REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – I Carabinieri della Stazione di Archi, con il supporto di militari specializzati nella tutela agroalimentare e funzionari dell’Agenzia delle Entrate, hanno effettuato una serie di controlli serrati in diversi esercizi di ristorazione sul lungomare reggino.

Durante una delle ispezioni, le gravi irregolarità riscontrate presso un noto stabilimento balneare hanno portato all’elevazione di sanzioni amministrative per 11.500 euro, legate a violazioni nella gestione e descrizione degli alimenti nei menù proposti ai clienti. In un secondo intervento, in un altro locale della zona, i militari hanno rilevato carenze igienico-strutturali e rinvenuto circa 200 kg di derrate alimentari prive di tracciabilità, immediatamente sottoposte a sequestro amministrativo. Contestate anche violazioni sulle modalità di conservazione degli alimenti e sulla corretta informazione ai consumatori, per ulteriori 17.000 euro di sanzioni.

– Foto Carabinieri –

(ITALPRESS)

Posizionato il dodicesimo cassone nella Nuova Diga Foranea di Genova

GENOVA (ITALPRESS) – Con il posizionamento del dodicesimo cassone, il cantiere della Nuova Diga Foranea di Genova segna un nuovo progresso. L’opera è realizzata dal consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild, su incarico dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

A fine agosto inizieranno le attività per la realizzazione dei cassoni più grandi, con dimensioni fino a 67 metri di lunghezza, 35 metri di larghezza e 33 metri di altezza. Per costruirli verrà impiegata la Tronds Barge 33, una chiatta semisommergibile lunga 110 metri e larga 45 metri, in grado di immergersi fino a 20 metri sotto il livello dell’acqua. Questa capacità di affondamento consente di abbassare il ponte della chiatta al di sotto della linea di galleggiamento, facilitando le operazioni di varo e movimentazione dei cassoni. Attualmente sono oltre 450 le persone coinvolte nel progetto, tra personale diretto e di terzi e con le nuove attività previste ci sarà un incremento occupazionale, legato anche al raddoppio dei turni di lavoro.

Con una lunghezza che nella sua configurazione finale raggiungerà 6,2 chilometri e una profondità di posa che raggiunge i 50 metri – la più profonda mai sperimentata in Europa per una diga foranea – la nuova infrastruttura renderà il porto di Genova accessibile alle navi di nuova generazione fino a 400 metri di lunghezza, rafforzando il ruolo dello scalo ligure nel Corridoio Reno-Alpi della rete TEN-T.

L’opera, sviluppata interamente in mare aperto, sta prendendo forma su un fondale già consolidato con oltre 2.200 tonnellate di ghiaia posate a cui si aggiungono 41.000 colonne sommerse, pari ad un totale di 478.000 metri lineari già realizzati, più della metà della lunghezza complessiva prevista dal progetto.

“La Nuova Diga Foranea rappresenta un progetto strategico per il futuro della logistica italiana, che integra innovazione, sostenibilità e visione sistemica – spiega Webuild in una nota -. In sinergia con il Progetto Unico Terzo Valico dei Giovi-Nodo di Genova, attualmente in corso e anche questo realizzato da Webuild, contribuirà a creare un sistema infrastrutturale moderno e interconnesso, capace di rispondere alle sfide della mobilità e del commercio globale”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

Vassena(Intesa Sanpaolo) “Più mutui a privati, focus su giovani e green”

MILANO (ITALPRESS) – Nel contesto dei tassi di interesse in calo, la domanda di mutui cresce, con Intesa Sanpaolo che nel primo semestre 2025 ha erogato 29 miliardi di euro a famiglie e imprese.
“Dal nostro osservatorio della Banca dei Territori – afferma in un’intervista a Tpi Claudia Vassena, Executive Director Sales&Marketing Digital Retail della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo guidata da Stefano Barrese – rileviamo un generale clima di fiducia che sta contribuendo ad alimentare la ripresa della domanda di mutui da parte di famiglie e privati. I dati a giugno confermano questa tendenza, con oltre 7 miliardi di euro di erogazioni ai privati, abbiamo consolidato ulteriormente la nostra leadership come prima banca retail del Paese, con una crescita del 33% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.
Per Intesa Sanpaolo, sottolinea Vassena, “i giovani sono al centro della nostra attenzione, continua e costante. Dal conto corrente digitale di isybank completamente gratuito per la gestione quotidiana delle spese, al prestito d’onore per coprire le spese legate allo studio e rimborsabile una volta terminati gli studi dopo un periodo ponte di due anni, per consentire di inserirsi nel mondo del lavoro. A questo si aggiunge il mutuo pensato per gli under36. Siamo l’unica banca ad offrire loro scadenze molto lunghe, fino a 40 anni, finanziando il 100% del valore dell’immobile consentendo di pagare fino a 10 anni di rate di soli interessi”. Questo vale anche per i lavoratori con contratti a tutele crescenti (c.d. atipici): “In tal modo – afferma Vassena – la rata diventa spesso più conveniente di un affitto. Da gennaio a giugno abbiamo erogato oltre 2,7 miliardi di euro con una crescita del 40% rispetto ai primi sei mesi del 2024, rappresentando circa il 40% delle erogazioni totali della banca. Altra opportunità è rappresentata dai mutui assistiti da garanzia Consap, che rappresentano circa il 20% delle nostre erogazioni e che, oltre alle agevolazioni di tasso previste dalla norma, prevedono gratuità delle spese di istruttoria e azzeramento delle spese di incasso rata”.
Per il prestito d’onore, “la banca concede il credito senza richiedere alcuna garanzia se non l’impegno nello studio. Per quanto riguarda i mutui – aggiunge Vassena -, chiediamo quanto previsto nel caso dei finanziamenti per l’acquisto della casa”.
Riguardo alle “case green” e alle regole Ue, “siamo tra le prime banche in Italia – afferma Vassena – ad aver recepito già a fine 2024 i principi della tassonomia europea per la concessione dei mutui, favorendo così il più possibile l’acquisto di immobili già green o che lo diventeranno con la ristrutturazione. In questo modo abbiamo ampliato la platea degli immobili che possono beneficiare di un finanziamento green, con le condizioni agevolate che questo mutuo prevede”. Per favorire l’acquisto di immobili green o da ristrutturare, nel periodo 2022-24 “Intesa Sanpaolo ha erogato ben 9 miliardi di euro e nei primi 6 mesi del 2025 ne ha già erogati circa 3 miliardi per i soli mutui green”, conclude Vassena.
-foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo-
(ITALPRESS).

Formazione Continua in Lombardia, 9.800 lavoratori aggiornati nell’ultimo anno

MILANO (ITALPRESS) – La parola ‘mismatch’, ormai diventata di uso comune, è spesso associata a ‘lavoro’ ed esprime la difficoltà di numerosi imprenditori lombardi che non riescono a trovare manodopera qualificata, o comunque personale con adeguate competenze per ricoprire le posizioni ricercate dalle loro aziende.

A questa criticità offre una risposta concreta la misura Formazione Continua promossa da Regione Lombardia che si inserisce in modo strutturale nell’ambito delle Politiche Attive del Lavoro. L’obiettivo è proprio il contrasto al ‘mismatch’ tra domanda e offerta di competenze, sostenere la crescita occupazionale e accompagnare le persone nei momenti di transizione lavorativa.

Nell’annualità 2024-2025, sono 9.883 i lavoratori formati sull’intero territorio lombardo, di cui 4.606 donne (pari al 46%) e 5.277 uomini (54%), grazie a un investimento regionale complessivo di 10.525.789 euro. Un’azione capillare che ha coinvolto 2.366 imprese, testimoniando una crescente integrazione tra mondo del lavoro e sistema della formazione.

Regione Lombardia promuove infatti la formazione continua dei lavoratori, degli imprenditori e dei liberi professionisti per migliorare le competenze e sviluppare la competitività d’impresa. E’ finalizzata a favorire il riallineamento delle competenze, delle conoscenze e la valorizzazione del capitale umano, in considerazione delle profonde trasformazioni del mercato del lavoro e dell’evoluzione dei modelli organizzativi e di business.

“La misura Formazione Continua – chiarisce l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi – è uno degli strumenti più rappresentativi dell’impegno di Regione Lombardia per la valorizzazione delle competenze e agevolare l’occupabilità. Investire in formazione significa costruire il futuro economico e sociale dei nostri territori. Possiamo affrontare le sfide poste dalla transizione digitale, ecologica e demografica solo se mettiamo al centro la persona, sostenendone la crescita professionale con percorsi mirati, flessibili e rispondenti ai reali bisogni delle imprese”.

“Abbiamo compiuto – prosegue Tironi – una scelta chiara e convinta: promuovere una cultura della formazione permanente, coerente con i profondi cambiamenti del lavoro e capace di integrare politiche attive, orientamento e aggiornamento continuo. I risultati ottenuti dimostrano che la direzione intrapresa è quella giusta: lavoratori più qualificati, imprese più competitive, territori più resilienti”.

La misura Formazione Continua riaprirà a metà settembre. L’approccio adottato da Regione Lombardia si distingue per la sua capacità di coniugare aggiornamento professionale, orientamento e inserimento lavorativo, con un’attenzione trasversale alle pari opportunità, come dimostra la significativa partecipazione femminile al programma.

“Formare – conclude l’assessore Tironi – significa dare un futuro. Alle persone, alle imprese, alla nostra Regione. E’ con questa visione che continuiamo a investire, consapevoli che la competitività lombarda passa dalla qualità delle competenze, dalla forza del lavoro e dalla capacità delle istituzioni di offrire risposte tempestive, concrete, efficaci”.

La misura, interamente finanziata da Regione Lombardia, ha interessato tutte le province lombarde, rispondendo con puntualità alle esigenze formative espresse dai diversi contesti territoriali: Milano: 3.427 lavoratori formati (1.555 donne, 45%), 793 imprese coinvolte, oltre 3,4 milioni di euro investiti.

Brescia: 2.450 lavoratori (1.129 donne, 46%), 621 aziende, 2,68
milioni di euro stanziati.
Bergamo: 1.264 lavoratori (648 donne, 51%) in 292 imprese, 1,3
milioni di euro di finanziamento.
Monza e Brianza: 727 lavoratori (302 donne, 42%) in 156 aziende,
con 797.000 euro investiti.
Varese: 610 lavoratori (300 donne, 49%) in 166 imprese, per un
totale di 778.000 euro.
Mantova: 357 lavoratori (196 donne, 55%) in 80 imprese, con
354.000 euro di fondi.
Como: 273 lavoratori (123 donne, 45%) in 72 imprese, 350.000 euro
investiti.
Cremona: 267 lavoratori (123 donne, 46%) in 62 aziende, 280.000
euro di risorse regionali.
Lecco: 161 lavoratori (69 donne, 43%) in 47 imprese, con 176.000
euro erogati.
Pavia: 235 lavoratori (96 donne, 41%) in 37 imprese, 201.000 euro
stanziati.
Lodi: 54 lavoratori (30 donne, 56%) in 22 imprese, 67.000 euro di
investimento.
Sondrio: 58 lavoratori (35 donne, 60%) in 18 imprese, per 98.000
euro complessivi.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

L’agricoltura italiana conquista la leadership europea nel 2025

MODENA (ITALPRESS) – I significativi risultati registrati nel 2024 confermano il settore agroalimentare come uno dei pilastri dell’economia italiana. Secondo l’ultimo Rapporto sull’Economia Agroalimentare 2025 di BPER, curato dall’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione della Banca, il valore aggiunto (produzione meno consumi intermedi) dell’agricoltura ha raggiunto i 44,4 miliardi di euro, segnando un +9% rispetto all’anno precedente, consentendo all’Italia di conquistare la leadership in Europa, superando Francia e Spagna.

Anche l’industria alimentare ha mostrato segnali di ripresa, con un valore aggiunto pari a 37 miliardi di euro (+3,5%), in terza posizione nell’Unione Europea. La produzione cresce in tutte le regioni, specialmente al Sud, ma tra quelle in testa per concentrazione si posizionano Lombardia, Veneto e Sicilia. Con oltre 676 miliardi di euro di fatturato di filiera, 69 miliardi di euro di export (+7,5%) e un saldo positivo nei prodotti trasformati pari a 14,2 miliardi, l’agroalimentare italiano ha giocato un ruolo centrale nella crescita dell’economia nazionale, soprattutto grazie alla domanda estera. In sviluppo anche le attività secondarie, trainate principalmente dagli agriturismi e dalla produzione di agroenergie.

Il contributo dell’agricoltura alla produzione di energia rinnovabile nazionale si è attestato all’11%: da qui al 2030, secondo le stime, si potrebbe arrivare al 22%. Permangono, tuttavia, sfide legate a dazi, accesso al credito, innovazione tecnologica, sostenibilità e ricambio generazionale, con solo 52.700 imprese under 35 (7,5% del totale). Nonostante l’alto livello di integrazione dell’Italia nella catena globale, le preoccupazioni si concentrano principalmente sulle esportazioni.

L’imposizione di tariffe su tutti i prodotti agroalimentari europei potrebbe avere ripercussioni sul settore anche rinforzando il fenomeno dell’Italian sounding, cioè la produzione di alimenti che richiamano l’Italia pur non essendo realmente prodotti nel nostro Paese. L’agri-tech e la digitalizzazione si confermano assi strategici di sviluppo, con ricadute su occupazione e investimenti.

Nonostante l’aumento della produttività media e l’interesse verso soluzioni innovative come l’agricoltura 4.0 e l’agricoltura intelligente, il report sottolinea l’importanza di aumentare gli investimenti anche attraverso l’accesso al credito.

“Bper è da sempre attenta a questa filiera che, nel complesso, in Italia interessa 1,4 milioni di addetti e oltre 700 mila imprese – spiega Eliana Chessa, Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER -. Per la Banca il sostegno all’agroalimentare è un impegno concreto verso un comparto che rappresenta identità, territorio e futuro. Con la significativa riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea nell’ultimo anno, si sono create le condizioni per far ripartire la domanda di finanziamenti a supporto della crescita dell’attività d’impresa”.

“Il nostro obiettivo è accompagnare la filiera nella transizione tecnologica e sostenibile, anche attraverso soluzioni finanziarie dedicate e una forte attenzione al credito agrario – sottolinea Marco Lazzari, Responsabile del Servizio Agri Banking di BPER -. Con il nostro servizio Agri Banking, nato per dare una consulenza specialistica alle tante aziende del settore primario e agro industriale, accompagniamo le imprese lungo tutte le fasi della filiera. Siamo al fianco di chi investe in digitalizzazione, produzione di energia da fonti rinnovabili, sistemi per la gestione e mitigazione dei rischi climatici ed in generale a tutto quanto attiene alla sostenibilità e all’innovazione. Guardiamo con attenzione al contributo delle donne e dei giovani, che rappresentano una forza propulsiva fondamentale per la crescita del settore”.

– Foto Ufficio stampa BPER –

(ITALPRESS)

Crosetto “Il governo di Israele ha perso ragione e umanità”

ROMA (ITALPRESS) – “Quel che sta accadendo è inaccettabile. Non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà. Noi siamo impegnati sul fronte degli aiuti umanitari, ma oltre alla condanna bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare”.

Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista a La Stampa a proposito di quanto sta accadendo a Gaza. Il governo di Israele “non è disposto a dialogare perché ha assunto una linea fondamentalista e integralista. La legittima difesa di una democrazia di fronte a un terribile attacco terroristico subito non convince più. Siamo di fronte a un progetto di segno diverso: la conquista di un territorio straniero mettendo in conto una catastrofe umanitaria”, spiega.

“Penso che l’occupazione di Gaza e alcuni atti gravi in Cisgiordania segnino un salto di qualità di fronte al quale vanno prese delle decisioni che obblighino Netanyahu a ragionare. E non sarebbe una mossa contro Israele, ma un modo per salvare quel popolo da un governo che ha perso ragione e umanità. Bisogna sempre distinguere i governi dagli Stati e dai popoli come dalle religioni che professano”, ribadisce Crosetto.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina è un segnale politico? “No, perché quello Stato non c’è e riconoscere uno Stato che non c’è rischia di trasformarsi solo in una provocazione politica in un mondo che muore di provocazioni. Va costruito un percorso per attuare la storica risoluzione Onu dei due popoli, due Stati, difendendo il diritto della Palestina ad esistere e avere uno Stato e quello di Israele a vivere in sicurezza, il che significa che va, al contempo, estirpato il terrorismo di Hamas”, conclude.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).