venerdì, Ottobre 23, 2026
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Le pietre dell’insoddisfazione

L’insoddisfazione cresce quando la protesta permanente prende il posto delle proposte. Tra bollo auto, carburanti e sfiducia nelle istituzioni, il rapporto tra politica e società si incrina: alla contrapposizione continua si chiede di affiancare soluzioni concrete e attenzione al bene comune.

Insoddisfazione e sfiducia: quando la protesta sostituisce le proposte

Quando protestare diventa un mestiere e il cittadino, alla fine, non sa più per chi indignarsi

«Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre». Correva il 1967 quando Gian Pieretti e Ricky Gianco consegnavano a Sanremo, attraverso la voce di Pieretti e Antoine, una delle più fortunate fotografie musicali dell’eterno scontento italiano. Pietre arrivò ottava al Festival, ma la sua morale avrebbe meritato una classifica ben più duratura: qualunque cosa tu faccia, qualcuno troverà sempre un buon motivo per tirarti una pietra.

Sessant’anni dopo, le pietre sono ancora lì. Sono soltanto diventate più sofisticate: comunicati stampa, conferenze, talk-show, post sui social, titoli indignati e qualche indispensabile «vergogna!» da distribuire con generosità.

Il problema non è che si protesti. In democrazia, protestare è non soltanto lecito, ma indispensabile. Il problema nasce quando la protesta diventa la risposta automatica a qualunque cosa accada. Si può essere buoni e ricevere pietre; cattivi e ricevere pietre; fare una cosa giusta e ricevere pietre; farne una sbagliata e riceverne altre ancora. A quel punto non siamo più davanti alla critica: siamo davanti a una professione.

L’insoddisfazione, del resto, ha una sua nobile funzione. Come osserva Fabrizio Caramagna, il suo pregio è rompere gli equilibri; il difetto è che spesso non spiega come ricrearli. Ed è precisamente qui che comincia il problema della politica.

Prendiamo il bollo automobilistico. Il Consiglio dei ministri ha approvato per il 2027 l’esenzione per un veicolo di proprietà delle persone fisiche, entro determinati limiti di potenza, e per i motocicli secondo le condizioni previste dal provvedimento. Il Governo dichiara inoltre di voler rendere strutturale la misura con la prossima legge di bilancio.

Una buona notizia? Non necessariamente. Secondo alcuni, sarebbe soltanto una mossa pre-elettorale; secondo altri, una misura destinata a creare problemi di copertura o di bilancio. Sono obiezioni legittime, naturalmente. Ma sarebbe interessante, insieme alla pietra, vedere comparire anche il progetto alternativo: se non va bene così, come dovrebbe essere fatto?

Perché l’opposizione non nasce per dire soltanto «no». Nasce per dire: «No, e vi spiego perché. E soprattutto vi spiego che cosa farei al posto vostro».

Altrimenti il cittadino rimane lì, con il portafoglio in una mano e la pietra nell’altra, senza capire bene a chi dovrebbe consegnarla.

Anche sui carburanti la discussione segue spesso lo stesso copione. I prezzi restano pesanti — il 12 settembre la benzina self-service aveva raggiunto in media 2,10 euro al litro e il diesel 2,208 — ma il Corriere della Sera, citando dati dell’Osservatorio del ministero e dell’Adusbef, rilevava che l’aumento del diesel rispetto al periodo precedente la guerra era stato del 26%, contro il 30% medio nell’Unione europea.

Il dato non rende economico il pieno. Ci mancherebbe. Ma suggerisce almeno che la realtà è un po’ più complicata dello slogan.

E qui torniamo alle nostre pietre.

Il cittadino non pretende miracoli. Vorrebbe semplicemente che, accanto alla denuncia del problema, comparisse qualche soluzione. Vorrebbe sapere non soltanto quanto tutto faccia schifo, ma anche come dovrebbe essere fatto bene. Perché lamentarsi del maltempo è alla portata di tutti; costruire un tetto è un’altra faccenda.

La politica contemporanea sembra invece affezionata alla prima occupazione.

E così, lentamente, il cittadino si allontana. Non perché abbia improvvisamente scoperto una superiore filosofia politica, ma perché si è stancato del teatro. Destra, sinistra, centro: cambiano le etichette, cambiano i protagonisti, cambiano le accuse. Ma il copione conserva spesso una sorprendente fedeltà a se stesso.

Il cittadino ascolta, si indigna, aspetta, riascolta e alla fine cambia canale.

È forse questa la vera vittoria dell’insoddisfazione: non convince più nessuno, nemmeno chi dovrebbe beneficiarne.

E mentre la politica nazionale consuma energie nel combattimento quotidiano, il mondo continua tranquillamente a complicarsi. L’Europa discute con gli Stati Uniti, il Canada cerca nuovi spazi di cooperazione con l’Unione europea e Donald Trump minaccia conseguenze commerciali nel caso in cui l’avvicinamento venga considerato ostile. La geopolitica non aspetta che i nostri talk-show abbiano terminato la puntata.

Ma anche su questo terreno, inevitabilmente, arrivano le pietre.

Qualcuno propone una soluzione: è sbagliata. Qualcuno ne propone un’altra: è peggiore. Qualcuno non propone nulla: è incapace.

A questo punto viene quasi da domandarsi se il vero programma politico non sia diventato semplicemente quello di avere sempre qualcosa contro.

«Non c’è pace tra gli ulivi», verrebbe da dire, ricordando il film di Giuseppe De Santis. Solo che questa volta non c’è il pastore Francesco, né Antonio a portargli via il gregge e la fidanzata. Ci sono soltanto cittadini che vorrebbero vivere un po’ più tranquilli e una politica che continua a discutere su chi abbia il diritto di lanciare la prossima pietra.

E allora torna in mente Totò: «Ogni limite ha una pazienza».

Il cittadino, infatti, potrebbe averne raggiunto uno.

Non è diventato né di destra né di sinistra. Non è diventato improvvisamente qualunquista. È semplicemente stanco. Stanco delle promesse miracolose, delle indignazioni a comando, delle opposizioni a prescindere e, soprattutto, di una politica che troppo spesso confonde la demolizione dell’avversario con la costruzione del bene comune.

Forse è questa la ragione più seria del progressivo distacco dalle urne: non necessariamente l’indifferenza verso la politica, ma la crescente sfiducia nella sua capacità di offrire risposte.

E qui c’è un paradosso.

Quando tutti tirano pietre, alla fine nessuno costruisce la casa.

E forse il cittadino, stanco di riceverle, ha semplicemente deciso di togliersi dal mucchio.

Giuseppe Arnò

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Foto by Canva remix

Rana Verona a Monza domenica 25 ottobre: Soli chiede pazienza e compattezza dopo Civitanova

Rana Verona a Monza per la prima trasferta della SuperLega: domenica 25 ottobre, alle 18, la squadra di Fabio Soli affronta il Vero Volley all’Opiquad Arena. Dopo le difficoltà con Civitanova, il tecnico chiede pazienza, compattezza e maggiore attenzione contro un avversario giovane e intraprendente.

La seconda giornata porta i gialloblù lontano dal PalaMagis. Nella presentazione della sfida con Monza, riportata da Daily Verona Network, Soli ha indicato nel lavoro quotidiano la strada per ritrovare continuità, partendo dai problemi emersi nell’esordio in campionato.

Rana Verona a Monza, la risposta passa dal gioco

L’allenatore è tornato soprattutto sui primi due set contro Civitanova, nei quali Verona non è riuscita a gestire la partita e ha sofferto sul piano tecnico e tattico. La richiesta al gruppo è di affrontare queste difficoltà insieme, migliorando sia il contributo dei singoli sia il funzionamento collettivo.

Soli ha richiamato anche l’esistenza di condizioni che giocatori e staff non possono controllare direttamente. Per questo insiste sulla capacità di adattarsi, mantenere compattezza e concentrarsi sugli aspetti sui quali è possibile intervenire attraverso il lavoro.

Dall’altra parte ci sarà una formazione giovane, con atleti nati anche nel 2008. Nella valutazione del tecnico veronese, Monza può affrontare la gara senza timori e trovare sul proprio campo una spinta maggiore rispetto alle trasferte. Soli ha ricordato la prestazione del Vero Volley a Montichiari, giudicandola migliore di quella offerta da Verona nel proprio esordio.

La pazienza diventa quindi una delle indicazioni centrali per domenica: servirà accompagnarla con determinazione e attenzione al proprio gioco, senza aspettarsi che la minore esperienza degli avversari renda semplice la trasferta.

Il confronto arriva all’inizio di una stagione che comprende anche la prima Champions League nella storia del club. La presentazione davanti a 2.500 tifosi aveva segnato l’avvio dell’annata con Soli confermato in panchina e il nucleo della squadra vincitrice della Coppa Italia. Ora il calendario propone il primo esame esterno: appuntamento all’Opiquad Arena, domenica alle 18.

Barbara De Rossi: “Ho vissuto un amore tossico, sono stata vittima di maltrattamenti”

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(Adnkronos) –
Barbara De Rossi è ospite di Nunzia De Girolamo a Ciao Maschio, su Rai 1 nella puntata in onda sabato 24 ottobre dalle 17.05. Nel corso della puntata l’attrice racconta la propria esperienza di maltrattamenti all’interno di una relazione tossica e riflette sui meccanismi della manipolazione, spiegando come il suo impegno contro la violenza sulle donne non l’abbia messa al riparo dal trovarsi coinvolta in prima persona. Quando Nunzia De Girolamo le domanda se abbia vissuto un amore tossico, Barbara De Rossi risponde: “Sì, io ho vissuto un amore tossico tanti anni fa, ne sono uscita a fatica, è stata un’esperienza della mia vita molto dura, difficile”. 

L’attrice ricorda il suo impegno iniziato molto prima che questi temi trovassero spazio in televisione: “Io mi occupo di maltrattamenti e di violenza contro le donne dall’89, da quando ancora non c’erano le trasmissioni”. Racconta il lavoro di un’associazione attiva nel comprendere le dinamiche della violenza, sottolineando come quella consapevolezza non sia bastata a proteggerla. De Rossi si sofferma sul coinvolgimento affettivo e sulla capacità di manipolare di alcuni partner: “Le persone si innamorano, e si innamorano magari delle persone sbagliate, o di persone che sanno manipolare”. Persone capaci di individuare e sfruttare la disponibilità dell’altro, scegliendo, nelle parole dell’attrice, “le persone che sono magari più… non fragili, non deboli, anzi, le persone più generose”. È in questo contesto che richiama la convinzione di poter salvare o cambiare il proprio compagno: “Quelle che hanno un grande senso della Croce Rossa, non so come dirti, lo cambierò, ti aiuto, sono qua”. 

L’intervista affronta anche il rapporto con il padre e un’adolescenza segnata dalla gelosia degli uomini di casa: “Io avevo papà e due fratelli maschi molto gelosi, quindi a me era permesso uscire la domenica pomeriggio con i miei fratelli”. Poi racconta:”Quando è cominciato a crescere il seno io ho finito di uscire di casa”. 

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spettacoli

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Milan, solidarietà a Maignan dopo gli insulti razzisti: “Condanniamo ogni forma di discriminazione”

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(Adnkronos) – Il Milan interviene, con una nota sul proprio sito ufficiale, per difendere il proprio portiere Mike Maignan, vittima di insulti razzisti sui social dopo l’espulsione di ieri sera nel match di Europa League contro il Bournemouth. “AC Milan condanna con fermezza ogni forma di razzismo e discriminazione, comportamenti inaccettabili che non trovano spazio né dentro né fuori dal campo. Il Club esprime la propria piena solidarietà e il proprio sostegno a Mike e ribadisce il suo costante impegno nella promozione dei valori del rispetto, dell’inclusione e dell’uguaglianza. Questi sono i valori di AC Milan. Infine, dobbiamo restare uniti, come Milanisti e come movimento calcistico italiano. L’unico modo per riportare il calcio italiano dove merita di stare è fare fronte comune e dare il meglio di noi stessi, sia individualmente che collettivamente. Vogliamo tutti vincere, ma dobbiamo farlo nel modo giusto, con dignità, rispetto reciproco e classe”.  

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sport

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Paolo Bertolucci a Casa Verona il 27 ottobre: cinquant’anni dopo la Davis, il racconto con Fabiano

Paolo Bertolucci incontra il pubblico di Casa Verona martedì 27 ottobre alle 18.30, in dialogo con Lorenzo Fabiano. Al Padiglione 20 dell’Arsenale, con ingresso libero, il racconto della Coppa Davis vinta a Santiago nel 1976, dell’amicizia con Panatta e del passaggio dal campo alla telecronaca.

Paolo Bertolucci a Casa Verona per ripercorrere una delle pagine più note del tennis italiano. L’appuntamento è per martedì 27 ottobre alle 18.30 al Padiglione 20 dell’Arsenale di Verona: l’ex azzurro dialogherà con il giornalista Lorenzo Fabiano. Il programma della rassegna indica l’ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Al centro dell’incontro ci sarà il cinquantesimo anniversario della Coppa Davis conquistata dall’Italia a Santiago del Cile nel dicembre 1976. Bertolucci ne fu protagonista insieme ad Adriano Panatta, con il quale formò il doppio decisivo della finale. Della squadra facevano parte anche Corrado Barazzutti e Antonio Zugarelli, con Nicola Pietrangeli capitano.

Il comunicato del Comune annuncia una serata dedicata agli aneddoti e ai retroscena di quella trasferta, alle emozioni vissute dai giocatori e al significato di indossare la maglia azzurra in quel momento storico. Il dialogo attraverserà anche il rapporto con Panatta, una collaborazione sportiva diventata uno dei tratti più riconoscibili della carriera di Bertolucci.

Dalla Davis al racconto del tennis

Nato a Forte dei Marmi nel 1951, Bertolucci ha proseguito il proprio percorso nel tennis anche dopo l’attività agonistica, diventando commentatore televisivo. L’incontro affiancherà quindi alla memoria del giocatore lo sguardo di chi ha raccontato partite e campioni a generazioni di appassionati.

La conversazione con Fabiano si inserisce nel programma di ottobre di Casa Verona, che riunisce incontri di sport, storia e cultura all’Arsenale. Il calendario del mese ha ospitato, fra gli altri, Andrea Lucchetta, Novella Calligaris e la coppia dei tuffi Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto.

Il percorso proseguirà giovedì 29 ottobre, sempre alle 18.30, con «Grande ciclismo. Mio papà Fausto Coppi». La sede degli incontri resta il Padiglione 20: uno spazio che la rassegna dedica al racconto diretto delle imprese sportive e delle persone che le hanno vissute.

Verona, sanità digitale e IA: ingegneri, università e clinici a confronto su cure e dati

Fascicolo sanitario elettronico, sensori indossabili e intelligenza artificiale al centro del seminario dell’Ordine degli Ingegneri di Verona con FOIV, nell’ambito di DIGITALmeet. Tra i contributi, quelli dell’Università di Verona e dell’IRCCS di Negrar; attenzione a rischi e sicurezza dei dati.

La sanità digitale a Verona è stata al centro del seminario «E-Health: dalla digitalizzazione all’IA, come cambia la sanità per curare meglio», organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia con FOIV, la Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto, nell’ambito di DIGITALmeet. Il confronto ha riunito competenze universitarie, cliniche e tecnologiche intorno ai cambiamenti nei servizi sanitari.

Dal Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 al monitoraggio attraverso sensori indossabili, il programma ha affrontato strumenti e prospettive della digitalizzazione. Nel resoconto diffuso il 23 ottobre dall’Ordine, il presidente Andrea Falsirollo indica fra gli obiettivi un accesso più semplice alle cure, servizi più efficienti e una relazione meno complessa tra cittadini e strutture.

Per Falsirollo, l’ingegneria contribuisce a questo percorso attraverso l’analisi dei rischi e l’integrazione fra strumenti diversi. L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi che riguardano la salute, ha sottolineato, richiede rigore e trasparenza.

Fascicolo elettronico, sensori e gestione dei dati

Francesca Vanzo, responsabile dell’Unità di Project Management Office del Consorzio Arsenàl.IT, ha aperto gli interventi tecnici con il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Il contributo ha riguardato infrastrutture, monitoraggio e progettazione condivisa dei servizi per la sanità digitale veneta.

Valeria Galli, dottorata all’ETH di Zurigo, ha approfondito i sensori indossabili per il monitoraggio continuo, gli algoritmi di apprendimento automatico e l’analisi dei segnali. Giancarlo Conti, direttore del Servizio di Ingegneria Clinica dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, ha affrontato l’incontro fra tecnologie, professioni e processi di cura.

Al monitoraggio emodinamico sono stati dedicati gli interventi dell’ingegnere clinico Lorenzo Camiletti, socio AIIC, e di Elisa Cicali e Alberto Faglia di Philips. La parte conclusiva ha coinvolto Gloria Menegaz, professoressa di Bioingegneria all’Università di Verona, e Lorenza Brusini, Assistant Professor del Dipartimento di Ingegneria per la Medicina di Innovazione dello stesso ateneo, sulle tecnologie intelligenti tra ricerca e salute digitale.

La gestione e la sicurezza dei dati hanno accompagnato il confronto insieme alla sensoristica e alla trasformazione digitale. L’Ordine ne richiama il valore anche oltre la sanità, negli altri settori tecnici e industriali in cui queste competenze trovano applicazione.

Sanremo 2027, Morgan: “Stefano De Martino? E’ un ottimo ballerino…”

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(Adnkronos) – “Qual è l’unica cosa che manca a Sanremo? La musica. Mi piange il cuore e sono stanco di vedere umiliato l’unico spazio nazionale a disposizione per fare la canzone. Il prossimo conduttore del festival Stefano De Martino? È un ottimo ballerino”. A parlare è Marco Castoldi, in arte Morgan, in occasione della presentazione del documentario a lui dedicato ‘Non importa dove’ di Francesco Fei e Consuelo Moschella, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.  

Un rapporto conflittuale, quello tra Morgan e il festival, soprattutto dopo l’edizione del 2020, quando partecipò in coppia con Bugo con il brano ‘Sincero’. Durante un’esibizione sul palco dell’Ariston, l’artista modificò il testo della canzone inserendo versi polemici rivolti al collega, all’anagrafe Cristian Bugatti. Spiazzato dall’accaduto, Bugo abbandonò il palco, provocando l’immediata squalifica della coppia dalla competizione. “Perché la Rai o lo Stato, come servizio pubblico, non lo prendono seriamente? Perché non hanno la capacità di capire che Sanremo è una cosa bella? Perché lo trattano così male?”, si chiede l’artista continuando: Quelli che non sanno cosa siano le canzoni non possono dirigere un festival della canzone. Così come quelli che non capiscono cosa significhi un’orchestra non possono mettersi a dirigere il festival della musica che si fa con l’orchestra. Io non vado a dirigere un campionato sportivo. Ci sono molte persone che si intendono di sport, così come di musica, e io sono tra questi, ma ce ne sono tantissimi altri. Sanremo è un’occasione perduta ormai da troppi anni”. 

Per Morgan “se capissero l’importanza culturale di Sanremo, ci metterebbero dentro la competenza, la ricchezza dell’arte e della musica italiana. Noi che siamo quelli che hanno Vivaldi, Verdi, siamo gli inventori dell’opera e della lingua della musica. Si dice ‘fortissimo’, ‘tempo’, ‘maestro’ in tutto il mondo. Anche in America, quando dirigi un’orchestra, devi dire ‘tempo’ e non ‘time’. La musica parla italiano in tutto il mondo e noi siamo qui a farci prendere per il c**o. Da chi? Da chi non la conosce?”. Sul valore del festival, aggiunge: “Io do importanza a Sanremo. Innanzitutto è un concorso statale. È una delle poche occasioni in cui la televisione si concentra su quella che si chiama canzone. Io ho a cuore la canzone. La canzone, come forma della musica, per me è una delle più importanti. È come Natale: perché l’Italia da tanti anni, da quasi un secolo, si riunisce davanti alla tv per guardare il festival. Pasqua è meno potente. Sanremo è veramente radicato nella famiglia, nella cultura e nella tradizione italiana”.  

Il festival, sottolinea Morgan, “è il più grande programma televisivo che fa ascolti nonostante i vari direttori artistici si fregino degli ascolti. Sappiano che non dipende da loro. Così come non è grazie al panettone che è seguito il Natale, così come non è grazie ai conduttori, ai presentatori e ai direttori che è seguito Sanremo. Sanremo è un’istituzione che va al di là di chi temporaneamente transita lì dentro, come un ministero. C’è il ministro, poi dopo se ne va e ne arriva un altro, ma il ministero rimane”. E sul prossimo conduttore di Sanremo, Stefano De Martino, dice: “È un ottimo ballerino, io l’ho conosciuto come ballerino, mi ricordo veniva a casa mia a insegnarmi dei passi perché quando facevo ‘X Factor’ ogni tanto avevo dei balletti da fare. Allora mi mandavano De Martino come insegnante”. Infine, un ricordo personale: “Sanremo è bellissimo, lo guardavo sempre con Battiato. Noi avevamo una passione e le serate più divertenti erano sentire quante gliene diceva dietro. In quell’edizione con Bonolis, a un certo punto si presenta Vasco… non posso dire quello che disse Battiato. Ma è stato divertente, commentava il look”, conclude. 

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spettacoli

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Legnago, studenti e imprese sul palco del Salus: oltre 430 ragazzi attesi per parlare di lavoro

Mercoledì 28 ottobre al Teatro Salus di Legnago si conclude «Sei nel posto giusto»: attesi oltre 430 ragazzi per un confronto con imprese, sindacati ed esperti. Al centro orientamento, contratti, sicurezza e competenze digitali, dopo un anno di attività nella pianura veronese.

«Sei nel posto giusto» a Legnago porterà studenti e aziende sullo stesso palco mercoledì 28 ottobre. L’evento conclusivo del progetto si terrà al Teatro Salus: secondo quanto comunicato dalla Provincia di Verona, sono attesi oltre 430 ragazzi. La giornata arriva dopo un anno di attività formative, incontri e occasioni di confronto con le realtà produttive della pianura veronese.

La formula annunciata per questa edizione prevede che le imprese del territorio presentino le proprie attività e dialoghino direttamente con gli studenti degli istituti scolastici e con le nuove generazioni. Le testimonianze aziendali si alterneranno agli interventi di esperti e professionisti. Fra gli argomenti in programma figurano i diritti e i doveri dei lavoratori, le competenze digitali e le nuove esigenze delle imprese.

Contratti, sicurezza e benessere al lavoro

Il contributo delle organizzazioni sindacali sarà affidato a Eleonora Ferraris di CGIL Verona, Emiliano Galati di CISL Verona e Laura Donà di UIL Veneto. I loro interventi approfondiranno contratti, sicurezza e tutele: temi che affiancheranno il confronto sulle opportunità professionali offerte dal territorio.

È atteso anche Andrea Montuschi, consulente internazionale con quasi trent’anni di esperienza nei percorsi delle persone all’interno delle aziende, nelle dinamiche organizzative e nel benessere lavorativo. Il programma riunisce così prospettive diverse sull’ingresso nel mondo del lavoro, dalle richieste delle imprese alle condizioni e alle garanzie per chi vi opera.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Nogara e da Ball – Beverage Packaging Italia. Giunto alla sesta edizione, il progetto mette in rete amministrazioni comunali, imprese, scuole e cittadini della pianura veronese, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’orientamento e avvicinare formazione e mondo produttivo.

L’appuntamento è stato presentato venerdì 23 ottobre nella Sala Rossa del Palazzo Scaligero. Sono intervenuti il presidente della Provincia Flavio Pasini, l’assessora al Commercio di Nogara Francesca Forigo e i rappresentanti sindacali Francesco Zanetti per UIL Veneto Verona, Eleonora Ferraris per NIDIL CGIL Verona e Fabrizio Creston per CISL Verona.

Apprensione in casa Bayern, malore per il tecnico Kompany: trasportato d’urgenza in ospedale

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(Adnkronos) – Preoccupazione in casa Bayern Monaco per le condizioni dell’allenatore Vincent Kompany. Il 40enne tecnico belga è collassato per un malore mentre seguiva l’allenamento di oggi della seconda squadra ed è stato portato in ospedale a Monaco di Baviera. L’allenatore aveva già attraversato giorni complicati a causa di un’infezione virale che ne aveva compromesso lo stato fisico. I primi segnali di malessere erano emersi dopo il successo in Bundesliga per 6-1 contro il Lipsia, quando aveva rinunciato alle consuete dichiarazioni post-partita. In seguito, Kompany aveva disertato alcune sedute di allenamento per effettuare controlli medici. 

La sua assenza si era fatta sentire anche alla vigilia della gara con l’Arsenal di Champions League, quando in conferenza stampa era intervenuto il vice Aaron Danks. Lo staff aveva invitato alla prudenza, evidenziando l’importanza di rispettare i tempi di recupero. Nonostante le difficoltà, l’allenatore era poi riuscito a tornare in panchina per affrontare i Gunner. Dopo la partita, aveva spiegato di essere stato colpito da un virus particolarmente intenso e di aver inizialmente sottovalutato i sintomi. 

Il Bayern ha poi diffuso una nota sulle condizioni di salute del proprio allenatore. “Venerdì, in seguito a un malore occorso durante l’allenamento della seconda squadra del Bayern Monaco, Vincent Kompany è dovuto ricorrere a cure mediche. L’allenatore della prima squadra stava assistendo alla seduta di allenamento della formazione riserve. Kompany verrà sottoposto ad accertamenti approfonditi in ospedale e rimarrà sotto osservazione medica. Fino a nuovo ordine, la gestione degli allenamenti e delle partite sarà affidata al suo staff tecnico”. 

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sport

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Morto Ryu Murakami, addio all’enfant terrible della letteratura giapponese: aveva 74 anni

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(Adnkronos) – Lo scrittore giapponese Ryu Murakami, tra le voci più provocatorie della letteratura contemporanea del suo Paese, celebre per romanzi come “Blu quasi trasparente” (Atmosphere Libri) e “Tokyo decadence” (Mondadori), che ha raccontato il lato oscuro della società nipponica, tra trasgressione, violenza e disagio giovanile, è morto all’età di 74 anni il 17 ottobre nella propria abitazione a Tokyo. La notizia della scomparsa è stata comunicata oggi, venerdì 23 ottobre, dalla casa editrice Gentosha. I funerali si sono svolti in forma privata, con una cerimonia riservata ai familiari. 

Nato il 19 febbraio 1952 a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, Murakami aveva conquistato la notorietà nel 1976 con “Blu quasi trasparente”, romanzo d’esordio che affrontava senza filtri il consumo di droghe e la promiscuità tra i giovani giapponesi. L’opera vinse il premio Gunzo per esordienti e il prestigioso premio Akutagawa, imponendo l’autore all’attenzione della critica e del pubblico: primo a cogliere l’essenza della nuova contemporaneità e a nascere sotto l’influenza di cinema, musica e letteratura occidentali degli anni ’60 e ’70, è un punto di riferimento imprescindibile nella storia recente della letteratura giapponese 

La sua scrittura, caratterizzata da atmosfere dure e da una rappresentazione esplicita delle contraddizioni sociali, gli valse la definizione di ‘enfant terrible’ della letteratura nipponica. Nel 1980 pubblicò “Coin Locker Babies”, storia di due bambini abbandonati alla nascita che diventano protagonisti di un percorso segnato da alienazione e violenza. Il romanzo ottenne il premio Noma per nuovi autori nel 1981. Nel corso della sua carriera Murakami ha esplorato i temi della solitudine, della ribellione, del desiderio e della disgregazione dei rapporti umani. Tra le sue opere più note figurano “69. Sixty-nine”, manifesto di una gioventù che sogna a ritmo di cinema d’autore e rock and roll,” Audition”, psico-thriller mozzafiato, “Esodo nel paese della speranza”, sulla globalizzazione e i suoi pericoli, “Piercing”, “Tokyo Soup”, “I grandi successi dell’era Showa”, “Love & Pop”. In italiano la sua opera è tradotta da Atmosphere Libri. 

 

Ryu Murakami si è dedicato anche alla musica e al cinema, suonando la batteria in un gruppo rock, scrivendo diverse sceneggiature e firmando la regia di alcuni film tratti dai suoi romanzi. Ha diretto i film tratti dai suoi libri “Blu quasi trasparente”, (1979), “Bene amico” (1983), “Raffles Hotel” (1989), “Tokyo Decadence” (1991) e “Because of You” (2000). Le sue opere hanno inoltre ispirato film realizzati da altri cineasti, tra cui “Audition” (1999) di Takashi Miike, “Love & Pop” (1996) di Hideaki Anno, “69” (2004) di Lee Sang-il e “Piercing” (2018) di Nicolas Pesce. 

Saggista e osservatore della società contemporanea, Murakami ha affrontato anche questioni economiche e culturali, mantenendo al centro della propria ricerca le trasformazioni del Giappone e le inquietudini delle nuove generazioni. 

Una curiosità: Ryu Murakam non era imparentato né con lo scrittore Haruki Murakami, da tempo candidato al Premio Nobel della Letteratura, né con l’artista Takashi Murakami. (di Paolo Martini) 

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cultura

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Eni estende il tetto al prezzo dei carburanti per tutto l’anno

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(Adnkronos) –
Eni ha deciso di estendere il price cap sui carburanti per tutto l’anno. “Confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno. Per quando riguarda il suo livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina (come annunciato a inizio ottobre), monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo”. Lo ha affermato l’ad, Claudio Descalzi. L’ad ha annunciato, in un colloquio con alcuni quotidiani l’allungamento del tetto al prezzo del carburante per tutto l’anno, come confermato da un portavoce dell’Eni all’Adnkronos.  

“Per noi fare impresa significa gestire una strategia volta a perseguire un valore sostenibile e a lungo termine. Crediamo che le aziende abbiano una responsabilità sociale, non possiamo vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale. Quindi vogliamo e dobbiamo essere realistici e pensare che sostenere i clienti sia una priorità per un’azienda che si occupa di un bisogno fondamentale com’è l’energia. Per questo abbiamo deciso di introdurre un tetto massimo alle nostre vendite di benzina e diesel”, ha affermato Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di Eni, nella call con gli investitori sui conti del terzo trimestre 2026. “Si tratta – ha spiegato – di un limite che verrà rivalutato periodicamente. In termini di stime, riteniamo che, nelle attuali condizioni di mercato e ipotizzando il livello osservato finora, l’impatto in un trimestre si attesterà nell’ordine di alcune centinaia di milioni. Questa è, quindi, la logica alla base della nostra decisione e l’entità dell’impatto”. 

Intanto i presidenti dei gruppi di opposizione al Senato Francesco Boccia (Pd), Luca Pirondini (M5S), Peppe De Cristofaro (Avs) e Raffaella Paita (IV) hanno scritto una lettera al presidente del Senato Ignazio La Russa per chiedergli di calendarizzare al più presto comunicazioni urgenti del ministro dei Trasporti Matteo Salvini perché “il decreto legge appena approvato dal governo non offre una risposta all’altezza della situazione”, così come le modalità scelte dal ministro stesso per gestire l’emergenza. 

“La protesta degli autotrasportatori che sta attraversando il Mezzogiorno – scrivono i senatori delle opposizioni – rende evidente una crisi che migliaia di lavoratori e imprese denunciano da tempo. Il decreto-legge appena approvato dal Governo non offre, a nostro giudizio, una risposta all’altezza della situazione. Le risorse aggiuntive arrivano dopo settimane di rincari e proteste; la nuova copertura del credito d’imposta si arresta al 5 ottobre, mentre i costi continuano a crescere. La possibilità di utilizzare i crediti fiscali anche nel 2027 non risolve il problema di chi deve pagare oggi carburante, personale e rate dei mezzi. Restano inoltre senza una risposta convincente la sostenibilità delle tariffe e le prospettive di rinnovo del parco veicoli”. 

“Siamo consapevoli delle conseguenze che i blocchi producono sulla vita dei cittadini, sulle attività produttive e sui servizi essenziali. Ma il richiamo all’ordine pubblico, da solo, non può prendere il posto di una risposta alle ragioni della protesta. La scelta del ministro Salvini di condurre il confronto dalla Prefettura di Milano, mentre la crisi investe direttamente Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise e Sicilia, restituisce la distanza che si è creata tra il Governo e la realtà dei problemi del Paese”, proseguono. 

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economia

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