sabato, Ottobre 24, 2026
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La scorsa estate morte per il caldo 50.000 persone nelle città europee, Napoli la più colpita

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(Adnkronos) – La scorsa estate, il caldo ha causato la morte di un numero record di 50.000 persone nelle città europee e gli scienziati attribuiscono la responsabilità di due terzi di questi decessi al cambiamento climatico. Lo rivela un nuovo studio del Grantham Institute sui cambiamenti climatici e l’ambiente, secondo cui, da giugno ad agosto i decessi sono avvenuti a causa del caldo torrido provocato dall’inquinamento che sta surriscaldando il pianeta, causando la morte di altre 32.000 persone nelle aree urbane. Le giornate calde hanno spinto gli organismi più vulnerabili a uno stato di iperattività, mentre le notti calde ne hanno impedito il recupero. Lo studio, citato dal Guardian, ha rilevato che il bilancio delle vittime, “sconvolgente”, calcolato utilizzando i dati storici relativi al caldo e alla salute in 854 città, è stato il peggiore mai registrato. Il caldo torrido, caratterizzato da ondate di calore incessanti, ha causato quasi il doppio dei decessi rispetto a ciascuno dei due anni successivi più pericolosi. “In un certo senso, il numero assoluto di decessi legati al caldo stimati nelle 854 aree urbane è davvero impressionante”, ha affermato Malcolm Mistry, scienziato del clima e della salute presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine, coautore dello studio. “Ma forse ciò che è ancora più allarmante è la percentuale di questi decessi che attribuiamo ai cambiamenti climatici di origine antropica”.  

Lo studio ha rilevato che la percentuale di decessi dovuti ai cambiamenti climatici è aumentata da circa il 40% all’inizio del secolo al 65% quest’estate. Le persone hanno ceduto al caldo con i tassi più elevati a Malta, in Italia e in Ungheria, mentre il numero assoluto di decessi è stato maggiore in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Poiché i certificati di morte raramente riportano i fattori che hanno contribuito al decesso, come le temperature pericolose che spingono oltre i limiti una persona colpita da ictus o un malato di cancro ai polmoni, le famiglie raramente sanno che il caldo e l’attività umana hanno accelerato la morte dei loro cari. “Queste cifre sconvolgenti rappresentano migliaia di famiglie che hanno perso una persona cara quest’estate a causa della crisi climatica”, ha dichiarato Katie White, ministra per la transizione climatica del Regno Unito, dove gli scienziati hanno stimato 4.354 decessi per caldo quest’estate.  

A Napoli, la città più colpita del continente, 815 persone su un milione sono morte a causa del caldo, secondo le stime standardizzate per età dello studio. Mario Guarino, medico del pronto soccorso dell’Ospedale Cto nella zona nord della città, ha affermato di aver assistito a un aumento del 15% degli accessi al pronto soccorso durante le settimane più calde. La “caratteristica distintiva” del periodo, ha aggiunto, è stata la complessità dei problemi di salute, aggravati dal caldo, con la solitudine e la povertà che hanno ulteriormente peggiorato la situazione. Lo studio ha rilevato che le persone di età superiore agli 85 anni rappresentano quasi la metà delle vittime, sebbene anche i più giovani non ne siano immuni: si stima infatti che 833 persone di età compresa tra i 20 e i 44 anni siano morte a causa del caldo.
 

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internazionale/esteri

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Lazio, Aurigemma: “Regione punto di riferimento per dialogo con istituzioni estere”

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(Adnkronos) – “Noi abbiamo ricevuto molte visite, siamo andati anche in visite a molte parti e sicuramente il ruolo che ho all’interno del Comitato delle Regioni a Bruxelles è stato determinante per stringere rapporti anche con altre realtà europee al di fuori del nostro territorio”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, a margine di un incontro richiesto da Sven Alkemade, Presidente del Consiglio direttivo di YoHoCo, con il Difensore civico Marino Fardelli per approfondire le esperienze del Lazio in materia di cittadinanza attiva, diritto di accesso e tutela dei cittadini nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.  

Aurigemma ha aggiunto che “non solo europee, ma anche extraeuropee, con visite che abbiamo avuto con delegazioni cinesi, giapponesi e di paesi del Sud America. Per noi è importante stringere questi rapporti di collaborazione, anche in virtù di un’internazionalizzazione per rafforzare ancora di più il nostro tessuto produttivo delle nostre aziende per le loro professionalità, capacità e creatività che viene invidiata in tutto il mondo”. 

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cronaca

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Ascolti tv 22 ottobre, ‘Doc – Nelle Tue Mani 4’ su Rai1 vince con 23,5%. ‘Affari tuoi’ batte ‘La Ruota della Fortuna’

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(Adnkronos) – Il medical drama italiano ‘Doc – Nelle Tue Mani 4’, in onda ieri su Rai1, domina la prima serata con 3.989.000 spettatori, raggiungendo il 23,5% di share. Medaglia d’argento per ‘Tutto per la mia Famiglia’ su Canale 5 che ha conquistato 1.716.000 spettatori e l’11,1% di share mentre Italia1 con ‘Le Iene’ ha interessato 1.036.000 spettatori e il 7,8% di share. Fuori dal podio troviamo Rete4 con ‘Dritto e Rovescio’ che registrato 877.000 spettatori (6,6% share) mentre Rai3 con ‘Splendida Cornice’ ha raggiunto 828.000 spettatori (5% share.) 

Seguono: La7 con ‘Piazzapulita’ (805.000 spettatori, 5.8% share); Rai2 con ‘Ore 14 Sera’ (755.000 spettatori, 5% share); Tv8 don la partita di Europa League Juventus-Rennes (736.000 spettatori, 3,7% share) e Nove con ‘Comedy Match’ (445.000 spettatori, 2,5% share).  

In access prime time si impone Rai1 con ‘Affari Tuoi’ che ha conquistato 4.673.000 spettatori (22,4% share) mentre ‘La Ruota della Fortuna’ su Canale5 ha raggiunto 4.326.000 spettatori (20,8% share). 

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spettacoli

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Pievani (UniMi): “Con patogeni giocare d’anticipo e ridurre capacità diffusione”

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(Adnkronos) – “Il rapporto tra gli esseri umani e i patogeni è una storia evolutiva in cui è necessario correre sempre più veloci per stare al passo con l’ambiente. I virus e i patogeni cambiano molto più rapidamente di noi, di conseguenza dobbiamo mettere in campo strategie diverse dalle loro. Sappiamo qual è la loro logica: usarci come veicoli per diffondersi. Dobbiamo giocare d’anticipo: conoscerli e studiarli prima per sviluppare vaccini, antidoti e informazioni preventive. Il vaccino è appunto lo strumento principale di prevenzione, che va però associato alla gestione dei cambiamenti ecologici e ambientali per ridurre le possibilità che virus e batteri si diffondano più di quanto non farebbero normalmente”. Lo spiega Telmo Pievani, professore di Filosofia delle scienze biologiche del dipartimento di Scienze farmacologiche dell’università degli studi di Milano, nel corso dell’evento ‘Influenti- Enduring Innovation in Influenza’ organizzato da CSL Seqirus e che ha anticipato l’avvio del Congresso nazionale della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), che si tiene fino a sabato 24 ottobre, a Genova. 

“Negli ultimi quarant’anni gli esseri umani hanno creato situazioni e ambienti molto favorevoli agli agenti patogeni – aggiunge Pievani – Ricordiamo tutti i mercati con gli animali vivi e morti messi tutti insieme nello stesso ambiente, la deforestazione, il commercio illegale di animali esotici, ma anche i viaggi intercontinentali in aereo e il fatto di essere 8 miliardi di esseri umani, gran parte dei quali concentrati in città. Se lo guardiamo dal punto di vista dei patogeni, queste sono tutte condizioni che li favoriscono. Poiché, lo sappiamo, bisogna capire come ridurre la probabilità che si diffondano e, in particolare, che effettuino il salto di specie”, dando luogo alle cosiddette “zoonosi. Anche gli allevamenti intensivi, ad esempio di volatili, sono luoghi in cui possono diffondersi molte potenziali pandemie, come i vari ceppi dell’influenza aviaria. Sapendo tutto questo, dobbiamo ridurre i presupposti ecologici delle pandemie: solo così avremo meno probabilità di affrontare un’altra emergenza come quella del 2020”. 

“Le fake news e la disinformazione scientifica – chiarisce – si combattono in due modi. Innanzitutto, le notizie false vanno non solo smentite ma anche smontate, mostrando i meccanismi e i trucchi grazie ai quali hanno così tanto successo. Il secondo è lavorare “in positivo”, ovvero far vedere la bellezza del metodo scientifico. La sua caratteristica principale, a mio parere, è l’imprevedibilità: molto spesso, nella ricerca di base, cerchiamo qualcosa e ne troviamo un’altra, completamente indipendente, che non stavamo cercando. Le più grandi innovazioni tecnologiche di oggi – conclude – sono emerse proprio così, attraverso la serendipità, ed è estremamente affascinante”. 

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cronaca

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Tumori, in Europa mortalità maschile in calo del 7,8%: in Italia 15 mesi per le nuove terapie

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(Adnkronos) – Ogni anno, in Europa, sono 2,7 milioni i nuovi casi di cancro, pari a 5 ogni minuto. Dall’altro lato, grazie alle campagne di prevenzione e a cure sempre più efficaci, dal 1988 a oggi sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione europea. Nel 2026 sono stimate circa 1.230.000 morti per tumore, con una diminuzione del 7,8% per gli uomini e del 5,9% per le donne rispetto al periodo 2020-2022. Il carcinoma polmonare nei maschi fa registrare la diminuzione più consistente (-22,5%).  

L’innovazione non si traduce solo in vite salvate, ma anche nella possibilità di reinserire nel tessuto sociale e produttivo le persone che hanno vissuto l’esperienza del cancro. In Europa infatti, i costi indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività determinata dalla malattia, sono diminuiti del 16% in circa 30 anni, da 97 miliardi di euro nel 1995 a 82 miliardi nel 2023. Restano però criticità nell’accesso alle terapie innovative. Nel Vecchio Continente, infatti, in media viene reso disponibile solo il 51% dei nuovi farmaci approvati dall’ente regolatorio europeo (Ema) e servono 655 giorni per accedervi (nel 2025). Il nostro Paese presenta dati migliori, anche se i tempi sono ancora troppo lunghi. L’Italia, infatti, garantisce l’accesso all’89% dei farmaci anticancro approvati da Ema e, in questa classifica, è seconda in Europa dopo la Germania (91%) (Austria 86%; Spagna 73%; Francia 68%). Nel nostro Paese, però, devono trascorrere 470 giorni, cioè circa 15 mesi, per la disponibilità delle nuove cure. L’appello per velocizzare i tempi viene dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), nella conferenza stampa ufficiale della società scientifica al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), che si apre oggi a Madrid.  

“Il calo dell’abitudine al fumo negli uomini è la causa della maggiore diminuzione della mortalità oncologica nella popolazione maschile ed è una tendenza presente anche in Italia – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom -. Le terapie innovative non migliorano solo la sopravvivenza, ma favoriscono anche il ritorno al lavoro e alla vita sociale. La riduzione dei costi indiretti del cancro è un risultato molto importante, determinato da cure sempre più efficaci, che devono essere disponibili per tutti i pazienti, perché si possa parlare di equità nell’innovazione. In un anno si sono allungati di oltre 2 mesi in Europa e di circa un mese in Italia i tempi per disporre dei nuovi farmaci anticancro. Nel 2024 in Europa servivano in media 586 giorni, nel nostro Paese 441. In Italia restano ancora criticità legate alle procedure burocratiche e amministrative perché, dopo l’approvazione della rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, in alcune Regioni è necessario attendere l’inserimento nei Prontuari terapeutici regionali. E ulteriori ritardi possono essere causati dalle gare regionali e dalla necessità di inclusione anche nei Prontuari terapeutici ospedalieri. Aiom da molti anni denuncia i ritardi regionali e locali per i farmaci. Va prevista l’immediata disponibilità dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale”. 

 

I tempi per accedere alle nuove cure potrebbero essere ulteriormente dilazionati a causa della clausola della “nazione più favorita” (Mfn, Most favored nation), stabilita dall’amministrazione statunitense, che prevede di ridurre i prezzi dei farmaci americani allineandoli a quelli più bassi di altri Paesi, compresa l’Italia. “Questo provvedimento – continua Di Maio – rischia di dilatare ulteriormente i tempi e di generare pesanti ripercussioni sull’assistenza oncologica nel nostro Paese. Le aziende farmaceutiche, infatti, potrebbero decidere di ritardare il lancio di nuove terapie oncologiche innovative in Europa e in Italia o di non renderle del tutto disponibili, per evitare che un prezzo basso locale condizioni o abbassi i ricavi sul più redditizio mercato statunitense”.  

In 10 anni (2014 – 2023) – secondo gli esperti – in Europa, la spesa per i farmaci anticancro è aumentata da 24,9 miliardi di euro a 64,3 miliardi. Questa crescita è stata trainata da una combinazione di effetti legati ai prezzi e all’incremento del numero di casi di tumore. L’Italia sostiene il 14% della spesa europea per i farmaci oncologici e si colloca al terzo posto dopo Germania (19%) e Francia (19%).  

“In Europa, la quota della chemioterapia sulla spesa totale di farmaci oncologici è diminuita dal 22% nel 2014 al 6% nel 2023, superata dalle terapie mirate e dalle immunoterapie – afferma Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo -. Le sole immunoterapie rappresentano oggi il 29% delle uscite. Questi cambiamenti riflettono il crescente impatto dell’oncologia di precisione, che permette di selezionare la cura adatta per il singolo paziente. Il numero di approvazioni da parte di Ema è aumentato significativamente, passando da una media di un nuovo farmaco all’anno nel periodo 1995-2000 a circa 14 all’anno nel 2021-2024. I Paesi dell’Europa occidentale tendono a rimborsare un maggior numero di terapie e a farlo più rapidamente rispetto all’Europa centrale e orientale. Ad esempio, la Germania ha reso disponibile il 91% dei farmaci oncologici approvati dall’Ema nel periodo 2021-2024 entro poco più di 100 giorni, mentre Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia si fermano a percentuali pari o inferiori al 20% e il tempo di rimborso si attesta intorno ai 1.000 giorni in Lituania, Romania ed Estonia, determinando forti disuguaglianze, che devono essere superate quanto prima”. 

 

“I test sui biomarcatori sono ormai un pilastro della medicina di precisione, perché permettono di identificare la terapia più indicata per ogni singolo paziente – spiega Rossana Berardi, presidente eletto Aiom –. Tecnologie come il sequenziamento di nuova generazione consentono di analizzare simultaneamente molte alterazioni molecolari, ma la complessità dei risultati rende sempre più importante il ruolo dei Molecular Tumor Board, fondamentali per tradurre i dati genomici in decisioni cliniche appropriate. L’Italia dispone di un Servizio sanitario nazionale di grande valore, di una ricerca clinica competitiva e di un patrimonio unico di dati real world, anche grazie ai registri di monitoraggio Aifa. Sono risorse che dobbiamo valorizzare per attrarre ricerca, sperimentazioni e investimenti. Sostenere l’oncologia italiana significa non solo garantire oggi cure migliori ai pazienti, ma contribuire a produrre qui l’innovazione e le evidenze che guideranno le cure di domani”. 

Si stima che in Europa il 5% della popolazione abbia affrontato una diagnosi di tumore, per un totale di 23,7 milioni di persone.  

“In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di cancro – conclude Di Maio -. Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi. In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Per migliorare ulteriormente questi risultati, è fondamentale investire nella ricerca e nei programmi di prevenzione”. 

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cronaca

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Toni Capuozzo rivela: “Ho un tumore, proverò ad affrontarlo”

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(Adnkronos) – “Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: sì, ho un tumore”. A rivelarlo è il conduttore e storico inviato di guerra Toni Capuozzo, che in un post su Facebook annuncia al pubblico di stare affrontando la battaglia con la malattia. “Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”, spiega Capuozzo. Che aggiunge: “Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla”, aggiunge Capuozzo. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, una traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta tragicamente il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo. 

“I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile”, scrive ancora il giornalista. Al messaggio di Capuozzo fa seguito, tra gli atri, l’augurio dello stesso Luca Zaia. “Caro Toni – scrive – è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero”. 

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spettacoli

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Carburanti, Pichetto: “Massima attenzione, altri interventi se ci sarà disponibilità”

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(Adnkronos) – “C’è la massima attenzione. C’è stato un incontro da parte del Ministro dei Trasporti, l’altro ieri, un primo intervento con il decreto di ieri mattina, che tra l’altro attiva delle misure immediate. Certo che tutto deve essere sempre compatibile col bilancio dello Stato. Potranno esserci ancora interventi, ma con la cautela sempre di avere disponibilità. È inutile promettere cose che poi non si riescono a fare”. Lo ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, arrivando a Napoli a ‘City Talks’, il format ideato e realizzato da Spin Factor, in corso nella sede dell’Associazione Costruttori Edili Napoli (Acen), rispondendo a una domanda sull’emergenza carburanti e blocco dei tir.  

“L’iniziativa” del price cap “sui prezzi dei carburanti -ha sottolineato-“è da considerarsi come un’iniziativa volontaria parte delle aziende, ha scadenza a fine anno. È chiaro che l’interlocuzione è praticamente quotidiana, proprio perché la situazione internazionale cambia di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Quindi l’unico grande augurio che dobbiamo farci è che finisca quanto prima la questione del Golfo Persico” 

Dopo l’accordo politico con la commissione Europea “interverremo con un nuovo decreto bollette che prenda atto anche di quel che è l’adeguamento della parte tecnica, nel più breve tempo possibile, in tempi brevissimi. Questa è la valutazione. Tutto questo dovrà poi agganciarsi e generare una riduzione del prezzo di tutti”. 

Parlando della situazione internazionale del settore energetico e dei riflessi sul nostro Paese, il ministro ha affermato: “La situazione è ancora abbastanza pesante. Se pensiamo che i dati di questa mattina sono ancora quelli del gas a oltre novanta euro, il petrolio ben oltre i cento euro al barile, capiamo che è abbastanza grave a livello internazionale. E naturalmente questa gravità su di noi si ripercuote sotto l’aspetto del prezzo. Noi non abbiamo enormi problemi di quantità perché sotto l’aspetto degli idrocarburi abbiamo mantenuto dieci raffinerie che ci permettono di dire che quantitativamente l’Italia sarebbe autosufficiente. Dico sarebbe perché comunque la valutazione va fatta a livello europeo, non va fatta, sarebbe provincialismo farlo, solo a livello nazionale. Ci sono certamente settori di raffinazione, tipologie di raffinazione che hanno maggiori difficoltà. Purtroppo però la conseguenza dei prezzi internazionale è che venendo meno il venti per cento dell’esportazione del Golfo Persico, mantenendo invariata la domanda, la legge del mercato genera questo aumento di prezzi rilevante. Insieme può esserci anche una parte di speculazione internazionale, non c’è dubbio”. 

“Noi diamo attuazione alla legge delega” sul nucleare “in questo momento stiamo definendo i decreti attuativi che daranno le procedure di permitting, il meccanismo di controllo, quindi dell’agenzia di controllo compatibile con le norme internazionali della Iaea e dell’Euratom, naturalmente la valutazione e i criteri di valutazione tecnologica, di trasparenza, per i depositi e gli stoccaggi, sia quelli temporali che definitivi. Quindi questi criteri per i quali io mi sono impegnato a nome del governo di presentare i decreti attuativi entro l’anno, per poter concludere poi il processo e mettere il nostro Paese nella condizione di avere un quadro giuridico, e permettere anche ai futuri di avere un quadro giuridico dal quale agire e partire”. 

 

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economia

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Dalla strada al mare, anestesisti-rianimatori: “Nelle emergenze i minuti contano”

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(Adnkronos) – Un uomo crolla in un centro commerciale. Un bambino con una malattia complessa viene investito. Un subacqueo sta male dopo un’immersione. Tre casi in cui l’esito dipende da quello che succede, e in che tempi succede, prima dell’arrivo dell’ospedale. Tre casi su cui lavorano gli anestesisti-rianimatori a Icare 2026, 80esimo Congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), all’Allianz MiCo di Milano fino a sabato 24 ottobre.  

Si parte dall’arresto cardiaco, tema che i soci Siaarti hanno indicato come più interessante nella consultazione sul programma del meeting, segno dell’importanza dell’argomento per gli anestesisti-rianimatori. Sull’arresto cardiaco il 28 gennaio 2026 l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato le nuove linee guida nazionali dell’Italian Resuscitation Council (Irc), elaborate anche con Siaarti. In Italia si stimano circa 60.000 arresti cardiaci extra-ospedalieri ogni anno, con una media di circa 7 episodi ogni ora. E secondo lo studio ‘EuReCa Three’ pubblicato nel 2025, la sopravvivenza media calcolata su un campione di 4.047 casi è del 6,6%, a fronte di una media europea del 7,5%. Il percorso congressuale sull’arresto cardiaco parte da un uomo di 58 anni che si accascia in un centro commerciale, mentre chi è vicino inizia la rianimazione e usa il defibrillatore. “Le nuove linee guida pubblicate sul sito dell’Iss con il contributo di Siaarti – spiega Davide Colombo, responsabile dell’Area culturale Medicina critica dell’emergenza della società scientifica – rendono operative le più recenti indicazioni internazionali: in particolare, chiunque presti aiuto, dopo aver effettuato la chiamata di soccorso, oltre alle note compressioni toraciche (il massaggio cardiaco) potrà avvalersi del Dae, il defibrillatore semiautomatico, senza necessità di brevetti, patenti o altri certificati, semplicemente seguendo le istruzioni dell’apparecchio e del tecnico della centrale 118. Anche la ventilazione sarà proposta dal tecnico della centrale operativa e potrà essere eseguita da chiunque abbia seguito un corso con formazione specifica, dove siano disponibili i presidi idonei”. La legge 116 del 2021 tutela chi prova a salvare una vita, ricordano gli anestesisti-rianimatori: davanti a un sospetto arresto cardiaco, se non ci sono sanitari o persone formate, anche chi non ha seguito un corso può usare il Dae e iniziare la rianimazione, con la tutela prevista dallo stato di necessità dall’articolo 54 del Codice penale. Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, esplicitano questo concetto e offrono maggiori possibilità di un trattamento precoce a tutti noi, potenziali vittime di arresto cardiaco. 

Lo stesso uomo soccorso in strada arriva poi in terapia intensiva. “Quando il cuore riparte inizia la gestione della sindrome post-arresto cardiaco, una fase molto delicata in cui dobbiamo proteggere gli organi che hanno sofferto per la mancanza di ossigeno. Il trattamento si basa sulla protezione del cervello, sulla stabilizzazione della circolazione, sulla cura della causa dell’arresto e sulla gestione della risposta infiammatoria”, illustra Carlo Alberto Volta, responsabile dell’Area culturale Rianimazione e terapia intensiva Siaarti e coordinatore del percorso Icare dedicato all’arresto cardiaco. Per proteggere il cervello servono una buona ossigenazione, un buon flusso di sangue, il controllo della temperatura e una sedazione adeguata. “Una prognosi affidabile – precisa Volta – si può comunicare alla famiglia di solito solo dopo 72 ore dall’evento o dalla sospensione della sedazione, mentre per quantificare eventuali danni cerebrali possono servire anche mesi”. 

Icare 2026 proseguirà con il percorso sul trauma nel bambino fragile, analizzando il caso di un bimbo di 3 anni con una malattia complessa coinvolto in un incidente. I protocolli per il trauma sono indispensabili, ma non bastano a valutare un bambino con condizioni preesistenti: spesso serve un approccio individualizzato, sottolineano gli anestesisti-rianimatori. “I protocolli usano soglie e scale standard da interpretare alla luce dei valori abituali, che nei bambini con bisogni speciali possono essere diversi – evidenzia Alessandro Simonini, responsabile dell’Area culturale Cure materno-infantili Siaarti – Una saturazione dell’85% può essere il valore abituale per alcuni bambini, e una scala neurologica non si può interpretare senza conoscere le capacità precedenti. Tracheostomia, derivazione ventricolare o ventilatore domiciliare possono cambiare le priorità”, rimarca l’esperto, ma “oggi manca spesso l’informazione giusta nel momento giusto”: una scheda di emergenza con diagnosi, farmaci, dispositivi e bisogni del bambino, come propongono le società statunitensi di pediatria e di medicina d’urgenza. “I genitori sono esperti del proprio bambino: conoscono il suo funzionamento abituale, i dispositivi, le terapie e i primi segnali di peggioramento. Allontanarli può far perdere informazioni decisive”, avverte Simonini. Per questo le linee guida europee del 2025 raccomandano, quando la sicurezza lo consente, la loro presenza durante il soccorso, con un operatore dedicato a sostenerli e informarli. 

Il terzo caso affrontato dai percorsi congressuali Siaarti sull’emergenza è quello del subacqueo che sta male dopo un’immersione. Anche qui contano i primi minuti, puntualizzano gli specialisti: bisogna riconoscere i segnali e arrivare presto nell’ospedale giusto, perché la cura richiede una struttura che pochi centri hanno. La malattia da decompressione può manifestarsi dopo un’immersione, soprattutto in caso di risalita troppo rapida, immersioni profonde o ripetute e mancato rispetto delle soste di decompressione: i gas disciolti nel sangue formano bolle che danneggiano circolo e tessuti. La cura è la camera iperbarica, dove si respira ossigeno a una pressione più alta di quella atmosferica. “I sintomi – descrive Luca Martani, responsabile dell’Area culturale Medicina iperbarica Siaarti – possono comparire sia durante la risalita sia nelle ore successive: si va da semplici dolori articolari e muscolari o marezzature della pelle fino a sintomi molto più gravi come formicolii, disturbi della sensibilità, paralisi, difficoltà a respirare e alterazioni della coscienza. In questi casi va allertato subito il 118, che provvede al ricovero in emergenza in un ospedale dotato di camera iperbarica. Intanto va somministrato ossigeno al 100% e va garantita una corretta idratazione, come confermato dall’ultima conferenza di consenso europea, a Ginevra a settembre 2026”. In Italia – riporta la società scientifica degli anestesisti-rianimatori, ci sono poco più di 50 centri di ossigenoterapia iperbarica tra pubblici e privati, e la metà svolge attività di emergenza-urgenza 24 ore su 24, secondo la Società italiana di medicina subacquea e iperbarica (Simsi). 

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cronaca

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Fritelli (Nextchem): “”Node Roma polo d’eccellenza per idrogeno, biocarburanti e riciclo””

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“Ho un sogno, che è quello di vedere la Nextchem diventare la Montecatini del terzo millennio: all’interno del Gruppo Maire, unire la tecnologia di Nextchem alla capacità realizzativa di Tecnimont rappresenta proprio quel binomio che ha fatto grande la storia industriale di questo paese e che noi oggi vogliamo ripetere”. Lo ha detto Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore di MAIRE, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione del NODE Roma, la prima sede del network internazionale di centri di Ricerca e Sviluppo di Nextchem, società del Gruppo Maire dedicata alle tecnologie sostenibili.

Liste d’attesa, nel 2026 migliorano i tempi – Video

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Migliorano i tempi per le liste d’attesa per visite ed esami. Nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni effettuate nei tempi previsti sono aumentate del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Restano però circa 4 milioni quelle effettuate oltre i limiti previsti.