NAPOLI (ITALPRESS) – Una scossa di terremoto è stata registrata nella zona dei Campi Flegrei e avvertita in tutta la città di Napoli. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha reso noto che la scossa di terremoto è di magnitudo 4.4. La scossa è stata rilevata ad una profondità di 3 km alle ore 12.07. Alle 12.22 è stata registrata un’ulteriore scossa, questa volta di magnitudo 3.5, nella stessa area.
Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha convocato per oggi pomeriggio a Roma un vertice con i capi dipartimento di Protezione civile e Casa Italia per una
verifica delle attività di ricognizione tecnica nell’area dei Campi Flegrei. Lo fa sapere il Ministero per la Protezione Civile.
E’ attiva l’Area di Attesa della Regione Campania presso l’ex Base Nato di Bagnoli. Lo rende noto la Protezione civile regionale: i cittadini che, a seguito delle scosse, volessero trascorre qualche ora fuori casa, in attesa di verifiche o semplicemente per non far rientro nella propria abitazione, possono recarsi presso la tendostruttura: è sempre garantita H24 la presenza dei volontari della protezione civile regionale. Le Aree di Attesa non prevedono la possibilità del pernotto che è invece prevista nelle Aree di Accoglienza dei Comuni. Presso l’ex Base NATO sono a disposizione anche un presidio sanitario dell’Asl Napoli 1 Centro e l’area baby care della Protezione civile regionale con l’occorrente per le neo-mamme, i bambini e i neonati. Il Capo della Protezione Civile regionale, Italo Giulivo, è da questa mattina impegnato nelle riunioni di coordinamento presso il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) della Prefettura di Napoli. Nel pomeriggio si recherà al Centro Operativo Comunale di Pozzuoli.
Nodo ferroviario di Napoli, circolazione in ripresa
La circolazione ferroviaria nel nodo di Napoli, precedentemente sospesa in via precauzionale per verifiche tecniche a seguito all’evento sismico, è in graduale ripresa sulla linea AV Roma – Napoli. Continuano le verifiche tecniche di sicurezza di RFI per riattivare le linee regionali.
Il vicepremier e ministro Matteo Salvini sta seguendo con estrema attenzione le conseguenze su infrastrutture e trasporti della scossa di terremoto in Campania. Lo riferisce il Mit.
Il comunicato della Protezione Civile
Dalle ore 12.06 di stamane, come segnalato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è in corso uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei, con l’evento maggiore registrato di magnitudo 4.4. In seguito all’evento la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio Nazionale della protezione civile. La scossa è stata avvertita dalla popolazione ma dalle prime verifiche al momento non sono stati segnalati danni.
(Articolo di Michele Lucivero su Sauvignon e Franciacorta da L’AltraVicenza n. 3- aprile 2025, allegata a Vicenza PiùViva n. 297, sul web per gli abbonati).
Giunto dalla regione del Bordeaux, sulla costa occidentale francese, il vitigno Sauvignon, detto anche non a caso Bordeaux Bianco, è stato introdotto in Italia nell’Ottocento e si è assestato inizialmente molto bene e in maniera preponderante nel clima settentrionale del nostro Paese, per poi diffondersi anche nella parte centrale e meridionale dell’Italia.
Non c’è dubbio che la zona più vocata per il Sauvignon in Italia resti il Nord Est, infatti tra Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige e Veneto si possono trovare delle vere e proprie perle vinicole di Sauvignon in purezza oppure tagliate con altri vitigni in modo da offrire struttura, persistenza, acidità e aromaticità per vini indimenticabili.
In questo numero, dunque, per i lettori e le lettrici di VicenzaPiù Viva abbiamo avuto modo di degustare un Sauvignon in purezza di Torre dei Vescovi. Le uve, allevate sulle dolcissime colline vicentine dei Colli Berici, su un terreno che si presenta calcareo e arenaceo, dopo la fermentazione fanno solo sei mesi di affinamento in acciaio e poi sono pronte per l’imbottigliamento, in modo da restituire un prodotto fresco, abbordabile e assolutamente gradevole.
Sauvignon
Torre dei Vescovi è una linea economica e alla portata di tutte le tasche della casa vitivinicola Colli vicentini, che offre anche altre due linee più impegnative: Romeo&Juliet, dedicata giustamente alla vicenda che ha avuto come prima ambientazione quella dei castelli di Montecchio Maggiore e Le Edizioni Speciali con tre vini impegnativi, tra metodo classico e lunghi affinamenti, che rendono omaggio alla storia della cantina.
Il Sauvignon degustato, con i suoi 13% vol., si presenta alla vista di colore giallo paglierino, mentre all’olfatto, tipici, spiccano i sentori di frutta esotica, pompelmo, ma anche di ortica ed erbe aromatiche di campo. In bocca si rivela un vino sapido, ma anche dalla grande freschezza con un discreta struttura, elegante e persistente, coerente con le note olfattive.
Qualche parola vogliamo spenderla a proposito dell’etichetta di questo vino, giacché, l’esperienza di degustazione di un prodotto vitivinicolo non è unicamente di tipo sensoriale, per cui occorrerebbe anche una buona formazione e preparazione, ma è un percorso culturale a tuttotondo, un’esperienza “sinestetica”, cioè un processo percettivo mediante il quale si ha una contaminazione di tutti i sensi, i quali poi inducono ad ulteriori esperienze di tipo sensoriale o cognitivo.
Ebbene, non trascurabile è, sull’etichetta anteriore, il richiamo letterario ad un componimento di Marin Sanudo, storico e politico veneto, risalente al 1483, in cui si viene descritto il bellissimo paesaggio – leggendo si riesca davvero a immaginarselo – che un viaggiatore può ammirare tra Vicenza e Verona con i suoi imponenti castelli di Montebello, Arzignano e Montecchio.
Ci spostiamo tra le colline lombarde della Franciacorta per farci inebriare dal profumo e dalla cultura di un prodotto che resta una delle eccellenze italiane. Ci troviamo in provincia di Brescia, a Monticelli Brusati, dove esattamente 50 anni fa, nel 1975, Elena Nulli, poetessa dialettale, e Renato Alberti, imprenditore, decidono di investire i loro risparmi per ingrandire un appezzamento già in loro possesso nei pressi del Santuario della Madonna della Rosa: nasce così la Cantina Castelveder, già alla terza generazione di viticoltori.
Dire Franciacorta vuol dire metodo classico di casa nostra, cioè significa essere al cospetto di un prodotto che, per metodo di produzione e qualità, è assolutamente in grado di competere con gli champagne dei cugini francesi, sebbene il termine Franciacorta non abbia nulla a che fare con i parenti d’oltralpe! Sembra, infatti, che Franciacorta derivi dal latino “curtes francae”, che indicava le piccole comunità (curtes) di monaci benedettini insediatesi nel Medioevo vicino al Lago d’Iseo e che erano esentate dal pagamento dei dazi (francae).
Abbiamo degustato della Cantina Castelveder il loro prodotto più iconico, cioè il Brut da uve Chardonnay, un vitigno a bacca bianca che si presta molto bene alla spumantizzazione sia in purezza sia, come fanno i francesi per lo champagne, in combinazione con il Pinot Nero e il Pinot Meunier, che sono entrambi a bacca nera.
Alla vista questo metodo classico ci appare di colore giallo paglierino, assolutamente brillante con una bollicina fine e persistente, ma non resistiamo a cogliere i suoi profumi intensi di mela matura e di fiori bianchi, tipici dello Chardonnay, combinati con i profumi terziari dell’affinamento, cioè la tipica crosta di pane, la vaniglia, il burro.
Con queste premesse olfattive è difficile resistere all’assaggio, per cui l’immersione sensoriale gustativa è totale con la percezione delle note gustative lunghe e coerenti nelle tonalità fruttate, floreali, minerali, speziate e balsamiche. Tecnicamente si presenta come un vino molto equilibrato, con una persistenza lunga e una dimensione strutturata al punto da poter decretare di essere davanti ad un vino eccellente.
Abbinamenti
Per gli abbinamenti dei vini, se proprio si decide di accompagnarli con un companatico, dal momento che anche da soli i vini si possono degustare con piacere, ci affidiamo solitamente al criterio della territorialità. Al Sauvignon vicentino, quindi, si potrebbe abbinare in antipasto un piatto di salumi e formaggi molto delicati, non troppo grassi e nemmeno tanto stagionati, ma anche un primo con verdure poco invadenti o un secondo a base di uova e asparagi. Il Franciacorta Brut, invece, a dispetto della sua territorialità, lo vediamo molto bene con un antipasto a base di frutti di mare con ostriche, scampi crudi, fasolari, cozze pelose, ecc. Noi lo abbiamo provato così e lo abbiamo apprezzato davvero tanto! Prosit!
ROMA (ITALPRESS) – “MES? No! Il Parlamento, grazie anche alla posizione ferma della Lega che ha sempre combattuto il MES sin dai tempi di Monti, ha già respinto il tentativo dell’UE di metterci questo cappio al collo. Dalla trasformazione in “salva banche” non avremmo nessun vantaggio perchè le nostre banche godono di ottima salute. Visto che si insiste a proporre questa modifica che la Lega non ratificherà mai, rispondiamo proponendo di liquidare la quota italiana per riprenderci i nostri quindici miliardi con cui potremmo abbassare le tasse, fare investimenti e aumentare le pensioni, lasciando liberi gli altri di fare quello che vogliono”. Così in una nota il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
ROMA (ITALPRESS) – Banca del Fucino acquisisce il 30% delle quote societarie di W.E.E., azienda italiana fondata nel 2010, specializzata in servizi di ingegneria, nel settore del ciclo integrato dell’acqua. L’operazione segna l’ingresso della Banca del Fucino nel settore idrico, rafforzandone il ruolo nel sostegno all’economia dell’ambiente, in linea con uno degli obiettivi strategici di posizionamento distintivo in Italia. La W.E.E., fondata e gestita dagli ingegneri Massimo Fontana e Gianmarco Fontana, rappresenta un’eccellenza imprenditoriale nazionale nel campo dell’ingegneria e dei servizi, opera su tutto il territorio italiano e collabora con i principali gestori del mondo acqua, avendo coperto con i propri servizi di mappatura, digitalizzazione, ricerca perdite ed efficientamento oltre 30.000 km di reti di adduzione e distribuzione. In particolare, W.E.E. collabora con i principali Soggetti Gestori italiani, sia sulle reti di acqua potabile sia sulle reti dei reflui. L’ampia gamma dei servizi offerti comprende attività nel campo dell’approvvigionamento, del trattamento e distribuzione acque, della raccolta e depurazione delle acque reflue, dei sistemi di monitoraggio e tariffazione, dell’idraulica e delle sistemazioni idrauliche, dell’idrologia e dello studio dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Il piano di sviluppo di W.E.E. prevede inoltre l’ingresso in nuovi mercati, con obiettivi di crescita molto ambiziosi. La W.E.E. impiega circa 35 dipendenti, nelle sedi di Napoli e Roma, prevalentemente figure professionali altamente qualificate: ingegneri, architetti, progettisti, tecnici e specialisti. L’azienda svolge servizi e lavori di campo con l’impiego di attrezzature mobili innovative e dispone di certificazioni tecniche e di tecnologie che la collocano ai vertici del settore. Inoltre, si è altamente concentrata sull’ottenimento di numero certificazioni di qualità e di gestione, dalla parità di genere alle certificazioni ambientali. Lo sviluppo dell’attività’ aziendale nell’ultimo triennio è ben riflesso nei bilanci positivi della società che evidenziano negli anni una consistente crescita economica con una rilevante redditività e una stabile solidità finanziaria. Tali risultati si affiancano alle importanti proiezioni contenute nel piano industriale, che potranno beneficiare del supporto attivo della Banca del Fucino. “Quest’investimento è coerente con il nostro obiettivo strategico di essere, oltre che una banca del territorio, anche una banca per l’ambiente. Nella realizzazione di questa operazione abbiamo valutato le molteplici opportunità che può generare: dall’ingresso in un mercato altamente dinamico e in espansione, alla possibilità di attivare relazioni con i principali operatori del settore e le loro filiere, fino alle sinergie con i settori dell’energia e dell’agricoltura in cui il Gruppo è già impegnato”, ha spiegato Francesco Maiolini, Amministratore Delegato di Banca del Fucino. Lo Studio legale Gianni & Origoni ha assistito Banca del Fucino in qualità di advisor legale nell’operazione, con la partner Gabriella Covino per gli aspetti corporate, affiancata da Niccolò Lavorano e Flavia Alinei, e con la partner Cristina Capitanio per gli aspetti di diritto del lavoro, coadiuvata da Alessio Tuccini. W.E.E. è stata assistita da Linklaters, con un team guidato da Pietro Belloni e da Matteo Tabellini, affiancati da Federica Barbiero e Maddalena Vallino coadiuvati da Fabrizio Santoni e dallo Studio Signoriello per gli aspetti contabili e fiscali. -foto ufficio stampa Banca del Fucino – (ITALPRESS).
MILANO (ITALPRESS) – In un Targa Florio reso ancor più complicato del consueto dai temporali il Pirelli Star Rally4 Top ha trovato una inedita combinazione per la vittoria in quella che è la principale serie monomarca Pirelli: Michael Rendina in coppia con Alice Caprile sulla Renault Clio Rally4 del team Motorsport Italia.
Un successo doppiamente importante perché consegna al giovane pilota romano anche il provvisorio primato nella classifica stagionale, dove ha scalzato Simone Di Giovanni, una delle tante vittime della terza prova del Campionato Italiano Rally Sparco. Di Giovanni, così come l’attesissimo svedese Patrik Hallberg, ha pagato il violento temporale sulla seconda prova speciale, quella di Collesano, proprio nel momento in cui questa veniva ripresa dopo una lunga interruzione dovuta alla necessità di spostare una vettura incidentata che bloccava il percorso. Sia per Di Giovanni che per Hallberg altrettante toccate che li hanno costretti ad un ritiro anticipato. Simone ha poi positivamente ripreso la gara l’indomani, ma solo per fare test, visto che non ha potuto disputare il chilometraggio minimo per figurare nella classifica finale.
Il Targa Florio, la gara più antica del mondo giunta alla edizione numero 109, aveva validità anche per il Trofeo Pirelli Accademia CRZ. Nella gara specifica, che prevedeva un percorso più breve, i piloti iscritti alla serie Pirelli hanno ottenuto numerose vittorie di categoria, fra cui spiccano quelle di Andrea Piero Mogavero (classe R2) e Rosario Cannino (Rally4) che hanno anche occupato i primi due posti fra le due ruote motrici e la quarta e quinta posizione assoluta finale. Vittorie anche per Michele Cortese (Rally5), Biagio Mingoia (Super 1600), Carlo Stassi (R1T 4×4) e Nazzareno Pellitteri (N3). Prossimo appuntamento per il trofeo Pirelli Star Rally 4 Top, a fine mese al Rally Due Valli a Verona.
(Articolo di Federica Zanini sul teatro civico di Schio da L’Altravicenza n.3-aprile 2025, allegata a Vicenza PiùViva n. 295, sul web per gli abbonati).
“Alla industre Schio perché nell’arte trovi sollievo e diletto. La Presidenza di questo teatro sorto per generose sottoscrizioni cittadine. Dedica MCMIX» (dalla targa decorativa di Carlo Lorenzetti, nell’accesso centrale del Teatro Civico).
La cultura e l’arte come nutrimento, prima ancora che business. O meglio, un business dal guadagno che va ben oltre il prezzo del biglietto e il mero denaro in genere, distraendo e divertendo chi poi deve produrre, con stimoli nuovi.
D’altro canto siamo nella patria di
Alessandro Rossi, lo scledense più illustre, grande e illuminato imprenditore, fondatore della Lanerossi, capofila dell’industrialità italiana, che fece di Schio una città-modello, fiorente e all’avanguardia. Fu proprio il nipote di Rossi, nel 1906, in una Schio che nel XIX secolo sfoggiava già 3 sale ed era scena di un sempre crescente fermento culturale, a istituire la Cooperativa per il Teatro Nuovo, con il preciso scopo di offrire ai cittadini un ulteriore palcoscenico. Il progetto affidato all’architetto Ferruccio Chemello, che mescolava le cifre del liberty a quelle del neoclassico, fu portato a compimento in soli 3 anni e il 9 giugno 1909 si inaugurava il Teatro Civico, con in locandina 14 repliche di Mefistofele che attrassero, al punto da istituire treni speciali da Arsiero e Vicenza, spettatori (fino a 1.500 a sera) da tutta la Provincia.
Il Festival DanzaInRete
E ancora oggi è così: il Civico di Schio, con una programmazione di alto livello e un’attività a tutto tondo, strutturata in più locandine e diffusa anche nella centralissima sala del Teatro Astra, è punto di riferimento e di spicco del panorama culturale vicentino, e non solo. Dietro quella deliziosa facciata d’altri tempi -rimasta quella di sempre, come gran parte della struttura, poi ampliata- si nascondono non solo un gioiellino architettonico e un centro di aggregazione come pochi, ma anche un vissuto intenso, variegato e a tratti inatteso. In quel tempio d’ispirazioni, cui soltanto i due conflitti mondiali, un incendio e le difficoltà economiche (che tra i ’50 e i ’70 portarono a convertire la sala in cinema) diedero nei secoli del filo da torcere, precursore del moderno concetto di polifunzionalità, accadeva di tutto. Non solo opera e operetta, ma anche generi popolari come il varietà e meno convenzionali come trasformismo, illusionismo, circo equestre e persino… pugilato e lotta libera.
Ai tempi nostri, dopo che l’edificio fu acquisito dal Comune nel 1981 e salvato dall’abbandono in cui era scivolato, è ancora così. Il “nuovo” Teatro Civico vuole essere uno spazio che possa essere non solo goduto, ma “abitato” da tutti. Una ribalta ma anche una fucina di arte, performance, creatività, riflessioni, progetti che vedano protagonista non solo chi è sul palco. Proprio come il recupero del Teatro, restituito -ancora in rovina (il bel restauro conservativo partì solo nel 2009, con inaugurazione nel 2014)- al pubblico nel 2002 e lanciato nel suo promettente futuro a partire dall’anno successivo, che è stato un recupero partecipato, grazie anche all’appello di Marco Paolini, che in una lettera aperta invitava gli scledensi a prendersene cura. Nacque così un gruppo di lavoro formato da vari professionisti e da cittadini, che prese a “testare” le potenzialità della sala, in una sinergia di opinioni e di intenti che tutt’oggi impregna ogni centimetro quadrato del Civico, sede anche di laboratori, classi di danza, progetti di comunità, iniziative benefiche, conferenze e persino matrimoni. Tutto questo grazie alla Fondazione Teatro Civico di Schio che, in collaborazione con il Comune, le scuole e altri partner, coinvolge 600 persone in percorsi che fanno del teatro un punto di riferimento soprattutto per le giovani generazioni, grazie alla costruzione di un ambiente libero, non giudicante e accogliente.
Più che esauriente risposta alla mission del Civico: la ricerca di un teatro innovativo, come spazio capace di contenere una storia e di rappresentare il passato e il futuro, assieme.
Info e biglietteria:
Fondazione Teatro Civico di Schio, via Maraschin, 19 Schio
– Tel. 0445/525577, www.teatrocivicoschio.net.
CAGLIARI (ITALPRESS) – Smantellato un grosso traffico di marijuana tra la Sardegna e il Nord Italia. Al termine di un’articolata indagine sviluppata negli ultimi anni, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari hanno eseguito una misura cautelare disposta dal G.I.P. del Tribunale del capoluogo isolano a carico di due persone, sospettate di far parte di un gruppo dedito al traffico aggravato di sostanze stupefacenti, con concreto pericolo di reiterazione del reato.
L’inchiesta era partita da un sequestro, avvenuto nel settembre 2020, di 1.220 piante di cannabis riconducibili a un soggetto già noto alle forze dell’ordine. Da quel primo riscontro i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno mappato una fitta rete di piantagioni distribuite nell’entroterra sardo, acquisendo gravi indizi che hanno permesso di ricostruire l’intera filiera: dalla coltivazione alla prima lavorazione, fino alla logistica necessaria per spedire i carichi sulla penisola.
Accertati collegamenti stabili con la provincia di Bergamo, terminale privilegiato di numerose spedizioni camuffate da pacchi commerciali, e all’intenzione del gruppo di estendere la distribuzione verso ulteriori piazze del Nord Italia, in particolare il Piemonte. L’organizzazione avrebbe operato su coltivazioni decentrate e riconfigurabili, contando su contatti fidati e su canali di comunicazione schermati, rivelandosi capace di generare introiti significativi e di espandere la propria attività.
ROMA (ITALPRESS) – La delegazione siciliana di Europa Donna, il movimento voluto da Umberto Veronesi per tutelare i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno, cambia la direzione e raddoppia le sue referenti. Le dieci associazioni siciliane di pazienti con tumore al seno saranno guidate da Enza Marchica ed Ersilia Sciandra; l’annuncio è stato dato nel corso dell’ultima Assemblea nazionale di Europa Donna Italia, a Milano.
“Le associazioni di pazienti lavorano intensamente sul territorio, affiancando e supportando le donne nel loro percorso di malattia – dichiara la neodelegata Enza Marchica, Presidente dell’associazione Il filo della vita di Catania -. Ma se vogliamo raggiungere nuovi traguardi nella prevenzione e nella cura del tumore al seno nella nostra Regione, è fondamentale fare rete: solo così, crediamo, è possibile farsi sentire e agire in modo più incisivo presso le società scientifiche e le istituzioni sanitarie affinchè le donne siciliane non siano lasciate indietro”.
“Le associazioni siciliane sono le protagoniste della Delegazione – prosegue Ersilia Sciandra, fondatrice e presidente dell’associazione Progetto Luna ODV – e insieme ci impegneremo per avere una buona presenza sui tavoli istituzionali con un unico obiettivo: migliorare l’accesso e la qualità delle cure e della vita delle donne che convivono con un tumore al seno. Alcune associazioni della delegazione siciliana collaborano già con i centri di senologia multidisciplinari (Breast Unit) e le oncologie degli ospedali, e questo elemento facilita ulteriormente l’identificazione delle aree di miglioramento necessarie”.
“Siamo certe che le neodelegate siciliane – commenta Loredana Pau, vicepresidente di Europa Donna Italia e coordinatrice della rete associativa – porteranno avanti un lavoro prezioso di ascolto e di advocacy, nel solco della strada percorsa fino ad oggi, e che la doppia guida aiuterà a presidiare meglio il territorio. Europa Donna Italia sarà al loro fianco, offrendo tutto il supporto necessario per essere interlocutrici sempre più autorevoli nella relazione con la comunità sociale, scientifica, e con le istituzioni”.
“Crediamo che il volontariato qualificato – prosegue la presidente Rosanna D’Antona – possa configurarsi sempre più come una rappresentanza significativa, credibile e indispensabile per sottolineare la voce delle pazienti in tutte le sedi opportune anche a livello locale. La delegazione siciliana si aggiunge a quelle già attive in altre undici Regioni italiane e, tutte insieme, le Delegate costituiscono il nuovo Comitato per le Politiche Regionali di Europa Donna Italia, in cui cooperano attivamente per favorire scambi e soluzioni a livello regionale per dare risposte efficaci ai bisogni delle pazienti”.
Le dieci associazioni che fanno parte della Delegazione siciliana di Europa Donna Italia sono: aBRCAdabra – Sicilia; A.D.O.S. Italia, Gela (CL); Altea, Donnalucata (RG); A.M.A.M.A’, Leonforte (EN); ANGOLO Onlus, Siracusa (SR); Il Filo della Vita ODV, Catania (CT); No SerradifalKo Onlus, Serradifalco (CL); Progetto Luna ODV, Caltanissetta (CL); Ricominciamo da Isabella, Piazza Armerina (EN); Sicilia Donna, Avola (SR).
ROMA (ITALPRESS) – Il Premio giornalistico TG Poste torna alla ribalta con la seconda edizione dell’iniziativa promossa da Poste Italiane per scoprire e valorizzare giovani talenti del mondo dell’informazione che sappiano proporre tecniche e linguaggi narrativi innovativi. Il Premio è aperto agli studenti delle scuole di giornalismo, professionisti e pubblicisti al di sotto di 30 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti o praticanti nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Odg che nei dodici mesi precedenti abbiano realizzato e pubblicato almeno dieci prodotti giornalistici.
La formula originale del Premio prevede che i candidati si misurino proponendo un breve video di presentazione e un servizio giornalistico inedito per carta stampata o testate web, telegiornale o contenuto informativo video per i social media che – ispirandosi anche a fatti di cronaca e attualità – tratti argomenti attinenti ai principali settori nei quali opera Poste Italiane: Innovazione, trasformazione digitale; Economia sostenibile, territori, progetto Polis; Corrispondenza, pacchi, e-commerce. Per le candidature è stato realizzato un sito dedicato all’indirizzo premiotgposte.posteitaliane.it.
I tre vincitori, uno per categoria, selezionati da una giuria tecnica, avranno l’opportunità di vivere un’esperienza professionale nell’area Comunicazione di Poste Italiane. Sarà poi la giuria di eccellenza, formata dai direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane, nazionali e locali, a scegliere il vincitore del Premio TG Poste 2025, che riceverà una borsa di studio per frequentare un corso di alta formazione giornalistica all’estero.
Il TG Poste, il telegiornale di Poste Italiane, è visibile negli uffici postali e sui siti web dell’azienda, e va in onda ogni giorno in diretta alle 12 aprendo una finestra sul mondo per offrire una panoramica sui più importanti fatti dell’attualità economica, politica e culturale italiana e internazionale, approfonditi grazie al contributo di esperti e firme del giornalismo, proponendo poi in ciascuna edizione focus tematici sulle iniziative e sul business della più grande azienda italiana.
ROMA (ITALPRESS) – L’esecutivo si conferma perno della forma di governo parlamentare, mentre Camera e Senato si adoperano per far rispettare le proprie prerogative, anche se con strumenti diversi o riadattati rispetto al disegno costituzionale originario che delinea una più rigida separazione dei poteri. Queste le primissime impressioni che emergono dall’analisi “Vecchi e nuovi trend dell’attività legislativa”realizzata da Insight Lab, il Centro studi di Bistoncini Partners, prima società di lobbying nata in Italia nel 1996.
L’analisi ricostruisce in termini statistici le dinamiche di collaborazione tra Governo, Parlamento e Quirinale, prendendo in esame gli ultimi tre esecutivi (Conte II, Draghi e Meloni), incrociando dati sull’iter legislativo e sul sindacato ispettivo, con un particolare focus relativo alla manovra finanziaria, strumento normativo centrale di ogni legislatura dal 2001. La collaborazione tra esecutivo e legislativo, basata sulla condivisione dei programmi e delle tematiche trattate, conferma che l’iniziativa legislativa efficace rimane di gran lunga in capo al Governo, che si aggiudica una quota “fissa” intorno al 70% del totale.
E’ da segnalare però un concreto attivismo parlamentare sul fronte dell’iniziativa legislativa che sale ad oltre il 30% del totale delle leggi approvate in aumento rispetto al Governo Draghi (15%) e al Conte II (10.7%) la cui azione è stata però strettamente legata all’emergenza Covid.
“Il Governo mantiene l’autonomia dell’iniziativa legislativa, fenomeno che accomuna tutti i Paesi europei indipendentemente dalla loro forma di governo – afferma Fabio Bistoncini, Presidente e Fondatore di Bistoncini Partners. Ma, in tutta sincerità, non ci aspettavamo una percentuale 70/30, dalla quale si evince comunque una certa rilevanza nell’iniziativa parlamentare. Analizzando però la portata e il tenore delle dei temi dell’attività parlamentare, notiamo una riduzione del loro peso specifico in termini di significato politico”.
Un ulteriore elemento di interesse è la diminuzione del numero di decreti-legge non convertiti, che vanno per la quasi totalità a confluire in ulteriori decreti già all’esame del Parlamento. L’esecutivo Meloni appare seguire le indicazioni del Quirinale nel ridurre drasticamente il numero di cosiddetti decreti minotauro e all’eterogeneità del contenuto dei DL. Nonostante l’apprezzata sostanziale diminuzione del numero di DL approvati dal Governo ciò ha nei fatti mantenuto elevato il lavoro delle Commissioni parlamentari in sede di conversione in legge, conseguenza non voluta, si accompagna il permanere di una costante pressione sul Parlamento in termini di “ingorgo” dei decreti-legge, dal momento che persiste un cospicuo utilizzo della decretazione d’urgenza (anche se ridotto rispetto ai picchi del Governo Draghi) con la quasi totalità dei decreti che ha adesso un iter autonomo di conversione. Il numero di DL all’esame delle Camere, se da una parte comprime le possibilità per il Parlamento di ritagliare tempo per i propri progetti di legge, permette a deputati e senatori di intervenire in fase emendativa con tempistiche più consone. Si conferma infine quello che la letteratura indica come monocameralismo di fatto, che si concretizza in un numero in ogni caso ridotto di letture di modifica oltre il primo passaggio parlamentare (Conte II 3,2%, Draghi 5,8%, Meloni 6,7%).
Questo fenomeno, che a prima vista sembrerebbe comprimere la possibilità di un ampio esame da parte di entrambi i rami del Parlamento, nei fatti potrebbe anche rappresentare un elemento di efficientamento dell’iter, funzionale a ridurre le tempistiche di approvazione dei provvedimenti e ad evitare il deprecato abuso della navetta parlamentare. Dall’analisi emerge che gli apparati legislativi del Governo fungano sempre più da “regia” dei provvedimenti normativi in Parlamento, preferendo chiudere i principali dossier in una sola lettura, al fine di ridurre la possibilità che i provvedimenti – anche a causa della navette – possano subire rallentamenti.
Il numero ridotto di letture di modifica che vanno oltre il primo passaggio parlamentare, sintetizzabile con l’espressione “monocameralismo di fatto”, è una tendenza – afferma Fabio Bistoncini, Presidente e Fondatore di Bistoncini Partners – che ha avuto il suo apice durante l’emergenza Covid ma che è andata consolidandosi anche nell’esecutivo presieduto da Mario Draghi e quello attuale, nonostante le condizioni politiche molto diverse, una maggioranza trasversale quella di Draghi e una di matrice puramente politica come quella che sostiene il Governo Meloni.
Dall’analisi degli atti emerge, rispetto al passato, un forte incremento del numero di atti di indirizzo (strumenti che impegnano il Governo a seguire una determinata linea di policy), soprattutto se comparati agli strumenti di controllo (interrogazioni e interpellanze).
In particolare, si osserva un ruolo di primo piano degli ordini del giorno, che superano per numero di presentazione pro capite le interrogazioni a risposta scritta, che un tempo rappresentavano l’atto parlamentare più frequente per dare voce alle constituency di riferimento. Ciò può spiegarsi con la maggiore efficacia percepita dell’odg rispetto ad altri strumenti, soprattutto in termini di comunicazione politica, vista la più concreta possibilità di ottenere un dibattito in Parlamento che, a sua volta, può prendere forza mediatica, in particolare sui media digitali. Inoltre, gli odg sembrano essere divenuti un vero e proprio terreno di “scontro politico”, come dimostrano le modifiche restrittive al regolamento della Camera e soprattutto il dato relativo al numero di odg presentati dalle opposizioni e accolti, che scende sotto il 30% (era a più del 60% nella passata legislatura). Il focus sulla Legge di Bilancio avvalora l’ipotesi di un notevole “attivismo” del Parlamento in sede emendativa, soprattutto nell’ambito della discussione del principale strumento normativo dell’anno. L’esame della Legge di Bilancio 2025, la prima in cui l’attuale maggioranza parlamentare ha potuto realmente incidere, conferma questo fenomeno: si segnalano infatti un lieve incremento del numero di emendamenti pro capite rispetto al passato e un sensibile aumento della capacità delle Camere di modificare il contenuto della manovra, arrivando a raddoppiare il testo in termini di numero di commi. Il focus sulla manovra finanziaria, inoltre, conferma la tendenza del crescente utilizzo degli odg come “terreno di dibattito”, oltre che il rafforzamento del monocameralismo di fatto: l’ultima manovra del Governo Meloni, difatti, è arrivata a impegnare la Camera per quasi due mesi, lasciando al Senato ben poco tempo per un esame compiuto in seconda lettura.
La Legge di Bilancio è uno di quegli atti, forse quello più rilevante, attraverso il quale il Parlamento mostra la propria autonomia all’esecutivo – afferma Fabio Bistoncini, Presidente e Fondatore di Bistoncini Partners. 4Al di là del numero di commi, il potere che il Parlamento esercita è strettamente legato al tetto di spesa indicato dal Governo, generalmente, è inversamente proporzionale alla sua forza: un Governo debole aumenta il tetto di spesa, al contrario un Governo forte come quello presieduto a Giorgia Meloni, lo riduce Al contrario delle passate legislature, in cui si osservavano picchi di cambi di gruppo parlamentare proprio a ridosso delle transizioni tra i diversi governi (tecnici, di scopo, di unità nazionale, ecc.), nella XIX legislatura si osserva una notevole stabilità, con cambi sporadici, a riflettere la natura “politica” dell’attuale esecutivo, sostenuto da una maggioranza coesa, uscita compatta dalle elezioni del 2022. ‘Il quasi annullamento dei cosiddetti “cambi di casacca” – afferma Fabio Bistoncini, Presidente e Fondatore di Bistoncini Partners – è il segnale di una stabilità politica frutto dell’assoluta corrispondenza tra la maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni dell’ottobre 20222 e la compagine dell’attuale Governo’.