martedì, Novembre 3, 2026
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Antartide, dal permafrost emerge carbonio da sorgenti geologiche profonde

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(Adnkronos) – Dal permafrost emerge carbonio geologico profondo: nella Taylor Valley le emissioni di anidride carbonica sono aumentate di oltre cinque volte. È quanto emerge dallo studio ‘Rapid Increase in Geogenic CO2 Emissions from Antarctic Permafrost’, pubblicato sulla rivista Global Biogeochemical Cycles. La ricerca è stata condotta da un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e delle Università di Otago e Waikato (Nuova Zelanda) nella Taylor Valley, una delle principali aree libere dai ghiacci delle McMurdo Dry Valleys (continente antartico). 

I risultati evidenziano un marcato aumento del degassamento del suolo: le analisi geochimiche condotte nel 2020, nel 2023 e nel 2025 indicano un importante contributo di carbonio proveniente da sorgenti geologiche profonde. In dettaglio, il flusso medio di anidride carbonica è passato da 1,73 grammi per metro quadrato al giorno nel 2020 a 9,49 nel 2025, con un incremento di circa 5,5 volte. Nello stesso periodo, il valore massimo misurato è cresciuto da 11,36 a 72,99 grammi per metro quadrato al giorno. L’incremento interessa sia i valori estremi, sia l’intera distribuzione dei flussi osservati.  

“Oltre alla presenza di maggiore CO2 nel 2025 rispetto al 2020 e al 2023 – spiega Livio Ruggiero, geochimico dell’Istituto di Geoscienze del Cnr (Cnr-Geo) e associato di ricerca presso l’Ingv – le campagne ripetute mostrano un cambiamento marcato e coerente del degassamento in specifiche aree della Taylor Valley. Ciò che emerge è che il permafrost antartico può essere attraversato da carbonio proveniente da sistemi molto più profondi. Questa indicazione impone di ampliare il modo in cui consideriamo il ciclo del carbonio in Antartide: non sussistono unicamente processi atmosferici, biologici e superficiali ma anche connessioni con il sottosuolo geologico e idrologico”. 

A fornire indicazioni decisive sull’origine dei gas sono state le analisi molecolari e isotopiche di anidride carbonica e metano. La maggior parte dei campioni analizzati indica che la presenza di gas non deriva semplicemente da un’attività microbica in superficie, suggerendo la chiara provenienza dalle profondità del sottosuolo.  

“La firma isotopica, cioè ‘l’impronta digitale’ chimica che rivela l’origine del carbonio, rappresenta uno degli elementi chiave del lavoro – sottolinea Alessandra Sciarra, prima ricercatrice dell’Ingv – I risultati dimostrano che una quota importante del carbonio rilevato nel suolo non è prodotta da microbi o vegetazione in superficie ma ha un’origine geologica profonda. Grazie alla combinazione di analisi chimiche e tracciamento isotopico siamo riusciti a ricostruire il percorso di questi gas che risalgono dalle viscere della Terra e riescono a filtrare fino in superficie attraversando il permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato”. 

La struttura sotterranea della Taylor Valley è particolarmente complessa: comprende uno strato di permafrost non uniforme, sacche d’acqua ad alta concentrazione salina e una fitta rete geologica e idrica. Studi geofisici precedenti avevano già segnalato la presenza di fluidi al di sotto del terreno congelato: vere e proprie riserve o ‘autostrade’ sotterranee lungo le quali i gas profondi possono risalire. Tuttavia, gli autori sottolineano che i dati disponibili non consentono ancora di individuare una singola via di risalita o uno specifico meccanismo responsabile delle anomalie superficiali. 

Lo studio non attribuisce direttamente l’aumento osservato allo scongelamento del permafrost. Temperatura del terreno, contenuto d’acqua e spessore dello strato attivo non sono stati misurati sistematicamente in tutte le campagne e non è quindi possibile stabilire una relazione causale diretta tra l’aumento dei flussi e il riscaldamento superficiale. Le ricerche future si concentreranno sullo studio dei canali idrici sotterranei, sulle variazioni di pressione che spingono i fluidi e sulle modifiche nella permeabilità del terreno, elementi chiave per capire come il gas risale in superficie.  

I risultati indicano quindi l’esistenza di un meccanismo di rilascio del carbonio antartico ancora scarsamente rappresentato nelle attuali ricostruzioni del ciclo del carbonio alle alte latitudini. La sua estensione spaziale e la sua persistenza nel tempo restano da determinare. Gli autori evidenziano la necessità di ampliare le osservazioni attraverso monitoraggi stagionali e pluriennali, misure della temperatura e dell’idrologia del permafrost e indagini geofisiche in grado di ricostruire la connessione tra le anomalie superficiali e i sistemi fluidi profondi.  

“Questo studio mostra quanto sia essenziale osservare l’Antartide come un sistema integrato, nel quale atmosfera, criosfera, idrosfera e geosfera interagiscono tra loro – conclude Fabio Florindo, presidente dell’Ingv e coautore dello studio – La capacità di combinare osservazioni di terreno, geochimica, analisi isotopiche e indagini geofisiche permette di riconoscere processi che fino a pochi anni fa erano difficilmente osservabili. È anche un risultato che conferma il valore della ricerca italiana in Antartide e l’importanza di programmi di lungo periodo capaci di tornare negli stessi luoghi, misurare i cambiamenti e comprenderne i meccanismi”. 

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sostenibilita

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Maria Esposito è Melania Rea: “”Spero che questa storia possa salvare tante ragazze e ragazzi””

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Maria Esposito racconta all’Adnkronos come ha affrontato il ruolo di Melania Rea, vittima di femminicidio nel 2011, per la serie di Hbo Max, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma: “Ho avuto paura, ho sentito un grandissimo senso di responsabilità”, dice l’attrice, che ha condiviso il set con Daniele Rienzo che ha interpretato Salvatore Parolisi. “Ho pensato di non accettare questo ruolo perché è un ‘personaggio’ estremamente distante da me, ho avuto paura”, ammette all’Adnkronos. La serie arriva il 6 novembre su Hbo Max. (di Lucrezia Leombruni)

‘Non è l’inferno’, dopo 14 anni Emma torna virale per raccontare le proteste contro il caro vita

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(Adnkronos) –
Era il 2012 quando Emma saliva sul palco del Festival di Sanremo con ‘Non è l’inferno’, il brano con cui ha ottenuto la vittoria. La canzone, destinata a far discutere, raccontava le difficoltà di chi, in piena crisi economica, faticava ad arrivare a fine mese. Tra stipendi insufficienti, spese insostenibili e la difficoltà di mantenere una famiglia, Emma aveva portato sul palco dell’Ariston un quadro preciso delle famiglie finite in ginocchio dalla crisi economica che ha colpito l’Italia nel 2011.  

“Se tu che hai coscienza guidi e credi nel paese/Dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare/Per pagarmi dove stare, dimmi che cosa devo fare”, cantava Emma nel ritornello, lanciando un grido d’allarme a chi governava e guidava il Paese. 

 

 

A distanza di anni, ‘Non è l’inferno’ è tornato attuale. Il brano è stato riscoperto alla luce delle recenti proteste nel Sud Italia degli autotrasportatori contro il caro carburanti, e più in generale, il caro vita. Basta aprire TikTok che l’algoritmo riporta alle immagini degli agricoltori che, in lacrime, bloccano le autostrade, sperando di essere visti e ascoltati. Il brano è diventato così la colonna sonora delle mobilitazioni che continuano a bloccare l’Italia, senza accennare a fermarsi.  

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spettacoli

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Caro Vita: Palmisano (M5S), “Sud in crisi tra carovita e proteste, governo Meloni muto”

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“Il Sud è in crisi: autotrasportatori, agricoltori, produttori sono scesi in piazza per manifestare in maniera credo dignitosa, e noi eravamo accanto a loro in queste piazze e stiamo cercando di gridare la loro voce anche qui al Parlamento europeo”. Lo ha dichiarato l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Valentina Palmisano, intervenendo a Strasburgo sulle proteste contro il carovita e il caro carburante nel Mezzogiorno. Palmisano ha denunciato come le richieste del comparto siano “strofinate dal carovita e dal carocarburante”, impedendo a famiglie e lavoratori di far fronte alle esigenze quotidiane e di sopravvivere dignitosamente.

Gli studenti albanesi contro Edi Rama e la corruzione, violenti scontri a Tirana

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Anche in Albania gli studenti sono scesi in piazza a Tirana nel week end per protestare contro il governo del premier Edi Rama. Nei video, diffusi sui social dai collettivi studenteschi, scene di guerriglia urbana: sono 194 le persone fermate. Le manifestazioni studentesche seguono le proteste esplose contro un progetto edilizio sostenuto dal genero del presidente Trump, Jared Kushner.

Morta a 42 anni Kyle Kennedy, era la nipote di Bobby e Ethel Kennedy

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(Adnkronos) – È morta a soli 42 anni Kyle Kennedy, figlia di Michael Kennedy e una dei 34 nipoti di Robert F. “Bobby” Kennedy, fratello del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, ed Ethel Kennedy. Lo riporta la rivista People: il decesso si è verificato lo scorso 21 settembre nella casa della donna a Westwood, in Massachusetts, come riportato nel suo necrologio. 

Educatrice di professione, sempre al servizio di bambini svantaggiati e con situazioni di disabilità, era nata il 6 luglio 1984 a Washington, D.C., da Michael (scomparso nel 1997) e Victoria Denise Gifford. Nell’agosto del 2012 ha sposato Liam
Kerr al Fairmont Copley Plaza di Boston. Negli anni successivi, la coppia ha avuto tre figli. Prima due gemelli, Conor e Josie, ma la piccola è tragicamente scomparsa pochi giorni dopo la nascita, e poi due anni più tardi è arrivato Declan. Nel necrologio, Kerr viene indicato come “ex marito” di Kyle. 

Negli ultimi anni della sua vita si legge sempre nella nota, Kyle ha vissuto in una condizione di paralisi a seguito di una grave lesione al midollo spinale subita nel 2020. Si tratta dell’ennesima morte all’interno della famiglia Kennedy: solo lo scorso dicembre era venuta a mancare a 35 anni a causa di una leucemia Tatiana Celia Kennedy Schlossberg. La nonna, Jacqueline Kennedy, era deceduta a sua volta per un linfoma. 

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internazionale/esteri

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Proteste in Francia, Lecornu: “Violenze iniziate da subito, modalità senza precedenti”

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(Adnkronos) – Il premier francese Sébastien Lecornu ha parlato oggi di “modalità operativa” senza precedenti all’origine delle violenze del 17 ottobre in Francia. “Per la prima volta”, le violenze sono iniziate fin dall’inizio del corteo e non alla fine come in precedenza. 

“Lo abbiamo visto a Marsiglia fin dal mattino: un certo numero di individui violenti dell’estrema sinistra e dell’ultra-sinistra hanno agito in gruppo per seminare violenza in modo metodico”, ha spiegato. Il primo ministro ha anche parlato di
“pianificazione (…) di uno schema insurrezionale guidato da gruppuscoli di estrema sinistra e di ultra-sinistra”. L’incendio del municipio di Limoges “ne è un esempio”, ha affermato all’Assemblée Nationale, assicurando che le autorità ne forniranno le prove. 

Lecornu ha poi annunciato un dispositivo di sicurezza “massiccio” per la ‘Fase II’ della mobilitazione prevista per sabato prossimo mentre ha ammesso che alcune cose “non hanno funzionato” durante la mobilitazione contro il carovita. Il premier francese ha innanzitutto fatto riferimento alla “capacità dei nostri servizi di intelligence di vedere tutto: i nostri servizi hanno visto molte cose, ma non tutto”, ha poi dichiarato, intervenendo all’Assemblea Nazionale. Lecornu ha quindi deplorato “un dispositivo troppo statico e non abbastanza mobile a Parigi”. Infine, ha parlato della mobilitazione delle forze, forse insufficienti. “Il ministro dell’Interno ha deciso di non annullare i permessi di lunga durata per i gendarmi, sottoposti a forte pressione”. Sébastien Lecornu ha accolto con favore questa scelta. 

Intanto sarà ancora coprifuoco notturno a Lione. In una parte del centro della città la misura sarà in vigore dalle 21 di questa sera fino alle 6 di domani mattina, riferisce Bfmtv sulla base di quanto reso noto dalla Prefettura. Nel frattempo centinaia di studenti hanno manifestato pacificamente a Lione e nella periferia della città, riferiscono i media francesi. Secondo la Prefettura del Rodano, che aveva autorizzato la protesta, circa 750 persone hanno risposto all’appello dell’unione studentesca Unef e del Nouveau Parti anticapitaliste e hanno sfilato in corteo per tre chilometri da Vénissieux alla zona sudest di Lione. 

 

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internazionale/esteri

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Coro Scaligero dell’Alpe, ottant’anni celebrati in Regione: il 14 novembre al Filarmonico

Il Coro Scaligero dell’Alpe festeggia ottant’anni tra Venezia e Verona. La formazione diretta da Matteo Bogoni si è esibita a Palazzo Ferro Fini davanti a consiglieri e assessori. Il percorso dell’anniversario proseguirà il 14 novembre con un concerto al Teatro Filarmonico, nella città dove il gruppo nacque.

Quattro brani del repertorio hanno accompagnato la celebrazione nella sede del Consiglio regionale del Veneto. Ad accogliere i cantori sono stati il presidente dell’assemblea Luca Zaia e il consigliere Alberto Bozza, che ha promosso l’iniziativa. L’incontro ha portato in una sede istituzionale una storia musicale iniziata nel secondo dopoguerra.

Coro Scaligero dell’Alpe, dal 1946 al concerto di novembre

Secondo ViPiù.it, Zaia ha richiamato il ruolo della formazione nella tradizione corale veneta e la sua capacità di coinvolgere generazioni differenti. Il riconoscimento riguarda quindi la continuità di un’attività che unisce esecuzione musicale e trasmissione del patrimonio popolare.

Fondato a Verona nel 1946, il coro ha scelto i canti popolari e alpini come nucleo del proprio percorso. Concerti, rassegne e appuntamenti culturali ne hanno scandito l’attività, mantenendo un rapporto con le comunità montane e con le loro memorie musicali. Ottant’anni dopo la nascita, quel repertorio continua a essere affidato alla pratica collettiva del canto.

Matteo Bogoni guida il gruppo dal 2002. Il maestro ha già diretto il coro della Brigata Alpina Julia: la sua esperienza accompagna un lavoro che comprende la conservazione dei brani tradizionali e l’apertura a nuovi coristi e ascoltatori.

Il ritorno sul palco veronese

La tappa veneziana sarà seguita il 14 novembre dall’appuntamento al Filarmonico. Il concerto consentirà di riportare la ricorrenza a Verona, collegando il passato della formazione alla sua attività presente. Nell’annuncio non sono precisati l’orario della serata né le modalità d’ingresso.

Il teatro attraversa intanto una stagione che affianca linguaggi musicali diversi. Dal 25 ottobre al 1° novembre il dittico Jeu de cartes e Amelia al ballo accosterà balletto e opera, prima della successiva celebrazione dedicata alla coralità popolare.

Vannacci: “Terrorismo a Milano, andremo a prendere i delinquenti uno a uno”

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(Adnkronos) – “Questo è terrorismo in piazza e la risposta deve essere il pugno duro”. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, collegandosi da remoto per presentare la proposta di legge di FN sull’ordine pubblico si esprime così sulle violenze che nel weekend hanno devastato Milano. “Non c’è nulla di inatteso. Sono anni che siamo invasi da nullafacenti e anni che la sinistra soffia su questo vento di rivolta” per fini elettorali. “Ricordo che a Milano spazi devastati sono stati quelli come la Champion. Strano che non sono stati presi d’assalto panetterie. La fame di giustizia sociale passa poi per sneaker firmate”, dice, affermando che “gli atti criminali non si combattono con fiori e interrogazioni parlamentari ma con i fatti”. Servono “pene severissime”. 

“Saremo noi a terrorizzare i delinquenti, li andremo a prendere uno a uno” e faremo “pagare loro la distruzione che hanno causato. “Sono anni che questa ipodestra non fa quasi nulla. Non ha preso alcun provvedimento efficace. La dimostrazione è quello che è successo a Milano”, prosegue. 

E’ necessario il fermo preventivo per minorenni? “Certamente siamo d’accordo”, dice riferendosi a nuove misure al vaglio. “Dobbiamo smetterla di subire e dobbiamo prevenire questi eventi. La migliore vittoria è quella che si ottiene senza sparare un colpo. Lo avevamo già proposto noi, è una corsa all’ultimo fiato per inseguire Vannacci”. 

 

Militari affiancati alle forze di polizia, con poteri di agenti di polizia giudiziaria, per ripristinare l’ordine pubblico, autorizzazione all’uso di proiettili di gomma e unità cinofile per disperdere le folle violente e non meno di sei anni di carcere per chi viene arrestato in flagranza per “delitti contro l’ordine pubblico”. E’ quanto prevede la proposta di legge sull’ordine pubblico di Futuro nazionale, a prima firma Edoardo Ziello, presentata in una conferenza stampa da Roberto Vannacci dopo le violenze di piazza dei giorni scorsi. Una pdl composta da sette articoli in cui, si legge, si risponde “all’urgente necessità di garantire la sicurezza dei cittadini e il supremo interesse dell’ordine pubblico di fronte al rigenerarsi di fenomeni di violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche”. 

Davanti a “indizi idonei” che nel corso di una manifestazione o riunione in luogo pubblico si possano verificare “atti contrari all’ordine e alla sicurezza pubblica, violenze, devastazioni o minacce concrete alla sicurezza e all’incolumità pubblica o delle Forze dell’Ordine – si legge nell’articolo 2 – il Prefetto ha l’obbligo di disporre la partecipazione e l’affiancamento delle Forze Armate alle Forze di Polizia nelle operazioni di mantenimento e ripristino dell’ordine pubblico. Al personale delle Forze Armate impiegato in tali operazioni si attribuisce, per la durata e per le finalità dello specifico servizio, la qualifica e i poteri di ufficiale o agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza”. Sempre nello stesso articolo si autorizza, nelle azioni “funzionali alla dispersione, al contenimento e alla neutralizzazione delle folle violente e dei soggetti inottemperanti agli ordini di scioglimento”, l’uso di: “a) armi e dispositivi di coazione fisica dotati di proiettili di gomma o munizioni ad impatto controllato non letale; b) unità cinofile specializzate per il servizio di ordine pubblico. 

Altro capitolo quello delle pene, con l’articolo tre che prevede una “reclusione non inferiore a sei anni” per “chiunque, nel corso di manifestazioni o riunioni pubbliche, venga arrestato in flagranza per delitti contro l’ordine pubblico, violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale, deviazione d’itinerario con pericolo per l’incolumità pubblica”. 

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politica

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Ucraina, riemerge l’idea dell’inviato Ue

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A Bruxelles torna a circolare l’idea di nominare un inviato speciale dell’Ue per l’Ucraina, che possa parlare a nome dei 27 ad un eventuale tavolo diplomatico con Usa e Russia sul destino di Kiev.

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Estratti audio: archivio audiovisivi Adnkronos. 
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