ALGERI (ALGERIA) (ITALPRESS) – “Credo che prima di parlare di presenza militare europea in Ucraina, bisognerà riflettere molto attentamente”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa a margine degli incontri nell’ambito della sua visita ufficiale in Algeria. “Noi siamo volenterosi per costruire un’Europa più forte, più unita che sia protagonista di relazioni transatlantiche. Io ho sempre detto che sarebbe meglio, finita la guerra, dar vita magari a una zona cuscinetto dove possa esserci una presenza militare sotto l’egida delle Nazioni Unite con una decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu proprio per garantire una pace giusta e duratura”, ha detto il ministro.
Secondo Tajani è “ancora prematuro” parlare di un mese di tregua in Ucraina come proposto dal presidente francese Emmanuel Macron. “Credo che tutto debba essere fatto insieme: Europa e Stati Uniti devono sedersi a un tavolo con Ucraina e Russia per arrivare a una pace giusta e soprattutto duratura, quindi è ancora prematuro vedere cosa fare e come fare. Serve intanto che l’Europa sia unita per garantire l’indipendenza dell’Ucraina”, ha spiegato il ministro.
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Ucraina, Tajani “Riflettere su presenza militare europea”
Auto sulla folla a Mannheim, 2 vittime e 25 i feriti
BERLINO (GERMANIA) (ITALPRESS) – E’ stato arrestato il conducente dell’auto che si è schiantata contro la folla a Mannheim. Lo riferisce il quotidiano “Bild”, precisando che tutti gli snodi stradali che portano fuori città sono controllati dalle forze dell’ordine. Secondo le prime informazioni rilanciate dai media tedeschi, un Suv nero ha percorso a forte velocità la strada pedonale che conduce alla Paradeplatz, investendo i passanti.
Sarebbero almeno due le vittime e 25 i feriti causate dall’auto che si è lanciata sulla folla a Mannheim. Lo apprende ancora la “Bild”, precisando che 15 dei 25 feriti si troverebbero in gravi condizioni. Le forze dell’ordine hanno vietato ai passanti di avvicinarsi all’area dell’incidente, che si trova nella zona pedonale che conduce a Paradeplatz. Il guidatore
del suv nero lanciato sulla folla è stato arrestato, sempre secondo quanto riferito dalla polizia locale.
(IN AGGIORNAMENTO)
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Mercedes-Benz Italia e i Centri di Guida Sicura ACI-SARA proseguono collaborazione
ROMA (ITALPRESS) – Prosegue la collaborazione tra Mercedes-Benz Italia e i Centri di Guida Sicura ACI-SARA di Roma (Vallelunga) e Milano (Lainate), che anche per il 2025, per il quinto anno consecutivo, continueranno a garantire due piattaforme polivalenti per la valorizzazione di prodotti e strategie della Stella nel nostro Paese. Una partnership all’insegna di sicurezza e sostenibilità che da quest’anno estende il proprio impegno anche ai guidatori con disabilità, grazie all’introduzione di due Classe A, equipaggiate con un kit di comandi che rende possibile la partecipazione ai corsi anche per le persone in possesso di patente di guida di categoria B speciale che, in totale sicurezza, potranno seguire il programma standard, sia teorico che pratico, svolgendo tutti gli esercizi previsti. Il set comandi integrato nelle vetture è composto da acceleratore elettronico a comando radio e un freno a spinta in avanti.
“La partnership con i Centri di Guida Sicura ACI-SARA ci offre oggi la grande opportunità di rafforzare il concetto di sicurezza attraverso il nostro impegno nella corporate social responsibility. L’automobile è, infatti, da sempre un simbolo di libertà e autonomia e il nostro impegno è quello di estendere questi valori anche a persone che, ove supportate dagli opportuni dispositivi, sono perfettamente in grado di mettersi al volante, in piena sicurezza, senza alcuna limitazione né barriera” dice Marc Langenbrinck, Presidente e CEO Mercedes-Benz Italia.
“La partnership con Mercedes-Benz Italia S.p.A. è un passo importante per ACI Vallelunga. Con l’integrazione dei veicoli della prestigiosa casa automobilistica nei nostri centri, i nostri corsi di guida sicura saranno ancora più completi, offrendo ai partecipanti la possibilità di apprendere con vetture equipaggiate con le più moderne tecnologie di sicurezza” dichiara Vincenzo Credi presidente di ACI Vallelunga.
-foto ufficio stampa Mercedes-Benz Italia-
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Marsilio “Per le costruzioni in Abruzzo più trasparenza e competitività”
L’AQUILA (ITALPRESS) – È stato sottoscritto oggi il Protocollo d’intesa per la costituzione dell’Osservatorio Abruzzese delle Opere Pubbliche e Private, un importante strumento di monitoraggio e analisi del settore delle costruzioni, promosso da Regione Abruzzo e ANCE Abruzzo, con il coinvolgimento delle Aziende Sanitarie Locali. L’istituzione di una banca dati interattiva, costantemente aggiornata, consentirà di raccogliere informazioni dettagliate sull’andamento del mercato delle costruzioni, sia pubbliche che private, permettendo un confronto con altri contesti nazionali ed europei e favorendo interventi mirati per il miglioramento del settore. Del resto, il comparto edile, che rappresenta il 12% del PIL regionale, riveste un ruolo strategico per lo sviluppo economico e occupazionale dell’Abruzzo.
“Con la firma di questo Protocollo – ha commentato Marsilio – diamo avvio a un sistema innovativo di monitoraggio del settore delle costruzioni, che consentirà di raccogliere dati certi e aggiornati sull’andamento del mercato. L’Osservatorio sarà uno strumento strategico per orientare le politiche regionali e supportare le imprese, per mettere le asl garantendo maggiore trasparenza e competitività nel comparto edilizio.”
Alla conferenza stampa oggi hanno partecipato oltre al presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, il presidente di ANCE Abruzzo, Enrico Ricci, il direttore generale della Regione, Antonio Sorgi, i direttori delle Asl di Chieti, Mauro Palmieri e di L’Aquila, Ferdinando Romano mentre in rappresentanza della ASL di Pescara e Teramo erano presenti i direttori Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, rispettivamente Nicola Briga e Marco Marinelli.
La proposta, avanzata dall’Ance Abruzzo, è stata accolta prontamente dal presidente della Regione, Marco Marsilio, e dalla giunta regionale che, nell’ultima seduta, ha approvato lo schema di protocollo con l’Associazione costruttori, che coinvolge anche le quattro Asl abruzzesi. Attraverso la collaborazione delle Asl, che ricevono le notifiche preliminari dei cantieri come previsto dall’art. 99 del D.lgs. 81/2008, sarà possibile uniformare e digitalizzare i sistemi di raccolta dei dati, rendendoli accessibili ad ANCE e agli attori istituzionali nel rispetto della normativa sulla privacy. Il Servizio regionale Informatica e Statistica curerà l’implementazione del sistema informatico condiviso.
“L’analisi dei dati delle opere pubbliche e private – ha aggiunto il presidente di Ance Abruzzo, Ricci – sarà a tutti gli effetti una banca dati interattiva e costantemente aggiornata. Grazie alle comunicazioni che le imprese inoltrano alle Asl di appartenenza con l’avvio di nuovi cantieri – sottolinea Ricci – saremo in grado di incrociare i dati e raccogliere elementi statistici certi sull’andamento del mercato delle costruzioni, relativo a interventi pubblici e privati, di valutarne i punti di forza e le eventuali criticità su cui intervenire”.
La convenzione tra Regione Abruzzo, Ance Abruzzo e le quattro Asl segna un passo fondamentale per il comparto edile, uno dei capisaldi dell’economia regionale: l’accordo produrrà un report annuale con aggiornamento semestrale sulla base dei dati disponibili che verranno sistematizzati e analizzati per monitorare l’andamento del mercato del mondo delle costruzioni, con fondatezza e precisione.
-foto ufficio stampa Regione Abruzzo-
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Midiri “UniPa a Brancaccio opportunità unica e strategica”
PALERMO (ITALPRESS) – “Al di là dell’esigenza di potere avere ulteriori spazi aula, l’idea in realtà è diventata più ricca e più complessa perché si tratta di un vero e proprio processo di riqualificazione urbana in un quartiere che ha dei problemi come marginalità e inclusione, ma dove insistono anche molti complessi industriali, molti padiglioni che con l’Università di Palermo hanno già fatto degli accordi e che vogliono contribuire positivamente e attivamente alla crescita di un nuovo polo didattico”. Così il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri, a margine della presentazione del progetto “Dove c’è conoscenza, c’è futuro: UniPa per Brancaccio”, che unisce attività didattiche, tecnologie digitali e cultura e con la partecipazione quotidiana della comunità accademica, rafforzando la presenza dell’Ateneo nel quartiere, dando così un ulteriore impulso alla riqualificazione urbana delle periferie e contribuendo attivamente alla trasformazione del territorio. “L’idea – aggiunge – è portare gli studenti, farli stare nelle migliori condizioni possibili. Popolare questo quartiere con i nostri studenti Unipa in un processo che vuole riqualificare Brancaccio, prendendo spunto un po’ da quello che è successo a Scampia a Napoli, con la Federico II, dove i ragazzi oggi vanno con piacere avendo ricreato un nuovo clima, una nuova atmosfera in ambienti che prima erano ovviamente consegnati alla malavita”. xd6/mca2/vbo/gtr
Ansia e attacchi di panico, il legame è stretto
MILANO (ITALPRESS) – Si stima che circa 8,5 milioni di persone in Italia abbiano sofferto almeno una volta nella vita di disturbi d’ansia, la patologia psichiatrica più comune nel nostro Paese. Molto comuni anche disturbi di panico che colpiscono tra i 750.000 e i 2,5 milioni di persone, con una prevalenza maggiore tra le donne. Il legame tra ansia e attacchi di panico e stretto: l’ansia può manifestarsi come una preoccupazione costante e generalizzata, mentre gli attacchi di panico rappresentano picchi acuti di ansia. Le cause degli attacchi di panico sono molteplici e possono includere predisposizione genetica, squilibri neurochimici e eventi traumatici, stress prolungato e particolari tratti di personalità.
L’ansia “è uno stato d’animo che esprime il meccanismo di difesa della mente contro i pericoli, quindi è importantissimo: se ce l’ho, so quello che devo fare e come stare in guardia; se non ce l’ho, mi affido un po’ troppo e rischio di essere in difficoltà”, ha detto Giampaolo Perna, professore ordinario di psichiatria all’Humanitas University e direttore del Mental Health Center del gruppo Humanitas, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
fsc/gsl
Libera compie 30 anni, numero speciale de lavialibera
ROMA (ITALPRESS) – Libera compie 30 anni ed esce un numero speciale de lavialibera, periodico di Libera e Gruppo Abele, dedicato all’anniversario dell’associazione antimafia.
“Il 25 marzo 1995 nasce Libera con una campagna per la raccolta di firme in calce al disegno di legge di iniziativa popolare per il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie – si legge in una nota -. Libera compie trent’anni, trent’anni di un lungo cammino dove sin dall’inizio ci siamo dati un orizzonte d’impegno vasto, scegliendo di appellarci al bene più prezioso, quello da cui dipendono tutti gli altri: la libertà. Libertà dalle mafie, certo. Dalla corruzione, dall’illegalità e dal malaffare”.
“Tra conquiste e nuove sfide, è tempo di muoversi”, è il titolo del numero speciale de lavialibera, periodico di Libera che nasce trent’anni fa, come rete di associazioni, prima realtà nazionale dichiaratamente schierata contro la criminalità organizzata in un clima politico e sociale rovente. Dal 1995 molto è cambiato: le mafie non uccidono (quasi) più, si sono evolute, sono meno riconoscibili e grazie alle moderne tecnologie e a una conoscenza accurata dei sistemi finanziari, tessono alleanze più articolate che in passato. Le bombe non esplodono, ma le persone continuano a subire il potere mafioso. Ciò che sembra mancare è però la forza e la voglia di reagire. “Vediamo prevalere una forma pericolosissima di rassegnazione – spiega Luigi Ciotti nel suo editoriale -. Se i boss sono forti quanto prima e sanno cogliere ancora meglio le opportunità di guadagno; se una parte della politica, dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica è così sensibile alle lusinghe del denaro sporco, allora significa che questo marcio che abbiamo intorno non si può rimuovere, e tanto vale guardare oltre. Il crimine organizzato sembra insomma diventato, agli occhi di molti cittadini e cittadine, un crimine “normalizzato”. E a chi ci dice che tanto le cose non cambieranno, rispondiamo che senza il grande impegno di molti per arginare il malaffare, oggi i parametri dell’illegalità e dell’ingiustizia nel nostro Paese sarebbero ancora peggiori. In questi trent’anni abbiamo saputo cambiare, senza mai perdere di vista la nostra missione originaria: rendere l’Italia un paese libero dalle ingiustizie”.
E allora, come scrive Rosy Bindi, “se vogliamo combattere le mafie che uccidono meno e corrompono di più dobbiamo risvegliare quelle coscienze addormentate e indifferenti e, magari, disponibili a intessere rapporti con il potere mafioso non tanto per paura, ma per convenienza. Forse è più difficile di prima, ma adesso abbiamo trent’anni e siamo maturi per sostenere battaglie più impegnative”.
Nel suo editoriale, la direttrice de lavialibera Elena Ciccarello scrive: “Libera compie trent’anni e lo fa in un momento particolarmente delicato per l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Soffiano venti di revisionismo storico, si stringe la morsa repressiva, prende forma l’attacco ai presidi democratici, sono annunciate alleanze oscure e paci ingiuste. Il sentimento più diffuso tra chi non è già salito sul carro dei vincitori è di sconforto, spesso accompagnato da preoccupazione per ciò che accade e che potrebbe ancora accadere. Eppure, la storia ci insegna che il passato è stato, prima di tutto, un presente fatto di scelte, complicità, attendismi e disobbedienze. Sta a ciascuno di noi decidere da che parte stare”.
Ogni anniversario è l’occasione per ripercorrere i momenti più importanti di una storia intensa: dalle riunioni a Roma per decidere il nome e scrivere lo statuto alle prime conquiste, alle battaglie di oggi. Tra le conquiste entrate ormai nella storia: la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie e la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, ottenuta grazie a una mobilitazione senza precedenti. Senza dimenticare il radicamento territoriale con 20 coordinamenti regionali, 75 provinciali e 295 presidi territoriali e con una presenza in Europa, America Latina e Africa.
Per Nando dalla Chiesa dietro alla nascita di Libera c’è “una miscela irripetibile” e “l’elemento che la rende di granito è proprio costituito dal sentimento collettivo dei familiari, che don Luigi Ciotti ha saputo interpretare in modo magistrale”. Riguardo ai beni sottratti ai mafiosi, Gian Carlo Caselli scrive che oggi “le terre confiscate possono essere assegnate a cooperative di giovani che, lavorandole, realizzano un antimafia che paga in termini di dignità e libertà dalla mafia: il modo più efficace per coinvolgere la società civile in un effettivo impegno antimafia”. Le conquiste del passato sono linfa per le battaglie del futuro. Dalla lotta alla corruzione al contrasto ai crimini dei potenti e dei colletti bianchi. E ancora, la richiesta di trasparenza negli affari pubblici, possibile attraverso il monitoraggio civico. Sul fronte della criminalità organizzata, l’obiettivo primario è ottenere una legge per tutelare madri e i minori che, attraverso il progetto Liberi di scegliere, decidono di allontanarsi dai contesti mafiosi e ricominciare altrove una nuova vita. Come spiega Francesca Rispoli, che affianca Luigi Ciotti alla presidenza di Libera, “è fondamentale un approccio sistemico, che tenga insieme il fronte repressivo con quello preventivo e riconosca il ruolo della cittadinanza come agente lievitante di cambiamento”. Un’azione che valichi i confini nazionali, come dimostra l’attività di Libera internazionale, che sostiene le associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e ambientali, promuove l’uso sociale dei beni confiscati e denuncia la violenza delle mafie a tutte le latitudini.
– foto Ipa agency –
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I cosiddetti Cimbri (prima puntata)
(Articolo di Lucio Panozzo da Vicenza In Centro n. 3-2025).
Trattasi di una popolazione sparsa in un comprensorio di vaste proporzioni che investe tre province venete: Vicenza, Verona, Trento. Si trovano anche in provincia di Belluno, a causa di una migrazione verso la zona del Cansiglio, dove furono chiamati come esperti di boschi e foreste, ma anche della lavorazione del legno; quindi, in questo caso, una parte della popolazione formata da migranti del XIII secolo, affrontò una seconda migrazione nel XIX/XX. Il loro linguaggio è tipicamente germanico, ma col passare dei secoli, stante la loro abitudine di vivere isolati e in assenza di matrimoni misti (i loro insediamenti erano compresi, a macchia di leopardo, in una terra dove si parlava quasi esclusivamente la lingua italiana o più facilmente il dialetto veneto), la loro parlata non è omogenea. S’intendono tutti tra loro, ma ad un orecchio attento, ci sono differenze anche importanti tra una zona e l’altra, ma, come ripeto, tra loro si capiscono. Si pensi che non c’era motivo che un cimbro che viveva a Roana avesse contatti con un suo simile alla Giazza di Verona o in val dei Mocheni in Trentino, non ci si moveva come freneticamente facciamo ora. Consideriamo anche che non imparavano la lingua italiana, tanto è vero che le autorità religiose li fornivano di preti tedeschi, che scendevano a centinaia per questo ministero (il sistema aveva caratteristiche anche di punizione, cioè si trattava nella maggioranza di preti che non si erano comportati bene dalle loro parti e che continuavano anche qui con la loro vita spesso in contrasto coi doveri del ministero. Ripeto, non tutti erano così). Le autorità religiose facevano anche stampare libri da messa e da meditazione-preghiera in lingua tedesca, per facilitare la vita religiosa di questa minoranza. Ma da dove venivano questi Cimbri? Le ipotesi sono molteplici, ed esistono molti lavori di studiosi che se ne sono interessati a partire dai primi studi nel XVIII secolo, continuati nei primi anni del ‘900. Cito per esempio tale Bruno Schweitzer, militare tedesco appartenente alle SS Anenerbe (sezione che si interessava generalmente di cultura, nel nostro caso finalizzata a studiare le popolazioni germanofone sparse in tutta l’Europa, dall’Atlantico agli Urali, a favore della politica espansionistica di tale Adolf Hitler).
Continua nella prossima puntata.
La cappella dimenticata ovvero cappella della Madonna dei Sette Dolori
(Articolo di Adriano Bevilacqua da Vicenza In Centro n. 3-2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).
Era la notte dell’11 Maggio 1825. Nella strada Granda (ora Corso Andrea Palladio) nel tratto chiamato corso del Casìn, al primo piano del palazzo Braschi, nel salone delle feste del casino dei nobili, un uomo avanzava furtivamente, portando una lanterna, oscurata, perchè la luce non filtrasse all’esterno. Era vestito di nero e aveva un cappuccio sulla testa che ne mascherava i tratti. Frugava tutti i mobili senza trovare nulla. Si diresse poi nell’ufficio del direttore.
Sopra alla scrivania vide, pronti per essere consegnati, gli inviti per il grande ballo che si sarebbe tenuto di lì a pochi giorni, in occasione del Corpus Domini del 2 Giugno.
Li sparse e gettò per terra. Aprì tutti i cassetti, cercando freneticamente. Trovò finalmente l’elenco dei cavalieri che avrebbero partecipato al Palio del Corso dei Cavalieri. Gara che si sarebbe tenuta una settimana dopo il grande ballo. Lesse attentamente l’elenco che poi gettò a terra con un gesto di disappunto. Si guardò d’attorno. Prese poi dei pezzi di carta e, alzata l’ampolla della lanterna, accese alla fiammella la carta che teneva in mano. Gettò la fiamma tra le carte sparse a terra e si dileguò nel buio. Le fiamme, alimentate dai bei mobili antichi, invasero presto tutto l’edificio. Nel tempo che l’allarme facesse accorrere i pompieri, il fuoco si era esteso alle case vicine e al magazzino del signor Cesare Nado, negoziante di libri. Il fuoco arrivò anche all’osteria di San Giacomo, che fungeva da albergo e stallo dei cavalli, in quel momento pieno di legna e fieno. Il provvidenziale intervento dei pompieri salvò dal fuoco l’archivio notarile della provincia. Furono stimati danni per Lire 53,850.
Incredibilmente, anzi miracolosamente, non venne intaccata dal fuoco la cappella della Madonna dei sette dolori che si trovava, e si trova ancora, nel cortile, nell’angolo opposto all’androne d’ingresso. In questo palazzo, di stile tardo gotico veneziano del 1480, la famiglia Braschi aveva fatto costruire, nel 1600, questa cappella dedicata alla Vergine dei sette dolori. Dopo l’incendio, gli eredi della famiglia Braschi, con notevole dispendio economico, fecero riparare i danni conseguenti l’incendio e ripristinarono la cappella dotandola di un nuovo altare. I Braschi incaricarono il miglior architetto del momento, Antonio Piovene, che già aveva terminato di progettare il tempietto posto sopra la ghiacciaia del parco di villa Capra (ora parco Querini). L’architetto Antonio Piovene restaurò la cappella e ideò un simulacro di campanile con orologio (orologio rubato da molto tempo) posto sulla parete sopra l’ingresso della cappella. Con l’estinzione della famiglia Braschi questa cappella fu per lungo tempo dimenticata.
Algeria, Tajani “Rafforzare collaborazione in campo economico”
ALGERI (ITALPRESS) – “L’Algeria è fondamentale per il nostro approvvigionamento energetico. Noi siamo grandi clienti di questo Paese. L’interscambio commerciale è di grande importanza, vogliamo continuare anche ad esportare, non soltanto ad importare. Noi esportiamo soprattutto macchinari, dobbiamo fare di più”, Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della sua visita in Algeria.
(Fonte video: Farnesina)
