lunedì, Ottobre 26, 2026
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Bper rafforza ulteriormente proprio profilo Esg, nel 2026 in crescita i rating di sostenibilità

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(Adnkronos) – Nel 2026, Bper ha registrato ulteriori e significativi progressi in materia ambientale, sociale e di governance (Esg), ottenendo un miglioramento nei giudizi espressi da primarie agenzie internazionali di rating, quali Msci, Iss Stoxx e Sustainable Fitch. Contestualmente, è stata confermata la valutazione Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper. I riconoscimenti ottenuti confermano l’efficacia del percorso strategico intrapreso dal Gruppo, che ha integrato gli obiettivi di sostenibilità all’interno del proprio Piano Industriale.Bper ha dimostrato una gestione solida e coerente degli aspetti Esg attraverso numerosi interventi, tra cui l’adozione di un Piano per la riduzione dei consumi energetici, il sostegno alla transizione ecologica di famiglie e imprese tramite un plafond dedicato e il rafforzamento del proprio ruolo di partner strategico sui territori. A ciò si affiancano le iniziative a favore dell’inclusione sociale nelle comunità locali, la promozione della diversità e dell’inclusione all’interno dell’organizzazione e il continuo miglioramento delle pratiche di governance aziendale. 

Nel dettaglio i miglioramenti e le conferme nei rating: Msci: a ottobre 2026, Bper Banca ha ottenuto un Msci Esg Rating pari a “AAA”, su una scala che va da “CCC” (laggard) a “AAA” (leader); Iss Stoxx: a settembre 2026, il Corporate Rating di BPER è migliorato da C+ a B- (su una scala da D- a A+). Inoltre, è stato ottenuto lo status “Prime” e il massimo punteggio in tutte le categorie del Quality Score; Sustainable Fitch: nel 2026 l’agenzia ha confermato l’Entity Rating di Bper Banca S.p.A. a “2” (su una scala da 5 a 1, dove 1 rappresenta il punteggio migliore) e ha incrementato il relativo Entity Score da 63 a 64; Standard Ethics: a ottobre 2026 l’agenzia Standard Ethics ha confermato il Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper Banca a “EEE-” (scala da “F” a “EEE”). La visione di breve e lungo periodo dell’agenzia si mantiene positiva. 

“Gli ulteriori miglioramenti conseguiti nei principali rating Esg confermano la solidità del percorso che abbiamo intrapreso e la crescente integrazione della sostenibilità nei processi aziendali e nelle decisioni strategiche del Gruppo”, ha dichiarato Simone Marcucci, Chief Financial Officer di Bper. “Questi riconoscimenti rappresentano uno stimolo a proseguire con determinazione nel nostro impegno, creano valore sostenibile per tutti gli stakeholder e contribuiscono allo sviluppo dei territori in cui operiamo, coniugando crescita, responsabilità e solidità finanziaria”, conclude Marcucci 

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economia

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Scontro in tv tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola: “Quando parlate, voi giovani, documentatevi. Qui venite preparati”

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(Adnkronos) – “Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? Quindi quando venite qui, venite preparati, dovete
studiare, sennò dite delle sciocchezze che non vi giovano”. Così Bruno
Vespa si è rivolto a Sabrina Brizzola, 24enne coordinatrice dell’Unione degli universitari, nel corso della puntata andata in onda ieri sera su Rai 1 di Porta a Porta.  

La giovane stava parlando del tasso di abbandono scolastico “molto alto in Italia”, quando è stata interrotta dal conduttore: “Visto che lei è informata, la prego di vedersi le statistiche”, dopo averle chiesto più volte – visibilmente innervosito – di non interromperlo. “C’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico. Noi siamo con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione europea”. Da qui la “richiesta” ai giovani di “documentarvi quando parlate”. 

“Posso rispondere?”, ha replicato Brizzola, che infine ha concluso – mentre scorrevano i titoli di coda -: “L’Italia è l’unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che se qualcuno vuole confutarmi sono contenta di ascoltare. Le borse di studio non vengono coperte, le università vengono definanziate”.  

 

Il video dello spezzone dello scontro è stato ricondiviso sui social, tra gli altri anche da Selvaggia Lucarelli, dando vita a discussioni e polemiche.  

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cronaca

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Colamussi (FS Sistemi Urbani): “Più servizi e tecnologia per convincere gli italiani a lasciare l’auto”

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(Adnkronos) – “Asstra deve intercettare sempre più i bisogni degli utenti e cercare di soddisfarli non soltanto garantendo prestazioni migliori, ma anche dotandosi di sistemi tecnologici. Non si tratta soltanto di intelligenza artificiale: questi sistemi devono garantire l’accessibilità e, soprattutto, facilitare l’utilizzo dei mezzi pubblici. Credo che questa sia la ricetta per eliminare dalle strade le auto e i mezzi poco moderni, garantendo non soltanto la sostenibilità economica, ma anche l’abbattimento delle emissioni di CO₂ e contribuendo alla sostenibilità ambientale”. Lo afferma Matteo Colamussi, amministratore delegato di FS Sistemi Urbani, in occasione della 20esima edizione del Convegno nazionale Asstra, in programma il 21 e 22 ottobre al Parco dei Principi Grand Hotel Roma, dal titolo ‘Mobilità di valore, valore alla mobilità’. 

  

Colamussi ha poi sottolineato la necessità di rendere il trasporto pubblico più competitivo rispetto all’auto privata, attraverso il potenziamento dei servizi e la creazione di hub calibrati sulle esigenze dei territori. “Dobbiamo convincere quanti più italiani possibile ad abbandonare l’auto, che resta il principale concorrente del trasporto pubblico, e a utilizzare i mezzi pubblici – ha aggiunto -. Dobbiamo creare hub adeguati al contesto demografico e, soprattutto, cercare di intercettare, con un’offerta variegata, le necessità di un’utenza sempre più dinamica”.  

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economia

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Mistretta (Amat): “Bus elettrici e marketing per convincere gli italiani a lasciare l’auto”

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(Adnkronos) – “In questo momento, grazie a tutte le risorse del Pnrr, le nostre aziende hanno rinnovato per più del 50% il parco mezzi. Abbiamo una flotta efficiente ed ecologica, perché per la maggior parte è elettrica. È quindi il momento in cui potremmo iniziare a invertire questa tendenza e conquistare sempre più persone che oggi utilizzano l’auto privata, perché la ritengono il mezzo più sicuro, ma così facendo generano traffico e inquinamento da CO₂. Dobbiamo riuscire a portarle a bordo del trasporto pubblico”. Così Giuseppe Mistretta, presidente Amat, in occasione della 20esima edizione del Convegno Nazionale Asstra, in programma ieri e oggi al Parco dei Principi Grand Hotel Roma, dal titolo “Mobilità di valore, valore alla mobilità”.  

Mistretta ha sottolineato anche il ruolo del marketing e delle politiche tariffarie per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico locale: “Abbiamo sfruttato l’elasticità della domanda al prezzo con politiche commerciali abbastanza aggressive e siamo riusciti a ottenere risultati molto importanti”. Tra gli esempi citati, le promozioni natalizie, che avrebbero consentito di ottenere un incremento significativo dei risultati. Il presidente ha infine evidenziato la necessità di intercettare i bisogni degli utenti, fermo restando che il presupposto è l’affidabilità del servizio, in termini di frequenza e qualità”. 

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economia

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Ai, Bernabè (Techvisory): “Non possiamo dipendere da fornitori stranieri, servono competenze”

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(Adnkronos) – “In questo momento lo stack dell’intelligenza artificiale che è stato sviluppato dagli Stati Uniti e in parte dalla Cina non è replicabile in Europa né tantomeno in Italia. In termini di sovranità digitale c’è margine per recuperare se riusciremo a sviluppare le competenze critiche che servono a costruire uno stack nel quale siamo in grado di intervenire con flessibilità sulla scelta di singoli pezzi di tecnologia, senza essere dipendenti da fornitori stranieri”. Lo ha dichiarato Franco Bernabè, presidente di Techvisory, a margine dell’evento ‘Intelligenza artificiale e sovranità: l’alternativa è possibile’, organizzato da Agile Lab presso la Scuola superiore di Polizia di Roma. 

Sul tema della dipendenza da fornitori stranieri, Bernabè ha quindi ribadito: “Oggi essere dipendenti da un modello significa dipendere dal proprio fornitore, significa ‘consegnare le chiavi del proprio stabilimento’ al fornitore, cosa che nessuno dei nostri imprenditori ha intenzione di fare”. 

“Di fronte ai temi della sovranità digitale – ha aggiunto – non possiamo porci l’obiettivo di diventare autarchici in termini tecnologici perché è un obiettivo che non possiamo perseguire. Dobbiamo invece porci l’obiettivo di poter cambiare ogni elemento dello stack e soprattutto di dotarci della capacità di sviluppare architetture che ci rendono flessibili nell’acquisto della tecnologia”. 

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economia

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Svelato il Tour de France 2027, partenza da Edimburgo ed epilogo sui Pirenei

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(Adnkronos) – Una partenza da Edimburgo in Scozia, due cronometro individuali e un epilogo atteso sui Pirenei, prima della passerella di arrivo sugli Champs-Élysées. Questo il percorso del Tour de France 2027, svelato oggi a Parigi, che offre un terreno adatto ad ogni tipo di corridore, con l’obiettivo dichiarato di “rimescolare le carte”. Questa 114a edizione prenderà il via dalla capitale scozzese venerdì 2 luglio – la quinta partenza dall’estero negli ultimi sei anni -per concludersi tre settimane dopo sugli Champs-Élysées a Parigi, includendo per la terza volta consecutiva il passaggio sulla Butte Montmartre, ormai diventato un tratto iconico. Negli ultimi due anni, il finale sul pavé di rue Lepic ha assunto le sembianze di una classica, regalando duelli spettacolari tra i migliori ciclisti al mondo, tra cui Wout van Aert, Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar, cinque volte vincitore del Tour. Questo spirito tipico delle classiche caratterizzerà l’intera prima parte del Tour 2027, a cominciare dalle tre tappe iniziali nel Regno Unito – in Scozia e in Inghilterra – e in particolare dall’ultima, che porterà i corridori a Cardiff. 

“Il Galles è come la Liegi-Bastogne-Liegi. I primi dieci giorni sono pensati per favorire un continuo cambio di maglie”, spiega Christian Prudhomme, direttore del Tour, che in un’intervista all’Afp ribadisce la sua “volontà di rimescolare le carte, creando un terreno che offra opportunità a tutti”. Questa logica prosegue fin dall’arrivo in Francia – ripercorrendo, sottolinea Prudhomme- , “il cammino inverso rispetto a quello di Guglielmo il Conquistatore mille anni fa” per la conquista dell’Inghilterra – con una tappa nel Cotentin, lungo l’oceano. “Thierry Gouvenou (l’ideatore del percorso) ha confidato di non aver mai visto prima una tappa con così tanti chilometri lungo il mare. È pensata per i ‘puncheur’, sulla falsariga delle tappe di Rouen ou Boulogne del 2025”. 

 

Anche le tappe con arrivo a Plumelec e a Le Creusot, che prevedono l’ascesa al Signal d’Uchon, si preannunciano troppo impegnative per i velocisti. La prima delle due prove a cronometro in programma è prevista per la settima tappa, tra Blois e Chambord. “È la crono dei castelli: magnifica, 38 chilometri completamente pianeggianti”, afferma Prudhomme. Segue quella di Tolosa, all’inizio della terza settimana: un tracciato lineare di 33 chilometri che include però la ripidissima salita di Pech David, una scoperta recente. Si arriva così a un totale di 71 chilometri, la distanza complessiva maggiore dal 2012; un dato che farà certamente la gioia del grande specialista della disciplina, Remco Evenepoel, secondo classificato alle spalle di Pogačar l’anno scorso. Per quanto riguarda l’alta montagna – con un totale di 28 colli – bisognerà attendere l’arrivo al Grand Colombier, durante la nona tappa, prima di due frazioni sulle Alpi. 

Queste ultime si preannunciano estremamente insidiose, in particolare per la doppia scalata della salita di Domancy – sede, a settembre, della prova in linea dei Campionati del Mondo – e per l’arrivo, il giorno seguente, a Les Saisies. Si nota però l’assenza di una salita mitica, del calibro del Galibier, dell’Izoard o dell’Alpe d’Huez. “Se si vogliono scoprire altri valichi, bisogna accettare il fatto che non ci siano sempre i più celebri”, sostiene il direttore del Tour. “Significa anche uscire dai sentieri battuti. Ci sono stati anni in cui non figuravano né il Galibier, né il Tourmalet, né l’Alpe d’Huez, né il Ventoux. In questa edizione troveremo i valichi del futuro, altrettanto temibili. E ci sarà il Tourmalet”. Il gigante dei Pirenei sarà il fulcro di quella che si preannuncia come la tappa regina, la diciottesima: un percorso che include il Col du Soulor, il Tourmalet, la Hourquette d’Ancizan e l’ascesa finale verso Saint-Lary-Soulan, al Col du Portet – il punto più alto del Tour (2.215 m) – per un dislivello complessivo di 5.400 metri. La penultima frazione, con arrivo a Libourne, sarà terreno per i velocisti, prima del gran finale del giorno successivo a Parigi, che vedrà il ritorno della Butte Montmartre, ormai diventata una delle principali attrazioni del Tour de France.  

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sport

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Esofagite eosinofila, risultati positivi per tezepelumab in fase 3

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(Adnkronos) – I risultati completi positivi dello studio di fase III Crossing hanno mostrato che tezepelumab ha raggiunto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti negli endpoint co-primari di remissione istologica e nella riduzione della frequenza e severità della disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione, negli adolescenti e nei pazienti adulti con esofagite eosinofila (EoE) sintomatica e non controllata nonostante il proseguimento delle terapie di base. Lo comunica AstraZeneca in una nota. Questi miglioramenti – si legge – sono stati osservati alla settimana 24 con entrambi i dosaggi valutati rispetto al placebo. L’efficacia è stata mantenuta con entrambi i dosaggi fino alla settimana 52, come rilevato attraverso gli endpoint secondari chiave. I risultati dello studio Crossing sono stati presentati nell’ambito di una presentazione orale late-breaking alla United European Gastroenterology Week 2026 tenutasi a Barcellona, in Spagna. 

Il trattamento con tezepelumab, somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane – riporta la nota – ha consentito di raggiungere la remissione istologica alla settimana 24 nel 64,8% dei pazienti trattati con la dose da 210 mg e nel 68,9% di quelli trattati con la dose da 420 mg, rispetto al 3,5% dei pazienti nel gruppo placebo (p<0,001). Tezepelumab ha inoltre ridotto, rispetto al basale, la frequenza e la severità dei sintomi della disfagia di 18,8 punti (con la dose da 210 mg; p=0,049) e di 22,0 punti (con la dose da 420 mg; p<0,001), rispetto a una riduzione di 14,7 punti con placebo, secondo quanto misurato attraverso il Dysphagia symptom questionnaire (Dsq), un questionario di outcome riferito dal paziente. Questi risultati sono stati mantenuti fino alla settimana 52, come valutato negli endpoint secondari chiave: il 67,8% (dose da 210 mg) e il 63,3% (dose da 420 mg) dei pazienti trattati con tezepelumab hanno raggiunto la remissione istologica, rispetto al 5,4% di quelli che hanno ricevuto placebo (p<0,001), ed è stato osservato un miglioramento continuativo dei sintomi fino alla settimana 52, con i pazienti trattati con tezepelumab che hanno raggiunto una riduzione media rispetto al basale del punteggio DSQ di 22,1 punti (dose da 210mg) e di 24,0 punti (dose da 420mg), rispetto a 13,2 punti con placebo (p<0,001).  

Negli endpoint secondari chiave – prosegue la nota – il trattamento con tezepelumab ha determinato miglioramenti statisticamente significativi delle caratteristiche endoscopiche e della loro severità (misurate attraverso l’EoE Endoscopic Reference Score o Erefs), alle settimane 24 e 52. Inoltre, alla settimana 52 il 34,4% (dose da 210mg) e il 29,5% (dose da 420mg) dei pazienti ha raggiunto la remissione endoscopica completa, definita come assenza di caratteristiche dell’EoE visibili tramite endoscopia (rispetto al 4,1% con placebo, p<0,001), come misurato in un endpoint secondario chiave. Nei pazienti con EoE, l'infiammazione dell'esofago può causare disfagia, impatto del bolo alimentare e restringimento esofageo, e il rischio che il cibo transiti lentamente o rimanga bloccato può rendere i pasti quotidiani difficili e fonte di stress. Quasi la metà dei pazienti, compresi gli adolescenti, non raggiunge un adeguato controllo della malattia con l'attuale standard terapeutico, finalizzato al controllo dei sintomi, che comprende restrizioni dietetiche, corticosteroidi topici deglutiti e inibitori della pompa protonica. 

“L’esofagite eosinofila è una malattia infiammatoria cronica e progressiva dell’esofago che può compromettere in modo significativo la vita quotidiana delle persone che ne sono affette. Nella sua gestione – ha commentato Edoardo Vincenzo Savarino, associato di Gastroenterologia e responsabile degli Ambulatori per la Cura e il trattamento delle malattie immuno-mediate, comprese le malattie eosinofile del tratto gastrointestinale, presso l’azienda ospedale università di Padova – il controllo dei sintomi rappresenta un obiettivo fondamentale, ma è importante guardare alla malattia in una prospettiva più ampia, che tenga conto delle sue diverse componenti. In questo senso, i risultati dello studio Crossing sono particolarmente rilevanti perché mostrano come tezepelumab, attraverso l’inibizione della Tslp, una citochina epiteliale chiave all’origine della cascata infiammatoria, abbia dimostrato risultati significativi sugli outcome nelle diverse dimensioni della malattia, da quella sintomatica a quella istologica ed endoscopica. Questo è particolarmente importante poiché, nell’EoE, il miglioramento dei sintomi non sempre riflette pienamente il controllo dell’attività infiammatoria e quindi il blocco della progressione della malattia verso la fibrosi e la stenosi dell’esofago. Una valutazione che integri dimensione sintomatica, istologica ed endoscopica può quindi contribuire a una gestione più completa della malattia e delle sue possibili conseguenze nel tempo. I risultati dello studio Crossing rappresentano un passo importante nell’evoluzione delle evidenze disponibili nell’EoE e offrono la prospettiva di un nuovo approccio terapeutico, mostrando il potenziale di tezepelumab di agire sulle diverse manifestazioni della malattia”. 

“La prevalenza dell’esofagite eosinofila è in aumento e questa patologia è diventata una delle malattie gastrointestinali croniche a più rapida crescita tra quelle che osserviamo nella pratica clinica. La malattia – ha evidenziato Evan Dellon, professore di Medicina e associato di Epidemiologia presso la University of North Carolina School of Medicine, Chapel Hill, North Carolina, Stati Uniti, e principal investigator negli Stati Uniti dello studio Crossing – può compromettere in modo significativo la capacità di una persona di mangiare e deglutire, e molti pazienti sperimentano quasi quotidianamente il peso della malattia, dovuto al rischio che il cibo rimanga bloccato durante i pasti. I dati dello studio Crossing suggeriscono che tezepelumab, somministrato una volta ogni 4 settimane, potrebbe rappresentare una nuova e importante opzione terapeutica, in grado contribuire al raggiungimento dei principali obiettivi terapeutici nell’EoE sugli outcome sintomatici, istologici ed endoscopici”. Per Arjan Bredenoord, gastroenterologo e professore presso l’Amsterdam University Medical Center, Amsterdam, Paesi Bassi, e sperimentatore coordinatore internazionale dello studio Crossing, “i risultati dello studio sono particolarmente rilevanti perché mostrano miglioramenti costanti e duraturi in 3 parametri fondamentali dell’esofagite eosinofila – remissione istologica, frequenza e severità della disfagia e remissione endoscopica – mantenuti fino alla settimana 52. È importante sottolineare che questi risultati significativi sono stati osservati anche nei pazienti ai quali era consentito proseguire la propria terapia di base stabile”. 

“Gli importanti risultati dello studio Crossing supportano ulteriormente l’ampio potenziale di tezepelumab e del suo peculiare meccanismo d’azione, che agisce sulla Tslp all’origine della cascata infiammatoria – ha dichiarato Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D di AstraZeneca – Questi dati rafforzano il solido corpo di evidenze a supporto di tezepelumab e del suo potenziale nel trasformare gli outcome dei pazienti in diverse patologie infiammatorie di origine epiteliale. Siamo impazienti di condividere i dati dello studio Crossing con le autorità regolatorie, con l’obiettivo di rendere tezepelumab disponibile il prima possibile per i pazienti che convivono con l’esofagite eosinofila”.  

Nello studio – dettaglia la nota – i pazienti potevano proseguire le terapie di base per l’EoE, inclusi gli inibitori della pompa protonica e i corticosteroidi topici deglutiti, a condizione che tali trattamenti fossero stabili prima dell’arruolamento nello studio e durante il periodo di trattamento. Il profilo di sicurezza di tezepelumab è risultato coerente con quello osservato nelle indicazioni approvate. Nello studio Crossing gli eventi avversi riportati più frequentemente nei pazienti trattati con tezepelumab sono stati le infezioni delle vie respiratorie superiori (rinofaringite), cefalea e diarrea.  

Tezepelumab è un anticorpo monoclonale umano, first-in-class, che inibisce l’azione della linfopoietina stromale timica (Tslp), una citochina epiteliale chiave che è all’origine di molteplici cascate infiammatorie. Tezepelumab è attualmente approvato per il trattamento dell’asma grave negli Stati Uniti, nell’Unione Europea, in Cina, in Giappone e in oltre 70 Paesi a livello globale, nonché per il trattamento della rinosinusite cronica con poliposi nasale negli Stati Uniti, nell’Unione europea, in Cina e in Giappone. Sono inoltre in corso gli studi di fase III Journey ed Embark, che valutano tezepelumab nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). 

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cronaca

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“Pensioni di guerra non possono aspettare”, proposta bipartisan per aumento 10%

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(Adnkronos) – “Quella di 80 anni fa non è una pagina chiusa della nostra storia: esistono famiglie che hanno perso i propri cari e ci sono persone ferite da bambine, nonché feriti da ordigni scoppiati dopo la guerra”. Lo ha detto Giorgio Lovecchio (Forza Italia) presentando – presso la sala stampa della Camera dei Deputati – la conferenza sulla proposta di adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra ‘Un riconoscimento che non può aspettare’. “Una persona che ha perso una gamba – dichiara – percepisce meno di 700 euro al mese. Non possiamo considerare adeguati importi simili. Il costo della vita è aumentato, mentre le pensioni non sono riuscite a compensare la perdita del potere di acquisto. Aumentare del 10 per cento le pensioni di guerra è un primo passo per restituire il potere di acquisto perso. Il danno biologico non è ancora previsto e bisogna affrontare questa disparità”. “Le risorse economiche ci sono – sottolinea Lovecchio – perché gli aventi diritto diminuiscono con il passare degli anni. Si dovrebbe attuare una redistribuzione. Il tempo è un altro elemento importante: le persone hanno un’età avanzata e hanno problemi di salute. Non possiamo aspettare anni. Sono temi che non hanno colore politico, vengono accolti trasversalmente e il modo migliore per onorare queste persone è onorare le loro condizioni di vita”.  

Sono trentunomila i pensionati di guerra, mutilati o feriti da ordigni sepolti dall’ultima guerra mondiale. Molti erano bambini al momento delle esplosioni. Fra questi, anche orfani e vedove. Dalla conferenza emerge che nel 75 per cento dei casi prendono meno di 7.000 euro l’anno, il 50 per cento meno di 4000 euro l’anno (circa trecento euro al mese). Questi trattamenti, già bassi, negli ultimi decenni non sono mai stati aggiornati in modo adeguato all’andamento dell’inflazione. L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra chiede un aumento del 10 per cento per tutti. La richiesta è sostenuta da maggioranza e opposizione. Elemento fondamentale è che questo aumento non graverebbe sui conti dello Stato: nell’anno in corso c’è una previsione di bilancio che supera di decine di milioni quella che sarà l’effettiva spesa. Basterebbe lasciare destinata alle pensioni di guerra la cifra già stanziata – viene più volte ribadito dai relatori – Cifra che invece si vorrebbe destinare ad altri capitoli di spesa. 

“Penso che lo Stato abbia un dovere morale per chi è stato vittima della guerra – afferma Andrea De Maria (Partito Democratico) – E’ evidente che ciò che viene riconosciuto non è adeguato. E’ un provvedimento assolutamente doveroso. E la risposta dev’essere celere, perché parliamo di una popolazione avanti con gli anni”. Claudio Betti, Presidente nazionale Confederazione italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane, sostiene che “c’è stata una forte dimenticanza da anni. Dal 1991, non si mette mano agli aumenti delle pensioni. A Rimini parlerò della ‘III Guerra mondiale a pezzi’ di cui ha parlato Papa Francesco. Si tratta di una barbarie. Per noi questa iniziativa è la via da continuare a battere per portare risposte ai nostri associati e ai mutilati di guerra”. Da parte sua, Michele Vigne, Presidente Associazione nazionale vittime civili di guerra, rimarca che “le nostre richieste non comportano oneri aggiuntivi per lo Stato e non capisco le difficoltà. L’aumento del 10 per cento non è importante per il suo aspetto economico, ma, di più, per il suo aspetto simbolico. Spero che il Parlamento riuscirà a sanare e dare un segnale forte a queste categorie”. 

Giuseppe Di Giannantonio, Presidente Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, dichiara che “la proposta di legge per l’adeguamento del 10 per cento è un primo presidio per una categoria di cittadini in età avanzata e in condizioni di salute spesso precaria. Mi auguro che il Parlamento possa arrivare al 20 per cento dell’aumento. Il fisiologico calo degli aventi diritto consente di far fronte e di dare pieno risarcimento dell’equo compenso del danno”. Per Vito De Palma (Forza Italia), infine, “inizia un percorso che vogliamo portare a termine, siamo convinti e determinati a portare avanti la proposta di legge, anche con eventuali emendamenti migliorativi. Non è una proposta di legge per caso, ma per rispondere a una disattenzione di tanti anni da parte dello Stato di fronte a un trattamento che merita di essere riconosciuto”.  

 

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politica

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Caro carburanti, Schlein: “”Governo venga in Parlamento a spiegare sue intenzioni’

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“Noi abbiamo proposto un tetto al prezzo del carburante che speriamo il governo voglia considerare”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine di una iniziativa di Confprofessioni, ricordando di aver chiesto “con le altre opposizioni, che il governo venga in Parlamento a dire con chiarezza quali impegni assume per dare una risposta concreta a chi sta dicendo che non riesce più a campare”.

BeOne Medicines Italia al fianco di Dynamo Camp, realizzati 1.400 ‘braccialetti del coraggio’

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(Adnkronos) – Oltre 130 i dipendenti di BeOne Medicines Italia che hanno partecipato anche quest’anno a un’attività di volontariato d’impresa insieme a Dynamo Academy, dedicando il proprio tempo alla realizzazione di circa 1.400 ‘braccialetti del coraggio’ che saranno successivamente utilizzati da Dynamo Camp nell’ambito dei suoi programmi di Terapia ricreativa Dynamo®. I braccialetti del coraggio – informa una nota – sono un piccolo, ma significativo riconoscimento che viene consegnato ai bambini e agli adolescenti al termine delle attività di terapia ricreativa, a testimonianza del coraggio dimostrato nell’affrontare una nuova esperienza, mettersi alla prova e accettare la sfida di fare qualcosa di nuovo. Attraverso l’attività realizzata insieme a Dynamo Academy, le persone di BeOne contribuiranno quindi concretamente a creare quei simboli che accompagneranno i giovani partecipanti durante la loro esperienza a Dynamo Camp.  

Dal 2007, Dynamo Camp offre gratuitamente programmi di Terapia ricreativa Dynamo® a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi o croniche, disturbi del neurosviluppo o condizioni di disabilità. I programmi sono rivolti anche ai genitori, alle famiglie e ai fratelli, con l’obiettivo di contribuire al diritto alla felicità dei bambini con gravi patologie e delle loro famiglie. “Il volontariato fa parte del Dna di BeOne Medicines e rappresenta ogni anno un momento importante di impegno e restituzione per tutta la nostra azienda – commenta Marco Sartori, General Manager di BeOne Medicines Italia – Quest’anno abbiamo scelto di sostenere Dynamo, una realtà straordinaria che ogni giorno offre supporto a bambini e adolescenti con patologie gravi o croniche, insieme alle loro famiglie e ai caregiver. È un’occasione concreta per essere al loro fianco e testimoniare, attraverso un gesto semplice ma significativo, il valore della vicinanza e della condivisione. Crediamo che prendersi cura significhi non solo sviluppare innovazione per i pazienti, ma anche dedicare tempo, energie e attenzione alle comunità che li accompagnano nel loro percorso”.  

“Grazie a BeOne Med per aver scelto Dynamo per la propria iniziativa di volontariato d’impresa” è il ringraziamento di Sandra Nannini, direttore Sviluppo di Dynamo Academy, impresa sociale advisor delle aziende in progetti di creazione di impatto nelle comunità. “Accogliere i dipendenti BeOne nella nostra sede di Milano è particolarmente significativo: i nostri spazi sono situati nel contesto del Dynamo City Camp, in cui la fondazione ospita gratuitamente bambini e ragazzi per programmi di terapia ricreativa, e i lori genitori e caregiver in spazi di smart working e socializzazione”.  

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cronaca

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