Pay transparency al centro del tour avviato da inJob a Verona. Le aziende conoscono l’obbligo di indicare le fasce salariali, ma faticano a giustificare in modo oggettivo i divari retributivi. Crescono intanto le domande dei candidati su stipendi, criteri di offerta e nuovi diritti.
Trasparenza salariale, cosa cambia per le aziende
Il Pay Transparency in Tour è partito il 7 settembre dalla sede veronese di inJob, in via Germania, con una prima tappa dedicata alle conseguenze operative della direttiva europea sulla trasparenza delle retribuzioni. Dopo Verona, il calendario proseguirà a Brescia, Padova, Modena, Belluno e Milano.
La rilevazione condotta tra le aziende clienti mostra una preparazione ancora disomogenea. Il 75% degli intervistati sa che negli annunci di lavoro dovrà comparire la fascia salariale, mentre soltanto il 10% conosce l’obbligo di motivare un divario retributivo di genere superiore al 5%.
Anche la consapevolezza sul divieto di chiedere ai candidati lo stipendio percepito in precedenza cambia molto: dichiara di conoscerlo l’83% degli uomini, contro il 45% delle donne. Sul possibile effetto nei luoghi di lavoro prevale la prudenza. Il 45% immagina un miglioramento graduale del clima interno, ma tra le lavoratrici sono più diffusi i timori di tensioni e rivalità.
Secondo i dati illustrati nell’approfondimento sul tour partito da Verona, il 42% indica nella scarsa trasparenza una delle principali cause delle differenze salariali tra uomini e donne. Il 63% ritiene però che le nuove norme, da sole, non bastino e che serva anche un cambiamento culturale.
Per le imprese veronesi il passaggio più delicato sarà quindi definire criteri oggettivi e spiegabili per livelli, competenze, responsabilità e premi. È un tema che si collega al più ampio confronto tra aziende e territorio veronese, soprattutto nelle realtà di piccole e medie dimensioni.
La maggiore chiarezza è richiesta anche dai candidati, che domandano sempre più spesso informazioni sulle fasce salariali e sui criteri usati per formulare le offerte. Per inJob, nata a Verona nel 2001 e oggi presente nell’area con cinque filiali, questo cambiamento rende decisiva la capacità delle aziende di comunicare in modo coerente le proprie politiche retributive.
