venerdì, Ottobre 2, 2026
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Legnago, PFAS nella polvere dei balconi: la Rete Zero PFAS chiede verifiche pubbliche

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PFAS a Legnago: la Rete Zero PFAS Italia diffonde analisi indipendenti su polveri raccolte in città e chiede controlli pubblici condivisi. La notizia, riportata da ViPiù.it, riguarda anche Nuvolera nel Bresciano. I risultati richiedono approfondimenti e non definiscono da soli il rischio sanitario.

Una richiesta di nuove verifiche ambientali parte dal Veronese. Come riferisce ViPiù.it nell’articolo del 2 ottobre, la Rete Zero PFAS Italia ha commissionato analisi sulla polvere depositata su balconi e in aree esterne, segnalando la presenza di sostanze perfluoroalchiliche. L’associazione sollecita ora un confronto con gli enti pubblici sui metodi utilizzati e sui risultati ottenuti.

PFAS a Legnago: disponibili i rapporti di laboratorio

Nella documentazione pubblicata dalla Rete il 1° ottobre sono consultabili i rapporti relativi a campioni indicati come Legnago cimitero, scuola Ungaretti e via Togliatti, oltre a quello di via Galilei a Nuvolera. La Rete dichiara di essersi rivolta a laboratori accreditati per raccogliere informazioni senza attendere ulteriormente dati pubblici.

Tra i composti riportati per Legnago figurano PFBA, PFHxA, PFHpA, 6:2FTOH, 8:2FTOH, PFOA e 6:2FTS. Le misure sono espresse in microgrammi per chilogrammo di sostanza secca. Si tratta dunque di concentrazioni nella polvere: non sono valori di concentrazione nell’acqua potabile né misurazioni dirette della dose assorbita dalle persone.

La richiesta di campionamenti condivisi

L’associazione presenta i risultati come segnali da approfondire e si dice disponibile a verifiche in contraddittorio con la pubblica amministrazione. Il passaggio richiesto è un monitoraggio che consenta di confrontare campioni, procedure e letture dei dati.

ViPiù.it precisa che il riscontro nelle polveri non equivale automaticamente a una valutazione del rischio sanitario. Per stabilire l’esposizione della popolazione occorrono approfondimenti e interpretazioni degli organismi competenti. Le analisi diffuse non consentono quindi, da sole, conclusioni sulla salute dei singoli residenti.

La vicenda rientra nell’attenzione ai contaminanti in Veneto, già affrontata anche nell’approfondimento sul monitoraggio ambientale e dei PFAS nella Valchiampo.

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