lunedì, Novembre 2, 2026
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Psicologi e psicoterapeuti, sette professionisti di riferimento da conoscere nel 2027

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(Adnkronos) – In collaborazione con: press reputation 

Dalla diagnosi dell’adhd al trattamento di ansia, attacchi di panico e traumi: esperienze cliniche, specializzazioni e approcci terapeutici di sette professionisti della salute mentale. La crescente diffusione di chatbot, test online e contenuti sulla psicologia nei social sta cambiando il modo in cui gli italiani cercano risposte al proprio disagio. Un fenomeno che riporta al centro il ruolo della valutazione clinica e la necessità di distinguere l’informazione divulgativa da un percorso diagnostico e terapeutico condotto da professionisti qualificati. In questo contesto si inseriscono le esperienze di sette psicologi e psicoterapeuti attivi in Italia. Alessio Morgan, psicologo e psicoterapeuta a Roma, è specializzato in Terapia Breve Strategica e formato in EMDR, con particolare attenzione al trattamento di ansia, attacchi di panico e fobie. Elena Vlacos, neuropsicologa e psicoterapeuta, è fondatrice del Centro Italiano ADHD, una rete specializzata nella diagnosi e nel trattamento del disturbo, presente con circa 24 sedi sul territorio nazionale. L’approccio di Alessio Morgan si concentra sui meccanismi che mantengono il disagio e sui cambiamenti concreti nella vita quotidiana del paziente, mentre il lavoro di Elena Vlacos evidenzia l’importanza di una diagnosi accurata e di una presa in carico multidisciplinare. Completano il quadro Daniela Benedetto, psicologa e psicoterapeuta con oltre 38 anni di esperienza; Gianluca Frazzoni, psicoterapeuta e responsabile della sede milanese del Centro InTerapia; Beatrice Baroni, psicologa clinica a orientamento psicoanalitico-relazionale; Sharon Cappellazzo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Torino; e Debora Galli, psicoterapeuta e referente clinica di GAM Medical. Sette percorsi professionali che offrono una panoramica su differenti specializzazioni e modalità di intervento nella psicologia e nella psicoterapia contemporanea. 

 

Chi chiama il Dott. Morgan raramente esordisce con una diagnosi. Dice che non riesce più a prendere un aereo, a guidare solo o a stare lontano da casa per paura di sentirsi male. Il dott. Morgan è psicologo e psicoterapeuta a Roma, lavora anche online ed è specializzato in Terapia Breve Strategica e formato in EMDR. Tratta ansia, attacchi di panico, fobie, disturbo ossessivo-compulsivo e difficoltà relazionali. Il suo sito è https://alessiomorgan.it/ Nel suo approccio, ricostruire l’origine del problema non basta: bisogna osservare come funziona oggi. Evitare una situazione temuta dà sollievo, ma può rendere più difficile affrontarla la volta successiva. Anche cercare rassicurazioni continue o sorvegliare il proprio battito può, in alcuni casi, concentrare l’attenzione proprio sulle sensazioni che spaventano. Il dott. Morgan lavora su questi comportamenti individuando il meccanismo specifico che mantiene il problema. In un caso da lui raccontato, una persona che da anni organizzava la vita intorno agli attacchi di panico ha ripreso gradualmente, nel corso di alcuni mesi, attività che non svolgeva più in autonomia. Per il dott. Morgan una terapia deve portare cambiamenti concreti nella vita della persona. Non conta solo ciò che accade durante la seduta, ma anche ciò che il paziente riesce progressivamente a tornare a fare fuori dallo studio. «Se dopo mesi nulla cambia nella vita concreta della persona, credo sia doveroso interrogarsi sul trattamento», sostiene. L’efficacia della terapia si vede principalmente nei cambiamenti reali che la persona riesce a ottenere nella propria quotidianità. 

 

Da uno studio a Milano a una rete nazionale dedicata alla diagnosi e al trattamento dell’ADHD. Elena Vlacos, neuropsicologa e psicoterapeuta, ha fondato il Centro Italiano ADHD nel 2018, quando il disturbo nell’adulto riceveva ancora poca attenzione in Italia. Nel suo percorso figurano dieci anni di esperienza nei servizi di salute mentale e l’attività clinica maturata dal 2012 presso gli istituti Maugeri e Mondino di Pavia. Secondo i dati forniti dalla struttura, il centro conta oggi circa 24 sedi fisiche, quattro a Milano e quattro a Roma, oltre trenta professionisti e circa quattromila pazienti registrati. 

Vlacos ha sviluppato un protocollo di valutazione e presa in carico che orienta il lavoro dell’équipe, integrando competenze multidisciplinari, formazione continua e supervisione clinica. Segue personalmente la selezione dei professionisti e ne coordina la formazione, mantenendo il confronto sui casi clinici come elemento fondamentale della qualità del servizio. I percorsi per bambini, adolescenti e adulti seguono il modello clinico sviluppato da Vlacos integrando interventi psicoeducativi, psicoterapeutici e farmacologici, quando indicati, con l’obiettivo di costruire percorsi personalizzati che accompagnino il paziente anche dopo la diagnosi. «Un disturbo è un disturbo se ti disturba», osserva Vlacos: riconoscersi nei racconti sui social non equivale a una diagnosi. Occorre valutare, attraverso professionisti esperti, l’impatto del quadro sintomatologico sulla vita quotidiana. Ricerca, formazione e innovazione accompagnano il percorso professionale di Vlacos: dal lavoro sulla mindfulness rivolto ai genitori, premiato al congresso FIAP del 2016, alle collaborazioni a progetti di ricerca scientifici finalizzati alla validazione di strumenti diagnostici e terapeutici, tra cui quelli con l’Università di Padova. Vlacos promuove iniziative di divulgazione e sensibilizzazione attraverso incontri nelle sedi del Centro, attività sui social e in radio nazionali, partecipazione a congressi e interventi nelle scuole, con l’obiettivo di favorire una conoscenza scientificamente fondata dell’ADHD e contrastare stereotipi e semplificazioni. 

 

Daniela Benedetto lavora da oltre 38 anni come psicologa e psicoterapeuta. Riceve a Monteverde Vecchio, a Roma, e da remoto; segue adulti, adolescenti, genitori e coppie. La sua formazione parte dall’Analisi Transazionale e comprende Mindfulness ed EMDR. «Non capisco perché continuo a reagire così» è una richiesta che, racconta, ascolta spesso. Integrare approcci differenti, per Benedetto, non significa applicarli tutti a ogni paziente. Ricorda una persona che si bloccava quando il lavoro si avvicinava a memorie traumatiche: anziché insistere con la sequenza prevista, ha dedicato tempo alla stabilizzazione e al riconoscimento delle emozioni, tornando solo in seguito su quei ricordi. Il caso illustra una decisione clinica poco appariscente ma importante: sapere quando rallentare. L’obiettivo che indica per la psicoterapia è restituire autonomia alla persona, non renderla dipendente dal terapeuta per interpretare ogni difficoltà. 

 

«Cosa devo fare per uscirne?» è una delle domande che arrivano a Gianluca Frazzoni, psicoterapeuta dal 2009 e responsabile della sede milanese del Centro InTerapia. La sua formazione è cognitivo-comportamentale; nel tempo ha ampliato il lavoro ad altri strumenti e a una maggiore attenzione per i conflitti interiori. Frazzoni racconta che la svolta nel suo modo di fare terapia è arrivata anche attraverso l’esperienza da paziente. Ha iniziato a prestare più attenzione alle diverse «voci» con cui una persona parla a sé stessa, per esempio quella che la rimprovera continuamente. Riconoscere la voce autocritica senza scambiarla per l’intera identità del paziente può diventare parte del lavoro clinico. Da qui la sua obiezione alla ricerca di una risposta sempre immediata e operativa: per alcune difficoltà, capire che cosa si prova e quale significato si attribuisce alla propria esperienza conta quanto individuare un comportamento da cambiare. 

 

Beatrice Baroni è una psicologa clinica con studio a Milano e attività anche in realtà consultoriali della provincia. Il suo orientamento è psicoanalitico-relazionale, con un’attenzione specifica alle problematiche psicosomatiche. Quando una persona arriva chiedendo di «eliminare l’ansia», la Dott.ssa Baroni non tratta quella frase come una diagnosi già completa: cerca di capire in quali circostanze il disagio si è presentato e che posto occupa nella storia di chi lo vive. Non propone dunque il sintomo come qualcosa da annintare e basta; si chiede, prima di intervenire, come decifrare l’informazione significativa che può custodire. Il primo colloquio serve proprio a valutare se vi siano le condizioni per lavorare insieme e se sia lei la professionista adatta. Nella sua scheda insiste su un metodo di ascolto preciso: distinguere ciò che il paziente comunica proteggendolo dalle interpretazioni che il clinico potrebbe formulare troppo presto. Studia inoltre il rapporto tra olfatto, memoria ed esperienza corporea, un interesse che intende approfondire nella propria ricerca scientifica.  

 

Sentirsi sopraffatti anche quando, all’apparenza, tutto sembra funzionare. Nelle esperienze cliniche raccontate da Sharon Cappellazzo, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Torino, persone sottoposte a una forte pressione personale, lavorativa o relazionale, possono provare disagio anche quando la loro quotidianità appare ben organizzata. Anche il riposo può diventare motivo di colpa, lasciando molto poco spazio al recupero. Come si affronta questo quadro? Cappellazzo descrive, in ottica Cognitivo-Comportamentale, un lavoro che parte dall’osservazione delle situazioni in cui emerge forte ansia, dei pensieri e sensazioni fisiche che la accompagnano e delle strategie adottate per gestirla: alcune possono offrire sollievo nell’immediato, ma contribuire a mantenere il problema nel tempo, per questo se ne valutano anche gli effetti sul benessere a lungo termine. La professionista riceve a Torino e online, con percorsi di psicoterapia individuale e di coppia e valutazioni neuropsicologiche. «Ogni percorso deve avere un obiettivo», spiega. Gli strumenti vengono concordati con il paziente e rivisti se non adatti alle esigenze. Quanto ai chatbot utilizzati per cercare spiegazioni al proprio disagio psicologico: il rischio è di errata autodiagnosi. L’eventuale plausibilità di una risposta non equivale a una valutazione clinica effettuata da un professionista.  

 

Una diagnosi ricevuta in passato può non spiegare tutte le difficoltà presenti. Per chi cerca aiuto per ansia, depressione o problemi che incidono sul lavoro e sulle relazioni, ricostruire ciò che è cambiato nel tempo è un passaggio importante della valutazione. Debora Galli, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e referente clinica di GAM Medical dal 2024, parte da questo: sintomi, storia personale, trattamenti precedenti e conseguenze nella vita quotidiana. Il centro psicologico e psichiatrico, accessibile online in tutta Italia attraverso www.gam-medical.com, si occupa di salute mentale, ansia, depressione e disturbi del neurosviluppo, tra cui ADHD e autismo. Il gruppo multidisciplinare riunisce psicologi e psichiatri, con percorsi diagnostici e terapeutici costruiti sui bisogni emersi. Per il lettore, un’indicazione concreta riguarda il ruolo dei test: contribuiscono alla valutazione, ma vanno interpretati insieme al colloquio clinico e alla storia della persona. Galli invita anche a non cercare soltanto conferme di una diagnosi precedente. «Una diagnosi ha valore quando ci aiuta a capire meglio chi abbiamo davanti»: il suo significato sta anche nelle indicazioni che offre per il successivo percorso di cura. 

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salute

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