mercoledì, Ottobre 7, 2026
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San Francesco, i milioni e la livella

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La salute pubblica e la distribuzione della ricchezza si intrecciano in una riflessione sui compensi dello spettacolo e sulle priorità collettive. Il richiamo a San Francesco mette a confronto il valore del talento, la trasparenza e la protezione dei beni comuni.

Salute pubblica e ricchezza: le priorità di una comunità

Il tema della salute pubblica affianca quello della concentrazione della ricchezza, già affrontato in “Il mondo al contrario”.


Dalla moltiplicazione dei compensi alla divisione dei rischi: quando la salute ricorda al denaro che non è tutto

Avevamo appena scritto della crescente sproporzione tra i compensi di alcuni grandi professionisti, manager e artisti e le condizioni di chi, con ben altro affanno, arriva a fine mese. Una voce nel deserto, verrebbe da dire. O, per restare in tema francescano, una predica fatta al vento.

Poi arriva la notizia, riportata da Il Giornale, di 1,1 milioni di euro di riserve distribuiti in due anni dalla Melampo, società cinematografica legata all’attività di Roberto Benigni. Una cifra che, accostata alle parole di povertà e semplicità francescana, invita discretamente a qualche riflessione aritmetica.

Niente di personale, naturalmente. Le qualità artistiche dell’attore toscano sono indiscutibili e gli auguriamo molti altri anni di successi. Se una televisione ritiene che una determinata prestazione artistica valga una certa cifra e dispone delle risorse per pagarla, è nel suo pieno diritto farlo.

Resta però una curiosità, forse ingenua, certamente francescana: quanto è costato lo spettacolo alla Rai?

Il dato, al momento, non risulta pubblico. E sarebbe interessante conoscerlo, anche soltanto per quella vecchia abitudine borghese chiamata trasparenza, soprattutto quando si tratta di una televisione finanziata dal pubblico.

La serata ha riproposto Francesco – Il Cantico, già trasmesso nel 2022. Una scelta coerente con l’occasione e con il talento dell’interprete. Ma proprio qui il pensiero diventa birichino: ascoltare parole di povertà, semplicità e rinuncia mentre intorno circolano cifre a molti zeri può produrre, nel telespettatore, una certa forma di vertigine aritmetica.

Non chiediamo a nessuno di fare voto di povertà. Quello lo lasciamo ai santi. Ci permettiamo soltanto di coltivare un piccolo desiderio: che una parte del compenso, se particolarmente generoso, possa essere destinata alla beneficenza, magari proprio nello spirito di Francesco evocato durante la serata.

Sarebbe un bel modo per trasformare il Cantico in qualcosa di più di una magistrale recitazione.

Perché, alla fine, la questione non è una singola persona. La questione è il valore che attribuiamo alle cose. Quanto siamo disposti a pagare il talento, quanto siamo disposti a tollerare la disuguaglianza e, soprattutto, quanto siamo capaci di investire in ciò che appartiene a tutti.

Ed è qui che il discorso sui compensi si incrocia, quasi inevitabilmente, con quello sulla salute pubblica.

Mentre ci interroghiamo su milioni distribuiti a pochi, arrivano notizie inquietanti su possibili casi di peste collegati a un laboratorio in Siberia, con una ricercatrice morta e persone sottoposte a quarantena. Le informazioni sono ancora da verificare con grande prudenza e non autorizzano certo a parlare di una nuova pandemia. Ma proprio per questo dovrebbero indurci a una riflessione, non a un allarme.

Perché una società può permettersi di discutere per giorni su quanto valga una celebrità, ma non può permettersi di distrarsi quando è in gioco il valore della salute di tutti.

E qui i due mondi, apparentemente lontanissimi, si incontrano.

Da una parte abbiamo la ricchezza privata, che tende a concentrarsi e a moltiplicarsi. Dall’altra abbiamo la salute pubblica, che invece è un bene comune e che, se trascurato, presenta il conto a tutti. La prima può creare distanze; la seconda, nelle emergenze, le cancella brutalmente.

È la vecchia livella di Totò, insomma, ma applicata alla biologia: davanti a un virus o a un batterio non contano il conto corrente, il cachet, il titolo professionale o la fama. Ricchi e poveri respirano la stessa aria e condividono la stessa vulnerabilità.

E allora forse la domanda più importante non è soltanto quanto guadagniamo o quanto spendiamo per uno spettacolo. È che cosa scegliamo di considerare una priorità collettiva.

Parlare di maggiore equità nella distribuzione della ricchezza e chiedere più attenzione alla salute pubblica non sono due discorsi separati. Sono due facce della stessa idea: una società è davvero ricca quando riesce a garantire dignità, opportunità e protezione a molti, non quando pochi possono contare molti milioni.

San Francesco, probabilmente, avrebbe apprezzato la distinzione.

E forse avrebbe sorriso anche lui davanti al paradosso: noi discutiamo del prezzo di un Cantico, mentre la realtà ci ricorda che alcune cose,  la salute, la vita, la sicurezza di una comunità, non hanno prezzo, ma hanno certamente un costo.

La domanda è se siamo disposti a sostenerlo prima che sia troppo tardi.

Buona colazione. E, possibilmente, buon senso.

Giuseppe Arnò

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