Il terziario veronese mostra segnali di tenuta, ma deve fare i conti con spese crescenti: il 33% delle imprese intervistate dichiara ricavi in aumento, mentre l’82% segnala costi saliti oltre il 5%. Sono i risultati del Questionario economico-occupazionale 2026 di Confcommercio Verona.
La rilevazione illustrata da Verona News il 2 novembre comprende circa cento associate veronesi, dentro un campione regionale di 756 risposte. Le percentuali descrivono quindi le aziende partecipanti al questionario.
Terziario veronese: fatturati, personale e investimenti
Per il 42% del campione locale il fatturato è stabile; il 25% segnala una diminuzione. In Veneto le quote di crescita e calo sono rispettivamente il 24% e il 34%. A Verona un terzo delle imprese denuncia rincari dei costi superiori al 10%.
Il personale resta un altro nodo: il 21% segnala poche candidature e il 16% competenze insufficienti. Il 47% non programma nuovi investimenti nei prossimi dodici mesi, contro il 56% regionale. Quanto alle aspettative, il 25% prevede crescita e il 51% stabilità.
Il presidente Paolo Arena richiama la necessità di tutelare la redditività, in particolare dei negozi di vicinato. Il direttore Nicola Dal Dosso indica costi e burocrazia tra le priorità delle imprese.
Per il terziario veronese conta anche l’andamento della domanda turistica. La precedente analisi sui 917 mila visitatori in centro a settembre aveva rilevato un recupero rispetto ad agosto, ma valori inferiori a settembre 2025. Quel monitoraggio, basato sulla telefonia mobile nell’ansa dell’Adige, misura i flussi di persone: è un indicatore distinto dai fatturati dichiarati nel questionario.
