L’estate 2026 in Veneto potrebbe aver superato, seppure di poco, persino quella del 2003 per temperatura media. Le analisi diffuse il 5 settembre dalla Regione del Veneto descrivono una stagione segnata da tre grandi ondate di calore, lunghi periodi di afa e piogge complessivamente inferiori alla norma.
Il dato più significativo non riguarda un singolo picco, ma la persistenza delle anomalie lungo tutto il trimestre giugno-agosto. Giugno ha registrato temperature medie regionali superiori di 3,1 °C rispetto al riferimento 1991-2020. Nell’ultima decade del mese, le massime hanno superato la norma di 6,7 °C, mentre le precipitazioni sono risultate inferiori del 15% su scala regionale e del 34% in pianura.
Anche luglio è stato il quarto più caldo della serie storica, con una media di 2,1 °C oltre la norma. In pianura si sono contate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate sopra i 30 °C. Agosto ha poi chiuso la stagione come il secondo più caldo mai registrato in Veneto, con una temperatura media regionale superiore di 3,2 °C alla norma e valori molto vicini al primato del 2003.
Estate 2026 in Veneto: caldo persistente e notti tropicali
L’estate 2026 in Veneto ha prodotto anche due delle più lunghe e intense fasi di disagio da caldo e umidità mai rilevate nella regione. La seconda, tra il 27 luglio e il 13 agosto, è durata 18 giorni consecutivi. In alcune località l’indice Humidex ha superato i 50 °C, raggiungendo un massimo di 53,7 °C a Roverchiara.
Le notti tropicali sono state un altro segnale della continuità del caldo. Ad agosto, in pianura, la media è salita a 18 notti con minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto al valore normale e sei volte il livello medio degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio il fenomeno ha interessato 30 notti su 31.
Alla scarsità delle piogge si sono alternati temporali localmente violenti, con grandine e raffiche di vento che il 28 agosto hanno superato i 100 chilometri orari in alcune zone della pianura. In montagna sono proseguiti la fusione dei ghiacciai, il degrado del permafrost e l’arretramento del terreno gelato: al Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine di agosto non ne risultava più.
Secondo l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, questi dati rafforzano la necessità di investire in adattamento e prevenzione per ridurre gli effetti sulle risorse idriche, sull’agricoltura, sulle città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio. Il quadro stagionale aiuta inoltre a leggere l’allerta caldo prevista in Veneto per domenica 6 settembre, dalla quale restano escluse le aree montane.
