domenica, Settembre 20, 2026
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Trump “Spero nel cessate il fuoco a Gaza la prossima settimana. Sarò molto duro con Netanyahu”

WASHINGTON (USA) (ITALPRESS) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di “sperare che un cessate il fuoco a Gaza” venga raggiunto “la prossima settimana”. La dichiarazione è stata pronunciata da Trump in una conversazione con i giornalisti prima di partire con l’elicottero dal South Lawn della Casa Bianca a Washington.

Secondo quanto riferisce il Times of Israel, Trump ha anche precisato che discuterà di Gaza e del “grande successo che abbiamo avuto con l’Iran” durante la visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca la prossima settimana. “Vogliamo riavere indietro gli ostaggi”, ha aggiunto Trump.

Trump ha inoltre annunciato che sarà “molto duro” sulla fine della guerra nella Striscia di Gaza con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in occasione della visita a Washington prevista la prossima settimana. Lo ha detto lo stesso Trump ai giornalisti durante una visita in Florida. Trump ha aggiunto: “Sarò molto duro, ma lui (Netanyahu) la vuole. Anche lui vuole porre fine a questa guerra e credo che troveremo un accordo la prossima settimana”.

IL BILANCIO DELLE ULTIME 24 ORE

L’esercito israeliano ha ucciso 112 palestinesi nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore e ne ha feriti altri 463. Lo ha riferito il ministero della Salute di Gaza controllato da Hamas. I dati diffusi dal ministero indicano che il bilancio complessivo delle vittime della guerra è di 56.647 morti. Dalla ripresa dell’operazione israeliana lo scorso marzo, 6.315 palestinesi sono stati uccisi e 22.064 feriti.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Inchiesta sui contributi Ars, Galvagno “Non mi dimetto”

PALERMO (ITALPRESS) – “Sulle dimissioni della mia portavoce non posso aggiungere altro, per rispetto degli uffici giudiziari che proseguono la loro attività: ho proposto e deciso di trasformare la riunione dei capigruppo in un dibattito aperto, affinché nessuno si sentisse privato della possibilità di dire la propria. Ho letto moltissime dichiarazioni da maggioranza e opposizione, prendo atto di chi mi chiede di fare un passo indietro ma anche di chi mi chiede di farne due in avanti: se domani decidessi di dare seguito a questa richiesta finirei per affermare un principio abbastanza discutibile, ovvero che un messaggio veicolato da canali digitali può avere un peso maggiore della nostra Costituzione. Rispetto il pensiero di tutti, ma ricordo che l’indagine non è ancora conclusa e comunque dovrà passare da uno o più gradi di giudizio”. Così il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, riferendo sull’inchiesta a suo carico in aula a Palazzo dei Normanni, a Palermo.

“Ho deciso in maniera tempestiva di dare alcune comunicazioni all’Aula dopo avere appreso tramite i social media la richiesta di alcuni colleghi di intervenire in Parlamento: pensavo di dovere rispettare il mio ruolo mentre l’attività investigativa non è ancora conclusa, ma in assenza di elementi conclusivi sull’indagine ho ritenuto che il mio intervento in Aula potesse servire a rivendicare la correttezza dei miei comportamenti”.

Prosegue Galvagno, riferendo che non si sente  “minimamente diverso dagli altri, dai giornali ho appreso cose che non sono neanche nella mia disponibilità. D’altro canto in tanti hanno a disposizione atti che dovrebbero essere sottoposti a segreto istruttorio e invece circolano liberamente. A gennaio ho ricevuto una proroga dei termini delle indagini preliminari, ma al tempo su di me non c’era alcun capo di imputazione provvisorio: tuttavia mi sono messo a disposizione dei magistrati per collaborare, chiedendo di essere subito interrogato. A questa mia richiesta – ha aggiunto –  è stato dato seguito il 24 maggio e il 7 giugno sono stato ascoltato, sempre senza conoscere gli atti di indagine, in merito alla liceità dei miei comportamenti: non mi sono sottratto ad alcuna domanda, nemmeno a quelle che non facevano parte del capo d’accusa. Andrò serenamente avanti e senza esitazioni nella difesa tecnica delle mie posizioni: ribadisco con fermezza che la funzione del presidente del Parlamento non è mai stata anteposta a interessi personali”.

IN AULA PRESENTE ANCHE SCHIFANI 

“Non ho molto da aggiungere se non che voglio ringraziare la presenza a questa seduta del presidente Schifani, insieme al governo regionale: non era scontato e per me è un segnale importante”. Ha detto ancora il presidente dell’Ars in riferimento al presidente della Regione Renato Schifani, che ha seguito per intero gli interventi in aula.

LE REAZIONI, DA CRACOLICI A DE LUCA E MICCICHE’

“Non chiederemo le dimissioni per qualcuno che riceve un avviso di garanzia, che è un elemento di reciproca tutela per chi svolge l’attività investigativa e chi è indagato: è evidente che chi come noi ha una funzione pubblica deve tenere conto del sistema complessivo delle regole a tutela dei cittadini ma anche delle istituzioni”. A dirlo è il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, in risposta all’intervento del presidente dell’Ars  nell’aula di Palazzo dei Normanni.

“Mi auguro che questa vicenda possa chiudersi con un’archiviazione, ma al di là delle eventuali responsabilità penali questa vicenda ci racconta un contesto di degrado – prosegue Cracolici -. Se i collaboratori di una figura del sistema politico possono ritenersi al di sopra della legge, con sistemi di scambio o attività corruttive, allora ci si deve interrogare. Dobbiamo tutti alzare il livello di responsabilità, non deve passare l’idea che il Parlamento sia un ruolo criminogeno ma nessuno può utilizzare singoli provvedimenti come tornaconto personale”.

“La vicenda Galvagno – al di là delle responsabilità individuali e penali – è paradigmatica di un contesto di degrado verso il quale dobbiamo alzare il livello di responsabilità e rigore. Se persino i collaboratori di un presidente o di un assessore si ritengono al di sopra della legge, con sistemi di scambio e di vera e propria attività corruttiva, allora la politica deve interrogarsi perché qualcuno, tradendo le funzioni della democrazia, pensa di utilizzare singoli provvedimenti o attività per averne un tornaconto personale o un beneficio”, puntualizza il presidente della commissione regionale Antimafia. “Ben prima che iniziasse questa legislatura, già col ‘caso Cannes‘ – aggiunge Cracolici – si era aperta una voragine su quel settore delicato della rappresentanza e della funzione amministrativa che pone diversi interrogativi. Quello che emerge è che Fratelli d’Italia, che ormai ripetutamente viene coinvolta negli scandali del settore del turismo, tanto da essere definita la corrente ‘turistica’, governa questo ambito non solo in Sicilia, ma anche in Italia. Trovo inaccettabile l’idea che si voglia far passare il parlamento come un luogo criminogeno, per cui si fanno leggi ad hoc, questo è un insulto alla funzione propria di un parlamento, anzi rivendico il principio che questo parlamento rappresenta gli interessi e le categorie sociali della Sicilia. Diverso è se qualcuno pensa di usare le leggi per utilità personali”.

“Il presidente del Parlamento ha il dovere di presentare la sua integrità nei confronti del popolo siciliano – dice invece capogruppo del M5s all’Ars Antonino De Luca –  il dubbio che aleggia in questo momento è che determinati ruoli vengano utilizzati per giungere a una serie di favoritismi. Continueremo a lavorare con serenità ai prossimi disegni di legge e a eventuali variazioni di bilancio, ma occorre trovare un criterio per dare serenità a questi lavori, magari rivedendo le procedure di attribuzione degli strumenti finanziari: serve un cambio di rotta immediato”. 

“A Galvagno ho fatto gli auguri di potersi difendere Ha affermato poi il deputato regionale Gianfranco Miccichè – , perché so cosa significhi avere questi pesi di sopra: auspico che la giustizia sia rapida, perché non tutti si rendono conto della pesantezza di certe accuse specialmente quando qualcuno ritiene di non doverne rispondere. Spero che Galvagno possa dimostrarsi innocente davanti a questo parlamento”.

“Galvagno ha il diritto di rimanere in silenzio – sottolinea il deputato regionale e sindaco di Taormina, Cateno De Luca – . Qualsiasi cosa dirà potrà essere utilizzata contro di lui e il procedimento farà comunque il suo corso, per quanto ancora non risulti esserci la notifica di un avviso di conclusione delle indagini. Non deve dare conto a questo Parlamento, ma a chi ha aperto un procedimento nei suoi confronti: ci sono sciacalli che approfittano di queste dinamiche per mettersi in mostra, questa non si può trasformare in un’aula di tribunale”.

“Ci troviamo di fronte a una vicenda che coinvolge il vertice della rappresentanza parlamentare siciliana. È per questo fortemente apprezzabile l’iniziativa del Presidente Gaetano Galvagno di riferire personalmente all’Aula, dimostrando grande sensibilità istituzionale e rispetto per l’Assemblea”. Lo ha dichiarato il deputato regionale di Grande Sicilia, Giuseppe Lombardo. “È altrettanto condivisibile – ha proseguito Lombardo – la prudenza espressa da Galvagno nei confronti di un’indagine ancora in corso, sulla quale si sono però già addensati sospetti e pressioni mediatiche senza precedenti. In questi giorni abbiamo assistito a un vero e proprio linciaggio mediatico che ha oltrepassato i limiti della libera informazione, compromettendo il diritto alla difesa e ledendo la reputazione e la dignità della persona coinvolta. Prima del Presidente, prima del politico, c’è l’uomo. Ed è doveroso tutelare la dignità di chi, ad oggi, è semplicemente un indagato e non un imputato, né tantomeno un condannato”. “Come rappresentanti delle istituzioni – ha concluso il deputato di Grande Sicilia – abbiamo giurato sulla Costituzione, che sancisce la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, e sulla nostra Costituzione non sono consentite valutazioni a convenienza. È nostro dovere riportare questa vicenda all’interno della cornice dello Stato di diritto, nel rispetto sia dell’indagato sia della magistratura, nel cui operato continuiamo a riporre piena fiducia, come massimo baluardo della legalità nel nostro Paese. Per questo incoraggiamo il Presidente Galvagno ad andare avanti con il consueto equilibrio e senso di responsabilità che ha dimostrato sino ad ora. In questo percorso potrà contare sul nostro sostegno”.

“Quella odierna è una seduta surreale per Sala d’Ercole. La richiesta di convocazione appare irrituale, perché non si può discutere in questo Parlamento in ordine alla sussistenza o meno di reati di un processo penale con atti riservati. Nel nostro ordinamento giuridico vige la presunzione di innocenza, oltre al diritto di difesa e al giusto processo. Nel nostro ordinamento giuridico vige il principio costituzionale della presunzione di innocenza, oltre che del diritto di difesa e del giusto processo innanzi ad un giudice terzo ed imparziale, e tali diritti sono inviolabili e potrebbero essere lesi se trattati in una sede diversa da quella competente. Non intendiamo entrare nel merito di fatti descritti dai giornali. Siamo vicini al presidente Galvagno e abbiamo fiducia nella magistratura”. Così Salvo Geraci, capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana.

“Ringrazio l’amico e presidente Gaetano Galvagno per questo momento di riflessione collettiva che si è tenuto qui in Parlamento con grande senso di responsabilità. Un confronto inevitabile per cercare di porre fine a uno stillicidio continuo, studiato a tavolino dando in pasto all’opinione pubblica notizie o pseudo tali con il metodo del tritacarne mediatico”. Lo ha detto Giorgio Assenza, capogruppo di Fratelli d’Italia all’Ars, intervenendo durante il dibattito. “Ringrazio anche il governo regionale, in testa il presidente Schifani oggi presente in aula, così come tutti i colleghi di maggioranza e opposizione a partire da quelli di Fratelli d’Italia. Al di là di qualche svarione che si poteva evitare, il tono del dibattito qui all’Ars non è stato improntato a un processo mediatico che sarebbe stato ingiustificato: si tratta, infatti, di una richiesta di proroga delle indagini, il più delle volte un atto dovuto. Altro che ‘legge bavaglio’, la pubblicazione di queste intercettazioni pone ancora una volta un problema che riguarda tutti gli italiani e che è rappresentato anche dalla mancata tutela del diritto alla presunzione di innocenza. Noi di Fratelli d’Italia ribadiamo affetto e stima assolutamente immutati nei confronti di Gaetano Galvagno e la convinzione che non si dovrebbero gettare così in pasto all’opinione pubblica il Parlamento, il suo presidente e tutte le Istituzioni”, ha aggiunto.

“Uno spettacolo imbarazzante e un’occasione persa per mettere fine a un modello di gestione delle risorse pubbliche squallido, finalizzato a interessi personalistici ed elettoralistici. Un dispendio inaccettabile di denaro dei cittadini, che meritano trasparenza e rispetto”. Così Valentina Chinnici, deputata del Partito Democratico all’Assemblea Regionale Siciliana: “Anziché chiarire una volta per tutte le criticità emerse – aggiunge – e dire basta, oggi abbiamo assistito a un teatrino fatto di discorsi evasivi. Si continua così a perpetuare un sistema opaco, dove le istituzioni sembrano al servizio di faccendieri e logiche di potere e non del bene comune”. “È ora di voltare pagina – conclude Chinnici – e di restituire dignità alla politica, garantendo che ogni euro pubblico sia investito per il futuro della Sicilia, non per alimentare privilegi e consensi elettorali. Continueremo a batterci perché sia fatta piena luce e perché si ponga fine a queste pratiche inaccettabili. Peraltro, prima della fine della seduta, abbiamo chiesto in aula che il presidente Schifani intervenisse, ma inspiegabilmente ha preferito tacere pur essendo presente per l’intera seduta. Chiederemo che torni a riferire anche lui in aula”.

“C’è un’inchiesta in corso, i processi vanno celebrati nelle sedi competenti e la nostra posizione è e rimane assolutamente garantista. Dal punto di vista politico, c’è un problema che emerge dalle cronache di questi giorni: la gestione personalistica della cosa pubblica esercitata dalla politica alla Regione Siciliana, una distribuzione di fondi sganciata da qualsiasi criterio oggettivo di concreta valutazione delle proposte, che si è evidentemente prestata a logiche opache, e un sistema che, come la stessa Corte Costituzionale ha sancito in una sentenza, è completamente svincolato da ogni criterio di oggettività e trasparenza”. Lo dichiara la senatrice di Italia Viva, Dafne Musolino: “Un sistema che ho denunciato nei mesi scorsi in tre interrogazioni parlamentari presentate ai ministri di Cultura, Giustizia, Economia e Affari regionali. Nell’ultima, che risale al 12 marzo di quest’anno, ho chiesto di evitare la dispersione di ingenti somme in mille rivoli clientelari, suggerendo invece di utilizzare quei fondi per il ripiano del deficit regionale. Sono stata buona profeta, ma completamente ignorata, visto che le interrogazioni sono rimaste senza risposta da parte del governo. Rimane, pertanto, l’esigenza improcrastinabile di introdurre criteri di trasparenza, merito e oggettività nella gestione delle risorse pubbliche”, conclude la senatrice Iv.

– Foto xd8/Italpress –

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Il Teatro Massimo di Palermo lancia la sua accademia lirica

PALERMO (ITALPRESS) – È stato pubblicato il bando di concorso per accedere alla nuova Accademia Lirica della Fondazione Teatro Massimo di Palermo. L’iniziativa, volta a formare giovani cantanti d’opera, è resa possibile grazie al sostegno e al contributo dell’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana. E’ quanto si legge in una nota,

Il progetto, sottolinea la nota, si propone di offrire un percorso formativo completamente gratuito a cantanti lirici di età compresa tra i 18 e i 33 anni. L’obiettivo è fornire agli allievi gli strumenti necessari per affrontare una carriera che richiede non solo un costante studio e impegno, ma anche attitudine scenica e competenze non puramente musicali, elementi fondamentali per la piena definizione di un artista lirico. L’Accademia mira a permettere quel passo decisivo che possa trasformare il dono innato della voce in una personalità artistica completa e matura.

Docente principale dell’Accademia è il Maestro Pietro Ballo, tenore di fama internazionale che ha lavorato con i registi più prestigiosi, da Zeffirelli a Ronconi e Pizzi. È proprio al Centro di Avviamento Lirico del Teatro Massimo, all’epoca attivo, che il Maestro Ballo ha mosso i primi passi della sua brillante carriera internazionale.

Le domande di ammissione per accedere all’Accademia Lirica dovranno essere presentate compilando l’apposito modulo on line disponibile nella sezione “Audizioni e selezioni” del sito del Teatro Massimo: www.teatromassimo.it. Il termine ultimo per l’invio delle candidature è martedì 15 luglio 2025, entro le ore 12:00. Il processo di selezione prevede, dopo una prima fase di valutazione dei curriculum vitae e dei video da parte della Commissione esaminatrice, la convocazione dei candidati idonei per una selezione in presenza.

Quest’ultima si terrà presso la Sala Coro della Fondazione Teatro Massimo, in Piazza Giuseppe Verdi n. 71, Palermo, lunedì 28 luglio 2025, con inizio alle ore 10:00.
“Siamo immensamente orgogliosi di lanciare questa nuova iniziativa – commenta Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo – L’Accademia rappresenta un’opportunità concreta per i giovani talenti che desiderano intraprendere un percorso di formazione artistica d’eccellenza. Il nostro impegno è duplice: sostenere le nuove generazioni e al contempo valorizzare il canto lirico, una forma d’arte e un’eredità culturale che l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità”.
Il bando completo, è disponibile sulla pagina del sito del Teatro Massimo.

– Foto Ufficio stampa Fondazione Teatro Massimo –

(ITALPRESS)

Assarmatori, Messina “Stop alla penalizzazione dei marittimi italiani”

ROMA (ITALPRESS) – Immediato superamento della distorsione per cui l’Italia sostiene economicamente i marittimi extracomunitari impiegati nei servizi internazionali e di crociera e non i marittimi italiani imbarcati sulle navi che effettuano i collegamenti di corto raggio. E definizione di un intervento mirato dello Stato per favorire il rinnovo e il ringiovanimento delle flotte dei traghetti in un mercato che non può essere supportato economicamente solo da finanziamenti privati; quindi, un nuovo schema di aiuti pubblici per i cantieri europei per rilanciare concretamente la cantieristica del continente senza ricorrere a insensate misure protezionistiche.
Muovendo circostanziate critiche alla politica marittima, industriale e ambientalista seguita negli ultimi anni dall’Unione europea, Stefano Messina, Presidente di Assarmatori (l’Associazione aderente a Conftrasporto-Confcommercio che riunisce armatori italiani, europei e di Paesi terzi che operano regolarmente in Italia), ha indirizzato al Governo e al Parlamento un vero e proprio cahier de doleance che fa perno su queste richieste. E lo ha fatto aprendo l’Annual Meeting 2025, che si è tenuto a Roma alla presenza, fra gli altri, del Vice Presidente del Consiglio e Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, del Ministro della Salute Orazio Schillaci e del Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. L’Assemblea ha ricevuto anche i videomessaggi del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e del Vice Presidente Esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto.
“La più grande flotta di traghetti al mondo, quella italiana, non potrà essere rinnovata esclusivamente con le risorse degli armatori – ha affermato esplicitamente Messina – ed è ora di dire la verità sulla favoletta dell’ETS, il prelievo “ecologico” su merci e passeggeri che avrebbe dovuto produrre proventi per il comparto marittimo al fine di finanziare innovazione, rinnovo della flotta, sicurezza”. “Non è così”, ha rivelato Messina, precisando che il 50% di questi fondi “è oggi destinato a tamponare il debito pubblico. Una modalità che deve essere cambiata, reindirizzando quelle risorse al settore che le ha generate e affrontando così, in modo concreto, il tema del rinnovo della flotta traghetti; rinnovo per il quale è indispensabile un intervento concreto dello Stato che affianchi le iniziative degli armatori”.
Messina ha anche evidenziato il tema del rilancio della cantieristica europea, tornato di scottante attualità alla luce delle guerre commerciali in atto e della crociata lanciata dall’amministrazione americana, per la creazione non solo di una cantieristica USA, ma anche di un’offerta di costruzioni navali che sia alternativa al monopolio asiatico: “In Europa – ha detto – c’è chi vorrebbe sostenere un approccio protezionistico che, anzichè promuovere attivamente la competitività dei cantieri europei, potrebbe aprire la strada a misure di stampo protezionistico per chi non sceglie il ‘Made in Europè. Come accade con l’ETS, le politiche comunitarie generano forti contraddizioni fra metodo e obiettivi da raggiugere. Siamo favorevoli e assolutamente convinti, e in questo gli armatori sono pronti a recitare la loro parte, della necessità di rilanciare la cantieristica europea in segmenti dove ha perso leadership e competenze. Tuttavia, questo obiettivo non può essere perseguito attraverso mere politiche protezionistiche. Occorre ridisegnare, in coerenza con il mercato, un regime di Aiuti di Stato a favore dei cantieri europei”.
Messina ha quindi acceso i riflettori sull’urgenza di una massiccia opera di sburocratizzazione dell’ordinamento della navigazione e di digitalizzazione, fattori che rilancerebbero la competitività di una bandiera italiana che invece continua a perdere tonnellaggio a causa del flagging out verso bandiere di altri Stati, anche comunitari, che offrono tempi ridotti e procedure semplificate.
Il Presidente dell’associazione armatoriale si è quindi concentrato sul tema del lavoro marittimo. “E’ mai possibile – la provocazione di Messina – che il nostro Paese sostenga economicamente i marittimi extracomunitari nei servizi internazionali e di crociera e non i marittimi, quasi tutti se non tutti italiani, che lavorano sulle navi impiegate nei servizi di corto raggio e in particolare nei collegamenti con le isole che assicurano la continuità territoriale? E’ forse questa la ragione per cui abbiamo rinunciato a misurare il fenomeno dei marittimi non europei non dotandoci di un’anagrafe digitale dei marittimi? Di certo è una stortura inaccettabile, su cui si è pronunciata la Commissione Europea invitando l’Italia a rispettare le regole europee. Noi ci batteremo per far rispettare queste regole e per portare un beneficio concreto ad un comparto che ha bisogno di essere messo al centro delle politiche di sostegno all’occupazione”.
Nel corso dell’Assemblea odierna, il Premio Assarmatori 2025, tradizionale riconoscimento consegnato dall’Associazione, è andato alla Fondazione Stella Maris di Genova per il suo lavoro di sostegno e cura proprio nei confronti del personale marittimo.
Il dibattito dell’Annual Meeting è stato arricchito, inoltre, da una tavola rotonda moderata dal Direttore de Il Secolo XIX, Michele Brambilla, cui hanno preso parte Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti della Camera, Marco Bisagno, Presidente del cantiere T.Mariotti, Vincenzo Franza, CEO di Caronte & Tourist Isole Minori, Mauro Mallone, Presidente del Comitato ETS, e Christos Stylianides, già Ministro per la Navigazione e della Politica insulare della Grecia.

– foto ufficio stampa Assarmatori –
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E’ online ‘Alla scoperta del bakstage’, il video sugli Assoluti di scherma 2025 di Piacenza

PIACENZA (ITALPRESS) – È stata un’edizione speciale quella degli Assoluti di scherma a Piacenza, anche nel racconto. Ed è in questa narrazione originale, autentica e capace di mostrare uno dei momenti più intensi dell’agonismo in pedana “senza prendersi troppo sul serio” che s’innesta il video “alla scoperta del backstage” pubblicato sul nuovo canale Youtube Italia Team.

Nove minuti da vivere tutti d’un fiato, con alcuni dei grandi protagonisti della Nazionale azzurra, tutti medagliati olimpici, come voci narranti d’eccezione. Sono stati loro a collaborare, in prima persona, ai contenuti che per sei giorni, durante i Tricolori andati in scena tra Piacenza Expo e il Palabanca, Italia Team ha realizzato arricchendo gli Assoluti 2025 con pregevoli video che hanno scandito sui social l’evento più importante del calendario schermistico italiano. Ora, online Youtube, un tuffo nel “dietro le quinte”, per vivere questi campionati da un’altra prospettiva, insieme agli atleti.

Seguendo l’esatta sequenza delle giornate di gare disputate in Emilia, il via lo dà la sciabola, con l’intro di Luca Curatoli, dal quale il microfono arriva poi al compagno di squadra azzurra Gigi Samele, che mostra la venue in una passeggiata tra la zona riscaldamento e le pedane delle competizioni, con in mezzo un incontro casuale con Diego Occhiuzzi, tre medaglie olimpiche, dunque sette in tutto in quel momento esatto, sommandole con le quattro vinte da Gigi.

Samele, brillantemente cimentatosi anche in una spiegazione della convenzione schermistica, fa partire parte inoltre una sfida tutta interna ai nostri campioni: qual è l’arma più bella? Ovviamente “la sciabola, ch’è come i 100 metri…”, per lo sciabolatore foggiano. Resiste, questa risposta, il tempo che entri in scena Alessio Foconi. “Il fioretto è l’arma più bella della scherma”, parola del campione ternano che mostra il gorilla e il suo motto – “daje” – con cui ha personalizzato la propria lama, prima di cedere la conduzione a Francesca Palumbo.

La fiorettista lucana guida il viaggio tra le Torce Olimpiche, la suggestiva esposizione allestita dal Conu a Piacenza Expo, e poi incontra Tommy Marini per chiedergli… “un balletto”. Gran finale con la spada, e qui tocca a Rossella Fiamingo diventare voce narrante. Come nella squadra che ha trionfato all’Olimpiade di Parigi, si fa staffetta: tocca ad Alberta Santuccio.

“La spada è la più divertente di tutte le armi”, parola della signora della stoccata d’oro al Grand Palais, in inedita versione intervistatrice della sua compagna di Nazionale Mara Navarria “in un giorno molto speciale per lei”, quello della sua ultima gara dopo una carriera da grande campionessa. Preparativi, emozioni e interviste esclusive: un backstage da non perdere, griffato Italia Team, che racconta in maniera leggera, empatica e coinvolgente l’edizione speciale degli Assoluti di Piacenza 2025.

– Foto Ufficio stampa Federscherma –

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In Italia il 2025 è all’insegna del turismo estero, 8,6 miliardi di spesa

ROMA (ITALPRESS) – Il turismo italiano viaggia a velocità sostenuta anche nel 2025: oltre 8,6 miliardi di euro di spesa turistica estera (+6,44% sul 2024 e +29,13% sul 2019) e le presenze (quasi +7% sul 2019); in particolare, l’Italia è la seconda destinazione europea per crescita delle presenze turistiche rispetto al 2019, con un +8,3%, dietro alla sola Spagna (+11,2%). Protagonista assoluta la componente straniera, che, in termini di presenze, cresce del +16% circa sul 2019 e del +1,63% sul 2024.

Insomma, i dati relativi al primo trimestre dell’anno indicano un’industria turistica in buona salute. In crescita anche la permanenza media, che si attesta sulle 3,30 notti per gli stranieri e sulle 2,64 per gli italiani. Mentre gli oltre 19 milioni di passeggeri aeroportuali di aprile fanno registrare un +7,3% sullo stesso mese dello scorso anno: Milano Linate, Bari e Napoli gli aeroporti che segnano il tasso più elevato di crescita.

A giugno l’Italia mostra un livello di saturazione OTA superiore rispetto ai principali Paesi competitor, pari al 46,7%, con un prezzo medio di 146,40 euro (il secondo più basso dopo la Francia). La Provincia Autonoma di Bolzano, Campania e Sardegna le mete con il tasso più alto. Il sentiment dei viaggiatori, nel periodo gennaio-aprile, ammonta a 84,5/100, con il segno positivo su tutte le categorie (attrattive, ristorazione, intrattenimento, affitti brevi, ricettività, trasporti). “Primi mesi del 2025 del turismo italiano: crescono componente estera, spesa e permanenza media. Italia top sui competitor europei. Continuiamo così”, commenta il ministro del Turismo, Daniela Santanchè.

– Foto IPA Agency –

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Al debutto la terza generazione della Mazda CX-5

ROMA (ITALPRESS) – Giovedì 10 luglio 2025 alle ore 10:00, Mazda svelerà la nuovissima CX-5, aprendo un nuovo capitolo per uno dei suoi modelli più apprezzati. Progettata per adattarsi a diversi stili di vita, la CX-5 di terza generazione offre ancora di più: un design più deciso, che aumenta il carattere distintivo della CX-5, abbinato ad un abitacolo più spazioso ed essenziale.

Tecnologie avanzate e sistemi di sicurezza incentrati sul guidatore, per una guida connessa e sicura. Esperienza di guida più coinvolgente e intuitiva, grazie ad un controllo più preciso e una risposta ancora più fluida.

Foto: ufficio stampa Mazda Motor Italia

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Carabinieri Tpc consegnano alla Soprintendenza di Trento una statua stele in marmo risalente all’età del Rame

TRENTO (ITALPRESS) – Questa mattina, nella sede del Castello del Buonconsiglio a Trento, il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia ha consegnato, all’U.M.St. Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, una statua stele in marmo risalente all’età del Rame e appartenente al “Gruppo atesino”.

La stele è decorata sui quattro lati, un cinturone del tipo “a festoni” corre tutt’attorno mentre sulla faccia anteriore sono raffigurati due pugnali in rame disposti orizzontalmente con la punta verso l’interno, a lama triangolare costolata e pomo semilunato, uno dei quali contornato da borchiette. In prossimità della spalla destra è presente un oggetto a T (ascia da combattimento) con andamento obliquo.

I fianchi e la schiena, fino all’altezza del cinturone, sono ricoperti da un mantello frangiato e decorato da un motivo a scacchiera.Il reperto rientra nel fenomeno europeo della statuaria antropomorfa, diffuso dall’Ucraina all’Atlantico nel III millennio a.C., documentato in Trentino – Alto Adige dal ritrovamento fino a ora di 22 esemplari che rientrano nel Gruppo atesino. Otto di essi sono stati scoperti ad Arco (TN) tra il 1989 e il 1990 durante gli scavi per la costruzione del nuovo ospedale.

Questi straordinari monumenti, scolpiti a tutto tondo e forse dipinti, in origine erano eretti all’aperto in un’area a probabile destinazione cerimoniale, nei pressi di un antico canale del fiume Sarca. Nel “Gruppo di Arco” sono presenti personaggi maschili, come la stele oggi consegnata dai Carabinieri TPC, riconoscibili in base alle maggiori dimensioni e caratterizzati dall’ostentazione di armi, da figure femminili contraddistinte dalla raffigurazione dei seni e da alcuni particolari dell’abbigliamento, da un personaggio privo di elementi distintivi, di piccole dimensioni, che probabilmente rappresenta un soggetto non adulto.Le statue stele potevano raffigurare personaggi di rango elevato realmente esistenti, oppure immagini di divinità.

L’ipotesi più probabile è che siano figure commemorative di antenati illustri, che con la loro imponente presenza legittimavano il potere dei gruppi dominanti dell’età del Rame. L’esemplare oggi presentato trova particolare attinenza con le statue stele del Gruppo atesino, in particolare con il reperto denominato “Arco II”.- statua stele maschile in marmo attribuibile al Gruppo atesino,prima metà III millennio a.C. cm 165x66x17 -Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Rovereto sono state avviate dal Nucleo TPC di Venezia nel luglio 2024, nell’ambito di un’attività ispettiva della Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Trento, con cui i Carabinieri TPC collaborano strutturalmente.

La stele è stata trovata in Val di Ledro (TN).A seguito dell’attività ispettiva, il bene è stato sequestrato stante l’assenza di un valido titolo di proprietà da parte del detentore, la cui collaborazione è stata altresì importante nel corso delle indagini. Gli accertamenti effettuati hanno permesso di ricostruire parte della storia della statua, con buona probabilità provento di scavi clandestini o rinvenimenti fortuiti non denunciati alle autorità, avvenuti negli anni ’90 del secolo scorso in prossimità dell’ospedale di Arco, area in cui vi erano lavori edili.La normativa vigente prevede sui beni archeologici provenienti, certamente o presumibilmente, dal territorio italiano una presunzione di appartenenza al demanio culturale.

Il privato che intenda rivendicare la proprietà di reperti archeologici è tenuto a fornire la prova che gli stessi gli siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamento fortuito; o che gli siano stati ceduti sempre dallo Stato a titolo d’indennizzo, per l’occupazione d’immobili; o che siano stati in proprio, o altrui possesso, in data anteriore all’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909. Inoltre, per quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti in violazione delle previsioni in materia di tutela, proprietà e circolazione dei beni archeologici indicati nello stesso codice, sono nulli.A termine delle indagini, nell’aprile 2025 il Tribunale di Rovereto ha disposto il dissequestro del bene e la restituzione in favore della Soprintendenza di Trento.

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio riconosce, infatti, la potestà in materia di tutela alla Provincia autonoma di Trento, come previsto dallo Statuto Speciale per il Trentino – Alto Adige e dalle relative Norme di Attuazione.Durante il corso delle attività, per la valutazione dell’interesse culturale del bene, i militari del Nucleo TPC di Venezia si sono avvalsi, altresì, di esami tecnici e storico-artistici effettuati a cura dei funzionari archeologi della Soprintendenza trentina.Il recupero di reperti archeologici facenti parte del demanio culturale rappresenta una delle direttrici investigative che il Nucleo TPC di Venezia persegue, attraverso verifiche costanti e metodiche presso gli esercizi commerciali di settore e mediante l’attenta raccolta di segnalazioni da parte di studiosi e appassionati, grazie alla collaborazione degli Uffici del Ministero della Cultura, delle Soprintendenze di Bolzano e di Trento. La restituzione al patrimonio pubblico di questi beni, testimonianze aventi valore di civiltà, riporta alla fruizione collettiva oggetti che narrano la storia di territori e comunità.

-Foto Ufficio stampa Carabinieri Tpc-
(ITALPRESS).