venerdì, Settembre 18, 2026
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Beni confiscati, la Commissione Antimafia all’Ars incontra la direttrice dell’ANBSC

PALERMO (ITALPRESS) – Analizzare i problemi connessi alla gestione dei beni e delle società confiscate alla mafia e trovare soluzioni idonee per risolvere alcune criticità. È questo lo scopo dell’incontro di oggi che la commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ha avuto con il prefetto, Maria Rosaria Laganà, direttrice dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), coadiuvata da due dirigenti della stessa agenzia.

Tra i temi affrontati nel corso della seduta, la necessità di trovare soluzioni per affrontare i tempi di assegnazione dei beni per il terzo settore, così come previsto dalla legge 109/96. Tra le misure proposte, la possibilità di mettere in bonis le società confiscate da rilanciare nell’economia legale, grazie anche alla misura introdotta dalla Regione, su iniziativa della stessa commissione, dell’accesso al credito attraverso l’Irfis per quei finanziamenti oggi preclusi alle imprese confiscate.

È emersa poi l’esigenza di un monitoraggio costante sulle modalità di utilizzo dei beni, sia da parte dei Comuni che degli enti del terzo settore, per favorire la destinazione di quelli che, continuando ad essere amministrati dall’agenzia nazionale, non hanno ancora beneficiato del riutilizzo sociale. Il lavoro della commissione Antimafia prosegue per analizzare la gestione dei beni e rispondere all’ottica di restituzione alla collettività delle ricchezze illecitamente accumulate dalla criminalità organizzata.

– foto ufficio stampa presidente antimafia Ars, Antonello Cracolici –

(ITALPRESS).

Iran, La Fortezza “Dubbi su regime change, il rischio è di creare una voragine regionale”

ROMA (ITALPRESS) – L’operazione israeliana “Rising Lion”, lanciata il 13 giugno contro l’Iran per bloccare, nelle intenzioni di Tel Aviv, lo sviluppo dell’arma atomica e l’arsenale missilistico iraniano, sembra avere come obiettivo quello di destabilizzare il regime degli ayatollah, scopo condiviso con Washington.

Tuttavia, non è chiaro se vi siano effettivamente le condizioni per un “regime change” in Iran e qualora avvenisse il rischio è di creare una voragine al centro di una regione fondamentale per le dinamiche securitarie globali con conseguenze al momento assolutamente non prevedibili, ma potenzialmente devastanti. Lo ha dichiarato Roberta La Fortezza, ricercatrice dell’Università di Siena, in un’intervista all’Italpress.

Quanto l’obiettivo di destabilizzare il regime iraniano sia concretamente raggiungibile “è difficile da dire e certamente il suo perseguimento potrebbe richiedere una guerra lunga e di ampia portata”, secondo l’esperta. Nonostante parte della popolazione non supporti il regime degli ayatollah guidato dalla guida suprema Ali Khamenei, non è automatico che approvi l’azione di Israele. Senza contare che non esiste in Iran un’opposizione organizzata e le armi rimangono nelle mani degli apparati statali.

“La maggior parte delle proteste per la morte di Mahsa Amini, utilizzate come emblema dell’opposizione interna al regime, sono state portate avanti soprattutto delle minoranze, in particolare di origine curda. Certamente hanno coinvolto anche la popolazione di Teheran; sebbene quelle proteste siano esplicative di sentimenti di opposizione al regime repressivo, esse non sono esplicative totalmente della postura della popolazione iraniana nel suo complesso”, ha affermato l’esperta di Medio Oriente.

L’analista si sofferma anche sull’assenza di un’opposizione politica che non rende immediato un primo passo per destituire eventualmente la Repubblica islamica. “La mancanza di una vera e propria opposizione politica (ma anche socialmente organizzata) in Iran significa la mancanza di un centro intorno al quale le eventuali istanze rivoluzionarie rispetto all’attuale leadership possano andare a condensarsi con speranze di successo”, ha dichiarato La Fortezza, che ha sottolineato come “le armi restino poi in mano agli apparti militari, non registrandosi nel paese gruppi paramilitari con capacità e mezzi tali da poter effettivamente porre una sfida” per gli apparati militari e di sicurezza.

“Pertanto, immaginare una rivoluzione del popolo che non coinvolga almeno una parte degli apparti militari risulta molto difficile al momento. In più, sebbene i sentimenti della popolazione iraniana siano certamente in ampie fasce della popolazione avversi alla leadership, non sono certamente meno contrari a Israele, tanto più dopo questa guerra“, ha affermato l’esperta. A incidere sul sentimento anti-israeliano degli iraniani che non amano il regime anche il momento in cui Israele ha attaccato, ovvero esattamente 61 giorni dopo l’inizio dei negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran, mediati dall’Oman, su un possibile nuovo accordo sul nucleare iraniano, dopo l’uscita unilaterale di Washington dall’accordo del 2015 annunciata dal presidente americano nel 2018.

 “Da un lato Israele ha attaccato l’Iran in una fase in cui Teheran pubblicamente aveva dimostrato di voler negoziare, dando alla leadership iraniana la possibilità di posizionarsi sul fronte della vittima: non a caso i rappresentanti iraniani hanno sostenuto l’attivazione dell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite – ha affermato La Fortezza -. Dall’altro, a partire dal 14 giugno i bombardamenti israeliani hanno interessato anche le infrastrutture energetiche critiche dell’Iran, le istituzioni del regime, nonché altri obiettivi nevralgici come la TV di stato iraniana durante la diretta, con impatto crescente sulle aree civili e sulla popolazione“.

L’esperta ha sottolineato che “sebbene nella strategia di Israele questo dovrebbe spingere la popolazione iraniana a ribellarsi al regime, è altrettanto vero che tali azioni possano verosimilmente spingere la popolazione a compattarsi intorno alle istituzioni considerate le sole in grado di resistere contro Israele e gli Usa”. In un contesto totalmente diverso, la guerra tra Iraq e Iran dal 1980 al 1988 “contribuì a consolidare il sostegno popolare al nuovo regime degli ayatollah e al nuovo modello di governo iraniano” nato dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Oggi, dopo 46 anni di regime degli ayatollah e con decenni di sanzioni, lo scenario è certamente diverso. Oggi, però, “da un lato non possono cancellarsi dall’immaginario collettivo le immagini della distruzione di Gaza, con ciò evidenziando le conseguenze delle operazioni israeliane; dall’altro anche gli Stati Uniti e l’Occidente detengono pochi crediti agli occhi della popolazione iraniana – ha aggiunto l’analista -. Ogni volta che nel corso della storia recente sono giunti alla presidenza iraniana candidati riformisti, che dunque avrebbero potuto portare seppur minimi cambiamenti nella vita interna del Paese, l’Occidente ha contribuito, seppur indirettamente, ad affossare le loro esperienze: Mohammad Khatami a cavallo tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, e soprattutto Hassan Rouhani sulla cui presidenza ha avuto un impatto fondamentale la decisione dell’amministrazione Trump di uscire unilateralmente dall’accordo sul nucleare”.

Per queste ragioni “non è chiaro, dunque, al momento se vi siano effettivamente le condizioni per un regime change in Iran, ma certamente non sarà un obiettivo così semplice da ottenere. E anche qualora lo si dovesse ottenere si aprire un altro capitolo della storia mondiale non meno carico di incognite: il rischio è di creare una voragine al centro di una regione fondamentale per le dinamiche securitarie globali con conseguenze al momento assolutamente non prevedibili ma potenzialmente devastanti”.

Lo scenario dell’immediato futuro rimane fluido, ma certamente le capacità militari dell’Iran sono state indebolite.L’attacco di Israele ha impattato considerevolmente sulle difese aeree iraniane, lasciando il paese estremamente più vulnerabile”, ha affermato La Fortezza. Israele ha colpito diverse componenti essenziali dei sistemi di difesa iraniani, tra cui un radar di allerta precoce nella zona di difesa area occidentale e diverse basi missilistiche, in particolare quelle nella provincia di Kermanshah e le basi di Amand e quella a sud-ovest di Tabriz.

“La prima fase dell’attacco israeliano, dunque, come generalmente avviene, ha cercato di degradare le capacità difensive iraniane in modo da poter penetrare sempre più in profondità in maggiore sicurezza, come infatti poi accaduto con gli attacchi su Teheran”, ha detto l’analista. Secondo le stime israeliane, nell’arsenale militare iraniano vi sarebbero stati circa 2000 missili balistici prima del 13 giugno.

Però “non è chiaro al momento quali siano stati effettivamente i danni causati alla dotazione missilistica di Teheran”, ha aggiunto. “La potenza militare iraniana risulta quindi particolarmente indebolita sul fronte della difesa, oltre che certamente anche sulla logistica: come hanno dichiarato alcune fonti delle stesse Guardie della rivoluzione iraniane (Irgc), gli attacchi israeliani hanno reso difficile spostare rapidamente i missili dai depositi e posizionarli sulle piattaforme di lancio; non è invece possibile dire con certezza quale sia ancora il potenziale offensivo dell’Iran in termini di potenza missilistica. Resta poi tutto l’arsenale di droni, i quali potrebbero essere utilizzati per saturare il sistema Iron Dome e costringere Israele a un uso massiccio dei missili intercettori”, ha concluso.

-Foto staff La Fortezza-
(ITALPRESS).

Fumarola “Soddisfazione per nomina Sbarra,ma Cisl autonoma da partiti”

MILANO (ITALPRESS) – La nomina dell’ex segretario della Cisl, Luigi Sbarra, a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con deleghe al Sud “non implica alcuna contiguità con il governo. La nostra organizzazione ha nei suoi valori fondanti l’autonomia, l’autonomia da ogni partito, quindi significa per noi continuare sulla nostra strada. Noi ci sediamo a ogni tavolo del confronto, al di là di chi sia al governo in quel momento, al di là di chi siano i nostri compagni di percorso”. Così Daniela Fumarola, segretario della Cisl, a margine del quattordicesimo congresso della Cisl Lombardia. “La vicenda Sbarra, come viene definita, per noi è motivo di soddisfazione, è stato scelto per le sue competenze, per la sua storia – ha sottolineato poi Fumarola – . È un uomo che ha dedicato tutta la sua vita ai temi del lavoro, delle persone, soprattutto delle persone al Sud”.

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Fontana “Fuori luogo le affermazioni di Tajani sul terzo mandato”

MILANO (ITALPRESS) – Nell’ambito del dibattito sul terzo mandato, il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha parlato del “rischio di incrostazioni di potere”, nominando anche Hitler e Mussolini. “Mi sembra un’affermazione fuori luogo e priva di ogni fondamento. Quello che posso dire è che sulle incrostazioni di potere, se qualcuno ha questa predisposizione che ritengo estremamente negativa, la può far valere a prescindere dai due o tre mandati. Su questo non ci sono dubbi”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine del quattordicesimo congresso lombardo della Cisl. “Io credo che fare il presidente di una regione voglia dire fare attività amministrativa, svolgere attività legislativa di fronte agli occhi dei propri cittadini – ha sottolineato poi Fontana – . È chiaro che uno che fa lo fa sotto gli occhi di tutti. Se ci fossero delle prave volontà, verrebbero a galla e non ci sarebbe sicuramente la possibilità di tenerle nascoste”.

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Cisl, Nava “Serve patto sociale per il Paese, Lombardia sia un laboratorio”

MILANO (ITALPRESS) – “Non possiamo più permetterci una politica di piccoli passi, né una società divisa tra chi decide e chi subisce. Il nostro Paese ha bisogno di un grande Patto Sociale tra tutte le forze vive: sindacati, imprese, istituzioni, giovani, terzo settore. E la Cisl lombarda è pronta a fare la sua parte, da protagonista e da facilitatore. La Lombardia può e deve essere un laboratorio nazionale del buon lavoro, della buona politica industriale, del welfare inclusivo. Ma serve uno scatto collettivo. E serve ora”.

È un messaggio chiaro quello che il segretario generale Fabio Nava ha lanciato oggi aprendo i lavori del XIV° Congresso della Cisl Lombardia, in programma il 17 e 18 giugno al Quark Hotel di Milano, alla presenza della leader nazionale Daniela Fumarola.

Nava ha parlato davanti a 363 delegati, in rappresentanza di tutti i territori e di tutte le categorie, e ad una platea gremita di uomini e donne delle istituzioni (tra cui il presidente della Regione Attilio Fontana), delle parti sociali e del mondo associativo. Nella relazione introduttiva ha affrontato i principali temi dell’attualità: dal lavoro alla transizione industriale, dalle sfide demografiche alla giustizia generazionale, dalla sanità all’innovazione.

E ha richiamato l’importanza del coinvolgimento del capitale umano nella vita delle imprese. “La partecipazione non è uno slogan – ha detto -. È lo strumento più moderno, più democratico e più giusto per ricostruire fiducia, coesione e giustizia sociale. Lo abbiamo dimostrato con una iniziativa concreta, diventata legge dopo aver raccolto quasi 400.000 firme vere. Non per protesta, ma per proposta. I lavoratori e le lavoratrici devono potere contare sempre di più nei processi e nelle scelte aziendali”.

Il Congresso arriva in un momento cruciale per il mondo del lavoro e per la tenuta sociale del Paese. In questo scenario, la Cisl Lombardia – con i suoi valori, le sue relazioni e il suo radicamento – si candida a essere motore di una nuova stagione di corresponsabilità.

“Non vogliamo dividere, vogliamo connettere – ha concluso Nava -. Non rincorriamo il consenso: coltiviamo fiducia. Non chiediamo privilegi: offriamo soluzioni. E soprattutto non ci rassegniamo al presente. Perché il futuro non ce lo regalerà nessuno. Ma possiamo ancora costruirlo. Insieme. Abbiamo appena presentato una ricerca sui giovani e il lavoro: le nuove generazioni chiedono di essere ascoltate e di diventare protagoniste del cambiamento. La Cisl vuole essere al loro fianco”.

La Cisl lombarda, con i suoi quasi 731 mila iscritti, è la più grande articolazione del sindacato a livello nazionale. A livello territoriale è suddivisa in otto comprensori: Bergamo, Brescia, Milano Metropoli, Dei Laghi (Varese e Como), Asse del Po (Cremona e Mantova), Monza-Brianza-Lecco, Pavia-Lodi, Sondrio. Il territorio milanese è quello con il più alto numero di iscritti (oltre 184 mila).

– Foto xm4/Italpress –

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Al debutto Lancia Ypsilon HF e HF Line

TORINO (ITALPRESS) – Dal 16 al 25 giugno, parte in Italia il nuovo spot TV dedicato alle nuove Ypsilon HF da 280 CV e Ypsilon HF Line, entrambe ispirate al lato più sportivo del brand e che segnano un’evoluzione significativa nella strategia del brand: l’imminente arrivo della Ypsilon HF, la versione stradale ad alte prestazioni, e l’apertura ordini della nuova Ypsilon HF Line, che porta il linguaggio HF su motorizzazioni più accessibili ma mantenendo inalterato lo stile e la riconoscibilità della gloriosa sigla. La campagna di comunicazione, visionabile nella versione da 50′ al seguente LINK, è stata declinata sia in tv, stampa e radio sia sui canali social e digital del brand.

Inoltre, le due novità rappresentano un passo decisivo nell’avanzamento del Rinascimento di Lancia, che procede con coerenza e determinazione, mantenendo fede a tutte le promesse finora fatte: dal debutto della nuova Ypsilon nel 2024 all”arrivo della versione HF nel 2025, fino alla conferma che la nuova Lancia Gamma sarà prodotta, a partire dal 2026, presso l’iconico stabilimento di Melfi, uno degli impianti d’eccellenza del Gruppo. Ideato dall’agenzia 777, nata dalla collaborazione tra Armando Testa ed Herezie, il suggestivo filmato mette in luce i caratteri diversi delle due nuove vetture Lancia, esaltando la performance della Ypsilon HF 280 CV e sottolineando l’estetica eclettica della Ypsilon HF Line.

Inoltre, la colonna sonora scandisce la storia e la performance delle due auto attraverso una moderna città, accompagnandole in un crescendo visivo e sonoro: un mix di sound design che unisce l’eco del barrito di un elefante, al ritmo delle percussioni, per evocare l’animale che da sempre è legato alla storia del brand. Lo stesso simbolo è impresso, assieme alle due lettere HF, sulle carrozzerie e nei dettagli interni delle due Ypsilon, e ricorre puntuale nelle immagini dello spot fino a materializzarsi nel cielo attraverso la composizione delle nuvole. E’ una sagoma che si staglia sopra le due auto affiancate, chiudendo il racconto con un’immagine potente e carica di significato.

Tra leggenda e realtà, infatti, si narra che già nel 1953 l’elefantino fosse stato scelto come portafortuna da Gianni, figlio di Vincenzo Lancia ed amministratore delegato della casa automobilistica dal 1949 al 1955. Il significato sarebbe da attribuire all’idea che, una volta lanciati in corsa, gli elefanti sono inarrestabili. Il simbolo del pachiderma “al galoppo”, dapprima raffigurato in azzurro e poi in rosso, pare provenire dalla mitologia orientale, come emblema benaugurante e come simbolo di vittoria, purchè rappresentato con la proboscide protesa in avanti. Tra l’altro, lo storico logo della HF Squadra Corse Lancia, fondata nel 1963 da Cesare Fiorio, si componeva delle lettere maiuscole HF, bianche su fondo nero, con quattro elefantini rossi in corsa e in calce, in maiuscolo, la scritta Squadra Corse, bianca su fondo rosso.

Oggi le nuove Ypsilon HF da 280 CV e Ypsilon HF Line si fregiano del nuovo logo HF, che reinterpreta l’emblema storico, rendendolo contemporaneo e proiettato nel futuro. Infatti, gli elementi costitutivi del marchio, ossia l’acronimo HF e l’iconico Elefante, sono i simboli della tradizione Lancia che vengono ora semplificati, sia in termini di linee che di forme, creando un nuovo equilibrio, capace di esprimere innovazione, premiumness e italianità con un tocco di eclettismo, nel massimo rispetto delle inconfondibili geometrie proprie del marchio. In particolare, colori sono quelli del logo ufficiale Fulvia Coupè del 1966 mentre l’inclinazione delle lettere è quella del logo Lancia Delta degli anni ’90 per esprimere velocità e radicalità.

Con le nuove Ypsilon HF e Ypsilon HF Line, dunque, Lancia inaugura un nuovo capitolo della sua storia, in cui la potenza dell’innovazione incontra la forza evocativa della memoria. Due vetture che hanno missioni diverse ma condividono lo stesso spirito, quello dell’elefantino rosso: simbolo di coraggio e determinazione. Un segno che ritorna nel video, attraversando la città tra suoni tribali e atmosfere sospese, fino a materializzarsi nel cielo, in un’immagine potente, quasi mitologica. Perchè quando l’elefantino rosso torna a correre, la leggenda riparte e nessuno può arrestarla.

foto: ufficio stampa Stellantis

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Gaza, Tajani “Speriamo Hamas accetti le proposte sul tavolo”

ROMA (ITALPRESS) – “Parlando con il presidente Herzog e il ministro Saar vedo una maggiore disponibilità. Ho parlato anche con il ministro degli Esteri egiziano e anche loro intravedono da parte israeliana, ma anche da parte di Hamas, la volontà di compiere dei passi in avanti. Speriamo che anche Hamas accetti le proposte che ci sono sul tavolo”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della conferenza sul progetto Imec.

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Sanità, Schillaci “Il nostro obiettivo è fare in modo che non ci siano più gap territoriali”

NAPOLI (ITALPRESS) – Il nostro obiettivo è chiaro: fare in modo che gap e differenze territoriali non appartengono più al vocabolario della sanità italiana”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in conclusione degli Stati generali della prevenzione. Il ministro ha spiegato che “la sfida principale” che si era prefissato all’inizio del suo mandato era quella di “contribuire alla costruzione di un Servizio Sanitario Nazionale che viaggi alla stessa velocità su tutto il territorio. È un sistema che non può e non deve avere barriere di accesso. Oggi sono molto più fiducioso rispetto alla possibilità di raggiungere questo obiettivo ambizioso e sono convinto che, lavorando tutti insieme, riusciremo a vincere questa sfida. La strada è tracciata, dobbiamo percorrerla con determinazione e consapevolezza”, ha aggiunto.

“Un successo importante non per il ministero ma per l’intero sistema sanitario nazionale. Mille prestazioni effettuate negli stand, migliaia di iscrizioni ai lavori congressuali – dice Schillaci – sono dati che ci parlano di un’Italia che ha voglia di prendersi cura della propria salute. La prevenzione è un investimento sulla propria vita, una partita che si vince giocando tutti insieme”.

Il ministro ha quindi rivolto un appello “ai cittadini che non hanno ancora aderito ai programmi di screening, magari per pigrizia. Ci sono malattie che devono avere precedenza su ogni altro impegno e i comportamenti salutari non sono mai superati, sono sempre la migliore forma di prevenzione”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Crosetto presenta il rapporto strategico nazionale sulla sicurezza

ROMA (ITALPRESS) – La presentazione del rapporto “Per una strategia di sicurezza nazionale” da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto segna un momento di discontinuità nella cultura strategica italiana.

Per la prima volta, viene formalizzato un documento programmatico che punta a costruire una visione integrata e proiettata nel lungo periodo (8-10 anni), superando l’approccio emergenziale e frammentato che ha storicamente caratterizzato la postura nazionale in materia di sicurezza.

Il rapporto, illustrato alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è frutto di un lavoro interministeriale e multilivello, che intende unificare i principali strumenti del potere nazionale, politico, militare, industriale, tecnologico, informativo ù attorno a un concetto di sicurezza allargata, resiliente e autonoma.

In sintesi, il rapporto “Per una strategia di sicurezza nazionale” non è un libro bianco, né un piano industriale. “È un manifesto dottrinale – ha sottolineato il ministro Crosetto -, che segna la nascita di una cultura della sicurezza nazionale coerente con la complessità contemporanea e integrata con le trasformazioni tecnologiche e geopolitiche in atto. Il suo valore non risiede solo nei contenuti, ma nella visione sistemica che propone: un Paese che non delega più la propria sicurezza, ma la costruisce in modo consapevole, sostenibile e industrialmente autonomo. Non è soltanto un documento tecnico, né uno strumento da esaurirsi in una legislatura: è una riflessione collettiva sul nostro essere Nazione. Un atto di responsabilità verso ciò che siamo e ciò che intendiamo diventare”.

Il Presidente Mattarella ha ribadito che “la difesa della pace richiede coraggio, diplomazia e, quando necessario, fermezza”, e ha elogiato l’operato delle Forze Armate come “un punto di forza per la Repubblica”, espressione di “una scelta di vita al servizio dei valori democratici”. Il Capo dello Stato ha inoltre richiamato il senso di coesione tra istituzioni, comparto industriale e società: “Non esiste sicurezza senza responsabilità condivisa”.

Il documento si pone dunque come punto di sintesi tra dottrina, pianificazione e indirizzo politico. Più di un libro bianco e meno di un piano industriale, rappresenta una visione sistemica che punta a far crescere la “sovranità di fatto” del Paese: non come isolamento, ma come capacità di decidere, innovare e difendere i propri interessi nel rispetto del diritto internazionale.

“È il tentativo – ha concluso Crosetto – di coltivare il terreno su cui possano crescere alberi di cui nessuno di noi vedrà l’ombra, ma di cui le future generazioni potranno raccoglierne i frutti”.

Nel testo si rileva un’evoluzione concettuale netta: la sicurezza non è più intesa unicamente come funzione di difesa armata, ma come condizione strutturale della sovranità, dello sviluppo economico e della tenuta democratica.

L’Italia, secondo Crosetto, non può più permettersi una visione limitata o disorganica: serve una cornice stabile in grado di guidare la pianificazione, l’investimento tecnologico e la cooperazione internazionale. Questo approccio si inserisce nel contesto post-pandemico e post-2022, dove il ritorno della guerra convenzionale in Europa (Ucraina), l’instabilità nel Mediterraneo allargato e la crescente competizione nei domini cyber e spaziale impongono una revisione dottrinale profonda.

Uno degli elementi chiave del rapporto è il riconoscimento formale dei sei domini operativi (terra, mare, aria, spazio, cyber e subacqueo) come teatri integrati e sinergici. L’accesso libero e sicuro a questi ambienti è considerato una priorità strategica, al pari della protezione delle infrastrutture critiche, delle filiere energetiche e logistiche e della continuità operativa del sistema-Paese.

La minaccia non è più soltanto cinetica: disinformazione, guerra cognitiva, attacchi cyber, infiltrazioni tecnologiche e dipendenze industriali sono oggi parte integrante dello spettro operativo. Di conseguenza, il documento propone una convergenza di strumenti hard e soft, civili e militari, statuali e industriali, in un’ottica di sicurezza nazionale sistemica.

Sul piano delle capacità, la strategia richiede un’accelerazione decisa nella modernizzazione delle Forze Armate, in coerenza con il Documento Programmatico Pluriennale 2024-2026. I programmi già in corso verranno rafforzati con focus su interoperabilità, digitalizzazione e prontezza operativa.

In particolare, il documento dà impulso allo sviluppo del Main Ground Combat System (MGCS) europeo, al potenziamento delle capacità anti-aeree a corto e medio raggio, all’estensione della flotta UAV e UGV, e all’integrazione di sistemi C4ISTAR all’interno di un ecosistema federato. Inoltre, la componente cyber sarà consolidata sia in ambito Difesa che nei comparti di sicurezza interna, con investimenti nella formazione, nelle infrastrutture di resilienza e nella cooperazione pubblico-privato.

L’industria nazionale della difesa è chiamata a un ruolo centrale. Il rapporto riconosce formalmente il valore strategico della base industriale e tecnologica della difesa (BITD) come asset da tutelare, rafforzare e integrare nei programmi europei. Crosetto ha chiarito che l’Italia non può più permettersi di essere solo cliente o subfornitore, ma deve aspirare a essere co-sviluppatore e proprietario di tecnologie critiche.

In questo quadro si inserisce il rafforzamento delle partecipazioni in Leonardo e Fincantieri, il rilancio degli stabilimenti dell’Agenzia Industrie Difesa (AID) e l’ingresso in programmi multinazionali ad alto contenuto tecnologico come GCAP (con Regno Unito e Giappone), Eurodrone, e il già citato MGCS con KNDS e Rheinmetall.

Di particolare interesse l’intenzione di sviluppare capacità duali e strategiche nella produzione nazionale di munizionamento, nei semiconduttori di uso militare e nella componentistica di sensori e sistemi EW. AID viene riconfigurata come snodo tecnico-industriale, con l’obiettivo di assicurare una supply chain sovrana almeno in settori critici, quali: munizioni, subacquei, biomedicale militare, simulatori, AI per impiego operativo e logistica. La sinergia con l’università e la ricerca viene potenziata, soprattutto nei settori della crittografia quantistica, sensoristica avanzata, propulsione e tecnologie spaziali.

In parallelo, la strategia non rinnega l’ancoraggio euro-atlantico dell’Italia, ma ne amplia la postura: rafforzare la NATO sì, ma anche contribuire a un’autonomia strategica europea pragmatica, fondata sulla capacità di decidere, produrre e proiettare forze in tempi e modalità compatibili con lo scenario multipolare. L’Italia mira a essere contributor credibile, con una visione etica del potere, ma anche consapevole delle sue responsabilità regionali, specie nel Mediterraneo allargato e nei Balcani.

– Foto IPA Agency –

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Iran, Tajani “Lavoriamo per la pace e la stabilità”

ROMA (ITALPRESS) – “Mi auguro che si possa riaprire un negoziato. In questo giorni l’Italia ha lavorato su quello. Nel testo scritto dal G7, compreso il presidente del Consiglio italiano, c’è una chiara indicazione in questa direzione. Lavoriamo per la pace e la stabilità, ma la pace non può essere garantita se c’è un Paese che ha la bomba atomica e pensa di usarla contro un altro”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della conferenza sul progetto Imec.

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