mercoledì, Settembre 16, 2026
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Zaia “Bene l’istituzione di zone rosse a Venezia e nelle spiagge in estate”

VENEZIA (ITALPRESS) – “Turisti e residenti di Venezia e delle spiagge hanno il diritto di trascorrere in tranquillità e serenità, di vivere nel miglior modo le vacanze e il periodo estivo. Bene ha fatto il Prefetto di Venezia Darco Pellos a replicare da giugno le zone rosse a Venezia e sulle spiagge del litorale, segnatamente Jesolo e Chioggia”. Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in merito alla decisione del prefetto di Venezia di rafforzare i controlli nel periodo estivo in alcune località principe delle vacanze estive. “Bisogna tenere lontani da turisti e residenti – aggiunge Zaia – malintenzionati di ogni genere, spacciatori, rissosi, borseggiatori, bevitori seriali, gang o baby gang di ogni tipo. Si otterrà così un maggior presidio del territorio e maggiore sicurezza per i frequentatori delle località e per chi ci vive”.

“Non dimentichiamo – conclude Zaia – che ne va anche della nostra immagine turistica complessiva che rischia di ricevere colpi durissimi da eventi di tipo violento o criminoso. E oramai sappiamo come funziona: in poche ore la brutta notizia rimbalza in tutto il mondo via social e mette così a rischio le scelte di vacanza ancora da fare e il lavoro dei nostri bravi operatori di ogni comparto”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Università di Palermo, giornata di orientamento per le lauree magistrali

PALERMO (ITALPRESS) – Un‘offerta formativa sempre più vasta, con l’obiettivo di convincere gli studenti a proseguire in loco il loro percorso di studi dopo la laurea triennale: l’Università di Palermo presenta il ‘Welcome day lauree magistrali 2025′, una giornata di orientamento interamente dedicata all’offerta formativa per l’anno accademico 2025/2026.

L’evento è suddiviso in due parti: la mattina è dedicata alla presentazione dei corsi, il pomeriggio alle attività di orientamento online per gli studenti. Gli ultimi anni hanno segnato una crescita importante per le lauree magistrali a Palermo e nei poli territoriali ad esso connessi (Trapani, Caltanissetta e Agrigento). Ad oggi i corsi attivi sono 76 (inclusi quelli per il nuovo anno accademico), ma il numero supera quota 100 se si tiene conto dei singoli curricula; inoltre quasi tutti i dipartimenti erogano percorsi di studio in lingua inglese, per offrire opportunità di rilancio anche sul piano internazionale. Altrettanto significativo è il numero di corsi tra doppio titolo e programmi integrati di studio: ben 80, la maggior parte dei quali riguarda proprio le lauree magistrali.

Guardando ai singoli dipartimenti i corsi disponibili sono tre per Architettura, undici per Culture e Società (due nuovi), due per Fisica e Chimica, uno per Giurisprudenza, quindici per Ingegneria (uno nuovo), due per Matematica e Informatica, sette per Scienze agrarie, alimentari e forestali (dieci curricula totali), quattro per Scienze economiche, aziendali e statistiche, quattro per Scienze politiche e relazioni internazionali (sei curricula), quattro per Scienze della terra e del mare, tre per Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche, sette per Scienze psicologiche, pedagogiche, dell’esercizio fisico e della formazione (uno nuovo), sette per Scienze umanistiche (uno in tedesco) e sei per Medicina e Chirurgia.

“È un momento molto importante per le lauree magistrali, per le quali negli ultimi anni abbiamo puntato soprattutto al recupero – sottolinea il prorettore alla Didattica e all’Internazionalizzazione Fabio Mazzola, – Il nostro obiettivo era offrire percorsi innovativi, che potessero convincere gli studenti a rimanere a Palermo, e in qualche modo ci siamo riusciti perché abbiamo oltre tremila iscritti. Quest’anno avremo 21 corsi completamente in lingua inglese e in più ne presenteremo di nuovi nell’ambito del patrimonio culturale, anche nelle sedi decentrate. In queste eravamo partiti con le lauree triennali, ma stiamo introducendo anche le magistrali: a Trapani ci sarà il corso in Scienze motorie, anche per permettere a molti ragazzi della provincia di studiare più vicino a casa anziché a Palermo”.

IL VIDEO DELLE PAROLE DI MAZZOLA

Tra le iniziative che l’ateneo si appresta a mettere in campo, aggiunge Mazzola, c’è “l’Erasmus italiano: oggi in Senato accademico verrà discussa la possibilità di attuare 55 accordi con 20 Università del nord Italia che hanno presentato richiesta, per permettere ai nostri studenti di studiare per un periodo in quell’area; in questo modo uno studente potrà tranquillamente iscriversi a Palermo e svolgere una sorta di Erasmus nel nostro paese, con le stesse modalità di quello internazionale”.

-Foto xd8/Italpress-
(ITALPRESS).

Università Palermo, Mazzola “Tremila iscritti per lauree magistrali”

Università Palermo, Mazzola

PALERMO (ITALPRESS) – “È un momento molto importante per le lauree magistrali, per le quali negli ultimi anni abbiamo puntato soprattutto al recupero. Il nostro obiettivo era offrire percorsi innovativi, che potessero convincere gli studenti a rimanere a Palermo, e in qualche modo ci siamo riusciti perché abbiamo oltre tremila iscritti. Lo ha sottolineato il prorettore alla Didattica e all’Internazionalizzazione dell’Università di Palermo, Fabio Mazzola, a margine del ‘Welcome day lauree magistrali 2025’, una giornata di orientamento interamente dedicata all’offerta formativa per l’anno accademico 2025/2026

xd8/pc/mca2

ASP Ragusa, Breast Unit rete d’eccellenza per la cura del tumore al seno

RAGUSA (ITALPRESS) – La lotta al tumore al seno non può prescindere da una presa in carico globale della persona. E’ questa la filosofia che anima la Breast Unit dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, “un modello organizzativo e assistenziale riconosciuto come centro regionale di riferimento per la senologia in Sicilia, capace di coniugare competenze cliniche, umanità e prevenzione”, si legge in una nota dell’ASP di Ragusa.
La forza della Breast Unit sta nella rete: non solo una rete di professionisti altamente qualificati, ma anche un’infrastruttura sanitaria che garantisce percorsi integrati, personalizzati e condivisi. Dalla diagnosi alla terapia, dalla chirurgia alla riabilitazione, ogni passaggio è costruito su misura per la paziente, grazie al lavoro sinergico di èquipe multidisciplinari che operano in stretta collaborazione. Il principio guida è semplice ma ambizioso: offrire una cura tempestiva ed efficace, che tenga conto non solo della malattia, ma anche della storia e dei bisogni di ogni donna.
A guidare il reparto di Chirurgia Senologica è il dottor Marco Ambrogio, figura centrale nel coordinamento delle attività cliniche e organizzative.
“Nella cura del tumore al seno non basta la competenza individuale – spiega -. Serve una vera e propria rete fatta di professionalità, fiducia e comunicazione. Solo lavorando insieme, medici, pazienti e territorio, possiamo offrire percorsi realmente efficaci e rispettosi della persona”.
Il percorso di cura inizia spesso con la prevenzione, attraverso lo screening mammografico rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni. Da lì si attivano gli approfondimenti diagnostici, l’eventuale intervento chirurgico, le terapie farmacologiche, radioterapiche, il supporto psicologico e il follow-up. Il tutto si svolge in un ambiente altamente specializzato, con strutture dedicate all’interno degli ospedali “Maria Paternò Arezzo” e “Giovanni Paolo II” di Ragusa.
Ma la Breast Unit non è solo medicina e tecnologia. Attorno al nucleo sanitario, ruotano anche le associazioni di volontariato che, ogni giorno, collaborano con la struttura offrendo ascolto, accompagnamento, sensibilizzazione. Un valore aggiunto fondamentale, che arricchisce l’assistenza con empatia e vicinanza. L’organizzazione della Breast Unit, così come i servizi offerti, i professionisti coinvolti e tutte le informazioni utili per accedere al percorso, sono raccolti nella sezione dedicata del sito ufficiale dell’ASP di Ragusa: www.asp.rg.it/breast-unit.html
“In un territorio in cui non sempre è facile garantire standard omogenei di cura, la Breast Unit di Ragusa rappresenta un esempio concreto di sanità pubblica efficiente, integrata e centrata sulla persona – conclude la nota dell’Asp -. Una rete che non cura solo il corpo, ma accompagna le donne – e le loro famiglie – in un cammino complesso, trasformando la diagnosi in un percorso condiviso di speranza e rinascita”.

– foto ufficio stampa Asp Ragusa –
(ITALPRESS).

ASP Ragusa, Breast Unit rete d’eccellenza per la cura del tumore al seno

RAGUSA (ITALPRESS) – La lotta al tumore al seno non può prescindere da una presa in carico globale della persona. E’ questa la filosofia che anima la Breast Unit dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, “un modello organizzativo e assistenziale riconosciuto come centro regionale di riferimento per la senologia in Sicilia, capace di coniugare competenze cliniche, umanità e prevenzione”, si legge in una nota dell’ASP di Ragusa.
La forza della Breast Unit sta nella rete: non solo una rete di professionisti altamente qualificati, ma anche un’infrastruttura sanitaria che garantisce percorsi integrati, personalizzati e condivisi. Dalla diagnosi alla terapia, dalla chirurgia alla riabilitazione, ogni passaggio è costruito su misura per la paziente, grazie al lavoro sinergico di èquipe multidisciplinari che operano in stretta collaborazione. Il principio guida è semplice ma ambizioso: offrire una cura tempestiva ed efficace, che tenga conto non solo della malattia, ma anche della storia e dei bisogni di ogni donna.
A guidare il reparto di Chirurgia Senologica è il dottor Marco Ambrogio, figura centrale nel coordinamento delle attività cliniche e organizzative.
“Nella cura del tumore al seno non basta la competenza individuale – spiega -. Serve una vera e propria rete fatta di professionalità, fiducia e comunicazione. Solo lavorando insieme, medici, pazienti e territorio, possiamo offrire percorsi realmente efficaci e rispettosi della persona”.
Il percorso di cura inizia spesso con la prevenzione, attraverso lo screening mammografico rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni. Da lì si attivano gli approfondimenti diagnostici, l’eventuale intervento chirurgico, le terapie farmacologiche, radioterapiche, il supporto psicologico e il follow-up. Il tutto si svolge in un ambiente altamente specializzato, con strutture dedicate all’interno degli ospedali “Maria Paternò Arezzo” e “Giovanni Paolo II” di Ragusa.
Ma la Breast Unit non è solo medicina e tecnologia. Attorno al nucleo sanitario, ruotano anche le associazioni di volontariato che, ogni giorno, collaborano con la struttura offrendo ascolto, accompagnamento, sensibilizzazione. Un valore aggiunto fondamentale, che arricchisce l’assistenza con empatia e vicinanza. L’organizzazione della Breast Unit, così come i servizi offerti, i professionisti coinvolti e tutte le informazioni utili per accedere al percorso, sono raccolti nella sezione dedicata del sito ufficiale dell’ASP di Ragusa: www.asp.rg.it/breast-unit.html
“In un territorio in cui non sempre è facile garantire standard omogenei di cura, la Breast Unit di Ragusa rappresenta un esempio concreto di sanità pubblica efficiente, integrata e centrata sulla persona – conclude la nota dell’Asp -. Una rete che non cura solo il corpo, ma accompagna le donne – e le loro famiglie – in un cammino complesso, trasformando la diagnosi in un percorso condiviso di speranza e rinascita”.

– foto ufficio stampa Asp Ragusa –
(ITALPRESS).

Sace, primo anno positivo per il modello lavorativo “Flex4Future”

MILANO (ITALPRESS) – Più benessere, più responsabilità, più innovazione. Questi i risultati del modello di lavoro flessibile, Flex4Future, sperimentato da SACE nel corso dell’ultimo anno e monitorato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano fin dal suo avvio a gennaio 2024. SACE Flex4Future è la sperimentazione della nuova organizzazione del lavoro lanciata a inizio 2024 dal gruppo assicurativo-finanziario italiano partecipato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: una modalità flessibile, fondata su fiducia reciproca e responsabilizzazione, che ha coinvolto per la prima volta tutte le persone dell’azienda.

I pilastri del modello, sviluppato con l’accordo delle organizzazioni sindacali, sono l’eliminazione dei controlli sulle timbrature e smart working activity-based, a cui si aggiunge la sperimentazione su base volontaria della settimana di 4 giorni, annoverando SACE tra le prime aziende italiane a sperimentare un modello all’avanguardia a livello internazionale. Lo sviluppo di questo nuovo approccio ha contato, inoltre, sulla partnership di Microsoft per le tecnologie innovative abilitanti la trasformazione.

SACE Flex4Future è stato oggetto di studio, della durata di un intero anno, da parte dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano che, attraverso survey e focus group ne ha monitorato l’efficacia e analizzato gli impatti, sia in termini di produttività del lavoro, sia di benessere percepito. “Il monitoraggio dei risultati dell’iniziativa Flex4Future, effettuato attraverso tre round successivi di survey su un campione molto significativo di lavoratori, dimostra come l’aumento di flessibilità porta al tempo stesso ad un miglioramento del benessere delle persone e ad un aumento delle principali prestazioni organizzative – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano -. Nel caso di SACE l’accompagnamento dell’iniziativa con la messa a disposizione di strumenti evoluti di AI Generativa e con una comunicazione strategica e ingaggiante, hanno contribuito a creare nelle persone il giusto clima di coinvolgimento e disponibilità al cambiamento”.

“Noi crediamo fortemente nel binomio benessere e produttività come motore di una crescita sostenibile. SACE Flex4Future è il nostro programma manifesto ed i risultati della ricerca dimostrano che avevamo ragione: dare alle persone il potere di decidere quando, dove e con che intensità lavorare sviluppa l’imprenditorialità, migliora il benessere fisico ma anche emotivo, e quindi aumenta la produttività – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di SACE, Alessandra Ricci -. Si tratta di un nuovo importante passo nella trasformazione culturale e organizzativa intrapresa da SACE, che nel 2024 ci ha consentito di superare tutti i target di Piano: con un aumento della produttività del 26% abbiamo realizzato l’utile lordo più alto di sempre, pari a 789 milioni di euro, e mobilitato 60 miliardi di euro a supporto della crescita delle imprese italiane, che ci hanno consentito di generare un impatto di 280 miliardi di euro sull’economia italiana da inizio Piano, contribuendo a creare o mantenere oltre 1,5 milioni di posti di lavoro”.

La maggiore flessibilità e il cambiamento nelle modalità di svolgimento del lavoro abilitato dalla tecnologia hanno avuto effetti positivi sia sul benessere delle persone che sulla loro produttività. In particolare: per il 65% delle persone è aumentato in maniera significativa l’equilibrio fra la vita privata e quella lavorativa.

Per circa 1 persona su 2 (47%), inoltre, è diminuito il malessere da stress lavorativo. Una persona su due (51%) ritiene infine che sia migliorata la propria capacità di affrontare con efficacia e flessibilità le sfide lavorative. Le pratiche di flessibilità hanno aumentato la responsabilizzazione delle persone e la loro autonomia nel definire obiettivi e modalità di svolgimento del lavoro.

In particolare: il 58% delle persone ha registrato un miglioramento della propria capacità di definire e pianificare tempi, luoghi e modalità di svolgimento delle attività, sia rispetto alle proprie esigenze lavorative che personali. Il 58% delle persone ha incrementato la propria proattività e capacità di intervenire su obiettivi e attività lavorative, adattandoli alle proprie caratteristiche e introducendo cambiamenti utili a migliorare la qualità del lavoro.

L’aumento di flessibilità e autonomia ha accresciuto la propensione delle persone al cambiamento e all’utilizzo di soluzioni di Intelligenza Artificiale Generativa in ottica di miglioramento dell’efficienza e della produttività. In particolare: per il 51% delle persone è aumentato in misura significativa il supporto percepito dalle soluzioni di Intelligenza Artificiale Generativa e la loro utilità nello svolgimento dell’attività lavorativa.

-Foto Sace-
(ITALPRESS).

Al Policlinico Gemelli il trattamento della scoliosi nell’adulto

ROMA (ITALPRESS) – Le scoliosi dell’adulto hanno un’incidenza che varia dal 2 al 12% della popolazione generale e sono molto diverse dalle scoliosi idiopatiche dei bambini e dell’adolescenza. “Quelle dell’adulto – spiega il professor Luca Proietti, Associato di Ortopedia e Traumatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Chirurgia Vertebrale, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, afferente alla UOC di Ortopedia e Traumatologia, diretta dal professor Giulio Maccauro – si sviluppano in genere a partire dai 50-60 anni e sono lentamente ingravescenti per tutta la vita, al contrario delle scoliosi dei bambini e dei ragazzi che si ‘fermano’ al termine dell’accrescimento scheletrico. Le scoliosi dell’adulto possono essere di tipo ‘idiopatico’ e sono di fatto quelle comparse in età evolutiva, ma che possono peggiorare in età adulta, provocando la comparsa di dolore (cioè il mal di schiena); poi ci sono le scoliosi ‘degenerative’ dell’adulto che compaiono verso i 50-60 anni e tendono a peggiorare, dando come sintomo dal mal di schiena a disturbi neurologici (la scoliosi dell’adulto si può associare a stenosi lombare, ernie del disco), ad esempio sciatalgie”.

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale sui tre piani dello spazio. “Gli adulti con la scoliosi – spiega il professor Proietti – tendono a sbilanciarsi, a cadere in avanti, perché il tronco tende a proiettarsi in avanti; a volte possono dare una grave invalidità al paziente che non riesce a camminare dritto, ma curvo in avanti o sbilanciato di lato”. A maggior rischio sono le categorie di lavoratori impegnati in lavori molto pesanti, che sollevano continuamente pesi. “Questo facilita la disidratazione e la degenerazione dei dischi intervertebrali – spiega il professor Proietti – che porta ad una perdita della lordosi lombare; questo cambia l’assetto posturale, con la testa che si proietta più in avanti del busto e provoca anche delle ricadute sulle grandi articolazioni degli arti inferiori, come le anche e le ginocchia, che si flettono e provocano alterazioni della deambulazione”. Per la diagnosi, oltre alla visita dallo specialista, basta una radiografia del rachide in toto (cioè dalla testa al bacino) in ortostatismo. “La gravità della scoliosi – spiega il professor Proietti – si esprime in gradi, misurati mediante il cosiddetto ‘angolo di Cobb’, che considera la curvatura lombare e quella dorsale della colonna vertebrale. In una colonna completamente normale, quest’angolo è pari a 0, mentre oltre i 20-30 gradi può dare sintomi invalidanti”.

Lo specialista della scoliosi è il chirurgo vertebrale che dopo aver valutato il paziente, consiglierà la terapia più opportuna. “In genere – spiega il professor Proietti – il percorso terapeutico è di tipo conservativo, almeno nelle fasi iniziali e comunque in assenza di problematiche neurologiche importanti (sciatalgie, deficit di forza degli arti inferiori). Al paziente viene dunque consigliato un trattamento fisiatrico-fisioterapico, con l’intervento, ove necessario, degli specialisti in terapia del dolore. In generale, sconsigliamo il busto, per non indebolire ancora di più la muscolatura. Se si assiste ad un peggioramento progressivo importante e alla comparsa di dolore e deficit neurologici, va preso in considerazione l’intervento chirurgico. Scopo dell’intervento è correggere la deformità, liberare le strutture neurologiche, se c’è una compressione sui nervi, e infine eseguire l’artrodesi, cioè la fusione ossea che blocca i corpi vertebrali riallineati. Nei casi più estremi si può ricorrere al blocco di tutta la colonna dosale e lombare, fino al bacino (fusione dorso-lombo-iliaca). Il tutto viene effettuato utilizzando vite peduncolari e barre in titanio”.

Negli ultimi anni ci sono state grandi novità in campo chirurgico. “Oggi – spiega il professor Proietti – è possibile trattare le scoliosi dell’adulto di grado lieve-moderato con interventi mini-invasivi, che consistono nel fare piccolissimi accessi laterali, attraverso i quali vengono inserite delle cage, cioè dei supporti in titanio, all’interno dei dischi intervertebrali, da associare poi ad una stabilizzazione posteriore percutanea, che si ottiene inserendo delle viti per via percutanea mini-invasiva. La durata media di un intervento di questo tipo è di poche ore e il paziente viene mobilizzato già in seconda giornata post-operatoria. Un’altra novità è rappresentata dall’impiego dei ‘navigatori’, ovvero dei sistemi di navigazione in 3D, che ci consentono di limitare al massimo le complicanze relative alle strumentazioni e all’inserimento delle viti peduncolari perché, grazie al navigatore, riusciamo a seguire una traiettoria sicura e precisa. Un conto infatti è mettere una vite in una colonna normale, un altro è inserirla in una colonna dalle vertebre completamente ruotate”.

“Il sistema di navigazione ci fa capire, con la ricostruzione 3D, come è orientata la vertebra e ci permette di inserire queste viti in tutta sicurezza. A quel punto, la vite viene utilizzata come un ‘joystick’, per far ruotare la vertebra; infine, una volta raggiunta la posizione desiderata, andiamo a bloccare le vertebre con le barre in titanio”. “Stiamo parlando di interventi molto complessi – conclude il prof. Proietti – una volta gravati da molte complicanze, oggi nettamente ridotte grazie all’uso delle nuove tecnologie. Fondamentale è porre la giusta indicazione all’intervento, dopo un’accurata selezione e preparazione del paziente (protocolli ERAS per la nutrizione pre-operatoria, trattamento dell’osteoporosi, ecc), che a volte può durare mesi. I grandi alleati per queste patologie sono i muscoli e la qualità dell’osso. E non tutti i pazienti possono essere operati”. 

-Foto ufficio stampa Gemelli-
(ITALPRESS).

Nasce l’intergruppo parlamentare sull’economia del mare

ROMA (ITALPRESS) – La lotta all’erosione, la tutela ambientale, il sostegno alla pesca, le prospettive dell’economia, la formazione di nuove competenze e lo snellimento della burocrazia, fino ad arrivare alle politiche strategiche per le isole: sono alcuni dei temi di cui si occuperà l’intergruppo parlamentare sull’Economia del mare, “cercando di capire quali sono le esigenze dei territori, dei cittadini, delle imprese e delle autorità, per riportarle direttamente all’attenzione del governo attraverso disegni di legge”. Così la senatrice di Fratelli d’Italia Simona Petrucci, presidente dell’Intergruppo, ha presentato in Senato l’iniziativa che riunisce 41 parlamentari di tutti gli schieramenti.

“Finalmente, dopo anni, ci siamo resi conto che questa risorsa è stata sottovalutata. Invece ha un ruolo fondamentale per la nostra economia e per il nostro sviluppo”, ha sottolineato. Il ministro per la Protezione Civile e delle Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha ricordato che “l’economia del mare alimenta in Italia un valore aggiunto che supera i 170 miliardi, circa un milione di addetti, quasi 250 mila imprese, e diventa la carta vincente soprattutto per quelle regioni bagnate dal mare ma che mostrano ancora difficoltà”.

Il mare, anche dal punto di vista ambientale “sta soffrendo. Dobbiamo salvaguardarlo e tutelarlo” e, su questo, “abbiamo bisogno di un maggiore intervento da parte dell’Unione Europea. Credo che l’Italia, per la sua posizione, possa e debba diventare un modello nella politica di tutela della biodiversità marina, ma anche di tutela delle categorie che al mare si dedicano, a cominciare da quelle della pesca”.

Dal punto di vista economico ed occupazionale, “non abbiamo le sufficienti abilità professionali per poter fare fronte ad una economia del mare sempre più competitiva e quindi sempre più esigente. Per i porti non troviamo più competenze che potrebbero e dovrebbero far fronte alle nuove sfide e ai nuovi impegni, peraltro con una ricaduta operazionale anche significativa”.

Inoltre, il mare “diventa strategico per le relazioni internazionali e, in questo contesto geopolitico assai inquieto e incerto, credo che una sana politica del mare possa dirimere conflitti che i canali tradizionali non riescono a risolvere”.

Un’altra sfida “di fronte alla quale dobbiamo prendere la rincorsa è la subacquea: l’80% dello spazio subacqueo non è conosciuto all’uomo e su questo spazio si giocherà la competizione tra gli Stati nei prossimi decenni”. Per questo “ci siamo dotati di un disegno di legge” ad hoc, che “è stato assegnato al Senato, e poi ci confronteremo con la Commissione Europea”.

Per il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa, vicepresidente dell’Intergruppo,la politica negli ultimi decenni si è fatta prendere un po’ dall’ansia da prestazione e ha smesso di pensare all’Italia del futuro. L’idea di avere un ministero che riguarda un asset fondamentale nel nostro Paese, è una grande intuizione, perché sono tante le difficoltà che si vivono”. Per il senatore del Partito Democratico Lorenzo Basso, vicepresidente dell’Intergruppo, “è nostro compito perseguire insieme l’interesse nazionale, laddove riusciamo a trovare punti di sintesi che riteniamo utili per i nostri cittadini e per il nostro Paese”.

-Foto xi2/Italpress-
(ITALPRESS).

L’Orchestra sinfonica siciliana torna con Haenchen e Persson sulle note di Strauss

PALERMO (ITALPRESS) – Da non perdere il prossimo appuntamento in programma per la 65a Stagione 2024/2025 dell‘Orchestra Sinfonica Siciliana al Politeama Garibaldi, un vero evento con due date venerdì 9 maggio alle ore 21 e sabato 10 maggio alle ore 17.30 per il ritorno sul podio di Hartmut Haenchen – che aveva conquistato il favore del pubblico per il concerto inaugurale – e una diva del canto come il soprano Miah Persson.

Anche il programma è quello delle grandi occasioni, interamente dedicato a Richard Strauss con, in apertura, il poema sinfonico Tod und Verklärung (“Morte e trasfigurazione”) op. 24, quindi i Vier letzte Lieder (“Quattro ultimi Lieder”) op. 150 e Der Rosenkvalier (“Il cavaliere della rosa”) suite per orchestra op. 59. Composto tra il 1888 e il 1889, il poema sinfonico Tod und Verklärung segna un momento di svolta nello stile di Strauss.

Lontano da riferimenti letterari esterni, il brano si fonda su un programma autobiografico in cui l’artista, sul letto di morte, rievoca i sogni, le speranze, le passioni della sua vita, per poi giungere a una trasfigurazione finale. Il respiro affannoso dell’uomo morente, reso da viole e timpani, lascia spazio a frammenti tematici onirici, fino all’Allegro centrale dove il conflitto con la morte si fa drammatico, culminando nel pacificato Moderato conclusivo.

A quasi sessant’anni di distanza, nel 1948, Strauss riprende quel medesimo tema nella sua ultima opera: i Vier letzte Lieder per soprano e orchestra. Composta durante un soggiorno in Svizzera e completata poco prima della morte, questa breve raccolta di Lieder su testi di Hesse e Eichendorff – pensata probabilmente sulla voce e la personalità della moglie – è un’intima meditazione sulla fine, declinata con una scrittura orchestrale trasparente e luminosa.

L’ultimo brano, Im Abendrot, contiene una citazione esplicita da Tod und Verklärung, suggellando idealmente il percorso del compositore: dall’angoscia del trapasso alla serena accettazione della morte. Chiude il programma la Suite dal Rosenkavalier, tratta dall’omonima opera completata nel 1910, in collaborazione con Hugo von Hofmannsthal. Dalla travolgente ouverture, che restituisce l’ardore amoroso tra la Marescialla e il giovane Octavian, fino ai celebri duetti e al terzetto finale, la suite raccoglie alcuni dei momenti più lirici e sensuali dell’opera, restituendo l’eleganza, la nostalgia e la dolcezza di un amore destinato a svanire.

-Foto ufficio stampa Foss-
(ITALPRESS).

Al via il conclave per eleggere il nuovo Papa, ecco tutto quello che c’è da sapere

CITTÀ DEL VATICANO (ITALPRESS) – La messa “pro eligendo”, l’”extra omnes”, il segreto assoluto, le schede bruciate e la conseguente fumata dal comignolo. Sono solo alcuni dei riti e dei simboli del conclave, termine con il quale si intende la riunione del collegio cardinalizio della Chiesa cattolica per l’elezione del nuovo papa, nonché la sala dove avviene la riunione, nella Cappella Sistina. Il termine deriva dal latino cum clave, cioè “(chiuso) con la chiave” o “sottochiave”.

IL GIURAMENTO DEGLI ADDETTI AL CONCLAVE / VIDEO

L’evento storico che diede questo nome all’elezione dei pontefici risale al 1270, quando gli abitanti di Viterbo, allora sede papale, stanchi di anni di indecisioni dei cardinali, li chiusero a chiave nella sala grande del palazzo papale, per costringerli a decidere al più presto chi eleggere come nuovo pontefice. In quel caso il ruolo andò a papa Gregorio X, che istituì il conclave nel 1274.

ANNULLATO L’ANELLO DEL PESCATORE / VIDEO

Alle 16.30 è fissato l’inizio del conclave. Nei giorni precedenti si sono svolte le congregazioni generali, ovvero delle riunioni dei cardinali già presenti a Roma in cui si iniziano a definire i preparativi per il conclave ma ci si confronta anche sulle tematiche più rilevanti per il magistero della chiesa. Il giorno fissato per l’inizio del Conclave, tutti i cardinali si riuniscono nella basilica di San Pietro e vi celebrano la Missa “pro eligendo Romano Pontifice”, presieduta dal cardinale decano.

TUTTO PRONTO NELLA CAPPELLA SISTINA, IL VIDEO DEI LUOGHI DOVE VERRA’ ELETTO IL NUOVO PAPA

Il pomeriggio stesso i cardinali elettori si ritrovano presso la Cappella Paolina e si avviano in processione verso la Cappella Sistina, dove, nei giorni dell’interregno, si è proceduto a installare un pavimento sopraelevato (di 70 cm, in linea con i gradini dell’altare) in legno rivestito da moquette, con uno scopo sia pratico (proteggere il pavimento cosmatesco, facilitare gli spostamenti e il posizionamento degli arredi del conclave) che simbolico (il pavimento infatti evita che qualcuno si posizioni più o meno in alto degli altri). Nella zona corale sono allestiti i banchi per la votazione. A rafforzare la dimensione di clausura, le finestre sono sigillate e tutto l’ambiente è ripetutamente perquisito e bonificato da qualsiasi sistema di trasmissione sonora e visiva verso l’esterno. Per tutta la durata del conclave è imposta la più assoluta segretezza: ai cardinali, ai conclavisti e a tutto il personale presente è fatto divieto di rivelare in qualsiasi modo qualsiasi informazione anche minima in merito all’elezione, di conversare con persone fuori dal conclave o di comunicare con qualsiasi mezzo. Agli elettori non sono inoltre permessi l’uso della televisione e la lettura di giornali. La violazione anche minima del segreto da parte del personale ammesso ad assolvere alle incombenze del conclave è un gravissimo reato, punibile con la scomunica. Il segreto va mantenuto anche dopo la fine del conclave.

Nel caso in cui le elezioni inizino il pomeriggio del primo giorno di conclave, vi è un solo scrutinio. I giorni seguenti vi sono due scrutini al mattino e due al pomeriggio, fino all’elezione del nuovo papa. Oltre la cancellata marmorea del presbiterio è montata la stufa nella quale verranno bruciati appunti e voti degli elettori per produrre i segnali di fumo previsti: fumata nera quando non viene raggiunto il quorum previsto e una bianca per la votazione in cui invece viene eletto il nuovo pontefice. Nel conclave del 2013, alle carte e al combustibile (tipicamente paglia) sono stati aggiunti dei fumogeni: per la fumata nera, da perclorato di potassio, antracene e zolfo; per la fumata bianca, da clorato di potassio, lattosio e colofonia.

Giunti nel coro della cappella, il cardinale decano pronuncia per tutti gli elettori il giuramento, nel quale ci si impegna tra l’altro a mantenere il segreto su tutto ciò che riguarda il Conclave. Quando tutti i cardinali hanno pronunciato il giuramento, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia la celebre formula “Extra omnes” (“Fuori tutti”), che impone a tutti gli astanti che non siano lo stesso maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’ecclesiastico incaricato di tenere l’ultima meditazione e i cardinali elettori, di uscire dalla Cappella Sistina. Usciti gli altri, il maestro chiude la porta di accesso a chiave.

Benedetto XVI con il motu proprio “De Aliquibus Mutationibus” ha stabilito che la maggioranza dei voti per l’elezione del papa deve essere pari ai due terzi dei cardinali votanti per tutti gli scrutini. A partire dal 34º scrutinio (o 35º se si era votato anche il giorno di apertura del conclave) si deve procedere al ballottaggio tra i due nomi che nell’ultimo scrutinio hanno ottenuto la maggioranza dei voti. L’elezione avviene sempre con maggioranza di almeno i due terzi dei cardinali, dai quali vanno esclusi i due che sono al ballottaggio.

Una volta che un candidato riceve un numero di voti pari o superiore ai due terzi del numero totale dei votanti, l’elezione è canonicamente valida. Il decano si rivolge all’eletto e gli domanda “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?” (“Accetti la tua elezione, canonicamente avvenuta, a Sommo Pontefice?”). Alla risposta affermativa chiede: “Quo nomine vis vocari?” (“Con quale nome vuoi essere chiamato?”. Dopo l’accettazione si procede alla bruciatura delle schede, facendo in modo che dal comignolo visibile da piazza San Pietro esca la fumata bianca. Dopo la sua proclamazione, il papa neoeletto si ritira nella Stanza delle Lacrime, ovvero nella sacrestia della Cappella Sistina, per indossare per la prima volta la talare bianca e i paramenti, con i quali si presenterà in pubblico dalla ‘loggia delle benedizioni’ della basilica di San Pietro.

ECCO LA STANZA DELLE LACRIME / VIDEO

Dopo la vestizione con i paramenti papali, il neoeletto ritorna nella Cappella Sistina e siede alla cattedra. Il cardinale decano invita il nuovo papa, “eletto alla Cattedra di Pietro”, a rileggere un passo del Vangelo secondo Matteo nel quale Cristo promise a Pietro e ai suoi successori il primato del ministero apostolico. A seguire i cardinali si accostano al nuovo Sommo Pontefice per prestargli l’atto di ossequio e di obbedienza. Dopo il canto del ‘Te Deum’ il conclave è ufficialmente terminato. Spetta al cardinale protodiacono dare l’annuncio della nuova elezione, affacciandosi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro e pronunciando la frase ‘Habemus papam’. Subito dopo, sulla stessa loggia, il nuovo pontefice fa la sua prima apparizione pubblica e impartisce la solenne benedizione Urbi et Orbi. Fino all’elezione di papa Giovanni Paolo II non era consuetudine che il nuovo pontefice parlasse alla folla riunita in piazza San Pietro prima della benedizione.

-Foto Vatican Media-
(ITALPRESS).