venerdì, Ottobre 30, 2026
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Inps, Sciarrino: “A Bologna si sperimenta il congedo di maternità senza domanda”

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(Adnkronos) – L’Inps mette alla prova un nuovo modello di gestione del congedo di maternità, basato sull’utilizzo automatico delle informazioni già presenti nelle banche dati dell’Istituto. L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento di alcune imprese del territorio, punta a verificare la possibilità di superare l’obbligo di presentazione della domanda da parte della lavoratrice, semplificando l’accesso alla prestazione. 

“Con la sperimentazione di Bologna l’Inps compie un nuovo passo verso servizi più semplici e proattivi. Il progetto parte dal certificato telematico di gravidanza e utilizza i dati già disponibili per predisporre automaticamente la pratica, superando l’onere della domanda a carico della lavoratrice”, ha dichiarato Maria Sciarrino, Direttore centrale Ammortizzatori sociali dell’Inps, intervenendo al convegno ‘Maternità obbligatoria: la proattività al servizio di famiglie e imprese’, ospitato dalla Direzione regionale Inps Emilia-Romagna. 

Questa prima fase consentirà di verificare sul campo il funzionamento del sistema e le sue ricadute sull’organizzazione delle attività amministrative, prima di un’eventuale estensione del modello. “L’obiettivo è ridurre gli adempimenti e le attività ripetitive, consentendo alle Sedi di concentrarsi sui casi più complessi”, ha spiegato Sciarrino, sottolineando come il nuovo modello possa migliorare la gestione delle prestazioni e alleggerire il carico di lavoro delle strutture territoriali. “Non solo innovazione tecnologica, dunque, ma un cambiamento concreto nel rapporto con le persone: un Istituto che non attende la domanda, ma si attiva per accompagnare le lavoratrici nell’accesso alla tutela”, ha concluso il Direttore centrale Inps. 

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lavoro

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Inps, Ricci: “Con la digitalizzazione della maternità servizi più semplici per famiglie e imprese”

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(Adnkronos) – “Questo progetto, che ha al centro la genitorialità, conferma l’importanza del ruolo che l’Istituto riveste sul territorio, quale attore e promotore di innovazione e coesione sociale; l’iniziativa consente di continuare il percorso di semplificazione dei servizi e di consolidare il rapporto di collaborazione con le imprese che hanno aderito, alle quali esprimo un ringraziamento”. Lo ha dichiarato Francesco Ricci, Direttore regionale Inps Emilia-Romagna, aprendo a Bologna, nella sede della Direzione regionale dell’Istituto, il convegno ‘Maternità obbligatoria: la proattività al servizio di famiglie e imprese’. 

Al centro dell’incontro il progetto sperimentale di digitalizzazione delle domande di congedo di maternità, che punta a semplificare l’accesso alla prestazione utilizzando le informazioni già presenti nelle banche dati Inps. A partire dal certificato telematico di gravidanza, la pratica viene predisposta in automatico, con l’obiettivo di superare la necessità di una domanda da parte della lavoratrice. 

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economia

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Usa-Russia, Putin annuncia rilascio Hubbard: Witkoff ringrazia

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(Adnkronos) – Il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato il rilascio di Stephen Hubbard, cittadino americano detenuto in Russia, dove era stato condannato a sei anni di carcere con l’accusa di aver combattuto come mercenario al fianco degli ucraini. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Ria Novosti, secondo cui Hubbard si trova già all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo. Secondo l’agenzia di stampa Tass, l’inviato statunitense Steve Witkoff ha ringraziato Putin per il rilascio. 

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internazionale/esteri

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Psg doppia tegola, paura per Kvaratskhelia rischia il crociato, ko anche Dembélé

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(Adnkronos) – Problemi di infortuni anche per la corazzata Psg. La squadra guidata da Luis Enruique ha perso due dei suoi fuoriclasse, Ousmane Dembélé e Khvicha Kvaratskhelia nel corso della vittoria per 4-2 contro il Barcellona in Champions League. I due giocatori potrebbero dover restare fuori per diverso tempo. Il problema accusato dall’attaccante ex Napoli, Khvitcha Kvaratskhelia, sostituito dopo un’ora di gioco, dopo un violento scontro con Xavi Espar, ha destato seria preoccupazione e i primi esami effettuati non sono stati rassicuranti.  

Il giocatore georgiano si sottoporrà ad una risonanza magnetica per affinare la diagnosi, ma, secondo l’Equipe, si teme una rottura del legamento crociato. Per quanto riguarda Dembelé, invece, la preoccupazione è una lesione ai muscoli ischiocrurali della coscia sinistra. Anche lui oggi si sottoporrà ad accertamenti per determinarne l’entità dell’infortunio.  

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sport

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Caro carburanti, per sciopero autotrasporto bloccata produzione mozzarella di Bufala Campana

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(Adnkronos) – La protesta degli autotrasportatori si ripercuote gravemente anche sulla filiera bufalina, già alle prese con un esponenziale aumento dei costi di produzione, che stanno mettendo in ginocchio allevamenti e trasformatori. A lanciare l’allarme per uno scenario che peggiora di giorno in giorno è il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Non solo la Bufala Dop scarseggia ormai anche nei supermercati, ma la vera difficoltà è il blocco della produzione. Una situazione che rischia di infliggere un colpo gravissimo al comparto.  

“La mozzarella di bufala campana Dop è un prodotto fresco, per cui risente maggiormente delle difficoltà. Ad oggi gli allevatori producono latte, ma non riescono a farlo arrivare ai caseifici a causa del blocco dei trasporti, così da ieri molti caseifici sono chiusi perché non hanno a disposizione il latte da trasformare in mozzarella Dop entro 60 ore, come previsto dal disciplinare”, spiega il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani. Alla chiusura dei caseifici si aggiungono le difficoltà degli allevatori, “che ovviamente continuano a mungere le bufale, ma non sanno dove poter conservare il latte e non stanno ricevendo gli approvvigionamenti per le mandrie”, sottolinea Saccani.  

L’annuncio della prosecuzione della protesta in Campania può portare a ulteriori scenari di crisi per il settore. “È urgente un intervento risolutivo del governo, per evitare il panico che già si vede in queste ore”, commenta il direttore Saccani, che lancia infine un appello “al senso di responsabilità di chi sta manifestando, a cui chiediamo un’attenzione per i prodotti deperibili, lasciandoli passare per non innescare una guerra dei poveri”. 

 

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lavoro/made-in-italy

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Ronaldo il Fenomeno sorprende anche nel tennis: il video in campo conquista pure Djokovic

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(Adnkronos) – Era ricordato per gol, dribbling e accelerazioni devastanti, ma Ronaldo Luís Nazário de Lima, per tutti il “Fenomeno”, continua a stupire anche lontano dai campi di calcio. L’ex attaccante brasiliano ha infatti pubblicato sui propri profili social un video che lo ritrae durante un allenamento su un campo da tennis in terra rossa. Le immagini mostrano un Ronaldo a suo agio con la racchetta con un diritto eseguito con una buona tecnica ed anche un discreto servizio. Ad accompagnare il filmato, un messaggio semplice ma eloquente: “Solo un altro giorno in campo. Il GalacticosOpen è dietro l’angolo”, da parte del Team Head Brasile. Il video ha rapidamente attirato l’attenzione degli appassionati, raccogliendo migliaia di interazioni. Tra queste spicca anche il “mi piace” di un osservatore d’eccezione come Novak Djokovic, uno che di tennis se ne intende eccome. Nessuno pensa davvero a un confronto con Djokovic o Jannik Sinner, ma la fluidità dell’esecuzione ha spinto più di qualcuno a scherzare sui social: “Ronaldo come Sinner?”.
 

 

 

La passione di Ronaldo per il tennis non è certo una novità. Già nei mesi scorsi il campione brasiliano aveva annunciato il proprio ingresso in una nuova avventura imprenditoriale legata al mondo della racchetta. “Sono passati 15 anni da quando ho lasciato il campo e gli sport continuano a portarmi verso nuove sfide. Questa volta è la mia passione per il tennis che sta raggiungendo un nuovo livello”, aveva dichiarato. Ronaldo ha infatti assunto un ruolo di primo piano come presidente di Head Brasile, prendendo il controllo delle operazioni del marchio nel Paese sudamericano. Al suo fianco c’è l’ex tennista brasiliano Bruno Soares, con cui punta a rafforzare la presenza del brand e a sostenere la crescita dei giovani talenti. “Insieme rafforzeremo Team Head in Brasile, portandolo ancora più vicino alla comunità sportiva e investendo nell’allenamento di nuovi atleti, contribuendo allo sviluppo degli sport da racchetta”, aveva spiegato l’ex fuoriclasse. 

Dalle magie sui campi da calcio ai colpi sulla terra rossa, Ronaldo continua dunque a dimostrare che il talento, anche quando cambia sport, resta sempre riconoscibile. E chissà che il prossimo applauso, oltre a quello dei tifosi, non arrivi ancora una volta dal mondo del tennis che conta. 

 

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sport

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In Italia sempre meno bambini, continuano a diminuire le nascite e il numero medio di figli per donna

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(Adnkronos) –
Continuano a diminuire le nascite e il numero medio di figli per donna. Lo indica l’Istat sui dati sulla natalità e fecondità della popolazione residente nel 2025. Nascite ancora in calo: nel 2025 sono state 355.772, in diminuzione del 3,8% sul 2024 (-14mila unità). In base ai primi dati provvisori, nel periodo gennaio-luglio 2026, le nascite sono 196.864, diminuite dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (-2mila). Il numero medio di figli per donna raggiunge un nuovo minimo: nel 2025 è pari a 1,14 (da 1,18 nel 2024). La stima provvisoria relativa al periodo gennaio-luglio 2026 evidenzia una fecondità pari a 1,13. 

La fecondità delle donne laureate è più bassa (1,09 figli per donna) e tardiva (età media al parto di 34,9 anni) rispetto a quella delle donne in possesso di licenza media (1,58 figli e 29,7 anni). Anche nel 2025 Sofia e Leonardo sono i nomi preferiti dai genitori per i figli. Il 7,3% dei nati ha ricevuto nel 2025 il doppio cognome, sia del padre sia della madre. Era il 6,7% nel 2024. Nel 2025 circa 14mila nascite in meno. 

Nel 2025 i nati residenti in Italia sono 355.772, sei ogni 1.000 abitanti. Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono del 3,8%, circa 14mila unità in meno. Dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni Duemila (oltre 576mila, quasi 10 nati ogni 1.000 abitanti), il calo è pari al 38,3%, per una riduzione complessiva di oltre 220mila unità. 

Secondo i primi dati provvisori relativi al periodo gennaio-luglio 2026, le nascite continuano a diminuire, sebbene meno intensamente in confronto al calo registrato nell’anno precedente. Nei primi sette mesi dell’anno i nati sono pari a 196.864, circa 2mila in meno (-1,1%) rispetto allo stesso periodo del 2025 (198.975 nati). 

Negli ultimi anni la diminuzione delle nascite è in parte determinata dalla riduzione del numero dei potenziali genitori, a loro volta venuti al mondo dagli anni Ottanta in poi, periodo in cui si consolida il declino della fecondità. Le donne che attualmente hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia di età nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite attuali, sono nate tra il 1985 e il 1995, anni nei quali il numero medio di figli per donna scende da 1,45 a 1,19, il valore più basso del secolo scorso. L’attuale riduzione delle nascite è però anche frutto della sempre più bassa tendenza ad avere figli. Nel 2025, il numero medio di figli per donna scende ancora, raggiungendo il valore di 1,14 e segnando un nuovo minimo storico, dopo il precedente del 2024 (1,18). 

Diminuiscono i nati da genitori sia italiani, sia stranieri. I nati da genitori italiani, che costituiscono oltre tre quarti delle nascite totali (77,4%) e che ammontano a 275.330 nel 2025, registrano una diminuzione del 4,8% sul 2024 e del 42,6% rispetto al 2008. I nati da genitori stranieri, pari a 49.002 nel 2025, diminuiscono del 3,1% rispetto al 2024 e del 38,7% rispetto al 2012, anno nel quale se ne registrò il numero massimo. I nati da coppie miste (padre italiano/madre straniera o padre straniero/madre italiana), pari a 31.440 nel 2025, aumentano invece del 4,2% sul 2024 e dell’11,8% rispetto al 2012. 

Nel 2025 continuano a diminuire sia i primogeniti sia i figli di ordine successivo al primo. I primi figli, pari a 174.842, calano del 3,7%, i secondi figli (127.479) del 4,8% mentre i figli di terzo ordine e più (53.451) del 2,1%. Il calo dei primi e secondi figli è più intenso nel Mezzogiorno: i primogeniti diminuiscono del 5,3% (contro -2,3% nel Nord e -3,9% e nel Centro) e i secondi figli del 5,5% (-4,3% nel Nord e -4,6% e nel Centro). Quanto osservato nel 2025 è in linea con la tendenza in atto dal 2008 in poi, quando accanto alla diminuzione dei nati del secondo ordine (-41,1%) si avvia anche una rilevante riduzione dei primi figli (-38,6%). 

Le difficoltà di realizzazione di tutti o parte dei progetti riproduttivi si legano a molteplici fattori, tra i quali l’allungarsi dei percorsi d’istruzione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, a cui si affiancano le difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia, ma anche la scelta di posticipare o rinunciare alla genitorialità per dedicarsi a progettualità alternative all’avere figli. 

Durante il primo decennio degli anni Duemila, l’aumento delle nascite da coppie con almeno un partner straniero ha costituito un fenomeno di particolare rilevanza, contribuendo alla ripresa complessiva della natalità di quel periodo. Nella decade successiva, tuttavia, le cose cambiano e si assiste a un processo di diminuzione, che fa si che tale tipologia di nascite scenda da 108.005 nel 2012 a 80.942 nel 2023. Nell’ultimo biennio tale processo parrebbe essersi stabilizzato, tanto che dal 2024 al 2025 i nati da almeno un genitore straniero passano da 80.761 a 80.442, arrivando a costituire il 22,6% delle nascite totali. 

Le recenti evidenze tra i nati da coppie miste (padre italiano/madre straniera o padre straniero/madre italiana) e i nati da genitori entrambi stranieri mettono in luce alcune differenze. I nati da coppie miste, che rappresentano l’8,8% del totale, registrano nel 2025 un ulteriore aumento del 4,2% sul 2024 (31.440 unità contro 30.168), confermando una crescita in atto dal 2020. L’aumento verificatosi nell’ultimo anno è particolarmente intenso per i nati da coppie miste in cui è il padre a essere straniero (+11,0%), mentre risulta lieve quando è la madre a esserlo (+0,9%). I nati da genitori entrambi stranieri, che a loro volta costituiscono il 13,8% del totale, nel 2025 scendono a 49.002 (erano 50.593 nel 2024), registrando un calo del 3,1%. Più evidente il calo delle nascite riscontrato tra le coppie di genitori italiani, pari al -4,8%. 

Si conferma una maggiore incidenza di nascite da coppie miste e straniere nel Centro-Nord, dove la presenza straniera è più stabile e radicata. Nel 2025, la quota di queste nascite sul totale è pari al 31,2% nel Nord e al 24,7% nel Centro, mentre nel Mezzogiorno si attesta al 10,0%, ben al di sotto del valore nazionale (22,6%). 

Considerando solo i nati da genitori entrambi stranieri, la geografia rimane simile, con una quota che nel Mezzogiorno, pur in aumento sul 2024, rimane più bassa che altrove (6,1% contro un valore nazionale del 13,8%). Nel Nord la percentuale di nati stranieri è invece pari al 18,9%, mentre nel Centro al 15,2%. Per il primo anno, è la Liguria la regione con la più alta incidenza di nati stranieri rispetto al totale (21,8%), seguita dall’Emilia-Romagna (21,6%) e dalla Lombardia (19,4%). Al Centro spicca la Toscana (17,8%), mentre nel Mezzogiorno si passa da un valore minimo in Sardegna (4,4%) a uno massimo in Abruzzo (10,0%). 

Considerando la specifica cittadinanza dei genitori, la più presente tra quelle estere è quella rumena (9.645 nati nel 2025 da almeno un genitore di tale nazionalità) che precede quella marocchina (9.636) e albanese (8.353). Per quanto riguarda la composizione della coppia di genitori, si osservano significative differenze sul piano dell’omogamia. Ad esempio, tra i cittadini nigeriani nel 91,2% dei casi entrambi genitori presentano tale cittadinanza contro l’8,8% di casi in cui la possiede soltanto un partner. Particolarmente elevata è anche la quota di omogamia tra i genitori cinesi (81,4% dei casi). Al contrario, la quota di minima omogamia si registra per la cittadinanza ucraina (50,4%), il più delle volte trattandosi di coppia nella quale si ha madre ucraina e padre italiano (44,6%). Nella situazione opposta, invece, in cui è il padre a risultare straniero con partner italiana, la cittadinanza con la più alta quota di nascite miste sul totale è quella tunisina (20,2%). 

Le nascite da coppie non coniugate nel 2025 sono pari a 156.874 unità. Rispetto al 2008 sono aumentate complessivamente di oltre 43mila unità ma nell’ultimo anno, come già nei due precedenti, registrano una diminuzione (-1,8%), sebbene meno intensa rispetto ai nati all’interno del matrimonio. Questi ultimi diminuiscono, infatti, del 5,4% rispetto al 2024 attestandosi a 198.898 unità. L’incidenza dei nati al di fuori del vincolo coniugale continua così a crescere: nel 2025 è pari al 44,1%, +0,9 punti percentuali sul 2024 e +24,4 punti percentuali sul 2008. In particolare, aumenta la quota di nati da genitori che non sono mai stati coniugati (dal 36,9% del 2024 al 38,0% del 2025), mentre continua a scendere, pur lievemente, la quota di nascite da coppie in cui almeno un genitore proviene da una precedente esperienza matrimoniale (dal 6,2% del 2024 al 6,1% del 2025). 

Per la prima volta, nel Centro si perviene a una quota di un bambino su due nato fuori dal matrimonio (50,1%). Nel Nord questa quota è pari al 43,1% e nel Mezzogiorno, pur continuandosi a registrare il livello più basso, raggiunge il 42,3%, in virtù di un aumento di 2 punti percentuali. Le differenze tra le aree del Paese continuano quindi a ridursi, con il Mezzogiorno che si è avvicinato molto al valore del Nord.La Sardegna si conferma la regione con la più alta quota di nascite al di fuori del matrimonio (59,4%), seguita dal Lazio (51,7%). Nel Mezzogiorno, la quota più alta si osserva in Abruzzo (49,9%). Le percentuali più basse si registrano in Basilicata (33,0%) e in Calabria (35,7%). 

L’incidenza dei nati al di fuori del matrimonio continua a essere più alta tra i genitori entrambi italiani (nel 2025, il 48,3%). Nelle coppie miste l’incidenza dei nati fuori dal matrimonio è più elevata nei casi in cui è il padre ad avere cittadinanza straniera (36,8%) rispetto a quelle in cui è la madre ad averla (26,2%). Per i nati da genitori entrambi stranieri la quota di nati da coppie non coniugate è invece pari al 29,6%, ben 18,7 punti percentuali in meno rispetto all’incidenza che si osserva tra i nati da coppie italiane (Figura 2). 

Si conferma la tendenza ad avere figli fuori dal matrimonio tra i più giovani, segno di come i modi di progettare e fare famiglia stiano cambiando tra le nuove generazioni. Per le madri fino a 24 anni, la quota di nati fuori dal matrimonio è pari al 62,4%, per quelle tra i 25 e i 34 anni al 44,5%. Se, però, la coppia è composta da partner entrambi italiani, le medesime quote salgono, rispettivamente, al 78,7% e al 49,5%. Dopo i 34 anni di età, la quota di nati fuori dal matrimonio si attesta al 39,7% per il complesso delle coppie e al 42,2% tra le sole coppie di genitori italiani. 

Le nascite fuori dal matrimonio riguardano per lo più quelle da coppie di genitori celibi e nubili (l’86,2% delle quasi 157mila nascite al di fuori del vincolo coniugale nel 2025), a conferma di una tendenza sempre più diffusa a non considerare il matrimonio una condizione necessaria per avere figli. Tra le madri fino a 24 anni di età, per esempio, la quota di nascite da genitori mai coniugati rappresenta il 57,9% del totale, contro il 39,6% di quelle di età compresa tra i 25 e i 34 anni e il 31,5% tra le madri di età superiore ai 34 anni. 

Il numero medio di figli per donna continua a diminuire nel 2025 attestandosi su 1,14, un valore in diminuzione rispetto all’1,18 del 2024, che a sua volta aveva già superato al ribasso il precedente minimo storico di 1,19 del 1995. Si è quindi attualmente ben al di sotto non solo della cosiddetta soglia di sostituzione di 2,1 figli in media per donna, che garantirebbe il ricambio generazionale, ma anche del valore di 1,44 consecutivamente registrato nel triennio 2008-2010, il massimo del nuovo millennio 

La fecondità diminuisce per le donne sia italiane sia straniere. Il numero medio di figli per donna delle prime passa da 1,11 del 2024 a 1,07 (era 1,33 nel 2010). Per le straniere la fecondità è stimata, nel 2025, in 1,74 figli per donna, in diminuzione sia rispetto al 2024 (1,81) sia rispetto al 2010 quando risultava ancora al di sopra della soglia di sostituzione (2,31). La fecondità delle straniere rimane comunque ancora su livelli elevati e la differenza con le donne italiane si mantiene stabile. 

La riduzione della fecondità nel 2025 è omogenea sul territorio nazionale. Il Centro continua a essere l’area con la fecondità più bassa, 1,07 nel 2025 (da 1,11 del 2024). Seguono il Nord, con un numero medio di figli per donna che passa da 1,19 a 1,15, e il Mezzogiorno, con un valore pari a 1,16 (1,20 nel 2024). La Sardegna si conferma la regione con la fecondità più bassa e l’unica con un valore inferiore all’unità (0,85, in calo rispetto a 0,91 del 2024). La provincia autonoma di Bolzano/Bozen conserva invece il primato della fecondità più elevata, pari a 1,54, in aumento rispetto al 2024 (1,51). L’unica altra regione a presentare un aumento è la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, che passa da 1,05 a 1,11. Alla provincia autonoma di Bolzano/Bozen seguono, a distanza, la provincia autonoma di Trento (1,24) e Sicilia e Campania, entrambe con una fecondità pari a 1,22. 

Secondo le stime elaborate sulla base dei primi dati provvisori sulle nascite relativi al periodo gennaio-luglio 2026, la fecondità continua a diminuire ma in maniera molto lieve. Nei primi sette mesi del 2026, infatti, il numero medio di figli per donna è stimato pari a 1,13. 

L’età media al parto registra nel 2025 un lieve aumento, passando da 32,6 anni del 2024 a 32,7. Rispetto al 1995, l’aumento è di quasi tre anni. L’età media al primo figlio raggiunge per la prima volta i 32 anni, con un aumento di circa quattro anni rispetto al 1995, quando fu pari a 28,1 anni. Lo spostamento dell’esperienza riproduttiva verso età sempre più mature è evidente dall’analisi dei tassi di fecondità per età della madre nel corso del tempo. Rispetto al 1995, i tassi di fecondità sono più elevati nelle età superiori ai 30 anni e più bassi tra le donne più giovani. 

La crescita della posticipazione interessa sia le italiane sia le straniere. Nel 2025, l’età media al parto delle prime è pari a 33,2 anni (33,1 nel 2024), mentre per le straniere sale a 29,9 anni (29,7 nel 2024). La posticipazione delle nascite continua a essere più intensa nel Centro e nel Nord, dove l’età media al parto è rispettivamente pari a 33,1 e 32,8 anni. Segue il Mezzogiorno con 32,4. Basilicata, Sardegna e Lazio sono le regioni cui spetta il primato dell’età media al parto più elevata (33,6 nella prima e 33,2 anni nelle altre due), mentre la Sicilia è ancora la regione con le madri più giovani (31,8 anni nel 2025, in lieve aumento sul 2024). 

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salute/sanita

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Chiusa IV edizione ‘Comunicare l’Abitare’, confronto su Ia, rigenerazione urbana e sicurezza

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(Adnkronos) – Si è conclusa alla Casa dell’Architettura, Acquario Romano la quarta edizione di Comunicare l’Abitare, il think tank promosso da Casa Radio che ha riunito istituzioni, Ordini professionali, associazioni e imprese per affrontare le trasformazioni della casa e delle città. La giornata conclusiva ha collegato innovazione digitale, competenze tecniche e qualità della vita, fino al confronto sui modelli di proprietà, sui processi costruttivi e sull’evoluzione del mercato immobiliare. Al termine dei lavori è stato annunciato l’appuntamento con la quinta edizione di Comunicare l’Abitare, a ottobre 2027. “Siamo molto soddisfatti della riuscita di questa quarta edizione. La qualità degli interventi e il confronto tra professioni, istituzioni, associazioni e imprese hanno dato sostanza al lavoro che abbiamo costruito durante l’anno. Abbiamo affrontato questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone, mettendo in relazione competenze e punti di vista differenti. Il valore di Comunicare l’Abitare sta nella possibilità di far proseguire questo dialogo e trasformarlo in proposte utili. Ci diamo appuntamento a ottobre 2027 per la quinta edizione, con l’impegno di continuare a lavorare sulla qualità e sull’accessibilità dell’abitare”, ha dichiarato Paolo Leccese, giornalista, direttore editoriale di Casa Radio e ideatore di Comunicare l’Abitare. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’Ordine degli Architetti di Roma, all’Ordine degli Ingegneri di Roma, al Collegio dei Geometri di Roma e all’Ordine dei Geologi del Lazio, che hanno accompagnato il percorso dell’iniziativa. La presenza dei rispettivi presidenti e la partecipazione dei presidenti nazionali degli Architetti e dei Geometri hanno dato rilievo al contributo delle professioni tecniche, chiamate a confrontarsi sulle responsabilità e sulle competenze necessarie per guidare il cambiamento. La seconda giornata si è aperta con il confronto su intelligenza artificiale, digital twin e nuove competenze delle professioni dell’abitare.  

Questi temi sono stati affrontati in relazione ai processi di progettazione e gestione degli immobili e alle responsabilità professionali. Il dibattito ha collegato l’evoluzione degli strumenti alla formazione e alla capacità di utilizzarli all’interno di decisioni tecniche consapevoli. La discussione si è poi estesa alla rigenerazione urbana, alla sicurezza e alla qualità della vita, mettendo in relazione tecnologie, mobilità, servizi, energia, manutenzione predittiva e gestione del patrimonio pubblico e privato. Il confronto ha affrontato il funzionamento dei quartieri e le condizioni che rendono gli spazi utilizzabili, sicuri e accessibili, collegando gli interventi sugli edifici alla qualità dell’ambiente urbano. Questi temi hanno dato continuità alle questioni sollevate dal sondaggio Comunicare l’Abitare 2026: la sostenibilità dei costi, il riconoscimento della qualità delle abitazioni e la comprensione delle competenze professionali. Il rapporto tra recupero del patrimonio, investimenti e accesso alla casa è stato richiamato da Claudia Barina, avvocato e presidente di Confedilizia Roma: “Il sondaggio conferma che il problema della casa non si risolve intervenendo soltanto sui prezzi: pesano anche la qualità del patrimonio, l’incertezza delle regole e la complessità delle procedure. Per una città come Roma la vera sfida è rimettere in circolo e riqualificare il patrimonio esistente, creando le condizioni perché i proprietari tornino a investire e a concedere immobili in locazione. Servono regole certe, procedure semplici e incentivi stabili: perché aumentare l’offerta, non scoraggiarla, è la strada più concreta per rendere la casa più accessibile”.  

Il confronto su ‘La casa del futuro: chi la possiederà, come si costruirà, come cambierà il mercato’ ha riunito le prospettive della proprietà immobiliare, delle professioni e della filiera delle costruzioni. Al centro sono stati posti l’evoluzione della domanda abitativa, le modalità di realizzazione degli edifici e il rapporto tra prestazioni, costi e valore nel tempo. In questo contesto, la qualità della progettazione è stata collegata a quella dell’esecuzione e della manutenzione, con attenzione al contributo delle diverse competenze coinvolte nel ciclo di vita degli immobili. “La qualità dell’abitare non si esprime solamente nel progetto architettonico o nella scelta dei materiali, ma si costruisce attraverso una filiera di competenze collaborative che devono essere portate a lavorare in modo sempre più integrato, dalla progettazione alla realizzazione, fino alla posa di tutti i materiali e alla manutenzione nel tempo. Un edificio di qualità deve essere bello, sicuro, efficiente e soprattutto deve durare nel tempo ed è per questo che non possiamo considerare il costo iniziale come l’unico parametro di valutazione, ma dobbiamo arrivare a ragionare sul valore complessivo della casa e sui costi che andrà a generare durante il suo ciclo di vita. La vera sfida di fronte alla quale ci troviamo è fare in modo che la qualità non diventi un privilegio per pochi e per questo servono competenze, innovazione e collaborazione tra tutti gli attori della filiera per arrivare a ridurre gli errori, migliorare i risultati e rendere la qualità più accessibile”, ha dichiarato Luca Berardo, presidente di Assoposa e Sercomated. La sessione conclusiva è stata dedicata all’Agenda dell’Abitare 2026, con la sintesi dei lavori e l’avvio del documento finale destinato a legislatori, istituzioni e stakeholder.  

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economia

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Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, ricercatori e imprenditori a confronto a Trento

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(Adnkronos) – Il futuro dell’innovazione tecnologica non dipende soltanto dallo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, ma dalla capacità di costruire infrastrutture solide, valorizzare i dati, integrare le competenze e governare sistemi digitali sempre più complessi. È questo il messaggio al centro del Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che opera a livello internazionale accelerando il business e la digitalizzazione di oltre 4.000 clienti, che ha riunito a Trento imprenditori, manager, ricercatori e innovatori per confrontarsi sulle condizioni necessarie affinché l’innovazione generi valore duraturo per il sistema produttivo e la crescita. L’evento si inserisce nel modello d’innovazione aperta di Deda, che abilita sinergie tra competenze tecnologiche, industriali e scientifiche, favorendo la collaborazione tra imprese, università, centri di ricerca, startup e giovani talenti. Un confronto che contribuisce a delineare priorità tecnologiche del futuro, opportunità di collaborazione e ambiti di sperimentazione per i prossimi anni, valorizzando il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di nuove progettualità e competenze a supporto anche dell’innovazione delle aziende del Gruppo. Tra i fili conduttori della giornata è emerso il tema della fiducia digitale, intesa come requisito concreto che riguarda la solidità delle infrastrutture, la qualità dei dati, la sicurezza e la governabilità dell’intelligenza artificiale, insieme al ruolo delle persone nel presidiare processi e decisioni.  

  

“In un mondo in cui dati e modelli di intelligenza artificiale sono sempre più disponibili, la vera risorsa scarsa diventa la fiducia”, commenta Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup. “L’AI entra ormai nei processi e contribuisce a orientare decisioni sempre più rilevanti per le organizzazioni. Non basta quindi che un sistema sia tecnologicamente avanzato. Occorre comprenderne il funzionamento, verificarne i risultati, ricostruire le decisioni e intervenire quando necessario. La fiducia si costruisce nella qualità dei dati, nelle architetture e nei meccanismi di governo dei sistemi, mantenendo chiare le responsabilità delle persone. I dati permettono di conoscere. I modelli aiutano a prevedere. Ma solo la fiducia permette di delegare”. Le fondamenta tecnologiche dell’innovazione sono state al centro della sessione Tech Foundations, che ha approfondito il tema strategico delle infrastrutture fisiche e digitali. Il confronto ha approfondito l’importanza di modelli distribuiti e federati, complementari alle grandi infrastrutture globali, capaci di valorizzare le competenze e le specificità dei diversi tessuti produttivi. In questo scenario si inserisce anche Intacture, il data center ipogeo sviluppato in Trentino grazie al partenariato pubblico-privato Trentino DataMine, un’infrastruttura strategica radicata nel territorio ma progettata per offrire capacità e servizi su scala nazionale. Il progetto riunisce Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA – Istituto Atesino di Sviluppo.  

Accanto alle infrastrutture, particolare attenzione è stata dedicata ai dati come patrimonio strategico, da organizzare e rendere riutilizzabile per generare conoscenza e vantaggio competitivo. Alla sessione insieme a Roberto Loro hanno contribuito Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra. L’evoluzione verso sistemi intelligenti sempre più autonomi ha guidato la sessione Trust & Orchestration, che ha messo al centro le sfide dell’interoperabilità, dell’orchestrazione e della fiducia digitale. Il confronto ha affrontato il passaggio dai singoli modelli di AI a ecosistemi di agenti specializzati, capaci di collaborare e integrarsi nei processi delle imprese, con applicazioni anche nell’industria e nella robotica. Una trasformazione che richiede nuove capacità di governo e sicurezza, superando un approccio alla cybersecurity fondato prevalentemente sulla conformità normativa per sviluppare sistemi di difesa continuamente verificabili e soluzioni di AI il cui comportamento sia affidabile.  

 

Sono intervenuti Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation e Andrea Rigoni di Altirium che spiega: “La sicurezza del futuro sarà sempre meno basata su verifiche periodiche e sempre più sulla capacità di validare continuamente ciò che accade nei processi critici dell’organizzazione. Con l’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale, non basta più garantire la conformità o adottare nuove tecnologie: occorre dimostrare nel tempo la solidità delle proprie difese. È qui che la cybersecurity diventa una questione di “readiness” ovvero di governance, che richiede capacità di interpretare gli scenari, mantenere il controllo delle decisioni più rilevanti e agire con consapevolezza anche sotto pressione”. Il ruolo delle persone nei nuovi ecosistemi tecnologici è stato approfondito nella sessione Human in the Lead, con il contributo di Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow che sottolinea: “L’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le macchine, ma anche il modo in cui le persone comunicano, collaborano e prendono decisioni. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per sviluppare sistemi capaci di integrarsi efficacemente nei contesti organizzativi. Per questo l’innovazione tecnologica richiede sempre più una collaborazione tra competenze tecniche, psicologia e scienze umane”.  

Attraverso il tema dell’Intelligenza Sociale Artificiale, dedicata allo studio delle interazioni tra esseri umani e tra persone e macchine, il confronto ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra ricerca tecnologica, psicologia e scienze umane, inserendosi nella più ampia riflessione sulle competenze e sulle responsabilità delle persone in sistemi digitali caratterizzati da crescente autonomia. La collaborazione tra imprese, startup e ricerca come leva per trasformare l’innovazione in applicazioni industriali concrete è stata al centro della sessione Insights from To The Peak, con Serena Galli, co-founder dell’iniziativa, e Mirco Bucci di Anypath.ai, startup finalista di To The Peak che Deda ha voluto coinvolgere nel Co-Innovation Day per valorizzarne le competenze e l’approccio, in linea con le proprie traiettorie di sviluppo della Physical AI. La sessione ha così rappresentato la naturale prosecuzione della partecipazione di Deda come partner di To The Peak, dando continuità a un percorso di innovazione che mette in relazione imprese, startup e ricerca per favorire lo sviluppo di nuove applicazioni industriali e opportunità di collaborazione. Le Future Signals Conversations hanno approfondito due direttrici di sviluppo. La prima, dedicata ai dati come infrastruttura strategica per creare valore, ha coinvolto Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai. Nel confronto focus sulle condizioni per disporre di basi informative aggiornate, rappresentative dei diversi contesti linguistici e produttivi e capaci di sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.  

La seconda, Trust & Orchestration: le traiettorie Deda dalla ricerca all’impatto, ha messo in evidenza il contributo dei Co-Innovation Lab congiunti Deda e FBK allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale affidabili e governabili. Riccardo Valletti di Deda, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi hanno affrontato due direttrici di ricerca complementari, la Hybrid AI, che integra modelli generativi e conoscenza strutturata, e l’Harnessing, che orchestra dati, conoscenza, agenti e processi favorendo una maggiore indipendenza dalle singole tecnologie. Un approccio che attraverso la collaborazione tra ricerca e impresa mira a trasformare risultati scientifici in asset tecnologici, competenze distintive e capacità riutilizzabili a supporto dell’innovazione delle aziende del Gruppo e dei loro clienti. 

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Napoli, cade dalla finestra mentre pulisce gli infissi: 57enne ricoverata in codice rosso

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(Adnkronos) – Una donna di 57 anni si trova attualmente ricoverata in codice rosso all’ospedale Cardarelli di Napoli. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe precipitata dalla finestra di un’abitazione al primo piano, mentre puliva gli infissi. L’incidente è avvenuto nel quartiere Miano. 

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo di Napoli Stella. Secondo le prime ricostruzioni, la donna, residente nel quartiere Piscinola, avrebbe riportato fratture multiple nella caduta. È stata trasportata al Cardarelli, dove si trova ricoverata in codice rosso. Sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente. 

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