venerdì, Settembre 11, 2026
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Nasce il programma di formazione Barilla “L’accademia del Basilico”

PARMA (ITALPRESS) – Il momento migliore per seminare il Basilico in serra è febbraio-marzo. Ed è proprio il momento che Barilla ha scelto per dare vita ad Accademia del Basilico, un programma di formazione per i coltivatori, per offrire loro strumenti e competenze per perseguire pratiche agricole attente all’ambiente, sin dalle primissime fasi di semina, con l’obiettivo di arrivare all’agricoltura di precisione anche per il basilico. Con la domanda di pesto in aumento a livello globale e una crescita del 17% in volume dal 2023 al 2024 nel mercato dei pesti1, Pesto Barilla torna, dunque, protagonista del racconto dell’azienda e del suo impegno per la sostenibilità e l’innovazione. E lo fa mettendo ancora una volta al centro il suo ingrediente eroe, il basilico, e tutti gli attori della filiera, dal campo al vasetto.
Leader mondiale nel mercato del pesto con una quota di mercato globale del 40,4%22, Pesto Barilla è prodotto con basilico da agricoltura sostenibile certificato ISCC PLUS e coltivato seguendo le regole della Carta del Basilico. Tutta la produzione si concentra nello stabilimento sughi di Rubbiano (PR), il più grande e sostenibile d’Europa.
L’impegno di Barilla nell’ambito della filiera del basilico supporta i coltivatori a preservare la qualità e la sicurezza alimentare e a mitigare l’impatto sull’ambiente. Come parte di questo percorso, da fine gennaio ha preso il via Accademia del Basilico di Pesto Barilla, un programma unico nel suo genere incentrato sulla formazione degli agricoltori coinvolti nella coltivazione del basilico per i Pesti Barilla. Realizzato in collaborazione con DINAMICA, ente di formazione, certificato e specializzato nel settore agroalimentare in Emilia-Romagna e con il supporto di Open field S.r.l., il corso si è sviluppato attraverso sette lezioni per approfondire varie tematiche, tra cui la salubrità del suolo, la gestione integrata dei problemi fitosanitari legati alla coltivazione del basilico e le innovazioni tecnologiche, coinvolgendo 21 partner dell’azienda, tra coltivatori e stakeholder.
L’obiettivo di Accademia del Basilico è duplice: da un lato, rafforzare il legame con i coltivatori, risorsa dal valore inestimabile per la diretta esperienza sul campo, e con tutti gli attori strategici della filiera, per condividere con loro strumenti e competenze per migliorare continuamente le pratiche agricole nella coltivazione dell’”oro verde”; dall’altro, valorizzare la filiera del basilico Barilla e il suo modello innovativo a vantaggio della più ampia comunità agricola, portando l’esperienza di Pesto Barilla anche al di fuori dei confini nazionali.
“Con Accademia del Basilico Barilla vuole offrire ai propri coltivatori una nuova opportunità di crescita e di networking, dove tutti i partner coinvolti possono condividere esperienze e competenze, e acquisire nuove conoscenze sulle pratiche agricole responsabili per la coltivazione del nostro basilico” spiega Matteo Gori, Presidente della categoria sughi Barilla. “Grazie a questa iniziativa Barilla dimostra ancora una volta la propria attenzione all’ambiente, al territorio e alle persone, valorizzandone il saper fare, per continuare a perseguire un modello di agricoltura sostenibile, capace di integrare tradizione e innovazione”.
Partendo da un’introduzione panoramica sui principali problemi fitosanitari, i docenti che si sono alternati durante i diversi appuntamenti di Accademia del basilico hanno analizzato gli impatti economici e produttivi delle malattie e dei parassiti che possono danneggiare le coltivazioni di basilico, spiegando come imparare a riconoscere i sintomi di alcune malattie, le infestazioni delle principali specie di insetti e le principali tecniche di prevenzione e controllo che è possibile adottare.
Anche la regolamentazione vigente sui fitofarmaci e le pratiche di sicurezza nell’applicazione dei trattamenti sono state oggetto di discussione, con l’intento di mettere a fattor comune conoscenze e strategie per ridurre l’utilizzo di agrofarmaci. E ancora il tema dell’agricoltura 4.0 ha fornito l’occasione per discutere delle potenzialità di una gestione agricola “di precisione”, con focus sulle possibili applicazioni nella gestione agronomica del basilico. In generale, l’applicazione delle tecnologie digitali in campo agricolo risulta utile per supportare la pianificazione delle strategie per la propria attività, compresi i rapporti con tutti gli anelli della filiera, generando un circolo virtuoso in grado di creare valore per tutti i partner coinvolti. Grazie all’impiego di strumenti digitali sempre più sofisticati, è possibile non solo aumentare la resa produttiva dei terreni, ma soprattutto ridurre notevolmente l’impatto ambientale. L’utilizzo dei Decision Support System (DSS) per la gestione delle malattie del basilico, per esempio, consente azioni commisurate alle esigenze specifiche della pianta, intervenendo con gli strumenti giusti e nei tempi più utili.
A confermarlo è Simone Bernardi dell’azienda “Agricola Bernardi”, che spiega: “Se fino a qualche anno fa l’utilizzo di alcuni strumenti era impensabile, oggi invece la tecnologia è sempre più una parte importante del nostro lavoro, perchè ci permette di ottimizzare i tempi e di ottenere una materia prima di qualità. Essere i primi attori della filiera, per noi basilicoltori è motivo di orgoglio, ma è anche una grande responsabilità; la formazione continua e la digitalizzazione sono essenziali per perseguire obiettivi di qualità e di sostenibilità”.
“Prima di far parte della filiera del basilico di Pesto Barilla nessuno sapeva che cosa fosse la sostenibilità”, dichiara Giuseppe Bonati dell’azienda agricola “La Felina”. “Oggi abbiamo una consapevolezza diversa e all’impiego degli agrofarmaci preferiamo alternative naturali, che ci consentono di ottenere un basilico bello e sano”. Sul percorso di Accademia del basilico, Giuseppe afferma: “Non è stato solo un’occasione di formazione, ma un vero e proprio momento di scambio e di confronto tra noi basilicoltori. Mentre prima ognuno di noi era concentrato solo sul proprio lavoro, oggi invece ci sentiamo un’unica famiglia, parte di una stessa rete di relazioni, dove l’unica regola è il supporto reciproco”.
Anche Alessia Bonati, figlia di Giuseppe, che lavora insieme al padre nell’azienda di famiglia, racconta come il mondo agricolo, così radicato nel passato, oggi si stia aprendo sempre di più all’innovazione: “Questo non significa rinnegare le tradizioni, ma, attraverso le nuove conoscenze, adottare pratiche agricole nuove e più rispettose dell’ambiente. Per esperienza posso dire che anche la presenza di molte donne in un mondo tradizionalmente maschile è emblema di un cambiamento positivo, con nuovi approcci e nuove prospettive in un clima di condivisione e collaborazione reciproca”.
Barilla porta il Basilico da agricoltura sostenibile a livello globale, certificandone la produzione. La dicitura “Basilico da agricoltura sostenibile” porta con sè una serie di garanzie e prerequisiti: certificazioni, controlli, accordi di filiera e buone pratiche agricole.
In ottica di miglioramento continuo e garanzia degli standard connessi alla sostenibilità, Barilla ha scelto di adottare la certificazione ISCC PLUS (International Sustainability and Carbon Certification), uno standard internazionale ad adesione volontaria che si applica alla gestione sostenibile nel settore alimentare e si basa sullo Standard ISO17065. RINA, l’ente certificatore indipendente scelto da Barilla, ogni anno verifica che ciascun attore della filiera rispetti le regole imposte dallo standard di sostenibilità. Questo applicativo, dal 2024 è stato inserito all’interno della piattaforma digitale Barilla Farming, sviluppata in collaborazione con X Farm.
La certificazione ISCC PLUS si fonda sul rispetto di specifici principi di sostenibilità: la protezione della biodiversità e dei suoli con un elevato stock di carbonio, il mantenimento di buone condizioni agronomiche e ambientali e il rispetto dei diritti umani.
Oltre all’ottenimento di questa certificazione volontaria, ‘Pesto Barillà si è spinto ancora più in là per prendersi cura del proprio basilico, dei campi e delle persone da cui è coltivato:
Barilla ha inoltre previsto l’adozione da parte degli agricoltori di basilico di ulteriori criteri e pratiche agricole che sono state definite in collaborazione con l’Università di Bologna – in particolare il Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari e con il CeRSAA (Centro di Ricerca e Sperimentazione Agricola di Albenga, Liguria), uno dei principali centri italiani di competenza per la coltivazione del basilico. Sempre in ottica di Smart Farming, in collaborazione con CNR – IBE di Firenze, inoltre, è stato sviluppato un applicativo, Basilicum, che raccomanda il momento ottimale per la raccolta, avvisa in anticipo gli agricoltori riguardo al sopraggiungere delle malattie, migliora l’uso dell’acqua e ottimizza la fertilizzazione.
Barilla preserva la salute del suolo garantendo una rotazione continua delle colture nei campi dei propri basilicoltori, i quali si impegnano contrattualmente ad adottare uno specifico piano di rotazione. Con l’obiettivo di preservare la struttura del suolo, aumentare la fertilità e ridurre la presenza di parassiti ed erbe infestanti, diverse specie vegetali vengono coltivate in uno stesso terreno in successione ricorrente, secondo una sequenza definita che evita la monocoltura. In questo modo il terreno non è sottoposto a progressivo esaurimento dei nutrienti. Al contempo, la rotazione colturale può ridurre la necessità di fertilizzanti ed erbicidi sintetici, migliorare la struttura del suolo e la sostanza organica, ridurre l’erosione e aumentare la resilienza del sistema agricolo.
A vantaggio di ambiente e natura, tutti i basilicoltori si impegnano contrattualmente a dedicare il 3% dei loro campi della filiera Barilla alla coltivazione di piante e fiori che promuovono la biodiversità, fornendo riparo agli insetti essenziali per l’ecosistema. Tutti insieme questi fiori formano ‘Aree di Biodiversità’ che incrementano la biodiversità dell’agroecosistema, favoriscono l’insediamento degli insetti impollinatori e forniscono habitat e nutrimento per insetti impollinatori e farfalle.
Barilla ha stretto con i propri basilicoltori legami triennali volti, da un lato, a garantire una produzione continuativa e di qualità, dall’altro a sostenere i coltivatori, l’economia e la produzione locale. I contratti a medio termine mitigano l’incertezza economica ed i rischi lavorativi per i coltivatori di basilico, supportandoli in investimenti e innovazioni con benefici concreti sulla produzione e risvolti sociali e ambientali positivi, oltre a garantire un premio di sostenibilità a fronte dell’esecuzione dei principi di Carta del Basilico.
Da giugno 2023, il Pesto Barilla alla Genovese (e la sua variante Senza Aglio), icona di uno dei condimenti più apprezzati della cucina italiana, ha acquisito un nuovo livello di sicurezza e affidabilità, grazie al progetto in collaborazione con Connecting Food, la prima piattaforma per la tracciabilità e la trasparenza alimentare nata in Europa. Grazie al QR code presente in etichetta è possibile ripercorrere il viaggio del basilico dal campo al vasetto, attraverso il sistema di tracciabilità con blockchain. I consumatori hanno così la possibilità di conoscere chi ha coltivato e raccolto il basilico, svelando l’origine e il valore di tutta la filiera. La tecnologia blockchain garantisce l’autenticità di ogni informazione, comunicando in maniera trasparente la provenienza del basilico. Da luglio 2024 la tracciabilità con blockchain del Pesto Barilla alla Genovese (e la sua variante Senza Aglio) si è estesa anche fuori dai confini italiani, in altri 14 mercati Europei.
Un impegno, quello verso l’innovazione sostenibile, che Pesto Barilla concretizza anche nella scelta del packaging, attraverso il progetto “mezzo bianco”. Tappa significativa della collaborazione trentennale con il partner storico Zignago Vetro, frutto di una lunga e consolidata cooperazione, “mezzo bianco” è il termine con il quale si indicano i vasetti alimentari con una percentuale di vetro riciclato più alta rispetto ai tradizionali contenitori in vetro bianco. I vasetti di Zignago Vetro scelti da Barilla contengono fino al 65% di vetro riciclato ciò permette di diminuire significativamente il consumo di materie prime vergini e il consumo energetico. Inoltre, in termini emissivi, è stato stimato tramite specifica analisi di sensitività verificata in EPD1 che per la produzione del vaso in mezzo-bianco le emissioni di CO2 sono ridotte del 28% rispetto a quello tradizionale in vetro bianco, a parità di fonte di approvvigionamento elettrico tra le due produzioni. Il vetro di Zignago Vetro è già utilizzato per oltre 43 milioni di vasetti di pesto, un numero che Barilla punta a crescere e a raggiungere nella totalità dei volumi di pesto nei prossimi anni.
“Quando si parla di azioni concrete verso la sostenibilità, questo progetto ne è un vero esempio – spiega Marta Vanzetto, Marketing & Communication Officer, Zignago Vetro – “Non si può non considerare anche l’involucro che contiene il prodotto, ovvero il packaging. Oggi il driver di spesa non è più solo il prezzo, ma anche l’attenzione all’ambiente. Con i vasi in mezzo-bianco, i consumatori possono considerare l’impatti sull’ambiente, senza rinunciare all’estetica e all’appeal del prodotto finale, che rimane intatto e di assoluta qualità”.
Leonardo Mirone, Purchasing Director Packaging e Promotional Materials, ESG leader Supply Chain, conferma: “Abbiamo trovato in Zignago Vetro il partner ideale per fare un ulteriore passo avanti nel nostro percorso di responsabilità. Grazie al progetto innovativo con Zignago Vetro, per i nostri pesti e sughi possiamo utilizzare vasetti che contengono un’alta percentuale di vetro riciclato, permettendoci di ridurre l’impatto ambientale dei nostri packaging”.

– Foto: ufficio stampa Barilla –

(ITALPRESS).

Al Teatro Massimo di Palermo debutta il nuovo allestimento del “Faust” di Gounod

PALERMO (ITALPRESS) – Debutta domani alle 20 al Teatro Massimo di Palermo il nuovo allestimento del “FAUST” di Charles Gounod, su libretto di Jules Barbier e Michel Carré con la regia di Fabio Ceresa e la direzione musicale di Frédéric Chaslin. Orchestra e Coro del Teatro Massimo, direttore del Coro il maestro Salvatore Punturo.

Faust è un mito che affonda le radici nel Medioevo e ha ispirato nei secoli grandi compositori, scrittori, pittori, che si sono lasciati sedurre dal personaggio emblema del desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana. La messa in scena del nuovo allestimento con la regia di Fabio Ceresa nasce dalla sovrapposizione del capolavoro del teatro musicale francese con la più potente riscrittura letteraria moderna del mito faustiano: il romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

A motivare questa sovrapposizione è la fascinazione che Bulgakov aveva per il Faust di Gounod, opera che amava e che vide a teatro per più di 40 volte. Diversi elementi del romanzo trovano infatti la propria origine non tanto nel Faust di Goethe, quanto nel libretto che ne era stato tratto da Jules Barbier e Michel Carré.

La regia di Ceresa sovrappone alla figura del Méphistophélès di Gounod quella del personaggio di Woland di Bulgakov, e degli altri personaggi de Il Maestro e Margherita come il demone Azazello, l’inquietante Behemot dalle sembianze feline e la strega Hella. Anche la scena, disegnata dallo scenografo Tiziano Santi e illuminata dal light designer Giuseppe Di Iorio, è ambientata nella Mosca degli anni Trenta, come nel romanzo di Bulgakov, e alcuni momenti del romanzo si ritrovano sovrapposti a quelli dell’opera.

A questo gioco di sovrapposizioni contribuiscono i costumi firmati da Giuseppe Palella dove in un mondo grigio monocromatico assume particolare significato il colore rosso fiorentino dei demoni che diventa emblema della passione che spinge Faust a stringere il patto con Méphistophélès. Il cast internazionale vede nel ruolo del titolo Ivan Ayón Rivas, uno dei più promettenti giovani tenori di oggi, vincitore del concorso Operalia 2021 e del Premio Abbiati 2022, mentre Marguerite è interpretata dalla beniamina del pubblico palermitano Federica Guida e il demonio Méphistophélès è Erwin Schrott, uno dei più grandi e affascinanti bassi internazionali in un ruolo che padroneggia.

Di prim’ordine, come sempre, il cast alternativo: dal soprano Benedetta Torre (Marguerite), al tenore Arthur Espiritu (Faust), al basso francese Nicolas Courjal (Méphistophélès). Completano il cast Andrew Hamilton e Vinícius Atique che si alternano nel ruolo di Valentin, Anna Pennisi in quello di Siebel, Daniele Muratori Caputo è Wagner e Natalia Gavrilan è Marthe. Assistente alla regia è Mattia Agatiello, assistente alle scene Veronica Lattuada.

“Avvicinarsi al mito di Faust – dice il regista Fabio Ceresa – significa confrontarsi con un archetipo universale che ha attraversato secoli e culture, segnando profondamente il nostro immaginario collettivo. L’opera di Gounod ha sublimato il poema di Goethe adattandolo con raffinatezza ai fasti del grand opéra francese, ma il cuore pulsante della vicenda rimane intatto: il patto con il diavolo, il desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana, la ricerca di un senso ultimo all’esistenza. Il nostro allestimento si muove lungo questa linea, cercando al contempo di far emergere le contraddizioni profonde che innervano questa storia immortale”.

Il punto di riferimento è la più potente riscrittura moderna del mito faustiano: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Un romanzo che intreccia satira politica, filosofia, umorismo nero e una struggente riflessione sul potere della creazione artistica. Bulgakov, per altro, conosceva e amava il Faust di Gounod, all’epoca popolarissimo nella sua versione tradotta in russo; nel suo romanzo, il debito con l’opera francese è dichiarato ed evidente Il nostro allestimento – conclude Ceresa – si propone di restituire Faust a una dimensione di urgenza contemporanea, reinterpretando l’impianto ottocentesco per farne emergere nuclei tematici più vicini alla nostra sensibilità. La crisi dell’individuo, la ricerca di significati, il conflitto tra il bisogno di riconoscimento e il prezzo da pagare per ottenerlo, il rifiuto dello stigma sociale, sono elementi che risuonano con forza nel nostro quotidiano. Qual è del resto la vera natura di Mefistofele? Il suo operato è sorprendentemente positivo, ed è volto a smascherare le ipocrisie e i pregiudizi del tessuto sociale in cui opera – interpretando il messaggio messianico con paradossale lucidità, e confondendo le linee di confine che nelle nostre menti umane distinguono il bene dal male. Ancora una volta, il Diavolo ha l’ultima parola”.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale per la prima volta il maestro Frédéric Chaslin, compositore, direttore d’orchestra e pianista francese che è stato assistente di Daniel Barenboim (dal 1986 al 1989) e assistente di Pierre Boulez (dal 1989 al 1992). Ha diretto tutte le principali orchestre e teatri d’opera del mondo, dal Metropolitan Opera, alla Deutsche Oper di Berlino, alle opere di Monaco, Dresda, Lipsia, Opera di Parigi, Madrid, Los Angeles, Tokyo, Budapest, La Fenice di Venezia e La Scala di Milano, solo per citarne alcune.

Nel repertorio sinfonico ha diretto tutte le grandi orchestre francesi, tedesche, italiane e britanniche, dalla London Symphony alla Filarmonica di Vienna, e molte altre. Nel 2019 ha firmato un contratto con la Universal Edition, con la quale sta pubblicando il suo catalogo di oltre 150 opere fino ad oggi. Calendario delle repliche: giovedì 20 marzo alle 18:30 (Turno Scuola; venerdì 21 marzo alle 20:00 (Turno F); sabato 22 marzo alle 18:30 (Turno Opera); domenica 23 marzo alle 17:30 (Turno D); martedì 25 marzo alle 18:30 (Turno B).

Domenica 23 marzo, alle 17:30, durante lo svolgimento dell’opera, in Sala degli Stemmi si svolgerà il laboratorio “Bambini all’opera”, a cura di Radici. Piccolo Museo della Natura, per avvicinare in modo creativo i più piccoli (6-10 anni) al mondo del teatro musicale. I testi e le narrazioni sono di Francesca Cosentino, gli interventi cantati di Sonia Sala, le animazioni teatrali di Gisella Vitrano. Illustrazioni di Giuseppe Lo Bocchiaro. Info e prenotazioni telefono 329 7260846.

-Foto ufficio stampa Fondazione Teatro Massimo-
(ITALPRESS).

Israele torna a bombardare Gaza, oltre 300 morti

ROMA (ITALPRESS) – Il bilancio delle vittime dei raid israeliani su Gaza di questa notte sale a 304 morti. Lo afferma il ministero della Salute guidato da Hamas. Il ministero aumenta il bilancio delle vittime della ripresa a sorpresa degli attacchi aerei israeliani di questa notte che in precedenza era di 244 morti. La fonte aggiunge che oltre 1.000 persone sono rimaste ferite. I dati di Hamas non sono stati verificati e non fanno distinzioni tra civili e combattenti. I filmati da Gaza mostrano decine di bambini, donne e anziani tra le vittime.

Nei raid israeliani condotti nella notte su Gaza ha perso la vita Issam Da’alis, premier del governo di Hamas a Gaza. Secondo la Tv “al Arabiya”, al Daalis si trovava nella sua casa al momento dell’attacco aereo.

Tra gli alti funzionari uccisi negli attacchi a Gaza c’è anche Mahmoud Abu Watfa, che era a capo del ministero degli Interni del gruppo terroristico. Abu Watfa, che era a capo della polizia e dei servizi di sicurezza interna di Hamas nella Striscia di Gaza, è stato ucciso in un attacco a Gaza City, affermano due fonti, una delle quali è un funzionario del ministero degli Interni.

Secondo i resoconti dei media di Gaza, Issam Da’alis era un membro dell’ufficio politico di Hamas a Gaza e capo del comitato di monitoraggio delle attività governative, una posizione più o meno simile a quella di primo ministro di Hamas. Abu Ubaida Al-Jamassi, anche lui membro dell’ufficio politico di Hamas a Gaza e, secondo alcune fonti, capo del comitato di emergenza di Hamas, che ha gestito Gaza durante la guerra, è stato ucciso durante la notte.

Un altro alto funzionario ucciso è Bahjat Abu Sultan, un funzionario di alto rango del ministero degli Interni di Hamas, il ministero responsabile delle forze di sicurezza al di fuori della sua ala militare. Inoltre, è stato ucciso anche Ahmad Al-Khatta, direttore generale del ministero della Giustizia di Hamas a Gaza.

-Foto Ipa/Agency-
(ITALPRESS).

 

Zelensky parla con Macron, “Cresce coalizione per una pace giusta”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho parlato con il presidente della Francia Emmanuel Macron. Come sempre, è stata una conversazione molto costruttiva. Abbiamo discusso i risultati dell’incontro online dei leader che si è svolto sabato. La coalizione di paesi disposti a lavorare con noi per realizzare una pace giusta e duratura sta crescendo. Questo è molto importante. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni. Tuttavia, per la sua attuazione, la Russia deve smettere di porre condizioni. Ne abbiamo parlato anche con il presidente Macron”. Così su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“Inoltre, abbiamo parlato del lavoro dei nostri team nella formulazione di chiare garanzie di sicurezza. La posizione della Francia su questa questione è molto specifica e la sosteniamo pienamente. Continuiamo a lavorare e coordinare i prossimi passi e contatti con i nostri partner. Grazie per tutti gli sforzi per raggiungere la pace il prima possibile”, aggiunge.
Zelensky ha poi chiamato in causa direttamente Mosca: “Domani è una settimana da quando la proposta statunitense di un cessate il fuoco in cielo, in mare e in prima linea è stata messa sul tavolo. L’attuazione di questa proposta avrebbe potuto iniziare molto tempo fa. Ogni giorno in tempo di guerra è una questione di vite umane. Ora, quasi una settimana dopo, è chiaro a tutti nel mondo, anche a coloro che si sono rifiutati di riconoscere la verità negli ultimi tre anni, che è Putin a continuare a trascinare questa guerra. E’ necessaria una pressione per far finalmente accettare a Mosca che la loro guerra deve finire”, ha concluso.
(ITALPRESS).
-Foto: Ipa Agency-

Da Scuola Superiore Meridionale e Shro evento sui doveri costituzionali

NAPOLI (ITALPRESS) – La Scuola Superiore Meridionale (Ssm) di Napoli ha ospitato un incontro coordinato dallo Sbarro Health Research Organization (Shro), con la presenza del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, che ha tenuto una lectio magistralis sui “Doveri costituzionali”.

Presente anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il professore Giuseppe Recinto, capo di Gabinetto del ministro dell’Istruzione e del Merito, Antonio Giordano, professore di Anatomia Patologica presso l’Università di Siena, entrambi componenti del Comitato Ordinatore della Ssm, il professore Matteo Lorito, rettore dell’Università Federico II di Napoli e il professore Arturo De Vivo, responsabile del Comitato Ordinatore della Ssm. In supporto all’evento anche i componenti del Comitato Ordinatore della Scuola, il professore Giovanni Francesco Nicoletti, rettore dell’Università della Campania L. Vanvitelli, e il professore Pierdomenico Perata della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Come sottolineato da Recinto, “nella sua lectio magistralis il procuratore Melillo ha messo in evidenza la centralità dei doveri nella costruzione della vita democratica. In particolare, ha individuato nei doveri il presupposto logico e giuridico su cui si fondano il rispetto verso l’altro e la solidarietà. Per Melillo rafforzare i doveri significa rafforzare anche i diritti, soprattutto in un momento storico così complesso come quello attuale, in cui anche la libertà e la pace appaiono come valori fragili”.

Giordano ha ribadito l’impegno della Sbarro Health Research Organization nella diffusione della cultura scientifica non solo come strumento di progresso tecnologico, ma come elemento cardine nella costruzione di una società più equa e giusta. “La ricerca e la scienza sono accanto alle fasce più deboli, spesso quelle che vengono maggiormente assoggettate dalle mafie”, ha sottolineato il direttore dello Shro. “Fare informazione scientifica significa far comprendere alla cittadinanza il valore del bene comune; incontri del genere vanno in questa direzione. Sono davvero entusiasta della giornata e della presenza del procuratore Melillo, la massima istituzione italiana sul contrasto alle organizzazioni criminali mafiose”.
La Scuola Superiore Meridionale di Napoli, prestigioso centro di alta formazione, si conferma punto di riferimento per la diffusione della cultura e della legalità, non solo nel territorio campano, ma in tutta Italia.

Il responsabile del Comitato Ordinatore della Scuola, Arturo De Vivo, ha voluto sottolineare il messaggio insito nella relazione di Melillo: “Il procuratore, partendo dai fondamenti del pensiero platonico, ha discusso con ampia visione dell’importanza dei doveri in uno Stato democratico che voglia garantire i diritti dei suoi cittadini”.

-Foto: Scuola Superiore Meridionale di Napoli-

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Ladisa, nel 2024 ricavi e utile netto in crescita

ROMA (ITALPRESS) – Ladisa, società attiva nel settore della ristorazione collettiva e distribuzione di derrate alimentare, ha reso noti i risultati economico-finanziari previsionali relativi all’esercizio 2024, confermando una crescita robusta e una solida posizione sul mercato.

Secondo le previsioni, i ricavi toccheranno i 195 milioni, segnando un incremento del 7% rispetto al precedente esercizio. L’Ebitda, che si attesta a 10 milioni, mentre l’utile netto si prevede raggiunga 1,6 milioni, con un incremento del 35% rispetto allo scorso anno. La PFN mostra un miglioramento di circa 5 milioni, attestandosi ad un valore pari a 23 milioni.

L’azienda prevede di raggiungere un fatturato complessivo di 350 milioni nei prossimi tre anni. Il portafoglio ordini si arricchisce di contratti di grande prestigio, che ne testimoniano la solidità e l’affidabilità. Tra i clienti di punta figurano il ministero della Difesa, con un valore contrattuale complessivo di 165 milioni e una recente aggiudicazione con il ministero dell’Interno per un valore di 14 milioni.

-Foto: ufficio stampa Ladisa-

(ITALPRESS).

Zelensky “Ho parlato con Macron, cresce la coalizione per realizzare una pace giusta”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho parlato con il presidente della Francia Emmanuel Macron. Come sempre, è stata una conversazione molto costruttiva. Abbiamo discusso i risultati dell’incontro online dei leader che si è svolto sabato. La coalizione di paesi disposti a lavorare con noi per realizzare una pace giusta e duratura sta crescendo. Questo è molto importante. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni. Tuttavia, per la sua attuazione, la Russia deve smettere di porre condizioni. Ne abbiamo parlato anche con il presidente Macron”. Così su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Inoltre, abbiamo parlato del lavoro dei nostri team nella formulazione di chiare garanzie di sicurezza. La posizione della Francia su questa questione è molto specifica e la sosteniamo pienamente. Continuiamo a lavorare e coordinare i prossimi passi e contatti con i nostri partner. Grazie per tutti gli sforzi per raggiungere la pace il prima possibile”, aggiunge.

Zelensky ha poi chiamato in causa direttamente Mosca: “Domani è una settimana da quando la proposta statunitense di un cessate il fuoco in cielo, in mare e in prima linea è stata messa sul tavolo. L’attuazione di questa proposta avrebbe potuto iniziare molto tempo fa. Ogni giorno in tempo di guerra è una questione di vite umane. Ora, quasi una settimana dopo, è chiaro a tutti nel mondo, anche a coloro che si sono rifiutati di riconoscere la verità negli ultimi tre anni, che è Putin a continuare a trascinare questa guerra. Da una settimana, Putin non è riuscito a spremere un sì alla proposta di cessate il fuoco. Sta dicendo quello che vuole, ma non quello che il mondo intero vuole sentirsi dire. La proposta di cessate il fuoco incondizionato riguarda essenzialmente il salvataggio di vite umane, consentendo ai diplomatici di lavorare per garantire sicurezza e una pace duratura, la proposta che la Russia sta ignorando. È necessaria una pressione per far finalmente accettare a Mosca che la loro guerra deve finire”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

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Ucraina, Tajani “Penso che lo stop alla guerra possa arrivare entro fine primavera, sono ottimista”

ROMA (ITALPRESS) – “Voglio essere ottimista, ogni passo che si fa a livello diplomatico va nella giusta direzione. Credo che lentamente si potrà arrivare alla pace, credo che entro la fine della primavera o al massimo in estate, ormai non conviene più a nessuno continuare a combattere”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato da Francesco Giorgino a XXI Secolo su Rai1. “Sosteniamo tutte le iniziative che possano portare alla pace perché questa guerra fa male a tutti. Direi che l’aria è abbastanza positiva – aggiunge -, poi vediamo come reagirà Putin alle proposte americane, poi dovrà a esserci una vera trattativa attorno a un tavolo, Russia, Usa, Ucraina e Ue dovranno sedersi. L’Ue è importante perché sta infliggendo sanzioni alla Russia”.

“Usa e Ue devono lavorare insieme, siamo due faccia della stessa medaglia, non possiamo permetterci alcuna divisione altrimenti ne guadagnano le autocrazie. L’Occidente è non solo una alleanza politica ma anche un sistema di valori, c’è molto da difendere nel rapporto con gli Usa”, ha aggiunto. “Il presidente del Consiglio ribadirà il rapporto solido con gli Usa, il sostegno all’Ucraina e il rapporto Usa e Ue che deve essere consolidato. Siamo convinti che Ue e Usa devono incontrarsi”, ha spiegato.

“Siamo un governo stabile, siamo il governo più stabile dell’Ue, Durerà fino a fine legislatura e mi auguro anche dopo. Stiamo dimostrando per la prima volta che in Italia c’è una coalizione in grado di affrontare i problemi e lo fa potendo permettersi di guardare al futuro. Stiamo dando all’Ue un segnale importante del nostro ruolo”, ha sottolineato in merito alla tenuta della maggioranza.

Far cambiare idea a Trump sui dazi “non sarà facile ma bisogna discutere, parlare e far capire a tutti che una guerra dei dazi non conviene a nessuno. In America prodotti troppo cari rischiano di far salire l’inflazione. Io voglio essere ottimista, guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, abbiamo una strategia del governo per esplorare nuovi mercati”, ha ribadito sui dazi: “Con gli Usa siamo avvantaggiati perché per il Made in Italy è più facile mantenere un mercato, per adesso si parla solo di acciaio e alluminio e vedremo cosa accadrà. L’Europa farà la propria parte”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

In arrivo la nuova legge regionale che mette tutti d’accordo trasformando la Denominazione in Identità Comunale

(Articolo da Vicenza Più Viva n. 295sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Un percorso lungo, a volte un po’ tortuoso, ma che si prefigge di raggiungere un doppio obiettivo: preservare il valore dei prodotti a Denominazione Comunale, continuando nella promozione e rivalutazione da un lato, e dall’altro porre fine ai mal di pancia da parte di alcuni enti di categoria e produttori di DOP, DOC, IGP ecc ecc. La nuova legge regionale trasformerà le attuali De.Co. in Ide.Co, creando di fatto una sorta di carta d’Identità territoriale per ogni prodotto, con conversione automatica per quelle già esistenti. Dopo mesi di trattative, mediazioni e confronti, un passo importante è stato fatto lo scorso novembre a Mestre con un incontro in regione alla presenza dell’assessore all’agricoltura Federico Caner e degli stati generali delle associazioni di categoria e dei consorzi di tutela.
A fare da registi e tessitori il presidente dell’associazione Amici delle De.Co. del Veneto Dino Grande ed il presidente dell’Unpli regionale (pro loco) Rino Furlan, tra l’altro promotore del meeting. È stato un confronto aperto sul testo del Ddl regionale Identità Comunale (ex
De.Co.) al termine del quale è stato approvato (e apprezzato) all’unanimità dei presenti. Grazie a questo lascia passare determinante il testo è stato approvato dalla giunta regionale che lo ha fatto proprio ed ora si appresta a superare l’esame prima in commissione e poi con il voto conclusivo in consiglio. Le previsioni parlano di un’approvazione definitiva entro l’estate di quest’anno.
“Non è stato per niente facile arrivare a questo punto – fa sapere il vicentino Dino Grande presidente dell’associazione Amici delle De.Co. venete – anche perché le De.Co. hanno avuto come limite proprio una cattiva informazione, nel vicentino ma anche in Veneto. Ci
abbiamo lavorato per due anni e una grossa spinta è giunta proprio da Rino Furlan, presidente Unpli Veneto, da sempre sostenitore dell’identità territoriale.
Di recente una sentenza della Corte costituzionale ha sancito la regolarità delle denominazioni comunali evidenziando che non sono in contrasto con le norme europee del settore. Questo ci ha permesso di accelerare il percorso trovando un’intesa totale, anche attraverso piccole modifiche al testo originale.
Per questo esprimo grande soddisfazione non senza un pizzico di emozione, auspicando che la nostra associazione continui ad avere un ruolo adeguato”.
La legge che sta per approdare in consiglio regionale prevede anche lo stanziamento di fondi a favore di quei Comuni che volessero riconoscere delle nuove Ide.Co. ed è stata ufficialmente annunciata per la prima volta nel vicentino lo scorso dicembre durante un incontro conviviale a Val Liona. Tra un piatto e un sapore tipico delle De.Co., tra cui il prodotto locale iconico dei gargati (pasta fresca corta), è stato spiegato che non si vuole dare un marchio ma creare una carta d’identità del territorio, un riconoscimento (e un atto d’amore) che lega un prodotto alle sue radici storiche e culturali.

Papa Francesco, condizioni stazionarie e lieve miglioramento respiratorio

CITTÀ DEL VATICANO (ITALPRESS) – Le condizioni di Papa Francesco sono stazionarie, con un lieve miglioramento dal punto di vista della respirazione e da quello motorio. Lo riferisce la sala stampa vaticana.

La giornata del Papa, ricoverato al Policlinico Gemelli dal 14 febbraio scorso, è trascorsa tra fisioterapia motoria e respiratoria, preghiera, un po’ di lavoro e terapia farmacologica.

-Foto Ipa/Agency-
(ITALPRESS).