sabato, Ottobre 31, 2026
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Ora solare 2026, l’attesa sta per finire: tra sabato e domenica si cambia

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(Adnkronos) –
Ora solare 2026, ci siamo: manca pochissimo al cambio d’ora che avverrà nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Le lancette verranno spostate indietro di un’ora, dalle 3 alle 2, e si cambierà di nuovo orario dopo i sette mesi di ora legale, che tornerà tra il 27 e 28 marzo 2027. Smartphone, tablet e computer si aggiorneranno automaticamente con il cambio d’ora, mentre gli orologi analogici dovranno essere regolati manualmente. 

Con il passaggio all’ora solare le notti saranno più lunghe, che le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio, con non pochi effetti sul nostro organismo. Il cambio d’ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell’umore. “Si tratta di una sorta di mini jet lag”, ha spiegato all’Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonnodell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell’università Vita-Salute San Raffaele.  

Per alcune persone sono necessari alcuni giorni di adattamento al nuovo ritmo, dal momento che le giornate diventano più corte e le ore di buio più numerose. Il cambio d’ora può provocare anche – come abbiamo visto – temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell’umore. Per ritrovare il giusto equilibrio si può ripartire anche dalla tavola. 

“In questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell’attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici. Accanto a essi, il ritorno strutturato dei legumi e dei cereali integrali garantisce un apporto costante di energia a lento rilascio e di fibre prebiotiche”, è il consiglio dell’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’. 

 

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cronaca

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Manovra, rischio iter al cardiopalma in Parlamento: malumori delle opposizioni

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(Adnkronos) –
I ritardi sulla manovra rischiano di prefigurare un iter parlamentare al cardiopalma con relativi timori di una Finanziaria ‘blindata’ per contingentare i tempi dell’esame ed evitare di arrivare a proprio a ridosso della data limite del 31 dicembre. E’ questo il timore diffuso tra i banchi di senatori e deputati dell’opposizione mentre il via libera alla manovra dovrebbe slittare al 28 ottobre. Termine non perentorio quello del 20 ottobre e peraltro disatteso da molti governi, ma con slittamenti di una manciata di giorni in genere. 

 

“Così si rischia di umiliare il Parlamento costringendolo ad un esame in tempi record, impedendo la discussione, zero confronto”, dice all’Adnkronos il senatore Daniele Manca, capogruppo Pd in commissione Bilancio. Parlamentare di lungo corso, Manca attacca anche le indiscrezioni trapelate dopo un vertice al Mef di inserire nel ddl fondo parlamentare da 300 milioni di euro per evitare gli assalti alla diligenza alla manovra. “Il governo prova a comprare il Parlamento per giustificare i suoi ritardi, invece di dare mance ai parlamentari, meglio darli al fondo affitti per gli studenti o alle tante priorità ben più importanti dei fondi per i parlamentari”. Ecco che “il governo dei record, il più longevo, in realtà non sa cosa presentare, tali sono gli elementi di incertezza, dalla flessibilità alle coperture: siamo al fallimento della politica economica e di un governo che nega i problemi reali del paese”.  

All’attacco anche il M5S. “Non è soltanto rabbia per i ritardi della manovra, è indignazione per un Governo che continua a voltarsi dall’altra parte mentre il Paese reale soffre”, sottolinea la pentastellata Ida Carmina, membro della commissione Bilancio di Montecitorio. “Famiglie impoverite, stipendi erosi dall’inflazione, bollette e carburanti sempre più cari. E poi c’è il Mezzogiorno, dove le proteste di autotrasportatori, agricoltori e marinerie, soprattutto in Sicilia, sono il grido di allarme di chi non riesce più a sostenere i costi e vede il proprio lavoro diventare sempre meno remunerativo”, afferma. 

“Queste proteste raccontano una verità che il Governo Meloni continua a ignorare: la questione meridionale esiste, è drammatica e non è mai stata affrontata seriamente. Il Mezzogiorno non ha bisogno di passerelle e promesse elettorali, ma di investimenti, infrastrutture, sostegno alle imprese, lavoro stabile e servizi pubblici efficienti”, dice. 

E sulla manovra dice la sua anche Luigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico, componente di lunga data in commissione alla Camera. “Il termine del 20 ottobre, purtroppo, è ordinatorio e non perentorio. E negli ultimi anni non è mai stato rispettato, anche se certo se arriva il 23 ottobre o i primi di novembre sono due cose ben diverse”, spiega all’Adnkronos. “Ma il punto centrale è cosa ci sarà scritto dentro e, soprattutto, fare in modo che il Parlamento possa avere una lettura ordinata e compiuta. Questo – sottolinea Marattin – ha poco a che vedere con la data di arrivo, ammesso che sia entro pochi giorni, e ha molto a che vedere con l’organizzazione dei lavori in commissione e dei rapporti tra maggioranza e opposizione”.  

 

Intanto il governo aspetta il via libera Ue alle misure da finanziare con la flessibilità di circa 13,5 miliardi nel 2027: stirandone al massimo la mission, dovrebbero finanziare interventi per famiglie e imprese contro il caro-energia e infrastrutture e sicurezza, anche con un occhio, ove possibile, alle esigenze emerse dopo gli scontri di Milano. Ma, per la manovra di circa 23,5 mld di euro stimati, serviranno ancora quasi 10 miliardi di coperture da reperire senza ricorrere alla leva del disavanzo per non preoccupare i mercati in una fase di rinnovate tensioni e rendimenti in salita e mettere in sicurezza la credibilità conquistata dall’Italia grazie alla politica responsabile e prudente del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il governo nel Dpb ha indicato 5 mld da reperire da banche e assicurazioni, 1,2 miliardi circa dai tagli ai ministeri; 800 milioni circa dai giochi e poi ci sono quasi 3 miliardi di coperture in arrivo dalla generica voce “altre entrate”. (di Luana Cimino) 

 

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economia

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Italia nella morsa del maltempo, perturbazione in arrivo con piogge e nubifragi: le previsioni di Betti (Cnr)

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(Adnkronos) – Italia alle prese col maltempo a causa di una perturbazione che ha creato criticità anche sulla Francia meridionale e sulla Spagna Orientale. Parola di Giulio Betti, meteorologo e ricercatore del Cnr-Lamma, che all’AdnKronos ha spiegato quali sono le previsioni per la giornata di oggi, mercoledì 21 ottobre, e quanto durerà l’emergenza.  

“Già nelle scorse ore è arrivata sull’Italia una perturbazione che aveva portato gravi criticità sull’Europa meridionale. Poi si è spostata verso il nostro Paese, in particolare su Piemonte e Liguria, che sono state le regioni più colpite. Poi piogge diffuse e rovesci si sono concentrati nella serata di ieri sul Nord Ovest, in particolare Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Toscana, Piemonte, e Sardegna con precipitazioni forti”.  

La situazione non è destinata a migliorare oggi: “Nelle prossime ore la perturbazione transiterà verso Est e interesserà soprattutto le regioni peninsulari tirreniche dalla Toscana fino alla Calabria tirrenica, ma anche Lombardia e Triveneto, con piogge copiose e forti temporali. Fermo restando il rischio nubifragi, Lazio e Campania sembrano essere particolarmente esposte alle piogge intense, così come il Friuli e tutta la fascia pre alpina e alpina centro-orientale, tutte aree per le quali la Protezione civile ha diramato allerta meteo arancione. Quando finirà? Già stasera, si sbloccherà la situazione e la perturbazione si allontanerà verso i Balcani”, ha precisato Betti.  

Rispetto alle temperature, l’esperto ha sottolineato che “ci sarà una diminuzione ma non sarà marcata, con i valori che si manterranno oltre i 20 gradi. Caleranno al Nord e sulle regioni tirreniche ma resteranno comunque miti”.  

 

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cronaca

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Zelensky avverte gli Usa: “Incontro tra Trump, Putin e Xi? Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina”

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(Adnkronos) –
“Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina”. E’ il principio che Volodymyr Zelensky ribadisce liquidando le notizie di un possibile incontro trilaterale tra Usa, Russia e Cina sul futuro di Kiev. Da Mosca a Washington, si fa strada l’ipotesi di un super vertice tra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping in Cina, a Shenzhen, dove si svolgerà il summit della Cooperazione economica dell’Asia-Pacifico (APEC) il 17 e 18 novembre. 

“Cosa penso di un trilaterale tra America, Cina e Russia? Dipende da loro, ma certo se si tratta dell’Ucraina, del nostro futuro, può essere accettabile solo se noi siamo al tavolo dei negoziati”, dice il presidente ucraino parlando da Oslo dopo l’incontro con l’inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff. L’emissario della Casa Bianca oggi dovrebbe volare in Russia per incontrare Putin. 

“Vediamo cosa ha da dire il Cremlino”, dice Zelensky. A Kiev, il quadro è definito: “Abbiamo idee chiare su come arrivare alla pace e siamo uniti con i nostri partner europei e vogliamo che gli Usa portino queste idee ai russi”. A Witkoff, Zelensky ha ribadito la necessità di garanzie di sicurezza “forti dopo la fine della guerra”. La conclusione del conflitto, spiega il presidente ucraino, deve essere seguita dalla definizione di un quadro che scongiuri nuove aggressioni. 

 

L’emissario della Casa Bianca, riferisce il New York Times, ha recapitato a Zelensky un messaggio chiaro: Trump è convinto che Kiev debba accettare un accordo di pace con la Russia, anche a costo di rinunciare ai territori occupati nelle regioni orientali dell’Ucraina. Il presidente degli Stati Uniti intende convincere Zelensky che continuare a opporsi alle concessioni territoriali non valga la pena e che Kiev potrebbe ottenere importanti benefici economici accettando un’intesa, anche se formulata in larga parte alle condizioni di Mosca. Secondo il Times, l’amministrazione americana considera il conflitto arrivato a un “punto di svolta” e ritiene che spetti ora a Zelensky dimostrare di essere disposto a negoziare con i russi. La crescente pressione su Kiev si inserisce nella strategia di Trump per normalizzare i rapporti con Mosca e ampliare il dialogo con Putin oltre la questione ucraina. 

La cessione di territori, secondo il Financial Times, potrebbe rientrare anche nello scenario delineato dai partner europei di Kiev, con la definizione di una sorta di bivio a Putin: Ucraina senza Donbass ma all’interno della Nato. Per ora, Zelensky continua a evidenziare che il conflitto, sul campo, non ha un vincitore. La Russia è ancora lontana dalla conquista di tutto il Donetsk e quindi dell’intero Donbass. “Non stiamo perdendo la guerra, ma stiamo perdendo persone, ed è un peccato che i nostri bambini non possano avere una vera vita. E’ per questo che dobbiamo mettere fine a questa guerra al più presto possibile”. “Spero che i nostri partner, americani e europei, ci aiuteranno”, conclude il presidente ucraino. 

 

La sua visione, tanto per cambiare, non coincide con quella di Trump. Il presidente degli Stati Uniti ormai martella quotidianamente. Prima ha sollecitato nuove elezioni in Ucraina per un cambio al vertice, poi ha depennato virtualmente il nome di Zelensky dalla lista dei negoziatori. Senza soluzione di continuità, attribuisce al presidente ucraino la responsabilità per la prosecuzione del conflitto. “E’ Zelensky quello che deve far finire la guerra, deve fare un accordo, noi abbiamo dato più soldi all’Ucraina che a chiunque altro e non abbiamo avuto niente”, attacca, affermando che se il presidente ucraino non fa un accordo sarà peggio “perché la Russia è un paese grande” e le sue conquiste in Ucraina sono sempre più ampie. 

“La Russia è una macchina che avanza e continua ad avanzare. La Russia ha a disposizione una quantità di uomini illimitata, ha perso molti soldati ma è un paese enorme. L’Ucraina, invece, non lo è. Per questo Zelensky deve fare un accordo”, ribadisce Trump. “Avrebbe potuto raggiungere un’intesa 2 anni fa, quando abbiamo fatto una chiacchierata qui nello Studio Ovale. Sarebbe stato un accordo migliore rispetto a quello che può fare oggi. Mi piacerebbe vedere un’intesa, tra Putin e Zelensky c’è un odio tremendo e questo complica le cose. Non devono per forza stare nella stessa stanza per raggiungere un accordo, si può fare in un altro modo”.  

 

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internazionale/esteri

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Decreto cortei, per minori fermo preventivo e subito imputabilità: la stretta del governo dopo i disordini

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(Adnkronos) – “Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no”. Al termine del Consiglio dei ministri, che ha dato il via libera al ‘decreto cortei’, la premier Giorgia Meloni introduce così le nuove misure del governo arrivate dopo i violenti scontri nelle piazze degli ultimi giorni. Tra i principali provvedimenti, la decisa stretta sui minorenni: d’ora in poi anche per loro sarà possibile il fermo preventivo, mentre dai 14 anni saranno imputabili fino a prova contraria.  

Arrivano quindi le aggravanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità, mentre diventa reato la partecipazione violenta alle manifestazioni. Previste poi sanzioni fino a 2000 euro per minori e genitori in caso di danneggiamenti durante i cortei. 500 i militari in più a Milano fino al 31 dicembre 2026. 

Stop, invece, alla norma per conferire poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati per rafforzare la tutela dell’ordine pubblico. Gli uffici del Quirinale avrebbero infatti espresso perplessità in proposito durante le interlocuzioni con quelli del governo. 

“Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità – promette Meloni -. Quasi 200 agenti feriti e danni che solo a Milano, secondo Confcommercio, valgono circa un milione di euro”, sottolinea quindi la premier, che poi si rivolge alle forze politiche: “Lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta, ascoltando gli altri. Ed è proprio su questa distinzione che chiedo chiarezza anche a tutte le forze politiche: le violenze vanno condannate senza ambiguità, giustificazioni, senza distinguere in base a chi le commette”. 

Ecco in sintesi le principali misure del decreto. 

 

Nel decreto legge sulla pubblica sicurezza e contrasto alla criminalità minorile viene introdotto il nuovo reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, che “punisce chi, partecipando a un gruppo di persone superiore a 5 che opera in modo organizzato, anche occasionalmente, utilizza strumenti atti a offendere (mazze, bastoni, ecc) ed esplosivi. La pena è la reclusione da 2 a 5 anni e la multa da euro 10000 a 20000. La pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso da soggetti travisati o se l’utilizzo di oggetti atti a offendere è diretto contro infrastrutture destinate all’erogazione di energia o altri servizi pubblici”. 

Inoltre, si legge ancora nello schema di dl, “chiunque organizza o promuove mediante piattaforme social, la formazione del gruppo è punito con la reclusione da 4 a 12 anni. Se le condotte violente durante le manifestazioni pubbliche cagionano lesioni personali, le pene previste dagli articoli 582 c.p. (lesione personale), 583 c.p. (circostanze aggravanti), 583-quater c.p. (lesioni personali a ufficiali agenti di pg o ps) e 583-quinquies c.p.(deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni al viso) sono aumentate da un terzo alla metà (nuovo art. 420-bis c.p). (articolo 1, comma 4)”. 

 

I minori dai 14 anni saranno imputabili fino a prova contraria. Nello schema di decreto legge il governo risponde ai disordini con la modifica del codice penale in materia di imputabilità del minore. 

“Introduzione di una presunzione relativa di imputabilità in materia di accertamento della capacità di intendere e di volere dei minori di età compresa fra quattordici e diciotto anni – si legge nello schema -. Nel sistema vigente il giudice è chiamato ad accertare positivamente, caso per caso, la sussistenza della capacità di intendere e di volere del minore, con conseguente esclusione dell’imputabilità ove tale capacità non risulti dimostrata. Il presente intervento normativo propone invece una diversa soluzione, per effetto della quale la capacità del minore deve ritenersi sussistente fino a prova contraria. (articolo 1, comma 1). Tale disposizione era già contenuta nel disegno di legge Ac 3080 in materia di modifiche in materia di imputabilità del minore”. 

 

“La capacità di intendere e di volere non dovrebbe più essere oggetto di accertamento ma sarebbe presunta salva la possibilità di dimostrare che il minore ne era privo al momento del fatto”, si legge nello schema di decreto legge. 

“Si interviene altresì sulle disposizioni in materia di processo penale minorile, al fine di estendere la possibilità di applicare la misura della custodia cautelare ai casi di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (nuovo art. 420-bis c.p.) e al caso di danneggiamento commesso da un gruppo organizzato (nuovo art. 635.1 c.p.). (articolo 3). Tale disposizione era già parzialmente contenuta nel disegno di legge Ac 3080 in materia di modifiche in materia di imputabilità del minore”, aggiungono. 

Per quanto riguarda i minori, ancora, è introdotta la “possibilità di adeguare l’organico dei magistrati nel caso di eventi incidenti sull’ordine pubblico che possono comportare un numero rilevante di arresti in flagranza al fine di consentire la definizione delle procedure di convalida nei tempi previsti dalla legge (articolo 4)”. 

 

Il decreto legge introduce inoltre aggravanti per i reati di devastazione e saccheggio e di attentato a impianti di pubblica utilità. 

Nello specifico, si legge nello schema del dl, “sono introdotte aggravanti a effetto speciale: per il reato di devastazione e saccheggio se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico su beni esistenti in luogo di vendita o in deposito (art 419 cp); (articolo 1, comma 2) per il reato di attentato a impianti di pubblica utilità qualora il fatto sia commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico (art 420 cp); (articolo 1, comma 3)”. 

 

Il decreto introduce quindi l’ipotesi aggravata di danneggiamento commesso da gruppo organizzato “quando le condotte di distruzione, dispersione, deterioramento di cose mobili o immobili altrui con o senza violenza fisica/minacce nei confronti della persona (art 635 primo comma), distruzione, dispersione, deterioramento di edifici pubblici (art 635 secondo comma), distruzione, dispersione, deterioramento di cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico (art 635, terzo comma) sono commesse da almeno 5 persone (articolo 1, comma 6). Tale disposizione era già parzialmente contenuta nel disegno di legge As 1990 in materia di sicurezza pubblica e forze di polizia”. 

 

Per quanto riguarda le sanzioni, come si legge nello schema, “nel caso in cui il minore, anche non imputabile, partecipa alla commissione di reati commessi con violenza alle persone o alle cose, compiuti alla presenza di più persone, anche in occasioni pubbliche, oppure nelle ipotesi aggravate di danneggiamento, il prefetto applica all’esercente della potestà genitoriale una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1000 euro, salvo che non provi di non aver potuto impedire il fatto. Quando la condotta del minore è reiterata la sanzione comporta il pagamento di una somma da 1000 a 2000 euro. Il prefetto, con l’ordinanza ingiunzione con cui irroga la sanzione, può ordinare all’esercente la responsabilità genitoriale il pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno relativo ai beni appartenenti allo Stato, alle regioni e agli enti locali in favore dei medesimi. Il privato che ha subito danni può presentare ricorso per decreto ingiuntivo sulla base dell’ordinanza di ingiunzione del prefetto e degli atti su cui la stessa si fonda”. 

 

Arresto facoltativo in flagranza e in flagranza differita per le ipotesi di danneggiamento. Viene data, dunque, la “possibilità per gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di procedere all’arresto facoltativo in flagranza differita per le nuove condotte delittuose di danneggiamento commesso da gruppo organizzato (nuovo 635.1 c.p.) nonché nelle ipotesi di devastazione e saccheggio (art 419 c.p.), attentato a impianti di pubblica utilità (art 420 c.p.) e partecipazione violenta a manifestazione pubbliche (nuovo art 420-bis c.p). (articolo 2). Tale disposizione era già parzialmente contenuta nel disegno di legge As 1990 in materia di sicurezza pubblica e forze di polizia”, si legge. 

 

Nel decreto c’è anche l’introduzione di una nuova e specifica ipotesi di avviso orale con divieto di radunarsi in determinati luoghi pubblici o aperti al pubblico, e quindi: “Quando cinque o più persone, anche in forma di gruppo, in luogo pubblico o aperto al pubblico tengono comportamenti intimidatori, di grave molestia o violenti contro persone o cose, il Questore può disporre, per motivi di sicurezza, l’avviso orale con un divieto di radunarsi con una o più persone, anche minori di anni 18 che abbiano compiuto il quattordicesimo anno d’età. Il divieto di radunarsi potrà riguardare luoghi pubblici o parti al pubblico specificamente individuati in ragione delle esigenze di prevenzione, anche limitato a determinate fasce orarie, nei confronti di soggetti già destinatari di talune misure di prevenzione (avviso orale o foglio di via obbligatorio, nonché le varie fattispecie di ‘dacur’ o ‘daspo urbano’), ovvero di pregresse condanne per delitti contro la persona o il patrimonio commessi in luogo pubblico o aperto al pubblico. Tale disposizione era già contenuta nel disegno di legge As 1990 in materia di sicurezza pubblica e forze di polizia”. 

 

Per rispondere ai disordini di piazza, secondo quanto prevede lo schema di dl, si introduce la procedibilità d’ufficio in caso di lesioni personali a ufficiali o agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza. “La disposizione – si precisa -, operando all’articolo 582, c.2 c.p. (lesioni personali), un richiamo all’articolo 583 quater, c.1 c.p., relativo alle lesioni cagionate agli ufficiali di p.g. e ps. nell’atto o a casua dell’adempimento delle funzioni, estende la procedibilità d’ufficio al reato di lesioni personali lievi o lievissime, cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza. (articolo 1, comma 5) – Tale disposizione era già contenuta nel disegno di legge As 1990 in materia di sicurezza pubblica e forze di polizia”. 

 

Il decreto legge, infine, prevede l'”incremento di 500 unità del contingente di personale delle forze armate già impegnato nel controllo del territorio, dotate della qualifica di agente di pubblica sicurezza e fino al 31 dicembre 2026 a fronte dei gravi incidenti occorsi nella giornata del 18 ottobre 2026 nella città di Milano”. 

 

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politica

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Verona, al Tommasoli un incontro gratuito per over 60, familiari e caregiver il 23 ottobre

“Ricordati di stare bene” arriva al Centro Tommasoli di Verona venerdì 23 ottobre alle 10.30. L’incontro gratuito è rivolto agli over 60, ai loro familiari e a chi li assiste, nell’ambito dei progetti cittadini della Rete Città Sane dell’OMS. Appuntamento nella sede di via Perini 7.

Ricordati di stare bene: l’appuntamento al Tommasoli

Una mattinata di informazione dedicata alle persone con più di sessant’anni e alla rete di familiari e caregiver che le accompagna. Il Comune di Verona ha annunciato per venerdì 23 ottobre 2026, alle 10.30, l’incontro “Ricordati di stare bene” al Centro di Comunità Tommasoli, in via Perini 7. La partecipazione è gratuita.

L’iniziativa rientra nelle attività che l’amministrazione realizza attraverso la Rete Città Sane dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’invito comprende anche chi si prende cura quotidianamente di una persona anziana, oltre ai diretti destinatari della fascia over 60.

Informazione e socialità nel quartiere

Il Centro Tommasoli fa parte degli spazi comunali di prossimità dedicati all’incontro tra persone di età diverse. La programmazione dei centri affianca attività ricreative, giochi e laboratori manuali a conferenze, corsi, visite culturali e occasioni di movimento.

Fra le proposte descritte dal Comune figurano anche incontri sul benessere, sull’alimentazione e sulla salute, insieme al supporto digitale attraverso lo sportello di segretariato sociale. Le attività sono gratuite e prevedono l’iscrizione per adulti e minori; ai frequentanti non può essere richiesto un tesseramento.

Nella stessa sede, i pomeriggi di lettura condivisa “Leggiamo insieme?” riuniscono i partecipanti ogni martedì dalle 15.30 alle 17.30, con iscrizione obbligatoria. Il calendario del quartiere offre così appuntamenti distinti, dedicati sia alla socialità sia all’informazione.

Per chiarimenti sulle modalità di partecipazione alla mattinata del 23 ottobre, la segreteria del Tommasoli risponde ai numeri 045 8207058 e 045 2250707. Gli orari di apertura al pubblico indicati dal Comune sono dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12; la sede è accessibile anche alle persone anziane.

Verona, maratona di lettura nelle biblioteche il 23 ottobre: storie, Pinocchio e pupazzi

Venerdì 23 ottobre le biblioteche comunali partecipano a Il Veneto Legge con letture, laboratori e incontri per scuole e famiglie. Alla Civica i giovani lettori interpretano Michela Murgia; a Santa Lucia i pupazzi restano tra i libri fino al giorno dopo. A San Michele serve la prenotazione.

La maratona di lettura a Verona coinvolgerà venerdì 23 ottobre la Biblioteca Civica e le sedi dei quartieri. La decima edizione di Il Veneto Legge propone appuntamenti per età diverse, dalle attività con le classi alle letture pomeridiane aperte alle famiglie. Il programma delle biblioteche comunali dedica ampio spazio a Pinocchio, nell’anno del bicentenario della nascita di Carlo Collodi.

Alla Civica Ragazzi, alle 17, i giovani lettori della biblioteca daranno voce a Noi siamo tempesta di Michela Murgia, pubblicato da Salani nel 2019 e vincitore del premio Andersen: l’appuntamento è rivolto a tutti. A Borgo Milano, alle 16.15, Laura Fara e Arcangela Cristalli condurranno invece letture e laboratorio «Di legno e di sogni: il filo che ci lega a Pinocchio», per bambini dai 4 ai 10 anni.

A Cadidavid il gruppo Leggi per me proporrà «Condividere le pagine per moltiplicare i mondi» dalle 15.30 alle 17.30. A Quinto, dalle 16.30, la sala del Consiglio ospiterà una mostra di edizioni illustrate di Pinocchio; dalle 17 alle 18 Nicoletta Petrecca leggerà «Bugie con le gambe corte e il naso lungo», per bambini dai 5 agli 8 anni.

Maratona di lettura a Verona: la notte dei pupazzi e le prenotazioni

A Santa Lucia venerdì alle 16.30 i bambini potranno portare il proprio peluche per «La notte dei pupazzi»: gli animali di stoffa rimarranno in biblioteca dentro un cestino. Sabato 24 ottobre, dalle 11 alle 12, i piccoli proprietari torneranno a riprenderli e ascolteranno le storie delle loro avventure notturne. Nella stessa mattinata, dalle 10 alle 13, si terrà il mercatino del libro usato con il Centro Culturale 6 maggio e l’associazione Le Fate.

A San Michele le «Letture nella pancia della balena», curate dal Comitato genitori dell’istituto comprensivo Madonna di Campagna, si svolgeranno venerdì dalle 16.30 alle 17.30. Sono rivolte ai bambini dai 4 ai 7 anni, organizzate su turni con prenotazione a sbumi@comune.verona.it.

La mattinata coinvolgerà anche le scuole nelle biblioteche di Ponte Crencano, San Massimo, Borgo Roma, Cadidavid, Borgo Trieste e Quinto. A Borgo Roma, oltre a Pinocchio per gli alunni della primaria Busti, alle 10.30 è prevista una lettura della Costituzione con la secondaria Mario Mazza. A Montorio, dalle 16.15 alle 17.30, «Meglio bugia o verità?» coinvolgerà la quinta A della primaria Betteloni.

Superenalotto, estrazione oggi 20 ottobre 2026: numeri vincenti

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(Adnkronos) – Nessun ‘6’ nè ‘5+1’ al concorso del Superenalotto di oggi, martedì 20 ottobre 2026. Alla prossima estrazione il jackpot a disposizione del ‘6’ sarà di 43,5 milioni di euro. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell’eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L’opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L’entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

– con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

– con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

– con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

– con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

– con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E’ possibile verificare eventuali vincite attraverso l’App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

Questa la combinazione vincente del concorso di oggi, martedì 20 ottobre: 13-25-37-45-50-72. Numero jolly: 3. Superstar: 49. 

 

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cronaca

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17 ottobre, la disinformazione corre con le proteste. Arcadia: “Guerra cognitiva anche in Italia”

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(Adnkronos) – Non sono i bot il principale pericolo della disinformazione durante le proteste di piazza. A preoccupare è soprattutto la velocità con cui notizie false, immagini decontestualizzate e accuse non verificate riescono a diffondersi tra utenti reali, sovrapponendosi alle informazioni utilizzate dai manifestanti per organizzarsi. È quanto emerge da una ricerca di Cyabra e Arcadia, presentata in anteprima all’Adnkronos, che ha analizzato le conversazioni sui social network durante la grande giornata di mobilitazione nazionale del 17 ottobre in Francia. 

Lo studio, condotto su X, TikTok, Facebook e Instagram, fotografa un ecosistema informativo nel quale contenuti autentici e manipolati si mescolano in tempo reale, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che accade effettivamente nelle piazze dalle narrazioni costruite per alimentare tensioni e indignazione. 

I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno: 290 milioni di visualizzazioni per 4.497 post che mostravano scontri, saccheggi o episodi di violenza. Il 17 ottobre sono stati rilevati 8.977 post e commenti, circa dieci volte il volume di una giornata ordinaria, con un picco di 1.562 pubblicazioni alle 19. 

Tra le narrazioni più diffuse, una delle più virali accusava la polizia francese di avere deliberatamente provocato i manifestanti. Un account falso su X, creato soltanto nel luglio 2026 e con 571 follower, sosteneva che alcuni agenti avessero appiccato un incendio a un cassonetto per poi riaccendere le fiamme. 

Il messaggio, pubblicato proprio nelle ore più calde della mobilitazione, ha totalizzato 1,29 milioni di visualizzazioni e oltre 20mila interazioni. Secondo l’analisi, si trattava di una falsa ricostruzione, capace però di raggiungere un pubblico enormemente superiore a quello abituale dell’account. 

Un secondo caso riguardava un presunto ordine di “sparare per uccidere” impartito all’Eliseo. Anche in questo caso la notizia era falsa, ma ha comunque raccolto circa 483mila visualizzazioni ed è stata segnalata attraverso una nota della comunità di X. 

È proprio qui che emerge uno degli aspetti più significativi dello studio: la disinformazione non arriva necessariamente da profili automatizzati o falsi. Sette contenuti segnalati per informazioni ingannevoli, tra cui il presunto ordine di sparare e diversi video riciclati degli scontri del 2023, provenivano da account autentici. Complessivamente hanno ottenuto 4,83 milioni di visualizzazioni. 

Un’altra tecnica individuata dagli analisti consiste nel ripubblicare filmati autentici modificandone il contesto geografico o temporale. Immagini di scontri avvenuti nel luglio 2023 sono state presentate come riprese delle manifestazioni di ottobre, mentre video girati a Madrid sono stati attribuiti alla Francia. 

Particolarmente significativo il caso dei saccheggi di Lione, i cui filmati sono stati riproposti come immagini provenienti da Bordeaux. I ricercatori hanno individuato 78 copie degli stessi contenuti, pubblicate in alcuni casi ad appena sei secondi di distanza l’una dall’altra. 

A queste operazioni si aggiungono le cosiddette esche emotive: messaggi costruiti per provocare paura o indignazione e spingere gli utenti a interagire. Una presunta notizia su un ragazzo che avrebbe perso una mano a Saint-Étienne, accompagnata dall’invito a guardare un video nei commenti, è stata pubblicata 33 volte da 20 account differenti, 12 dei quali identificati come falsi. 

La tecnica consiste nel fare circolare contenuti ingannevoli proprio attraverso gli hashtag utilizzati da chi partecipa alle manifestazioni, sfruttando la necessità di ricevere aggiornamenti immediati. 

L’analisi degli hashtag mostra una presenza significativa di profili non autentici. Su X, il 30,2% degli account individuati nella conversazione #Manifestationdu17 è stato classificato come falso. La percentuale raggiunge il 25% nell’hashtag #GiletsJaunes. Circa il 27% dei contenuti analizzati nei due filoni è stato inoltre segnalato come contenuto d’odio, con una distribuzione che coinvolge sia account autentici sia profili falsi. 

Eppure, proprio la distinzione tra autenticità degli account e diffusione dei contenuti rappresenta il punto centrale della ricerca. Le immagini che hanno ottenuto la maggiore visibilità provenivano infatti da utenti reali: 28,5 milioni di visualizzazioni per i filmati da Marsiglia, 15,3 milioni per quelli relativi al municipio di Limoges e 9,9 milioni per i mezzi della polizia a Parigi. 

Anche l’Italia è entrata nel flusso della conversazione: i post sugli scontri in piazza Duomo a Milano hanno raggiunto 12,8 milioni di visualizzazioni, mostrando come le narrazioni della protesta potessero estendersi rapidamente oltre i confini francesi. 

Per Domenico Giordano di Arcadia, i risultati dell’analisi francese rappresentano un segnale d’allarme che riguarda direttamente anche il nostro Paese. “Anche in Italia siamo oramai nel pieno di una guerra ibrida e cognitiva, una strategia coordinata e pulviscolare che punta a destabilizzare l’ordine pubblico ingannando e manipolando le percezioni e l’opinione pubblica online”, afferma all’Adnkronos. 

Una minaccia che, secondo Giordano, non può essere contrastata affidandosi esclusivamente agli strumenti di verifica messi a disposizione dei singoli utenti o alle iniziative spontanee delle comunità digitali. 

“Questa sfida non può essere fronteggiata efficacemente lasciandola all’auto-regolamentazione delle comunità, alla capacità degli utenti di distinguere il vero dal verosimile, ma richiede uno sforzo più deciso e congiunto da parte dei governi e delle piattaforme per definire regole che nel rispetto della libertà di espressione e della privacy dei cittadini possano ridurre la portata dei contenuti inquinanti”. 

Il nodo, dunque, non è soltanto tecnologico, ma anche politico e regolatorio: individuare strumenti capaci di limitare la circolazione dei contenuti manipolatori senza comprimere i diritti fondamentali e la libertà di espressione. 

Per Cyabra e Arcadia, il problema non riguarda soltanto la disinformazione in quanto tale, ma le sue possibili conseguenze sulla sicurezza pubblica. Un’accusa infondata contro la polizia, la notizia falsa di un manifestante ferito gravemente o un presunto ordine di aprire il fuoco possono circolare tra persone già coinvolte in situazioni di forte tensione, prima che intervenga qualsiasi smentita. 

La ricerca individua quindi nella tempestività della verifica uno degli strumenti fondamentali per contrastare questi fenomeni. Monitorare gli hashtag durante le mobilitazioni, controllare rapidamente l’origine dei filmati e individuare gli account appena creati sono alcune delle misure indicate dagli analisti. 

Il rischio, spiegano nel rapporto, è che “un ordine falso o una presunta provocazione scatenino uno scontro prima che qualsiasi rettifica raggiunga la folla”. 

La conclusione è che la manipolazione delle conversazioni online non richiede necessariamente grandi eserciti di bot. Bastano pochi contenuti costruiti per suscitare indignazione, inseriti al momento giusto in una conversazione autentica e rilanciati da migliaia di utenti reali, perché una notizia falsa riesca a condizionare il racconto di ciò che sta accadendo nelle piazze. E, potenzialmente, a influenzare anche quanto accade fuori dagli schermi. 

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Verona, per EY 6 milioni di arrivi turistici nel 2025: il quadro provinciale tra Pil ed export

Secondo l’analisi EY-Parthenon presentata a Padova, la provincia di Verona registra 6 milioni di arrivi turistici nel 2025, il 17% in più sul 2019, e un Pil di 38,5 miliardi nel 2023. Il quadro veneto evidenzia il peso dell’export e il rallentamento della domanda europea.

Verona è la seconda economia provinciale del Veneto per il Pil 2023 riportato nell’analisi EY-Parthenon presentata il 20 ottobre a Padova: 38,5 miliardi di euro, dietro ai 39,2 miliardi di Padova. Seguono Vicenza, con 36,4 miliardi, Treviso con 35,8 e Venezia con 32,4. I dati sono quelli diffusi dalla società in occasione dell’ultima tappa dell’EY Private Roadshow 2026.

Il dossier, curato da Mario Rocco, responsabile italiano Valuation, Modelling & Economics di EY-Parthenon, legge il territorio veronese nel contesto di una regione con una forte specializzazione manifatturiera e una marcata apertura ai mercati esteri.

Verona nell’analisi EY: turismo e scenario economico

Per il turismo, EY indica 6 milioni di arrivi nella provincia veronese nel 2025, con una crescita del 17% rispetto al 2019. Il confronto regionale riportato nella nota colloca Venezia a 10,8 milioni di arrivi e Padova a 2 milioni. Belluno segna l’aumento più elevato rispetto al periodo precedente la pandemia, pari al 27%. Si tratta di arrivi nelle strutture ricettive, da distinguere dalle presenze, che contano i pernottamenti, e dal numero di visitatori giornalieri.

L’analisi stima per il Veneto una crescita reale del Pil del 6,3% fra il 2019 e il 2027, inferiore alle proiezioni indicate per il Nord, pari all’8,5%, e per l’Italia, all’8,1%. L’orizzonte comprende dunque anche anni futuri: la percentuale non descrive una crescita già interamente realizzata.

La società quantifica in circa 80 miliardi di euro le esportazioni venete di beni nel 2025. Il 58% è diretto verso l’Unione Europea: per EY il rallentamento della domanda europea resta uno dei principali elementi di attenzione. L’industria genera il 28% del valore aggiunto regionale, a fronte del 20% nazionale. Per i consumi delle famiglie il dossier prevede aumenti dell’1,2% nel 2026 e dell’1% nel 2027.

Nel corso dell’incontro di Padova sono stati premiati Barbara Beltrame di AFV Beltrame Group, Luigi Gorza di ARD Raccanello, Giannandrea Dubbini di Diemme Caffè e Matteo Fabbrini di FABA. I riconoscimenti hanno accompagnato la presentazione economica regionale.