“La rigenerazione urbana è una sfida che l’Italia affronta da anni e che possiamo vincere solo facendo squadra e parlando con un’unica voce. La multidisciplinarietà, con il contributo di tutte le professionalità, è fondamentale per affrontare le trasformazioni e la sostenibilità.” Lo ha detto Giorgio Lupoi, presidente di Oice, intervenuto a “Comunicare l’Abitare”, il think tank promosso da Casa Radio a Roma, presso la Casa dell’Architettura.
Rocchi (Ordine Architetti):””Burocrazia e tempi lunghi frenano la rigenerazione urbana””
“La rigenerazione urbana non può restare un mantra: bisogna individuare e risolvere i nodi che bloccano gli interventi, a partire dalla burocrazia e dai tempi troppo lunghi. Servono strumenti concreti per trasformare gli obiettivi in risultati.” Così Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, durante l’evento “Comunicare l’Abitare 2026”, il think tank promosso da Casa Radio alla Casa dell’Architettura, a Roma.
Fabregas sfida il Manchester United: “Sarà una serata storica, possiamo vincere se facciamo le cose come vanno fatte. Voglio restare a lungo con il Como”
(Adnkronos) – “Sarà una serata storica, ancora una volta, un momento speciale come tanti vissuti in questi mesi”. L’allenatore del Como, Cesc Fabregas, presenta così la sfida di domani in Champions League con il Manchester United, una partita che rappresenta un’altra tappa importante nella crescita del club lariano. “Lo United è una grandissima squadra, ha grandissimi giocatori, con una storia pazzesca. Proveremo a vincere come sempre. Il Manchester è come quando giochiamo con Inter, Milan e Juve. Parlo di quello che fa l’altra squadra e di come possiamo fargli male. Se dico ogni volta di stare attento al Manchester, i giocatori entrano in campo con paura”.
Fabregas si fida della sua squadra. “L’allenatore deve sempre dare fiducia alla sua squadra, io mi sento forte con i miei giocatori. Possiamo vincere se facciamo le cose come vanno fatte, se pensiamo che gli avversari sono superiori sarà più difficile”. La sfida con lo United è anche l’occasione per guardarsi indietro e ripercorrere la crescita del Como, arrivato a competere su palcoscenici importanti dopo un percorso ambizioso. “Sono arrivato qui quattro anni fa, se vediamo cos’eravamo quando sono arrivato e cosa siamo adesso, è completamente diverso. Bisogna però restare con i piedi per terra perché c’è tanto da fare e imparare”.
Il legame con la società è sempre più forte: “Dico sempre a Mirwan Suwarso che voglio restare a lungo qui perché do tanta importanza a quello che facciamo”, assicura il 39enne tecnico catalano che orgogliosamente aggiunge. “Non abbiamo dei campioni, tutto questo lo stiamo facendo con dei ragazzi che vogliono diventare dei campioni. Quando si cresce, non dallo zero ma da meno dieci, è un qualcosa che non dimenticherò mai. Il giorno in cui abbiamo centrato la promozione, quando siamo arrivati decimi, quando ci siamo qualificati in Champions. Sono tutte grandi sensazioni. Non bisogna però parlare troppo di quanto accaduto in passato, l’importante è il presente e il futuro. L’anno scorso fa parte del passato”.
Fabregas non si lascia condizionare dalle difficoltà attraversate dal Manchester United e respinge l’idea che il momento degli inglesi possa rappresentare un vantaggio per il Como.”Le crisi nel calcio non esistono, ogni tre giorni c’è una partita e non c’è tempo per pensare se c’è o no una crisi. Undici contro undici, si prova a vincere. La crisi la inventate voi, noi non la sentiamo perché siamo professionisti che vogliamo competere”.
L’ex centrocampista di Arsenal e Barcellona spende parole importanti anche per Nico Paz, uno dei simboli del progetto lariano: “Ha un potenziale enorme, quello che mi piace di più di lui sono ambizione e mentalità. Ci sono giocatori con grandissimo talento che non esprimono il loro potenziale per mentalità e voglia di migliorare, Nico è diverso per questo”. Fabregas fa poi il punto sugli infortunati. “Ci sarà un lungo stop per Jesus Rodriguez, oggi ha fatto un tiro in porta a fine allenamento e si è fatto male. Non sembra un infortunio lieve, ma un po’ più grave. Chalobah resterà fuori due settimane e salterà quattro partite. Kean sarà valutato in vista di sabato, mentre Diao tornerà dopo la sosta. Infine sul dualismo tra i portieri precisa. “Butez è importantissimo e continuerà a giocare tanto. Ora c’è una competizione con Sanchez che fa alzare il livello a tutti”.
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sport
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Milano, il lungo ottobre di piazza tra timori e bufale social su violenze e ronde
(Adnkronos) – Chiamate alle armi che proliferano come i gruppi che le diffondono. Video falsi di università private prese d’assalto e di ronde contro gli stranieri. Allarmi che girano nelle chat di studenti su ‘maranza’ che vogliono uccidere i ‘futuri rich’ e violentare tutte le ragazze che incontrano. E’ il panico social, che con finti allarmi e fake news moltiplica in modo esponenziale quello generato nel centro di Milano dai giovani devastatori. Fatti che “sono il frutto della guerra ibrida che qualcuno sta portando delle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, che si chiamano social, che si chiamano YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Il movimento, se così lo si può definire, che sabato e domenica ha devastato Milano è acefalo, senza bandiere e dai contorni ideologici ancora non chiari. Caratteristiche, queste, che rendono complicato – non solo per i cittadini ma anche per chi ha il compito di gestire l’ordine pubblico – distinguere le bufale dagli allarmi reali e anticipare le mosse della massa di giovani e giovanissimi che nel fine settimana hanno distrutto e saccheggiato la città. Il timore che possano tornare a farlo è concreto e reale. “Rispetto alla giornata di sabato c’è parecchia preoccupazione”, ha riferito il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che dopo il botta e risposta a distanza con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, domani lo incontrerà alla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata dal prefetto Claudio Sgaraglia. All’ordine del giorno, inevitabilmente, ci saranno i disordini che hanno tenuto sotto scacco la città sabato e domenica e la paura che si ripetano.
Il timore è in particolare per la giornata del 24 ottobre, ma “è chiaro che siccome questi si auto-convocano, potrebbe essere in qualunque momento”, ha sottolineato il primo cittadino. Gli appuntamenti di certo non mancano, ne circolavano in rete anche per la giornata di lunedì, quando poi non è andato in scena nessun disordine, ma la difficoltà è appunto distinguere quelli veri da quelli falsi. “Il 17 era un assaggio, il 24 ci sentirete fino al Sud”, promette una locandina che circola sui social. Un appuntamento però non rilanciato da quello che si definisce il ‘profilo ufficiale’ di ‘Italia in piazza’, il movimento che ha convocato le manifestazioni dello scorso sabato. “Sottogruppi nati post 17 ottobre non siamo noi”, chiariscono nelle storie.
Gli epigoni hanno però già triplicato i follower del sedicente originale: l’account ‘movimento 17 ottobre’, attivo sia su Instagram che su Telegram, ha indetto una mobilitazione permanente tutti i sabati a Bologna, Milano, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova. E in un comunicato rivendica: “Non siamo una sigla, siamo un processo: un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli. La fluidità è una strategia e la facciamo nostra”. Respingono qualsiasi tentativo di avvicinamento dei “partiti e sindacati istituzionali”, ma anche delle “realtà di movimento che da decenni cercano di lucrare sulle lotte e di monopolizzarle. Per noi non sono all’altezza della causa”.
I centri sociali milanesi e i collettivi studenteschi per il momento organizzano le loro assemblee, in vista dello sciopero del 30 ottobre. Il programma della giornata è ancora un’incognita, non solo perché mancano dieci giorni, ma anche perché l’evoluzione della situazione è molto rapida in questo ottobre di proteste. L’ultimo autunno, per altro, prima delle Comunali.
La campagna elettorale già cominciata inevitabilmente segue da vicino ciò che accade nelle piazze. Il primo a muoversi, dopo i disordini del weekend, è stato il centrodestra, che lunedì è sceso unito in piazza San Carlo per manifestare solidarietà a forze dell’ordine e commercianti. Lo striscione “vi remigriamo tutti” però ha suscitato lo sdegno di diversi ragazzi e innescato momenti di tensione. Domani è il turno di ‘Futuro nazionale’, con il generale Roberto Vannacci che in serata sarà in via Torino, teatro delle devastazioni peggiori domenica. Mezz’ora più tardi appuntamento in piazza della Scala per la manifestazione organizzata da Cgil e partiti del centrosinistra “per la coesione sociale” e “contro la violenza”. Ci saranno anche il sindaco Sala, il capogruppo dem al Consiglio regionale della Lombardia Pierfrancesco Majorino e il candidato alle primarie Mario Calabresi.
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cronaca
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Centrosinistra, Conte: “Rischiamo il duello rusticano, mi auguro altri candidati alle primarie”
(Adnkronos) – “Rischiamo ancora di andare verso una prospettiva divisiva, al di là dell’impegno. Il mio è garantito perché non ci sia un clima da conta finale, ma è evidente che se ci sono due leader di partito…”. Così Giuseppe Conte al Forum Coldiretti parlando di primarie nel centrosinistra. “Io mi auguro ci siano altri candidati perché non sia un duello rusticano. Il tema è allargare la visione, il respiro, e dare una possibilità per un confronto assolutamente democratico, senza ritrovarci schiacciati su una rivalità che potrebbe far male”, ha aggiunto il presidente del Movimento 5 Stelle.
“Ora – ha sottolineato Conte – è importante ritrovarsi per finalizzare questo progetto condiviso. In questi giorni il disagio sociale sta trovando il governo impreparato, è incapace di comprenderlo. Servono misure da annunciare nel programma e subito in questa legge di bilancio, la gente non può attendere”. “Prima il programma e subito dopo il leader, ho già detto che per me nel giro di qualche settimana possiamo fare un lavoro serio e un attimo dopo tracciare il progetto delle primarie, che siano un confronto sereno per la democrazia”, ha detto il leader M5S.
Conte ha affrontato la questione anche in un’intervista al ‘Corriere della Sera’: “Elly Schlein è stata chiara sin dall’inizio, la sua è una pretesa legittima. Adesso però, dopo questo chiarimento interno, dico al Pd che il programma va fatto subito, perché in questi 4 anni all’opposizione abbiamo già lavorato insieme. Abbiamo già una base. Negli scorsi mesi ciascuna forza di opposizione ha avuto tutto il tempo per elaborare proposte più specifiche, adesso di fronte a una rabbia sociale che monta e non trova risposte dal governo, abbiamo la responsabilità di presentare noi il nostro programma. Subito. Siamo pronti e non c’è motivo di rimandare”. “Non dobbiamo offrire nessun vantaggio a Meloni, che è già in campagna elettorale – ha avvertito ancora Conte – Con un Paese in ginocchio dobbiamo subito presentare il nostro programma e individuare quanto prima il leader”. E farlo “il prima possibile” in modo da “consentire alla coalizione di contrapporre a Meloni una voce chiara e unica”.A chi gli chiedeva del programma del centrosinistra, la segretaria del Pd, Elly Schlein, lasciando un convegno all’Hotel Nazionale a Roma, ha risposto: “Fateci lavorare e arriverà presto”.
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politica
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Marracash rompe il silenzio: “Mi stanno bene gli insulti, mai inneggiato alla violenza”
(Adnkronos) – “Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo”. Comincia così il lungo sfogo condivido da Marracash dopo aver ricevuto una valanga di insulti per le parole di ieri. Il rapper della Barona aveva preso una chiara posizione sulle proteste che stanno attraversando il Paese, dagli scontri in piazza a Milano fino agli autotrasportatori del Sud. “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”, aveva scritto, scatenando nei commenti gli utenti che lo hanno accusato di incitamento alle violenze.
Poi, sono arrivate le repliche degli altri rapper e di Fedez, che più in generale ha attaccato il mondo della musica, e in particolare i rapper che hanno espresso solidarietà ai protagonisti delle proteste di Milano. Alla luce delle critiche, Marracash decide di rompere nuovamente il silenzio e di rispondere con un post condiviso sul suo profilo Instagram. Il rapper ammette di essere preparato alla valanga d’odio: “Mi stanno bene i titoli dei quotidiani nazionali e delle paginette che estrapolano due frasi a effetto per i loro titoloni, ci sta anche questo, fa parte del gioco. Mi stanno bene le centinaia di insulti, commenti sterili e minacce ricevuti in questi giorni, sono la prova provata che i social non sono un luogo idoneo per parlare di politica. E non a caso invece sono il mezzo più usato per farla”, scrive, accettando quelle, che lui definisce, le regole del gioco. Poi, però torna a far sentire la sua voce: “Un paio di cose non mi stanno bene però. La prima è che io non ho mai inneggiato alla violenza. Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme. Ma quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande”. Per Marracash è importante chiedersi il motivo che ha spinto questi “minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro?”. Il rapper sottolinea che nonostante il gesto sia sbagliato è “sintomo di qualcosa” e cioè di “un fallimento della nostra società di cui tutti siamo responsabili”. Non per questo vuole imporre il suo credo: “Ognuno darà la sua risposta ai motivi di questo fallimento, secondo la propria coscienza e soprattutto intelligenza”.
Marracash affronta più in generale il problema che sta mettendo l’Italia in ginocchio: “Un risentimento che sta maturando in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo”. Secondo il rapper, il problema al momento riguarda “le classi più deboli e ai margini, le periferie e le secondo generazioni, ma sta crescendo anche nel ceto medio che manifesta pacificamente e gli stessi commenti sotto ogni post sono indice di questo malessere”. Un grido d’allarme che, secondo Fabio Rizzo, “dovremmo farci tutti i conti”. E in seconda istanza, il 47enne denuncia i commenti di chi lo ha accusato di parlare nonostante i prezzi alti dei concerti. “Ho visto i primi euro intorno ai 30 anni, ora ne ho 47, non sono ancora in pari. Ho faticato, lavorato e costruito partendo da meno di zero, mi sono fatto strada senza violenza pur venendo da un contesto violento, pago abbandonati tasse nel mio paese, anche per quelli che non possono o non le vogliono pagare. Dico il cazzo che voglio”, sottolinea con tono duro e deciso il rapper. “Aver fatto i soldi – conclude – non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”.
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Guerriglia a Milano, ai domiciliari uno dei maggiorenni arrestati per scontri e altri quattro in carcere: “Violenza indiscriminata e incontrollata”
(Adnkronos) – Il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio Filice ha deciso sulle prime convalide per i maggiorenni arrestati per gli scontri avvenuti sabato scorso in piazza Duomo: uno va ai domiciliari con braccialetto elettronico, altri quattro restano in carcere di San Vittore. Sono accusati a vario titolo di devastazione e saccheggi e resistenza pluriaggravata. Il ragazzo ai domiciliari deve rispondere solo di resistenza pluriaggravata.
Per quanto “siano molto giovani e all’udienza di convalida siano comprensibilmente apparsi spaesati e spaventati, nel momento in cui si sono invece trovati al centro di un’azione di cui non possono non aver apprezzato il carattere profondamente violento, devastatore e depredatorio, non vi si sono sottratti ma, al contrario, presi dall’euforia di poter entrare in un negozio e impossessarsi di scarpe e vestiti senza pagarli, hanno agito in piena concordanza con gli altri manifestanti”. E’ uno dei passaggi con cui il gip di Milano Fabrizio Filice ha convalidato l’arresto e disposto il carcere per due ragazzi protagonisti dei saccheggi di sabato scorso a Milano. Per il giudice l’organizzazione delle proteste “non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale”, ma sembra perseguire “il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata”.
La decisione arriva a pochi minuti dal Consiglio dei Ministri: all’ordine del giorno ci dovrebbe essere un decreto legge con nuove misure per fermare violenze, devastazioni e illegalità nelle città dopo i disordini degli ultimi giorni da una parte all’altra del Paese.
Intanto, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha condannato “tutti gli atti di violenza” verificatisi negli ultimi giorni durante le manifestazioni in diversi Paesi europei, esortando le parti coinvolte ad “allentare le tensioni” ed evitare ulteriori scontri.
“Le manifestazioni di vasta portata in corso in Albania, Belgio, Francia, Italia e Portogallo sollevano preoccupazioni in materia di diritti umani. Condanno tutti gli atti di violenza e invito tutte le parti coinvolte ad allentare le tensioni e a prevenire ulteriori violenze”, ha dichiarato Turk in un comunicato.
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cronaca
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Porto di Legnago, nuovi percorsi vicino alle scuole: ingresso da via Bixio, uscita all’Assunta
Cambia la viabilità a Porto di Legnago nelle vie Manzoni, Brugnolo ed Enrico Merlo. Il nuovo percorso prevede l’ingresso da via Nino Bixio e l’uscita su via dell’Assunta. L’intervento punta a ridurre la congestione negli orari scolastici e a restituire ai pedoni i marciapiedi occupati dalle auto.
La riorganizzazione riguarda una zona in cui l’accesso alle scuole concentra spostamenti e soste. L’amministrazione interviene su due aspetti collegati: la distribuzione dei flussi automobilistici e i parcheggi irregolari che rendono più difficile camminare in sicurezza. Il nuovo assetto interessa quindi anche chi accompagna gli studenti a piedi.
Viabilità a Porto di Legnago: il percorso previsto
Secondo Daily Verona, il tragitto prevede l’accesso obbligatorio da via Nino Bixio, il passaggio nelle vie Manzoni, Brugnolo ed Enrico Merlo e l’uscita obbligatoria su via dell’Assunta. Via Bixio è una delle principali direttrici utilizzate per raggiungere gli istituti della frazione.
La revisione dei collegamenti è stata pensata per alleggerire il traffico su questa arteria. In particolare, l’eliminazione di un’intersezione in entrata punta a rendere più sicura la circolazione nei momenti di ingresso e uscita degli alunni, quando si sommano gli spostamenti delle famiglie.
Marciapiedi liberi e sosta in via Manzoni
Un secondo obiettivo riguarda via Manzoni. Le auto lasciate sui marciapiedi restringono o bloccano i passaggi, creando ostacoli soprattutto alle persone con disabilità e a chi utilizza un passeggino. Riordinare la sosta serve a mantenere percorribili spazi destinati ai pedoni, oltre che a regolare il movimento dei veicoli.
L’assessore alla Viabilità Maurizio De Lorenzi presenta la misura come una tappa di un programma progressivo. L’amministrazione intende procedere strada dopo strada, riservando attenzione a Porto proprio per il traffico generato dalle scuole.
L’accessibilità degli spostamenti comprende anche la gestione delle autorizzazioni: nel capoluogo il contrassegno CUDE e la registrazione delle targhe consentono l’accesso alle ZTL aderenti. A Porto l’intervento riguarda invece l’organizzazione delle strade e la disponibilità dei percorsi pedonali.
Lorenzin (Pd): “Servono almeno 6 mld in più l’anno per il Ssn”
(Adnkronos) – “Arrivare gradualmente al 7% del Pil per il finanziamento del Fondo sanitario nazionale non è un’invenzione propagandistica, ma una necessità”. Lo ha affermato Beatrice Lorenzin (Pd), componente della V Commissione permanente Bilancio del Senato, intervenendo al Congresso nazionale Sumai Assoprof a Roma, sottolineando la necessità di aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica.
“Sei Regioni hanno lanciato un appello per arrivare ad almeno 6 miliardi di euro in più l’anno. La Conferenza Stato-Regioni aveva avanzato la stessa richiesta appena 2 settimane fa e anche il ministro Schillaci si era espresso in questa direzione prima dell’estate. Oggi sul tavolo abbiamo appena 2 miliardi e mezzo, che non riescono neanche a coprire l’inflazione”, ha sottolineato. “Senza finanziamenti adeguati – ha aggiunto la senatrice dem – sarà difficile rendere più attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale e garantire il personale necessario a rafforzare la rete territoriale. Ci manca ancora la possibilità di mettere il personale nelle Case della comunità e abbiamo bisogno di riorganizzare il territorio, cosa che non sta avvenendo”.
Dal congresso del Sumai arriva anche “la disponibilità degli specialisti ambulatoriali a contribuire alla nuova rete di assistenza”, ha evidenziato Lorenzin. E ha concluso: “Ci chiediamo quando sarà il momento di mettere tutti intorno a un tavolo per riorganizzare l’intero sistema della medicina territoriale”.
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Schillaci: “Ssn eccellenza, quasi ogni giorno lettere di ringraziamento da cittadini stranieri assistiti”
(Adnkronos) – “In Italia abbiamo un Servizio sanitario nazionale di altissimo livello. Chi dice il contrario, e purtroppo oggi accade, offende chi come voi lavora nella nostra sanità e anche l’intelligenza dei cittadini e dei pazienti. Vi dico di più: abbiamo un Servizio sanitario nazionale invidiato in tutto il mondo”. E lo testimoniano “le lettere di ringraziamento di cittadini stranieri che quasi ogni giorno riceviamo al ministero, che si complimentano per essere stati curati bene, senza spese, che parlano con gratitudine dei nostri medici, infermieri, degli operatori con cui si sono confrontati”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rivolgendosi agli specialisti ambulatoriali al 58esimo Congresso Sumai, in corso a Roma.
“Le Case di comunità sono il progetto più ambizioso della sanità italiana dell’ultimo decennio, forse non solo dell’ultimo decennio. L’obiettivo è chiarissimo: portare la sanità vicino ai cittadini, riequilibrare l’asse del sistema sanitario tra ospedale e territorio, ed è quello che stiamo facendo”. Per quanto riguarda il reclutamento del personale “stiamo lavorando con impegno, con determinazione, per arrivare ad avere un’operatività che ci serve” per queste strutture, ha spiegato il ministro. Inoltre, ha sottolineato, “c’è stata nel primo semestre del 2026, in tante Regioni che erano un po’ indietro, una fortissima accelerazione. Questo però vuol dire che ci vuole veramente la collaborazione di tutti i territori, perché è una riforma che, ovviamente, non si può fare solo dal centro”.
Schillaci ha evidenziato poi la valenza delle Case di comunità in tema di prevenzione, e anche per la presa in carico dei pazienti “soprattutto anziani e più fragili”. Per quanto riguarda il rischio di ritrovarsi di fronte a “edifici vuoti, senza personale in grado di farli funzionare”, paventato anche dal segretario del Sumai Antonio Magi, Schillaci ha rimarcato che “anche il Pnrr, com’era stato pensato all’inizio, voleva finanziare soltanto le strutture. È come se le persone si curassero con gli edifici e non con il personale e con le dotazioni tecnologiche. Fin da subito, come ministro, ho detto chiaramente che era un piano miope escludere il personale dai finanziamenti destinandoli esclusivamente alle infrastrutture. Su questo siamo intervenuti da subito. Vorrei ricordare che nelle leggi di Bilancio precedenti sono stati stanziati fondi specifici per l’assunzione di operatori per Case di comunità e Ospedali di comunità: 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per il 2026”, ha aggiunto ricordando che i fondi del Pnrr “sono per il 63% soldi a prestito. Quando qualcuno continua a ripetere che sono stati portati in Italia 200 miliardi, dimentica sempre di dire che sono soldi in prestito, sono soldi che per i due terzi noi dovremo restituire all’Unione europea”.
Schillaci ha spiegato poi che “c’è stato un lavoro importante al ministero, nelle Regioni, affinché si riuscissero a raggiungere i target europei e affinché le Case di comunità non rimanessero ‘cattedrali nel deserto’. Ed è stata portata avanti con responsabilità l’attuazione, per nulla semplice, soprattutto a causa dei meccanismi di rendicontazione del Pnrr. E i target previsti sono stati raggiunti e, lasciatemi dire con un po’ di amarezza, che tanti forse speravano che il Pnrr fallisse, che le azioni del Pnrr non venissero realizzate. E invece questo non è avvenuto”. Il ministro ha sottolineato poi che “ci sono oltre mille Case di comunità operative. Dopo tanta fatica nessuno vuole accontentarsi di inaugurazioni o cambi di insegne su una struttura, bisogna dare risposte ai cittadini. Anche in questo ambito ci sono Regioni che hanno magari più difficoltà, che vanno aiutate di più, perché la sfida è che le Case di comunità funzionino allo stesso modo su tutto il territorio nazionale, senza che i pazienti debbano sentirsi più o meno fortunati a seconda di dove sono nati”. Secondo i dati “al 31 agosto di quest’anno, sulla base delle rendicontazioni fatte dalle Regioni, abbiamo rilevato oltre 1.200 Case di comunità operative rispetto ai servizi minimi obbligatori previsti dal Dm77, che è l’architettura normativa di riferimento insieme alle linee di indirizzo del 2024. Questo sicuramente è un risultato importante. Sono certo – ha concluso Schillaci – che le Case di comunità diventeranno sempre di più nuovi punti di riferimento per i cittadini. La sfida però oggi è proseguire nell’attuazione e in questo ovviamente anche le Regioni hanno un ruolo fondamentale”.
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