sabato, Ottobre 31, 2026
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Morta a 42 anni Kyle Kennedy, era la nipote di Bobby e Ethel Kennedy

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(Adnkronos) – È morta a soli 42 anni Kyle Kennedy, figlia di Michael Kennedy e una dei 34 nipoti di Robert F. “Bobby” Kennedy, fratello del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, ed Ethel Kennedy. Lo riporta la rivista People: il decesso si è verificato lo scorso 21 settembre nella casa della donna a Westwood, in Massachusetts, come riportato nel suo necrologio. 

Educatrice di professione, sempre al servizio di bambini svantaggiati e con situazioni di disabilità, era nata il 6 luglio 1984 a Washington, D.C., da Michael (scomparso nel 1997) e Victoria Denise Gifford. Nell’agosto del 2012 ha sposato Liam
Kerr al Fairmont Copley Plaza di Boston. Negli anni successivi, la coppia ha avuto tre figli. Prima due gemelli, Conor e Josie, ma la piccola è tragicamente scomparsa pochi giorni dopo la nascita, e poi due anni più tardi è arrivato Declan. Nel necrologio, Kerr viene indicato come “ex marito” di Kyle. 

Negli ultimi anni della sua vita si legge sempre nella nota, Kyle ha vissuto in una condizione di paralisi a seguito di una grave lesione al midollo spinale subita nel 2020. Si tratta dell’ennesima morte all’interno della famiglia Kennedy: solo lo scorso dicembre era venuta a mancare a 35 anni a causa di una leucemia Tatiana Celia Kennedy Schlossberg. La nonna, Jacqueline Kennedy, era deceduta a sua volta per un linfoma. 

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internazionale/esteri

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Proteste in Francia, Lecornu: “Violenze iniziate da subito, modalità senza precedenti”

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(Adnkronos) – Il premier francese Sébastien Lecornu ha parlato oggi di “modalità operativa” senza precedenti all’origine delle violenze del 17 ottobre in Francia. “Per la prima volta”, le violenze sono iniziate fin dall’inizio del corteo e non alla fine come in precedenza. 

“Lo abbiamo visto a Marsiglia fin dal mattino: un certo numero di individui violenti dell’estrema sinistra e dell’ultra-sinistra hanno agito in gruppo per seminare violenza in modo metodico”, ha spiegato. Il primo ministro ha anche parlato di
“pianificazione (…) di uno schema insurrezionale guidato da gruppuscoli di estrema sinistra e di ultra-sinistra”. L’incendio del municipio di Limoges “ne è un esempio”, ha affermato all’Assemblée Nationale, assicurando che le autorità ne forniranno le prove. 

Lecornu ha poi annunciato un dispositivo di sicurezza “massiccio” per la ‘Fase II’ della mobilitazione prevista per sabato prossimo mentre ha ammesso che alcune cose “non hanno funzionato” durante la mobilitazione contro il carovita. Il premier francese ha innanzitutto fatto riferimento alla “capacità dei nostri servizi di intelligence di vedere tutto: i nostri servizi hanno visto molte cose, ma non tutto”, ha poi dichiarato, intervenendo all’Assemblea Nazionale. Lecornu ha quindi deplorato “un dispositivo troppo statico e non abbastanza mobile a Parigi”. Infine, ha parlato della mobilitazione delle forze, forse insufficienti. “Il ministro dell’Interno ha deciso di non annullare i permessi di lunga durata per i gendarmi, sottoposti a forte pressione”. Sébastien Lecornu ha accolto con favore questa scelta. 

Intanto sarà ancora coprifuoco notturno a Lione. In una parte del centro della città la misura sarà in vigore dalle 21 di questa sera fino alle 6 di domani mattina, riferisce Bfmtv sulla base di quanto reso noto dalla Prefettura. Nel frattempo centinaia di studenti hanno manifestato pacificamente a Lione e nella periferia della città, riferiscono i media francesi. Secondo la Prefettura del Rodano, che aveva autorizzato la protesta, circa 750 persone hanno risposto all’appello dell’unione studentesca Unef e del Nouveau Parti anticapitaliste e hanno sfilato in corteo per tre chilometri da Vénissieux alla zona sudest di Lione. 

 

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internazionale/esteri

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Coro Scaligero dell’Alpe, ottant’anni celebrati in Regione: il 14 novembre al Filarmonico

Il Coro Scaligero dell’Alpe festeggia ottant’anni tra Venezia e Verona. La formazione diretta da Matteo Bogoni si è esibita a Palazzo Ferro Fini davanti a consiglieri e assessori. Il percorso dell’anniversario proseguirà il 14 novembre con un concerto al Teatro Filarmonico, nella città dove il gruppo nacque.

Quattro brani del repertorio hanno accompagnato la celebrazione nella sede del Consiglio regionale del Veneto. Ad accogliere i cantori sono stati il presidente dell’assemblea Luca Zaia e il consigliere Alberto Bozza, che ha promosso l’iniziativa. L’incontro ha portato in una sede istituzionale una storia musicale iniziata nel secondo dopoguerra.

Coro Scaligero dell’Alpe, dal 1946 al concerto di novembre

Secondo ViPiù.it, Zaia ha richiamato il ruolo della formazione nella tradizione corale veneta e la sua capacità di coinvolgere generazioni differenti. Il riconoscimento riguarda quindi la continuità di un’attività che unisce esecuzione musicale e trasmissione del patrimonio popolare.

Fondato a Verona nel 1946, il coro ha scelto i canti popolari e alpini come nucleo del proprio percorso. Concerti, rassegne e appuntamenti culturali ne hanno scandito l’attività, mantenendo un rapporto con le comunità montane e con le loro memorie musicali. Ottant’anni dopo la nascita, quel repertorio continua a essere affidato alla pratica collettiva del canto.

Matteo Bogoni guida il gruppo dal 2002. Il maestro ha già diretto il coro della Brigata Alpina Julia: la sua esperienza accompagna un lavoro che comprende la conservazione dei brani tradizionali e l’apertura a nuovi coristi e ascoltatori.

Il ritorno sul palco veronese

La tappa veneziana sarà seguita il 14 novembre dall’appuntamento al Filarmonico. Il concerto consentirà di riportare la ricorrenza a Verona, collegando il passato della formazione alla sua attività presente. Nell’annuncio non sono precisati l’orario della serata né le modalità d’ingresso.

Il teatro attraversa intanto una stagione che affianca linguaggi musicali diversi. Dal 25 ottobre al 1° novembre il dittico Jeu de cartes e Amelia al ballo accosterà balletto e opera, prima della successiva celebrazione dedicata alla coralità popolare.

Vannacci: “Terrorismo a Milano, andremo a prendere i delinquenti uno a uno”

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(Adnkronos) – “Questo è terrorismo in piazza e la risposta deve essere il pugno duro”. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, collegandosi da remoto per presentare la proposta di legge di FN sull’ordine pubblico si esprime così sulle violenze che nel weekend hanno devastato Milano. “Non c’è nulla di inatteso. Sono anni che siamo invasi da nullafacenti e anni che la sinistra soffia su questo vento di rivolta” per fini elettorali. “Ricordo che a Milano spazi devastati sono stati quelli come la Champion. Strano che non sono stati presi d’assalto panetterie. La fame di giustizia sociale passa poi per sneaker firmate”, dice, affermando che “gli atti criminali non si combattono con fiori e interrogazioni parlamentari ma con i fatti”. Servono “pene severissime”. 

“Saremo noi a terrorizzare i delinquenti, li andremo a prendere uno a uno” e faremo “pagare loro la distruzione che hanno causato. “Sono anni che questa ipodestra non fa quasi nulla. Non ha preso alcun provvedimento efficace. La dimostrazione è quello che è successo a Milano”, prosegue. 

E’ necessario il fermo preventivo per minorenni? “Certamente siamo d’accordo”, dice riferendosi a nuove misure al vaglio. “Dobbiamo smetterla di subire e dobbiamo prevenire questi eventi. La migliore vittoria è quella che si ottiene senza sparare un colpo. Lo avevamo già proposto noi, è una corsa all’ultimo fiato per inseguire Vannacci”. 

 

Militari affiancati alle forze di polizia, con poteri di agenti di polizia giudiziaria, per ripristinare l’ordine pubblico, autorizzazione all’uso di proiettili di gomma e unità cinofile per disperdere le folle violente e non meno di sei anni di carcere per chi viene arrestato in flagranza per “delitti contro l’ordine pubblico”. E’ quanto prevede la proposta di legge sull’ordine pubblico di Futuro nazionale, a prima firma Edoardo Ziello, presentata in una conferenza stampa da Roberto Vannacci dopo le violenze di piazza dei giorni scorsi. Una pdl composta da sette articoli in cui, si legge, si risponde “all’urgente necessità di garantire la sicurezza dei cittadini e il supremo interesse dell’ordine pubblico di fronte al rigenerarsi di fenomeni di violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche”. 

Davanti a “indizi idonei” che nel corso di una manifestazione o riunione in luogo pubblico si possano verificare “atti contrari all’ordine e alla sicurezza pubblica, violenze, devastazioni o minacce concrete alla sicurezza e all’incolumità pubblica o delle Forze dell’Ordine – si legge nell’articolo 2 – il Prefetto ha l’obbligo di disporre la partecipazione e l’affiancamento delle Forze Armate alle Forze di Polizia nelle operazioni di mantenimento e ripristino dell’ordine pubblico. Al personale delle Forze Armate impiegato in tali operazioni si attribuisce, per la durata e per le finalità dello specifico servizio, la qualifica e i poteri di ufficiale o agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza”. Sempre nello stesso articolo si autorizza, nelle azioni “funzionali alla dispersione, al contenimento e alla neutralizzazione delle folle violente e dei soggetti inottemperanti agli ordini di scioglimento”, l’uso di: “a) armi e dispositivi di coazione fisica dotati di proiettili di gomma o munizioni ad impatto controllato non letale; b) unità cinofile specializzate per il servizio di ordine pubblico. 

Altro capitolo quello delle pene, con l’articolo tre che prevede una “reclusione non inferiore a sei anni” per “chiunque, nel corso di manifestazioni o riunioni pubbliche, venga arrestato in flagranza per delitti contro l’ordine pubblico, violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale, deviazione d’itinerario con pericolo per l’incolumità pubblica”. 

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politica

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Ucraina, riemerge l’idea dell’inviato Ue

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A Bruxelles torna a circolare l’idea di nominare un inviato speciale dell’Ue per l’Ucraina, che possa parlare a nome dei 27 ad un eventuale tavolo diplomatico con Usa e Russia sul destino di Kiev.

Ascolta “Eurofocus” ogni giorno su podcast.adnkronos.com (https://podcast.adnkronos.com/show/eurofocus/) e su tutte le piattaforme di streaming.

Estratti audio: archivio audiovisivi Adnkronos. 
Musiche su licenza Machiavelli Music. 

Acqua, territorio e valore pubblico: Aubac presenta a Roma il primo Bilancio

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(Adnkronos) – Rendere trasparente il contributo della pianificazione di bacino alla sicurezza delle persone, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile dei territori. Con questo obiettivo l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (Aubac) ha presentato oggi il suo primo Bilancio di sostenibilità, nel corso dell’incontro ‘Acqua, territorio e valore pubblico’, che si è svolto a Roma presso la sede dell’Ente. La presentazione ha riunito istituzioni, gestori, rappresentanti del sistema produttivo, della bonifica e della ricerca per un confronto sul governo dell’acqua e del territorio. Al centro, il ruolo di un’Autorità che opera su oltre 42.000 kmq, 901 Comuni e sette Regioni, con più di 8,6 milioni di abitanti. “Abbiamo voluto questo Bilancio per rendere più chiaro il rapporto tra le risorse pubbliche che utilizziamo, il lavoro che svolgiamo e i benefici che contribuiamo a generare per la collettività – ha dichiarato Marco Casini, segretario generale di Aubac –. Rendicontare la nostra missione significa assumerci una responsabilità verso i cittadini, l’ambiente e le generazioni future”. Il documento, riferito all’esercizio 2025, è stato realizzato su base volontaria con il contributo metodologico del Dipartimento di Diritto ed Economia dell’Impresa della Sapienza Università di Roma. Affianca la rendicontazione economico-finanziaria con l’analisi delle dimensioni ambientali, sociali e di governance, collegando le attività dell’Autorità agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e alle priorità emerse dal confronto con i portatori di interesse. 

Il bilancio documenta il percorso verso un quadro unitario di pianificazione del rischio da alluvioni e da frane, il rafforzamento dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, lo sviluppo del bilancio idrico-idrologico distrettuale e l’attivazione della rete di monitoraggio dei laghi di Albano, Bolsena, Vico e Bracciano. Un ruolo centrale è attribuito alla conoscenza e all’innovazione digitale. Attraverso la piattaforma WebGIS-Digital Twin, Aubac mette in relazione cartografie, monitoraggio ambientale e osservazioni satellitari, rendendo le informazioni più accessibili e utilizzabili dalle amministrazioni, dai professionisti e dai cittadini. La condivisione dei dati contribuisce così alla trasparenza, alla comprensione dei rischi e alla qualità delle decisioni pubbliche. Alla tutela degli ecosistemi contribuisce anche Plasticentro, il progetto per contrastare l’inquinamento da plastiche nei fiumi e il loro trasferimento al mare. Comunicazione e collaborazione con istituzioni, gestori, imprese e ricerca accompagnano queste attività, favorendo la partecipazione e la costruzione di sinergie operative. “Per un’Autorità di bacino la sostenibilità si esprime nella capacità di prevenire i rischi, tutelare le risorse naturali e orientare le trasformazioni del territorio – ha proseguito Casini –. Una mappa aggiornata, dati accessibili sull’acqua e regole omogenee aiutano le amministrazioni a decidere meglio. Con questo Bilancio vogliamo rendere comprensibile tale contributo, verificare i risultati e utilizzare il confronto con i territori per migliorare le scelte successive”. 

All’incontro, aperto da Casini, sono intervenuti Vanessa Lucidi, dirigente AUBAC; Rosa Lombardi, professoressa ordinaria di Economia aziendale della Sapienza Università di Roma; Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE; Francesco Nazzaro, Capo di Gabinetto della Città Metropolitana di Roma Capitale; Marco Salis, Presidente di Acea Ato 2; Massimiliano Ricci, Direttore Generale di Unindustria; Antonio Urbano, responsabile dell’Area Economia di Anbi; e Annamaria Barrile, Direttore Generale di Utilitalia. Il confronto ha approfondito le relazioni tra pianificazione, sicurezza del servizio idrico, agricoltura, competitività delle imprese e adattamento climatico. Le priorità dell’Autorità: accompagnare l’attuazione dei Piani di assetto idrogeologico distrettuali, rafforzare il governo integrato dell’acqua e sviluppare gli strumenti digitali. Il primo bilancio apre così un percorso di trasparenza e partecipazione per orientare e migliorare l’azione di Aubac al servizio delle comunità. 

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economia

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Costa (ministero): “Case comunità pilastro per rafforzare territorio”

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(Adnkronos) – “Le Case della comunità rappresentano una grande opportunità per ridisegnare un sistema sanitario nazionale più vicino ai cittadini e superare la mentalità ospedalocentrica che ha caratterizzato il nostro sistema negli ultimi anni”. Lo ha detto Andrea Costa, esperto Pnrr-Missione 6 per il ministero della Salute, intervenendo oggi al Congresso nazionale Sumai Assoprof in corso a Roma. “Gli specialisti possono dare un contributo fondamentale – ha aggiunto – e le Case della comunità devono rappresentare un pilastro per creare un filtro sul territorio, mettendo gli ospedali nelle condizioni di operare meglio e garantendo ai cittadini risposte ai loro bisogni di salute”. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Costa, serve “una grande responsabilità della politica” e la consapevolezza che “non dobbiamo affrontare le sfide di oggi con gli strumenti di ieri”. 

L’esperto ha quindi richiamato la necessità di valutare una revisione di alcune regole, a partire dalle incompatibilità professionali. “In un momento in cui c’è carenza di personale – ha concluso – il Servizio sanitario nazionale deve potersi aprire a tutti coloro che vogliono prestare servizio e possono dare un contributo importante”. 

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cronaca

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Cossolo (Federfarma): “Con Telefarmamed farmacie e specialisti lavorano insieme”

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(Adnkronos) – “La vera visione strategica di Telefarmamed è l’interazione tra due protagonisti della sanità territoriale: gli specialisti ambulatoriali e le farmacie. Ci sono tre parole per descrivere questa piattaforma: prossimità, garantita dalle farmacie; competenza diagnostica, propria dei medici specialisti; e innovazione tecnologica. Le farmacie assicurano vicinanza alle persone e la capacità di aiutarle a utilizzare correttamente gli strumenti disponibili, mentre gli specialisti mettono a disposizione le proprie competenze”. Lo ha detto Marco Cossolo, presidente di Federfarma, intervenuto al 58° Congresso nazionale Sumai Assoprof, in corso a Roma fino al 21 ottobre, sottolineando il valore della collaborazione tra professionisti per rafforzare l’assistenza sul territorio. 

Sul fronte tecnologico, Cossolo ha ricordato il contributo della struttura che sostiene il progetto, finanziata da Nexitalia, fondo italiano orientato a promuovere l’innovazione. “La cosa straordinaria è che passiamo dal lavorare accanto al lavorare insieme: questa è la vera grande innovazione”, ha concluso Cossolo, indicando nella collaborazione tra farmacie e specialisti uno degli elementi distintivi di Telefarmamed. 

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cronaca

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Congresso Sumai Assoprof, Magi: “Case della comunità rischiano di restare vuote”

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(Adnkronos) – “La riforma della sanità territoriale italiana è arrivata a uno snodo cruciale. I muri edificati con le risorse del Pnrr sono quasi pronti, ma rischiano di trasformarsi nell’ennesima cattedrale nel deserto se non si deciderà, con urgenza, come e con chi riempirli”. È il messaggio con cui Antonio Magi, segretario generale Sumai Assoprof, ha aperto, alla presenza del ministro della Salute, Orazio Schillaci, il 58° Congresso nazionale del sindacato degli specialisti ambulatoriali, in svolgimento a Roma fino al 21 ottobre. 

Il titolo scelto per l’assise ‘La Casa della Comunità non si inaugura… si organizza’- riferisce una nota – sintetizza la distanza tra le promesse istituzionali e la realtà sul campo. I dati dell’ultimo monitoraggio Agenas descrivono infatti un quadro preoccupante: “Sulle 1.715 Case della Comunità programmate nel Paese, appena 66 (meno del 4%) risultano oggi pienamente operative e dotate di tutti i servizi e della presenza medico-infermieristica continuativa. Nella maggior parte dei casi, le Regioni si sono limitate a cambiare l’insegna a vecchi poliambulatori o ad avviare strutture incomplete, prive delle figure chiave e di una reale integrazione con la rete specialistica”. Sullo sfondo pesa poi la contraddizione strutturale del Pnrr: il Piano europeo “ha finanziato l’edilizia sanitaria con circa 2 miliardi di euro, ma i costi del personale e della gestione ordinaria ricadono interamente sul Fondo sanitario nazionale, storicamente sotto pressione dopo un decennio di definanziamento e tetti di spesa”. 

“Una Casa della comunità non è un semplice sportello dove rinnovare ricette o fare visite rapide, ma il luogo che deve farsi carico di oltre 12 milioni di cittadini affetti da patologie croniche”, ha evidenziato Magi nella sua relazione. Oggi, invece, ci si trova di fronte a un sistema frammentato e privo di regole contrattuali uniformi, che finisce per pagare lo stesso lavoro a cifre totalmente sproporzionate: si va dai 31,35 euro lordi all’ora per gli specialisti ambulatoriali interni ai 40-60 euro per i medici di medicina generale, fino ai 100 euro lordi orari riconosciuti agli specialisti ospedalieri in prestazione aggiuntiva. Un disordine organizzativo che, secondo le stime del Sumai, “rischia di costare oltre un miliardo di euro all’anno in più del dovuto per la sola copertura dei turni”. 

 

Per superare l’impasse, il sindacato non si limita alla denuncia ma mette sul tavolo risposte immediate e soluzioni strutturali. La prima risorsa – spiega la nota – è già a disposizione del sistema: i circa 18 mila specialisti ambulatoriali attualmente in servizio lavorano con una media di 27,8 ore settimanali a fronte di un massimale contrattuale di 38 ore. Pubblicare ed estendere queste 143 mila ore inespresse permetterebbe di immettere subito sul territorio l’equivalente di oltre 3.700 specialisti a tempo pieno, senza bisogno di attendere lunghi concorsi pubblici. La proposta portante del congresso riguarda tuttavia la riforma dei contratti e dell’organizzazione del lavoro, attraverso la creazione di un Acn Unico della Specialistica convenzionata interna diviso nelle sezioni Territorio e Ospedale e l’introduzione del cosiddetto ‘doppio canale’. L’idea è di consentire alle Aziende sanitarie, in occasione del fisiologico turnover dei medici dipendenti, di scegliere in modo motivato se coprire i posti vacanti in dipendenza o in convenzione. 

I numeri dell’analisi tecnica illustrata da Magi nel corso della sua relazione, e che sarà presentata anche al ministero dell’Economia – continua la nota – confermano la convenienza di questo modello: con un costo aziendale orario compreso tra i 47 e i 58 euro per la convenzione contro i 63 euro della dipendenza (e fino agli 85 euro delle cooperative e dei gettonisti), l’adozione del doppio canale genererebbe un risparmio cumulato per i bilanci regionali pari a 4,8 miliardi di euro nel decennio 2027-2036. 

Si tratta – per il segretario generale del Sumai Assoprof – di “risorse preziose che rimarrebbero interamente all’interno del Servizio sanitario nazionale e che potrebbero essere immediatamente riallocate per abbattere le liste d’attesa, incentivare i professionisti che oggi mancano all’appello”. Le Case della comunità “rappresentano il bivio decisivo della sanità italiana: possono trasformarsi nella più grande rete di prossimità d’Europa o nella più grande opera incompiuta del Pnrr. La differenza – ha aggiunto- non la faranno le mura degli edifici, ma le scelte concrete che la politica compirà sulle persone, sui contratti e sulle risorse nei prossimi ventiquattro mesi”. 

“La sanità italiana è certamente da criticare, ma sta ancora funzionando. Per continuare a farla funzionare dobbiamo trovare soluzioni legate proprio alla qualità dell’attività degli specialisti ambulatoriali”. “Nella tavola rotonda, che ha visto la partecipazione dei diversi stakeholder e del senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione Sanità, Lavoro, Previdenza e Affari sociali del Senato, è emerso quanto sia importante il ruolo della specialistica ambulatoriale”, ha spiegato Magi, richiamando i dati sulla sanità italiana che evidenziano una maggiore aspettativa di vita e un numero di ricoveri inferiore rispetto ad altri Paesi Ocse. “Il lavoro degli specialisti è fondamentale perché consente di prendere in carico il paziente sul territorio, evitando che debba arrivare in ospedale. È un indicatore concreto dell’importanza della specialistica, che negli anni è stata un po’ abbandonata e che oggi dobbiamo rilanciare e potenziare”, ha aggiunto. 

Per Magi, un ruolo centrale spetta alle Case della comunità, dove gli specialisti dovranno contribuire non soltanto a erogare prestazioni, ma anche a garantire una presa in carico continuativa. “Dobbiamo gestire il paziente cronico lungo tutto il suo percorso di vita, per evitare che le sue condizioni di salute peggiorino e prevenire così il ricovero ospedaliero”, ha concluso. 

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cronaca

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Zaffini: “Dal 2027 priorità professionisti Case comunità”

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(Adnkronos) – “A partire dal 2027 il tema cambia completamente: la priorità diventa quella dei professionisti che devono far funzionare le Case della comunità e gli Ospedali di comunità. La sanità la fanno le persone che ci lavorano dentro, non le macchine, i muri o gli strumenti”. Lo ha detto Francesco Zaffini, presidente della X Commissione Sanità, lavoro, previdenza e affari sociali del Senato della Repubblica, intervenendo al Congresso nazionale Sumai Assoprof in corso a Roma. 

“Fino a oggi l’agenda è stata dettata dalle scadenze del Pnrr – ha continuato Zaffini – soprattutto per quanto riguarda l’edilizia sanitaria e la realizzazione delle strutture. Ora dobbiamo concentrarci su chi dovrà renderle operative, valorizzando gli specialisti e tutti i professionisti della sanità territoriale”. Richiamando i dati Ocse, che indicano per l’Italia un’aspettativa di vita superiore alla media e livelli di ospedalizzazione più bassi, il presidente della commissione ha sottolineato che “noi abbiamo una sanità del territorio che funziona, fondata su tre pilastri: il medico di medicina generale, lo specialista ambulatoriale e i distretti della sanità pubblica territoriale. Attraverso la valorizzazione di queste professionalità possiamo migliorare ulteriormente i risultati”. Zaffini ha quindi evidenziato la necessità di riconoscere economicamente il maggiore impegno richiesto agli specialisti nelle Case della comunità: “Aspettiamo il coinvolgimento di questi professionisti che, al pari dei medici di medicina generale, devono essere pagati per lavorare di più. Nessuno – ha concluso – può essere chiamato a lavorare di più guadagnando uguale”. 

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cronaca

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