domenica, Novembre 1, 2026
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Aggredito e trascinato sott’acqua da un alligatore mentre pesca: morto 71enne

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(Adnkronos) – Tragedia in Florida, negli Stati Uniti, dove Steve Hamilton, 71 anni, è morto dopo essere stato attaccato da un alligatore lungo quasi quattro metri. L’uomo stava pescando al Dr. Bradford Memorial Park, a Winter Garden, nei pressi di Orlando, quando il rettile lo ha afferrato per una gamba e lo ha trascinato sott’acqua. La tragedia è avvenuta venerdì 16 ottobre. 

Secondo le ricostruzioni diffuse dai media americani, Hamilton stava cercando di scattare una fotografia con il pesce appena catturato quando l’alligatore è sbucato dall’acqua, trascinandolo nello stagno. I soccorritori sono intervenuti intorno alle 17, ma le operazioni di recupero sono state complicate dalla presenza di altri alligatori nella zona. Il corpo dell’uomo è stato recuperato circa due ore dopo. 

A chiarire le cause del decesso sono stati i referti dell’ufficio del medico legale della contea di Orange, diffusi il 19 ottobre: Hamilton è morto a causa di un grave trauma alla gamba sinistra e dell’annegamento. La morte è stata classificata come accidentale. 

L’alligatore responsabile dell’attacco, lungo circa 3,55 metri, è stato successivamente catturato e soppresso dagli operatori incaricati dalla Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, l’agenzia statale che si occupa della tutela della fauna selvatica. 

Hamilton era un appassionato pescatore e un musicista conosciuto nella comunità locale. Aveva suonato la chitarra in diverse band della Florida centrale, tra cui i Bones Brothers. Amici ed ex compagni di gruppo lo hanno ricordato come una persona generosa e gentile. 

L’incidente riporta l’attenzione sui rischi legati alla presenza degli alligatori nelle acque della Florida, dove questi animali sono diffusi anche in stagni e laghi frequentati da pescatori e visitatori. Le autorità raccomandano di mantenere le distanze dai rettili e di prestare particolare attenzione in prossimità delle rive. 

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internazionale/esteri

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Amiata Music Festival: chiusura in grande stile al Forum Bertarelli. Chalmers: “Pronti a crescere nel 2027”

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(Adnkronos) – Tra le note di Mozart, Brahms e le atmosfere contemporanee di Nicola Campogrande, si è conclusa, al Forum Fondazione Bertarelli, la stagione inaugurale dell’Amiata Music Festival guidata da Nicholas Chalmers. La manifestazione ha saputo affermarsi come un originale laboratorio musicale, dedicato ai giovani talenti e alla grande musica internazionale, coniugando eccellenza artistica e formazione. A suggellare il cartellone è stato un concerto di grande impatto, che ha visto protagonista il Trio Concept, formato da Lorenzo Nguyen al pianoforte, Edoardo Grieco al violino e Francesco Massimino al violoncello, tre ragazzi torinesi, affiancati per l’occasione dalla celebre violista Hélène Clément. Un programma raffinato, capace di attraversare epoche e linguaggi, facendo dialogare la grande tradizione cameristica europea con le sonorità della contemporaneità e dei suoni urbani.  

La serata ha proposto pagine di Mozart e Brahms, affiancate da Urban Gardens (2012) del compositore italiano Nicola Campogrande, presente in sala e che ha raccolto gli applausi del folto pubblico nell’Auditorium, insieme agli artisti. Un’opera che invita l’ascoltatore a un’immersione nella contemporaneità urbana, dove i suoni si intrecciano con il tessuto della vita moderna, muovendosi con naturalezza tra suggestioni provenienti dal pop, dal jazz e dalla musica classica.  

L’appuntamento conclusivo ha rappresentato anche la sintesi della filosofia che ha animato il Festival. Più che una semplice rassegna concertistica, l’Amiata Music Festival si configura come un percorso di crescita artistica, pensato per offrire ai musicisti emergenti il supporto necessario per sperimentare e perfezionare il proprio lavoro. Un principio fortemente sostenuto dal direttore del Festival che ha posto al centro della prima edizione il tema della formazione e della residenza artistica.  

Accanto al percorso sviluppato con il Trio Concept, il programma 2026 ha infatti ospitato anche una serie di masterclass guidate da figure di riferimento della scena internazionale come la star della lirica Joyce DiDonato e il celebre trio d’archi Time For Three. Occasioni importanti durante le quali giovani cantanti hanno potuto approfondire le proprie capacità interpretative negli spazi del Forum Fondazione Bertarelli. Particolare attenzione è stata riservata anche alla formazione del pubblico di domani, grazie alle agevolazioni sui biglietti dedicate agli spettatori under 25, nella convinzione che la diffusione della musica passi necessariamente dal coinvolgimento delle nuove generazioni.  

Al termine della stagione, il bilancio tracciato da Chalmers è decisamente positivo. “Sono molto soddisfatto di questa prima edizione”, ha dichiarato il direttore artistico, anticipando già gli sviluppi futuri del festival. L’obiettivo è infatti “quello di ampliare il programma portando i concerti da 10 a 14, con una stagione 2027 che prenderà il via nel mese di giugno per concludersi in ottobre. Tra le novità allo studio vi è inoltre la possibilità di affiancare alle attività formative anche delle masterclass aperte al pubblico”. Con una proposta che unisce grandi interpreti e giovani talenti, l’Amiata Music Festival chiude con successo e guarda già al futuro, forte di una visione che punta a fare del territorio amiatino un luogo sempre più vivo e riconosciuto per la produzione e la diffusione della musica di qualità. 

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spettacoli

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Al Museo del Risorgimento di Torino con la mostra ‘A Tavola’ Barilla racconta la cultura gastronomica italiana

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(Adnkronos) – Che cosa si mangiava nell’Italia dell’Ottocento? Come si trasformavano le abitudini della tavola e quale ruolo ebbero i libri di cucina, gli strumenti di preparazione e la nascita dell’industria alimentare nella costruzione di una cultura gastronomica condivisa? A queste domande risponde ‘A Tavola! Cucina, cibo e gusto nell’Italia del Risorgimento’, la mostra a cura di Ilaria Porciani che il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino ospiterà da domani, 21 ottobre al 4 aprile 2027. Barilla partecipa al progetto attraverso i patrimoni di Academia Barilla, Archivio Storico Barilla e Museo della Pasta, mettendo in dialogo documenti, oggetti e testimonianze che raccontano la storia del cibo e della sua evoluzione. Il percorso espositivo attraversa un arco temporale che va dalla fine del Settecento alla Prima guerra mondiale e restituisce la complessità della cucina italiana: un patrimonio fatto di tradizioni regionali, influenze internazionali, trasformazioni sociali e nuove tecniche di produzione. In questo racconto, la tavola diventa una prospettiva privilegiata per leggere la storia del Paese, dalle differenze tra le cucine locali alla progressiva affermazione di un’identità gastronomica nazionale. 

Il contributo di Barilla si articola attraverso tre collezioni, ciascuna con una prospettiva specifica sulla cultura alimentare. La Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla mette a disposizione 10 menu storici e 23 volumi ottocenteschi, fra testi di ampia diffusione popolare – ma oggi di non semplice reperibilità – ed edizioni rare come l’unico esemplare presente in Italia del Cuciniere italiano moderno, pubblicato a Livorno del 1851. Libri e menu permettono di avvicinarsi alla cultura della tavola attraverso ricette, preparazioni, rituali conviviali e testimonianze scritte: documenti che raccontano non soltanto cosa si mangiava, ma anche come il gusto e le consuetudini cambiavano nel tempo. Accanto a questi materiali, l’Archivio Storico Barilla contribuisce con una rara targa pubblicitaria in latta del 1913, realizzata con la tecnica della cromolitografia, recentemente acquisita e restaurata e fino a oggi mai esposta al pubblico. La targa raffigura il primo marchio del Pastificio Barilla, ideato da Emilio Trombara: un garzone versa un gigantesco uovo in una madia colma di farina, in un’immagine che evoca abbondanza e qualità del prodotto. A rafforzare questo messaggio, il riconoscimento ottenuto da Barilla in una delle prime manifestazioni fieristiche a cui partecipò, documentato da un premio ancora oggi conservato nell’Archivio Storico. L’oggetto testimonia così non solo l’evoluzione della comunicazione commerciale, ma anche il modo in cui l’azienda ha raccontato e valorizzato nel tempo la propria identità. 

Il terzo tassello è rappresentato dagli strumenti storici legati alla produzione della pasta, provenienti dal Museo della Pasta: utensili per la preparazione domestica, tra cui matterelli e speronelle, e trafile in bronzo risalenti alla metà dell’Ottocento e provenienti dallo storico pastificio Celle di Chiavari. Oggetti che restituiscono la dimensione materiale del fare cucina e accompagnano il racconto dei cambiamenti tecnici che hanno contribuito allo sviluppo della produzione della pasta. La presenza delle collezioni Barilla, che dialogano tra loro in una serie di rimandi e citazioni, si inserisce in un percorso più ampio, che accosta ricettari, menu illustrati, dipinti, utensili e testimonianze della vita quotidiana. Dalle influenze della cucina francese alla varietà delle tradizioni locali, dai banchetti delle élite ai luoghi del mangiare fuori casa, la mostra ricostruisce una storia in cui il cibo è al tempo stesso pratica quotidiana, espressione culturale e fenomeno sociale. Il racconto arriva fino alla Grande Guerra, quando anche l’alimentazione al fronte contribuisce a mettere in contatto uomini provenienti da diverse regioni e a diffondere abitudini comuni. La pasta, le tecniche di conservazione e lo sviluppo dell’industria alimentare diventano parte di questa trasformazione. Nato nel 1987 per volontà di Pietro Barilla, l’Archivio Storico Barilla raccoglie, conserva e valorizza la documentazione relativa alla storia dell’azienda e dei suoi marchi: un patrimonio che comprende manoscritti, materiali pubblicitari, fotografie, filmati, oggetti e strumenti legati alla produzione. Attraverso il portale www.archiviostoricobarilla.com, una parte significativa di questa memoria è accessibile a tutti, grazie al lavoro di catalogazione e digitalizzazione svolto a Parma. L’Archivio promuove inoltre la ricerca e la diffusione della storia d’impresa, contribuendo a raccontare, attraverso la vicenda di Barilla, le trasformazioni della società e della cultura alimentare italiana.  

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cronaca

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Netflix risponde alle accuse: “Meghan Markle per promuovere The Gentlemen? La serie non ha bisogno di inventare la sua partecipazione”

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(Adnkronos) –
Netflix ha respinto le accuse secondo cui Meghan Markle sarebbe stata “usata” per promuovere la serie ‘The Gentlemen’, a poche settimane dalle indiscrezioni sul suo possibile ingresso nel cast. Contemporaneamente alla conferma del ritorno di Meghan nel Regno Unito con il principe Harry e i loro due figli, avevano iniziato a circolare voci sulla partecipazione dell’ex attrice alla seconda stagione della serie di successo. Le indiscrezioni sulla sua presenza sono state poi smentite; tuttavia, Netflix ha ora replicato alle accuse. Una fonte interna ha dichiarato al Times: “Questa non è una serie che ha bisogno di un casting a scopo promozionale”. 

Il gigante dello streaming ha chiarito la posizione della società, affermando che la produzione non necessita di un casting a scopo promozionale. In precedenza, persone vicine alla duchessa di Sussex avevano insinuato che le fughe di notizie sul suo possibile ingresso nel cast fossero finalizzate a compensare un presunto calo di qualità tra la prima e la seconda stagione. Sebbene le voci fossero state smentite, la pubblicità generata da tali indiscrezioni avrebbe contribuito agli alti indici di ascolto della seconda stagione. 

Un amico della duchessa ha recentemente accusato Netflix di “sfruttare” Meghan, dichiarando al Telegraph: “Alcune persone nel suo entourage pensano che sia stata usata per promuovere la seconda stagione, perché sapevano che non era all’altezza della prima e avevano già commissionato una terza stagione. È il trucco di marketing più vecchio del mondo: convincere un nome importante a leggere una sceneggiatura, poi far trapelare la notizia che si è ‘in trattativa’ con lui o con lei, quando, in realtà, non si è ancora a buon punto”.  

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internazionale/esteri

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Scontri in Francia, il bottino dei saccheggi in vendita su piattaforme online

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A meno di 48 ore dall’ondata di violenze e saccheggi che ha accompagnato le manifestazioni del 17 ottobre in tutta la Francia, sulle piattaforme di compravendita online sono comparsi decine di annunci sospetti di prodotti presumibilmente rubati nei negozi presi d’assalto. Il leader di Renaissance ed ex premier Gabriel Attal ha esortato Vinted, Leboncoin e gli altri siti di compravendita a fornire assistenza agli investigatori.

Malore su volo Parigi-Roma, australiana muore dopo atterraggio d’emergenza a Zurigo

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(Adnkronos) –
Malore a bordo di un volo Ita Airways, operato ieri 19 ottobre e diretto da Parigi a Roma, per una passeggera di nazionalità australiana. Lo confermano fonti della compagnia, spiegando che l’attivazione delle procedure di soccorso è stato immediata: la donna, 61 anni, è stata prontamente assistita dall’equipaggio, insieme a due medici presenti tra i passeggeri, anche con l’utilizzo del defibrillatore. Contestualmente, il pilota ha effettuato un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Zurigo, per consentire l’assistenza più rapida possibile. Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare: la donna è deceduta in pista, sull’ambulanza aeroportuale a Zurigo. 

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cronaca

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‘Il futuro in gioco’: Abete chiama a raccolta il calcio dilettantistico per valorizzare i giovani

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(Adnkronos) – La valorizzazione dei giovani, il rapporto tra calcio dilettantistico e professionistico e una sempre maggiore sinergia con il Club Italia. Sono questi i temi al centro de “Il futuro in gioco”, l’evento promosso dalla Lega Nazionale Dilettanti in programma a Ferrara il 23 e 24 ottobre. Il presidente della Lnd Giancarlo Abete ha spiegato, in una intervista all’Adnkronos, che l’iniziativa sarà principalmente un momento di approfondimento tecnico e di confronto interno alla governance del calcio dilettantistico.
 

Come nasce l’evento di Ferrara e quali saranno i temi principali?
 

“L’occasione è quella di parlare dell’utilizzo dei giovani e della loro valorizzazione. E’ un approfondimento di natura tecnica e non un confronto di politica sportiva, legato a quanto avvenuto negli ultimi mesi. Lo abbiamo impostato anzitutto come un momento di comunità all’interno del gruppo dirigente della Lega Nazionale Dilettanti. Abbiamo invitato i componenti dei direttivi dei 20 comitati regionali, insieme ai rappresentanti del calcio femminile, dell’Interregionale e della Divisione Calcio a 5. I due principali assi di confronto saranno il lavoro che svolgiamo all’interno della Lnd per i giovani e il rapporto con il primo gradino del professionismo, cioè la Lega Pro e la Serie C. Per questo saranno coinvolti il presidente della Serie C Matteo Marani e Gianfranco Zola, che interverrà da remoto. Inoltre, approfondiremo il rapporto tra Club Italia e le rappresentative della Lega Dilettanti, coinvolgendo figure di riferimento come Maurizio Viscidi, Silvio Baldini, Piscedda e Giannichedda, per confermare la nostra volontà di lavorare per la valorizzazione dei giovani. 

Quale ruolo avranno Claudio Ranieri, il Club Italia e Gianfranco Zola nel progetto?
 

“Vogliamo rafforzare ulteriormente il confronto con Club Italia. Ho avuto modo di parlare con Ranieri che sarebbe stato con noi se non fosse stato in Inghilterra in quei giorni, ma abbiamo avuto la disponibilità di Viscidi e Baldini. Per me la Federazione è Federazione e credo abbia tutto l’interesse a valorizzare l’attività sul territorio. Oggi, rispetto al passato, c’è anche il coinvolgimento di Zola, con cui ho parlato, all’interno dei progetti federali dedicati alla valorizzazione delle fasce giovanili. Sta lavorando molto su questo progetto dai 5 ai 12 anni e la Federazione sta portando avanti il progetto degli U14 utilizzando come riferimento proprio la Serie D. Stiamo lavorando per integrare sempre di più le attività della Federazione con quelle delle nostre rappresentative. L’obiettivo è costruire una sinergia crescente tra Club Italia e Lega Dilettanti, facendo squadra sul piano tecnico e condividendo percorsi di crescita per i ragazzi”. 

Qual è l’impegno concreto della Lega Dilettanti sulla valorizzazione dei giovani?
 

“Noi interveniamo sia sul piano normativo sia su quello economico. In Serie D è previsto l’obbligo di impiegare tre giovani, mentre in Eccellenza e Promozione ci sono due giovani obbligatori. Accanto agli obblighi esistono anche premialità economiche per le società che utilizzano un numero di giovani superiore a quello richiesto dai regolamenti. Si tratta di incentivi che complessivamente valgono circa 2,5 milioni di euro all’anno e che confermano la volontà della Lnd di investire sulla crescita dei talenti”. 

Ferrara rappresenta anche un’occasione per rafforzare il dialogo con la Lega Pro?
 

“Assolutamente sì. Riteniamo fondamentale la continuità tra Promozione, Eccellenza, Serie D e Serie C. È difficile immaginare un dialogo diretto con i grandi club senza avere prima consolidato questa filiera. Il primo livello di professionismo è un passaggio naturale. Con il presidente Marani esiste un rapporto positivo e il confronto con la Lega Pro rappresenta uno strumento importante per accompagnare il percorso di crescita dei giovani calciatori”. 

Nei lavori del convegno si parlerà anche delle riforme per il calcio giovanile?
 

“Sì. Uno degli obiettivi sarà collegare il lavoro che stiamo svolgendo a livello di Promozione, Eccellenza e Serie D con la cosiddetta riforma Zola, che riguarda la Lega Pro. Inoltre c’è una crescente attenzione da parte della politica sul tema della valorizzazione dei vivai. Nelle recenti audizioni parlamentari è emersa una significativa convergenza sulla necessità di sostenere maggiormente la crescita dei giovani italiani e la valorizzazione dei vivai”. 

Quanto pesa oggi il movimento dilettantistico nella formazione dei calciatori italiani?
 

“La Lega Dilettanti conta circa 360mila tesserati, mentre il settore giovanile e scolastico ne comprende circa 750mila. Considerando l’intero universo del calcio non professionistico arriviamo a circa 1,1 milioni di tesserati. Sarebbe impensabile e triste che un patrimonio di queste dimensioni non fosse in grado di individuare e far crescere talenti. La valorizzazione dei giovani è una responsabilità centrale per tutto il nostro movimento”. 

Come gestire la crescita delle grandi società senza penalizzare i piccoli territori?
 

“È una delle sfide più delicate. Alcune realtà del mondo dilettantistico stanno crescendo e hanno centinaia di tesserati, tanto da rendere necessario lo sviluppo di seconde squadre e strutture più articolate. Allo stesso tempo dobbiamo evitare che i piccoli comuni perdano la possibilità di schierare una squadra a causa della diminuzione della popolazione e della concentrazione dei tesserati nelle realtà più grandi. Serve trovare un punto di equilibrio tra crescita e radicamento territoriale”. 

Dopo il recente dibattito federale, ritiene necessario modificare la normativa sul tesseramento richiesto al presidente della Figc?
 

“È una questione che dovrà essere affrontata dagli organi federali competenti e, naturalmente, dal futuro presidente federale. Mi limito a ricordare che la norma che prevede il tesseramento quale requisito per la candidatura alla presidenza della Figc è stata introdotta nel 2019. Personalmente ho letto e sentito molte ricostruzioni dei media su questo tema, alcune delle quali hanno chiamato in causa anche la mia posizione, come se ci fosse un’assenza di tesseramento da parte del sottoscritto. Io mi ero candidato per la presidenza nel 2007, 2009 e nel 2013 e la norma è stata introdotta nel 2019. Va precisato che chi ricopre incarichi federali e di Lega apicali non può essere tesserato per una società sportiva. Quindi o uno non ha diritto a candidarsi, cosa che non è scritta da nessuna parte, o uno si dovrebbe dimettere, tesserarsi per una società per un giorno, e poi candidarsi. Da qui nasce una riflessione che riguarda l’applicazione concreta della norma: se un presidente di Lega intende candidarsi alla presidenza della Federazione, si pone il problema di conciliare i due aspetti. Storicamente sia Carlo Tavecchio sia Gabriele Gravina sono diventati presidenti della Figc provenendo rispettivamente dalla Lega Nazionale Dilettanti e dalla Lega Pro. Si tratta quindi di una questione che merita un approfondimento sereno e non strumentale, evitando letture semplicistiche o interpretazioni legate alle contingenze del momento. Come dice quel detto: ‘non è necessario dire tutto quello che si pensa ma è necessario pensare tutto quello che si dice’. Detto questo, oggi la nostra attenzione è rivolta soprattutto ai contenuti del convegno di Ferrara: la valorizzazione dei giovani, il rapporto tra Lega Dilettanti e Club Italia, il lavoro delle rappresentative e il rafforzamento della filiera che collega il calcio di base al professionismo. Sono questi gli argomenti sui quali vogliamo concentrare il dibattito e il nostro impegno nei prossimi mesi”. 

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sport

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Bimbo precipita dal balcone e il papà si lancia per salvarlo, illesi: tragedia sfiorata a Pordenone

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(Adnkronos) –
Quando ha visto il figlio sporgersi dal balcone e cadere, non ci ha pensato due volte. Si è lanciato per salvarlo, precipitando con lui su una macchina parcheggiata e facendogli scudo col suo corpo. E’ successo a Pordenone. Una storia a lieto fine, raccontata con un post sui social da Roberto Dall’Amico, primario del reparto di pediatria dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone. “Quel che resta dell’auto è ancora nel cortile di casa. Quando ha visto il figlio di quattro anni correre sulla terrazza per saltare nel vuoto era troppo tardi per fermarlo. Si è lanciato sul bambino sapendo che sarebbe caduto anche lui. È riuscito ad afferrarlo e a stringerlo a sé prima di finire sopra la vecchia utilitaria. Sono stati dimessi dall’ospedale il giorno dopo. Non si sono fatti niente. L’utilitaria ci ha rimesso l’abitacolo, ma i due se la sono cavata con un grande spavento”, ha scritto Dall’Amico. 

“Il papà non ci ha pensato due volte a salvare il bambino anche se questo poteva costargli molto caro. È una storia finita bene. Che racconta come i bambini richiedono mille attenzioni. Che serve avere anche fortuna per non farsi male. Ma è soprattutto la storia di un genitore capace di rischiare la vita per quella del figlio. E’ riuscito in una frazione di secondo a vincere uno dei riflessi più importanti che abbiamo per la nostra sopravvivenza. La paura che quello che stiamo per fare comporti dolore o metta a rischio la nostra vita. Esiste però una paura più grande che permette di agire con coraggio e determinazione. La paura di perdere un figlio. La paura che ha permesso a questo genitore di vincere la sua paura. La ‘domanda’ rimane sospesa dentro la mia testa mentre scrivo. Senza risposta. Quanti di noi avrebbero auto il coraggio di comportarsi nello stesso modo?”. 

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cronaca

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Mirabilandia, il 30 ottobre apertura straordinaria per la ‘Scary Night’: esperienza horror fuori dall’ordinario

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(Adnkronos) – Dopo aver conquistato il pubblico degli altri parchi europei del Gruppo Parques Reunidos, la Scary Night arriva per la prima volta in Italia, a Mirabilandia, venerdì 30 ottobre. Un appuntamento inedito, destinato a diventare il momento clou della stagione Halloween del Parco, con un’apertura straordinaria dalle 19.30 all’1.00 di notte e un programma speciale pensato per chi vuole vivere la paura senza mezze misure. La Scary Night sarà l’occasione per scoprire Mirabilandia in una veste ancora più oscura e coinvolgente, tra atmosfere inquietanti, DJ set, ospiti speciali e intrattenimento dedicato. Grande protagonista sarà Suburbia, la città spettrale di oltre 30.000 metri quadrati, la più grande horror zone mai realizzata in un parco divertimenti italiano. Tra strade avvolte nell’oscurità, creature minacciose e scenografie da incubo, l’area si arricchisce di Ossarium, un ambiente ancora più sinistro, con nuove ambientazioni e presenze inquietanti. Al calare del sole, l’esperienza si completa con la spettacolare Suburbia Parade, che porta le creature delle tenebre tra i viali del Parco. 

Tra le esperienze da non perdere, il Dark Circus Party, l’area ideata appositamente per la Scary Night e accessibile esclusivamente durante questa serata. Un mondo dall’atmosfera dark e circense, dove musica, DJ set e intrattenimento daranno vita a una festa fuori dagli schemi, pensata per rendere la notte del 30 ottobre un appuntamento unico nel calendario di Halloween. Tra gli ospiti della serata anche Marco Melandri, campione del motociclismo, in veste di DJ per un appuntamento in consolle che unisce musica, adrenalina e divertimento in un’atmosfera esclusiva. A completare l’offerta della serata ci saranno lo Scary Welcome Party, le attrazioni aperte per l’occasione e le esperienze horror del Parco. Tra queste spicca “Paranormal Activity: Next of Kin”, la horror house ispirata all’omonimo film di Paramount Pictures: con 350 metri quadrati, 16 stanze, oltre 15 personaggi e un percorso di più di 10 minuti, è la più lunga esperienza horror immersiva mai realizzata a Mirabilandia. Ambientazioni realistiche, effetti speciali, incontri ravvicinati e una colonna sonora originale accompagneranno i visitatori in un viaggio ad alta tensione. 

La Scary Night rappresenta l’esperienza più intensa e spaventosa dell’Halloween di Mirabilandia. Molte delle proposte sono pensate per un pubblico adulto e sono sconsigliate ai minori di 12 anni: una serata dedicata a chi cerca emozioni forti e vuole affrontare il lato più oscuro del Parco. La festa di Halloween a Mirabilandia continuerà anche dopo la Scary Night: fino al 1° novembre il Parco proporrà un ricco programma di attività per famiglie, ragazzi e appassionati del genere horror. Anche i più piccoli potranno vivere la propria avventura grazie a Nickelodeon Land, che si veste a tema con il Nickelodeon Halloween Party, gli incontri con i personaggi più amati e la Nickelodeon Parade. Per gli aspiranti zombie c’è The Mini Zombie Academy, mentre La Camera delle Meraviglie invita i giovani esploratori a scoprire un mondo di magia e misteri. I biglietti per la Scary Night, a numero limitato, sono disponibili a partire da 39,90 euro e fino a esaurimento e comprendono tutte le esperienze previste durante la serata, dai tunnel horror alle horror house, dagli show alle attrazioni aperte, per un’immersione completa nell’atmosfera dell’evento. 

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cronaca

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La guerra invisibile contro le democrazie: l’AI moltiplica le interferenze, l’Italia rischia di arrivare impreparata

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(Adnkronos) – L’Europa ha imparato a riconoscere molte delle operazioni con cui attori stranieri cercano di manipolare il dibattito pubblico, alimentare la polarizzazione e condizionare le elezioni. Conosce le reti, le tecniche utilizzate e, in diversi casi, anche le strutture che coordinano queste campagne. Eppure continua a incontrare enormi difficoltà nel fermarle. Nel frattempo, l’intelligenza artificiale rende più semplice produrre contenuti falsi credibili, moltiplicarne la diffusione e adattarli alle fragilità politiche e sociali di ciascun Paese. 

È questo il paradosso emerso dal confronto europeo sulla disinformazione che si è tenuto a Roma, all’Europa Experience David Sassoli con rappresentanti delle istituzioni europee, del Parlamento italiano, delle ambasciate accreditate in Italia e delle principali organizzazioni impegnate nel contrasto alle interferenze informative straniere. 

Sul tavolo, una domanda che riguarda direttamente anche l’Italia, attesa dalle elezioni politiche del 2027: come si difende l’integrità di un processo democratico quando la manipolazione dell’informazione non si limita alla campagna elettorale, ma opera in modo permanente, attraverso infrastrutture digitali transnazionali e con strumenti sempre più sofisticati? 

La dimensione del fenomeno emerge dai dati del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), richiamati nel rapporto finale del progetto FIMI Defenders for Election Integrity (FDEI). Nel 2025 sono stati documentati e analizzati 540 episodi di manipolazione e interferenza informativa straniera, conosciuta con l’acronimo FIMI, che hanno coinvolto circa 10.500 canali e 43mila contenuti. Il 29% degli episodi è stato attribuito alla Russia e il 6% alla Cina. Il restante 65% non ha ricevuto un’attribuzione statale certa, pur presentando in diversi casi indicatori di coordinamento con infrastrutture russe o cinesi. 

Particolarmente significativo il ruolo dell’intelligenza artificiale: le tecniche basate sull’AI sono state rilevate nel 27% degli episodi, passando da 41 casi nel 2024 a 147 nel 2025. Una trasformazione delle modalità con cui possono essere esercitate pressioni sulle democrazie europee. 

L’incontro, intitolato Securing Democratic Discourse: Election Integrity in an AI-Disinformation Era, ha presentato i risultati del progetto FDEI, una collaborazione tra dieci organizzazioni europee e internazionali impegnate nel monitoraggio e nel contrasto alla manipolazione dell’informazione nei processi elettorali. 

L’evento è stato ospitato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e organizzato dal DEN Institute e da Debunk.org per conto del consorzio FDEI, sviluppato nell’ambito del FIMI Information Sharing and Analysis Centre (FIMI-ISAC). 

50 partecipanti, tra i quali 19 rappresentanti di 13 missioni diplomatiche accreditate a Roma, si sono confrontati con esponenti della Commissione europea, del Servizio europeo per l’azione esterna, del Parlamento europeo e del Senato italiano. 

Tra le istituzioni rappresentate figuravano la Direzione generale Comunicazione della Commissione europea, il Servizio europeo per l’azione esterna attraverso le strutture responsabili dell’integrità dell’informazione, e il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, attraverso l’unità dedicata alle minacce ibride. Al confronto hanno contribuito organizzazioni specializzate come GLOBSEC, Institute for Strategic Dialogue (ISD), EU DisinfoLab, Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, NASK, CEE Digital Democracy Watch, Context.ro e Fundación Maldita.es. 

Dal confronto è emerso un nodo fondamentale: gli strumenti per individuare le campagne di interferenza esistono, ma manca ancora un sistema sufficientemente integrato e rapido per trasformare le segnalazioni in risposte concrete. Le dichiarazioni raccolte dall’Adnkronos a margine dell’incontro aiutano a comprendere la portata della sfida. 

Per Marco Lombardo, senatore di Azione, la disinformazione e le interferenze straniere non sono più un tema specialistico, da lasciare esclusivamente agli apparati di sicurezza. 

“È la più grave minaccia che oggi abbiamo per la sicurezza nazionale ed europea”, afferma ad Adnkronos. “Incontri come quello di oggi mostrano che c’è una grande consapevolezza tra accademici, istituzioni e mondo delle ambasciate. Il problema è che non può rimanere solo una cosa per addetti ai lavori. Deve arrivare davvero al dibattito pubblico e farci capire quanto dobbiamo essere mobilitati in difesa dell’integrità dei processi democratici elettorali, perché le nostre democrazie sono minacciate dalla guerra ibrida”. 

Se la manipolazione dell’informazione è parte integrante delle strategie di guerra ibrida, il suo contrasto non può essere affidato soltanto ai servizi di intelligence e alle autorità di sicurezza. Deve diventare una questione politica condivisa. 

“Credo che questo tipo di operazioni debbano uscire dall’ambito di pertinenza del Copasir o dei servizi”, insiste Lombardo, chiedendo che diventino parte integrante del confronto pubblico. 

Il problema, secondo il senatore, è che in Italia manca ancora la disponibilità politica ad affrontare il tema in modo trasversale. Lombardo ricorda che, insieme a Carlo Calenda, ha presentato nell’aprile 2025 due iniziative legislative per la difesa delle libertà costituzionali e dell’integrità del processo democratico dalle ingerenze straniere. Si tratta del disegno di legge ordinario 1473, dedicato all’istituzione di uno scudo democratico, e del disegno di legge costituzionale 1472, sulla tutela del processo elettorale. Entrambi sono stati assegnati alla commissione Affari costituzionali del Senato nel maggio 2025, senza che ne sia ancora iniziato l’esame. 

“In Italia questo tema rischia di far esplodere le contraddizioni nelle coalizioni, per cui non se ne parla”, osserva Lombardo, richiamando il dibattito francese sulla necessità di un impegno condiviso contro le ingerenze straniere. “Occorre il coraggio di avere davvero la consapevolezza di quanto oggi siamo il ventre molle, per esempio, delle ingerenze russe”. 

I risultati del progetto FDEI aiutano a comprendere perché individuare una campagna di interferenza non equivalga a neutralizzarla. 

Tra le operazioni analizzate figurano Doppelganger, Storm-1516, Operation Overload e la rete Pravda, conosciuta anche come Portal Kombat. Non si tratta di singole notizie false pubblicate sui social network, ma di sistemi organizzati e persistenti, capaci di produrre, ripubblicare e amplificare contenuti attraverso reti di siti internet, account e piattaforme differenti. 

L’obiettivo non è necessariamente convincere un elettore attraverso un messaggio isolato, ma creare un ambiente informativo nel quale una determinata narrazione viene ripetuta da molteplici fonti apparentemente indipendenti, fino a diventare familiare e credibile. 

Emblematico il caso della rete Pravda, identificata dall’agenzia francese VIGINUM come Portal Kombat. Il sistema aggrega contenuti filorussi attraverso oltre duecento sottodomini legati a Paesi e lingue differenti. Tra il primo settembre e il 9 ottobre 2025, il solo sottodominio in lingua ceca ha ripubblicato più di 200mila contenuti, 822 dei quali specificamente legati alle elezioni. 

L’enorme quantità di materiale serve anche a far sì che i contenuti possano essere indicizzati dai motori di ricerca, ripresi da altri siti e successivamente rilanciati, perdendo progressivamente la riconoscibilità della propria origine. 

La disinformazione contemporanea non cerca soltanto di diffondere messaggi falsi: cerca di costruire l’apparenza di un ecosistema informativo attendibile. Una caratteristica che rende estremamente difficile combatterla intervenendo soltanto sui singoli contenuti. 

Il progetto FDEI ha monitorato le elezioni del 2025 in Germania, Polonia, Moldova e Repubblica Ceca, applicando metodologie comuni per rendere confrontabili episodi e comportamenti delle piattaforme. 

In Germania sono state documentate campagne riconducibili a operazioni già individuate negli anni precedenti. Doppelganger ha continuato a diffondere contenuti attraverso siti e profili che imitavano fonti credibili. Operation Overload ha utilizzato sistemi di amplificazione coordinata, mentre Storm-1516 ha fatto ricorso a oltre cento siti che pubblicavano contenuti generati con l’AI nei tre mesi precedenti al voto. 

Le visualizzazioni osservate sono state stimate complessivamente intorno ai 55 milioni, un dato che tuttavia non dimostra un’influenza equivalente sull’opinione pubblica, anche a causa dell’amplificazione artificiale. 

Il problema più significativo ha riguardato la risposta delle piattaforme. Secondo il rapporto FDEI, i contenuti riconducibili a Storm-1516 sono stati segnalati anche attraverso i meccanismi previsti dal Digital Services Act. X ha respinto le segnalazioni sostenendo che i contenuti non fossero illegali, mentre Bluesky è intervenuta sugli stessi materiali, registrando successivamente un forte calo dell’attività collegata alla campagna. 

In Polonia, durante le presidenziali, sono stati individuati circa seicento contenuti riconducibili a Doppelganger tra aprile e maggio 2025. Le rimozioni di centinaia di account non hanno impedito la prosecuzione dell’operazione. Il monitoraggio ha inoltre documentato una campagna pubblicitaria su Meta con una spesa di circa 100mila euro per raggiungere un milione di utenti. 

Ancora più complesso il caso della Moldova, uno dei Paesi maggiormente esposti alle interferenze russe. Il rapporto descrive una strategia decentralizzata basata su falsi organi di informazione, siti clonati, reti di influencer retribuiti, contenuti generati con l’AI e tentativi di compromettere la fiducia nel processo elettorale. 

Particolare attenzione è stata riservata alla diaspora moldava, bersaglio di campagne volte a condizionarne o scoraggiarne la partecipazione al voto. Le autorità hanno anche chiesto il blocco di 443 canali TikTok che raccoglievano complessivamente oltre 1,2 milioni di follower. Secondo quanto successivamente dichiarato dal vertice della polizia nazionale, circa il 95% dei contenuti segnalati non sarebbe stato rimosso, sebbene il rapporto precisi di non aver potuto verificare autonomamente tutte le richieste. 

La Repubblica Ceca offre invece un elemento di cautela. Nonostante la presenza di una rete TikTok di 146 account coordinati e la massiccia attività di Portal Kombat, il monitoraggio non ha individuato un’operazione coordinata della quale fosse possibile dimostrare la capacità di influenzare il risultato elettorale. 

La crescente capacità delle campagne straniere di adattarsi ai contesti nazionali è al centro del lavoro dell’Institute for Strategic Dialogue, organizzazione internazionale che studia estremismo, polarizzazione e manipolazione dell’informazione. 

Melanie Smith, senior director di ISD, racconta ad Adnkronos come queste operazioni stiano cambiando forma. (VIDEO) 

“Abbiamo osservato campagne condotte da attori allineati alla Russia, in particolare nelle recenti elezioni regionali tedesche. Sono molto simili a quelle che abbiamo visto nelle elezioni nazionali del 2024 e del 2025, ma stanno diventando più locali e più adattate ai singoli contesti politici. Si tratta soprattutto di video che impersonano personaggi pubblici, talvolta candidati alle elezioni o giornalisti. Sembrano autentici, ma utilizzano voci generate con l’intelligenza artificiale per far apparire quelle persone come se stessero dicendo cose che in realtà non hanno mai detto”. 

Il problema non è soltanto individuare questi contenuti, ma far circolare le informazioni tra ricercatori, autorità pubbliche e piattaforme. 

“Le infrastrutture e i meccanismi esistono, ma non sono molto ben coordinati”, spiega Smith. “Abbiamo molti di questi strumenti e sappiamo cosa bisognerebbe fare, ma metterlo in pratica è ancora piuttosto difficile. Per ricercatori come noi è molto difficile capire cosa i governi sappiano e cosa non sappiano di quello che accade durante le elezioni, perché lo scambio di informazioni di intelligence è molto limitato. Spesso siamo noi a segnalare preventivamente le attività alle autorità, ma non ci è chiaro come rispondano, se rispondano e se gli obiettivi vengano effettivamente raggiunti”. 

Per Smith, la persistenza di operazioni come Doppelganger dimostra i limiti di un contrasto basato esclusivamente sulla rimozione degli account. 

“Siamo ancora nella situazione di dover rincorrere continuamente queste operazioni”, osserva, utilizzando l’espressione inglese whack-a-mole, il gioco nel quale si tenta di colpire talpe che continuano a riapparire. “Riusciamo a far rimuovere alcuni account e speriamo che sia efficace. Ma, alla fine, il successo di queste campagne dipende dal fatto che vengano riprese dai pubblici nazionali e dalle voci interne ai singoli Paesi”. 

L’ingerenza straniera diventa particolarmente efficace quando non ha più bisogno di apparire straniera. Una narrazione fabbricata all’estero può essere ripresa da influencer, siti di informazione, comunità digitali e soggetti politici nazionali, fino a inserirsi nel dibattito pubblico come una posizione apparentemente spontanea. 

“È importante continuare a rimuovere queste attività quando le individuiamo, ma serve una risposta più complessiva”, prosegue Smith. “Le persone devono capire che cosa sia la manipolazione dell’informazione e come riconoscere i contenuti prodotti dall’AI”. 

L’esperta insiste soprattutto sulla preparazione dei cittadini prima delle elezioni: spiegare in anticipo che potrebbero essere bersaglio di campagne manipolative, mostrare come riconoscerle e chiarire quali segnali osservare nei propri flussi informativi. “Purtroppo, questo non sta ancora avvenendo in modo coordinato e su larga scala”. 

La vulnerabilità delle democrazie europee non dipende soltanto dalla sofisticazione tecnologica degli strumenti di disinformazione. È strettamente collegata alla fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni. 

Katarina Klingova, del Centro per la democrazia e la resilienza di GLOBSEC, osserva il fenomeno da un punto di vista particolarmente significativo: quello dell’Europa centrale e orientale. 

“Abbiamo osservato che in diversi Paesi una parte molto ampia della società crede a queste narrazioni perché non ha fiducia nelle istituzioni pubbliche”, spiega ad Adnkronos. (VIDEO) 

Klingova richiama le ricerche di GLOBSEC sulle tendenze dell’opinione pubblica, condotte attraverso rilevazioni periodiche dal 2016. 

“In alcuni Paesi, come Bulgaria, Slovacchia e Romania, da un terzo fino al 40% della popolazione mostra vulnerabilità a diverse narrazioni polarizzanti, con una profonda sfiducia nelle istituzioni. Queste narrazioni distruggono non soltanto la coesione sociale, ma anche la fiducia nei processi democratici e nelle elezioni”. La disinformazione non opera nel vuoto: trova terreno fertile dove esistono fratture sociali profonde, sfiducia nei partiti, risentimento verso le istituzioni. Le operazioni straniere possono sfruttare queste fragilità, amplificandole e orientandole. 

Klingova ricorda come, dopo l’annessione russa della Crimea nel 2014, in Europa centrale alcuni siti abbiano radicalmente cambiato la propria linea editoriale, passando persino da contenuti sportivi alla diffusione di propaganda politica. 

Oggi la sfida è ulteriormente complicata dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dalla capacità degli attori ostili di reagire più rapidamente delle istituzioni democratiche. “Con lo sviluppo dell’AI e dei nuovi strumenti di comunicazione non possiamo permetterci di rilassarci”, afferma. “È una battaglia che non finisce mai. Non si costruisce la resilienza democratica di uno Stato membro o dell’Unione europea da un giorno all’altro. È un processo di lungo periodo che coinvolge tutto il governo e tutta la società”. Alla domanda se l’Europa sia pronta al prossimo ciclo elettorale, la risposta è prudente. “Non saremo mai pronti al 100%, a causa della rapidità con cui cambiano le tecnologie utilizzate dai nostri avversari”. 

Per Klingova esiste una differenza strutturale tra il funzionamento delle democrazie e quello dei regimi autoritari: le prime devono discutere, cercare compromessi e costruire decisioni condivise; i secondi possono agire rapidamente, senza gli stessi vincoli istituzionali. “Dobbiamo reagire più velocemente, scambiare informazioni più rapidamente e coinvolgere tutti gli attori allo stesso tavolo: istituzioni pubbliche, società civile, ma anche imprese private. Perché anche queste ultime hanno un ruolo enorme nella protezione della resilienza democratica”. 

La risposta istituzionale europea si sta sviluppando attorno all’European Democracy Shield, lo scudo europeo per la democrazia, presentato dalla Commissione nel novembre 2025. L’iniziativa punta a rafforzare l’integrità dello spazio informativo, la protezione delle elezioni, l’indipendenza dei media e la capacità della società civile di resistere alla manipolazione e alle interferenze straniere. 

Uno degli strumenti principali è il Centro europeo per la resilienza democratica, che ha avviato le proprie attività nel febbraio 2026. Il Centro mette in collegamento istituzioni europee e Stati membri, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di migliorare l’individuazione delle minacce, la condivisione delle informazioni e la capacità di risposta coordinata. 

Il problema è trasformare questa architettura in una capacità realmente operativa. L’esperienza delle campagne analizzate dal progetto FDEI indica che non basta aggiungere nuove strutture a quelle già esistenti. Occorre stabilire chi sia responsabile di ricevere una segnalazione, verificarne il contenuto, trasmetterla alle autorità competenti e assicurare che venga presa in considerazione. 

Lo stesso Digital Services Act, che offre un quadro regolatorio per affrontare i rischi sistemici delle grandi piattaforme digitali, deve confrontarsi con la difficoltà di accedere tempestivamente ai dati e verificare l’efficacia delle misure adottate. 

Il punto riguarda anche la distinzione tra disinformazione e libertà di espressione. Un’opinione controversa, una critica politica o una notizia inesatta non possono essere automaticamente assimilate a un’operazione di interferenza straniera. Per questo la risposta deve basarsi su comportamenti coordinati, infrastrutture, prove documentabili e trasparenza dei finanziamenti, evitando di trasformare la difesa del pluralismo in uno strumento di controllo delle opinioni. 

Uno dei risultati più importanti del progetto FDEI è la costruzione di una metodologia comune per monitorare le interferenze informative. 

Il consorzio ha prodotto quattro valutazioni preventive dei rischi elettorali e quattro rapporti successivi alle elezioni, 117 segnalazioni strutturate di incidenti, una base di oltre 500 casi prioritari codificati e programmi di formazione che hanno coinvolto più di cento analisti. 

Le organizzazioni partecipanti hanno utilizzato classificazioni condivise per registrare tattiche, tecniche, procedure, infrastrutture e narrazioni. L’obiettivo è rendere le informazioni raccolte in un Paese confrontabili e utilizzabili anche da ricercatori e istituzioni di altri Stati. 

Una differenza sostanziale rispetto a un sistema nel quale ogni organizzazione conduce autonomamente le proprie indagini e deve ricostruire da zero i rapporti con le autorità ogni volta che si presenta una crisi. 

Il rapporto conclusivo del progetto individua tuttavia due interrogativi ancora irrisolti: chi debba assumersi la responsabilità di colmare i vuoti operativi e come garantire finanziamenti continuativi alle organizzazioni che producono gran parte delle informazioni utilizzate dalle istituzioni. 

Il progetto FDEI ha infatti una scadenza fissata a gennaio 2027. Senza un sistema stabile di collaborazione e sostegno, una parte delle competenze e delle reti sviluppate negli ultimi due anni rischia di andare dispersa proprio mentre l’Europa si avvicina a un nuovo ciclo elettorale. 

Le elezioni che attendono diversi Paesi europei nel 2027 costituiscono un banco di prova per il nuovo sistema di difesa democratica. Francia e Italia, in particolare, saranno chiamate ad affrontare campagne politiche potenzialmente esposte a operazioni di manipolazione, amplificazione artificiale e interferenze straniere. 

Non significa che queste operazioni siano destinate ad alterare i risultati elettorali. La stessa esperienza del progetto FDEI dimostra quanto sia difficile stabilire un rapporto causale tra campagne di disinformazione e comportamento degli elettori. 

Il problema riguarda piuttosto la capacità di proteggere le condizioni nelle quali il confronto democratico si svolge: accesso a informazioni verificabili, trasparenza delle campagne digitali, riconoscibilità delle fonti, pluralismo e fiducia nell’integrità del voto. 

Per l’Italia questa sfida presenta due dimensioni. La prima è istituzionale: rafforzare la capacità di coordinamento tra autorità nazionali, istituzioni europee, piattaforme e ricercatori indipendenti. La seconda è politica: riconoscere la minaccia in modo trasversale, senza trasformare ogni iniziativa di contrasto in una nuova occasione di scontro tra maggioranza e opposizione. 

La sfida non è semplicemente eliminare le notizie false, obiettivo di per sé irrealistico. È fare in modo che le democrazie sappiano riconoscere e contrastare le operazioni sistematiche che cercano di manipolare il confronto pubblico senza rinunciare ai principi di libertà e pluralismo che intendono proteggere. 

L’Europa ha iniziato a costruire gli strumenti per farlo. I prossimi appuntamenti elettorali diranno quanto siano diventati efficaci. E soprattutto se l’Italia avrà deciso di considerare finalmente la sicurezza del proprio spazio informativo una componente essenziale della sicurezza nazionale, anziché un problema da affrontare soltanto quando un’interferenza è già stata individuata. 

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