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Alle soglie degli anni ’80 giovani giornalisti d’assalto e una Lettera 22. C’era una volta L’Altra Vicenza del sabato, cartaceo: una meteora, però…

(Articolo sui giovani giornalisti anni ’80 a Vicenza da Vicenza Più Viva n. 294 , sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

La fondò un eterogeneo drappello di giovani cronisti – tra i quali Massimo Manduzio, Alberto Franco, Maurizio Mascarin, Vincenzo Beni – sostenuti da giornalisti già affermati quali Franco Maria Silvestri, Vinca e Felix.

Giornalisti anni ’80. La macchina del tempo, grazie agli archivi dei periodici della Biblioteca Bertoliana (collocazione PER.VIC.810), ci porta al racconto di una Vicenza prossima agli anni Ottanta, quando il Veneto è ancora Vandea bianca e Vicenza è ancora la Sagrestia d’Italia. Ma qualcosa si stava muovendo. È in questo scenario che un eterogeneo drappello di giovani cronisti – tra i quali Massimo Manduzio (che nel settembre del 1981 fondò anche Segnocinema con Paolo Madron e Mario Calderale, ndr), Alberto Franco, il sottoscritto Maurizio Mascarin, Vincenzo Beni – sostenuti da giornalisti già affermati quali Franco Maria Silvestri, Vinca e Felix (la forza dello pseudonimo!), con zero budget e una mitica Olivetti Lettera22, alla vigilia degli anni Ottanta propongono ai lettori vicentini L’altra Vicenza, «un giornale alternativo alla mestizia dei verbali di cronaca offerti dai due quotidiani locali».
C’era di tutto, in quei pochi fogli a colore ‘scarsi’ di pubblicità: dalla politica locale (esemplare una bella intervista a Lino Zio, consigliere comunale Dc dal 1951 al 1979 e tra le voci illuminate di Vicenza, dal titolo: L’ ultimo Consiglio di Lino Zio) ai retroscena dei palazzi romani («A chi telefona il sottosegretario alla difesa, il vicentino Onorio Cengarle? Con 10milioni 200 mila lire di spese telefoniche, è tra i parlamentari più affezionati al telefono…»).

Giornalisti anni '80
Giornalisti anni ’80

Senza dimenticare curiosi pezzi di colore, dai toni surreali, come quello su Gianni Marchetti, il giovane avvocato chansonnier che, sulle orme di Paolo Conte e Jannacci, lontano dal freddo rigore del Foro cantava in ogni dove (io ne sono stato testimone a Parigi, a la Gare de Lione) il cosmico Lamento indiano, la sentimentale Piangi nelle valli e nelle convalli, la mitica «Bagigi a Nairobi… tu mi offrivi del tokay/ mi parlavi dei tuoi guai/ ricordavi anche Shangai… Bagigi a Nairobi ho comprato per te».

L’altra Vicenza

È il 16 dicembre del 1979 quando esce in edicola, a £ 300, il primo numero de L’altra Vicenza settimanale del sabato. Direttore e tra i fondatori, insieme ad altri colleghi, un giovane e pacato giornalista, Massimo Manduzio, che dopo una breve gavetta approderà a Il Giornale di Vicenza. Per far capire di che inchiostro era questo debuttante giornale, il pezzo d’apertura del numero 1 fa subito scalpore, anche tra gli amici della Balena bianca. Titolo: All’avvocato Pierangelo Fioretto, commissario giudiziale del Cotorossi, una parcella di 420 milioni. Tanti, tanti soldi anche per il consigliere e assessore comunale Lino Zio che, da noi intervistato, ammette: «È una cifra enorme, vorrei non credervi. Ma è così».
Tutto regolare, comunque. Sia per il compianto, fu ucciso, avv. Fioretto («Senza di me non ci sarebbe il Cotorossi», ebbe a dire), sia per il suo avvocato di fiducia, l’avv. Francesco Barilà, che sulla questione argomentò con una lettera al direttore il perché di tale parcella liquidata al suo cliente.

Noi, quelli che

Eravamo giovani, giovani scaltri con la biro e il block notes sempre a portata di mano. Giovani pronti e attenti ad ascoltare le voci della città, i suoi sentimenti, a raccoglierne i suoi malumori. E come segugi cercavamo interviste, notizie e retroscena più o meno ‘piccanti’ per la quieta piazza palladiana. Tra i tanti temi sul tappeto, l’annosa questione del Teatro Nuovo firmato Gardella. «È un bel teatro, non costa molto, 8 miliardi. Chi ha votato contro non aveva proposte precise», dirà il sindaco Giovanni Chiesa, che così chiuderà in bellezza il suo mandato amministrativo. Intanto le strutture scolastiche della città facevano acqua. Succede all’Istituto tecnico Rossi, dove le aule di laboratorio sono ridotte ad un colabrodo. «Cadono calcinacci, ma si continua a far lezione», denunciano gli studenti.

Cronisti di strada

L’Altra Vicenza non aveva logisticamente una sua redazione, ciascuno scriveva a casa il suo pezzo, dopo averlo concordato col direttore durante i quattro passi canonici in Corso Palladio. Così facendo, le notizie – meglio, i retroscena – non mancavano mai. Anche perché la Dc locale era tutt’altro che granitica e tra le contrapposte correnti le voci e i dissidi montavano presto a notizia.

L'Altra Vicenza anni '80
L’Altra Vicenza anni ’80

Tutti contro

I retroscena sulle faide correntizie interne (rumoriani vs dorotei, Lorenzo Pellizzari vs Danilo Longhi), le battaglie di posizionamento tra veterani ed emergenti erano pressoché all’ordine del giorno. Bastava coglierle e scriverle. Come nel caso del governo urbanistico della città: «L’edilizia spacca la Dc: l ’assessore all’urbanistica Danilo Longhi contro l’assessore ai lavori pubblici Porelli», scrive L’altra Vicenza. Ed il dibattito tra falchi e colombe scudocrociati saliva alle stelle.
Sulla scena della politica vicentina non c’erano solo i litigiosi Dc. Non passava inosservata la voce dell’intellettuale socialista Fernando Bandini, quella insorgente dell’architetto comunista Secone; c’era poi una sconsolata signora liberale, la Dalla Via, che per uscire da
un sordo anonimato, col tempo pensò bene di far carriera e di trasformarsi in leghista convinta. E poi c’era un protagonista, a suo modo originale e fuori dal coro, come l’eclettico editore/scrittore Neri Pozza: «I politici? Una massa di ignoranti nel vero senso della parola: illetterati, idioti, totalmente privi di cultura. Sia a livello nazionale che locale – dichiara senza mezzi termini a L’altra Vicenza –. Prendiamo ad esempio la vicenda del teatro a Vicenza…».
Quando i politici… L’altra Vicenza se lo compravano tutti, politici e portaborse. Lo compravano, ma quasi sempre di nascosto, perché non si doveva far vedere. Qualche edicolante amico del Centro ci raccontava di questo o quell’altro assessore che, per non far vedere che leggeva questo giornalino insolente, se lo faceva comprare dal portaborse di turno o dall’amico del bar.
Tanto per dire di com’era quella Vicenza che, per la verità, quanto a dose d’ipocrisia e provincialismo non ci sembra molto cambiata. Anzi. Non ebbe vita lunga L’altra Vicenza.
Appena 9 numeri nell’arco di 6 mesi. Ma per molti di noi quel giornale che voleva vederci chiaro («…andremo oltre la notizia, ci saranno gli amati retroscena…», scriveva nel suo editoriale di presentazione il giovane Massimo Manduzio) rappresentò un’ottima palestra per il futuro, e fece da battistrada ad un’altra operazione giornalistica, il settimanale Nuova Vicenza. Tutto il resto è storia. Senza nostalgia.

P.S. Il direttore di questa testata non sapeva che L’altra Vicenza, anche da lui fondata, ma per il bello e il buono di Vicenza, aveva un siffatto antefatto… e dei giornalisti anni ’80.

 

Festival “Vicenza in Lirica” conclude anno su Rai 5 con Messa in do minore K427 di Mozart curata nel 2022 dal M° Luca Guglielmi

Il Festival “Vicenza in Lirica”, prodotto da Concetto Armonico, chiude il 2024 con un prestigioso riconoscimento: il concerto inaugurale della decima edizione, registrato il 2 settembre 2022 al Teatro Olimpico, sarà trasmesso su Rai 5 martedì 31 dicembre alle ore 17.15. Protagonista della serata è la celebre “Messa in do minore K427” di Wolfgang Amadeus Mozart, proposta nella nuova performing version curata dal maestro Luca Guglielmi*.

Andrea Castello, direttore artistico del Festival, esprime soddisfazione per questa opportunità: “Abbiamo atteso due anni per mandare in onda questo capolavoro di Mozart. Credo che il Festival rappresenti un’eccellenza della città, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, e questo traguardo dà il giusto riconoscimento agli artisti, al teatro e al pubblico che ci segue”.

Gli interpreti

La Messa ha visto esibirsi un cast di alto livello, con i soprani Nina Solodovnikova e Paola Leoci, il tenore Giuseppe Di Giacinto, il basso Giacomo Nanni, l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta dal maestro Luca Guglielmi e il coro “Iris Ensemble” preparato da Marina Malavasi.

Il maestro Guglielmi ha presentato una versione attentamente rivista, integrando le parti mancanti con materiale mozartiano originale e riducendo al minimo gli interventi di ricostruzione. “Questo completamento rappresenta un contributo significativo alla ricerca musicologica e tenta una nuova via rispetto ai lavori dei miei illustri colleghi”, ha dichiarato.

Il Festival come eccellenza culturale

“Vicenza in Lirica” continua a distinguersi per l’elevata qualità delle sue produzioni, con un’attenzione particolare verso giovani talenti, orchestre e cori locali, e direttori capaci di interpretare la mission del Festival. Grazie alla trasmissione su Rai 5, questa manifestazione si conferma un punto di riferimento nel panorama culturale, capace di coniugare tradizione e innovazione con una visione internazionale.


*Luca Guglielmi: una nuova revisione della Messa in do minore KV 427 di Mozart

La Messa in do minore KV 427 di Mozart, incompiuta come il Requiem KV 626, rappresenta uno dei capolavori sacri più importanti del classicismo. Otto anni separano i due lavori, che esplorano le polarità del sublime tragico e trionfante. Diversi tentativi sono stati compiuti per completare la Messa, ma Guglielmi propone una nuova revisione, basata sul recupero e l’elaborazione del materiale originale di Mozart, riducendo al minimo le integrazioni ex novo.

Gli interventi principali

  • Il Credo: completato aggiungendo un’aria e un coro, adattati da lavori mozartiani coevi, con particolare attenzione alla strumentazione originale e al carattere concertante.
  • Il Sanctus: rivisto per migliorare la distribuzione del materiale vocale e strumentale senza alterazioni significative.
  • L’Agnus Dei e il Dona nobis pacem: il primo rielaborato come contrafactum del Christe del Requiem, mentre il secondo, concepito come doppia fuga, è stato integrato con schizzi originali e un’elaborazione della coda.

L’obiettivo

La revisione intende rispettare lo stile e il linguaggio mozartiano del 1783, fornendo una versione coerente e fedele, capace di attrarre studiosi, interpreti e pubblico. Guglielmi sottolinea il piacere intellettuale e artistico derivante dal confronto con un’opera di tale grandezza, pur consapevole delle limitazioni imposte dall’incompiutezza delle intenzioni originali di Mozart.

Domani sera, 29 dicembre, al Mamì Bistrot di Rivabella le “debuttanti” del burlesque

Domenica 29 dicembre, al Mamì Bistrot di Rivabella, grande serata consacrata all’arte del burlesque. Dalle ore 19, sul palco di via Paolo Toscanelli, saliranno le allieve della “Chez Blanche Burlesque Academy”, una delle più rinomate scuole italiane di questo genere teatrale* che ha inaugurato a Rimini lo scorso mese di ottobre.

Il live-show delle “beginners” – che si esibiranno in una coreografia in chiave natalizia – sarà nobilitato dalla presenza di alcune guest-star, come le celebri perfomer Claire Gatsby, affermata award winner internazionale, e Tuna Tartare, burlesquer pluripremiata per la sua originale genialità.

La serata, 15 euro il biglietto d’ingresso con inclusa la prima consumazione (info 366 502 5515), sarà condotta da Nuit Blanche (nome d’arte di Giulia Moser), sangue italo-austriaco, ma residente da sempre a Bologna, una delle performer italiane più premiate: N° 31 nella TOP50 delle migliori burlesquer al mondo, N° 10 nella TOP20 europea e vincitrice dei più prestigiosi festival internazionali.

La Chez Blanche Burlesque Academy (Info giulia.nuit.blanche@gmail.com) nasce dalle ceneri della Silk Ribbon Burlesque Academy, che Nuit ha fondato nel 2009 e ha diretto fino al 2020. In questi anni di esperienza ha affinato diverse tecniche di insegnamento, che hanno portato alla formazione di performer vincitori di numerosi premi e riconoscimenti internazionali. La sua è la più longeva scuola in Emilia Romagna fondata da un’artista di Burlesque riconosciuta dalla scena mondiale e certificata CSEN.

*Il burlesque, nato in Inghilterra nel XVIII secolo, è un genere di spettacolo satirico caratterizzato da umorismo critico e parodico, con l’obiettivo di ridicolizzare i generi teatrali allora in voga. Diffusosi successivamente negli Stati Uniti, ha subito numerose trasformazioni. Alla fine del XIX secolo, il burlesque si distingue per l’uso di caricature, canzoni e danze, eseguite da ballerine sempre più svestite, includendo spogliarelli. Con il passare del tempo, però, ha perso gran parte della sua componente satirica e caricaturale, evolvendosi in uno stile di intrattenimento più vicino al varietà.

Presidente Zaia riceve a Venezia il neo questore di Belluno Della Rocca

VENEZIA (ITALPRESS) – Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha ricevuto oggi a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, il nuovo Questore di Belluno Roberto Della Rocca, insediatosi il 16 dicembre scorso. Zaia e Della Rocca si sono intrattenuti in cordiale colloquio su vari tempi di interesse generale e comune. Il Governatore ha assicurato al Capo della Questura bellunese la massima disponibilità a tutte le possibili collaborazioni istituzionali per la salvaguardia della sicurezza dei cittadini, anche in vista della corsa verso le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

foto: ufficio stampa Regione Veneto

(ITALPRESS).

Vicenza, sabato 11 gennaio cerimonia in memoria del partigiano Dino Carta ucciso dai fascisti ottant’anni fa

Si terrà sabato prossimo 11 gennaio la cerimonia in occasione dell’80° anniversario dell’uccisione del partigiano Dino Carta, avvenuta nel 1945 in via Ottone Calderari a Vicenza.

All’evento sono invitati cittadini, studenti e associazioni, che potranno avere l’occasione di ricordare e in alcuni casi di conoscere la storia del giovane partigiano, che fu poi decorato con Croce al Valor Militare. Prima studente del Patronato e dell’Istituto Rossi poi giocatore del Lanerossi Vicenza, nel 1944 Dino Carta, non ancora ventenne, scelse di unirsi alla Resistenza, arruolandosi nella polizia ausiliaria per trasmettere informazioni sul trasporto delle armi e sui rastrellamenti. Si impegnò nel delicato compito fino al gennaio 1945 quando, tradito da un compagno, fu interrogato e torturato in Villa Girardi in via F.lli Albanese, la famigerata “Villa Triste” (il drammatico capitolo delle torture durante gli anni della Resistenza è purtroppo ricco di drammatiche testimonianze), dalla quale riuscì a scappare giungendo fino a via Calderari dove però venne raggiunto e ucciso.

La cerimonia di sabato, organizzata dal Comune di Vicenza e dal comitato provinciale di Vicenza dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi), in accordo con la Confederazione delle associazioni combattentistiche e con il Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza, si terrà alle 11 in via Ottone Calderari, davanti alla lapide intitolata al giovane partigiano.

Dopo la deposizione di una corona d’alloro alla lapide, la vicesindaca Isabella Sala porterà il saluto dell’amministrazione comunale. L’orazione ufficiale sarà tenuta dai giovani Guglielmo Baldisseri e Nicolas Pasantes.

Tommaso Cevese, iridescente artista dai tanti riflessi

(Articolo su Tommaso Cevese di Federica Zanini da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Ancora fresca di stampa, è appena uscita la sua antologia poetica Iridescenze per Guido
Miano Editore-Milano, ma la passione di questo vicentino per i versi, la musica, la storia,
la filosofia, la fotografia e per la sua terra è un fiume in piena. Inarrestabile e trascinante.

Come si fa a parlare semplicemente di figlio d’arte, quando le arti sono più d’una? Quando dalla linfa originaria prende vita un albero tutto nuovo, dalle infinite, magiche ramificazioni?
Dal padre Renato – celebre storico dell’arte e dell’architettura vicentino, tra i fondatori dell’associazione degli Amici dei Monumenti, dei Musei e del Paesaggio per la città e la Provincia di Vicenza (APS), promotore di Vicenza città Unesco, a lungo direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, membro dell’Accademia Olimpica,
Medaglia d’Oro ai benemeriti della cultura e dell’arte – Tommaso Cevese ha certamente ereditato l’amore per e la dedizione al territorio berico, in tutte le sue caratteristiche tipicità e sfaccettature.

Foto di Tommaso Cevese 2
Foto di Tommaso Cevese

Tra le mille cose con cui dà ritmo alla sua vita, infatti, Tommaso si (pre)occupa di indagare, cantare, promuovere e immortalare il territorio.
Se il padre si è schierato soprattutto in difesa del patrimonio artistico e architettonico, le ville in particolare, del Vicentino, muovendo passi determinanti per la sua iscrizione nella Lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Tommaso – che è comunque vittima dello stesso incantesimo – allarga il suo cuore, la sua penna e il suo obiettivo fotografico a quello che è il patrimonio naturalistico di queste terre.
Tommaso Cevese è tanti talenti, che convivono tutti insieme appassionatamente. Incarna tutto ciò che gli consente di esprimere le sue tante emozioni. È insegnante, musicista, poeta, fotografo e chissà quanto altro che non ha il tempo di svelare.
La sua biografia è lunga, affollata e variegata. Cevese è laureato in Lettere moderne con indirizzo musicale e in Filosofia con indirizzo epistemologico, professore di storia e filosofia al liceo Quadri – che da illuminato organizza lezioni interdisciplinari di storia e di ascolto della musica con la “nostra” soprano Alessandra Borin (ndr. autrice della rubrica che esordisce su questo numero), sensibile e “colorato” fotografo naturalista ma non solo, scrittore, poeta e musicista.
Assolto il dovere di cronaca, c’è da dire che a noi tutto sommato poco importa della biografia nei nostri ritratti: quello che indaghiamo è l’uomo che ne esce.
Lo stesso dicasi per la bibliografia: elencare tutti i tanti volumi – tra fotografia, poesia e turismo – di cui è autore o co-autore Cevese servirebbe solo a rubare spazio prezioso al racconto della sua anima.
Cominciamo allora dalla creatività, condita di caparbietà, che lo distingue fin da giovanissimo. A 22 anni, già appassionato di musica e ammiratore del padre, desidera un pianoforte su cui esercitarsi, ma Renato, laureato al Conservatorio, rifiuta di noleggiarne uno per il figlio, di cui stronca (o almeno ci prova) l’entusiasmo affermando che ha mani troppo piccole e non è abbastanza metodico per fare il pianista.
Tommaso, però, non si arrende e si arrangia da autodidatta. Oltre ad avere un bel caratterino, ha molto orecchio e una predisposizione per l’ascolto musicale. Nei suoi viaggi in treno da pendolare universitario non fa che fischiettare – in suoi personali riadattamenti – i temi musicali ascoltati qua e là. Nasce così, sui binari, la sfida di arrivare a scrivere le proprie composizioni. Tre o quattro lezioni con padre Antonio Cozza – altro vanto vicentino, per diciassette anni organista del Duomo, deceduto tre anni fa – e arriva il primo brano firmato Tommaso Cevese. Il neo-compositore continua poi ad ascoltare, ispirarsi, suonare e scrivere alacremente sui suoi amati quadernoni, che ancora conserva.
Qualche lezione, questa volta con Pierangelo Valtinoni, rinomato compositore di Montecchio Maggiore, e nasce la sua prima Ave Maria, ancora mai suonata e attuale ‘grillo per la testa’ di Tommaso, che ritiene sia “giunta l’ora di riprenderla in mano”. C’è poi un’altra sua Ave Maria, per piano, oboe e soprano (ancora la “nostra” Borin), invece offerta al pubblico lo scorso settembre in occasione del 15° anniversario della morte del padre, eseguita nella cornice di Palazzo Leoni Montanari insieme ad Alessandra Borin. Nel frattempo, però, sui quadernoni prima e sugli spartiti poi, danzano e si posano le note di diverse composizioni originali, per pianoforte, flauto, organo, violoncello, tromba e arpa.
È testardo Cevese, ma non si intestardisce su un solo strumento, né sul singolo talento. Svolazza con eleganza e curiosità, le antenne sempre ben alzate, tra un’emozione e l’altra, che si tratti delle note sul pentagramma, i tasti del pianoforte, i versi di una poesia, la risposta dei suoi ragazzi a scuola, le inquadrature della sua macchina fotografica. Ma anche i sentieri delle sue montagne, tra esplorazioni e scatti di cui poi riempie le guide turistiche al territorio.

Tommaso Cevese, foto
Tommaso Cevese, foto

Il babbo, nel 2005, ha pubblicato la prima guida in assoluto alla nostra città (Vicenza. Ritratto di una città), oggi lei continua a tracciare il suo solco, ma abbraccia l’intero territorio con un occhio di riguardo alle ville palladiane, di firma o di stile che siano, ma con una passione particolare per altri capolavori, quelli di Madre Natura.

«Si, inevitabile quando ami la tua terra non renderle omaggio. Soprattutto se lo merita,  come quella berica. Papà ha lavorato tanto perché lo straordinario patrimonio storico e architettonico di Vicenza non solo non fosse trascurato, ma fosse salvaguardato e passasse sotto tutela Unesco. Io personalmente ho curato e fornito la documentazione fotografica per l’inserimento nella Lista Mondiale. Continuo, come lui, ad avere il pallino delle ville venete, che non mi limito a fotografare e porre al centro di iniziative editoriali,
ma da cui traggo continue ispirazioni. Nel 2010 mandai il mio libro su Villa Velo Guardini di Isola Vicentina a Papa Benedetto; mi rispose il segretario del pontefice, inviando per suo conto la benedizione apostolica. Tornando agli input ricevuti da papà, negli anni Novanta aveva avuto l’idea di un sentiero che ripercorresse le tracce geo-letterarie di Antonio Fogazzaro, a Tonezza; ne è nata la mia guida, realizzata con Chiara Faresin, Il Cammino Fogazzaro-Roi, cui ho in programma di far seguire, l’anno prossimo, Il Cammino Rigoni Stern, con la chicca di un’introduzione al violino e al piano. Nel frattempo, sempre per Cierre, sto lavorando ai testi di Valli d’incanto tra l’Astico e Posina, un libro fortemente evocativo, la cui parte fotografica ho già finito di curare, in cui a raccontare è un emigrato di ritorno alla sua terra. Tra i progetti per il prossimo futuro c’è infine un vasto libro sulla Pedemontana del Brenta e l’Altopiano dei Sette Comuni».

La sua opera è stata definita sensoriale. In ogni sua declinazione, parte da emozioni veicolate da tutti e cinque i sensi. Io la trovo anche perfetta come l’8 dell’infinito: il poeta che scrive versi, che trova la poesia nel paesaggio e lo immortala con colori e luci poetici, che si riempie di sensazioni che poi traduce in musica, componendo brani a loro volta poetici… e via così in uno straordinario circolo virtuoso.

«Per me è una cosa naturale, che non decido. È tutto espressione dei miei sentimenti e in tutto metto sentimento. Un’espressione artistica non esclude, non preclude e non prevarica l’altra. Al contrario, le mie creazioni fondono spesso più espressioni. Un esempio davvero singolare? Mentre la mia antologia poetica Iridescenze, cui tengo molto ma che è il frutto di una mia pur entusiastica adesione a un progetto più ampio dell’editore, è appena approdata in libreria, nel 2025 pubblicherò Fili di vita, un libro tutto mio, particolarissimo, che unirà poesia (di impronta filosofica), foto e musica (che si potrà ascoltare tramite QRcode). È un’opera, tornando al discorso delle diverse espressioni artistiche, che mi rappresenta davvero tanto. Infine, sto lavorando al libro di foto e poesie Dialogo con la mia ombra».
Non è uno che se la tira, detto in maniera non esattamente poetica, Tommaso Cevese, è che inevitabilmente, una volta che l’hai conosciuto, te lo ritrovi un po’ ovunque.
Ovunque ci sia lo splendore del mondo da accogliere, che è poi, secondo Goethe, la vocazione del vero poeta.
Sul sito www.tommasocevese.it si può scoprire nei dettagli chi è davvero, tutto quello che ha fatto, sta facendo e farà, e qualche chicca, come i video di Alessandro Quasimodo, figlio del Premio Nobel Salvatore, che legge alcune sue poesie, scelte personalmente e accompagnate da particolari ambientazioni.

Premio Letterario Nazionale “Voci Verdi 2025” a Bassano del Grappa compie 18 anni: iscrizioni aperte fino al 25 gennaio

Il Premio Letterario Nazionale “Voci Verdi 2025” raggiunge la maggiore età con la sua diciottesima edizione. Questo traguardo importante rappresenta il continuo impegno dell’Associazione Culturale “Va Pensiero” nella promozione culturale e territoriale, nonostante le sfide degli ultimi anni, tra cui la pandemia da COVID-19.

Il progetto della meritoria Associazione Culturale “Va pensiero” della presidente Maria Nives Stevan, si articola in diverse sezioni: “Poesia”, “Narrativa”, “Arte/Immagine” ed è parte di un più ampio programma socio-educativo volto alla valorizzazione del territorio italiano, dalle isole di Sicilia, Sardegna e Isola d’Elba comprese.

Il tema dell’edizione 2025: “La Terra”

Quest’anno il tema scelto, “La Terra”, ispira le sezioni rivolte ai giovani tra gli 11 e i 17 anni delle scuole medie e superiori, con racconti brevi, poesie e fumetti. Per le scuole primarie è richiesto un “breve racconto”, mentre per gli adulti e i detenuti il tema è libero, con le sezioni dedicate alla narrativa e alla poesia.

Inoltre, tra i premi assegnati, saranno presenti prodotti tipici della terra vicentina e veneta: dal bianco asparago al rosso ciliegia, fino alla novità del 2025, la verde oliva in mini-confezioni del pregiato olio extravergine.

Premiazioni in una cornice d’eccezione

Come da tradizione, le premiazioni si svolgono sempre in luoghi simbolici della città di Bassano del Grappa e della Regione Veneto, con l’Istituto Scalabrini che farà quest’anno da cornice a questo importante evento culturale. In passato, prestigiosi edifici storici come il Castello degli Ezzelini e il Museo Civico hanno ospitato questa manifestazione, consolidandone il legame con il territorio.

Una collana antologica per i vincitori

Le opere premiate saranno raccolte in una collana antologica composta da 18 anelli, una pubblicazione di pregio apprezzata dalla critica, che darà visibilità agli autori attraverso poesie, racconti e fumetti a colori. A garantire l’eccellenza della selezione, una giuria composta da critici letterari, giornalisti, scrittori e artisti di spicco.

Un evento tra cultura e musica

A impreziosire il pomeriggio culturale sarà il gruppo musicale “Joy Vocal Project”, diretto dal maestro Eros Zecchini, che allieterà i presenti prima di un cocktail offerto dal Ristorante Sant’Eusebio.

Come partecipare

Le iscrizioni al Premio Letterario Nazionale “Voci Verdi 2025” sono aperte fino al 25 gennaio 2025 e sono rivolte a tutta la società civile, con particolare attenzione ai giovani. Per ulteriori informazioni e per iscriversi, è possibile visitare il sito ufficiale vociverdi.it.

L’Ometo che conquistò la luna è il nuovo capitolo di uno spettacolo corale: in scena al Teatro Comunale “G.Verdi” di Lonigo sabato 11 gennaio

Il Cartellone 2024-2025 del Teatro Comunale “G.Verdi” di Lonigo riprende la programmazione con lo spettacolo, fuori abbonamento, L’Ometo e la luna, scritto e diretto da Alessandro Anderloni, autore e attore di prosa, oltre che direttore artistico di questo teatro. Ciò che andrà in scena sabato 11 gennaio alle ore 21.00  è il quattordicesimo capitolo teatrale di un paese, Velo Veronese, che da venticinque anni si mette in scena per raccontare la sua storia.

Alessandro Anderloni (Le Falìe)
Alessandro Anderloni (Le Falìe)

Dal 1990 Anderloni coinvolge gli abitanti del suo paese, dove è nato e dove vive, un un’esperienza teatrale comunitaria. Un progetto di partecipazione corale, con più di trecento persone di un paese di 750 abitanti, già salite sul palcoscenico a interpretare la loro storia, grazie ai testi che l’autore scrive attingendo alle narrazioni e alle tradizioni, nonché ai ricordi avvenuti nella sua terra.

L’Ometo e la luna inizia dalla commovente vicenda di un postino. Lo chiamavano l’ometo, anche se si chiamava Saturnino. Ogni giorno, a piedi, in bicicletta, con gli sci, dopo che con la corriera erano arrivate da Verona lettere e cartoline, dalla piazza di Velo Veronese saliva alle contrade a incontrare e a consolare solitudini: la sarta con il marito emigrato, il contadino vedovo, i due fratelli da maritare, la dolce Andreina di cui era segretamente innamorato. Finché, come racconta l’antica storia, in una notte di luna piena Saturnino non finì lassù, come l’ometo che olea quèrdar la luna co na forcà de spinarele. Era il 1969 e alla televisione si diceva che l’Uomo avesse messo piede sulla luna. Ma guardando lassù, sulla luna, si vedeva solo la sagoma dell’ometo prigioniero del suo sogno d’amore.

«Avevo in mente la storia di un postino innamorato», dichiara Anderloni, «e ho trovato la storia dell’ometo nei ricordi dei vecchi del mio paese quello dell’ometo. Nello stesso tempo ho trovato, casualmente, la novella Scrivere a se stessa di Cesare Marchi, nel libro Quando eravamo povera gente, e ho attinto da lì gli spunti per arricchire il mio narrare. Questo spettacolo, pur divertentissimo, porta in scena la solitudine dei montanari. Si ride e si esce con la sensazione che la vita in montagna possa essere talvolta estremamente dura, eppure alleviata dalla solidarietà tipica del mondo contadino. È lo spirito di comunità che pervade il nostro fare teatro, quassù. Sul palcoscenico non ci sono protagonisti, tutti lo sono allo stesso modo, tutti sono indispensabili e unici. Parlano l’unica lingua per noi possibile, il dialetto veronese, che è garanzia di autenticità e di poesia. “L’unica lingua che conosco”, come diceva Luigi Meneghello; “la lingua che abbiamo succhiato al seno della mamma”, come scrisse Dante. Una lingua teatrale formidabile, capace di far dimenticare il dilagare dell’appiattimento semantico e contenutistico a cui ci abitua questo nostro tempo insulso e superficiale. Ah, se il teatro tornasse a raccontare le storie del nostro Veneto contadino…».

Sul palcoscenico ci sono 18 attori e attrici dai 10 agli 80 anni, in uno spettacolo di quasi tre ore che diventa un affresco vivido del microcosmo di Velo Veronese, che è capace di parlare a tutti e a tutte. La musica (composta dallo stesso Anderloni, che è autore di testo e regia) è interpretata da Thomas Sinigaglia alla fisarmonica. I costumi sono curati da Thomas Dal Dosso e Giulia Corradi.

Il Cartellone 2024-2025 del Teatro Comunale di Lonigo è sostenuto da Autovega, Rino Mastrotto Group, Fondazione Farmacia Miotti, FIS- Fabbrica Italiana Sintetici, Villa Pisani Bonetti, con l’Amministrazione Comunale di Lonigo, oltre a quanti hanno sosterranno le singole iniziative e rassegne, e la collaborazione con lo IAT di Lonigo, la Pro Loco di Lonigo e con la Provincia di Vicenza.

Spettacolo fuori abbonamento della durata di 120 minuti. Per l’acquisto degli accessi agli altri spettacoli è possibile rivolgersi alla Biglietteria del Teatro: lunedì e sabato mattina dalle 10.30 alle 13.00, mercoledì pomeriggio dalle 16.00 – 18.30. La sera dello spettacolo, a partire dalle ore 20, l’acquisto è possibile presso la Biglietteria. Oppure Online, sul sito teatrodilonigo.it 

Per informazioni, telefonare al numero 0444 835010, negli orari della biglietteria.

I supplì prima del supplizio (gastronomico e non solo) delle feste

(Articolo di Federica Zanini sui supplì da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati).

Ciuc(c)a Matta, in questo momento di grandi impegni non solo di stomaco una soluzione pratica, veloce e gustosa.

Dicembre, mese di banchetti, apericene (che adesso fa tanto figo), brunch (ancora più figo), cenoni, veglioni…ricchi premi e cotillon. Anche per chi è agnostico, ateo, di altro credo o semplicemente non praticante, nel periodo natalizio c’è un rito solenne che non lascia scampo a nessuno e che, senza tema di risultar blasfemi, è insindacabilmente sacro: scambiarsi gli auguri insieme a seduzioni gastronomiche, di ogni gusto, forma, tradizione e taglio.
Amuse-bouche, antipasti, primi, secondi, contorni, macedonie, sorbetti e dolci senza ritegno… nemmeno i più morigerati e i meno golosi sapranno trattenersi. Nonostante questo, apriti frigo… che avanzerà di tutto e di più.
Qualche tartina del pranzo potrà riapprodare, intristita e raggrinzita, in tavola a cena, qualche insalata per star leggeri si appesantirà del cappone arrosto rimasto sul piatto da portata, la frutta secca inviterà a finire quel po’ di mascarpone e gorgonzola, ma poi – fidatevi – ci sarà sempre di che metterci mano. E cervello.
Fatto salvo che la ‘vellutata ‘all inclusive’ di cui ho raccontato nel numero precedente di VicenzaPiù Viva per introdurvi il singolare, creativo ed ecosostenibile concetto culinario di Ciu(c)ca Matta è sempre l’infallibile jolly per un riciclo da poco tempo e tanta resa, non mi sostituirò ai giornali e l’Internet di stagione che propinano le scoperte del secolo: come fare il tiramisù con il pandoro avanzato, come fare una zuppa saporita e portafortuna con quei miseri mucchietti di puré e lenticchie che si sono mescolati tra loro nella pirofila e manco se vuoi li puoi più separare, come preparare dei rustici di pasta sfoglia con quelle due fette di cotechino miracolosamente risparmiate dalla curva senior della tavolata (la generazione, insomma, che ancora sapeva mangiare), come fare un timballo veloce con la pasta o i ravioli avanzati, come ridurre (letteralmente) in polpette carni e pesci abbandonati.
No, in questo momento di grandi impegni non solo di stomaco, vi suggerisco una soluzione pratica, veloce e gustosa, che non richiede troppo lavoro, stuzzica l’acquolina e che, sempre che non abbiate deciso di nutrirvi di gamberoni, aspic, baccalà, arrosti, lessi con la mostarda, pandoro e mandorlato fin dal primo di dicembre, vi risolverà la vita anche nell’attesa del clou delle Feste.
Il risotto che fu: abracadabra, eccovi degli sfiziosi supplì. Nel mio caso mi ero dedicata a uno degli abbinamenti d’autunno che più amo: zucca e salsiccia. Ben freddo di frigo (per essere certi che tenga bene si può comunque mescolarvi un uovo e un po’ di farina), inumidendo prima le mani, ne ho fatto delle palline al cui centro ho posizionato un bel quadrotto di formaggio tipo latteria. A parte ho preparato abbondante pan grattato (possibilmente a grana grossa o, ancora meglio, grattato a mano con la grattugia grossa come facevano i nonni), condito con sale, pepe, aglio in polvere, abbondante grana grattugiato ed erbe aromatiche secche.
Il tocco in più, briciole di cipolle fritte croccanti. Passati i singoli supplì nella panatura, li ho messi in friggitrice ad aria con qualche pouf di olio evo e fatti cuocere a 200° per una quindicina di minuti (girandoli a metà cottura). Si possono dorare anche in forno o addirittura friggere in olio bollente.
A seconda di quanto supplì…zio vogliate imporvi.

Giallo Berico: il 15 febbraio 2025 a Ponte di Barbarano la quarta edizione tra cinema, thriller e musica dal vivo

La Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI) si prepara a ospitare la quarta edizione di Giallo Berico, l’attesa rassegna cinematografica dedicata al genere giallo e thriller, promossa da SHATTER Edizioni. L’evento si terrà sabato 15 febbraio 2025 a partire dalle ore 15:00 e offrirà al pubblico un’immersione tra proiezioni, incontri esclusivi, omaggi e approfondimenti unici sul mondo del brivido.

Tra i momenti salienti, un tributo al regista Claudio Lattanzi, con la proiezione del suo horror apocalittico Everybloody’s End e l’intervento dello sceneggiatore Antonio Tentori, che ricorderà la collaborazione con il regista recentemente scomparso. Inoltre, sarà proiettato un contenuto esclusivo tratto dall’ultima opera di Lattanzi, Il tempo del sogno.

Ospiti di rilievo e anteprime esclusive
Tra i nomi di spicco, lo sceneggiatore Franco Ferrini, noto per il sodalizio con Dario Argento, presenterà in anteprima il suo romanzo Modena: caccia al Mostro, ispirato al cold case del “Mostro di Modena”, protagonista anche di una docuserie a cura del regista Gabriele Veronesi, che sarà proiettata integralmente durante l’evento.

Gli amanti del cinema di culto potranno godere di un omaggio all’attore Charles Bronson, con la proiezione di un mistery movie e l’incontro con il critico Massimo Moscati, autore della monografia Charles Bronson – Il duro di Hollywood.

Musica e memorabilia
A rendere l’atmosfera di Giallo Berico ancora più coinvolgente ci sarà la pianista Angela Busato, che interpreterà dal vivo celebri colonne sonore del genere thriller. Gli appassionati potranno esplorare stand tematici con gadget, libri e dischi.

Un evento imperdibile per i cultori del giallo e per chi cerca emozioni da brivido sotto i colli Berici.

Informazioni
Per dettagli e prenotazioni: gialloberico@shatteragency.com
Sito web: www.shatteragency.