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Teatro San Marco di Vicenza, domani si recita per i bambini. In scena “Niente da dichiarare”, ricavato a favore di Abam onlus

La sera di domani, sabato 18 gennaio, al teatro San Marco di Vicenza andrà in scena la commedia brillante “Niente da dichiarare”. Lo spettacolo è organizzato su iniziativa dall’associazione Abam onlus, e il ricavato sosterrà alcuni progetti nei reparti pediatrici degli ospedali vicentini e attività sul territorio a favore di bambini bisognosi di assistenza medica e alle loro famiglie.

L’evento è stato presentato oggi a Palazzo Trissino dall’assessore alle politiche sociali Matteo Tosetto, dal presidente dell’associazione Abam onlus Paolo Bassan e dal presidente dell’Associazione Teatro Insieme Sarzano APS Gaetano Tarda.

teatro san marco
Ancora un momento della presentazione dello spettacolo per Abam

L’assessore Tosetto ha ricordato i meriti dell’associazione Abam, che dal 1979 è impegnata per i bambini bisognosi di cure e che necessitano di attrezzature all’avanguardia, per le quali Abam organizza raccolte di contributi. Anche l’Ospedale San Bortolo di Vicenza ha beneficiato del lavoro di Abam, grazie al quale ha avuto in dotazione un monitor multiparametrico neonatale maxillo-facciale e l’allestimento di una Family Room. L’associazione per Vicenza ha contribuito al progetto Carabam per l’assistenza domiciliare pediatrica. «Queste – ha dichiarato Tosetto – sono solo tre delle numerose iniziative sostenute a livello provinciale dall’associazione che ancora una volta, con lo spettacolo del 18 gennaio al Teatro San Marco, ha l’obiettivo di raccogliere altri fondi per nuovi progetti. Invito quindi a partecipare per cogliere l’occasione di trascorrere una serata in allegria e dare un aiuto a chi è meno fortunato».

Il Presidente di Abam Paolo Bassan ha tenuto a ringraziare sia il Comune di Vicenza, e in particolare l’assessore Tosetto, per aver ideato l’iniziativa, sia i protagonisti dello spettacolo: «Un ringraziamento particolare all’Associazione Teatro Insieme Sarzano con il suo presidente Gaetano Tarda per offrirci questo spettacolo teatrale, il loro talento e la loro passione. Sarà sicuramente una serata piacevole e divertente, all’insegna della solidarietà».

Ambientato a Parigi ad inizio 1900, lo spettacolo “Niente da dichiarare” ha come protagonista una famiglia alto borghese, la famiglia Dupont, che sta festeggiando l’avvenuto matrimonio della prima figlia con un nobile rampollo. Ma un malaugurato accidente rimette in discussione convinzioni, promesse, fedeltà e impegni assunti, facendo capire che non è oro tutto ciò che riluce. Una scrittura lieve, ma incalzante, un turbinio di eventi divertenti e drammatici allo stesso tempo, condurranno all’immancabile, anche se sudato, lieto fine.

Lo spettacolo avrà inizio alle 20.45 al Teatro San Marco. Biglietto intero a 10 euro, ridotto per minori di 12 anni e over 60 a 8 euro. Prenotazioni: www.tsmvicenza.it , 0444.922749

Abam, Associazione Bambini Affetti da Malformazioni congenite

abam deplian associazione abam depliant associazioneL’associazione no-profit Abam, Associazione Bambini Affetti da Malformazioni congenite, è una Onlus di beneficenza che opera principalmente nel vicentino. Nata nel 1979 con l’obiettivo primario di aiutare i bambini nati con malformazioni congenite, Abam agisce in contatto continuo con i medici responsabili dei reparti di pediatria, patologia neonatale, chirurgia pediatrica e maxillo facciale dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza in modo da sapere tempestivamente quali sono i macchinari medicali di cui c’è bisogno, per poi attivarsi nelle raccolte fondi.

Grazie proprio alle attività di raccolta e soprattutto alla generosità di tante aziende locali e privati, Abam acquista direttamente le apparecchiature donandole poi ai reparti richiedenti, dando immediata concretezza ai progetti.

Coordinata da un consiglio direttivo che opera in modo del tutto volontario, Abam onlus ha negli anni ampliato la propria azione rivolgendosi anche a progetti volti a garantire servizi sul territorio della provincia di Vicenza, come ad esempio il progetto BluAbam a Noventa Vicentina per bambini affetti da disturbi dello spettro autistico e NuotiAMO, attività in piscina per bambini e ragazzi disabili che si svolge sull’Altopiano di Asiago.

L’Associazione, inoltre, supporta economicamente alcune famiglie con bambini affetti da disturbo dello spettro autistico o altri disturbi dell’età evolutiva che necessitano di terapie e cure specifiche e particolarmente onerose.

Per maggiori informazioni si può seguire l’attività dell’Associazione su Facebook oppure attraverso il sito internet.

Vo’ on the Folks, a Brendola scatta la XXIX edizione del festival

Torna anche quest’anno a Brendola, in provincia di Vicenza, Vo’ on the Folks. La storica rassegna dedicata alla world music e al folk, nata nel 1996 e diretta da Paolo Sgevano, propone dall’8 febbraio al 22 marzo 2025 il suo classico viaggio tra le musiche e le culture del mondo. Quattro serate a cadenza quindicinale che porteranno alla Sala della Comunità di Brendola artisti internazionali provenienti da Zimbabwe, Ungheria, Grecia, Romania, Spagna, Irlanda oltre che dall’Italia. Dal canto dei minatori zulu con il trio Insingizi (8 febbraio) all’incontro tra la musica balcanica e la canzone popolare greca con Veronika Varga e Mortissa Quartet (22 febbraio), dalla contaminazione tra la tradizione sarda e la canzone catalana e ispano-americana con Ester Formosa & Elva Lutza (8 marzo) alla musica tradizionale irlandese con la band Goitse (22 marzo).

«Nel corso di questi 30 anni abbiamo proposto esperienze, culture, storie e sonorità diverse unite nell’ottica di quel mélange che rende unica la world music» dichiara il direttore artistico Paolo Sgevano. «Anche quest’anno le musiche dei diversi continenti saranno ben rappresentate all’interno di un viaggio che inizierà dallo sconfinato patrimonio dell’Africa australe e spazierà tra le diverse tradizioni europee, per concludersi sull’isola di Smeraldo».

Ad inaugurare la XXIX edizione di Vo on the Folks, sabato 8 febbraio alle ore 21, toccherà agli Insingizi, tre cantanti provenienti da Bulawayo (Zimbabwe) che interpretano il classico stile vocale ‘mboube: il canto degli operai zulu reclutati nelle campagne e portati a lavorare in miniera, reso celebre in tutto il mondo da “Graceland” di Paul Simon. Il tutto con l’ausilio degli strumenti più antichi e più autentici – la voce e le percussioni – che danno vita a energiche esibizioni live.

Il festival prosegue sabato 22 febbraio con il concerto dell’artista ungherese Veronika Varga che incontra il Mortissa Quartet e la cantante originaria della Transilvania, Ilka Kisgyörgy. Due raffinate e potenti voci femminili, accompagnate da virtuosi assoli di chitarra, fisarmonica e bouzouki che creano un magnifico intreccio tra il classico rebetiko greco degli anni ’30-’40 e le diverse espressioni musicali dell’Europa centrale e orientale.

L’8 marzo la celebre cantante-attrice originaria di Barcellona, Ester Formosa incontra i musicisti sardi Elva Lutza con un progetto che fonde la canzone ispano-americana e catalana, rivisitandola attraverso la tradizione sarda e la sua contaminazione con l‘improvvisazione e la canzone d’autore.

L’edizione 2025 di Vo’ on the Folks si concluderà il 22 marzo con le sonorità celtiche e l’Irish music di Goitse. La band irlandese è stata nominata “Traditional Group of the Year” da Live Ireland, “Group of the Year” da Chicago Irish American News e ha vinto il prestigioso “Freiburger International Leiter 2016” in Germania, diventando uno degli ensemble tradizionali più acclamati del Regno Unito.

Organizzato dalla Sala della Comunità di Vo’ di Brendola e Frame Evolution, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Brendola e la Banca delle Terre Venete, il “Vo’ on the Folks” rappresenta uno spazio privilegiato per la riscoperta e la tutela di preziose tradizioni da conservare e tramandare, rilette in chiave contemporanea. Come testimoniano gli artisti che si sono esibiti a Brendola in questi trent’anni: Enzo Avitabile, Hevia, Kocani Orkestar, Joana Amendoeira, Dervisci Rotanti, Antonella Ruggiero, Jim Hurst, Carmen Souza, Mick O’Brien, Riccardo Tesi & Banditaliana, Mercedes Peon, Mairtin O’Connor, Hamid Ajbar, Tannahill Weavers, Vincenzo Zitello,  John McSherry, Söndörgő, Pierre Bensusan solo per citarne alcuni.

Un nuovo inizio per l’Alter Athestis Choir: debutto sabato 4 gennaio 2025 alla chiesa Beato Odorico da Pordenone

Sabato 4 gennaio 2025, alle ore 16.00, la chiesa Beato Odorico da Pordenone ospiterà un evento che segna un nuovo inizio nel panorama musicale corale. Con il suo primo concerto, l’Alter Athestis Choir si presenta al pubblico come erede ideale dell’Athestis Chorus, la prestigiosa formazione fondata dal Maestro Filippo Maria Bressan e attiva tra il 1993 e il 2008.

A guidare il nuovo ensemble, il Maestro Gian-Luca Zoccatelli, fondatore e direttore, che raccoglie simbolicamente il testimone dal suo maestro e collega. Zoccatelli, che mosse i primi passi come cantante proprio nell’Athestis Chorus, si propone di proseguire la tradizione di eccellenza, affiancato da nuovi talenti e da ex membri della storica formazione.

Un programma tra tradizione e innovazione

Il debutto del coro si distingue per un repertorio che unisce la tradizione natalizia alla modernità, con prime esecuzioni assolute di brani composti o rielaborati dai fratelli Gian-Luca e Virginio Zoccatelli. Tra i pezzi proposti, spiccano classici come Tu scendi dalle stelle di S. Alfonso Maria de’ Liguori, In notte placida di François Couperin e Astro del ciel, affiancati da composizioni più ricercate, come la Pastorale di Arcangelo Corelli e Sheep May Safely Graze di Johann Sebastian Bach.

Ad arricchire l’offerta musicale, composizioni originali quali You Are the Savior di Virginio Zoccatelli e Dormi Jesu di Gian-Luca Zoccatelli, a testimonianza del loro impegno nel coniugare innovazione e tradizione.

Eccellenze musicali in scena

L’Alter Athestis Choir, composto da professionisti della voce e della musica, sarà accompagnato dall’Ensemble dell’Accademia Secolo XXI, un gruppo di musicisti di talento diretto dal Maestro Virginio Zoccatelli. Tra gli esecutori: Enrico Calcagni (oboe), Andrea Scaramella (violino), Nicoletta Sanzin (arpa) e Sonia Ballarin (organo). Questa combinazione di voci e strumenti promette di offrire al pubblico un’esperienza musicale unica e raffinata.

Un filo mai spezzato

Il progetto dell’Alter Athestis Choir non è solo un omaggio al passato, ma un rilancio verso il futuro. La compagine corale si propone di mantenere vivo lo spirito di eccellenza che ha contraddistinto l’Athestis Chorus, grazie alla guida di Gian-Luca Zoccatelli, musicista poliedrico e appassionato.

L’appuntamento del 4 gennaio rappresenta quindi non solo il debutto di un nuovo coro, ma l’inizio di un capitolo che punta a lasciare un segno nella scena musicale italiana, con una proposta artistica capace di parlare al cuore del pubblico.


Concerto di Natale con Coro Alter Athestis Choir e l’Ensemble dell’Accademia Secolo XXI
Sabato 4 gennaio 2025, ore 16.00
Chiesa Beato Odorico da Pordenone (Via Beata Domicilla, 2-Pordenone)
Musiche natalizie originali e tradizionali ricomposte da Gian Luca Zoccatelli e Virginio Zoccatelli.

ALTER ATHESTIS CHOIR
Soprani: Claudia Aldegheri, Laura De Silva, Lucia Fernandez, Annalisa Osti
Alti: Silvia Borella, Chiara Selmo, Anna Maria Zorzi, Chiara Turchetto
Tenori: Enrico Bisetto, Nicolò Pasello, Eduardo Rampoldi, Joao Aurelio
Bassi: Gionni Asolari, Paolo Baltieri, Anton Luongo, Renzo Spada
Direttore del Coro Gian Luca Zoccatelli

ENSEMBLE DELL’ACCADEMIA SECOLO XXI
Oboe, Enrico Calcagni
Violino, Andrea Scaramella
Arpa, Nicoletta Sanzin
Organo, Sonia Ballarin

Direttore Virginio Zoccatelli

Profili

Alter Athestis choir è una compagine corale che si propone di continuare la strada già tracciata dall’Athestis chorus, coro fondato e diretto e dal M° Filippo Maria Bressan attivo dal 1993 al 2008. Dettaglio fondamentale è la professionalità dei suoi membri, tutti professionisti della voce. La maggior parte di loro infatti ha conseguito il diploma in conservatorio in Canto, e alcuni altri membri hanno conseguito diplomi in strumento, coltivando la vocalità. E’ un filo mai spezzato: Gian-Luca Zoccatelli, il direttore e fondatore di Alter Athestis choir è stato socio fondatore dell’Athestis chorus: nella nuova compagine sono presenti altri ex membri dell’Athestis chorus ancora in attività e nuovi membri accuratamente selezionati. Il numero dei componenti varia a seconda del repertorio e della produzione in cui è coinvolto il coro.

ALTER ATHESTIS CHOIR

Soprani: Claudia Aldegheri, Laura De Silva, Lucia Fernandez, Annalisa Osti

Alti: Silvia Borella, Chiara Selmo, Anna Maria Zorzi, Chiara Turchetto

Tenori: Enrico Bisetto, Nicolò Pasello, Eduardo Rampoldi, Joao Aurelio

Bassi: Gionni Asolari, Paolo Baltieri, Anton Luongo, Renzo Spada

Direttore del Coro Gian Luca Zoccatelli

Accademia Secolo XXI
Fondata nel 2002 a Legnago (Vr) da Virginio Zoccatelli e Francesco Scomparin ha svolto attività in formazioni cameristiche e orchestrali con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo, settore nel quale ha eseguito numerose prime assolute. Numerosi i concerti tenuti soprattutto in Veneto collaborando con solisti di fama nazionale e internazionale come P. Toso, A. Carcano, G. Vianello, F. Burato, C. Gasdia, K Ricciarelli, L. Degani; gli attori G. Lazzarini, P. Pitagora, U. Pagliai; con i registi P. Valerio, A. Giarola, F. Viviani, T. Turolo. Nel 2014 e 2015 è stata ospite presso la Valle dei Templi di Agrigento per presentare all’interno della Stagione estiva opere originali su Pindaro, Eraclito e Empedocle. Di recente ha collaborato con giovani concertisti del calibro di T. Milenkovic, E. Pagano, G. Bertolazzi, S. Telari. Collabora stabilmente con compositori quali A. Canonici, M. Marcassa, S. Ballarin, G.L Zoccatelli. Per la Rai ha inciso i CD Open dialogues (2010), Orchestral movement (2011), Jeux et Paysage(2012), Landscapes (2013), Dai Balcani al Mediterraneo (2016), Mediterraneo (2016): per la Flipper Music ha inciso gli album Flowers (2021) True love 1 e 2 (2022 e 2023). Sotto la direzione dell’autore Virginio Zoccatelli ha rappresentato nel 2023 lo spettacolo Voci dall’Oblio, in occasione della giornata del Ricordo del 10 febbraio. Fanno parte dell’Accademia Secolo XXI musicisti professionisti provenienti dal Triveneto.

Virginio Zoccatelli, compositore e direttore d’orchestra

Virginio Zoccatelli, compositore e direttore d’orchestra (MM Photo Michele Marson)
Virginio Zoccatelli, compositore e direttore d’orchestra (MM Photo Michele Marson)

Virginio Zoccatelli si è diplomato presso i Conservatori italiani in Pianoforte con R. Bonizzato, Strumentazione per Banda e Composizione con A. Zanon e A. Mannucci. Si è perfezionamento con Franco Donatoni nel periodo 1993/’95 e successivamente ha conseguito la Laurea in Lettere e Filosofia (DAMS) presso l’Università di Bologna con una tesi su G. Petrassi con relatore L. Azzaroni.
A 27 anni inizia la docenza presso i Conservatori italiani per le materie di Composizione, vincendo 3 concorsi ministeriali indetti nel 2000 per i ruoli a cattedra presso l’Afam: è docente di ruolo dal 2001 e nel triennio 2017-2020 ha ricoperto il ruolo di Direttore del Conservatorio di Udine.
All’età di 30 anni è stato incluso nell’ Enciclopedia italiana dei Compositori Contemporanei (Pagano Editore, 1999).
Zoccatelli ha composto oltre 600 titoli per ogni tipo di organico e ha inciso 40 Cd in veste di compositore, direttore e pianista.
Vincitore di circa 20 concorsi nazionali e internazionali di Composizione annovera tra i suoi editori Rai Com, Gdm Music (Roma), Mep (Roma), Emec (Madrid), Feniarco, Flipper (Roma), Sillabe, Velar.
È co-fondatore dell’Accademia Secolo XXI (dal 2002), orchestra con la quale si è esibito in veste di direttore e di pianista in numerosi concerti e prodizioni discografiche. Zoccatelli è un compositore eclettico che realizza lavori e progetti di sintesi tra tradizione e avanguardia: l’uomo e l’umanità rimangono al centro delle sue narrazioni, e spesso le musiche di tali progetti convivono con differenti forme d’arte come la poesia, la danza e il cinema.
Website:  www.virginiozoccatelli.com

Gian-Luca Zoccatelli, tenore, flautista, maestro del Coro e compositore

Gian-Luca Zoccatelli, tenore, flautista, maestro del Coro e compositore
Gian-Luca Zoccatelli, tenore, flautista, maestro del Coro e compositore

Gian-Luca Zoccatelli è nato a Verona. Ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Mantova diplomandosi in flauto e in canto lirico; presso il Conservatorio di Padova ha conseguito il diploma in didattica della musica. Dopo la Maturità Scientifica ha proseguito gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (corso D.A.M.S.) dell’Università di Bologna. Ha ottenuto il Biennio di Direzione di coro e composizione corale presso il Conservatorio di Venezia sotto la guida del M° Lorenzo Donati. Nel 1999 ha vinto il concorso regionale “l’arte della canzone popolare” per partecipare al CET, scuola di perfezionamento di Mogol per autori ed interpreti di musica leggera.

Si è esibito con il gruppo La Venexiana diretto da Claudio Cavina, a Eilat (Israele), Londra, Madrid, Jerez de la Frontiera, Melk, Bruges, Weingarten e Regensburg, S. Gallo, Modena e Udine, Chantilly, Seattle (USA). Ha collaborato con Ottavio Dantone e l’Accademia bizantina esibendosi nei teatri di Cremona, Como, Brescia e Pavia, Reggio Emilia, Ravenna, Ferrara e Bari, Con Fabio Biondi e l’orchestra Europa Galante ha cantato al teatro Malibran e nel prestigioso Teatro alla Scala di Milano, negli auditorii di Valencia e Pamplona (Spagna). Svolge attività concertistica come solista approfondendo il repertorio barocco, sacro e cameristico. Come tenore solista ha inciso per le etichette Rainbow, Chandos e Tactus. Come flautista, tastierista collabora con Les sens jazz di Verona partecipando a realizzazioni discografiche approfondendo il genere smooth jazz . Svolge attività di compositore sia per il proprio gruppo, sia per vari organici, dal duo alla grande orchestra, focalizzando la produzione per la radio e la televisione. Ha firmato con Edizioni Rai, (ex Raitrade) Rai Pubblicità e con l’etichetta GDM brani che vengono utilizzati in radio e televisione in vari programmi rai come Brave ragazze di Radiodue, e televisivi come Ballarò, Sereno variabile, La storia siamo noi, Linea verde orizzonti, Linea verde, Art news, Cronache animali, 2next–Economia e futuro, Di Martedì (La7). Tre brani per orchestra fanno parte del progetto discografico del 2011, Orchestral movements (Ed. Rai), eseguiti dalla Budapest Concert Orchestra (MAV). Altri quattro suoi brani per ensemble da camera sono presenti nell’album “Jeux et paysages”, del 2012, e quattro brani orchestrali nell’album “Landscapes” del 2013 editi da GDM. Altri brani funk e blues fanno parte delle Edizioni Rai (2019). Svolge attività concertistica come tenore solista approfondendo il repertorio barocco, sacro e cameristico: ha inciso per le etichette Rainbow, Chandos, Tactus e Dynamic. Deutsche harmonia mundi. Dal 2022 collabora come maestro del coro del Cimento armonico di Padova, coro formato da soli professionisti, proponendo un repertorio sinfonico-corale. Il coro ha già eseguito in pubblici concerti il Requiem di G. Fauré, Requiem di W. A. Mozart, Fantasia corale e Nona Sinfonia di L. van Beethoven, Gloria di A. Vivaldi, cori d’opera, La Creazione di F. J. Haydn e La petite messe solennelle di G. Rossini. Come didatta ha insegnato dal 1997 educazione musicale come docente esterno a progetto presso scuole primarie statali, e presso alcune scuole di musica private le materie di teoria e solfeggio, flauto, canto lirico e canto moderno. Dal 2012 è stato docente di sostegno per tre anni presso le scuole medie statali, passando poi di ruolo nel 2015 in educazione musicale. Dal dicembre 2023 ha prestato servizio presso il conservatorio di Mantova in Teoria, ritmica e percezione musicale fino al 09 aprile 2024. E’ tuttora docente supplente della stessa materia presso il Conservatorio di Ferrara.

Villaga celebra il “ranpussolo”: due mesi di sapori autentici sui Colli Berici. Confcommercio: un’erba spontanea molto apprezzata dai gourmet

A gennaio e febbraio, il territorio di Villaga e dintorni diventa il cuore pulsante della gastronomia invernale grazie a una rassegna dedicata al “ranpussolo”, l’erba spontanea nota altrove come raperonzolo, che qui è un simbolo di eccellenza culinaria. Questo pregiato prodotto, amato dai gourmet per le sue foglie tenere e la radice aromatica, trova nel microclima dei Colli Berici il suo habitat ideale, crescendo sia spontaneamente sia grazie alla cura di appassionati agricoltori.

Il “ranpussolo” è protagonista della rassegna gastronomica “Ranpussolo e dintorni”, organizzata dal Comune di Villaga e dai Ristoratori Confcommercio con il supporto della Camera di Commercio di Vicenza. L’iniziativa offre a buongustai e curiosi l’opportunità di scoprire le molteplici declinazioni culinarie di questa straordinaria erba, che si esprime al meglio cruda o come ingrediente di piatti creativi.

Quattro serate da non perdere

Il clou della rassegna è rappresentato da quattro serate gastronomiche in altrettanti locali della zona, ognuno con un menu a tema che valorizza il “ranpussolo” in tutte le sue forme. Ecco gli appuntamenti:

  • Sabato 11 gennaio all’Agriturismo Belvedere di Villaga
  • Venerdì 17 gennaio al Ristorante Ai Canonici di Barbarano Mossano
  • Venerdì 24 gennaio alla Trattoria Sabrina di Villaga
  • Venerdì 14 febbraio alla Trattoria Berica di Pozzolo di Villaga

Dall’insalatina fresca ai sughi per i primi piatti, passando per secondi piatti elaborati e persino dolci, il “ranpussolo” sarà il filo conduttore di esperienze gastronomiche uniche.

Un percorso di sapori tutto da scoprire

Per chi non potrà partecipare alle serate, il “ranpussolo” sarà comunque disponibile nei menu di altri locali della zona per tutta la durata della rassegna. Tra questi, la Trattoria Gemma dei Berici di Pozzolo di Villaga e la Pizzeria Cà Martina di Zovencedo propongono specialità che uniscono l’erba spontanea ai prodotti tipici locali, regalando ai visitatori un assaggio autentico del territorio.

Informazioni e prenotazioni

Per maggiori dettagli sulla rassegna e i ristoranti partecipanti, è possibile visitare il sito ufficiale: www.ristoratoridivicenza.it. Non perdete l’occasione di immergervi nei sapori unici dei Colli Berici e di scoprire il fascino del “ranpussolo”, protagonista indiscusso di questo evento.

Oreste e Vittorio. Amicizie, affetti e coraggio a cavallo delle due guerre mondiali e alla guida della Vacamora

(Articolo su Vacamora da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Durante le sue passeggiate sui Colli Berici a Paolo Giacobbo piace soffermarsi ad ammirare la città dall’alto. Lo faceva anche quando era bambino, negli anni cinquanta, osservando una Vicenza non ancora del tutto guarita dalle ferite della guerra, una città che andava ancora orgogliosa delle fabbriche insediate ai bordi delle sue antiche mura, attraversata dalla ragnatela di binari dei raccordi industriali e delle Ferrovie e Tranvie Vicentine…
Da allora il centro città non più invaso dal traffico si è fatto più bello, le fabbriche sono scomparse dalla zona centrale, il traffico delle Tranvie Vicentine si è riversato sulle strade, mentre un piano regolatore ben congegnato ha permesso a grandi palazzi di invadere quelli che all’epoca erano quartieri residenziali e di prendere il posto delle fabbriche.
Per fortuna dall’alto non è possibile vedere le buche delle strade o notare certi traffici che affliggono i nostri parchi cittadini…
Quando poi il suo sguardo si sposta ad ovest, verso Sant’Agostino, i cambiamenti rendono la zona quasi irriconoscibile.
La costruzione dell’autostrada e gli insediamenti industriali hanno completamente sconvolto la campagna un tempo solcata da fossi, canali e canaletti, modificando profondamente quella valle in cui la pianura vicentina penetra tra le prime propaggini dei Colli Berici.
Abbiamo attraversato un’era in cui ogni nuova striscia d’asfalto era un simbolo di modernità, ogni nuova costruzione un segno di benessere e non interessava a nessuno che Sant’Agostino fosse deturpato rendendolo un’informe landa periferica. L’immagine del paesaggio di un tempo è per lui legata al ricordo del nonno paterno Vittorio che lo portava a pesca con lui su quelle acque allora limpide e piene di pesce.

Il libro di Giacobbo
Il libro di Giacobbo

Egli conosceva ogni canale o canaletto e, con la sua barca a fondo piatto, sapeva dove trovare il pescetto per la frittura, i lucci, le tinche, dove snidare le anguille….
Inoltre Vittorio, mitico macchinista dell’altrettanto mitica “Vacamora”, lo portava sulla passerella dei Ferrovieri per guardare le potenti locomotive a vapore che trainavano pesanti treni merci o veloci treni espressi sulla linea Milano-Venezia non ancora elettrificata.
Nonno Vittorio gli ha trasmesso la passione per il lavoro e per quelle che oggi egli considera le più belle macchine mai costruite dall’uomo, macchine vive, calde, che respirano, ansimano, slittano sulle rotaie…
Tutto questo ha fatto nascere in Paolo l’idea di scrivere la storia di Vittorio, di ricordare la sua grande passione per il lavoro e per la famiglia. Anche Oreste, il nonno materno, un uomo dalla vita movimentata, era una persona di carattere cui era molto affezionato.
Le sue origini asburgiche, le sue avventure belliche, la sua passione per Dante Alighieri e per la letteratura in generale, i suoi studi sui cementi armati, facevano di lui un uomo intellettualmente vivo, dai molteplici interessi, che non esitò ad iniziarlo alla scienza delle costruzioni e gli fece leggere libri e testi che i genitori o il parroco non avrebbero mai messo nelle sue mani.
Da qui è nato il racconto “Oreste e Vittorio“, la storia vera di due uomini di estrazione e origini assai diverse, protagonisti durante la prima guerra mondiale di un episodio che segnerà per sempre la loro vita. Le loro vicende si intrecciano con la storia dell’Europa, ma soprattutto con quella di Vicenza, dagli anni dieci agli anni quaranta del secolo scorso, un’epoca turbolenta in cui l’umile coraggio e i valori umani di due sconosciuti riescono a far fronte all’orrore di due guerre e a un periodo storico in cui tutto sembra calpestato e distrutto.

“Giovani Archeologi raccontano” al Museo naturalistico archeologico di Vicenza

L’iniziativa Giovani Archeologi raccontano è in programma al Museo naturalistico archeologico di Vicenza con due appuntamenti ad ingresso gratuito dedicati ai progetti di dottorato presso la struttura compresa nel sistema dei Musei Civici.

Giovedì 9 gennaio 2025, alle 18 “𝑺𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒖𝒏’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑹𝒂𝒄𝒄𝒐𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒕à 𝒏𝒆𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒕𝒐 𝑶𝒄𝒄𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒆𝒓𝒂𝒎𝒊𝒄𝒉𝒆”. Un seminario, tenuto della dottoranda Marika Ciela dell’Università di Trento, che esplora il periodo di produzione della ceramica tra VI e V millennio a.C. Lo studio si concentra sull’analisi microscopica dei recipienti ceramici, esplorando le tecniche di realizzazione. Questo approccio, inedito per molti dei contesti esaminati, può svelare dettagli importanti sulle comunità neolitiche.

Il secondo appuntamento di Giovani Archeologi raccontano, è in programma martedì 28 gennaio 2025, alle 18 e dal titolo “𝑰𝒏 𝑨𝒍𝒕𝒐𝒑𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕’𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒅𝒐𝒑𝒐. 𝑳𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒑𝒂𝒍𝒆𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝑹𝒊𝒑𝒂𝒓𝒐 𝑩𝒂𝒕𝒕𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒆 𝒍𝒂 𝒇𝒓𝒆𝒒𝒖𝒆𝒏𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒊𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝑨𝒍𝒕𝒐𝒑𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝑨𝒔𝒊𝒂𝒈𝒐”. Un altro seminario, questa volta tenuto dal dottorando Marzio Cecchetti dell’Università di Ferrara. La fine dell’Ultima Glaciazione, avvenuta a partire da circa 18.000 anni fa, chiude una fase importante della Preistoria e ne apre un’altra in cui ambienti, animali e piante si avviano ad assumere l’aspetto che oggi conosciamo. Il territorio Vicentino, incastonato tra colli, pianura e Prealpi, restituisce testimonianze chiave per questa fase.

Musei Civici di Vicenza, un 2024 da incorniciare: visitatori aumentati del 14% rispetto al 2023

Nel 2024, i Musei Civici di Vicenza hanno registrato un notevole afflusso di visitatori, con un totale di 442.973 ingressi, segnando un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Questo aumento è stato favorito dall’apertura della mostra “Tre Capolavori” nella Basilica Palladiana e dall’inaugurazione della nuova Ala Roi a Palazzo Chiericati. L’assessore alla cultura, Ilaria Fantin, ha espresso entusiasmo per questi risultati, sottolineando l’importanza di attrarre sia turisti che cittadini. Solo nel mese di novembre, sono state vendute oltre 400 Platinum Card, che consentono l’accesso illimitato ai musei per un anno, evidenziando l’interesse crescente per l’offerta culturale della città.

Nel dettaglio, la Basilica Palladiana ha accolto 162.003 visitatori, seguita dal Teatro Olimpico con 154.732 ingressi, mentre Palazzo Chiericati ha registrato 44.815 visitatori e Santa Corona 44.748. Le Gallerie di Palazzo Thiene hanno visto 17.318 ospiti, il Museo Naturalistico Archeologico 11.332 e il Museo del Risorgimento e della Resistenza 8.025 visitatori. I maggiori incrementi sono stati notati nella Basilica Palladiana (+50,9%), nel Museo del Risorgimento e della Resistenza (+29,5%) e a Palazzo Chiericati (+7,2%).

L’ottimo riscontro di pubblico, in particolare dal 20 dicembre con l’apertura della nuova Ala Roi, promette di attrarre ulteriori visitatori anche nel prossimo futuro. I Musei Civici rimarranno aperti anche durante il ponte dell’Epifania, continuando a promuovere attivamente il ricco patrimonio culturale di Vicenza. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito ufficiale dei Musei Civici di Vicenza.

Qui il comunicato ufficiale del Comune di Vicenza

L’originale escursione dei presepi a Cereda di Cornedo Vicentino

In vista dell’Epifania vi consigliamo l’escursione degli originali presepi all’aperto in collina a Cereda di Cornedo Vicentino. Il percorso si snoda per circa 9 km e i presepi artigianali, fatti con materiali di riciclo, sono visibili fino al 31 gennaio 2025. Si tratta di una bella passeggiata all’aria aperta, godendo della fantasia che hanno avuto i residenti.

Presepi a Cereda. Il presepe della scuola materna
Presepi a Cereda. Il presepe della scuola materna. Foto: m.c.

Lungo il percorso ad anello si possono trovare anche alcuni scritti che aiutano a ritrovare il senso del Natale e i suoi valori essenziali. In piazza S. Andrea, davanti alla chiesa, si trova l’albero con sotto il presepe stilizzato costruito dalla scuola materna Sacro Cuore di Cereda. Sempre in piazza (davanti alle scuole elementari) c’è una bella e grande costruzione fatta dai bambini delle scuole elementari.

Il presepe delle scuole elementari
Il presepe delle scuole elementari. Foto: m.c.

Mentre davanti all’oratorio  c’è un presepe fatto di scatole realizzato dai ragazzi del catechismo. Proseguendo lungo le vie, si trovano presepi in legno in prossimità delle fontane con tante pecore. C’è poi un presepe in legno che richiama il paesaggio di Bethlemme.

Il presepe che richiama Bethlemme
Il presepe che richiama Bethlemme. Foto: m.c.

Mentre a “Cereda bassa” si trova una grossa botte rovesciata con dentro un originale presepe in legno. Tutti i presepi di Cereda meritano di essere visti, destano stupore a grandi e piccini. Camminate e ammirate!

Il presepe nella botte
Il presepe nella botte. Foto: m.c.

Gli oratori e i Boomers

(Articolo di Massimo Parolin su oratori e boomers da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati).

Don, Don quando xe ghel organiza el torneo de calcet». Non era certo Don Bosco, il giullare di Dio, il buon Don Gabriele, cappellano della parrocchia dei Servi di Vicenza, ma era un grandissimo organizzatore di competizioni sportive dei ragazzi. La tunica nera alzata con le mani fino alle ginocchia, mocassini e via con le pallonate. La vita pomeridiana dei ragazzi boomers si svolgeva quasi interamente all’interno degli oratori. Ce n’erano moltissimi a Vicenza, a San Nicola, al Duomo, al Patronato, l’Araceli, ai Carmini e molti altri.
Punti di riferimento, centri di aggregazione giovanili che consentivano a mamma e papà di poter svolgere il proprio lavoro serenamente, certi che i loro figli erano in un luogo sicuro. Lo stesso veniva vigilato, infatti, da un genitore a turno che rimaneva presente per tutto il tempo, dall’apertura alla chiusura, affinché al suo interno non accadesse nulla né potessero entrare persone poco affidabili, per usare un eufemismo. E non mancavano nemmeno le sospensioni dall’accesso. Chi si comportava male (magari per episodi di nonnismo che a dir la verità non mancavano) veniva annotato in un libricino, portato alla conoscenza del Parroco, che poi determinava per quanto tempo non si sarebbe potuto entrare: una sorta di (buon) ostracismo bosconiano.
Oratori frequentati però, perlopiù, da maschi. Le ragazze latitavano con nostro grande rammarico. Se non una splendida piccola biondina che trattava il pallone con così tanta grazia e talento da essere appellata da tutti noi ‘Platini’. Quando si facevano le squadre e si dovevano scegliere i giocatori, mediante il criterio del pari e dispari «alle bombe del cannon che fa bim bum bam» (onomatopea dalla quale, poi, prese origine il famoso programma televisivo condotto da Bonolis dal 1981), lei era sempre la prima tra le opzioni. E se l’area esterna dell’oratorio non fosse stata adatta per il gioco del calcio, per assenza di porte, si
sfruttavano i pali dei canestri; ossia chi colpiva il palo faceva goal. La nostra precisione balistica diventava così sempre maggiore. Eravamo bravi. Non c’erano le scuole di calcio da pagarsi profumatamente. Noi, ci imparavamo (:0)) da soli. E forse qualche domandina dovremmo farcela sul fatto che abbiamo vinto il Campionato del Mondo nel 1982 e oggi sono due edizioni alle quali non partecipiamo.
Non solo calcio, ovviamente, ma pure basket, pallavolo e all’interno ping pong, biliardo, giochi di società; il bengodi dell’attività ludica adolescenziale. Addirittura una sala musicale con batteria e pianoforte dove poter sognare di diventare dei Duran Duran o degli Spandau Ballet.
Tutto ciò però aveva un prezzo (gnanca el can move la coa par gnente) da pagarsi: un costo religioso evidentemente. L’obbligo della dottrina cristiana al sabato pomeriggio e della messa domenicale (tutti seduti assieme nelle ultime fila dove potevamo sghignazzare
per tutto il tempo). E si doveva frequentare fino ad età avanzata ossia fino alla terza, quarta superiore, mica fino alle elementari.
Eh già! Cosa si sarebbe fatto per giocare a pallone, ma per stare con gli amici questo e altro. E non finiva mica qui, per dirla alla Corrado Mantovani. Ulteriori ‘gabelle’ si profilavano all’orizzonte. La partecipazione ai cosiddetti ritiri spirituali, che solitamente si tenevano al San Gaetano o a Monte Berico, dove si doveva affrontare la confessione, ulteriori messe, discussioni cattoliche. Il tutto era però ripagato con partite nei bellissimi campi interni delle citate istituzioni. Poi lo svolgimento della funzione di chierichetto (derivato dal latino clerum, a sua volta ripreso dal greco kleros, con il significato di ‘parte scelta’), di ausilio al sacerdote durante la messa. E via ad indossare l’abito talare per portare le varie ampolline, il messale, i calici, il campanello e gli altri oggetti liturgici (pensando: e vanti e indrio con ste robe).
E per i più bravi anche il compito di turiferari (addetto al turibolo per le incensazioni), navicellieri (addetto alla navicella), ceroferari (addetto ai candelieri).
Per non parlare del Giovedì Santo e la lavanda dei piedi. Tutti in riga davanti all’altare a farsi sciacquare i fettoni dal celebrante, dopo che la mamma te li aveva accuratamente e previamente grattati con la bruschetta (te ghe le onge nere) e lo spic e span (detersivo granulare per i pavimenti) … par non far bruta figura.

Ma tutto questo aveva un controprezzo anche per il Parroco. Ben sapevamo dove riponeva in sacrestia le particole e le chiavi del mobile. Quindi con il favore del crepuscolo, quando rincasava, saccheggiavamo bassottianamente la dispensa liturgica (eh quando che a ghe voe la ghe voe).
Il controprezzo lo avrebbe anche pagato (salato) quando ci portò in visita a Monterotondo per visitare i sacri luoghi di Padre Pio. Un viaggio della speranza, dieci ore in pullman tra suore, anziani, preghiere e canti religiosi: era troppo pure per noi! Noi ragazzi ad occupare, ovviamente, le ultime fila dell’autobus. Non potevamo non cogliere l’occasione di una vendetta boomer. Muniti di poster delle migliori playmate dell’allora celeberrima rivista Playboy andammo ad affiggerli, dall’interno, nella vetrata posteriore del bus, durante il tragitto autostradale. Per buona parte del viaggio (poi desistemmo per non far finire sul giornale la nostra parrocchia) le risate e gli strombazzamenti divertiti dei conducenti dei TIR che ci superavano, lasciavano basiti ed increduli tutti i passeggeri e il nostro guidatore, inconsapevoli di cotanta immotivata clacsonata.
Bene, secondo voi hanno vissuto meglio la propria gioventù i ragazzi di allora o quelli di oggi con i loro gruppi whatsapp?
Ragionateci sopra, direbbe lo Zaia di Crozza.

La Gypsoteca di Antonio Canova: uno scrigno nascosto tra le colline venete

È una mattina di fine dicembre riscaldata timidamente da raggi di sole che si fanno spazio tra le nebbie di campagna. Approfittando del tempo libero di fine settimana, ho deciso di andarmi a visitare un posto che da un po’ mi incuriosiva: Possagno, in provincia di Treviso, e le tracce lasciate da un artista conosciutissimo, Antonio Canova, e nato proprio lì il 1º novembre 1757 e morto a Venezia il 13 ottobre 1822

Il paesaggio a mano a mano dalla pianura diventa ondulato, con i filari di vigneti che contornano le dolci colline, le casette di campagna sparse qua e là, i boschi spogliati dal freddo dell’inverno rendono tutto molto suggestivo e diverso rispetto alla classica città e, se tutto ciò fa da sfondo ad un pranzo dai sapori caratteristici con vista, il risultato non potrà che sorprendere, sempre che siate buongustai sia con il palato che con gli occhi!

Tempio di Antonio Canova, Chiesa della Santissima Trinità, Possagno (foto di Virginia Reniero)
Tempio di Antonio Canova, Chiesa della Santissima Trinità, Possagno (foto di Virginia Reniero)

Prima di visitare la Gypsoteca (si chiama così un museo che conserva riproduzioni in gesso, in greco gypsos, di statue in bronzo, marmo e terracotta), vi consiglio di entrare nel Tempio del Canova e completare la visita salendo fino alla Cupola di questa Chiesa – ho scoperto in loco che è usato ancora come chiesa parrocchiale del paese -, ottimo punto di osservazione del luogo con perdita d’occhio che in una limpida giornata arriva fino alle lontane colline euganee che si perdono all’orizzonte.

Pronao con le colonne del Tempio al calare del sole (foto di Virginia Reniero)
Pronao con le colonne del Tempio al calare del sole (foto di Virginia Reniero)

L’imponenza del tempio la si inizia a percepire già imboccando il lungo viale in salita che porta dritto al piazzale del santuario. Di questa maestosa costruzione, che si staglia in pieno equilibrio architettonico sullo sfondo delle colline verdi e silenziose si rimane colpiti dal pronao, il loggiato sorretto da possenti colonne doriche che creano chiaro scuri di luce bellissimi richiamo evidente al Partenone di Atene.

Entrando lo spazio è avvolgente proprio perché il corpo centrale è di forma circolare, simile al Pantheon di Roma, con varie nicchie impreziosite elegantemente da statue e bassorilievi, illuminati dalla delicata luce che filtra dalla sommità della cupola sovrastante decorata a cassettoni. Il significato simbolico rappresenta il cielo stellato, richiamando l’idea di divinità e trascendenza.

Interno del Tempio Canoviano con dettagli della cupola, Possagno (foto di Virginia Reniero)
Interno del Tempio Canoviano con dettagli della cupola, Possagno (foto di Virginia Reniero)

Dopo questa primo accenno alla maestria architettonica dell’artista, la tappa è la casa natale di Antonio Canova che ora ospita proprio il Museo.

Entrando qui, si respira proprio un clima di Neoclassicismo e sperimentazione artistica come testimoniano i suoi modelli in gesso di varie dimensioni, gli strumenti di lavoro quali bulini e le spatole, la riproduzione in terracotta dei primi esemplari di capolavori senza tempo.

Sono rimasta a bocca aperta nel vedere come può una semplice piccola terracotta modellata diventare una statua di marmo talmente verosimile al reale da far rimanere sbalorditi.

Ma ciò che più stupisce, specialmente se la si visita al calare del sole, è l’Ala Ottocentesca dove il bianco dei gessi con tutto l’ambiente anch’esso bianco crea una purezza quasi palpabile e vorrei dire divina. Qui sono conservati i modelli originali da cui sono stati plasmati i più grandi capolavori del genio di Antonio Canova che oggi, sono custoditi nei più prestigiosi musei del Mondo!

All’ingresso subito i visitatori sono accolti con quello che è l’unico esempio delle varie fasi della realizzazione di un’opera canoviana.

Il lavoro di realizzazione prevedeva, infatti, una serie di passaggi, che l’artista stesso descrive nei suoi scritti. Il primo momento riguardava l’ideazione del soggetto attraverso il disegno, per poi il dare vita a modellini in argilla, a volte cotti e quindi più solidi. Era questa una fase decisiva perché la scultura iniziava a essere tridimensionale. Seguiva, poi, un modello in argilla, che finalmente aveva le dimensioni desiderate, e da questo ricavava la cosiddetta “forma” in gesso. L’unico esempio ancora tangibile dell’intero percorso creativo è l’Adone incoronato da Venere, che che si trova, appunto, all’ingresso della gypsoteca.

Tra le sculture più celebri, il cui modello in gesso si trova nella gipsoteca di Possagno, vanno menzionate Dedalo e Icaro, Venere e Adone, Venere e Marte, Ercole e Lica, Amore e Psiche e, ovviamente, Le Grazie, che racchiudono in un’unica opera tutti gli elementi connotativi del Neoclassicismo, di cui Canova fu sublime rappresentante. Da menzionare anche Perseo, Teseo sul Minotauro e Teseo e il centauro, che possono essere considerate composizioni con un unico protagonista, tratto sempre dal mito greco.

Ala Scarpa con le terrecotte e in fondo le Tre Grazie, Gypsoteca di Antonio Canova (foto di Virginia Reniero)
Ala Scarpa con le terrecotte e in fondo le Tre Grazie, Gypsoteca di Antonio Canova (foto di Virginia Reniero)

A chiudere le rappresentazioni preparatorie delle grandi statue ecco, infine, la copia anticipatrice del Monumento a Vittorio Alfieri, per Canova emblema della nuova Italia da realizzare, ispirata direttamente alla civiltà greco-romana, a cui la nostra, ormai prossima, nazione si sarebbe dovuta ispirare e, capolavoro conclusivo, il busto di se stesso, la copia in gesso di un autoritratto che è auto celebrativo.

Un museo importante, quindi, e, soprattutto, meritorio, quello con i gessi di Canova, perché è unico nel suo genere e c’è tutto il suo mondo di sculture che l’hanno reso immortale.