venerdì, Novembre 6, 2026
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Antonella Elia operata al Gemelli, il video dopo l’intervento: “Era un tumore borderline, ora è tutto ok”

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(Adnkronos) – “Comunicato ufficiale: tutto a posto, era un tumore borderline per cui ho tolto tube e ovaio ma l’utero c’è ancora”. Così Antonella
Elia in un video condiviso sui propri canali social dopo l’operazione che aveva annunciato nelle scorse ore e a cui è stata sottoposta presso il Policlinico Gemelli di Roma.  

 

“L’anestesia è stata tosta ma soddisfacente – ha aggiunto -. Non siate preoccupati, sono sopravvissuta ed è molto meglio di quanto ci si aspettasse. Come stanno i capelli?”, ha detto ancora Elia. “Non riesco a parlare perché ho mal di gola e ho male alla pancia ma è tutto ok, grazie per tutto il vostro affetto, mi avete rivestito di tale affetto e amore che sono guarita”, ha concluso.  

La showgirl aveva confessato di aver già affrontato alcuni interventi in passato senza averne però mai parlato pubblicamente. Questa volta però ha scelto di farlo, condividendo la sua esperienza per sensibilizzare: “La prevenzione è importante Ascoltate il vostro corpo e i sintomi. Se ci sono problemi o situazioni da approfondire, seguitele con accuratezza, altrimenti il problema può diventare irrimediabile”, aveva detto.  

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cronaca

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Casa, Spaziani Testa (Confedilizia): “Dalla manovra risposte per accesso e incentivi”

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(Adnkronos) – “È importante fare il punto sull’abitare, sull’immobiliare e sulle questioni che riguardano la casa proprio in un momento come questo, di attesa della legge di bilancio, perché ci aspettiamo che ci siano risposte per le esigenze della casa”. Lo ha detto Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, a “Comunicare l’Abitare 2026”, il think tank promosso da Casa Radio alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, che ha riunito professionisti, istituzioni, associazioni e imprese. Al centro dell’intervento, le misure attese con la prossima legge di bilancio per affrontare le principali questioni legate al settore immobiliare, a partire dall’accesso all’abitazione e dagli strumenti fiscali a sostegno della proprietà. “Ci aspettiamo che ci siano risposte per le esigenze della casa, da un lato dal punto di vista dell’accesso all’abitazione”, ha sottolineato Spaziani Testa, richiamando le ipotesi di intervento volte a favorire la disponibilità di alloggi. 

“Si parla di intervenire per facilitare i proprietari, nel senso di incentivarli attraverso riduzioni fiscali”, ha spiegato il presidente di Confedilizia, evidenziando il ruolo che le agevolazioni tributarie potrebbero svolgere nel rendere più agevole l’accesso alla casa. Un tema che si inserisce nel confronto sulle misure da inserire nella manovra e sulle possibili iniziative per rispondere alle esigenze del mercato abitativo. Un altro capitolo riguarda gli incentivi per gli interventi edilizi. “Dall’altro, c’è la parte riguardante gli incentivi edilizi, i cosiddetti bonus, che dovrebbero essere confermati, speriamo, nella misura almeno del 2026”, ha affermato Spaziani Testa. La richiesta è dunque che la legge di bilancio assicuri continuità alle agevolazioni, almeno mantenendo per il prossimo anno un livello di incentivi analogo a quello previsto per il 2026. Il presidente di Confedilizia ha inoltre rilanciato una proposta sulla quale l’associazione insiste da tempo: l’introduzione della cedolare secca per gli affitti commerciali. “Come Confedilizia, stiamo chiedendo da tempo la cedolare secca sugli affitti commerciali, che era stata introdotta nel 2019 e che speriamo torni in auge quest’anno. Forse si arriverà in porto finalmente in questa legge di bilancio”, ha concluso Spaziani Testa. 

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economia

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Damien Comolli dopo la Juve è il nuovo Presidente e Ad del Pisa: “C’è un potenziale di crescita importante”

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(Adnkronos) – Il dopo Juventus, porta il francese Comolli in Toscana, sempre nel campionato italiano ma in Serie B. Il Pisa Sporting Club ha annunciato, oggi, “la nomina di Damien Comolli a Presidente e Amministratore Delegato del Club. Contestualmente Damien Comolli entrerà a far parte del Consiglio di Amministrazione”, l’annuncio del Pisa.  

“Dopo diverse stagioni durante le quali abbiamo assistito a significativi miglioramenti in tutte le aree del Club, ritengo che sia arrivato il momento per il Pisa SC di entrare in una nuova fase di crescita e sviluppo. Sono convinto che questo possa avvenire sotto la guida di Damien, che porta con sé una grande esperienza e una profonda conoscenza del calcio, sia dentro che fuori dal campo. Damien entra a far parte del Pisa SC con un contratto iniziale di tre anni. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare Giuseppe Corrado e Giovanni Corrado, che hanno dato tantissimo al Club e sono stati il cuore e l’anima del Pisa SC negli ultimi dieci anni. Il loro contributo è profondamente apprezzato dal Club, dai suoi dipendenti, dai giocatori e dai tifosi. Personalmente, sono loro molto grato per tutto ciò che hanno fatto, e resteremo sempre amici”, ha detto Alexander Knaster, azionista di maggioranza del Club.  

Salutano Giuseppe Corrado e Giovanni Corrado. “Dieci anni rappresentano un’era. Il Pisa Sporting Club rimarrà sempre una parte fondamentale delle nostre vite. Desideriamo quindi ringraziare tutti i collaboratori e la gente di Pisa per la disponibilità dimostrata e per l’affetto che ci hanno riservato -hanno detto-. Un ringraziamento speciale ad Alex Knaster per il sostegno e l’amicizia dimostrati dopo la fase iniziale del progetto, avviata insieme a Enzo Ricci. Auguriamo al Pisa di proseguire con successo lo straordinario percorso di crescita intrapreso nel corso di questi dieci anni”. 

“Sono molto felice di entrare a far parte del Pisa SC come Presidente e Amministratore Delegato. Sotto la proprietà di Alexander Knaster, il Club ha compiuto progressi davvero significativi. Questo dimostra che il Pisa SC è un Club stimolante in cui entrare, con un potenziale di crescita decisamente importante, a partire dalla propria organizzazione e dalla realizzazione di un nuovo centro sportivo all’avanguardia. Non vedo l’ora di contribuire, sotto ogni aspetto, al prossimo capitolo del percorso di sviluppo del Club. Forza Pisa!”, le prime parole del nuovo Presidente e Amministratore Delegato, Damien Comolli. 

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sport

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“”Vi remigreremo tutti””, tensione alla manifestazione dei giovani di centrodestra a Milano – Video

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Momenti di tensione vicino a piazza San Carlo a Milano, quando i giovani del centrodestra hanno sventolato lo striscione “Vi remigriamo tutti” – erano lì per un presidio in solidarietà delle forze dell’ordine dopo gli scontri di piazza – hanno suscitato lo sdegno di diversi ragazzi. In particolare uno studente, italiano di seconda generazione, si è scagliato verbalmente contro il gruppo raccogliendo l’insulto di una donna, quindi innescando tensione e urla anche su temi come Gaza e integrazione.

Musetti vince derby con Arnaldi e vola al secondo turno del torneo Atp di Lione

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(Adnkronos) –
Lorenzo Musetti accede al secondo turno del torneo Atp di Lione, vincendo il derby con Matteo Arnaldi. Il carrarino, numero 26 del ranking mondiale e testa di serie numero 6, si è imposto sul ligure, numero 36 Atp), in due set, con il punteggio di 6-1 6-4, in un’ora e 20 minuti. Gara senza storia con il toscano che strappa tre volte il servizio al sanremese. Secondo parziale più combattuto con Musetti che salva ben quattro palle break nel nono game e poi chiude al primo match-point a disposizione.  

Musetti che si conferma la bestia nera di Arnaldi, ora negli ottavi se la vedrà con il vincente del match tra l’altro azzurro Lorenzo Sonego, n.89 Atp, e la wild card francese Moise Kouame, numero 194 del mondo.
 

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sport

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Famiglia nel bosco, primo weekend a casa per i bimbi. Pillon: “Strafelici ma per loro è molto faticoso”

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(Adnkronos) – Una torta di cioccolato e banane, la preferita della figlia maggiore, per il benvenuto a casa, sabato scorso, dei tre piccoli Trevallion. Poi i giochi insieme tra tanti sorrisi e abbracci. Così è iniziato il primo fine settimana a Palmoli con mamma Catherine e papà Nathan dei bambini della ‘famiglia nel bosco’, nel percorso di ricongiungimento familiare deciso dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. E nel pomeriggio i compiti insieme ai genitori nella casa nuova messa a disposizione dal Comune. Poi la cena insieme e alle 20 tutti a dormire.  

Domenica mattina sono stati invece i salti sul letto e le feste forsennate di Spirit e Sophie, i due cagnolini dei Trevallion, a ‘suonare’ la sveglia alle 7.30 alla piccola Rose e ai gemellini Galorian e Bluebell. Dopo una bella colazione, finalmente il ritorno nel casolare nel bosco dove i bambini hanno potuto ritrovare i loro ambienti, giocando e trascorrendo il tempo all’aria aperta con l’asinello Gallipoli, costruendo insieme le casette per i polli e cavalcando l’amato Lee.  

Anche il pranzo si è svolto nella vecchia casa, seguito da un pomeriggio tranquillo di routine familiare, sorrisi, gesti affettuosi. Quindi un ultimo spuntino insieme prima di tornare, alle 18 in punto, nella struttura di Vasto dove i bimbi vivono da quasi un anno dopo l’allontanamento dai genitori. “Erano stanchi morti ma strafelici – fa sapere l’avvocato Simone Pillon – e non vedono l’ora di tornare, per i bambini è molto faticosa questa gradualità”. 

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cronaca

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San Giovanni Lupatoto, assistenza domiciliare: l’ULSS 9 replica su orari, digiuno e flebo

L’ULSS 9 replica alle segnalazioni sull’assistenza domiciliare a San Giovanni Lupatoto: gli accessi erano concordati in una fascia fra le 8.30 e le 11.30 e, per la terapia del caso, non era previsto il digiuno. L’azienda chiarisce anche i criteri per fornire le aste delle infusioni alle famiglie.

L’ULSS 9 Scaligera contesta la ricostruzione dei disservizi nell’assistenza domiciliare a San Giovanni Lupatoto e precisa le modalità dell’intervento al centro delle segnalazioni. In una nota trasmessa alla stampa il 19 ottobre, l’azienda sanitaria interviene su tre aspetti: la fascia di arrivo degli operatori, il digiuno e la disponibilità dei supporti per le infusioni.

La vicenda era stata rilanciata dalla consigliera regionale Anna Maria Bigon dopo una segnalazione pubblica dei familiari, con la denuncia di una flebo appesa a un chiodo e di difficoltà organizzative. Bigon aveva chiesto più personale, dotazioni e sostegno ai caregiver. Le contestazioni e la risposta dell’azienda costituiscono due ricostruzioni distinte dell’episodio.

La risposta su orari, digiuno e materiali

Secondo l’ULSS, alla famiglia non era stato comunicato un appuntamento a un’ora precisa, ma una fascia indicativa dalle 8.30 alle 11.30. L’azienda sostiene quindi che non vi sia stato un ritardo ingiustificato rispetto alla programmazione. La prescrizione prevedeva due somministrazioni alla settimana; per venire incontro alle esigenze dei figli, gli accessi erano stati concordati nelle giornate di mercoledì e sabato.

Sul digiuno, la precisazione riguarda esclusivamente la terapia somministrata nel caso segnalato. Per quella flebo, afferma l’azienda, non era richiesta l’astensione dal cibo e al paziente non era mai stato indicato di rimanere a digiuno. Avrebbe dunque potuto alimentarsi e bere prima e durante l’attesa dell’operatore, secondo quanto riportato nella nota.

Quanto all’asta per l’infusione, l’ULSS spiega che l’assegnazione dei supporti viene riservata prioritariamente ai pazienti oncologici e a chi riceve nutrizione parenterale totale perché non può alimentarsi autonomamente. Il ritiro dei materiali per l’assistenza domiciliare è a carico dei familiari, compresa l’asta quando prevista. Negli altri casi, precisa l’azienda, il personale dell’ADI informa la famiglia, all’attivazione del servizio, della necessità di procurarla autonomamente.

L’ULSS conclude sostenendo che gli operatori adottano soluzioni idonee a garantire la somministrazione in sicurezza e a preservare l’efficacia del trattamento. Si tratta della posizione dell’azienda sanitaria sull’intervento contestato: la nota non riporta una valutazione indipendente dell’episodio né una modifica dei criteri organizzativi illustrati.

Magaldi (Kyoto Club): “La transizione energetica non può essere solo cinese”

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(Adnkronos) – Ridurre la dipendenza dal gas senza crearne una nuova dalle tecnologie cinesi. Accelerare la decarbonizzazione senza sacrificare l’industria europea sull’altare del prezzo più basso. Per Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club e imprenditrice del settore energetico, è questa la vera sfida della transizione. Una sfida nella quale l’Europa, a suo giudizio, ha ancora le competenze e le tecnologie per competere, ma deve cambiare le regole del gioco. 

“Non possiamo avere le stesse regole che avevamo cinque anni fa”, spiega in un’intervista all’Adnkronos. Magaldi chiede una politica industriale capace di premiare il valore aggiunto prodotto sul territorio europeo, senza rinunciare alla concorrenza e senza rallentare la decarbonizzazione. 

Il problema riguarda anche l’Italia. Sul decreto Fer-T, destinato a sostenere la produzione di calore da fonti rinnovabili, segnala una distanza significativa tra le risorse inizialmente annunciate e quelle previste nell’ultima bozza: 700 milioni di euro contro 60. Una cifra che giudica insufficiente per un settore decisivo sia per la competitività delle imprese sia per la sicurezza energetica nazionale. 

La crisi energetica ha riportato al centro il problema della dipendenza italiana dalle importazioni di gas. Quanto può contribuire la transizione energetica alla sicurezza nazionale?
 

“Credo sia fondamentale comprendere che il gas non viene utilizzato soltanto per produrre elettricità. È essenziale anche per i processi produttivi delle industrie. Se guardiamo ai consumi energetici industriali a livello mondiale, circa il 70% è destinato alla produzione di calore e il restante 30% all’energia elettrica. E gran parte di quel calore viene ancora prodotto attraverso il gas metano. 

Pensiamo alla carta, all’alimentare, al farmaceutico, alla chimica. Sono industrie che hanno bisogno di calore per essiccare, pastorizzare, trasformare i materiali. L’aumento del prezzo del gas colpisce quindi non soltanto la bolletta elettrica, ma direttamente i costi di produzione. 

La buona notizia è che oggi disponiamo delle tecnologie per sostituire una parte importante di questi consumi con energia rinnovabile. È cambiata radicalmente la competitività economica delle rinnovabili. Tecnologie che in passato erano troppo costose oggi possono rappresentare un’alternativa al gas. Questo significa ridurre la nostra esposizione agli shock internazionali e rafforzare la sicurezza energetica del Paese”. 

Molte imprese italiane lamentano costi energetici troppo elevati rispetto ai concorrenti internazionali. Il problema è il Green Deal, come sostengono alcuni suoi critici, oppure è altrove?
 

“Il problema principale è il prezzo del gas. Si discute molto del sistema Ets, del costo delle emissioni, ma bisogna guardare alle proporzioni. L’incidenza dell’Ets sui costi dell’energia è relativamente contenuta rispetto agli aumenti che abbiamo visto sul gas negli ultimi anni. 

Dobbiamo anche considerare come funzionano gli investimenti nelle nuove tecnologie. Con il gas abbiamo un’infrastruttura già esistente: il tubo arriva in fabbrica e l’impresa acquista il combustibile. Se vogliamo utilizzare fotovoltaico, pompe di calore, caldaie elettriche o batterie termiche, dobbiamo realizzare gli impianti. È necessario un investimento iniziale. 

Ma una volta realizzato, quell’investimento consente di ridurre la dipendenza dal gas e dai suoi shock di prezzo. Stiamo cambiando il sistema di generazione dell’energia. Occorre accompagnare questa trasformazione senza mettere in difficoltà le imprese e, soprattutto, senza indebolire le filiere industriali europee”. 

Quali sono gli interventi più urgenti che il governo dovrebbe mettere in campo per accelerare questa trasformazione?
 

“Un provvedimento molto importante è il decreto Fer-T, dedicato alle fonti rinnovabili per la produzione di energia termica. È un settore che ha ricevuto meno attenzione rispetto alla generazione elettrica, nonostante il calore rappresenti una componente enorme dei consumi industriali. 

Il problema è che, mentre in passato erano stati annunciati 700 milioni di euro, nella bozza che circola la dotazione è di appena 60 milioni. È evidente che siamo di fronte a un ridimensionamento molto significativo delle risorse previste. 

Mi auguro che una parte importante delle risorse disponibili venga indirizzata proprio all’elettrificazione del calore industriale. Parliamo di tecnologie che esistono già, che possono sostituire il gas e che hanno un potenziale enorme. 

Il settore del calore è anche più frammentato rispetto ad altri comparti energetici: ci sono tanti operatori, molte imprese di dimensioni ridotte, e questo rende più difficile costruire una voce comune. Ma non per questo deve ricevere meno attenzione. Le aziende da sole non possono farcela: serve una politica industriale”. 

“L’Europa ha compreso l’importanza dell’elettrificazione del calore industriale. Ha già avviato un primo programma di sostegno e ne sta preparando un secondo, con un miliardo di euro, nell’ambito di un percorso molto più ampio per la decarbonizzazione dell’industria. 

Ben vengano le aste competitive. Non sono contraria alla concorrenza, anzi. Ma dobbiamo chiederci se abbia ancora senso una competizione che considera soltanto il prezzo e non il valore industriale che viene creato nei nostri Paesi. 

Chi sviluppa una tecnologia in Europa compete sul mercato mondiale. Il problema è confrontarsi con sistemi industriali che beneficiano di politiche pubbliche e condizioni molto diverse. Dobbiamo arrivare a una competizione che non sia anacronistica, che tenga conto del valore aggiunto prodotto nel Paese, delle competenze, dell’occupazione e della sicurezza delle filiere”. 

Il rischio è che l’Europa riduca la dipendenza dai combustibili fossili, ma finisca per dipendere dalla Cina per pannelli solari, batterie e altre tecnologie della transizione. Come si evita?
 

“Dobbiamo iniziare a ragionare in termini di politica industriale e non soltanto di prezzo. Chi installa un impianto vuole naturalmente acquistare la tecnologia migliore al costo più basso. È comprensibile. Ma chi si occupa della strategia industriale del Paese deve avere una prospettiva diversa. 

Non possiamo lasciare che a guidare la transizione siano soltanto gli interessi economici dei singoli operatori. Stiamo passando da un sistema energetico centralizzato, basato su grandi centrali e grandi gruppi, a una generazione distribuita, nella quale operano tanti soggetti diversi. Chi garantisce una regia strategica di questo sistema? 

C’è anche una questione tecnologica, che riguarda per esempio il software e il controllo degli apparati. Non voglio fare allarmismo né sostenere che la Cina controllerà la nostra energia, ma sono aspetti che meritano attenzione. 

Quando parliamo di difesa, nessuno immaginerebbe di affidare le forniture strategiche esclusivamente a un’asta internazionale basata sul prezzo più basso. Perché nel settore energetico dovremmo ragionare diversamente?”. 

Ma non rischiamo, privilegiando la produzione europea, di rendere la transizione molto più costosa e quindi più lenta?
 

“Dobbiamo capire di quali differenze di costo stiamo parlando e su quale parte del valore complessivo dell’impianto incidono. In un impianto fotovoltaico, per esempio, il costo del modulo è soltanto una componente dell’investimento totale. Il resto è costituito da montaggi, cavi, installazione e altri elementi. 

Se il prodotto europeo costa qualche punto percentuale in più, dobbiamo chiederci quanto incida realmente sul costo finale e quale valore economico e industriale rimanga nel nostro Paese. Non credo che la soluzione sia rinunciare a produrre perché altri hanno costi inferiori. È una valutazione che deve tenere conto dell’intera catena del valore. 

Possiamo anche accogliere produttori stranieri, compresi quelli cinesi, ma chiedendo che investano qui, assumano lavoratori europei e trasferiscano tecnologie e competenze. È soprattutto un tema di regole. L’Europa si sta muovendo in questa direzione, ma bisogna essere più decisi. Le condizioni economiche delle rinnovabili sono profondamente cambiate e non possiamo avere le stesse regole che avevamo cinque anni fa”. 

Su quali tecnologie potrebbe puntare l’Italia per costruire una filiera competitiva, senza ritrovarsi ancora una volta dipendente dall’estero, anche per le materie prime?
 

“Una delle opportunità più interessanti è rappresentata dagli accumuli termici. È il settore nel quale opera anche Magaldi, che ha sviluppato una batteria capace di immagazzinare energia rinnovabile e restituirla sotto forma di calore e vapore per i processi industriali. La particolarità è che utilizziamo materiali molto comuni: essenzialmente acciaio e sabbia silicea. Non abbiamo quindi il problema delle materie prime critiche che caratterizza altre tecnologie. 

Nel nostro caso sono sufficienti cinque ore di disponibilità di energia rinnovabile, anche non consecutive, per caricare il sistema e produrre successivamente vapore nell’arco delle 24 ore. Abbiamo scelto di concentrarci su una fascia di temperatura compresa tra 150 e 350 gradi, che corrisponde a una parte molto importante della domanda globale di calore industriale. Pensiamo alle cartiere, all’industria alimentare, al farmaceutico e alla chimica. 

Non pretendiamo di sostituire tutte le tecnologie. Le batterie elettrochimiche servono per accumulare e restituire elettricità; noi produciamo energia termica. Sono applicazioni differenti e complementari. La cosa interessante, al di là della singola azienda, è che in Europa esiste ancora una filiera industriale forte nelle tecnologie per il calore: pompe di calore, caldaie elettriche, batterie termiche. È un patrimonio che dobbiamo conservare”. 

L’Europa, però, ha già perso terreno in settori strategici. Penso alle difficoltà delle gigafactory delle batterie, da Northvolt al progetto di Termoli. Non è la dimostrazione che il divario con la Cina è ormai troppo grande?
 

“Io mi porrei prima di tutto una domanda: sono fallimenti dovuti a problemi tecnologici oppure economici? Perché sono due cose molto diverse. Non credo che all’Europa manchino le competenze. Quando partecipo ai convegni internazionali vedo tantissimi italiani ed europei nella parte dedicata alla tecnologia. Abbiamo ingegneri straordinari, molte delle innovazioni sono nate qui. Poi, però, quando si passa al mercato, vediamo una presenza molto forte dei cinesi. 

Il problema, a mio avviso, non è soltanto finanziario. È soprattutto normativo e riguarda l’assenza di una vera politica industriale comune. Non siamo ancora riusciti a costruire un mercato europeo che accompagni le tecnologie fino alla loro diffusione commerciale. Serve una maggiore armonizzazione delle politiche e una competizione che premi il valore aggiunto creato sul territorio. È questo che può consentire alle nostre imprese di crescere e competere”. 

C’è anche chi, come un ormai noto paper di Bruegel, sostiene che sarebbe più conveniente lasciare alla Cina produzioni ormai dominate dalle sue aziende, come i pannelli fotovoltaici, e concentrare le risorse europee su altre tecnologie. Lei non è d’accordo?
 

“Non sono convinta che sia la strada giusta. Prima di rinunciare a un settore dovremmo porci alcune domande: perché non possiamo produrre quelle tecnologie? Quanto ci costerebbe realmente farlo? E quale valore perderemmo, in termini industriali, rinunciando alla produzione? Bisogna ragionare sull’intero impianto, non soltanto sul prezzo del singolo componente. Anche quando esiste una differenza di costo, dobbiamo capire quanto pesa sul valore complessivo e cosa significa mantenere quella produzione in Europa. Nel campo della salute e della difesa siamo abituati a considerare strategiche le nostre capacità produttive. Perché l’energia deve essere sempre la Cenerentola? 

In passato potevamo contare su gas relativamente economico e questo rendeva meno urgente affrontare alcuni problemi. Oggi la situazione è cambiata. Le rinnovabili sono competitive, abbiamo le tecnologie e sappiamo quanto sia rischioso dipendere dall’estero per l’energia. 

Non dobbiamo considerarci già sconfitti nella transizione energetica. Ma dobbiamo capire che, senza una politica industriale, rischiamo di vincere la sfida della decarbonizzazione perdendo quella della produzione e della competitività europea”. 

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economia

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Comunicare l’Abitare, a Roma la sfida di una casa migliore e più accessibile

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(Adnkronos) – Si è chiusa alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano la prima giornata della quarta edizione di Comunicare l’Abitare, il think tank promosso da Casa Radio che ha riunito istituzioni, professionisti, associazioni e imprese attorno a una questione concreta: come migliorare la qualità delle abitazioni rendendola economicamente accessibile. Il confronto è partito dai risultati del sondaggio Comunicare l’Abitare 2026. Tre dati hanno offerto una chiave di lettura dei lavori: il 62,9% dei rispondenti ha ritenuto che le competenze delle professioni della casa fossero poco conosciute, per nulla conosciute oppure confuse; il 46,2% ha assegnato un giudizio basso alla sostenibilità del costo complessivo dell’abitare per una famiglia media nella propria città; il 56,5% ha dichiarato disponibilità a pagare di più per un’abitazione certificata come salubre, efficiente e sicura. La richiesta di qualità e la preoccupazione per i costi hanno accompagnato le diverse sessioni, collegando le condizioni economiche delle famiglie alle scelte di chi progetta, costruisce, riqualifica e gestisce il patrimonio immobiliare. 

“Il sondaggio mette a fuoco il rapporto tra qualità della casa e possibilità di sostenerne il costo. C’è anche disponibilità a riconoscere il valore di abitazioni più sane, efficienti e sicure, ma occorre renderle accessibili anche a chi ha redditi fragili o discontinui. Lo stesso vale per la rigenerazione: recuperare gli immobili deve servire a rispondere ai bisogni dei quartieri. Per questo la domanda è concreta: come migliorare l’abitare senza aumentare le difficoltà di chi cerca casa?”, ha dichiarato Paolo Leccese, giornalista, ideatore di Comunicare l’Abitare e membro del Comitato Scientifico. Il tema della qualità è stato approfondito nel confronto sulla salubrità degli spazi abitati e sulle responsabilità tecniche, giuridiche e professionali. Qualità dell’aria indoor, muffe, radon, materiali e qualità delle acque sono stati affrontati insieme ai compiti di progettisti, tecnici, amministratori e proprietari. La discussione ha messo in relazione le caratteristiche degli immobili con la capacità di riconoscere i problemi, individuare le competenze necessarie e accompagnare gli interventi con informazioni comprensibili. 

Con il confronto su “Rigenerare senza consumare: città, patrimonio edilizio e nuove politiche urbane”, l’attenzione si è spostata dagli edifici ai quartieri e alle condizioni necessarie per realizzare gli interventi. Recupero dell’esistente, investimenti e offerta abitativa sono stati discussi attraverso il contributo delle professioni tecniche, delle rappresentanze della proprietà e delle imprese. “Il sondaggio evidenzia che la questione abitativa non può essere ridotta al solo livello dei prezzi e dei canoni. Pesano l’adeguatezza dei redditi, la qualità del patrimonio edilizio, l’incertezza normativa e fiscale e la complessità delle procedure. È significativo, inoltre, che emerga una domanda di qualità delle abitazioni, accompagnata però dalla preoccupazione per i costi necessari a garantirla. La risposta deve essere quella di favorire gli investimenti, incentivare la riqualificazione degli immobili e creare le condizioni per ampliare l’offerta abitativa. Servono politiche che incoraggino, non nuovi vincoli e ulteriori oneri per i proprietari”, ha affermato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. 

 

Sulla necessità di ampliare l’offerta e di spiegare meglio il significato delle trasformazioni urbane è intervenuto Federico Filippo Oriana, avvocato immobiliarista, presidente e amministratore delegato di ASPESI Unione Immobiliare e membro del Comitato Scientifico di Comunicare l’Abitare: “Il sondaggio 2026 sulle problematiche della casa in Italia commissionato da Comunicare l’Abitare offre interessanti spunti di valutazione proprio per le risposte variegate che ha registrato. Prevale la sensibilità al prezzo, per la ben nota problematica dei redditi reali non cresciuti in Italia negli ultimi 25 anni, ma non manca l’attenzione per la qualità abitativa e per l’efficienza energetica. Sulla prospettiva, assolutamente necessaria nelle grandi città, della rigenerazione urbana le idee sono confuse e circospette, ma questo dipende dal fatto che noi, mondo della trasformazione immobiliare, non abbiamo saputo comunicare bene questa esigenza del territorio italiano. Un elemento di fondo accomuna, tuttavia, queste risposte e offre anche la soluzione al problema della casa in Italia: occorre produrre più edifici nuovi per la vendita e l’affitto. Disporre di molte nuove case determinerebbe automaticamente una diminuzione dei prezzi e un aumento significativo dell’efficienza energetica e ambientale media del patrimonio residenziale italiano”. 

La possibilità di tradurre queste indicazioni in scelte operative è stata al centro della sessione dedicata al contributo di imprese, professionisti e istituzioni a un’agenda condivisa per l’abitare. Il confronto ha collegato materiali, tecnologie, progettazione e comunicazione, affrontando il tema della collaborazione lungo l’intero processo di realizzazione e gestione degli immobili. Alla discussione si è affiancato lo Speed Date Network, con appuntamenti programmati tra professionisti, imprese e rappresentanti della filiera. Uno spazio dedicato alla conoscenza diretta, alla presentazione di esigenze e progetti e all’approfondimento di possibili collaborazioni. Il rapporto tra le persone e la propria casa è stato raccontato anche attraverso “La casa cambia”, lo spettacolo sulla riqualificazione energetica promosso da ENEA, con Gianni Terenzi e Antonio Disi. Il linguaggio teatrale ha portato nel confronto dubbi, desideri e scelte che accompagnano gli interventi sulle abitazioni, collegando i contenuti tecnici all’esperienza quotidiana di chi le vive. 

La giornata ha ospitato inoltre la consegna dei Tell Inhabit Awards 2026, dedicati alle migliori iniziative di comunicazione sull’abitare. I riconoscimenti sono andati a: Miglior podcast: Rotte di connessione, a cura di Francesca Romana Trombaccia. Miglior libro: (non) Basta aprire porte!, di Luca Gramaccioni e Alessandro Grupico. Miglior canale YouTube: Visionari dell’immobiliare, a cura di Federico Soraci. Miglior evento in presenza, ex aequo: business-beats 2025, organizzato da onOffice Italia, e Nulla accade per caso – Première, legato a Fabrizio Zampetti. Miglior rivista o quotidiano online: REquadro, diretto da Vittorio Zirnstein. Miglior rivista di architettura: AR Magazine, diretta da Marco Maria Sambo. Miglior programma televisivo: Casa contro casa, con Fabrizio Zampetti. I premi hanno valorizzato il ruolo della comunicazione nel rendere comprensibili le trasformazioni della casa e delle città. Una responsabilità che ha attraversato l’intera giornata: spiegare le competenze, rendere riconoscibili le prestazioni degli immobili e aiutare le persone a compiere scelte consapevoli. Il confronto ha così ricondotto il valore della casa alle condizioni concrete del suo utilizzo: sicurezza, benessere e sostenibilità dei costi nel tempo. Su questo terreno si è sviluppato il dialogo tra proprietà, professioni e imprese, con l’obiettivo di rendere i miglioramenti dell’abitare accessibili a un numero maggiore di persone. 

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economia

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Scontri ai cortei, Mattarella: “Ovunque violenze inaccettabili, solidarietà alle forze dell’ordine”

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(Adnkronos) –
 “Alle Forze dell’Ordine, in particolare ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi, va la piena solidarietà della comunità nazionale. Occorre un’analisi intelligente e approfondita e va elaborata un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti. Condizione, quest’ultima, che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo all’inaugurazione della ’39/ma Assemblea delle Province d’Italia. “Il riferimento all’impegno al servizio cittadini induce ad ampliare lo sguardo più in generale. È un servizio che passa dalla garanzia di condizioni di sicurezza che assicurano il pacifico dispiegarsi della vita delle nostre comunità, nelle città e nei borghi, dove ogni violenza è inaccettabile”. 

 

Una “risposta ferma” da parte dello Stato che, nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto a svolgere liberamente manifestazioni pacifiche, contrasti le condotte delinquenziali e criminali. Sarebbe questa la priorità su cui si sarebbe concentrata la riunione di oggi a palazzo Chigi sull’ordine pubblico, presieduta dalla premier Giorgia Meloni e durata circa un’ora e mezza. Il governo starebbe ragionando su ulteriori misure volte a rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto di questi fenomeni. Potrebbe, dunque, non essere escluso anche un decreto. 

Nel corso dell’incontro, a cui hanno partecipato i due vicepremier Matteo Salvini (in video collegamento) e Antonio Tajani, i ministri competenti Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Francesco Lollobrigida (Agricoltura), i due sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, oltre ai vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence, sarebbe stata svolta un’analisi di quanto successo nei giorni scorsi in diverse città italiane. Sarebbe emerso che si tratta di un fenomeno “complesso”, con aspetti di novità rispetto al passato, anche recente, e con una varietà di causali da decifrare. 

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politica

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