venerdì, Novembre 6, 2026
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Guidesi (Regione Lombardia): “Fabbrichiamo intelligenza artificiale per autosostenibilità”

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(Adnkronos) – Officina Ai “è un’iniziativa per tutta la Lombardia, tra innovazione e sviluppo. Anche questa sede che nascerà a Milano riguarderà tutto il territorio lombardo, per cui dobbiamo essere bravi a connettere tutto il territorio rispetto a questa opportunità. Significa fabbricare e produrre intelligenza artificiale, ovvero avere un nuovo distretto, una nuova filiera e un nuovo ecosistema che si occuperà di produrre IA a beneficio di tutte le altre zone di innovazione e sviluppo che nasceranno in Lombardia. È un’opportunità di autosostenibilità anche dal punto di vista tecnologico ed economico”. Così Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, intervenendo oggi a Milano all’incontro “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale”, organizzato da Assolombarda in collaborazione con Regione Lombardia e Made. Durante il convegno è stata firmata la delibera che dà il via alla fase due della Zona di Innovazione e Sviluppo (Zis) di Milano dedicata all’Intelligenza Artificiale, che prende il nome di “Officina AI”. Promossa da Assolombarda, attuale capofila, la Zis vedrà Made Competence Center assumere il ruolo di hub e soggetto gestore. 

Sull’iniziativa aleggia lo spettro dell’aumento del costo dell’energia: “Il tema dell’energia è il tema dei temi afferma Guidesi – siamo la prima regione manifatturiera d’Europa e in questo momento il rischio è che la corda si spezzi. Assolombarda lo sa perfettamente: da tre anni aumentiamo sia il fatturato sia il volume d’affari in tutti i trimestri e in tutte le congiunture, nonostante una situazione geopolitica che sicuramente non aiuta, visto il profilo internazionale del nostro tessuto economico e del nostro sistema produttivo”, sottolinea.  

“Sono aumentati i fatturati, ma si sono ridotte le marginalità, e questo è qualcosa che non possiamo più permetterci – avverte – non ci sarà nessuna impresa che produrrà in perdita. È per questo che abbiamo ribadito con forza, e continueremo a farlo, che servono interventi emergenziali sul costo dell’energia, a partire dalla trasparenza nel calcolo del prezzo e ponendo tutti i limiti che si possono introdurre a livello europeo contro l’influenza finanziaria e la speculazione”. “Penso anche alla discussione sul price cap – aggiunge – che mi sembra sia ancora in corso in Europa e che speriamo trovi concretezza, perché adesso rischiamo davvero di entrare in difficoltà. E questo non vale solo per le aziende energivore, ma per tutte le imprese e, automaticamente, per i consumatori, che rischiano di vedere limitate le proprie potenzialità, con tutte le conseguenze economiche del caso”, conclude. 

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economia

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Kiev attaccata senza alert alleati, scintille Zelensky-Trump

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Notte di attacchi pesanti e ripetuti su Kiev, con ondate di missili, che hanno ucciso una persona e ferito altre 8. Ma con un elemento importante a caratterizzarli: non c’è stato o è stato molto scarso il preavviso da parte degli alleati dell’Ucraina. Una replica di quanto accaduto martedì scorso.
Le forze ucraine nella notte fra sabato e domenica avevano lanciato un massiccio attacco con droni contro San Pietroburgo, colpendo anche un impianto petrolifero di raffinazione: un colpo letto dagli analisti come un segnale preciso a Trump, che aveva chiesto di sospendere i raid contro le strutture energetiche russe.
Non è un caso che i rapporti fra Trump e Zelensky siano sempre più tesi. Dopo l’accordo per l’acquisto di diesel russo e dopo l’ordine per la revoca delle sanzioni secondarie contro la Russia, il presidente americano ha accusato il leader ucraino di non volere la pace. Pronta la replica di Zelensky.
Intanto il presidente russo Vladimir Putin ha proposto un incontro a novembre tra lui, Donald Trump e Xi Jinping per discutere del conflitto. 

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Ora l’Italia può abbassare le bollette elettriche e c’entra (molto) la Ue

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C’è una notizia, uscita dall’ultimo Consiglio europeo, che aiuta a capire in quale direzione può e dovrebbe continuare a muoversi il rapporto tra l’Europa e gli Stati membri. Il governo italiano ha raggiunto a Bruxelles un accordo per ottenere il via libera politico al decreto bollette. Si tratta di una versione riveduta e corretta del “modello iberico”, la misura già testata da Spagna e Portogallo per calmierare i prezzi dell’energia elettrica abbattendo a monte, con un meccanismo di tetto temporaneo, l’impatto delle quotazioni del gas naturale impiegato nella generazione termoelettrica.

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Estratti audio: archivio audiovisivi Adnkronos. 
Musiche su licenza Machiavelli Music. 

Da Kylie Minogue a Magic Johnson fino a Leone XIV, parlare della malattia aiuta la prevenzione? L’analisi

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(Adnkronos) – Papa Leone XIV, operato al Gemelli per la rimozione di un fibroma polmonare maligno, aveva annunciato durante l’Angelus la necessità dell’intervento. Prima di lui, anche Giovanni Paolo II non aveva nascosto i segni della malattia; negli anni ’30 il campione di baseball Lou Gehrig rese pubblica la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (Sla); l’attrice Shirley Temple è stata la prima donna famosa a svelare di avere avuto un tumore al seno e una conseguente mastectomia; più recentemente parlò del suo tumore al seno anche la cantante Kylie Minogue. Ancora, nel 1991, all’apice della carriera, il campione dei Los Angeles Lakers Earvin ‘Magic’Johnson rivelò di aver contratto l’Hiv; nel 2013 l’attrice Angelina Jolie raccontò sul ‘New York Times’ di avere varianti patologiche del gene Brca e di avere quindi deciso di farsi asportare entrambe le mammelle. “Sono passati i tempi in cui le malattie dei papi, dei capi di Stato, delle persone famose in genere, erano considerate top secret e oggetto di speculazioni da parte della stampa e del pubblico. Oggi, al contrario, sono spesso i diretti interessati a parlarne, talvolta per aumentare la consapevolezza del pubblico sulla loro condizione e sensibilizzarlo su eventuali misure di prevenzione, talaltra per sollecitare donazioni alla ricerca. Il fenomeno è però ancora oggetto di studio: se da un lato infatti può produrre effetti molto positivi, dall’altro può talvolta dare luogo a conseguenze inattese e indesiderate”. A fare il punto è Roberta Villa, medico e divulgatrice scientifica, con un’analisi sul sito anti-bufale ‘Dottore ma è vero che?…’ curato dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medidi chirurghi odontoiatri.  

Chi furono i primi personaggi famosi a rompere il silenzio? “In epoca moderna – analizza Villa – le prime persone famose a parlare delle loro malattie sui media furono nel 1939 il campione di baseball Lou Gehrig, che rendendo pubblica la sua diagnosi fece conoscere la Sla (che da lui prese anche nome, come sindrome di Lou Gehrig), e all’inizio degli anni Settanta l’ex bambina prodigio del cinema in bianco e nero, poi votata all’attività diplomatica, Shirley Temple, la prima donna famosa a svelare di avere avuto un tumore al seno e una conseguente mastectomia. Se Shirley Temple cominciò a rompere il ghiaccio, il caso più noto e studiato per i suoi effetti sulla salute pubblica fu però il cosiddetto ‘Betty Ford blip’, cioè l’aumento del 15% circa delle nuove diagnosi di carcinoma della mammella negli Stati Uniti nei mesi successivi alla rivelazione di quella della first lady Betty Ford, moglie del 38esimo presidente Usa Gerald Ford. Trent’anni dopo, parlò del suo tumore al seno anche la cantante Kylie Minogue: i contenuti sui media relativi alla malattia, con l’invito a farsi controllare, nei 10 giorni successivi aumentarono di 20 volte; le prenotazioni di una mammografia salirono in 2 settimane del 40%, raddoppiando tra le donne di 40-69 anni che non si erano mai sottoposte allo screening, e 6 settimane dopo le richieste restavano più alte di oltre un terzo rispetto a prima dell’annuncio”. 

Per tornare alla Casa Bianca, anche la comunicazione aperta sul tumore del colon-retto di Ronald Reagan “produsse effetto positivo in termini di salute pubblica e di risparmio: nel periodo della diagnosi del presidente, aumentarono infatti le telefonate al National Cancer Institute per avere informazioni su questo tumore, salì anche l’aderenza ai programmi di screening e conseguentemente i tassi di diagnosi della malattia, in fase precoce e avanzata – ricorda l’autrice – Per quantificare l’efficacia di questo fenomeno, i ricercatori del National Institute for Occupational Safety and Health (Niosh) calcolarono il costo per anno di vita salvato correlato all’evento. Nel periodo compreso tra il 1986 e il 1996, questo rapporto di costo-efficacia è cresciuto progressivamente fino ad avvicinarsi ai 29.000 dollari nel 1996. In economia sanitaria, una cifra simile (inferiore alla storica soglia standard di 50.000 dollari per anno di vita guadagnato) dimostra che l’evento ha avuto un impatto incredibilmente efficiente e sostenibile per la salute pubblica”.  

Ma è vero che gli annunci delle persone famose riducono lo stigma? “La trasparenza – sottolinea Villa – fa bene soprattutto quando svela una malattia associata in qualche modo a discriminazione e stigma. In questo senso, rappresentarono una vera svolta gli attori, gli sportivi, i cantanti e le tante altre celebrità che non nascosero di aver contratto Hiv, anche in un periodo in cui la sieropositività per questo virus significava ancora una quasi certa evoluzione verso l’Aids e purtroppo spesso anche un isolamento dal contesto sociale. La rivelazione di aver contratto il virus da parte di uno dei più grandi giocatori di basket della storia, Earvin ‘Magic’ Johnson, portò per esempio a un aumento dell’interesse e delle discussioni sull’Aids e, secondo i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, anche a una riduzione dei comportamenti a rischio. Allo stesso modo, non si può dimenticare il ruolo che molte celebrities (attori, cantanti, sportivi) hanno avuto nello sdoganare il tema della salute mentale nella discussione pubblica, raccontando delle loro difficoltà e parlando apertamente delle cure a cui si sono sottoposti. Sapere che anche persone di successo lottano per stare bene può contribuire a ridurre lo stigma, aumentando la consapevolezza del pubblico, offrendo un modello di comportamento e stimolando chi ne ha bisogno a chiedere aiuto senza vergogna. Tuttavia, occorreranno più studi accurati per verificare se la comunicazione da parte di una celebrità produca davvero cambiamenti profondi in questo campo”. 

Si può interpretare in termini di azione contro lo stigma delle donne sottoposte a mastectomia bilaterale anche uno dei fenomeni mediatici più noti in questo campo: “L’articolo del 2013 in cui l’attrice Angelina Jolie raccontò sul ‘New York Times’ di avere varianti patologiche del gene Brca e di avere quindi deciso di farsi asportare entrambe le mammelle, per evitare di ripercorrere il destino della madre e di altre donne della sua famiglia, morte giovani di cancro. La sua storia – precisa Villa – poteva essere di incoraggiamento per le pazienti che si dovevano sottoporre a interventi di questo tipo, mostrando sulla sua pelle come questi non dovessero essere interpretati come minacce alla propria femminilità. Il cosiddetto ‘effetto Angelina Jolie’ produsse però soprattutto una corsa ai test genetici, anche in persone senza particolari fattori di rischio. Nel Regno Unito le richieste di consulenza genetica quasi raddoppiarono e negli Stati Uniti, nelle donne adulte con assicurazione privata, si passò da 0,71 a 1,13 esami eseguiti al giorno ogni 100.000 donne nelle 2 settimane seguenti alla pubblicazione dell’articolo e si consolidò un incremento del 37% nei mesi successivi, senza che in parallelo aumentassero le prestazioni di follow-up. La maggior parte dei test indotti dal clamore di questa storia negli Stati Uniti, insomma, risultò negativa. In altre parole, non produsse salute, ma solo ansia nelle donne e spese ingiustificate”.  

“Da parte sua, la figlia di Betty Ford ancora all’inizio degli anni Duemila faceva advocacy per anticipare a 35 anni lo screening per il tumore al seno, sebbene non ci fosse alcuna prova scientifica a sostenerne il beneficio – rimarca l’autrice – Allo stesso modo, la diagnosi di tumore della prostata in alcuni politici e altre persone famose nel Regno Unito ha portato negli ultimi anni a un movimento a favore dello screening per il tumore della prostata, anche in contrasto con le indicazioni delle autorità sanitarie locali. Gli effetti negativi di questo tipo di comunicazione non riguardano però solo un eccesso di esami, che alla fin fine si rivela non solo inutile, ma perfino controproducente. Nei 6 mesi dopo l’operazione in cui un’altra first lady, Nancy Reagan, fu sottoposta a mastectomia radicale, ci fu negli Stati Uniti un boom di questi interventi più invasivi, 3.400 più dell’atteso, mentre calava del 25% la probabilità che una paziente con tumore al seno ricevesse un trattamento più conservativo, come la lumpectomia”.  

“Insomma – conclude Villa – la trasparenza è cosa buona, ma presenta dei rischi, anche perché questo tipo di comunicazione tende ad arrivare alle persone che si tengono più informate, non necessariamente a quelle che sarebbe prioritario raggiungere. Il contenuto stesso degli appelli, poi, che provengono da pazienti e familiari senza competenza, ma che riscuotono simpatia e fiducia, può finire per essere più ascoltato della raccomandazione del proprio medico o di una società scientifica”. 

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salute

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Tumori, superare i muri invisibili che proteggono il cancro, la sfida della meccanobiologia oncologica

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(Adnkronos) – Il cancro non cresce nel vuoto. Intorno alle cellule malate c’è un ambiente fatto di cellule di sostegno, cellule immunitarie e una fitta rete di fibre, la matrice extracellulare, che il tumore modifica e piega ai propri interessi. E non conta soltanto chi abita questo ambiente, ma anche la sua consistenza: una matrice densa e rigida può rendere il tumore più aggressivo, favorire le metastasi e sbarrare la strada alle cure. È la nuova frontiera della meccanobiologia dei tumori, al centro dell’8° Workshop di oncologia traslazionale che il 19 e 20 ottobre riunisce all’Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma esperti internazionali, in collaborazione con il Manchester Cell-Matrix Centre dell’università di Manchester e il Cancer Research UK Manchester Institute. La nuova sfida della lotta al cancro, dunque, è superare i muri invisibili che lo proteggono. 

Per molto tempo la matrice extracellulare, il materiale che riempie lo spazio tra una cellula e l’altra, è stata considerata una semplice impalcatura, spiegano dal Regina Elena. Oggi sappiamo che non è così. È una struttura dinamica, che viene continuamente costruita e rimodellata e che, nel tumore, condiziona il comportamento delle cellule. Può essere più densa o più lassa, più rigida o più morbida, e le cellule lo avvertono. È come se possedessero un senso del tatto: percepiscono la durezza di ciò che le circonda e la trasformano in segnali che regolano l’attività dei geni coinvolti nella crescita del tumore, nella sua capacità di invadere altri tessuti e nella resistenza alle cure. E tra il tumore e le cellule che lo circondano i messaggi viaggiano in entrambe le direzioni. “È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda – descrive Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena – Per decenni abbiamo colpito la cellula tumorale. Le terapie di domani dovranno interrompere anche questo scambio”. Interrompere, però, non significa distruggere tutto: “Non tutte le cellule che circondano il tumore lavorano per lui, alcune lo contrastano – precisa Blandino – È il caso di una parte dei fibroblasti, le cellule che producono la matrice: alcuni favoriscono il tumore, altri lo frenano. Questi ultimi vanno rafforzati, non eliminati. Bisogna essere selettivi”. 

Il tumore del pancreas è l’esempio più emblematico, illustrano gli esperti. È spesso circondato da un tessuto fibroso così denso da ostacolare la distribuzione dei farmaci e l’azione delle cellule immunitarie. Un ambiente definito immunologicamente ‘freddo’, nel quale le difese dell’organismo faticano ad agire e anche l’immunoterapia incontra notevoli difficoltà. Anche nei tumori testa-collo e dell’ovaio la matrice extracellulare può contribuire alla progressione della malattia e alla resistenza ai trattamenti. Nei tumori testa-collo si studia inoltre se la rigidità della matrice nella zona dell’intervento chirurgico possa influenzare il rischio di recidiva. Su questi temi lavorano anche i ricercatori Ire, con studi dedicati. 

Lo scorso anno il Workshop di oncologia traslazionale aveva acceso i riflettori sulle alleanze che il tumore stringe con il proprio microambiente, ricorda una nota dell’Ire. Quest’anno le osserva con una lente d’ingrandimento più potente. Grazie alle analisi molecolari spaziali, alle tecnologie di imaging e ai modelli tridimensionali, gli scienziati possono studiare con maggiore precisione le interazioni tra cellule tumorali, matrice e sistema immunitario, alla ricerca di nuovi indicatori biologici e possibili bersagli terapeutici. 

“Questi eventi riflettono gli obiettivi strategici dell’Istituto”, afferma Livio De Angelis, direttore generale degli Ifo, gli Istituti fisioterapici ospitalieri a cui fa capo il Regina Elena: “Rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani talenti e accelerare il passaggio dei risultati della ricerca alla cura. È così che un Irccs costruisce l’innovazione al servizio dei pazienti”. 

La due giorni è organizzata da Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò dell’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute. Tra i relatori esperti di livello mondiale come Valerie Weaver dell’università della California di San Francisco e Amanda Psyrri, oncologa dell’università di Atene, impegnata nella sperimentazione clinica. Ampio spazio è dedicato ai giovani ricercatori, molti dei quali dell’Ire. 

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salute

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Hostaria, 15mila tappi di sughero raccolti a Verona: il riciclo sostiene la ricerca sulle leucemie

I tappi di sughero raccolti a Hostaria diventano una risorsa solidale: 15mila pezzi, per 60 chilogrammi, saranno avviati al recupero. Organizzatori, AMIA e cantine hanno collaborato durante i tre giorni del festival. Il progetto sostiene la ricerca sulle leucemie e le persone con patologie ematologiche.

Il bilancio della raccolta reso noto da Telenuovo aggiunge un risultato ambientale alla dodicesima edizione. Gli espositori hanno conservato i tappi usati negli stand del centro storico, consentendo di separarli dagli altri scarti della manifestazione.

Alessandro Medici, presidente dell’associazione culturale Hostaria, ringrazia le cantine e AMIA, impegnata anche nella pulizia delle strade. Roberto Bechis, presidente dell’azienda, annuncia che il recupero sarà riproposto durante Vinitaly e Vinitaly and the City. La collaborazione con il Terzo settore lega i proventi a finalità di ricerca e assistenza.

Tappi di sughero: dove portarli a Verona

La raccolta dei tappi organizzata da AMIA prosegue anche fuori dagli eventi: i cittadini possono consegnarli negli ecocentri aziendali oppure attraverso l’Ecomobile. Il servizio permette così di recuperare anche le piccole quantità accumulate in casa.

AMIA descrive il sughero come un materiale interamente riciclabile. Fra gli impieghi successivi indica pannelli per l’isolamento termico e acustico, granulati destinati all’edilizia, tacchi e solette per le calzature. Separare i tappi consente quindi di mantenere disponibile una materia prima per nuove lavorazioni.

Nel percorso aziendale figurano inoltre due iniziative rivolte a pubblici diversi: “Progetto Etico”, dedicato al mondo del vino, e “Tappo a chi?”, indirizzato a esercizi commerciali e scuole. La pagina AMIA collega il risvolto sociale all’associazione di volontariato Leucemia Vissuta, Le.Viss, e alla destinazione dei proventi a progetti concordati con i soggetti coinvolti.

La raccolta si è svolta in un festival che ha registrato 29mila visitatori e una crescita del 10%, con 380 referenze di vino e oltre settanta appuntamenti. Numeri che spiegano la concentrazione di materiali da gestire nelle piazze durante il fine settimana.

Sciopero autotrasportatori: gli scaffali vuoti in un supermercato a Palermo – Video

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Scaffali vuoti nei supermercati siciliani, al quinto giorno di sciopero degli autotrasportatori che protestano contro il caro carburante. Non arrivano né frutta né verdura o carni.

Le ultime parole del prete ucciso da una croce durante la messa: “Un giorno anche noi moriremo”

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(Adnkronos) –
“Un giorno, anche noi qui moriremo, e a volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che trascorriamo con Dio”. Sono state queste le ultime parole di Patricio Alfredo Sanchez Molinari, il prete che in Ecuador è morto dopo che una croce si è staccata dal muro e lo ha colpito in testa durante la celebrazione della messa. 

È successo a Guayaquil, nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, dove il prete stava tenendo un sermone proprio sulla morte: “Il tempo di qualità che dedichiamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, ai nostri mariti, mogli, figli e familiari, quello è il tempo meglio speso”, aveva detto Molinari, come ricostruito dal New York Post, per poi chiedere a Dio di benedire la sua congregazione e iniziare un’altra preghiera. 

A quel punto però dal muro dietro di lui si è staccata l’enorme croce, che è caduta colpendolo in testa. L’uomo è stato travolto dall’impatto e, secondo quanto riportato dai media locali, sarebbe poi morto tra lo sgomento dei fedeli che hanno provato a soccorrerlo. Nella chiesa è calato un silenzio che si è trasformato presto in disperazione, scoppiata anche online, visto che la messa veniva trasmessa in diretta streaming. 

“Annunciamo che il nostro amato padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, parroco della chiesa del Perpetuo Soccorso nel Vicariato Centrale, è passato alla Casa del Padre per godere della Sua presenza e della Sua gloria”, è stato il comunicato di cordoglio diramato dalla chiesa. 

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internazionale/esteri

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Papa Leone, l’oncopneumologa: “Ora si aprono due scenari, l’esame istologico indirizzerà per prossime tappe”

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(Adnkronos) –
Papa Leone XIV è in Vaticano per la convalescenza dopo le dimissioni sabato dal Policlinico Gemelli di Roma dove ha subito l’operazione per l’asportazione di un nodulo polmonare maligno. Leone XIV prosegue il recupero nel Palazzo apostolico vaticano e mercoledì terrà l’udienza generale in piazza San Pietro. Ieri durante l’Angelus ha ringraziato i fedeli e ha sottolineato come, “superata questa fase delicata, adesso riprenderò gradualmente le mie attività”.  

Ma che tipo di percorso dovrà affrontare? “Se, come è stato detto, il nodulo era piccolo e circoscritto, senza interessamento dei linfonodi – ma lo sapremo dagli esami – il Papa non dovrà fare nulla perché è guarito. Procederà con i controlli nel tempo, i ‘follow-up’, che si diraderanno nel tempo. Se invece, e questo è il secondo scenario, la malattia dovesse essere più estesa, con l’interessamento dei linfonodi, si procede con l’esame istologico e con il test per l’espressione di PD-L1. Questo ci permette di capire la malattia che si ha davanti e di decidere sulla terapia migliore, in base anche alle mutazioni che potrebbero emergere. Da qui si può decidere per una terapia adiuvante e in questo modo ridurre le possibilità che il paziente, clinicamente guarito, possa avere ricadute”.  

Così all’Adnkronos Salute Serena Ricciardi, pneumoncologa dirigente medico dell’Uoc di Broncopneumologia dell’Ao San Camillo-Forlanini di Roma.  

Il Papa “è un ottimo
esempio” per tutti, continua Ricciardi, “perché tendenzialmente c’è l’idea di essere reticenti, invece lui ha deciso ‘urbi et orbi’ di annunciare l’operazione per la rimozione del nodulo polmonare”. Sul viaggio in Sud America programmato per novembre, “il decorso è buono, ma l’ultima parola spetta ai medici che hanno seguito il Papa – precisa – Se non ci sono complicanze, un paziente operato al polmone può tornare alla routine quotidiana. Certo ogni caso è diverso dall’altro e serve sempre una valutazione degli specialisti. Il Papa è stato operato e come comunicato dai suoi medici l’intervento è riuscito, si aspetta l’esame istologico che però richiede del tempo, 10-20 giorni, poi si capirà come procederà il suo percorso”.  

Secondo la pneumoncologa, “in questo tipo di patologia del polmone è fondamentale la diagnosi precoce soprattutto per evitare recidive post cure”. La sopravvivenza di un tumore preso al primo stadio è superiore quella che si prospetta negli stadi successivi. L’Ao San Camillo-Forlanini sta portando avanti un progetto sulla diagnosi precoce del tumore al polmone. Su 939 persone senza sintomi sottoposte a Tc (la comune Tac) del torace a basso dosaggio, cioè con una quantità ridotta di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre 5 mostravano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Il percorso parte da un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 Tc del torace. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica; in 2 casi l’esame istologico ha poi documentato la natura benigna del nodulo. “Ci siamo resi conto che questo progetto può salvare delle vite”, conclude Ricciardi.  

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cronaca

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Scaffali vuoti in un supermercato a Palermo: gli effetti dello sciopero

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Scaffali vuoti nei supermercati siciliani, al quinto giorno di sciopero degli autotrasportatori che protestano contro il caro carburante. Non arrivano né frutta né verdura o carni. #autotrasportatori #carocarburante #supermercati