venerdì, Novembre 6, 2026
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Guerriglia a Milano, assalto ai negozi e saccheggi: fermati 200 giovani. Meloni convoca riunione su ordine pubblico

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(Adnkronos) –
Il centro di Milano ancora a ferro e fuoco. Per il secondo giorno consecutivo, il cuore della città è squassato da disordini e violenza. Dopo il caos di sabato, scene analoghe nel pomeriggio di ieri. Alla fine, fermati oltre 200 giovani, in maggior parte – più dell’80% – minorenni. Dopo le 48 ore ad altissima tensione, oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni convoca domani una riunione sull’ordine pubblico. Ieri, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tenuto una riunione con il Capo della Polizia e i massimi dirigenti del Viminale per fare il punto della situazione. Collegato da remoto anche il questore di Milano, Bruno Megale, a cui il ministro ha fatto pervenire la gratitudine nei confronti degli uomini e delle donne in divisa per come hanno fronteggiato i disordini. 

“Ho convocato a palazzo Chigi una riunione sull’ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos”, scrive Meloni sui social, postando la foto di Angelo De Simone, il dirigente della polizia rimasto ferito sabato da una pietra. 

La giornata di domenica si è incendiata nel primo pomeriggio (la cronaca di ieri). Piccoli gruppi di incappucciati hanno iniziato a radunarsi in San Babila prima di lanciare oggetti contro le forze dell’ordine e spostarsi in via Torino tra un miniblitz e l’altro: i teppisti hanno devastato tutto quello che hanno trovato – vetrine, auto, pensiline – lanciando pietre, sedie e petardi e poi dandosi rapidamente alla fuga per ricominciare a devastare da un’altra parte. Una guerriglia continua nel cuore della città, tra via Torino, piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele, tra negozi saccheggiati e auto danneggiate. L’identikit generale dei responsabili è noto sin da sabato: tantissimi giovanissimi, italiani e stranieri, “quasi tutti vestiti di nero e molti travisati”, ha sintetizzato la Questura di Milano.  

 

A fare da cornice alla cronaca, il ripetuto botta e risposta tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il ministro Piantedosi. “Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, mi sembravano tanti contro pochi”, ha detto il primo cittadino commentando i fatti di sabato. Sala ha fatto riferimento alla presenza di circa “200 poliziotti, erano pochi”. Immediata la prima replica di Piantedosi. “Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le Forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le Forze di polizia che – secondo lui – sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti”, ha scritto il responsabile del Viminale in un post su X. 

“La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le Forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette”, ha affermato ancora il ministro. “La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall’altra parte – ha concluso Piantedosi – ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia”. 

“A Piantedosi che mi equipara alla ‘sinistra radical chic’ dico che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato”, la risposta di Sala. “Pensi a fare la sua parte ed eviti gli attacchi personali. Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre”.  

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cronaca

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Trump: “Zelensky non vuole la fine della guerra”. Il presidente ucraino: “Casa Bianca spinge Kiev alla resa”

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(Adnkronos) –
Nuovo scontro e scambio di accuse tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump. I rapporti tesi tra Ucraina e Stati Uniti si traducono in un botta e risposta a distanza, con l’ennesimo affondo del presidente americano. Zelensky, scrive Trump su Truth, “non vuole porre fine a questa guerra” con la Russia “e probabilmente non l’ha mai voluto. Avrebbe potuto ottenere un accordo migliore due anni fa di quello che può ottenere ora”, mentre “io voglio che questa guerra finisca”. Il numero 1 della Casa Bianca spiega di essere impegnato “nel processo di negoziazione della Pace nella guerra tra Russia e Ucraina” e di non voler “fare nulla che possa allontanare, in modo sciocco, la Russia dal tavolo delle trattative”. 

 

“Si stanno facendo grandi progressi, e questo include le attuali negoziazioni sui prigionieri”, dice Trump. “La Russia sta facendo pochissimo, se non nulla, per aiutare la Repubblica Islamica dell’Iran, rispetto a quello che potrebbe fare. E io voglio mantenere le cose così, e lo farò. A meno che persone stupide non si mettano in mezzo”. Secondo Trump “Zelensky sta utilizzando le raffinerie di diesel in Russia come bersaglio, sapendo che questi attacchi stanno danneggiando seriamente i mercati mondiali del diesel, inclusi quelli negli Stati Uniti. Agricoltori, allevatori e imprese di ogni tipo stanno soffrendo grandemente per questo, ma la Russia, nondimeno, sta inviando, a un prezzo basso, milioni di barili di diesel al mondo”, dice riproponendo la versione secondo cui a incidere sui prezzi del gasolio sarebbero gli attacchi ucraini contro gli impianti russi. “A Zelensky non importa. E francamente, con tutti i soldi che l’Europa gli sta dando e che Joe Biden gli ha dato in passato, lui non vuole porre fine a questa guerra. Probabilmente non l’ha mai voluto”, l’accusa al presidente ucraino. 

 

A Kiev, Zelensky delinea uno scenario ovviamente diverso. E’ Trump, dice il presidente ucraino, che vorrebbe la resa del paese aggredito dalla Russia. Il quadro di Zelensky prende forma con i passi compiuti negli ultimi giorni da Washington. Prima l’accordo con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo agli Usa, poi la decisione con cui Trump ha cancellato le sanzioni nei confronti di Mosca. “Credo che siano state intraprese azioni per convincere l’Ucraina a capitolare – dice Zelensky in un’intervista a Bloomberg, rilanciata dai media ucraini – Non sto dicendo che sia questo l’obiettivo perseguito dai nostri partner. Non voglio pensare che i nostri partner americani credano che la guerra possa finire prima a spese dell’Ucraina. Ma è questa l’impressione”. 

Zelensky ovviamente non può e non vuole interrompere il dialogo con gli Stati Uniti. Nella giornata di domenica, il presidente ucraino ha avuto un colloquio con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere dei prossimi passi diplomatici verso una possibile soluzione del conflitto. “La pace arriva solo attraverso la forza e una cooperazione basata sulla fiducia. Stiamo facendo tutto il possibile da parte nostra perché ciò accada e per garantire che la posizione dell’America sia forte e contribuisca ad avvicinare la pace”, scrive Zelensky su X, sottolineando che si tratta di una pace che “tutti, tranne la Russia, attendono da oltre quattro anni e mezzo”. 

Durante il colloquio sono stati esaminati i risultati del recente incontro tra le delegazioni americana e ucraina in Florida: i due team mantengono contatti “praticamente ininterrotti” e stanno preparando nuove iniziative diplomatiche. “Informiamo costantemente i nostri partner sulla reale situazione degli attacchi russi, che non si fermano nemmeno per un minuto, e sulle questioni relative alla difesa aerea”, spiega Zelensky, ribadendo che “molto dipende proprio dalla posizione dell’America. L’Ucraina resta pronta a lavorare in modo costruttivo, onesto e orientato a un risultato concreto”. 

Zelensky ha da tempo proposto un accordo per interrompere gli attacchi alle raffinerie russe, tema particolarmente sensibile per Trump, in cambio di ulteriori missili per i sistemi di difesa aerea Patriot. “La mia ultima proposta era questa: noi non colpiamo il diesel russo, voi ci date missili per i sistemi Patriot per proteggere le nostre infrastrutture. Ma loro vogliono soltanto che smettiamo di attaccare il diesel. E se lo colpiamo, ci sconnetteranno da qualcosa”, ha spiegato, accusando inoltre gli Stati Uniti di rallentare deliberatamente le connessioni satellitari Starlink e di ritardare le consegne dei missili intercettori Patriot già pagati da Kiev. “Una parte delle forniture è stata autorizzata dalla parte americana, mentre il resto no. E non è una questione tecnica”, denuncia Zelensky, precisando che Washington sta fornendo soltanto 12 intercettori Patriot al mese, circa un quarto rispetto all’amministrazione Biden.
 

I motivi per un calo di fiducia verso gli Usa non mancano. Kiev deve fare i conti anche con le restrizioni imposte al sistema satellitare Starshield, la versione militare di Starlink utilizzata dall’Ucraina per contrastare gli attacchi dei droni russi. Lo stop è stato disposto materialmente da SpaceX, la società di Elon Musk, in seguito a un “messaggio del governo americano”. Alla Nbc, Zelensky dichiara che la decisione porta la firma di Trump e di Musk: il leader di Kiev ritiene che siano coinvolti “entrambi”. De Trump decidesse domani di revocare le restrizioni, il sistema “tornerebbe immediatamente a funzionare come prima”.  

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internazionale/esteri

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Spalletti duro: “Senza ritmo, idee e cuore. Molti atteggiamenti non mi sono piaciuti”

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(Adnkronos) – “Una Juve sicuramente inferiore, che non ha avuto il pallino del gioco e idee su dove portare la partita, difficile anche darsi spiegazioni. Siamo tornati alle 4 e mezza di notte ed ho deciso di farli recuperare. Poi ho tentato di cambiare, c’erano sei calciatori nuovi, ma siamo stati lenti, sia di gambe che di testa. Gli avversari si vedono, bisogna andare a vedere anche quello che succede. Se arrivi tardi non ci sono tattiche o sistemi di gioco, se non ci si mette un po’ di ritmo e di cuore nelle situazioni, un po’ di roba che si trova frugandosi dentro”. Lo ha detto il tecnico della Juventus Luciano Spalletti a Dazn dopo il pesante ko con la Lazio allo Stadium. “Senza ritmo, senza idee, senza corsa, senza disponibilità. Fragili anche dal punto di vista delle reazioni quando perdevamo i duelli. Si sono stati molti atteggiamenti che non mi sono piaciuti”, ha aggiunto netto Spalletti. 

“A volte i giovani mollano? Si va sempre a scavare nel carattere, perchè l’importante è la vedere una reazione, non lasciarsi abbandonare agli eventi. Il nostro futuro non ce lo giochiamo sulla buona sorte ma sulla nostra volontà. Siamo costretti ad impararla questa cosa. Ci sono giovani oggi che lottano e atri che alla prima spallatina si lasciano cadere per terra, ma fa sempre parte del carattere della persona”, ha proseguito il tecnico che sugli appena 11 punti in sette gare ha poi aggiunto: “cosa bisogna cambiare? Si vanno a fare delle analisi e abbiamo solo due possibilità, quello di parlare con la squadra e di una metodologia di lavoro. E’ chiaro che qualcosa bisogna andare a modificare, anche io sono rimasto un po’ sorpreso della partita. Io voglio condivisione, coinvolgerli, voglio averci un buon rapporto con i calciatori. Ora dovrò anche andare ad auto-analizzare questo rapporto con la squadra, con la quale ho un rapporto bello, sincero e loro anche da soli si rendono conto che quello che abbiamo fatto oggi non va assolutamente bene”, ha concluso Spalletti.  

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sport

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Campo largo, il consiglio di Veltroni: “Serve un programma di 10 punti”

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(Adnkronos) –
“Serve un programma di 10 punti”. E’ il messaggio che Walter Veltroni, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, invia al campo largo. Il centrosinistra con ogni probabilità sceglierà il suo leader con le primarie. Si profila il duello tra Elly Schlein, segretaria del Pd, e Giuseppe Conte, leader del M5S. “Bisognerebbe partire dal programma. Gli schieramenti si fanno certamente per vincere le elezioni, ma l’argomento ‘dobbiamo stare uniti perché sennò vincono gli altri’ è un argomento che è molto semplice, molto comprensibile, molto condivisibile. Il problema è che poi ha una sua ulteriore specificazione: bisogna creare uno schieramento che serva a non far vincere gli altri e poi a governare bene il Paese, perché ciò che interessa agli italiani è che sia governato bene questo Paese”, dice Veltroni. 

“E se dovesse risuccedere quello che è già successo – penso al 2006, quando si fece una grande coalizione con questo argomento in cui c’era dall’Udeur di Mastella a Rifondazione Comunista- quando si è trattato di governare, le difficoltà e le differenze sono emerse. Allora si fece un programma di 200 pagine e solo la forza di Romano Prodi riuscì a tenere tutto questo insieme”. Per evitare il bis, quindi, cosa si deve fare? “Adesso bisognerebbe che, anche per accelerare i tempi di lettura, si facesse un programma di 10 punti fondamentali: la scuola, il lavoro, l’Ucraina, l’Europa, la sicurezza, le cose che stanno a cuore agli italiani e quelle che riguardano il destino del Paese”. “E dopo si discutesse se fare le primarie, le secondarie, le terziarie. Perché se non si è d’accordo sul programma, qual è il rischio? Che si va alle primarie e chi vince, vince in nome di una parte”, aggiunge Veltroni. 

“E se quella parte ha un programma diverso dall’altro, è difficile portare gli elettori dell’altro a votare per i primi. Quindi la prima cosa da fare è definire 10 grandi idee che garantiscano l’unità della coalizione, oggi in campagna elettorale e domani per governare. Questa è la cosa che andrebbe fatta razionalmente”, conclude. 

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politica

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Mercalli a Che tempo che fa, la previsione: “Perderemo i ghiacciai”

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(Adnkronos) –
“Noi perderemo i ghiacciai, questo ormai è certo”. E’ la previsione di Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico, ospite di Che tempo che fa. “Le nostre Alpi sono state abituate da sempre ad avere nel ghiacciaio un serbatoio, una riserva d’acqua di soccorso, perché il ghiacciaio sta fermo per la maggior parte dei mesi dell’anno e dovrebbe addirittura accumulare massa nuova con la neve dell’inverno. E quand’è che ci dà l’acqua più preziosa? Quando c’è la siccità e fa caldo”, dice Mercalli a Fabio Fazio. 

“Infatti, quest’anno che c’era di nuovo una colossale siccità, l’unico fiume in piena di tutto il bacino del Po era praticamente la Dora Baltea che, arrivando dalla Val d’Aosta, ci forniva l’acqua del ghiacciaio che poi andava ad alimentare l’agricoltura, le risaie. Ma se noi perdiamo i ghiacciai ci viene meno quella riserva di soccorso. Noi perderemo i ghiacciai, questo ormai è certo, è sicuro, perché stiamo togliendo ogni anno il 3%. Dobbiamo fare oggi strategia, perché le Alpi diventano come gli Appennini. E negli Appennini non c’è ghiaccio, salvo un residuo minuscolo sul Gran Sasso e allora noi dobbiamo già pensare a una strategia per la raccolta dell’acqua piovana”, aggiunge. “Si riapre il tema degli invasi, che sono complessi da fare, ma qualche posto buono per farli c’è. Sull’acqua noi basiamo non solo chiaramente la sopravvivenza di tutti i servizi delle città e gli acquedotti, ma agricoltura di qualità, di cui l’Italia ovviamente va fiera. E se noi perdiamo le produzioni agricole di eccellenza, che cosa facciamo?”, si chiede in un quadro caratterizzato da un chiaro trend legato al cambiamento climatico.  

“L’estate del 2003 era allora la più calda di sempre. Era l’esordio dell’estate africana sul Mediterraneo settentrionale. Per la prima volta registrammo 40 gradi a Parigi e Milano. Ci furono 71mila vittime per colpo di calore. Ci sono state altre estati con picchi di caldo, ma di minore durata. L’estate 2022 è stata quella della grande siccità e 4 anni dopo abbiamo avuto l’estate 2026 che sbaraglia ogni record: la più calda in Italia e in tutta l’Europa occidentale”, dice snocciolando i dati. 

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cronaca

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E’ morta Christiana Ruggeri, la giornalista del Tg2 aveva 57 anni

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(Adnkronos) – E’ morta la giornalista Rai Christiana Ruggeri, era nata a Roma il 28 gennaio 1969. Caporedattrice della redazione Scienze del Tg2, scrittrice, autrice di saggi, a febbraio scorso aveva pubblicato una biografia di Ferdinand Porsche. Grande appassionata di fotografia, per molti anni impegnata nella redazione Esteri del Tg2, dove aveva curato numerosi reportage, è stata anche conduttrice del telegiornale.  

“Unirai Figec – si legge in una nota – partecipa al dolore della redazione del Tg2 ed esprime con commozione vicinanza e sentimenti di cordoglio alla famiglia della collega e in particolare alla sua amatissima figlia. Addolorati ricordiamo la sua grande passione per il sociale, l’amore intenso per gli animali, il suo forte legame con il Friuli Venezia Giulia, regione alla quale aveva dedicato di recente una puntata di Tg2 Dossier per i 50 anni dal terremoto”. 

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cronaca

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Dalle battute su Ranucci e Mengoni fino ad Annalisa ospite, Fiorello riporta varietà subito dopo il Tg1

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(Adnkronos) – Fiorello ha riportato il varietà dopo il Tg1 con ‘Tg1 edizione più che straordinaria’, lo speciale in onda dopo l’edizione delle 20. “Abbiamo portato il varietà dopo il Tg1, erano anni. Ci sono bambini che questa cosa non l’hanno mai vista come l’Italia mondiale”, ha detto il conduttore in smoking nello studio del Tg, prima di essere interrotto da TonyPitony che ha chiesto dove fosse il bagno. L’ironia del conduttore non si è fatta attendere: “Sono liberi quelli di Ranucci e Milo Infante”. Quella di questa sera è stata un’operazione che sa di televisione d’altri tempi ma che, come sempre accade con Fiorello, viene reinventata attraverso un linguaggio contemporaneo, tra satira, improvvisazione, musica e meta-televisione. Ad aprire i 10 minuti – e poco più – di show è stata la cantante Annalisa, che ha regalato al pubblico una versione della sua ‘Esibizionista’: “Che rarità sintonizzarsi quando hai davanti il più brillante dei brillanti, per carità, devi avvicinarti non lo dovrai più Immaginare perché lui è lui è… è un gran professionista, il re del varietà, bello come una specie estinta no, non se ne va… Succede…sì, finalmente succede. Hai capito chi è, lui è…Rosario Fiorello”.  

Accompagnato da un rullo di tamburi, Fiorello ha annunciato l’arrivo di Achille Lauro, Cesare Cremonini, Erminio Sinni e Serena Brancaleone. Per poi interrompere il motivetto musicale e dire: “No, non saranno con noi. Ma chi li paga? E chi paga l’hotel, il taxi e le arachidi in camerino”. Una gag per invitare in studio l’inseparabile Fabrizio Biggio: “Perché spendere soldi quando noi abbiamo l’artista che nessuno vuole come ospite? Te lo regalano come il bollo dell’auto: signori ecco Fabrizio Biggio”. E parlando dell’aumento dei prezzi della verdura e della benzina ha ironizzato sul costo dei prezzi dei concerti di Marco Mengoni a ‘Allo Sbagliato’: “Se vai da lui spendi meno. Marco si scherza…ma mica tanto”. Tra battute taglienti, TonyPitony alla costante ricerca di un bagno e le comparsate delle giornaliste del Tg1 Giorgia Cardinaletti, Laura Chimenti, Emma D’Aquino e Alessio Zucchini è andata in onda così l’unica puntata di ‘Tg1 edizione più che straordinaria’, che ha visto Rosario Fiorello trasformare lo studio del telegiornale in un palcoscenico surreale: “Ma ti rendi conto che nell’ultima direzione di Chiocci, perché dopo questa cosa secondo me… Lo abbiamo profanato. È un po’ come un addio al celibato senegalese a casa di Vannacci”, ha scherzato Fiorello. Tra i momenti più riusciti spicca il finto lancio dedicato a ‘Doc’, in cui Fiorello immagina di sostituire Luca Argentero.  

Lo show diventa anche l’occasione per lanciare la nuova stagione radiofonica de ‘La Pennicanza’ – accompagnata dal jingle cantato da Mina – il programma che da domani, lunedì 19 ottobre, vedrà nuovamente insieme Fiorello e Biggio su Rai Radio2, in simulcast visual sul canale 202 del digitale terrestre e su RaiPlay. “Non abbiamo un programma, siamo un po’ come il Campo largo. Io vi do consigli: Giorgia Meloni e al governo, perché? Grazie ai miei consigli”. E poi un altro consiglio ‘by Fiore’: “Ci vuole qualcuno che vi guidi. Ad esempio c’è una Salis… attenzione che di Salis ce ne sono due, prendete quella che paga l’affitto”. Fiorello e Biggio si sono poi collegati con lo studio di via Asiago ancora in allestimento con un operaio napoletano con tanto di elmetto giallo: Gigi D’Alessio. Il cantautore ha finto di chiamare Stefano De Martino: “A Sanremo arriviamo con l’anno nuovo, stai tranquillo. Sì… quattro stanze separate per i Maneskin, gli diamo quelle dei Pooh, che non vengono”. Tra le novità l’arrivo de ‘La Nottatanza’, una replica de ‘La Pennicanza’ arricchita di contenuti extra in onda in terza serata su Rai1. ‘La Pennicanza’ è un programma di Rosario Fiorello scritto con Francesco Bozzi, Pigi Montebelli, Federico Taddia, e con Fabrizio Biggio, Enrico Nocera, Edoardo Scognamiglio. La produzione musicale è del maestro Enrico Cremonesi e a Danti. La regia radiofonica è di Marco Lolli, la regia video di Piergiorgio Camilli. 

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spettacoli

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Guerriglia a Milano, chi sono i ragazzi della generazione Selfie: TikTok, rabbia e voglia di apparire

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(Adnkronos) – “Corrono veloci, non hanno bandiera, amano TikTok e mostrarsi: non rinunciano alle riprese neppure quando saccheggiano un negozio o rompono una vetrina e, poi, si vantano postando. C’è la chiama generazione S, a indicare la parola ‘Selfie’ e quel bisogno di apparire prima che di rivendicare diritti”. L’identikit dei giovanissimi che sono scesi in piazza la offre, all’Adnkronos, chi per lavoro macina chilometri per cortei e che, in questi anni, almeno venti, ha visto anarchici, antagonisti, black bloc e centri sociali scendere in strada.  

 

Non bisogna generalizzare, ma i volti di chi da due giorni sta mettendo a ferro e fuoco la città si assomigliano un po’ tutti. Imberbe, sempre vestito di nero, un cappuccio a coprire il volto e spesso un passamontagna. Un abbigliamento che più che a identificare serve a confondere, perché indossato dalla gran parte dei giovanissimi. “Li chiamano ‘maranza’, italiani di seconda generazione, ma più che a urlare slogan e a rivendicare diritti, ieri e oggi erano tutti a fare video per i social. Il cellulare è la loro naturale prosecuzione del braccio, più che un corteo o un assalto sembra la diretta di un reality” dice con amarezza l’uomo in divisa.  

E TikTok, la piattaforma che usano anche per muoversi come pedine sulla scacchiera, dimostra con numeri impressionati l’attenzione per gli assalti in città. “C’è chi pur di apparire non esita ad abbassarsi il passamontagna…”, dimenticando che non è l’unico che guarda. E’ anche attraverso i video che passano gli arresti in flagranza differita, ma la vanità è un peccato di tanti.  

 

La differenza di età e velocità è un grande handicap in una piazza che, per la prima volta, appare senza controllo, ma le diversità rispetto al passato sono anche altre. “Sono giovanissimi, in gran parte minorenni, non sono inquadrati in gruppi conosciuti quindi è anche difficile capire con chi si può tentare di dialogare. C’è chi è mosso dalla rabbia di una città che non sa più accogliere, e chi dalla noia di chi sa che è inutile provare a farsi ascoltare” spiega chi conosce bene Milano. Una scelta, quella della violenza, che tanti altri giovani scesi in piazza condannano con forza.  

Più di tutto, però, sconcerta la capacità di muoversi in gruppi molto piccoli e di dissolversi subito dopo aver colpito, lasciando frustrazione in chi sta ancora capendo come spostare mezzi e persone. “Non è una questione di numeri: con più uomini e donne in strada potremmo fermare più violenti, ma la verità è che non è possibile arginare del tutto questa violenta devastazione” conclude l’uomo che anche stasera dà la caccia ai violenti di Milano. 

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cronaca

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Sarri contro Chiffi: “Ho scoperto che c’è chi può mandare affanc…l’arbitro”

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(Adnkronos) –
“Oggi ho scoperto una cosa nuova, che ci sono dei giocatori che possono mandare affanc… l’arbitro. Chi? Non ha importanza. Io alla fine del primo tempo ho chiesto all’arbitro se per regolamento c’era qualcuno che lo poteva mandare affanc… e lui mi ha risposto: ‘si però l’ho l’ho ammonito’. Ma se ti mando affanc… io mi mandi fuori, giustamente. Quindi lasciamo perdere, la conduzione a noi non è assolutamente piaciuta, ma io ogni volta che ho Chiffi a San Siro è finita così, comunque ci dispiace non aver raccolto punti e aver avuto la palla del 3-3 a 5′ dalla fine…”. Lo ha detto il tecnico dell’Atalanta Maurizio Sarri a Sky dopo la gara persa con il Milan a San Siro riferendosi al direttore di gara della sfida.  

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sport

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Verona dopo i disordini: Trevisi chiede risorse per la Polizia, Gelmetti garanzie sui danni

La sicurezza a Verona torna al centro del confronto politico dopo i disordini di sabato. Trevisi sollecita personale, prevenzione e collaborazione fra istituzioni; Gelmetti annuncia un disegno di legge sulle garanzie economiche per i danni alle manifestazioni. Sono proposte, ancora da tradurre in misure.

Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale ed ex dirigente della Polizia di Stato, chiede di distinguere i manifestanti pacifici da chi cerca scontri e danneggiamenti. Nelle richieste di Trevisi riportate da Verona News figurano organici adeguati, rinforzi, formazione e strumenti operativi per affrontare situazioni che cambiano rapidamente.

Il consigliere invita inoltre a valutare maggiori tutele per gli agenti aggrediti e a destinare il personale specializzato soprattutto al territorio e alle indagini. Alcune attività amministrative sostituibili potrebbero essere affidate a personale civile, accompagnando il cambiamento con una digitalizzazione più efficace.

Sicurezza a Verona, il confronto sulle responsabilità

Per Trevisi i Comuni non possono affrontare da soli questi problemi: servono cooperazione con lo Stato e un ruolo preventivo di scuole, famiglie e servizi educativi. La vicinanza temporale degli episodi in città diverse, osserva, non dimostra da sola un coordinamento: eventuali collegamenti competono alle verifiche degli investigatori.

Su un altro versante, Gelmetti annuncia una proposta di fideiussione per le manifestazioni. Il parlamentare intende presentare nella prossima settimana un disegno di legge che obblighi le amministrazioni comunali a richiedere una garanzia per gli eventuali danni a beni pubblici e privati.

L’obiettivo dichiarato è evitare che i costi ricadano su residenti, commercianti e contribuenti. Gelmetti anticipa lo stesso indirizzo per un’eventuale futura amministrazione di centrodestra a Verona. L’annuncio non introduce un obbligo già vigente: il testo dovrà affrontare il percorso parlamentare e precisare modalità, soggetti e importi.

Il confronto segue i disordini del 17 ottobre nel centro storico: oltre sessanta persone identificate e sei denunciate, cinque delle quali minorenni. Le verifiche sugli episodi proseguono.