venerdì, Novembre 6, 2026
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Cindy Crawford rompe il silenzio dopo la morte del figlio Presley: “Siamo devastati dal dolore”

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(Adnkronos) –
Cindy Crawford e la sua famiglia rompono il silenzio dopo la morte del modello e attore statunitense Presley Gerber, figlio della celebre top model e dell’imprenditore Rande Gerber, scomparso il 20 settembre all’età di 27 anni. In una prima dichiarazione pubblica, la famiglia ha condiviso sui social una fotografia in bianco e nero del giovane, accompagnata da un messaggio di cordoglio e gratitudine per il tempo trascorso insieme. “Siamo devastati dal dolore per aver perso il nostro amato figlio e fratello. Ci sentiamo immensamente fortunati per aver avuto Presley nelle nostre vite per 27 anni”, hanno scritto i familiari. Nel messaggio, Crawford, il marito e la figlia Kaia ricordano Presley come “un’anima dolce e bellissima”, sottolineandone la gentilezza e la vulnerabilità. La famiglia ha inoltre ringraziato quanti hanno espresso vicinanza e sostegno dopo la notizia della morte. 

Anche Kaia Gerber, sorella minore di Presley e modella affermata, ha dedicato al fratello un messaggio su Instagram. La giovane ha pubblicato un video e una fotografia che li ritraggono insieme da bambini, accompagnandoli con parole cariche di dolore: “Ti amo immensamente, fino alla Luna e ritorno, ancora e ancora, per sempre, fratello maggiore”. In un testo più articolato, Kaia ha raccontato la difficoltà di affrontare l’assenza del fratello e di imparare a vivere senza poterlo più chiamare o raggiungere. “Sto imparando come amarti quando non posso vederti”, ha scritto, spiegando di non sapere ancora come riuscire a essere sua sorella in un mondo in cui lui non c’è più. 

Presley Gerber è morto dopo essere entrato, il 19 settembre, nella Resolutions Living, una struttura residenziale per persone impegnate in percorsi di recupero dalle dipendenze situata a Santa Monica, in California. La mattina successiva è stato trovato senza vita. Secondo quanto riferito dalla polizia, il decesso potrebbe essere riconducibile a un’overdose di sostanze stupefacenti. Le circostanze della morte sono tuttavia ancora oggetto di accertamenti. L’autopsia è stata eseguita, ma il medico legale della contea di Los Angeles ha rinviato la determinazione della causa e delle modalità del decesso, richiedendo ulteriori esami. Per arrivare a una conclusione potrebbero essere necessari alcuni mesi. 

La polizia di Santa Monica sta inoltre cercando di ricostruire la provenienza delle sostanze assunte dal giovane. La vicenda ha sollevato interrogativi sul funzionamento della struttura in cui è morto Gerber. Secondo quanto riportato dal “Los Angeles Times”, il centro opererebbe in un quadro normativo poco definito e non sarebbe autorizzato a fornire assistenza medica. Il Dipartimento dei servizi sanitari della California ha avviato un’indagine per verificare se Resolutions Living offrisse prestazioni per le quali fosse necessaria una licenza statale. L’iniziativa è scattata dopo la ricezione di una segnalazione sulla struttura nel mese di settembre. 

Gerber aveva parlato pubblicamente, anche attraverso i propri profili social, delle difficoltà legate alla dipendenza e alla salute mentale. La sua morte riporta così l’attenzione sulle condizioni delle strutture residenziali dedicate al recupero dalle dipendenze e sui controlli a cui sono sottoposte. 

Mentre proseguono le indagini, la famiglia Crawford-Gerber affronta il lutto attraverso ricordi e messaggi pubblici. “Ti ameremo per sempre”, la promessa affidata al messaggio con cui Cindy Crawford, Rande Gerber e Kaia hanno salutato Presley. (di Paolo Martini) 

 

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spettacoli

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Grazie, Mr. President!

L’autonomia economica e la difesa comune diventano il banco di prova di un’Europa sollecitata dalle scelte di Trump. Il risveglio del continente richiede unità politica e responsabilità, mentre le oscillazioni delle alleanze mettono in discussione dipendenze consolidate.

Autonomia economica e difesa comune nel risveglio europeo

Come risvegliare l’Europa senza averne l’intenzione

Autonomia economica europea: illustrazione con la scritta Congratulation, Mr. PresidentCongratulazioni, caro Presidente Trump, per essere riuscito in un’impresa che molti, prima di Lei, avevano tentato invano: svegliare l’Europa dal suo lungo letargo.

Il Vecchio Continente Le sarà riconoscente. E, come si dice dalle nostre parti, a buon rendere.

Con la Sua politica internazionale imprevedibile, le nuove gabelle commerciali, il Suo indecisionismo dalle pretese innovative e le originali interpretazioni delle alleanze e delle amicizie, Lei si è rivelato, involontariamente, una sorta di principe azzurro dell’Europa. Non proprio quello delle favole, ma certamente uno capace di provocare un risveglio.

L’Europa, infatti, sembra essersi finalmente scossa dall’indifferenza, dal torpore decisionale e da quella sorta di sindrome dello zio Tom che, sotto diversi aspetti, l’aveva indotta a delegare ad altri una parte eccessiva del proprio destino.

Louis Dumur ci ricorda che la politica è l’arte di servirsi degli uomini facendo loro intendere di servirli. Nel caso europeo, tuttavia, il risultato ha finito per capovolgere la prospettiva: nel tentativo di servire i propri interessi, qualcuno ha involontariamente reso un servizio all’Europa.

Indipendenza, autonomia economica, difesa comune, coesione politica e ideali condivisi: sono questi i princìpi che, troppo a lungo assopiti, hanno lasciato il continente in una condizione di dipendenza quasi strutturale dalla potenza americana. Una dipendenza che, in certi momenti, ha rischiato di assomigliare più a quella di una colonia privilegiata che a una libera alleanza fra pari.

Ora, però, il risveglio impone una scelta. L’Europa dispone delle risorse economiche, delle competenze, della cultura e del peso internazionale necessari per aspirare a un ruolo da protagonista. Deve soltanto convincersi che l’unità non è una formula diplomatica da ripetere nei vertici, ma una responsabilità da esercitare ogni giorno.

Non si tratta di contrapporsi agli Stati Uniti, né di rinnegare un’alleanza storica. Si tratta, più semplicemente, di renderla adulta: amici e alleati si rispettano meglio quando nessuno dei due deve chiedere all’altro il permesso di esistere politicamente.

Dunque, cara Europa, niente più indugi: al lavoro, e subito! Perché, come recita un antico adagio attribuito a Voltaire, il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. E, a quanto pare, può anche aiutare a guarire una certa sonnolenza geopolitica.

Thank you, Mr. President!

Naturalmente, non occorre che Lei si preoccupi di ripetere l’impresa. Una volta svegliata, l’Europa dovrebbe essere perfettamente in grado di restare desta da sola.

Giuseppe Arnò

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Foto Canva remix

Cambio di passo meteo, pioggia e calo delle temperature sull’Italia: le previsioni

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(Adnkronos) – Pioggia e calo delle temperature sull’Italia. La nuova settimana segnerà un netto cambio di passo meteo rispetto ai giorni precedenti, proponendo uno scenario decisamente più dinamico e d’impronta pienamente autunnale, in particolare nella prima metà. L’avanzamento delle correnti occidentali favorirà l’arrivo di una perturbazione ben organizzata diretta verso il bacino del Mediterraneo. 

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, spiega che nella giornata di lunedì si confermeranno condizioni di spiccata instabilità al Nord-Ovest, con fenomeni localmente intensi che interesseranno in primis il Ponente Ligure. Tra martedì e mercoledì l’ingresso del sistema perturbato atlantico, molto esteso, determinerà una fase di precipitazioni diffuse su gran parte del Paese. 

Le regioni del Nord-Ovest, e in particolare la Liguria e il Piemonte, saranno esposte a piogge continue e abbondanti. Entro il pomeriggio di mercoledì, gli accumuli complessivi potranno superare i 100-150 mm nell’area del Savonese. Con il progressivo avanzamento del fronte, entro mercoledì pomeriggio le precipitazioni si estenderanno a quasi tutto il territorio nazionale. 

Un’attenzione particolare andrà rivolta ai settori tirrenici, Toscana e Lazio in primis, tradizionalmente più esposti a questa tipologia di configurazioni atlantiche. Da mercoledì i venti andranno a disporsi dai quadranti occidentali e sud-occidentali: le intense correnti di Libeccio che soffieranno a oltre 40 km/h potranno generare delle mareggiate lungo le coste esposte di Liguria e Toscana con onde alte fino a 3-4 metri. Da giovedì, a seguito del transito della perturbazione, si assisterà a un calo delle temperature minime di circa 2-4°C. 

 

Lunedì 19. Al Nord: deboli piogge su Piemonte e Liguria. Al Centro: locali piovaschi sulle coste della Toscana, più soleggiato altrove. Al Sud e sulle Isole: instabilità sulle Isole Maggiori e sui versanti ionici. 

Martedì 20. Al Nord: piogge intense al Nord-Ovest (oltre 70-90 mm di accumulo in 24 ore). Al Centro: peggiora entro sera su Toscana e Lazio. Al Sud e sulle Isole: temporali in Sardegna, più stabile altrove.  

Mercoledì 21. Al Nord: instabile con temporali specie su Levante Ligure e medio/alto Triveneto. Al Centro: rovesci e temporali sulle aree tirreniche, meglio sulle adriatiche. Al Sud: temporali in Campania, instabilità sparsa altrove. 

Tendenza: nuovo passaggio perturbato, ma molto più debole e rapido atteso tra venerdì 23 e sabato 24. 

 

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cronaca

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Scontri ai cortei, Cacciari: “I governi si sveglino, i giovani si sentono traditi”

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(Adnkronos) – Le proteste esplose in Italia e quelle oltre confine sono “la stessa cosa”. A dirlo in un’intervista a ‘La Stampa’ è Massimo Cacciari, per il quale “si tratta di una situazione europea che sta diventando assolutamente intollerabile” perché “una democrazia non può, per decenni, arretrare sul piano del reddito e dei servizi sociali. La democrazia non è un’idea astratta, si regge sulla base di politiche economiche e sociali, che difendano i più deboli, i redditi più bassi, che si fondano su politiche fiscali progressive”. Secondo il filosofo, “le giovani generazioni si sentono totalmente escluse, senza prospettive, senza neanche speranze. Basta vivere nel mondo della scuola o a contatto con i giovani per capire la frustrazione profonda che provano per le vergognose politiche dei padri”. Le differenze tra le proteste scoppiate in Italia, in Spagna o in Francia per il filosofo “dipendono dalla situazione locale”. “Per esempio, in Spagna la protesta può essere più legata ai problemi relativi alla casa – ragiona Cacciari -, mentre in Italia lo è di meno, perché l’80% degli italiani in un modo o nell’altro, magari in condizioni penose, ma ha la casa di proprietà, oppure ha affitti popolari bassissimi”. 

“Al di là di questi dettagli – sottolinea -, ci troviamo di fronte a una crisi generale che sta diventando sempre più forte e le persone di buonsenso come il sottoscritto stanno ripetendo da anni che non si può andare avanti così, che la democrazia non può basarsi soltanto sull’idea che siamo democratici”. Per Cacciari c’è “una situazione di frustrazione, un malessere generale. Basta avere gli occhi per vederlo. Basta girare per le strade, vivere con la gente. Se si resta rintanati in un palazzo forse è difficile rendersene conto”. E la premier Giorgia Meloni? “Ma cosa deve dire? Può essere lei a fare l’analisi della situazione aggiungendo che, appunto, non ha fatto un piffero di niente? Sia chiaro, però, non è che la colpa sia solo sua, è di una classe dirigente europea che con modifiche non sostanziali procede da trent’anni. I governi europei si sono retti per decenni garantendo crescita di diritti, crescita dei servizi e anche crescita del benessere. Da trent’anni questa crescita è bloccata e in Italia più che altrove. Ci si può meravigliare che le persone decidano di scendere in piazza?”.  

Dopo l’ondata di proteste la speranza è che la classe dirigente “si svegli”. “Certamente se si limitano soltanto a denunciare le violenze e non capire che appunto sono l’epifenomeno ultimo di una situazione drammatica che riguarda tutta la politica europea e che sta mettendo in crisi proprio gli assetti fondamentali, materiali delle nostre democrazie, non si va avanti. Se, invece, riescono a fare questo sforzo mentale può darsi che si sia anche un contraccolpo e comincino a livello europeo politiche adeguate per sostenere le sacrosante richieste delle nuove generazioni in particolare, ma anche di tutti i cittadini meno abbienti”.  

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politica

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Tezenis, terza vittoria consecutiva: Reggio Emilia battuta 94–81 con sette uomini in doppia cifra

La Tezenis contro Reggio Emilia conquista il terzo successo consecutivo: 94–81 al PalaMagis nella serata di domenica 18 ottobre. Andrews guida i marcatori con 18 punti, Tobey e Melendez chiudono in doppia doppia. Sette giocatori veronesi raggiungono la doppia cifra, per una vittoria costruita dal gruppo.

Verona sale a sei punti dopo quattro giornate di Serie A e allunga la serie positiva dopo il successo esterno per 89–82 a Scafati. La squadra, ancora priva di Brockington, supera la UNA Hotels in una partita nella quale gli ospiti riescono più volte a riavvicinarsi, senza completare la rimonta.

Tezenis contro Reggio Emilia: vantaggio e reazione alle rimonte

L’avvio è favorevole ai gialloblù: 11–4 dopo quattro minuti e 29–21 al primo intervallo. Nel secondo periodo il margine cresce fino al 38–24, ma un parziale di undici punti senza risposta riporta Reggio Emilia a tre lunghezze. Verona ritrova efficacia dall’arco e raggiunge l’intervallo lungo sul 57–46.

Gli emiliani riducono ancora la distanza nel terzo quarto, chiuso sul 73–66. All’inizio dell’ultima frazione tornano a meno tre: la Tezenis risponde e, a cinque minuti dalla fine, si porta sull’84–74. Il nuovo allungo consente ai padroni di casa di difendere il risultato fino alla sirena.

Andrews trascina, Tobey e Melendez in doppia doppia

Nel bilancio statistico della Lega Basket spiccano i 18 punti e sei assist di Andrews. Tobey aggiunge 17 punti e dieci rimbalzi, mentre Melendez abbina undici punti a undici rimbalzi. Una prova che conferma il peso dei lunghi. Samuels firma 13 punti; Massinburg, Loro e Zampini ne realizzano undici ciascuno.

La distribuzione dei punti racconta una serata nella quale il contributo offensivo arriva da quasi tutta la rotazione. Per Verona il bilancio diventa di tre vittorie e una sconfitta; Reggio Emilia resta invece a un successo in quattro incontri. Il prossimo impegno dei gialloblù sarà domenica contro Trieste.

Caro carburanti, continua la protesta dei tir: stop e rallentamenti su A1 e A30

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(Adnkronos) –
Continua la protesta dei tir contro il caro carburante. In Campania circolazione rallentata o addirittura bloccata lungo gli snodi autostradali, tra cui l’A1 e l’A30, tra Napoli Nord, Caserta Sud (dove la strada è occupata), Caserta Nord, ma anche a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani. La protesta degli autotrasportatori è partita verso mezzanotte in zona Caianello e sta fortemente condizionando la viabilità in Campania.  

 

L’annuncio di un incontro, previsto per martedì prossimo, con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, non ha intanto placato la rabbia degli agricoltori e degli autotrasportatori in Calabria. In assenza di risposte concrete, fanno sapere i rappresentanti regionali di Fedralog e delle altre associazioni promotrici, la protesta andrà avanti a oltranza e una delegazione di manifestanti si recherà direttamente a Roma per far valere le proprie ragioni e pretendere misure concrete per alleviare la crisi che, con il caro carburante e l’aumento dei costi di produzione, sta mettendo in ginocchio l’attività di centinaia di aziende.  

 

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cronaca

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Ora solare 2026, presto il cambio d’ora: più buio e qualche fastidio, quando spostare le lancette

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(Adnkronos) –
Ora solare 2026, ci siamo quasi. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, le lancette verranno infatti spostate indietro di un’ora, dalle 3 alle 2, e si cambierà di nuovo orario dopo i sette mesi di ora legale, che tornerà tra il 27 e 28 marzo 2027. 

Smartphone, tablet e computer si aggiorneranno automaticamente con il cambio d’ora, mentre gli orologi analogici dovranno essere regolati manualmente. Le notti torneranno ad essere più lunghe, le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio. 

Come affrontare gli effetti del cambio d’ora? Per alcune persone saranno necessari alcuni giorni di adattamento al nuovo ritmo. Il cambio d’ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell’umore. “Si tratta di una sorta di mini jet lag”, ha spiegato all’Adnkronos Salute e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell’università Vita-Salute San Raffaele. Per ritrovare il giusto equilibrio si può ripartire anche dalla tavola.  

“In questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell’attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici. Accanto a essi, il ritorno strutturato dei legumi e dei cereali integrali garantisce un apporto costante di energia a lento rilascio e di fibre prebiotiche”, è il consiglio dell’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’. 

 

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cronaca

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Ucraina, Wsj: Putin propone vertice con Trump e Xi per discutere la fine della guerra

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(Adnkronos) – Il presidente russo Vladimir Putin avrebbe proposto un vertice al presidente americano Donald Trump e al leader cinese Xi Jinping il mese prossimo per discutere dell’Ucraina, nel tentativo di negoziare una fine al conflitto quadriennale che favorisca Mosca. Questo quanto rivela il Wall Street Journal, secondo quanto riferito da persone a conoscenza delle discussioni.  

“Il piano – secondo scrive il Wsj – rappresenta un tentativo da parte di Putin di trarre vantaggio dal miglioramento dei rapporti tra Trump e il leader russo, che ha allarmato l’Ucraina e i suoi alleati a Washington e in Europa. Un vertice di questo tipo – senza il coinvolgimento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky – sarebbe senza precedenti e farebbe scattare l’allarme nelle capitali europee e non solo”. 

Secondo un alto funzionario americano, Trump non ha ancora accettato la proposta, ma potrebbe essere aperto all’idea. 

 

La notizia arriva dopo lo scambio di accuse tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump. I rapporti tesi tra Ucraina e Stati Uniti si sono tradotti in un botta e risposta a distanza, con l’ennesimo affondo del presidente americano. Zelensky, ha scritto Trump su Truth, “non vuole porre fine a questa guerra” con la Russia “e probabilmente non l’ha mai voluto. Avrebbe potuto ottenere un accordo migliore due anni fa di quello che può ottenere ora”, mentre “io voglio che questa guerra finisca”. Il numero 1 della Casa Bianca ha spiegato di essere impegnato “nel processo di negoziazione della Pace nella guerra tra Russia e Ucraina” e di non voler “fare nulla che possa allontanare, in modo sciocco, la Russia dal tavolo delle trattative”. 

A Kiev, Zelensky ha delineato uno scenario ovviamente diverso. E’ Trump, ha detto il presidente ucraino, che vorrebbe la resa del paese aggredito dalla Russia. Il quadro di Zelensky ha preso forma con i passi compiuti negli ultimi giorni da Washington. Prima l’accordo con Putin per la fornitura di gasolio russo agli Usa, poi la decisione con cui Trump ha cancellato le sanzioni nei confronti di Mosca. “Credo che siano state intraprese azioni per convincere l’Ucraina a capitolare – ha detto Zelensky in un’intervista a Bloomberg, rilanciata dai media ucraini – Non sto dicendo che sia questo l’obiettivo perseguito dai nostri partner. Non voglio pensare che i nostri partner americani credano che la guerra possa finire prima a spese dell’Ucraina. Ma è questa l’impressione”. 

 

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha intanto affermato che gli Stati Uniti non hanno smesso di condividere informazioni di intelligence con l’Ucraina. Ha aggiunto che “il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin devono concentrarsi sulla fine della guerra. Gli Stati Uniti, da parte loro, continueranno a cercare soluzioni per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina”.  

 

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internazionale/esteri

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“Clown”, “corrotto”: in Brasile il duello tv tra Lula e Bolsonaro Jr

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(Adnkronos) – Il presidente brasiliano di sinistra Lula e il conservatore Flavio Bolsonaro si sono lanciati in una raffica di insulti e accuse durante il loro primo dibattito di domenica, a una settimana dal ballottaggio delle presidenziali. Smentendo i sondaggi, il senatore Bolsonaro, 45 anni, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali il 4 ottobre con il 47% dei voti, contro il 45% di Luiz Inácio Lula da Silva, che a 80 anni punta a un quarto mandato non consecutivo. Questo primo confronto, nello studio dell’emittente televisiva Band a San Paolo, la capitale economica, si è subito rivelato elettrizzante. Gli insulti hanno preso il sopravvento sulle proposte. Ciascuno ha tirato in ballo i casi, reali o presunti, destinati a indebolire l’avversario. 

 

Con una cravatta dai colori giallo e verde del Brasile, Lula si è ostensivamente allontanato per un istante da Flavio Bolsonaro, spiegando di voler “prendere le distanze da un miliziano”. Alludeva ai presunti legami del parlamentare con gruppi criminali parapolizieschi che controllano vasti quartieri popolari di Rio de Janeiro. Il figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro (2019-2022) ha replicato mostrando la parola “corrotto” scritta sul palmo della mano. Un riferimento alla condanna di Lula per corruzione che gli era costata il carcere nel 2018-2019, prima che fosse annullata. Anche lui in giacca, ma senza cravatta, Flavio Bolsonaro si è posizionato più volte alle spalle del suo rivale per scuotere la testa in segno di diniego mentre quest’ultimo parlava alla telecamera. Lontano dalle telecamere, urla e applausi dei loro sostenitori tra il pubblico hanno punteggiato il dibattito. 

Il presidente uscente ha chiesto più volte spiegazioni in merito a un’indagine su sospetti di corruzione che coinvolgono Flavio Bolsonaro, in relazione al finanziamento di un film su suo padre. L’interessato si è rifiutato di rispondere ed è stato definito un “clown”. Il candidato di destra ha replicato menzionando un figlio di Lula, soprannominato “Lulinha”, coinvolto in un caso di presunta corruzione.  

Il nome di Jair Bolsonaro, che sta scontando una pena di 27 anni di carcere per tentato colpo di Stato, è tornato più volte. Quando suo figlio ha chiesto al suo avversario perché così tanti detenuti lo avessero sostenuto alle elezioni, Lula ha risposto ironicamente invitando Bolsonaro padre a votare per lui. Flavio Bolsonaro ha attaccato il presidente uscente su due delle principali preoccupazioni dei brasiliani: l’insicurezza e il costo della vita. “Da quanto tempo non mettete della carne, un pezzo di carne, nel vostro congelatore?, ha chiesto ai telespettatori. A sua volta, Lula ha preso di mira il suo avversario per i suoi legami con il governo del presidente americano Donald Trump, che ha inflitto diverse ondate di dazi doganali al Brasile. “La famiglia Bolsonaro è asservita agli interessi statunitensi”, ha tuonato, definendoli “traditori della patria”.  

 

Nel corso della giornata, i sostenitori di entrambi gli schieramenti hanno cercato di dare prova della propria forza. I sostenitori del candidato conservatore si sono radunati sulla famosa Avenida Paulista, a San Paolo. “Il Paese si trova in una situazione catastrofica. Per arrivare a fine mese o comprare qualsiasi cosa, bisogna avere due o tre lavori», ha dichiarato all’Afp Sara Machado, 36 anni. Secondo le stime dei ricercatori dell’Università di San Paolo, il raduno ha attirato circa 71.000 persone. 

A Rio de Janeiro, il musicista Caetano Veloso ha cercato di infiammare gli animi dei progressisti durante una “manifestazione per la democrazia” insieme a decine di artisti lungo la spiaggia di Copacabana. Il raduno ha riunito circa 56.000 persone, secondo gli stessi ricercatori. Su una delle altre spiagge della città, alcuni bagnanti hanno formato il nome di Lula nell’acqua. “Penso che questa sia l’elezione più importante della storia del Brasile. Flavio Bolsonaro fa parte di un clan familiare autoritario e fascista”, ha affermato Marcel Bosa, 61 anni. Un sondaggio dell’istituto Datafolha attribuisce al senatore Bolsonaro il 51% delle intenzioni di voto, contro il 49% del presidente uscente. Il divario si è ridotto di due punti e i due candidati si trovano tecnicamente alla pari, tenuto conto del margine di errore. 

 

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internazionale/esteri

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Centrosinistra, Schlein ufficializza corsa per Palazzo Chigi: “Io candidata premier, con o senza primarie”

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(Adnkronos) – La notizia arriva alla fine dell’intervento. Elly Schlein davanti all’Assemblea nazionale Pd, riunita alla Nuvola, ufficializza la corsa a palazzo Chigi. “Io sono pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità che non ha pari in Italia e di guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie”, scandisce.  

Quasi un gong che suona l’inizio della campagna elettorale. E la platea in sala risponde con una lunga standing ovation alla segretaria. Schlein nella relazione di oltre un’ora e mezza elenca problemi, ricorda le proposte avanzate dal Pd e attacca Giorgia Meloni più volte. Ma la critica più forte della segretaria del Pd alla premier si concretizza in una immagine. Quella dei lavoratori e studenti chiamati sul palco della Nuvola ad aprire l’assemblea Dem. Un bagno di realtà. Quella realtà che la presidente del Consiglio, accusa Schlein, “non ascolta e ignora” e che anzi TeleMeloni cerca di oscurare. La segretaria del Pd invece la vuol rendere protagonista. Anche nella costruzione del programma del centrosinistra. E, infatti, risponde subito di sì all’appello di Avs a una manifestazione unitaria su carovita, stipendi e giustizia sociale. Le proteste di questi giorni “sono una trasmissione che su Telemeloni non vedrete, stanno censurando le proteste, quindi ci è sembrato giusto ascoltarli noi e farli ascoltare da qui”. Un richiamo anche alla strettissima attualità con gli scontri delle scorse ore: “Noi non c’entriamo niente con i violenti e i delinquenti, abbiamo sempre condannato le violenze. Ma è inaccettabile che si usino i violenti per coprire la voce delle persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia”.  

 

Schlein apre l’assemblea rivendicando due obiettivi raggiunti: l’unità del Pd e la costruzione di una alleanza progressista. “Ci ritroviamo proprio qui alla Nuvola, dove questo percorso è iniziato il 12 marzo del 2023. Abbiamo cominciato un cammino che abbiamo coltivato con cura con passione nel nostro pluralismo e nei nostri valori giorno dopo giorno. È un tempo breve. Se vogliamo però è anche un’altra epoca coi tempi della politica. Ci eravamo dati due obiettivi allora. Due obiettivi che abbiamo riassunto nella scritta che sta alle mie spalle: unità del Partito democratico e unità dell’alleanza progressista. E con emozione possiamo dire con forza che questi obiettivi li abbiamo raggiunti entrambi E li abbiamo raggiunti insieme. Testardamente unitari e uniti per cambiare l’Italia”, dice Schlein parlando sotto la grande scritta ‘Unità’, titolo dell’iniziativa alla Nuvola.  

“Se siamo la prima forza di opposizione ce la siamo guadagnata con il sudore, voto dopo voto, sui territori. Abbiamo la responsabilità del primo partito dell’opposizione”, dice Schlein e rivendica il lavoro fatto sulle alleanze. “Il lavoro che abbiamo fatto in questi anni deve renderci orgogliosi. Oggi quella alleanza esiste e governa in molte regioni e città. Intanto questa alleanza c’è. È stato scritto che il centrosinistra è il più competitivo di Europa. Questa unità, l’abbiamo cucita con pazienza giorno per giorno nei territori, è un percorso partito tre anni fa anche quando nessuno ci credeva”. 

 

Schlein ribadisce, come già sottolineato della ultima Direzione Pd, che i Dem sono pronti a lavorare al programma ma chiedono che tutte le forze del centrosinistra ci siano e che quel programma venga discusso nel e con il Paese. “Noi siamo pronti, possiamo cominciare anche subito. Basta che siamo tutti e che non lo facciamo da soli. Il programma va costruito insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nelle regioni e con tutti coloro che vogliono contribuire, cioè possiamo e dobbiamo allargare ancora non restringere”. E aggiunge: “Per noi è irrinunciabile che insieme agli altri alleati individuiamo un modo perché questo percorso non si faccia chiusi nelle stanze dei partiti, ma tra la gente tra le persone nel confronto con le categorie produttive sindacali con il terzo settore il mondo associativo nel confronto con i nostri sindaci e amministratori che hanno tanto da dire nella costruzione programmatica dell’alternativa”.  

 

Come già fatto in Direzione, anche davanti all’Assemblea Schlein dice che vuol togliersi qualche “sassolino”. E incalza: “Avevano scommesso contro di noi, avevano scommesso che ci saremmo scissi. Ricordate nel 2022 c’era qualcuno che aveva già scritto il necrologio del partito democratico e invece abbiamo rialzato la testa. Avevano scommesso che ci saremmo divisi, Stefano, invece oggi il partito democratico è più unito che mai. Avevano scommesso che io non sarei durata sei mesi e invece sono ancora qua. Anzi, è la prima volta che una segretaria del Pd finisce il suo mandato”. E, quindi, un affondo da in cui Schlein si pone come l’anti ‘underdog’ rispetto a Meloni, come la candidata “fuori standard”: “Io posso solo offrire le mie aggravanti personali: essere donna, avere quarant’anni, essere libera e non essere proprio conforme a tutti gli standard. Ma voglio dare una notizia, siamo qui a fare esattamente quello che è la nostra gente si aspetta da noi. E se qualcuno non accetta che il Partito Democratico è libero, autonomo e risponde soltanto alla sua base di iscritti e di elettori, se ne farà una grandissima ragione. Perché se loro standard valessero non è il Paese, io qua non ci sarei mai arrivata. E penso che questa sarà la sfida del riscatto proprio di tutte quelle tutti quelli che si sono sempre sentiti dire che non ce la potevano fare, che non sono adeguati”.  

Schlein suona la carica ai suoi in vista della campagna elettorale. “Non preoccupatevi se ci danno addosso, hanno capito che facciamo sul serio. È giusto che abbia paura chi vuole che non la cambi in questo paese è giusto che abbia paura di noi, chi detiene dei privilegi che non è disposto a mettere in discussione. E’ per questo che ci attaccano e guardate ci continueranno ad attaccare sempre di più verso le elezioni, ma io vi dico non abbiate timore perché i risultati portati qui fin qui parlano per noi”. E attacca: “Ce la teniamo stretta la nostra passione politica sincera per cambiare le cose, cambiare il paese in maniera disinteressata. Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un’alleanza progressista al governo del paese non è una novità è la storia di questo paese è la sorpresa saremo noi stavolta e che ci sia proprio da quelle parti, chi non vuole una persona di sinistra Palazzo Chigi non è una novità è la storia di questo paese ma noi siamo qui per sorprenderlo”.  

 

“Prima il programma comune e poi ci occupiamo della guida, perché chi guida deve guidare tutta l’alleanza progressista e non solo il suo partito. Va bene anche fare le primarie, non abbiamo paura della democrazia e del voto. Se le facciamo le faremo come grande festa popolare, di certo non ne abbiamo paura”, dice Schlein e annuncia una grande assemblea di tutti i sindaci Pd a fine novembre: “Ho il piacere di annunciarvi che il 27 e il 28 novembre si terrà per la seconda volta la più grande assemblea del partito democratico dedicata interamente ai nostri sindaci ai nostri amministratori e ai nostri amministratrici. C’è un motivo se esprimiamo la maggioranza dei sindaci in Italia perché siamo bravi a governare. Perché esprimiamo una classe dirigente diffusa da nord a sud alle isole e ci candidiamo insieme, ci candidiamo insieme a contribuire anche al programma dell’alleanza progressista e soprattutto ci candidiamo insieme con questo spirito a governare il Paese”. “In questi giorni il governo Meloni si è tanto prodigato a vendere come una vittoria quella che è stata una bacchettata da parte della commissione europea e oggi si ritrova a fare ciò che noi chiedevamo da aprile, cioè il tetto al prezzo del gas come era stato fatto in Spagna. Allora, siccome Meloni recentemente mi ha attaccato perché ha detto che ci avevo messo troppo troppi giorni a rispondere ai suoi attacchi, se avesse lei risposto alla nostra proposta sei mesi fa non sarebbe stato un salasso sulle famiglie e le imprese italiane”, dice Schlein e a proposito della Spagna e Pedro Sanchez aggiunge: Mandiamo tutto il nostro supporto a Pedro Sanchez che ringrazio anche per il suo sostegno e a cui voglio dire una cosa chiara: non sei solo e c’è un motivo se ti stanno scatenando addosso di tutto. Lo fanno perchè che hai dimostrato che la ricetta progressista funziona per la gente a differenza della loro”.  

 

La novità siamo noi, è un’alleanza progressista competitiva e unita che li batterà alle prossime elezioni. Hanno cambiato la legge elettorale perché hanno paura di perdere. Ma vi do una notizia: vinceremo anche con questa. Prendete atto del vostro fallimento, smettete di galleggiare prima si va a votare meglio è per l’Italia”, la richiesta di Schlein. Quindi l’affondo sul governo Meloni: “Questo “è il governo più longevo e il più inconcludente. Che occasione che ha sprecato Giorgia Meloni. Con quei numeri in Parlamento poteva fare tutto, poteva fare riforme coraggiose non è riuscita a farne una che cambiasse in meglio in concreto la vita degli italiani che oggi sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri e vanno non criminalizzati”. Dice Schlein: “Quelle che riempiono le piazze in queste settimane sono domande vere, diverse ma vere hanno un tratto comune chiedono alla politica di assumersi la responsabilità di scelte concrete capaci di dare risposte a chi studia a chi lavora e a chi produce come abbiamo sentito questa mattina. Il governo sta ignorando queste voci. Non è colpa loro se i prezzi della benzina sono alle stelle, non è colpa loro e degli studenti se gli affitti sono diventati ormai inaffrontabili in molte nostre città. Il governo deve dare risposte concrete, questo dovrebbe fare lo chiedo a Giorgia Meloni che invece se è trovata dopo i video e i benzinai a mettersi a ringraziare le grandi società energetiche, ma dovrebbe ringraziare loro per i sacrifici che hanno fatto in questi mesi con tutte le difficoltà”. 

 

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