sabato, Novembre 7, 2026
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Arriva ‘Sleep program’, primo programma multidisciplinare per dire addio all’insonnia

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(Adnkronos) – Presentato a Roma, nella sede della Longevia Medical Clinic, il primo programma completo per combattere l’insonnia. Sul tavolo della sala conferenze approda, infatti, lo ‘Sleep Program’, “un percorso medico multidisciplinare interamente dedicato al sonno, per dire addio a fastidiose notti insonni, risvegli notturni, russamento o apnee notturne, digrignamento dei denti, stanchezza al risveglio e/o sonnolenza durante il giorno. Un programma a tutto tondo firmato Longevia che mira – si legge nella nota – a restituire benessere a uomini e donne, giovani e adulti, garantendo il ritorno a un sonno salutare e dunque a una vita migliore ed evitare alterazioni fisiche e mentali importanti, tra cui maggiore infiammazione cellulare, stanchezza, irritabilità e rischi per la salute spesso provocate dal dormire poco o male”. 

Come funziona. Il percorso si divide in due fasi. “La prima è dedicata alla diagnosi, con visite specialistiche ed esami strumentali: la visita neurologica, la valutazione delle vie respiratorie, anche con endoscopia, la spirometria e la polisonnografia, l’esame che registra il sonno durante la notte. A questi – prosegue la nota – si aggiunge l’analisi dell’alimentazione, della composizione corporea e del metabolismo. Solo dopo, sulla base di quello che emerge, si costruisce un piano personalizzato di tre mesi. Al centro ci sono tecnologie proprietarie sviluppate con Ubri Institute e Fondazione Integria, come Neurorevital: un sistema di stimolazione magnetica a basso campo, non invasivo, che agisce sulle aree del cervello coinvolte nella regolazione del sonno. Le sedute lo combinano con trattamenti fisio-osteopatici, insieme a un percorso alimentare su misura e a un’integrazione mirata”. Secondo uno studio di Rand Europe condotto in sedici Paesi tra Europa, Nord America e Australia, circa un adulto su due ha qualche sintomo d’insonnia e uno su dodici ne soffre in forma cronica. Le apnee ostruttive del sonno, che spesso si nascondono dietro il russamento, riguardano invece quasi un miliardo di adulti tra i trenta e i sessantanove anni nel mondo, secondo una stima pubblicata su ‘The Lancet Respiratory Medicine’. 

“Lo Sleep Program nasce dalla visione che guida Longevia, la medicina della longevità: un approccio che non punta solo a vivere più a lungo, ma a vivere meglio e prendersi cura del sonno significa, prima di tutto, prendersi cura della qualità della propria vita. Non una sola causa – avvertono i curatori – ma una serie di cause può nascondersi dietro l’insonnia: stati di ansia, respirazione notturna disturbata, tensioni muscolari, ma anche l’alimentazione e il modo in cui il corpo gestisce l’infiammazione. Per questo il programma mette attorno allo stesso paziente più specialisti, che lavorano insieme anziché uno per volta affiancati da dispositivi tecnologici di ultima generazione, per un obiettivo preciso: dormire meglio per vivere meglio”. Il programma è stato presentato dal professore Lino Di Rienzo Businco, dal dottore Marco Peresson e dal professore Pier Luigi Rossi presenti al tavolo dei relatori. 

 

“Dormire male non è normale, e non va sopportato in silenzio- ha spiegato Lino Di Rienzo Businco, Direttore scientifico di Longevia e Presidente di Fondazione Integria e Ubri Institute – Di notte il corpo non si spegne: si ripara. Quando questo meccanismo s’inceppa, ne risentono l’umore, la concentrazione e, nel tempo, la salute. Per questo abbiamo messo attorno allo stesso paziente più specialisti: per capire da dove nasce il problema, non solo come tamponarlo”. Molte le conseguenze apportate da uno stato del sonno alterato che produce nei soggetti colpiti alterazione della memoria e dell’attenzione.  

“Di notte il cervello continua a lavorare, solo in modo diverso – ha sottolineato Marco Peresson, neurologo – Quando dormiamo male, il giorno dopo lo paghiamo in memoria, attenzione e lucidità. Il nostro compito è capire perché succede, e intervenire lì. Due persone che dormono male possono avere problemi completamente diversi: per questo si parte sempre dalla diagnosi”. Accanto al cervello e al respiro, poi, c’è la tavola come ha ricordato Pier Luigi Rossi, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione. “Il sonno comincia a tavola- ha detto Rossi – Spesso chi dorme male cerca la causa nella testa, e invece una parte del problema può essere nella pancia. Intestino e cervello sono collegati, e quando l’equilibrio si rompe, il sonno è tra i primi a risentirne. Per questo partiamo dalle cause e interveniamo con piani su misura per ogni paziente”. 

Previsto dal programma anche un questionario riconosciuto a livello internazionale che suddiviso in quattro momenti (prima di iniziare, a metà percorso, alla fine e a tre mesi di distanza) permetterà ai medici di valutare e misurare la qualità del sonno del paziente. “I risultati – ha concluso Businco- non li raccontiamo, li misuriamo: prima, durante e dopo il percorso”. Longevia Medical Clinic è la prima clinica medica della longevità a Roma. Il suo approccio, fondato sulla prevenzione, mira a far vivere le persone non solo più a lungo, ma meglio, intervenendo prima che i disturbi diventino problemi di salute. Si avvale di un board scientifico multidisciplinare e collabora con Ubri Institute e con la Fondazione Integria Ets. 

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cronaca

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Rifiuti, Guidolin (Erion Weee): “Su piccoli Raee comunicazione fondamentale”

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(Adnkronos) – “I piccoli Raee finiscono in un luogo non corretto perché c’è una mancanza di conoscenza da parte dei cittadini”. Così la presidente del Cda di Erion Weee, Simona Guidolin, nel corso dell’evento tenutosi a Roma presso l’hotel Quirinale dove è stato presentato lo studio ‘Dalla prossimità alla raccolta. Analisi dei nuovi modelli di raccolta dei Piccoli Raee nei casi studio di Asia Napoli e Coop Lombardia’. Quello del riciclo di piccoli dispositivi elettrici ed elettronici, come smartphone, rasoi, auricolari, è un tema fondamentale perché, come spiega Guidolin, “vengono gettati nella spazzatura o nella plastica, oppure rimangono nascosti nei cassetti delle nostre case”. 

“La principale soluzione che possiamo adottare è quella della comunicazione, che gioca un ruolo fondamentale – ha rimarcato – Bisogna stimolare e moltiplicare le iniziative di sensibilizzazione per spiegare ai cittadini dove devono conferire, in modo corretto, i prodotti elettrici ed elettronici, giunti a fine vita”. Guidolin si è poi soffermata su un punto fondamentale: portare la raccolta nei luoghi frequentati ogni giorno può aumentare i quantitativi conferiti, purché i nuovi canali siano aggiuntivi alla rete esistente. 

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economia

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Caso Resinovich, difesa Visintin: “Nessuna prova contro di lui, non sia la nuova Garlasco”

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(Adnkronos) –
Nessuna prova scientifica contro Sebastiano Visintin, indagato per l’omicidio della moglie Liliana Resinovich, una traccia di Dna maschile ignoto da approfondire e la pista del suicidio che resta un’ipotesi valida. Gli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, difensori dell’unico indagato per la scomparsa della 63enne di Trieste, cercano di mettere ordine nelle ultime novità sulla perizia su tracce biologiche e profili genetici disposta dalla giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante, relazione che sarà discussa in aula il prossimo 30 ottobre e che ora viene approfondito dai consulenti delle parti.  

Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di una traccia “riconducibile a un soggetto allo stato ignoto”, sui jeans e il sacchetto che copriva i piedi della vittima, “il cui significato e la cui eventuale rilevanza nella ricostruzione dei fatti richiederanno di certo ulteriori approfondimenti” spiegano i legali. “Particolare rilievo assume il mancato rinvenimento di Dna riconducibile a Sebastiano sul cordino che avvolgeva il collo di Liliana. Si tratta di un dato scientifico che questa difesa ritiene meritevole della massima attenzione, soprattutto in relazione al capo d’incolpazione provvisorio” si evidenzia nella nota. Se l’assenza di una traccia genetica non consente, da sola, conclusioni definitive, la circostanza “non può essere trascurata e deve trovare adeguata considerazione nella valutazione complessiva degli elementi investigativi”.  

Per i difensori, l’iniziale ipotesi del suicidio – poi archiviata dalla Procura di Trieste – merita ancora “un’attenta valutazione, potendo suggerire una situazione di particolare difficoltà attraversata dalla donna, senza che ciò consenta di trarre conclusioni definitive sulle cause e sulle modalità della sua morte”, così come occorre “approfondire ogni ulteriore elemento emerso dagli accertamenti, a cominciare dalla traccia riconducibile a un soggetto allo stato ignoto”. Una prova scientifica, la cui importanza “non deve far dimenticare la complessità e i possibili limiti interpretativi, soprattutto in materia di genetica forense. Ogni elemento deve quindi essere sottoposto alle verifiche necessarie e valutato nel contesto complessivo delle risultanze investigative”. L’obiettivo “non è individuare a ogni costo un colpevole né confermare un’ipotesi già formulata, ma avvicinarsi il più possibile alla verità storica dei fatti, nel rispetto della vittima e dei diritti dell’indagato” concludono gli avvocati Bevilacqua. 

“L’auspicio è che questa vicenda non si trasformi in un nuovo caso Garlasco sul piano mediatico, nel quale il clamore rischi di sovrapporsi al necessario rigore dell’accertamento giudiziario. La ricerca della verità richiede equilibrio, rispetto e responsabilità, tanto nei confronti della vittima e dei suoi familiari quanto nei confronti di chi, allo stato, è soltanto indagato e deve poter beneficiare pienamente della presunzione di innocenza”, affermano ancora gli avvocati. “Riteniamo doveroso ricordare – spiegano in una nota – che il processo penale si celebra nelle aule di giustizia, non negli studi televisivi né sulle pagine dei giornali. Il legittimo diritto di cronaca non deve trasformarsi in un processo mediatico, alimentato da ricostruzioni parziali, interpretazioni premature o giudizi anticipati”. 

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cronaca

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Ucraina, Conte: “Kiev nell’Ue? Rischio di squilibrio immane”

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L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea è un’operazione complicata. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, si esprime sull’ipotesi di un ulteriore allargamento dell’Ue. “È evidente oggi che l’Europa è cresciuta. Ci siamo tutti infatuati della possibilità di un allargamento indiscriminato. Allora gli interessi economici, ma anche la storia, le premure dei Paesi baltici sono completamente differenti dai Paesi del Mediterraneo, dei Paesi del nord, scandinavi e via discorrendo. Ed è un problema. Se oggi entrasse l’Ucraina, il Paese deve prima predisporre tutto il suo ordinamento interno e quindi recepire tutte le direttive, adeguarsi, eccetera, perché sennò diventa uno squilibrio immane insostenibile. E per far questo ci vogliono anni e anni”, dice Conte, all’evento ’Insieme per il futuro di Roma e del Lazio’. 

L’ex presidente del Consiglio ribadisce la linea del partito in relazione alla guerra tra Ucraina e Russia. L’ex presidente del Consiglio rivela di avere in mente il nome di un negoziatore. “Ce l’ho, andrebbe bene agli Stati Uniti, alla Russia, alla Cina, ma non lo dirò per non bruciarlo”, aggiunge. “Se domani qualcuno decidesse di mandare un negoziatore, finalmente individuarlo, e immaginiamo si possa concludere un negoziato, un trattato stabile e duraturo, che fa la Germania? Potremmo giustificare che buttiamo soldi nel riarmo quando abbiamo fatto un trattato col nostro nemico attuale, che abbiamo deciso dobbiamo assolutamente sconfiggere militarmente? Forse allora dovremmo cambiare”, dice Conte con un ragionamento elaborato. “Magari raggiungessimo un piano di pace, significa che riusciamo a soddisfare quelli che sono gli interessi in gioco, a trovare un compromesso ovviamente tutelando nel modo più efficace possibile le ragioni dell’Ucraina, che per me rimane il Paese aggredito, nel momento stesso lavoriamo anche una conferenza di sicurezza”, aggiunge. 

“Per quanto ci riguarda rimaniamo assolutamente convinti che la strada non sia l’escalation militare ma, oggi più che mai, di fronte addirittura all’irresponsabile iniziativa di Trump col gasolio russo, di fronte al fatto che Musk mette a disposizione a giorni alterni la costellazione Starlink” riteniamo che “ci sia la necessità assoluta di imporre una svolta negoziale per cercare di tutelare al meglio e difendere al meglio la popolazione ucraina”, afferma l’ex presidente del Consiglio. 

“Avevo auspicato passi avanti per concordare e fare una sintesi. Ieri sicuramente c’è stato un passo avanti segnalato dalle reciproche astensioni, se parliamo della risoluzione anche per quanto riguarda il tema molto dibattuto del conflitto russo ucraino. Quindi segnalo anch’io questo passaggio ulteriore, che è stato fatto con le reciproche astensioni. Abbiamo segnalato la determinazione a trovare anche su questo un punto di incontro”, aggiunge. 

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politica

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Malattie reumatologiche, Clerici (Amcli): “Diagnostica microbiologica decisiva per i fragili”

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(Adnkronos) – “La diagnostica microbiologica è fondamentale per individuare tempestivamente eventuali infezioni nei pazienti fragili, come quelli reumatologici, e consentire interventi mirati sul microrganismo isolato e la scelta dell’antibiotico più appropriato. Oggi le tecnologie permettono di identificare il microrganismo e i suoi profili di resistenza in tempi che vanno dai 45 minuti a un’ora e mezza”. Lo ha detto Pierangelo Clerici, presidente dell’associazione microbiologi clinici italiani (Amcli Ets), durante l’evento promosso da Apmarr Aps Ets a Roma, dedicato al futuro delle cure reumatologiche. 

Clerici ha sottolineato l’importanza di prestare particolare attenzione ai pazienti più vulnerabili, anche alla luce del peso dell’antibiotico-resistenza, e ha auspicato una maggiore collaborazione con le istituzioni.  

“Non dimentichiamoci che la resistenza antimicrobica porta circa 2,7 milioni di giornate di degenza ulteriore, con 50 milioni di giornate di lavoro perse”, ha detto. La “diagnostica microbiologica – ha evidenziato – può supportare i clinici nella scelta rapida delle terapie più adeguate, contribuendo a un uso mirato degli antibiotici e a una migliore gestione delle infezioni nei pazienti fragili”. 

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cronaca

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Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis, la frecciata sul tradimento: “Tu pure hai commesso adulterio”

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(Adnkronos) –
Siparietto tra Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis. Il conduttore è stato ieri sera ospite speciale dell’ex moglie a ‘Come ti leggo – Page à Vu’, in onda in seconda serata su Italia1. Il programma ha l’obiettivo di raccontare gli ospiti attraverso le pagine di un libro. Bonolis ha scelto di presentarsi con la Bibbia, dando vita a un confronto sui Dieci comandamenti che non è passato inosservato.  

Al sesto comandamento i due si sono ritrovati a scambiarsi frecciatine sugli errori commessi nel passato. “Non commettere adulterio”, recita la Bibbia. Bonolis ha commentato il comandamento con una battuta: “E lo chiedi a me?”, provocazione che ha scatenato immediatamente la reazione di Bruganelli: “Guarda che tu l’hai commesso l’adulterio”. Il conduttore poi ha rilanciato, lasciandosi andare alla sua solita ironia: “Ma io certo, come fai a non commetterlo, ogni tanto una boccata d’aria”. 

La frecciatina è chiaramente legata al loro vissuto. Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis sono stati legati sentimentalmente per oltre vent’anni di vita. I due si sono sposati nel 2002 e hanno avuto tre figli: Silvia, Davide e Adele. Nel 2023 hanno annunciato la separazione, non commentando mai apertamente indescrizioni legate a tradimenti e terze persone. Oggi non sono più marito e moglie, e Bruganelli si è rifatta una seconda vita, al fianco di Angelo Madonia. Ma il rispetto e l’affetto reciproco non si sono mai esauriti, 

 

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spettacoli

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Malattie reumatologiche, Ciocchetti (Fdi): “Cure e farmaci innovativi accessibili a tutti”

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(Adnkronos) – “Stiamo portando avanti una profonda riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Il tema è garantire al paziente accoglienza, presa in carico e diagnosi precoce, accompagnandolo in base alla gravità della patologia e offrendo risposte anche vicino a casa, senza costringerlo a rivolgersi necessariamente all’ospedale. Le Case della comunità rappresentano una svolta, insieme a un’organizzazione integrata tra ospedale e territorio, per intervenire nel più breve tempo possibile e curare meglio”. Lo ha detto Luciano Ciocchetti, vicepresidente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, intervenuto al convegno promosso da da Apmarr Aps Ets all’Auditorium del ministero della Salute, nell’ambito delle iniziative per la Giornata mondiale del malato reumatico. 

Un altro obiettivo, ha sottolineato Ciocchetti, è “garantire a tutti i pazienti, su tutto il territorio nazionale, l’accesso ai farmaci resi disponibili dai progressi scientifici, compresi quelli ad alto costo”.  

In questa direzione si inserisce la delega per il Testo unico della farmaceutica, approvata dal Senato e attesa alla Camera, che punta a una nuova organizzazione per assicurare su tutto il territorio nazionale l’accesso ai medicinali, dalle terapie avanzate ai farmaci biologici e alle Car-T. 

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cronaca

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Studenti in piazza in Veneto il 16 ottobre: scuola e trasporti, il nodo dei bus a Verona

Studenti in piazza in Veneto venerdì 16 ottobre per chiedere investimenti nella scuola pubblica, edifici sicuri e collegamenti accessibili. La mobilitazione annunciata dalla Rete degli Studenti Medi richiama un problema concreto anche nel Veronese: raggiungere gli istituti senza tempi e costi aggiuntivi.

La piattaforma regionale, illustrata da ViPiù.it nel presentare le richieste degli studenti, mette insieme risorse per l’istruzione, manutenzione delle scuole, trasporto pubblico e sostegno economico alle famiglie. Le iniziative venete fanno parte del percorso nazionale della Rete.

Studenti in piazza in Veneto: le priorità

La coordinatrice regionale Viola Carollo chiede che gli investimenti nell’istruzione diventino una priorità concreta. Per la Rete, il diritto allo studio comprende anche libri, borse di studio, mense e strumenti digitali: condizioni che incidono sulla possibilità di completare il percorso scolastico.

Un altro punto riguarda la programmazione delle manutenzioni, perché aule, laboratori e spazi comuni siano adeguati. Gli studenti vogliono inoltre un confronto continuativo con Regione, enti locali e Governo, accompagnato da risorse e scadenze verificabili.

Il collegamento con le scuole veronesi

Il tema degli spostamenti trova un riscontro locale nella richiesta sui bus per gli studenti dell’Est veronese avanzata il 5 ottobre dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi. La proposta riguarda il passaggio delle corse extraurbane in via XX Settembre, per avvicinarle agli istituti superiori della città.

Secondo il consigliere, l’itinerario attraverso via Torbido comporta percorsi aggiuntivi a piedi e possibili spese per un secondo abbonamento. Tra le scuole citate figurano Giorgi, Campostrini, Fracastoro, Maffei, Lorgna Pindemonte e Montanari.

La contestazione nasce dalla distinzione tra alcune linee urbane, tornate in via XX Settembre dal 28 settembre, e i collegamenti extraurbani rimasti sulla circonvallazione esterna. La richiesta politica non annuncia nuovi percorsi: per gli spostamenti restano validi gli orari e gli itinerari pubblicati da ATV.

Nel confronto sulla scuola pubblica, accessibilità economica e collegamenti quotidiani si incontrano così sullo stesso terreno: il tempo e le risorse necessari per frequentare le lezioni.

Malattie reumatologiche, Apmarr: “La medicina avanza, le fragilità restano”

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(Adnkronos) – Le cure per le malattie reumatologiche hanno compiuto progressi importanti, grazie a terapie sempre più mirate che consentono di controllare meglio le patologie e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Ai traguardi raggiunti si affiancano, tuttavia, sfide ancora aperte: diagnosi tardive, disuguaglianze nell’accesso alle cure, difficoltà nella continuità assistenziale e rischi emergenti, come l’antibiotico-resistenza, che possono compromettere la sicurezza dei percorsi terapeutici. La sfida non è soltanto far avanzare la ricerca, ma garantire che i suoi risultati si traducano in benefici concreti e duraturi per tutti i pazienti.  

“Le malattie reumatologiche richiedono un impegno costante sul fronte della prevenzione, della diagnosi precoce e dell’accesso alle cure. Con l’aggiornamento dei Lea, il Governo rafforza la tutela delle persone che convivono con queste patologie, ampliando le prestazioni garantite e riconoscendo nuovi bisogni assistenziali, come nel caso delle forme più severe di fibromialgia. Il nostro impegno è garantire che i progressi della ricerca si accompagnino a percorsi di presa in carico sempre più integrati, capaci di rispondere alle esigenze cliniche, psicologiche e sociali dei pazienti”, dichiara Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute nel suo intervento di saluti istituzionali in apertura del convegno. 

“Oggi abbiamo a disposizione possibilità terapeutiche che fino a pochi anni fa non potevamo immaginare, ma l’innovazione ha davvero valore solo se riesce a raggiungere le persone e a tradursi in una migliore qualità di vita – sottolinea Antonella Celano, presidente Apmarr Aps Ets (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare) – Per questo dobbiamo continuare a lavorare sulla diagnosi precoce, sull’equità di accesso, sulla continuità delle cure e su una presa in carico capace di accompagnare la persona nel tempo. Ma dobbiamo anche imparare a riconoscere nuove fragilità che possono mettere a rischio i risultati raggiunti. Proteggere il futuro delle cure significa, prima di tutto, proteggere il paziente lungo tutto il suo percorso di malattia”. Su questi temi si confrontano oggi Istituzioni, Società scientifiche, clinici, ricercatori e pazienti durante l’Eeento istituzionale: ‘Proteggere il futuro delle cure reumatologiche: dati, equità di accesso e nuove vulnerabilità dei pazienti reumatologici’, promosso da Apmarr Aps Ets, con il patrocinio, tra gli altri, del ministero della Salute, presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del ministero della Salute a Roma, a pochi giorni dalla Giornata mondiale delle Malattie reumatologiche e rare. 

 

“Negli ultimi venticinque anni la reumatologia ha vissuto una vera e propria rivoluzione. L’introduzione dei farmaci mirati, dai biologici alle piccole molecole, ha migliorato significativamente la prognosi dei pazienti, ampliato la conoscenza dei meccanismi delle malattie reumatologiche e favorito lo sviluppo di biomarcatori per individuarle sempre più precocemente. Dal semplice controllo dei sintomi siamo passati a obiettivi più ambiziosi: raggiungere la remissione, prevenire il danno e, in prospettiva, intervenire prima che la malattia si manifesti pienamente. Una trasformazione così profonda da poter parlare di una vera e propria ‘neoreumatologia’ – afferma Andrea Doria, presidente della Società italiana di reumatologia (Sir) –. A questi progressi deve, però, accompagnarsi un’evoluzione dell’assistenza, con percorsi che favoriscano la diagnosi precoce, il rapido accesso allo specialista e un collegamento più stretto tra territorio e centri ospedalieri e universitari. La reumatologia di prossimità deve rispondere ai bisogni dei pazienti con patologie più frequenti, mentre i casi rari e complessi richiedono centri altamente specializzati, capaci di garantire un approccio interdisciplinare, diagnostica avanzata e terapie innovative. La sfida è integrare efficacemente queste due realtà, assicurando a ogni paziente una presa in carico continuativa e adeguata alla complessità della propria condizione”. 

La necessità di una presa in carico che tenga conto non solo della complessità clinica, ma anche delle ripercussioni delle malattie reumatologiche sulla vita quotidiana dei pazienti, rappresenta una sfida comune a queste patologie. Un quadro – informa una nota – che trova riscontro anche nei risultati di una survey dedicata al lupus eritematoso sistemico e alla nefrite lupica, realizzata da Apmarr Aps Ets in collaborazione con Crea Sanità, nell’ambito del progetto di ricerca ‘Patologie reumatologiche in Italia – Epidemiologia ed equità di accesso alle cure’. 

Tra i rispondenti con lupus, l’87% riferisce dolore o fastidio, il 56,5% difficoltà nelle attività quotidiane e il 72,9% problemi di ansia o depressione di intensità moderata o grave. Percentuali altrettanto significative emergono tra i pazienti con nefrite lupica: rispettivamente il 78,2%, il 56,2% e l’84,4%. Eppure, solo al 23,9% dei rispondenti con lupus e al 34,4% di quelli con nefrite lupica è stato offerto un supporto psicologico. A confermare l’impatto delle due patologie sono anche gli indici medi di qualità della vita EQ-5D, pari a 0,63 per il lupus e 0,66 per la nefrite lupica, e i costi sostenuti privatamente dai pazienti, che raggiungono in media 1.246 euro annui per il lupus e 614 euro per la nefrite lupica. Un quadro che evidenzia bisogni non soltanto clinici, ma anche psicologici, assistenziali e sociali, ai quali è necessario dare risposte integrate. 

 

“La nostra indagine dimostra che il peso di queste patologie va valutato non solo attraverso i parametri clinici, ma considerando tutte le dimensioni della vita delle persone – sottolinea Barbara Polistena, direttore scientifico e membro del CdA di Crea Sanità – Dolore, difficoltà quotidiane, disagio psicologico e costi sostenuti direttamente dai pazienti evidenziano bisogni che vanno oltre le terapie farmacologiche. Particolarmente significativo è il divario tra il disagio psicologico dichiarato e l’accesso a un sostegno adeguato. Occorre quindi rafforzare modelli di presa in carico multidisciplinari, che integrino assistenza clinica, supporto psicologico e sociale, riducendo anche il peso economico sulle famiglie. Ascoltare e misurare l’esperienza dei pazienti è fondamentale per orientare la programmazione sanitaria verso risposte più appropriate, sostenibili e centrate sui loro reali bisogni”. 

Accanto ai bisogni clinici, psicologici e sociali – riferisce la nota – la tutela delle persone con malattie reumatologiche richiede un’attenzione crescente anche alla sicurezza dei percorsi terapeutici. In questo ambito emerge una vulnerabilità ancora poco conosciuta, legata all’antibiotico-resistenza, che può avere conseguenze particolarmente rilevanti per i pazienti più fragili. Le terapie immunosoppressive e immunomodulanti, che hanno migliorato il trattamento di molte patologie reumatologiche, possono infatti aumentare la suscettibilità alle infezioni. A questo si aggiunge, anche per la maggiore frequentazione degli ambienti sanitari, il rischio di esposizione a microrganismi multiresistenti. Quando gli antibiotici perdono efficacia, le conseguenze possono andare oltre la difficoltà di curare un’infezione, fino a compromettere la sicurezza e la continuità delle cure. 

La dimensione del fenomeno rende la questione ancora più urgente. Secondo le più recenti stime internazionali richiamate dagli esperti, nel mondo le infezioni batteriche resistenti sono associate a circa 4,71 milioni di decessi, di cui 1,14 milioni direttamente causati dalla resistenza antimicrobica; in Europa sono oltre 35 mila ogni anno i decessi direttamente legati alle infezioni da batteri resistenti. Senza interventi efficaci, entro il 2050 i decessi direttamente attribuibili all’Amr potrebbero sfiorare i 2 milioni l’anno a livello globale. Nel quadro della strategia One Health, il contrasto all’antimicrobico-resistenza non si limita allo sviluppo di nuovi antibiotici: richiede anche prevenzione delle infezioni, vaccinazioni, diagnosi tempestive e accurate, uso appropriato dei farmaci e antimicrobial stewardship. In questo approccio multidisciplinare, anche i pazienti possono svolgere un ruolo attivo, attraverso una maggiore consapevolezza sull’uso corretto degli antibiotici e sull’importanza della prevenzione. 

 

“Utilizzare al meglio gli antibiotici disponibili è il primo passo per contrastare l’Amr. Per assicurare che la terapia antibiotica appropriata sia avviata il prima possibile è fondamentale identificare rapidamente i patogeni e, quindi, i loro meccanismi di resistenza, ovvero il profilo di antibiotico-sensibilità – osserva Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) – Oggi nei nostri ospedali disponiamo di strumenti diagnostici rapidi e accurati, in grado di identificare simultaneamente, a partire da un unico campione, numerosi patogeni virali e batterici, fornendo al clinico informazioni essenziali per intervenire tempestivamente con una terapia mirata e di sicura efficacia. La diagnostica è cruciale nel supportare il clinico nella gestione dei pazienti, soprattutto di quelli immunocompromessi, come nel caso delle malattie reumatologiche trattate con terapie immunomodulanti, o comunque più esposti al rischio di complicanze. Ma il suo contributo non è ancora valorizzato a pieno: è indispensabile rendere strutturale l’utilizzo dei test prima della prescrizione antibiotica ed estenderlo sui territori, dove appunto i pazienti più vulnerabili possono beneficiarne maggiormente. Soprattutto per questa fascia di popolazione, la diagnosi tempestiva è un diritto essenziale, a garanzia di terapie mirate e a salvaguardia dell’efficacia degli antibiotici di ultima generazione”. 

Il contrasto all’antibiotico-resistenza si inserisce così in una sfida più ampia: garantire alle persone con malattie reumatologiche percorsi di cura non soltanto efficaci, ma anche sicuri e continuativi. Un obiettivo che richiede di coniugare i progressi terapeutici con un’organizzazione dell’assistenza capace di rispondere ai bisogni dei pazienti. 

“Proteggere il futuro delle cure reumatologiche significa anche garantire un’assistenza sempre più vicina ai pazienti, attraverso una rete territoriale capillare e un collegamento efficace con i centri di alta specializzazione – conclude Luìs Severino Martin Martin, presidente del Collegio reumatologi italiani (Crei) – Le malattie reumatologiche interessano persone in tutto il Paese, ma la distribuzione degli specialisti sul territorio è ancora insufficiente e non sempre risponde ai reali bisogni assistenziali. È, quindi, fondamentale rafforzare la reumatologia di prossimità, a partire da una formazione specifica dei medici di Medicina generale. Da circa cinque anni il Crei è impegnato in questa direzione, attraverso corsi Ecm finalizzati a fornire ai medici di famiglia le competenze necessarie per riconoscere le diverse patologie reumatologiche, distinguere quelle che possono essere gestite direttamente sul territorio, con trattamenti relativamente semplici, dai casi più complessi, che richiedono il ricorso allo specialista. Questa collaborazione è essenziale anche per la prevenzione delle infezioni nei pazienti sottoposti a terapie immunosoppressive e per favorire un uso appropriato degli antibiotici, evitando prescrizioni non necessarie, che contribuiscono al fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Una presa in carico realmente integrata, fondata sulla collaborazione tra specialisti e medicina generale, è dunque indispensabile per garantire cure più sicure, appropriate e accessibili a tutti i pazienti”. 

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cronaca

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Leonardo, Michelangelo, Renoir e Klee per raccontare la sclerodermia e le altre malattie reumatologiche

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(Adnkronos) – Dare un volto alla malattia, ma soprattutto dare voce alla persona che vive con la malattia. È questo l’obiettivo di ‘A Soul in Struggle’, il docufilm promosso dalla World Scleroderma Foundation, che attraverso un linguaggio cinematografico innovativo fa dialogare arte (Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Pierre-Auguste Renoir e Paul Klee), scienza, tecnologia e testimonianze reali per raccontare la sclerodermia da una prospettiva nuova: quella della forza interiore, della creatività e della capacità dell’essere umano di andare oltre i propri limiti.  

La sclerodermia, o sclerosi sistemica, “è una malattia reumatica rara e cronica che può colpire la pelle, gli organi interni e le mani, rendendo anche i gesti più semplici una sfida quotidiana. La compromissione della mobilità e le disabilità associate alle malattie reumatiche possono avere conseguenze profonde non soltanto sulla salute, ma anche sulla vita sociale, familiare e professionale delle persone. Nel mondo – si legge in una nota – si stima che siano circa 2,5 milioni le persone che convivono con la sclerodermia. Le malattie reumatiche nel loro insieme sono oltre 100 e in Italia riguardano più di 5 milioni di persone, con un impatto anche sulla dimensione economica e sociale. Secondo i dati dell’Osservatorio sanità e salute, la spesa complessiva per le malattie reumatiche croniche nel nostro Paese supera i 4 miliardi di euro l’anno, tra costi assistenziali e perdita di produttività”. Il film nasce dal concept di Marco Matucci Cerinic, presidente della World Scleroderma Foundation, ed è diretto da Jimmy Cutrino. Il progetto è realizzato in collaborazione con P49, con la partecipazione di professionisti del mondo della medicina, della ricerca, dell’arte e della cultura. 

Ma dietro i numeri ci sono persone. E dietro ogni limite fisico può esserci un’anima che continua a cercare bellezza, espressione e possibilità. È proprio da questa idea che nasce ‘A Soul in Struggle’, un manifesto alla resilienza che racconta la storia di quattro grandi artisti – Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Pierre-Auguste Renoir e Paul Klee – che hanno convissuto con malattie reumatologiche e che, nonostante la sofferenza e le limitazioni legate alla patologia, hanno continuato a creare, lasciando al mondo opere straordinarie. Le loro vicende si intrecciano con le testimonianze contemporanee di persone con sclerodermia, creando un ponte ideale tra passato e presente. La malattia può imporre dolore, limiti e incertezze, ma non può definire la persona. Dopo la presentazione del trailer al 62esimo Congresso nazionale della Società italiana di reumatologia, a Rimini, e al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ di Milano, il progetto è stato annunciato anche a livello internazionale in occasione del nono Systemic Sclerosis World Congress di Atene. Il docufilm sarà proiettato per la prima volta a Venezia il 17 ottobre nell’ambito di un evento dedicato alla raccolta fondi e alla sensibilizzazione.  

“La sclerosi sistemica è una malattia che cambia volto da paziente a paziente e il cui decorso è difficile da prevedere. Tra i campanelli d’allarme più importanti c’è il fenomeno di Raynaud: con il freddo o in situazioni di stress, le dita delle mani diventano bianche, poi bluastre e infine arrossate. È uno dei principali segnali di sospetto della sclerodermia, insieme al gonfiore delle dita – spiega Matucci Cerinic, anche professore di Reumatologia presso l’Irccs ospedale San Raffaele di Milano – A questi si aggiungono due strumenti diagnostici decisivi, la ricerca degli autoanticorpi specifici e la capillaroscopia. Oggi possiamo arrivare alla diagnosi molto prima di un tempo, ed intervenire nella fase molto precoce significa poter frenare la malattia od addirittura bloccarne l’evoluzione. Ma in Italia ancora oggi dai primi sintomi alla diagnosi trascorrono in media dai 5 ai 7 anni. È un tempo che non possiamo più accettare. Per questo stiamo lavorando con i medici di medicina generale, perché sappiano riconoscere questi pazienti e indirizzarli rapidamente ai centri specializzati. Quando non viene riconosciuta per tempo, la sclerodermia progredisce e coinvolge diversi organi. In 70% dei pazienti è presente un interessamento polmonare, sotto forma di fibrosi interstiziale o di ipertensione polmonare. Ancora più frequente è il coinvolgimento dell’apparato digerente, che riguarda quasi 9 pazienti su 10, con disturbi che vanno dal reflusso gastroesofageo fino alla compromissione della motilità dell’intero tratto intestinale”.  

Venezia ospiterà il debutto del progetto. “Un’occasione per promuovere una maggiore consapevolezza della sclerodermia e ribadire il valore della ricerca, della diagnosi precoce e dell’attenzione alla persona. Perché la malattia può cambiare il corpo, ma non deve cancellare la persona”, conclude la nota.  

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