domenica, Ottobre 25, 2026
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Terzo valico, Webuild: piena solidità consorzio Cociv

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(Adnkronos) – In relazione alle notizie di stampa sul terzo valico e sulla situazione occupazionale nei cantieri, Webuild precisa che “la situazione non dipende da mancanze del consorzio Cociv, ma da crediti scaduti e da varianti non istruite dalla committenza: da parte di Rfi restano dunque da pagare lavori già eseguiti e fatture scadute. Il ministro Salvini ha recentemente indicato una carenza di stanziamenti di oltre 20 miliardi per completare le opere pubbliche avviate e di circa 8 urgenti per non fermare i lavori. È in questo quadro che si colloca la situazione del terzo valico, così come altri cantieri in Italia”, si legge in una nota di Webuild. 

Webuild, continua il comunicato, “conferma l’attenzione per lavoratori, imprese della filiera e territori coinvolti, e prosegue il confronto con sindacati e istituzioni, auspicando una rapida definizione delle partite aperte per consentire la ripresa delle attività e il celere completamento dell’infrastruttura. Il settore privato ha risposto alla straordinaria crescita dei progetti, spinta dal Pnrr, formando persone e investendo in produttività: è importante che il sistema nel suo insieme, rafforzi pianificazione, stanziamenti e competenze per gestire la complessità delle opere e il loro completamento, in un quadro che comprenda anche le opere future, per assicurare continuità alle imprese, occupazione e competitività al sistema industriale e migliori infrastrutture ai cittadini”. 

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economia

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MotoGp, domani libere e pre-qualifiche Gp Australia: orario e dove vederle

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(Adnkronos) – Torna in pista la MotoGp. A due settimane dal weekend del Gp d’Indonesia, il Motomondiale si sposta a Phillip Island per il Gp d’Australia, in programma da domani, venerdì 23 ottobre, a domenica 25 ottobre. Si comincia all’1.40 di mattina con le prove libere, per continuare alle 6 con le pre-qualifiche. Si riparte dal trionfo di Marco Bezzecchi e dell’Aprilia a Mandalika, dove ha preceduto altre tre moto di Noale, quelle di Raul Fernandez, Jorge Martin e Ai Ogura. Ecco orari, programma di giornata e dove vedere tutti gli appuntamenti di domani in tv e streaming. 

Ecco gli appuntamenti di venerdì 23 ottobre, del Gp d’Australia: 

Ore 1.40: MotoGp – Prove Libere 

Ore 6.00: MotoGp – Pre-Qualifiche. 

Le prime prove libere e le pre-qualifiche del Gp d’Australia saranno visibili in diretta sui canali Sky Sport e in streaming su Sky Go e Now. 

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sport

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Ora solare, l’effetto che non ti aspetti: “Quando l’orologio torna indietro la prostata si accende”

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(Adnkronos) –
Mancano 48 ore al ritorno dell’ora solare che scatterà nella notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Nell’attesa dello switch, “l’attenzione generale si concentra quasi sempre su quel quadrante d’orologio spostato indietro di 60 minuti, sull’ora di sonno apparentemente guadagnata la domenica mattina e sulle giornate che si accorciano di colpo. Eppure, sotto la superficie del semplice cambio d’orario si muove una fitta trama biologica che spesso ignoriamo: il nostro corpo non misura il tempo con le lancette convenzionali, ma attraverso precisi orologi biologici interni profondamente legati ai cambi di luce, alla temperatura e ai ritmi del sistema nervoso”. E “in questo passaggio stagionale, un organo che registra con prontezza e vulnerabilità il cambio di passo è la prostata”. Lo spiega all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’. “Se l’inizio della primavera, con l’ora legale, è il momento dell’iperreattività e della congestione – favorito dall’aumento repentino della luce e dal risveglio ormonale – il ritorno all’ora solare segna una fase del tutto opposta. L’autunno non ‘accende’ la ghiandola per eccesso di stimoli: la irrigidisce, esasperando le tensioni muscolari, il ristagno circolatorio e i classici disturbi urinari”. L’effetto che non ti aspetti, un risvolto a sorpresa oltre al solito ‘mini-jet lag’ su cui due volte all’anno si accendono puntualmente i riflettori delle cronache.  

“La combinazione tra il buio che anticipa il suo arrivo e i primi cali di temperatura – descrive Minelli – mette subito in allarme il sistema nervoso autonomo. La sua componente di reazione rapida (il sistema simpatico), sollecitata dal clima più rigido, rilascia noradrenalina, una sostanza che invia un comando preciso ai recettori distribuiti nella muscolatura della prostata e nel collo della vescica: contrarsi. La conseguenza è immediata: la muscolatura si stringe, il canale urinario incontra più resistenza e il flusso perde la sua consueta fluidità. È proprio in queste giornate di fine ottobre”, dunque, che alla toilette “molti uomini avvertono la comparsa, o il brusco peggioramento, di esitazione alla ‘partenza’, getto debole e una fastidiosa sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica. Spesso si teme un improvviso ingrossamento della ghiandola, mentre nella maggior parte dei casi si tratta di una reazione muscolare involontaria guidata dal sistema nervoso e dal freddo”. 

Insomma, “spostare le lancette non è un passaggio neutro per la centrale operativa del nostro cervello – avverte lo specialista – La variazione improvvisa tra luce e buio disturba temporaneamente la produzione di ormoni chiave, a cominciare dall’ormone antidiuretico (la vasopressina), che ha il compito fisiologico di concentrare le urine durante la notte per permetterci un riposo continuo. Quando questo meccanismo perde sincronia e il ritmo del sonno si frammenta per via del cambio d’ora, la produzione di urina notturna cresce. Se a questo si aggiunge una vescica resa più suscettibile e nervosa dall’aria più fresca della camera da letto, il bisogno impellente di alzarsi una o più volte per andare in bagno può diventare un disturbo tutt’altro che infrequente”. 

Il cambio d’ora, inoltre, “porta con sé anche abitudini diverse: il freddo e il buio pomeridiano spingono alla pigrizia, si esce meno per camminare e si tende a bere meno acqua”. Accade quindi, illustra Minelli, che “meno movimento e più tempo trascorso seduti riducono il drenaggio del plesso venoso che circonda la prostata, favorendo un ristagno di liquidi a livello del bacino che fa fatica a riassorbirsi. Nello stesso tempo, la sedentarietà e i pasti più pesanti possono rallentare l’intestino e alterare l’equilibrio del microbiota, rendendo la barriera intestinale più permeabile. In queste condizioni, sostanze infiammatorie e frammenti batterici possono raggiungere più facilmente per contiguità i tessuti urogenitali: la prostata, già tesa e contratta per il freddo, diventa così il bersaglio debole in cui un’infiammazione silente si riaccende sotto forma di bruciore, senso di peso e fastidio pelvico”. 

“La medicina dei ritmi biologici – conclude l’immunologo – ci insegna che questi disturbi non esplodono a caso a fine ottobre. Proteggersi dai primi sbalzi termici, bere con regolarità nelle ore diurne evitando di caricarsi di liquidi a ridosso del sonno, camminare ogni giorno per riattivare la circolazione pelvica e mantenere regolare l’intestino sono scelte semplici, capaci di disinnescare la morsa dell’autunno prima che l’orologio interno finisca fuori tempo”. 

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cronaca

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Diocesi di Verona, il primo bilancio di missione: conti, accoglienza e cinquemila volontari

Il bilancio della Diocesi di Verona fotografa attività, risorse e patrimonio del 2025. Il primo documento di missione pastorale registra oltre 10,5 milioni di entrate diocesane e circa cinquemila volontari impegnati anche nella gestione economica, con l’obiettivo di rendere più trasparente l’azione della Chiesa.

Presentato il 22 ottobre, il lavoro nasce nel percorso di riorganizzazione della Curia avviato nell’ottobre 2023. Come riferisce Daily Verona sui risultati della rendicontazione pastorale, lo scopo è far conoscere meglio la vita della comunità ecclesiale e rafforzare il confronto con le realtà del territorio.

Bilancio della Diocesi di Verona: i conti del 2025

Per la Diocesi le entrate ammontano a 10.586.822 euro, a fronte di uscite per 9.776.841 euro: la differenza positiva è di 809.981 euro. Separatamente, i dati delle parrocchie indicano 33.492.881 euro in entrata e 32.278.773 in uscita, con un saldo di 1.214.108 euro.

Sono due perimetri distinti, che permettono di leggere le risorse diocesane e quelle parrocchiali senza confonderle. Le cifre sono state illustrate da Roberto Marrella, delegato dell’Area dei servizi generali, che comprende risorse economiche e culturali, comunicazione e attività legali.

Il patrimonio descritto comprende 43 immobili diocesani destinati all’accoglienza, quasi settecento chiese, oltre trecento canoniche e più di tremila immobili parrocchiali. Alla gestione contribuiscono circa cinquemila volontari, che mettono a disposizione anche competenze economiche.

Ascolto, fragilità e formazione degli adulti

Il documento organizza le attività in tre ambiti: annuncio, prossimità e servizi generali. Il focus annuale riguarda il Giubileo. Nell’annuncio emerge una forte attenzione ai giovani, mentre la recente Assemblea diocesana ha indicato come prioritaria la formazione degli adulti. Sono quasi tremila i ministri della comunione.

La metodologia è stata sviluppata dal Dipartimento di Management dell’Università e dall’Associazione Diocesana Opere Assistenziali, con Giorgio Mion e Tomas Chiaramonte. Il percorso confluisce nella collaborazione fra Ateneo e Diocesi sulla valutazione dell’impatto sociale.

Per il vescovo Domenico Pompili la trasparenza riguarda anche la qualità dei rapporti e la responsabilità verso ciò che viene affidato alla Chiesa. La rendicontazione prova così ad affiancare ai numeri la cura delle fragilità, l’accoglienza e il lavoro quotidiano delle comunità.

Il dilemma: insalata e affettati freschi o in busta? Guida pratica per pasti express e i rischi da evitare

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(Adnkronos) – Il dilemma si consuma quasi ogni giorno davanti al banco della gastronomia o tra le corsie del supermercato: cedere alla fragranza rassicurante del salume appena affettato o affidarsi alla comoda praticità della vaschetta preconfenzionata? Lo stesso vale per l’insalata: il richiamo del ‘pronto all’uso’ vincerà sulla possibilità di scegliere il cespo più fresco e croccante, sul quale sono però necessari lavaggi più accurati e operazioni di sfoltimento per eliminare le foglie esterne più maltrattate? Ogni opzione ha vantaggi e insidie da schivare, ma dagli esperti arriva una guida pratica per orientarsi tra gusto, sicurezza e chimica del frigo. Con consigli su conservazione e tempi massimi per il consumo e l’identikit dei nemici da cui stare in guardia. 

Affettati, quando scatta il conto alla rovescia?
 

“Da un lato c’è il rito sensoriale del taglio al momento, con il profumo che si sprigiona subito e una consistenza morbida che non ha subito alcuna compressione meccanica; dall’altro c’è la certezza della scorta domestica, sempre pronta all’uso e sigillata con rigore tecnologico. Dal punto di vista prettamente nutrizionale – illustra all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’ – la materia prima di partenza non differisce in maniera sostanziale: le proteine nobili, la quota lipidica e il profilo dei micronutrienti restano pressoché identici a parità di pezzatura e qualità dichiarata. Ciò che cambia in modo radicale è la dinamica di conservazione, l’interazione con l’ambiente circostante e, di conseguenza, il livello di rischio microbiologico a cui ci esponiamo una volta varcata la soglia di casa”. 

La vaschetta industriale, continua l’esperto, “non è un semplice involucro di plastica, ma un piccolo ecosistema sterile regolato dalla cosiddetta atmosfera modificata. Al suo interno, l’ossigeno atmosferico viene sostituito da una miscela calibrata di azoto e anidride carbonica, gas inerti e innocui che bloccano l’ossidazione dei grassi e impediscono la proliferazione dei microrganismi aerobi. Tale processo permette al prodotto di mantenere inalterate le proprie caratteristiche per settimane, a patto che la confezione rimanga integra e conservata a temperatura controllata”.  

L’affettato incartato dal salumiere, al contrario, “viene avvolto in un foglio di carta per alimenti che offre una barriera protettiva assai blanda, esponendo fin da subito la superficie al contatto con l’aria e all’azione lenta ma inesorabile dell’ossigeno – precisa Minelli – Tuttavia, l’illusione di sicurezza che molti associano alla vaschetta crolla nel preciso istante in cui la pellicola protettiva viene rimossa: una volta aperta, l’aria esterna irrompe nella confezione e il prodotto preconfezionato diventa a tutti gli effetti identico a quello fresco del banco. Da quel momento scatta un vero e proprio conto alla rovescia biologico. I salumi cotti ad alto contenuto di umidità, come il prosciutto cotto o il tacchino, sono matrici idratate e poco salate che offrono un terreno fertile per i batteri: andrebbero consumati tassativamente entro 48 ore dall’apertura o dall’acquisto. I crudi stagionati, come il prosciutto crudo, il salame o la bresaola, possiedono invece una percentuale di acqua libera molto più bassa e una concentrazione salina superiore, fattori che consentono una finestra di consumo leggermente più ampia, comunque non superiore a 3 o 4 giorni”. 

Un nemico temibile nei nostri frigoriferi
 

“Ma il vero nemico invisibile del nostro frigorifero – avverte Minelli – si chiama Listeria monocytogenes, un microrganismo insidioso capace di moltiplicarsi anche alle basse temperature di refrigerazione e particolarmente temibile per soggetti fragili o donne in gravidanza. Spesso i frigoriferi domestici sono tarati erroneamente sopra i 6 o 7 gradi, dimezzando di fatto i tempi di conservazione sicura e favorendo la crescita batterica senza che il cibo appaia visibilmente guasto”. 

Avanzi, la bussola sensoriale
 

Per orientarsi nella gestione degli avanzi, “i nostri sensi restano strumenti preziosi, purché si impari a decifrarne i segnali senza farsi ingannare – raccomanda Minelli – La vista, ad esempio, può trarre in inganno: quei riflessi cangianti e quasi metallici che a volte notiamo sulla bresaola o sul manzo affettato non sono indizio di putrefazione, ma un banale fenomeno ottico di diffrazione della luce sulle fibre muscolari tagliate in modo trasversale. L’ingrigimento superficiale, dal canto suo, segnala una semplice ossidazione della mioglobina che peggiora il sapore, ma non nuoce alla salute. Il vero campanello d’allarme sensoriale risiede altrove, a cominciare dal tatto. Se toccando una fetta di salume si percepisce una patina viscida, appiccicosa o scivolosa, ci si trova davanti a un biofilm batterico conclamato, segnale inequivocabile che il cibo deve finire direttamente nella spazzatura – avverte l’esperto – Allo stesso modo, qualsiasi sentore olfattivo acido, pungente o sulfureo deve indurre a evitare imprudenti assaggi di prova”. La gastronomia quotidiana, conclude, “premia senza dubbio il profumo del banco fresco, mentre i ritmi moderni beneficiano della tecnologia della vaschetta; in entrambi i casi, la regola d’oro non cambia: consumare in fretta, mantenere il freddo costante e non sfidare mai il giudizio del buon senso”. 

E l’insalata?
 

C’è una parola che identifica il processo produttivo al quale vengono sottoposti i prodotti ortofrutticoli e il modo in cui vengono venduti: è la gamma e se ne distinguono 5, dalla I gamma che si riferisce a frutta, verdura e ortaggi freschi non sottoposti a trattamenti di conservazione, alla V gamma che fa riferimento ai prodotti pre-cotti o cotti. In mezzo c’è la II gamma (vegetali trattati e conservati in barattolo), la III gamma (surgelati) e la IV gamma, cioè insalata e ortaggi lavati, confezionati e pronti al consumo, tra i prodotti più acquistati. Questi ultimi vanno lavati nuovamente a casa? Alla domanda risponde un focus di ‘Dottore, ma è vero che…?’, la piattaforma anti-bufale curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), in cui si precisa che non tutte le insalate confezionate sono uguali. Per sciogliere il dubbio va letta l’etichetta del prodotto, che indica se un prodotto è ‘ready to eat’ o se è consigliato il lavaggio. Quello che c’è da sapere è che i prodotti di IV gamma, spiegano gli esperti, sono sottoposti a lavaggio industriale e conservati a temperatura controllata prima della vendita. Dal punto di vista nutrizionale le differenze sono minime: fra l’insalata fresca o in busta cambia principalmente la modalità di vendita. Una ricerca condotta dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie nel 2015 ha evidenziato che la presenza di contaminazione da batteri patogeni nelle insalate già lavate è inferiore rispetto ai vegetali freschi e non trattati. Tornando all’aspetto nutrizionale, il lavaggio e il taglio industriale possono comportare la perdita di alcuni micronutrienti (alcuni studi segnalano una riduzione della vitamina C e di polifenoli). Ma, ribadiscono gli esperti, l’apporto di minerali e fibre è equiparabile al prodotto non imbustato. Se si opta per gli ortaggi freschi, il lavaggio casalingo più efficace prevede l’uso di disinfettanti a base di cloro (per uso alimentare), da diluire secondo indicazioni in acqua potabile e risciacquare.  

Quali rischi negli ortaggi freschi  

Frutta e verdura possono ospitare batteri, virus e altri microrganismi provenienti dal terreno o dall’acqua di irrigazione, si avverte nel focus degli esperti anti-bufale. Ma il rispetto delle norme igieniche e il lavaggio riducono molto il rischio, pur non eliminandolo completamente. I principali patogeni che possono essere associati a frutta e verdura sono Salmonella, Listeria, Escherichia coli, Norovirus, Yersinia. Altri rischi derivano dal virus dell’epatite A. Un discorso a parte riguarda le donne in gravidanza: secondo alcune ricerche, lavare anche le insalate in busta è un’accortezza in più contro, per esempio, la toxoplasmosi, infezione causata da un parassita e pericolosa per le donne incinte, segnalano i medici. La possibilità che tracce di toxoplasma siano presenti nei prodotti di IV gamma è bassa, ma non nulla, come conferma un’indagine su 10 Paesi europei coordinata dall’Istituto superiore di sanità, che ha esaminato oltre 3mila campioni di insalate lavate e pronte al consumo. Il dato italiano, tra tutti, è il più rassicurante. Ma anche i consumatori giocano un ruolo. Una volta a casa, i prodotti della IV gamma vanno conservati in frigo (a temperatura compresa tra 0°C e +4°C) e consumati entro la data di scadenza. Il loro aspetto deve essere intatto e la busta non deve presentare troppa condensa. E’ bene infine scegliere marchi affidabili e controllare che sulle confezioni sia indicata anche la data di raccolta e confezionamento. In genere, la durata dei prodotti, si legge nell’approfondimento, è di circa 7 giorni in inverno e 5 in estate, ma si consiglia di non consumare oltre i 4 giorni dal confezionamento. 

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salute

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Nordio: “Mai così tanti minori arrestati, ampliare le carceri giovanili”

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(Adnkronos) –
Ampliare la capienza delle carceri minorili e valutare la possibilità di destinare ai giovani alcuni settori degli istituti penitenziari per adulti. È questa la strada indicata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per affrontare le difficoltà del sistema carcerario minorile, finite al centro del dibattito dopo i recenti arresti di giovanissimi coinvolti in episodi di violenza dello scorso fine settimana a Milano. Intervenuto a Start su Sky TG24, il Guardasigilli ha riferito di una riunione già svolta per individuare possibili soluzioni, a partire dalle risorse economiche disponibili. 

“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta”, ha dichiarato Nordio, aggiungendo che “vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo mandare dietro le sbarre i minori violenti, ma il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza”. “Proprio ieri – ha continuato – abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere il problema, sia stanziando quei pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare accordi perché settori di carceri per maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”.  

“Certi eventi improvvisi e per certi aspetti anche imprevedibili – ha continuato Nordio- non si possono risolvere solo con le belle parole: tutti siamo dell’idea che bisogna intervenire sul disagio giovanile, siamo d’accordo che non bisogna lasciare spazio al razzismo, perché molti di questi ragazzi sono italianissimi e magari figli di buone famiglie” ma il problema c’è “e forse è il più urgente da risolvere”. 

Per Nordio, tuttavia, la questione non può essere affrontata esclusivamente attraverso le misure detentive. “Certi eventi improvvisi e per certi aspetti anche imprevedibili non si possono risolvere solo con le belle parole: tutti siamo dell’idea che bisogna intervenire sul disagio giovanile, siamo d’accordo che non bisogna lasciare spazio al razzismo, perché molti di questi ragazzi sono italianissimi e magari figli di buone famiglie”. Il problema, ha aggiunto, “c’è e forse è il più urgente da risolvere”. 

Il tema delle carceri minorili si inserisce nel quadro più ampio delle misure contenute nel decreto sicurezza, che interviene anche sulle manifestazioni violente e sulle modalità con cui vengono organizzate attraverso le piattaforme digitali. Il ministro ha difeso la scelta di introdurre nuove fattispecie di reato e di inasprire alcune pene, sostenendo che la legislazione debba adeguarsi a comportamenti che in passato non si manifestavano nelle stesse forme. 

“È vero che noi creiamo nuovi reati e talvolta inaspriamo le pene, ma è anche vero che siamo costretti a farlo perché ci sono dei comportamenti nuovi imprevisti e imprevedibili fino a poco tempo fa che hanno un vuoto di tutela penale che va colmato”, ha dichiarato. 

Secondo Nordio, tra gli elementi nuovi c’è l’organizzazione delle violenze attraverso i social. “Quello che non era previsto era proprio una organizzazione, una violenza organizzata in queste manifestazioni, soprattutto attraverso una promozione anche telematica che una volta non esisteva e che va studiata”. 

Il ministro ha richiamato anche il coinvolgimento di minorenni e di persone non imputabili, indicando come obiettivo l’individuazione delle responsabilità di chi promuove e organizza le iniziative violente. “Punire chi organizza soprattutto in questi modi nuovi e soprattutto in modo, come accade oggi, telematico attraverso i social queste manifestazioni”. 

Sul possibile abbassamento della soglia di imputabilità, attualmente fissata a 14 anni, Nordio ha lasciato aperta la riflessione sul piano teorico, ma ha escluso un intervento immediato da parte del governo. “Non sarebbe blasfemo abbassare la soglia di imputabilità sotto i 14 anni”, ha affermato, precisando: “Noi per adesso siamo fermi a quella tradizionale e penso che non abbiamo neanche intenzione di abbassarla”». 

Il Guardasigilli ha richiamato l’origine storica della norma, contenuta nel codice penale del 1930: “Questa forma di imputabilità che al di sotto dei 14 anni non esiste e quindi non vede nessuna possibilità di repressione penale è stata elaborata nel codice penale che, non mi stancherò mai di ripetere, è del 1930 ed è firmato da Benito Mussolini”. E ha aggiunto: “Ora 90 o 100 anni fa 14 anni non erano i 14 anni di oggi per cui non sarebbe blasfemo pensare di abbassarla”. 

Tra gli strumenti difesi dal ministro c’è anche il fermo preventivo, che Nordio considera utile per impedire che le iniziative violente annunciate online si traducano in azioni concrete. “Il fermo preventivo è una delle poche forme di deterrenza. Qual è la forma migliore di prevenzione se non quella di vedere attraverso i social se passano questi messaggi di invito a raggrupparsi per fare un saccheggio e tu preventivamente, proprio per prevenire, fai questi fermi preventivi?”, ha dichiarato. Nordio ha precisato che si tratta di misure che “non comportano la detenzione dietro le sbarre ma almeno bloccano sul nascere queste iniziative violente”. 

Infine, il ministro è intervenuto sul ruolo dell’esercito nelle attività di sicurezza e presidio del territorio, dopo le polemiche legate agli scontri durante i cortei. “Probabilmente è stata enfatizzata da ambo le parti la presenza dell’esercito, che c’è da sempre”, ha osservato Nordio, ricordando le pattuglie composte da due militari e un agente di polizia. 

Il ministro ha precisato che l’eventuale intervento dei militari non va interpretato come un ricorso alla forza militare pesante: “Ci sono dei momenti in cui l’esercito può intervenire, certamente non con le mitragliatrici, nessuno si è mai sognato di pensare a reazioni di questo tipo”. 

L’esercito può invece contribuire alle attività di presidio, consentendo alle forze di polizia di concentrarsi sui compiti che richiedono specifiche funzioni investigative. “Può sostituire la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza e anche la polizia giudiziaria, in genere in quelle attività di presidio dove non è necessario essere ufficiali di polizia giudiziaria”, ha concluso. 

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cronaca

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Hamas avverte Israele: “Pronto attacco come il 7 ottobre”

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(Adnkronos) –
Hamas sarebbe pronta a compiere un altro attacco simile al massacro del 7 ottobre 2023 e potrebbe colpire ovunque. Quindi non solo in Israele, ma anche in Cisgiordania e all’estero. L’avvertimento, ”insolitamente schietto” come nota il sito di Ynet, è stato inviato a Israele proprio da alti funzionari di Hamas tramite il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Ramiz Alakbarov, in un incontro la scorsa settimana nella Striscia di Gaza. A sua volta Alakbarov ha trasmesso il messaggio al generale Yoram Halevy, coordinatore israeliano delle attività governative nei territori (Cogat).  

Funzionari israeliani hanno parlato di una ”minaccia straordinaria, senza precedenti per la sua franchezza e immediatezza”. I vertici politici e della sicurezza di Israele sono stati informati. 

Il sito di Ynet nota che funzionari israeliani ritengono che Hamas non sia più in grado di compiere un attacco come quello del 7 ottobre, seppur possieda ancora capacità militari. Quello che potrebbe fare è attaccare avamposti militari, rapire soldati o tentare di infiltrarsi nelle comunità israeliane. Secondo le valutazioni presentate di recente al gabinetto di sicurezza, Hamas ha aumentato i preparativi per una ripresa dei combattimenti, accumulando armi e personale e trasferendo equipaggiamento militare in aree civili. Funzionari israeliani ritengono che Hamas valuti ridotta la capacità di Israele di intraprendere importanti operazioni militari per via delle elezioni israeliane del 27 ottobre e delle elezioni di Midterm statunitensi del 3 novembre. 

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internazionale/esteri

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Salute femminile, indagine: “Ancora tanti tabù, migliorare il dialogo con il medico”

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(Adnkronos) – In occasione del World Contraception Day, che si celebra il 26 settembre, Gedeon Richter Italia, azienda farmaceutica specializzata nella salute della donna, lancia ‘Il patto sulla contraccezione’, una nuova campagna dedicata alla contraccezione, sviluppata insieme a un gruppo di giovani ginecologi con l’obiettivo di favorire un rapporto più aperto, informato e consapevole tra le donne e i professionisti della salute. Alla base del progetto – informa una nota – c’è un messaggio semplice: la contraccezione è un’alleanza tra donna e ginecologo costruita attraverso il dialogo e orientata verso un obiettivo comune di salute, sicurezza e serenità. Il concept della campagna, online dal 21 settembre sul profilo Instagram ‘MyBodyMatch’ – progetto della farmaceutica dedicato all’informazione e alla consapevolezza sulla contraccezione – culmina il 26 settembre, nella Giornata mondiale della contraccezione, con il contenuto conclusivo dedicato al valore dell’alleanza. 

 

Per dare vita al progetto, Gedeon Richter Italia ha coinvolto quattro ginecologi – Alessandro Messina, Christian Battipaglia, Francesca Manganello e Valentina Cappelli – chiamati a raccontare sul canale Instagram di My Body Match, attraverso una serie di video e caroselli di approfondimento, altrettanti elementi fondamentali del rapporto tra donna e specialista: empowerment, informazione, cambiamento e continuità del percorso. Il ‘patto’ è un accordo simbolico che rende esplicito l’impegno reciproco alla base di una scelta contraccettiva consapevole. Da una parte il ginecologo mette a disposizione competenza, ascolto e informazioni affidabili e, dall’altra, la donna è invitata a diventare parte attiva del proprio percorso, portando domande, aspettative e bisogni, sentendosi libera di esprimere dubbi, confrontarsi e, quando necessario, riconsiderare le proprie scelte. 

Il primo pilastro mette al centro la possibilità per ogni donna di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la propria salute riproduttiva, considerando la contraccezione non soltanto come una scelta sanitaria, ma anche in relazione alla propria sessualità, ai propri desideri e ai propri progetti di vita. “Io porto competenza, ascolto e informazioni. Tu porta domande, desideri e aspettative. Insieme possiamo trovare la soluzione contraccettiva più adatta a te – spiega Cappelli -Perché una contraccezione davvero serena e consapevole nasce dal dialogo, dalla fiducia e dalla condivisione delle scelte”.  

Il secondo pilastro riguarda la qualità dell’informazione. In un ambito nel quale convinzioni personali, informazioni non verificate e falsi miti possono influenzare le decisioni, il confronto con il professionista diventa uno strumento fondamentale per orientarsi. “Quando si parla di contraccezione, le opinioni e le convinzioni sono tante, ma spesso le informazioni non sono corrette – sottolinea Battipaglia – Non avere paura di esprimere tutti i tuoi dubbi e paure prima che diventino preconcetti. Perché una scelta davvero consapevole nasce da informazioni affidabili, dal confronto e dalla fiducia”. 

Bisogni, relazioni, progetti e priorità possono cambiare nel corso della vita. Per questo anche la scelta contraccettiva può essere rivalutata insieme al proprio ginecologo, senza considerarla necessariamente definitiva. “La scelta contraccettiva può non essere per sempre: si può rivalutare, modificare, cambiare. Perché la vita cambia. Cambiano i progetti, le priorità, le relazioni, i bisogni – osserva Messina – Una scelta consapevole non è una scelta immutabile. È una scelta che sa adattarsi alle diverse fasi della vita”. L’ultimo pilastro amplia la prospettiva: il rapporto con il ginecologo non si esaurisce nella risposta a un singolo bisogno, ma può diventare un percorso di accompagnamento nel tempo, nelle diverse fasi della vita della donna. “Mi impegno a non essere per te solo uno specialista che risolve un problema – afferma Manganello – ma ad accompagnarti in un percorso che migliora la qualità della tua vita. Un’alleanza che non si conclude oggi. Continua ogni volta che trovi uno spazio in cui fare domande, ricevere informazioni affidabili e scegliere ciò che è più adatto a te”. Quattro pilastri – conclude la nota – per un’unica alleanza: una contraccezione serena e consapevole, costruita insieme al proprio ginecologo. 

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cronaca

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F1, primo match point per Antonelli in Texas

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(Adnkronos) –
Kimi Antonelli potrebbe già domenica diventare il nuovo campione del mondo della F1. Questo fine settimana, ad Austin (Texas), il pilota italiano della Mercedes avrà il primo match point, a patto di vincere il Gran Premio degli Stati Uniti. Con un vantaggio di 102 punti sul compagno di squadra George Russell e con 125 punti ancora in palio dopo la tappa texana, Antonelli deve necessariamente trionfare sul Circuit of the Americas per sperare di aggiudicarsi il suo primo titolo iridato a soli 20 anni. Il pilota bolognese dovrà però contare anche su un passo falso del suo compagno di scuderia che arrivando tra i primi otto domenica, potrebbe rimandare l’assegnazione del titolo di almeno una settimana, in Messico o in Brasile. 

Il pilota italiano è improbabile che corra rischi eccessivi sul tracciato texano pur di laurearsi campione già questo weekend. “Sto lottando per vincere il campionato e non manca molto. Spero di conquistarlo entro due settimane, ma vedremo”, ha dichiarato lunedì al cestista francese Victor Wembanyama, che milita nella NBA tra le fila dei San Antonio Spurs, squadra texana. La Red Bull e Max Verstappen vuole però rimandare il verdetto, consapevole dei miglioramenti delle ultime settimane, come dimostrano le due vittorie consecutive del quattro volte campione del mondo in Malesia e a Singapore. “Il tracciato ad Austin sarà molto diverso, ma l’obiettivo sarà quello di mantenere questo slancio, sfruttando al meglio ogni occasione per conquistare il maggior numero di punti possibile per il campionato costruttori”, ha spiegato l’olandese. 

Le difficoltà delle “Frecce d’Argento” sono evidenti con solo tre Gp degli ultimi sette vinti con McLaren e Ferrari in risalita di prestazioni. “Nelle ultime due gare, Red Bull e Ferrari si sono dimostrate più competitive rispetto a prima. Sappiamo di dover affrontare una vera battaglia. È importante continuare a imparare come estrarre maggiori prestazioni dalla vettura, per affrontare i prossimi appuntamenti con la convinzione di poter lottare per la vittoria”, ha dichiarato Bradley Lord, vice-team principal della Mercedes, durante il programma Nu Silver Arrows Radio Show. 

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Atassia di Friedreich, Biogen lancia la ‘POV Challenge’ per sensibilizzare su patologia

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(Adnkronos) – Stare in equilibrio, prendere una tazza, vestirsi. Gesti semplici e quotidiani, che compiamo quasi senza pensarci. Ma cosa succede quando azioni così automatiche richiedono improvvisamente più attenzione e diventano difficili da eseguire? È da questa domanda che nasce la ‘POV Challenge – Quando il semplice si complica’, la nuova fase della campagna di sensibilizzazione promossa da Biogen con il patrocinio di Aisa, Associazione italiana per la lotta alle Sindromi atassiche, per accrescere la conoscenza dell’Atassia di Friedreich (AF), malattia genetica rara e progressiva che compromette l’equilibrio e la coordinazione dei movimenti. La nuova iniziativa – informa una nota – verrà presentata in occasione del congresso della Società italiana di neurologia (Sin) 2026, e raccoglie il testimone di #ChallengeYourBalance, la campagna lanciata da Biogen nel 2025 per richiamare l’attenzione sui segnali precoci della patologia, a partire dalla perdita di equilibrio.  

Lo scorso anno – si legge – una linea gialla virtuale invitava gli utenti a mettersi alla prova con un gesto apparentemente semplice come camminare mantenendo l’equilibrio, quest’anno il racconto si amplia per concentrarsi su un’altra dimensione della quotidianità: quei piccoli movimenti che eseguiamo in modo automatico e che, per chi convive con l’AF, possono diventare una sfida. Il punto di partenza è il POV (Point of View), uno dei format più riconoscibili dei social, con cui creator e utenti raccontano momenti di vita quotidiana in prima persona. Un linguaggio familiare soprattutto alle nuove generazioni, scelto per portare l’attenzione su azioni spesso considerate troppo banali per essere raccontate: alzarsi, fare pochi passi, prendere un oggetto.  

La POV Challenge – dettaglia la nota – invita a soffermarsi su questi automatismi, mostrando come quello che normalmente appare semplice e immediato possa richiedere uno sforzo diverso. La campagna si sviluppa attraverso due attivazioni social complementari, che vivono principalmente sui canali TikTok, Instagram e YouTube. La prima coinvolge un gruppo di micro-creator, chiamati a raccontare momenti ordinari della propria giornata, dalla routine del mattino alla preparazione per uscire, sperimentando il filtro TikTok interattivo della POV Challenge. La seconda entra nel mondo del gaming attraverso il formato della diretta streaming, particolarmente diffuso tra i creator di questo ambito. Durante l’esperienza, le normali dinamiche di gioco vengono temporaneamente alterate attraverso modifiche ai comandi e stimoli visivi, rendendo più complessa un’attività solitamente familiare ai gamer. 

 

Entrambe le attivazioni trasformano gesti e automatismi abituali in occasioni per riflettere sulle difficoltà che possono accompagnare anche le attività più semplici della vita quotidiana. La sfida digitale – sottolinenao dall’azienda – si collega alla realtà dell’atassia di Friedreich, la forma più comune di atassia ereditaria a esordio giovanile. Si tratta di una malattia genetica rara, neurodegenerativa e progressiva, i cui primi sintomi si manifestano generalmente durante l’infanzia o l’adolescenza. Colpisce principalmente il sistema nervoso, compromettendo gradualmente la coordinazione dei movimenti, l’equilibrio e la capacità di camminare, ma può interessare anche il sistema muscolo-scheletrico, il cuore e il sistema endocrino. L’instabilità nella camminata, le difficoltà di coordinazione, la debolezza muscolare e l’affaticamento possono incidere progressivamente sull’autonomia personale e sulla qualità della vita, con ripercussioni anche sulla quotidianità delle famiglie.  

“Nell’atassia di Friedreich, le difficoltà di equilibrio e coordinazione possono essere tra i primi segnali della malattia ma rischiano di essere sottovalutate o attribuite a stanchezza e goffaggine. Per questo è importante continuare a sensibilizzare, soprattutto i più giovani, su una patologia ancora poco conosciuta, che può avere un impatto significativo sull’autonomia e sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie”, spiega Maria Litani, presidente nazionale di Aisa -. Portare l’attenzione sui gesti quotidiani che spesso diamo per scontati può aiutare a comprendere meglio le difficoltà che le persone con Atassia di Friedreich affrontano ogni giorno e a riconoscere l’importanza di non trascurare i possibili segnali della malattia”.In una patologia progressiva come l’AF anche gesti apparentemente insignificanti possono, quindi, assumere un peso diverso. Alcuni segnali iniziali possono essere difficili da riconoscere o confusi con stanchezza e difficoltà motorie aspecifiche, contribuendo a rendere la malattia ancora poco conosciuta. La POV Challenge non intende riprodurre l’esperienza di chi convive con la patologia, ma utilizzare un linguaggio partecipativo per accendere i riflettori sulle difficoltà che possono accompagnare la vita quotidiana e favorire una maggiore consapevolezza. 

“Con la POV Challenge proseguiamo il percorso di sensibilizzazione avviato lo scorso anno, con l’obiettivo di rendere sempre più riconoscibili le sfide che le persone con malattie neurologiche rare affrontano nella vita di tutti i giorni – dichiara Giuseppe Banfi, Amministratore delegato di Biogen Italia -. Crediamo che per parlare di patologie ancora poco conosciute sia importante utilizzare linguaggi capaci di coinvolgere le persone e avvicinarle a realtà che spesso non conoscono. Con questa nuova fase portiamo l’attenzione su gesti che ciascuno di noi compie senza pensarci, ma che per chi convive con l’atassia di Friedreich possono diventare più complessi. Attraverso i social e il gaming vogliamo coinvolgere soprattutto le nuove generazioni e stimolare una riflessione che vada oltre l’esperienza digitale, contribuendo ad una maggiore conoscenza della malattia e dei suoi possibili segnali. È un ulteriore passo nel nostro impegno per promuovere informazione e consapevolezza sulle malattie neurologiche rare, mettendo al centro le persone e la loro quotidianità”. Con la POV Challenge – conclude la nota – Biogen prosegue così il percorso di sensibilizzazione sull’Atassia di Friedreich avviato nel 2025, sperimentando nuovi linguaggi digitali ed esperienze partecipative per raggiungere un pubblico più ampio. Perché riconoscere le difficoltà che possono nascondersi dietro i gesti più semplici è un passo importante per comprendere meglio la realtà di chi convive con una malattia rara. 

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