VENEZIA (ITALPRESS) – Informazioni aggiornate, dettagliate e georeferenziate per guidare visitatori e – perché no – anche residenti, nella scoperta di Mestre con uno sguardo nuovo. Questo l’obiettivo del progetto Mestre City Map, presentato questa mattina alla Torre Civica dagli assessori al Turismo, al Patrimonio e dal presidente della Pro Loco di Mestre Giampaolo Rallo. Le mappe gratuite, con dettagli arancioni in omaggio alla terraferma veneziana, saranno disponibili sia in formato cartaceo che digitale. Sul portale Venezia Unica (www.veneziaunica.it), nella sezione dedicata alla Terraferma, è online la versione multimediale, recentemente aggiornata, che raccoglie 21 punti d’interesse, ciascuno accompagnato da schede informative e contenuti utili alla visita.
Dai teatri ai musei, dai luoghi medievali ai parchi: attraverso la mappa si potranno approfondire le varie anime della città, che sta cambiando la sua narrazione anche attraverso l’arte e la cultura, che sta arricchendosi di nuovi spazi, pronti ad ospitare mostre, esposizioni o associazioni. E poi ci sono San Giuliano, che a breve avrà un nuovo affaccio sulla laguna, la Bissuola e Forte Marghera, parchi disegnati sui modelli delle principali città europee. La Mestre City Map sarà distribuita in formato cartaceo, in centinaia di copie, alle strutture ricettive della terraferma veneziana e dei comuni limitrofi, oltre che nei principali punti informativi, come lo IAT di Piazzale Cialdini e la stessa Torre Civica.
TRIPOLI (LIBIA) (ITALPRESS) – Il presidente dell’Istituto Nazionale per i Diritti Umani in Libia, Ahmed Hamza, ha incontrato oggi a Tripoli l’ambasciatore italiano in Libia, Gianluca Alberini.
Secondo un comunicato dell’istituto, al centro del colloquio è stata una serie di questioni di interesse comune, tra cui la situazione dei diritti umani in Libia, il fenomeno dell’immigrazione irregolare, le condizioni di migranti e richiedenti asilo nei centri di accoglienza, oltre alle attività delle reti dedite al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani. Sono anche stati scambiati i punti di vista sui modi per rafforzare la cooperazione tra i due paesi al fine di ridurre questi fenomeni e sostenere gli sforzi libici nell’affrontare la criminalità organizzata transfrontaliera, attraverso lo sviluppo di meccanismi giuridici e di diritti umani condivisi.
Il team dell’Istituto Nazionale per i Diritti Umani ha espresso apprezzamento per gli sforzi del governo italiano nel sostenere i programmi di rimpatrio volontario dei migranti dalla Libia ai loro paesi di origine, e nell’assistere la Libia nel ridurre l’immigrazione irregolare.
– foto Istituto Nazionale libico per i Diritti Umani –
PARMA (ITALPRESS) – L’Intelligenza Artificiale entra nel mondo della cultura d’impresa non come semplice tecnologia, ma come strumento capace di scrivere un miglior racconto della memoria industriale italiana. Un laboratorio creativo dove il sapere produttivo si intreccia con l’identità dei territori, le storie delle comunità e il patrimonio del “saper fare” che hanno reso l’Italia terra di eccellenze. Nel cuore di Parma, città simbolo di tradizione e innovazione, si è svolto oggi il seminario residenziale di Museimpresa, organizzato in collaborazione con Barilla: un momento di riflessione e confronto che ha riunito oltre 150 musei e archivi d’impresa da tutta Italia. L’obiettivo guarda lontano: interrogarsi su come l’AI possa diventare alleata nella valorizzazione del patrimonio industriale, offrendo nuove chiavi di lettura, connessioni inedite e linguaggi capaci di parlare alle generazioni future. L’AI, con la sua capacità di intrecciare dati, esperienze e visioni, apre scenari e diventa strumento di interpretazione, di racconto, di dialogo tra passato e futuro. In questo contesto, la cultura d’impresa si rinnova, si fa più inclusiva e partecipativa, e si propone come spazio vivo di memoria e innovazione. Il seminario si tiene il 5 e 6 novembre in luoghi emblematici della cultura produttiva parmense: dallo Stabilimento Barilla all’Academia con la Biblioteca Gastronomica, da ALMA Scuola Internazionale di Cucina Italiana al Teatro Regio, ai Musei del Cibo e Museo di Pennelli Cinghiale. Un itinerario diffuso che celebra la pluralità delle storie d’impresa e la ricchezza dei territori. In occasione della plenaria di apertura – che si è tenuta oggi presso il Teatro Regio – sono intervenuti l’Assessora ai Servizi Educativi e Transizione Digitale del Comune di Parma Caterina Bonetti, il Direttore Marketing e Relazioni Esterne del Teatro Regio di Parma Dario Montrone, il Direttore Generale Unione Parmense degli Industriali Cesare Azzali, oltre al Presidente di Museimpresa Antonio Calabrò. Antonio Calabrò, Presidente di Museimpresa: “L’AI non sostituisce la sapienza del fare: la valorizza e la amplifica. E’ uno strumento culturale capace di tessere relazioni tra persone, documenti, immagini, prodotti e territori. Non cerchiamo nell’AI l’effetto speciale, ma uno spazio condiviso di interpretazione, dove raccontare la storia industriale italiana – rigorosa, creativa, inclusiva – e trasformarla in capitale culturale e sociale con effetti rilevanti anche sulla crescita e la competitività delle imprese sui mercati internazionali. Custodire significa generare futuro: con l’AI diamo nuova voce alla memoria, perchè si trasformi in energia civile”. “Il Gruppo Barilla esprime la propria soddisfazione nell’ospitare presso la propria sede di Parma il convegno che sarà arricchito dalle tante testimonianze delle aziende presenti con i Responsabili dei loro Musei e Archivi, tutti accomunati da un unico obiettivo: salvaguardare la memoria dell’industria italiana e valorizzarne la straordinaria capacità manifatturiera”, fanno sapere dal Gruppo Barilla. “L’Archivio Storico Barilla, in particolare, ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare il materiale storico relativo ai quasi 150 anni di storia del Gruppo e dei suoi Marchi, anche attraverso nuove piattaforme digitali e tecnologiche, in modo semplice, come il sito web dedicato archiviostoricobarilla.com”. Dopo i saluti introduttivi, l’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano – di cui Museimpresa supporta la ricerca – ha presentato i risultati dell’indagine annuale rivolta alle istituzioni culturali in Italia che fotografa il grado di adozione degli strumenti di AI generativa, gli ambiti di impiego e le principali barriere e condizioni abilitanti per un uso efficace. All’interno del campione di ricerca – costituito da musei, monumenti e aree archeologiche – è stato considerato anche un sottoinsieme di musei d’impresa, che i dati mostrano essere “un passo avanti”. Su questo gruppo si osserva una maturità più elevata in termini di adozione della tecnologia e di avvio di progettualità strutturate, rispetto al campione complessivo: l’AI è utilizzata dal 44% (contro il 30% del totale rilevato) e le iniziative già a regime raggiungono il 4% (contro l’1%), segnale di una maggiore capacità di trasformare la sperimentazione in pratica operativa. Lucia Nardi vice presidente di Museimpresa: “Quello che siamo oggi è il risultato di quello che siamo stati in passato. Questo ci fa capire come la conoscenza della storia, anche all’interno di un’azienda, è un elemento fondamentale per sapere che cosa sappiamo fare e come lo sappiamo fare, se siamo in grado di affrontare le sfide. Questa sorta di ping pong tra passato e presente è un elemento che tutti noi decliniamo: nessuno di noi è soltanto storico o solo archivista. E’ importante sapere raccontare ai colleghi da dove veniamo e, quindi, come abbiamo fatto le cose, che cosa sappiamo fare meglio degli altri anche dal punto di vista della comunicazione esterna. Serve dare certezze ai clienti. La sfida di questa transizione, parola che contiene tanti significati, è dimostrare come le aziende siano in grado di sostenere l’intelligenza artificiale, ma si basa anche su un sacco di altre tematiche. Se fa paura? Sì. Adesso mi metto il cappello da storica: l’intelligenza artificiale apprende anche delle cose, non sempre corrette. Quindi la risposta è: l’intelligenza artificiale va sempre messa in discussione e chi meglio di noi che abbiamo le fonti per dialogare direttamente con l’intelligenza artificiale può farlo? E’ sempre un discorso di fonti. Fa paura, ma opportunamente riportata all’interno di un perimetro certo, è uno strumento che favorisce, che è più rapido negli archivi. Con l’intelligenza artificiale si possono fare delle cose meravigliose, ma va domata”. Francesca Cruciani, Ricercatrice dell’Osservatorio Innovazione digitale per la cultura del Politecnico di Milano: “E’ una situazione sicuramente sfidante, quella che riguarda l’intelligenza artificiale. Se posso fare una mia riflessione: il futuro si costruisce incominciando a mettere le mani in pasta. In che modo? Lavorando sull’intelligenza artificiale e iniziando a capire quali sono le potenzialità e quali sono i rischi perchè, comunque, ne esistono e bisogna conoscerli per saperli affrontare. Parliamo di uno strumento che aiuti le istituzioni culturali a portare avanti la loro missione attraverso le persone in un modo ancora più efficace. Fa paura? Sì, può fare paura come faceva paura Internet ai tempi. Adesso non deve essere questo che ci blocca dall’iniziare a sperimentare nuove teorie. L’intelligenza artificiale può fare paura come tutte le nuove cose, ma dobbiamo imparare a governarla e a gestirla utilizzandola nel migliore dei modi”. -foto ufficio stampa Barilla – (ITALPRESS).
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nella notte della vittoria elettorale di Zohran Mamdani, abbiamo visitato i bar di Park Slope, a Brooklyn, trasformati in piccoli osservatori della storia. Abbiamo posto domande a giovani e meno giovani, newyorkesi di nascita o d’adozione, che hanno celebrato con entusiasmo l’elezione del primo sindaco musulmano e socialista di New York City, simbolo di una generazione che chiede giustizia sociale, case accessibili e una politica più vicina alla gente. Le voci raccolte raccontano un sentimento comune: “speranza”. Speranza in un cambiamento concreto dopo anni di disillusione e disuguaglianze crescenti.
ROMA (ITALPRESS) – Leonardo chiude i primi 9 mesi con ordini in crescita a 18,2 miliardi (+23,4% rispetto al dato del periodo comparativo, +24,3% rispetto al dato isoperimetro), a conferma del continuo rafforzamento dei core business e anche grazie a un importante ordine nel settore aeronautica, in un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata. In crescita anche i ricavi, pari a 13,4 miliardi (+11,3% rispetto al dato del periodo comparativo, +12,4% rispetto al dato isoperimetro) e il risultato operativo, pari a 945 milioni (+18,9% rispetto al dato restated del periodo comparativo, +22,7% rispetto al dato isoperimetro), in linea con le aspettative e con il percorso di crescita sostenibile previsto dal piano industriale.
Il free operating cash flow, negativo per 426 milioni per effetto dell’usuale andamento infrannuale, evidenzia un miglioramento rispetto al periodo comparativo (+22,5%, +22,3% rispetto al dato isoperimetro) a dimostrazione dell’efficacia delle azioni intraprese. L’andamento del FOCF e il corrispettivo ricevuto nell’ambito della cessione del business UAS, pari a circa 446 milioni, determinano un conseguente riflesso positivo sull’indebitamento ntto di gruppo, in calo del 25,9% circa rispetto al 30 settembre 2024.
“I dati dei primi nove mesi evidenziano il positivo andamento del Gruppo. Volumi in costante crescita e una solida redditività supportano il nostro posizionamento competitivo sul mercato domestico e internazionale. Confermiamo le guidance 2025 – riviste al rialzo lo scorso luglio con più sfidanti target a livello di ordini, FOCF e indebitamento netto – e il nostro impegno per la puntuale esecuzione del piano industriale che sta avanzando lungo le linee strategiche individuate. Abbiamo proseguito il nostro percorso di crescita inorganica con l’acquisizione di Iveco Defence e, nell’ambito dello sviluppo delle alleanze europee, abbiamo siglato il memorandum con Airbus e Thales per la creazione di una nuova società nel settore spaziale. Operazione che si pone l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nello spazio e che accresce il nostro ruolo di player di riferimento nel settore AD&S. A seguito della nomina del nuovo Chief Financial Officer, ringrazio, a nome del Gruppo, Alessandra Genco per il prezioso contributo assicurato nel corso degli anni”. Così Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo.
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– “Una famiglia sottosopra” con Luca Argentero e Valetina Lodovini
– “Anemone, il ritorno” di Daniel Day- Lewis
– “Fuori la verità” con Claudia Gerini e Claudio Amendola
– “La divina di Francia – Sarah Bernhardt” di Guillaume Nicloux
(Articolo di Michele Lucivero da VicenzaPiù Viva n.301, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Chiaretto di Bardolino DOC, Rosé 2024 Cottini, alcol 13% vol.
Nella degustazione di un vino è sempre estremamente importante prestare attenzione alla stagionalità, alla temperatura, alla territorialità, alla specifica circostanza, che può essere più o meno conviviale, oltre che, naturalmente, all’abbinamento con i cibi. Questo perché il consumo di un vino, soprattutto se si decide di assaggiarne diversi per diletto, non deve essere inteso come un mero accompagnamento, ma deve lasciare che lo stesso vino diventi il protagonista e tutto il resto intorno un piacevole corredo di un’esperienza indimenticabile.
Si chiama sinestesia questa esperienza sensoriale totale attraverso la quale la percezione olfattiva prende vita mediante allusioni uditive, visive, cromatiche, che si fissano nella memoria cognitiva molto più facilmente se sono ben connesse con momenti esistenziali intensi.
Tutto questo per dire che siamo in estate e in estate la temperatura sale, le occasioni per stare in piacevole compagnia aumentano e i vini, se scelti bene, diventano facilmente catalizzatori di emozioni. E con la temperatura che sale, quindi, occorre ricercare un po’ di refrigerio, per cui il Lago di Garda si candida a luogo ideale per una bevuta in compagnia davanti ad un piatto sicuramente poco impegnativo per non eccedere in carboidrati e grassi.
Abbiamo selezionato a questo giro un Chiaretto di Bardolino DOC Stile naturale di Cottini, un vino rosé biologico giovane, del 2024, prodotto da uve Corvina, Rondinella e Molinara, varietà autoctone della sponda veneta del Lago di Garda. Per ottenere il tipico colore, definito appunto chiaretto, l’uva viene raccolta a fine settembre e poi, dopo la pigiatura, viene macerata a freddo con le bucce per alcune ore. Il risultato è un vino dalle nuance rosa brillante che evoca i colori dei romantici tramonti sul Lago di Garda con profumi eleganti di rosa e viola (s’intende i fiori, ma se i colori vi richiamano alla mente i profumi, allora avete compreso il senso della sinestesia!). All’assaggio, che deve essere necessariamente ad una temperatura di 8-10° C, si avverte la freschezza di un vino giovane, mentre sul palato si conferma tutta la palette olfattiva che va dal fruttato al floreale fino alle erbe aromatiche e alle spezie.
Cryfus
Cryfus Castel del Monte DOC, Rosé Millesimato, 11,5 % vol.
Per una bevuta altrettanto godibile e briosa, ma decisamente mediterranea, abbiamo pensato ad un Cryfus rosé della Cantina Crifo di Ruvo di Puglia, una cantina cooperativa che negli ultimi anni si è rivelata in grado di imporsi sul mercato con prodotti di estrema qualità. Quello che proponiamo è un rosé spumantizzato con metodo Charmat prodotto da Bombino nero del Castel del Monte. Le uve, una volta raccolte ai primi di settembre, rimangono a contatto con le bucce per 4/6 ore al fine di consentire l’estrazione del colore, solo successivamente vengono sottoposte a pressatura. Il mosto ottenuto viene portato ad una temperatura di zero gradi centigradi, per poi passare in autoclave per essere sottoposto ad una sola fermentazione.
Se ne ricava un godibilissimo vino spumante rosato, carico nel colore, con una bollicina persistente e fine che al naso sprigiona sentori di lampone, fragola di bosco, more e melograno, ma anche di rosa e fiori di pesco. Al sorso si avverte il suo residuo zuccherino, tipico di un extra dry, ma la bollicina e l’acidità regolano e mettono in equilibrio il vino in bocca in modo da rendere assolutamente piacevole la bevuta.
Abbinamenti
Per l’abbinamento di questi due vini rosé, uno fermo e l’altro frizzante, non disdegniamo piatti ricercati, come il sashimi, il sushi e altre pietanze dalla complessa esecuzione, tuttavia se ci troviamo a degustare il Chiaretto di Bardolino in un locale alla moda nell’omonima località del veronese, sulla sponda del Lago di Garda, allora anche un tagliere di formaggi semistagionati e piccoli stuzzichini sarebbe l’ideale, mentre se ci troviamo in Puglia, magari a Trani in un ristorante vista mare sul porto, allora un accompagnamento del Crifus rosé con polpi e seppie crude chiuderebbe il cerchio di una territorialità esperita alla perfezione. Ultima nota non trascurabile: se arriva l’imbrunire e sale il languorino, allora una pizza semplice e gustosa in abbinamento a questi due vini rosé sarebbe un giusto compromesso gustativo per chiudere una serata in ottima compagnia.
C’erano una volta serrande abbassate che raccontavano
silenzi pieni: di famiglie riunite, di torte inventate con
quel che c’era, di tempo vissuto senza fretta. Oggi si apre
sempre, ma si è perso qualcosa. Restituire la domenica e i
giorni festivi, ma non per tutti, al loro significato più umano
e ai lavoratori “forzati”, non è nostalgia, è buon senso.
Ma è davvero necessario tenere i negozi e
i supermercati aperti la domenica?
Io, vicentina media amante delle festività,
credo di no. Credo che un giorno fisso di
chiusura renderebbe molto più semplice
gestire i turni, faciliterebbe la vita familiare
di commessi e commesse e insegnerebbe
alle persone a programmare meglio
gli acquisti. Non è questione di ritorno al
passato, anche perché non è che stiamo
parlando della preistoria: la legge che ha
liberalizzato le aperture è del 2011.
Non è proprio nel mio stile dire “ai miei
tempi succedeva così”, però confermo:
quando ero bambina i negozi di domenica
erano sempre chiusi. Anche sotto Natale.
Non ne sono del tutto sicura perché
la memoria è un po’ vaga, ma credo che
perfino alla Vigilia, se cadeva di domenica,
i negozi fossero chiusi, tranne alimentari
e panettieri per mezza giornata.
In quegli anni c’era una sola situazione
in cui per me era normale trovare i
negozi aperti di domenica: durante la
villeggiatura a Jesolo. E questo è abbastanza
logico: nei luoghi turistici in alta
stagione i negozi sono sempre aperti perché
sono il periodo di vacche grasse, in
cui bisogna lavorare anche per il periodo
delle vacche magre. Non sono certo queste
le situazioni che mi vedono contraria
all’apertura domenicale.
Così come non sono contraria a qualche
domenica di apertura verso Natale, ma
dall’8 dicembre in poi e massimo fino
all’Epifania, non occorre aprire a Ognissanti
e non chiudere più fino alla Candelora.
Se poi parliamo dei soli negozi del
centro, credo ugualmente sia una buona
idea aprire in concomitanza con eventi
particolari che portano nelle varie città
visitatori e, si spera, relativi incassi.
Poi bisogna guardare alla vocazione turistica.
Vicenza è certamente una città
d’arte, tra Palladio, ville, palazzi, chiese,
Monte Berico e l’Unesco, ma non è propriamente una città turistica. E comunque
se si può capire l’apertura domenicale
di qualche bottega del centro storico,
in particolare quelle legate alla tradizione
e alla vicentinità, ha molto meno senso
l’apertura di domenica dei supermercati.
Naturalmente chi vuole negozi e supermercati
aperti tutti i giorni ha una serie
di obiezioni. La prima è che “una volta
le donne non lavoravano; quindi, potevano
andare a fare la spesa tutti i giorni,
oggi non è più così, ci sono solo il sabato
e la domenica”. Ebbene, negli anni Settanta,
che le donne lavorassero o no – e
molte lavoravano anche allora -, la dinamica
degli acquisti era diversa e nessuno
si sognava di comprare pane, affettati e
formaggi al supermercato una volta alla
settimana. Si faceva la spesa tutti i giorni
e se la mamma lavorava, lasciava la nota
ai figli o telefonava al negoziante. I supermercati
c’erano, ma non erano dei
“tuttomercati” come quelli di oggi. Ci si
andava soprattutto per i detersivi e i prodotti
confezionati, e il giorno preferito
era il sabato perché la macchina a disposizione
era una e nel resto della settimana
serviva per andare a lavorare… Quindi le
cose non erano più facili, anche perché
negozi e supermercati non facevano orario
continuato e chiudevano alle 19.30,
non alle 21 come oggi. Bisognava sapersi
organizzare.
Altro cavallo di battaglia dei “sempre
aperto” riguarda il diritto per il personale
dei negozi di poter trascorrere la domenica
in famiglia. Qui i “sempre aperto”
partono con il confronto: “ma allora, i
medici, i poliziotti, i ristoratori, i giornalai?
Loro non hanno diritto a stare in
famiglia?”
Non vale nemmeno la pena rispondere a
chi nomina personale sanitario, addetti
alla sicurezza, forze dell’ordine e vigili del
fuoco, perché il paragone non ha senso.
Sono servizi essenziali che non possono
andare in vacanza. Infatti, sono lavori che
richiedono anche grande abnegazione e
spirito di servizio. Poi che non sempre la
remunerazione sia proporzionata al loro
impegno è altrettanto vero, ma questo
non c’entra col tema in discussione.
Quanto a bar e ristoranti, è vero, potrebbero
chiudere di domenica, perché non
sono servizi essenziali. Però credo che,
per chi investe nel settore, valga lo stesso
principio per cui i negozi dei luoghi
di vacanza sono aperti nei giorni festivi:
sono le giornate in cui si guadagna di
più. E tenere aperto non è un dogma: ci
sono diversi bar, anche in centro storico
a Vicenza, che la domenica chiudono,
perché magari lavorano soprattutto con
gli uffici. E comunque bar e ristoranti –
con poche eccezioni – hanno sempre un
turno di chiusura settimanale.
Forse la situazione più pesante è quella
di chi ha un’edicola, dato che i giornali
escono quasi tutti i giorni; quindi, – anche
se non c’è l’obbligo di tenere aperto
la domenica – chi vuole fare un buon
servizio ai clienti almeno la mattina deve
aprire sempre. Ma anche il quotidiano,
almeno finché non verrà del tutto soppiantato
da Internet, fa parte delle necessità,
del diritto all’informazione.
Pure la spesa è una necessità, certo, ma
ci sono sei giorni alla settimana con tante
ore di apertura in cui si può fare. Viviamo
nell’era del tutto programmato, credo
che dovremmo essere in grado di inserire
anche la spesa tra gli appuntamenti settimanali
senza dover pretendere la domenica.
E male che vada, se per un giorno ti
mancano le uova e il latte pazienza. Volevi
fare una torta? La farai domani, oppure ti
ingegni a inventare una ricetta diversa. Si
deve anche imparare ad arrangiarsi, non
adagiarsi sul solito “ben ben, se manca
qualcosa la vado a comprare”. Come ho
già raccontato in questa rubrica (numero
di febbraio 2025), mia madre una domenica
è riuscita a fare le frittelle avendo in
casa solo l’uvetta: non sto a ripetere come
ha fatto, ma resterà un episodio scolpito nella mia memoria. Con un supermercato
aperto a cento metri da casa non avrei mai
vissuto l’epopea della frittella miracolosa.
Per non parlare di quello che ci consiglia
Federica Zanini nella sua rubrica “Gastronomia
del riciclo”.
E poi, a proposito del diritto al riposo
domenicale, in molti settori non si lavora
nemmeno di sabato, in alcuni casi
si punta addirittura alla settimana di
quattro giorni, e nessuno ha da obiettare.
Perché solo i commessi devono essere
sempre a disposizione?
Che poi, si pretende il negozio aperto,
per poi magari entrare, dare un’occhiata,
informarsi, non comprare nulla e fare
l’acquisto online… Altra mania per me
incomprensibile, ma di questo parlerò un’altra volta.