domenica, Ottobre 25, 2026
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Università, Rago (LUM): “”Non si tratta più di una realtà di nicchia””

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Antonella Rago, rappresentante delle università non statali nel CoDAU, nella giornata dedicata alla runione della Giunta a Roma, evidenzia la crescita e l’importanza degli atenei che rappresenta e l’obiettivo di rafforzarne la collaborazione.

Università, Rossi (UCBM): “”Far nascere nuove idee e collaborazioni””

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Andrea Rossi, amministratore delegato e direttore generale dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, illustra gli obiettivi della Giunta itinerante del CoDAU, riunita nella Capitale, e il ruolo dell’organismo nella collaborazione tra atenei.

Carceri, a Rebibbia al via la riqualificazione di palestra e campo sportivo del Nuovo Complesso

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(Adnkronos) – Sono iniziati il 15 ottobre i lavori di riqualificazione degli spazi sportivi del braccio G8 dell’Istituto penitenziario di Rebibbia, Nuovo Complesso, diretto dalla dott.ssa Teresa Mascolo. L’intervento restituirà piena funzionalità e adeguate condizioni di sicurezza alla palestra interna e al campo sportivo, per un importo complessivo indicativo di 200.000 euro. L’iniziativa è resa possibile grazie alla raccolta fondi cui hanno partecipato il Ministro per lo Sport e i Giovani, la Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio), Icsc (Istituto per il Credito Sportivo e Culturale), e quattro enti di promozione sportiva Acsi (Associazione di Cultura, Sport e Tempo libero), Asi (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), Endas (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale), Opes (Organizzazione per l’Educazione allo Sport) e Matrix Italia. La prima fase, già completata, ha portato nel reparto 80 macchine per il fitness, donate da Matrix Italia insieme ad altre attrezzature. La seconda fase riguarda la palestra interna, di circa 145 mq. Sono previsti interventi sulla pavimentazione, l’adeguamento del quadro elettrico, la copertura dell’area e l’illuminazione: i lavori sono già iniziati.  

La terza fase interessa il campo sportivo esterno, di circa 1.900 mq. Il manto in erba sintetica sarà sostituito e la nuova configurazione permetterà di praticare sia il calcio a 7 sia la pallavolo, trasformando il campo in uno spazio polifunzionale. L’impianto sarà messo in sicurezza, ad esempio, con protezioni antitrauma sui pali esistenti e altri interventi. Il cronoprogramma prevede: il 15 ottobre scorso l’inizio degli interventi, a novembre il completamento della palestra, a dicembre l’avvio dei lavori sul campo esterno e a gennaio 2027 la conclusione dei lavori con l’inaugurazione e l’avvio delle attività. 

Non si tratta di un semplice intervento edilizio, ma di un investimento sulla qualità degli spazi destinati alle attività sportive, sottolineano i promotori. Il progetto – che ha come claim ‘L’Articolo 33 della Costituzione è per tutti’ nasce dalla volontà di valorizzare lo sport come strumento concreto di rieducazione, aggregazione, benessere psicofisico e reinserimento sociale delle persone detenute. L’obiettivo è rendere gli spazi sportivi del reparto G8 ambienti sicuri, accessibili e funzionali, in cui l’attività fisica abbia un ruolo stabile nella vita quotidiana della detenzione. Palestra e campo polifunzionale favoriranno socializzazione, rispetto delle regole, responsabilizzazione individuale e partecipazione ad attività collettive. Presenti alla conferenza stampa il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Lazio, Abruzzo e Molise Giacinto Siciliano, il Presidente di Icsc Beniamino Quintieri, il Capo Staff Ufficio di Presidenza Figc Luca Bergamini, il Presidente di Acsi Antonino Viti, il Presidente di Asi Claudio Barbaro, il Presidente di Endas Paolo Serapiglia e il Presidente di Opes Juri Morico. A fare gli onori di casa il Direttore della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, Teresa Mascolo. 

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Futuro Napoli, arriva la sentenza di De Laurentiis: “Non è in vendita”

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(Adnkronos) –
“Il Napoli non è in vendita”. E’ netta la risposta del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis in merito alle indiscrezioni sull’interesse di Matt Rizzetta, patron del Napoli Basket, e di un pool di investitori statunitensi, per l’acquisto della società azzurra. “Circa un anno fa ho ricevuto una richiesta di incontro da Rizzetta. Per educazione rispondo: ‘Facciamo l’incontro’. Mi ha introdotto a un paio di fondi che lui rappresentava. Volevano comprare il Napoli. Per saggiare il valore del Napoli abbiamo messo i loro avvocati con i nostri avvocati a confrontarsi. C’era da fare un due diligence, ma non iniziava mai. Volevo vedere dove si volesse arrivare. Questi due miliardi e duecentosessanta milioni volevano pagarli una parte alla firma e una parte in tre anni. Ho detto: ‘Signori miei, posso gestire?’. No. Prima dicevano di sì. Il mio ruolo si sarebbe ridotto fino a diventare presidente onorario. Ho detto: “Ho una responsabilità verso la piazza, verso milioni di supporters solo nel mondo occidentale”. 

Il presidente dei partenopei, intervenuto a Radio Kiss Kiss, ha ricordato poi come anche in passato siano arrivate proposte molto importanti dall’estero: “Se ci fu una proposta degli arabi anni fa? Furono 3,5 miliardi e la mia risposta fu: ‘Ma io devo andare in pensione o mi devo ancora divertire?'”. De Laurentiis ha poi spiegato che vuole ancora restare nel mondo del calcio. “Io sapevo fare e so fare il cinema. Il calcio non lo sapevo fare, ma ho fatto la gavetta e ho imparato, ora credo di farlo abbastanza bene, nonostante le difficoltà di un calcio che è vecchio e che andrebbe completamente rivisitato e liberato dal gioco di chi le squadre non le ha ma ci conduce per mano giorno dopo giorno”.  

De Laurentiis ha parlato anche del momento del Napoli e di max Allegri. “Noi dobbiamo ancora lavorare, dobbiamo recuperare gli infortunati, dobbiamo rimanere sereni e tranquilli. Abbiamo un uomo di grande esperienza alla guida e quindi bisognerà avere soprattutto pazienza”, ha detto il presidente del Napoli esprimendo la sua fiducia in Max Allegri. “Nella vita si vince e si perde. Ma quando si perde non bisogna buttare il bambino con tutta l’acqua sporca. Bisogna saper aspettare, riconoscere gli errori e modificare quello che è modificabile, tutti insieme”. 

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Filovia di Verona, tredici alberi salvati dal taglio: il bilancio tra piazze e strade

Per la filovia di Verona gli abbattimenti scendono da diciannove a sei grazie alla revisione del progetto. Sette alberi restano in piazza Vittorio Veneto, mentre altri sei vengono trapiantati. Gli interventi riguardano anche via Quattro Novembre, via Mameli e via Valverde, dove sono previste nuove aiuole.

Il quadro aggiornato, riportato il 22 ottobre da Daily Verona sulle modifiche alle alberature lungo il percorso, distingue le piante mantenute nella posizione originaria da quelle trasferite. È questa combinazione di soluzioni a portare a tredici il numero degli esemplari sottratti al taglio nelle quattro aree considerate.

Filovia di Verona: sette alberi conservati in piazza Vittorio Veneto

La variazione più consistente interessa piazza Vittorio Veneto: il progetto iniziale prevedeva sette abbattimenti, tutti evitati. In questo punto la revisione consente quindi di conservare le alberature già presenti, senza ricorrere alla loro eliminazione per fare spazio alle lavorazioni.

Diversa la soluzione adottata in via Quattro Novembre. Le quattro piante coinvolte sono state salvaguardate attraverso il trasferimento nel vicino parco cittadino. Il mantenimento del patrimonio arboreo passa, in questo caso, da un trapianto e non dalla permanenza lungo la strada.

Via Mameli e via Valverde: tagli e nuove piantumazioni

In via Mameli sono stati abbattuti tutti e tre gli alberi previsti. Al termine dell’intervento sono programmate nuove piantumazioni nelle aiuole che verranno realizzate. In via Valverde, invece, delle cinque piante interessate tre sono state tagliate e due trapiantate.

Anche per via Valverde il progetto contempla nuove sistemazioni a verde: dopo i lavori delle banchine di fermata verranno predisposte aiuole, indicate come zanelle, destinate ad accogliere altre alberature. Le nuove messe a dimora sono dunque una fase successiva, distinta dai sei trapianti già descritti.

Il bilancio dei tredici alberi preservati riguarda questi quattro luoghi, non l’intero tracciato cittadino. Le informazioni diffuse non precisano il numero complessivo delle future piantumazioni né la loro data di esecuzione.

La revisione del verde si inserisce nel programma di trasformazione delle strade attraversate dalla filovia, che comprende anche le lavorazioni in viale Spolverini e le prove tecniche dei filobus. Per residenti e frequentatori dei quartieri, il cambiamento riguarda sia gli spazi delle fermate sia la presenza degli alberi lungo le vie.

Aiuti europei per i danni della tempesta Harry, 75 milioni per l’Italia (ma i danni sfiorano i 3 miliardi)

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(Adnkronos) – La tempesta Harry ha lasciato in Sicilia, Sardegna e Calabria danni per quasi 3 miliardi di euro. Per contribuire alla ricostruzione, l’Unione europea ne mette a disposizione poco meno di 75 milioni. Il Parlamento europeo ha approvato lo stanziamento di 74,9 milioni di euro per l’Italia, nell’ambito di un pacchetto da 489,1 milioni destinato anche a Portogallo, Spagna e Malta, colpiti dalle violente perturbazioni dei primi mesi del 2026. 

La cifra destinata all’Italia equivale al 2,5% dei danni diretti dichiarati dalle autorità nazionali. Una distanza che dipende dal funzionamento del Fondo di solidarietà europeo, pensato per sostenere gli interventi pubblici più urgenti dopo una calamità, mentre la maggior parte delle perdite economiche resta fuori dal suo perimetro. 

Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, Harry ha investito le coste meridionali italiane con venti violenti, piogge persistenti e mareggiate. Migliaia di persone hanno dovuto abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni, centinaia di edifici sono stati dichiarati inagibili e i danni hanno interessato strade, ferrovie, porti e infrastrutture pubbliche. In alcune zone, l’interruzione dei collegamenti ha isolato intere comunità. 

Secondo la documentazione presentata alla Commissione europea, i danni diretti ammontano a 2,995 miliardi di euro. Gli interventi considerati ammissibili al sostegno del Fondo sono però quantificati in 116,66 milioni. Una differenza che riflette la natura del meccanismo europeo: le risorse servono principalmente a ripristinare servizi essenziali, garantire la sicurezza della popolazione e affrontare le conseguenze immediate della calamità. 

Dei 116,66 milioni di euro di operazioni ammissibili indicati dall’Italia, circa 93 milioni riguardano il ripristino di infrastrutture e impianti danneggiati. Le priorità comprendono le reti elettriche e idriche, le telecomunicazioni, i trasporti e le strutture pubbliche della sanità e dell’istruzione. A queste si aggiungono le operazioni di soccorso, le sistemazioni temporanee per gli sfollati e altri interventi necessari a ristabilire condizioni di sicurezza. 

Per i proprietari di abitazioni danneggiate e per le imprese che hanno subito perdite, il contributo europeo non rappresenta invece un risarcimento diretto. I finanziamenti vengono assegnati allo Stato per sostenere operazioni pubbliche e non prevedono un pagamento automatico a famiglie e attività economiche. Per queste perdite occorrono altre forme di sostegno, nazionali o regionali, oppure coperture assicurative, quando presenti e applicabili. Il Fondo europeo può sostenere una parte della ricostruzione pubblica, senza sostituire gli strumenti destinati agli altri danni. 

Nel caso di Harry, l’Italia ha ottenuto l’accesso alle risorse europee attraverso il riconoscimento di una calamità naturale regionale. Per questa categoria, i danni devono superare l’1,5% del prodotto interno lordo del territorio interessato, secondo i criteri previsti dal regolamento. Nelle tre regioni italiane la percentuale ha raggiunto il 3,256% del Pil regionale ponderato, più del doppio della soglia necessaria. 

Applicando ai danni diretti riconosciuti l’aliquota del 2,5%, la Commissione ha determinato un contributo di 74.884.983 euro. 

Il voto del Parlamento, con 651 favorevoli, 17 contrari e tre astensioni, ha dato il via libera a una mobilitazione complessiva del Fondo di solidarietà di 489,1 milioni. Il Portogallo riceverà la quota maggiore, pari a 261,5 milioni, seguito dalla Spagna con 149,1 milioni. A Malta, investita anch’essa dalla tempesta Harry, sono destinati 3,7 milioni. 

La ripartizione del denaro presenta anche una differenza nei tempi di erogazione. Portogallo, Spagna e Malta hanno già ricevuto una parte delle somme sotto forma di anticipo: rispettivamente 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro. L’Italia è l’unico dei quattro Paesi a non aver richiesto un anticipo. 

La circostanza emerge dalla proposta della Commissione europea, che non ne specifica le ragioni. Gli altri tre Stati hanno utilizzato la possibilità prevista dal Fondo per ottenere una parte delle risorse prima del completamento della procedura. Per l’Italia, invece, l’intero importo resta da erogare. 

Dalla tempesta al voto di Strasburgo sono trascorsi nove mesi. Le autorità italiane hanno presentato la domanda il 10 aprile, entro il termine previsto dalla normativa. La Commissione ha completato la propria valutazione e presentato la proposta di finanziamento il 17 settembre. Il Parlamento l’ha approvata il 21 ottobre, mentre resta necessario il via libera formale del Consiglio per completare la procedura. 

Le amministrazioni colpite dal maltempo si sono quindi trovate ad affrontare gli interventi immediati senza poter contare fin dall’inizio sul contributo definitivo europeo. È una caratteristica del Fondo di solidarietà, istituito nel 2002 dopo le devastanti alluvioni nell’Europa centrale: Bruxelles partecipa alle spese sostenute dagli Stati, ma l’attivazione delle risorse richiede la presentazione delle richieste, la verifica dei danni e l’autorizzazione dei finanziamenti. 

La stessa disponibilità economica del Fondo è limitata. Per il 2026 la dotazione annuale prevista dal bilancio europeo ammonta a circa 1,19 miliardi di euro, ai quali si applicano le regole sui riporti e sulle risorse disponibili. Prima della proposta per i quattro Paesi, la Commissione aveva calcolato una disponibilità di circa 966 milioni, parte della quale riservata agli anticipi e alle eventuali emergenze successive. 

I 489,1 milioni approvati per le tempeste di gennaio e febbraio assorbono dunque una quota consistente delle risorse mobilitabili. E mentre il bilancio europeo deve far fronte alle richieste di più Paesi, il costo economico delle calamità continua ad aumentare. 

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno provocato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro, a prezzi costanti del 2024. Più di 208 miliardi si concentrano negli ultimi quattro anni della serie, dal 2021 al 2024. 

Negli anni Ottanta, le perdite economiche medie annue erano stimate in circa 8,6 miliardi di euro. Tra il 2020 e il 2024 sono salite a 44,9 miliardi. Il valore economico dei beni esposti, l’urbanizzazione e la diversa intensità dei singoli eventi influenzano l’andamento dei danni, ma le analisi dell’Agenzia mostrano una tendenza all’aumento delle perdite nel lungo periodo. 

Le alluvioni sono responsabili del 47% dei danni economici registrati nell’intero periodo, mentre le tempeste, comprese le grandinate e gli eventi legati al vento, rappresentano un ulteriore 27%. Insieme, queste due categorie spiegano quasi tre quarti delle perdite. 

L’Italia figura tra i Paesi europei maggiormente colpiti in termini assoluti, insieme a Germania, Francia e Spagna. La conformazione del territorio, la concentrazione di abitazioni e attività produttive in aree esposte e la presenza di infrastrutture vulnerabili contribuiscono ad amplificare le conseguenze economiche degli eventi estremi. 

A rendere più onerose le calamità è anche la limitata diffusione delle coperture assicurative. Nell’Ue, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente per il periodo 1980-2024, meno del 20% delle perdite economiche causate dagli eventi meteorologici e climatici estremi risultava assicurato privatamente. 

La protezione varia sensibilmente a seconda del fenomeno. Per le tempeste la quota assicurata supera il 35%, mentre per le alluvioni si colloca intorno al 15%. Nei Paesi dove le polizze contro le catastrofi naturali sono meno diffuse, il peso delle perdite non coperte può ricadere in misura maggiore sui bilanci delle famiglie, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. 

Il divario assicurativo è diventato una questione sempre più rilevante per le istituzioni europee. Le calamità colpiscono un patrimonio di abitazioni, stabilimenti produttivi e infrastrutture il cui valore è spesso molto superiore alle risorse immediatamente disponibili per la ricostruzione. Le conseguenze possono prolungarsi ben oltre la fine dell’emergenza, soprattutto quando i danni costringono le imprese a sospendere la produzione o interrompono collegamenti e servizi essenziali. 

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, investire nell’adattamento può contenere parte di questi costi. Un’analisi del Centro comune di ricerca della Commissione europea indica che gli interventi per ridurre i rischi di inondazione costiera possono generare benefici economici pari a sei euro per ogni euro investito. Le misure comprendono la protezione delle aree esposte, il rafforzamento delle infrastrutture e la riduzione della vulnerabilità degli insediamenti. 

Il problema riguarda anche le risorse disponibili. Una recente valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente stima che, per rendere più resistenti ai cambiamenti climatici i settori dell’energia, dei trasporti e dell’agricoltura, serviranno investimenti annuali compresi tra 53 e 137 miliardi di euro entro il 2050, a seconda dello scenario climatico. I finanziamenti attualmente impegnati per questi settori sono stimati in circa 15-16 miliardi l’anno. 

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Lo spot contro lo stupro ‘attacca’ i nonni, bufera in Irlanda

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(Adnkronos) –
Lo spot contro lo stupro ‘attacca’ i nonni e scoppia la bufera. Il ministero della Giustizia irlandese contro lo spot – prodotto dal Dublin Rape Crisis Centre (DRCC) e finanziato dal governo – che per sottolineare l’importanza del consenso finisce per puntare il dito contro… l’abbraccio dei nonni. Lo spot mostra due nonni che, sull’uscio della casa dei nipoti, abbracciano con trasporto il ragazzino che apre alla porta. Quindi, si avvicinano alla nipote che appare a disagio. “Non tutti vogliono un abbraccio. Anche se arrivano da chi li ama”, il messaggio che accompagna la clip. L’advertising è diventato un caso nazionale e internazionale: risultato, lo spot è stato rimosso. “Il video non rappresenta la visione del governo”, la posizione di Jim O’Callaghan, esponente del partito Fianna Fáil. “Lo spot è inappropriato e denigra i nonni, è stato rimosso dal DRCC dopo i contatti con il centro. E’ essenziale che le persone capiscano il concetto di consenso quando si parla di relazioni sessuali. Questo video non va in questa direzione e per molti versi è stato controproducente”, aggiunge. 

 

Il video faceva parte di una campagna intitolata We-Consent, promossa dal DRCC. “We-Consent è una campagna a lungo termine, parte dell’attività di prevenzione del Dublin Rape Crisis Centre, volta a promuovere la consapevolezza e la pratica del consenso in Irlanda. Abbiamo realizzato tre video basati sul principio che i confini personali debbano essere rispettati fin dalla più tenera età, così come occorre rispettare i confini degli altri”, la nota del DRCC all’emittente pubblica RTE. “”Rimuoveremo i video dai nostri canali social, in attesa di valutare se stiano effettivamente producendo l’effetto positivo auspicato”. Oltre che dal Dipartimento di Giustizia, la campagna We-Consent è sostenuta anche dal Dipartimento per l’Infanzia, l’Uguaglianza, la Disabilità, l’Integrazione e la Gioventù, e da CUAN (l’agenzia dedicata al contrasto della violenza domestica, sessuale e di genere). 

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Napoli: al via domani i ‘City talks’ con Pichetto, Abodi, Giuli, Manfredi, Durigon e Butti

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(Adnkronos) – ‘Le sfide’ è il tema dei ‘City Talks’ che si svolgeranno a Napoli domani, venerdì 23, e sabato 24 ottobre, nella sede dell’Associazione Costruttori Edili Napoli (Acen), in via Riviera di Chiaia 202. Il format, ideato e realizzato da Spin Factor, società leader a livello nazionale nella strategia e comunicazione politica e istituzionale e nell’analisi dei dati, mette a confronto, in panel impostati sul modello dei talk show televisivi, ministri, sottosegretari e parlamentari con il mondo delle imprese, dell’informazione e della cultura. La due giorni – che segue idealmente i Capri Talks dello scorso maggio – sarà caratterizzata da dialoghi funzionali ad analizzare quanto sta ridefinendo il nostro tempo, tra intelligenza artificiale e sicurezza energetica, e sulla direzione del Paese, tra sviluppo dei territori, sport e cultura. 

I lavori della mattina di domani, venerdì 23, coordinati da Lavinia Spingardi, giornalista di SkyTg24, si apriranno alle 11.00 in punto con l’intervento di Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, cui farà seguito un dialogo con Vinicio Vigilante, Amministratore Delegato di GSE. A seguire, il confronto sull’energia vedrà il contributo di esperti e rappresentanti del settore tra cui Edoardo De Luca, Responsabile Affari Centrali Italia di Enel, Angelica De Vito, Consigliere Diplomatico ONU su migrazioni climatiche, Andrea Porchera, Responsabile Relazioni Istituzionali Renexia, e Michele Vitiello, Segretario Generale WEC Italia. 

La mattinata proseguirà con Claudio Durigon, Sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, intervistato da Davide Desario, Direttore dell’Adnkronos. Seguirà un confronto sulla città di Napoli con i contributi di Gabriella Buontempo, Presidente Centro Sperimentale di Cinematografia, Armando Cesaro, Presidente Consorzio Asi Napoli, Carlo Puca, Assessore alla Partecipazione Attiva e all’Immagine della città di Napoli, Enzo Maraio, Assessore al Turismo e alla Transizione Digitale Regione Campania, moderati da Francesco Piccinini, Direttore di Deepinto. 

 

 

A chiudere la mattinata di confronti, sarà Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli e Presidente ANCI, intervistato da Michele Cagiano De Azevedo, Vice direttore di SkyTg24. La sessione pomeridiana, coordinata da Maria Antonietta Spadorcia, Vice direttore del Tg2, si aprirà alle 16.30 con l’intervento Francesco Macrì, Presidente di Leonardo SpA, intervistato da Roberto Iotti, Vice direttore de Il Sole 24 Ore. Sui temi della geopolitica, difesa e sicurezza, si confronteranno i deputati Ylenja Lucaselli (Fdi), Piero De Luca (Pd) e Luigi Marattin (Pld).  

A seguire è previsto il contributo di Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute, che farà un punto, tra le altre cose, sull’America’s Cup che vede protagonista proprio la città di Napoli. Sarà poi la volta del mondo produttivo, con un confronto tra Valerio D’Angelo, AD Fiven, Davide Ferraro, AD WinTime SpA, Antonio Savarese, Presidente ACEN, e Paolo Scudieri, Presidente Gruppo Adler, moderati da Boris Mantova, Caporedattore Tgcom24-Radio105. Saranno celebrati anche i 100 anni del Napoli calcio, con gli interventi dello scrittore Alessandro Iovino, e dei giornalisti Massimo Giletti e Stefano Zurlo. 

Si proseguirà con un confronto sull’attualità politica e partitica, con il capo dell’opposizione al consiglio regionale della Campania, Gennaro Sangiuliano, e il deputato del Partito Democratico Marco Furfaro. In chiusura, ci sarà un approfondimento sullo stato dell’informazione e delle fake news, con Italo Bocchino, Direttore del Secolo d’Italia ed Emiliano Fittipaldi, Direttore di Domani. Si ripartirà sabato 24 ottobre alle 11.00, con la conduzione di Simona Branchetti, giornalista Mediaset. La sessione si aprirà con gli interventi di Alessio Butti, Sottosegretario all’Innovazione e del deputato di Fratelli d’Italia Marta Schifone. 

 

 

Le connessioni sociali e le relazioni istituzionali nell’era digitale saranno esplorate nel corso del confronto tra Giovannantonio Macchiarola, Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione di Terna, Angelo Mazzetti, Direttore Relazioni Istituzionali di Meta per Italia, Grecia, Cipro e Malta e Claudio Velardi, Direttore de Il Riformista. Seguirà un intervento di Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, che dialogherà con Davide Desario, Direttore dell’Adnkronos, sul valore e sul futuro del patrimonio culturale italiano. Il momento conclusivo della manifestazione vedrà protagonista Andrea Abodi, Ministro dello Sport e Giovani intervistato da Simona Branchetti, giornalista Mediaset. 

Nel corso della due giorni saranno presentati in esclusiva i dati ottenuti attraverso Human, l’esclusiva piattaforma di social listening AI-driven di proprietà di Spin Factor, sui temi oggetto dei panel. City Talks è patrocinato da: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Cultura, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ministero del Turismo, Regione Campania, Città Metropolitana di Napoli, Comune di Napoli e Sport e Salute SpA. Media partner sono Adnkronos, Sky Tg24, Il Sole 24 Ore Radiocor, Energia Oltre. Partner tecnico è Meta. City Talks è realizzato in collaborazione con Terna, GSE, ENEL, Renexia, Fiven, WinTime, Consorzio ASI Napoli, Fondazione Scudieri e ACEN. 

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Sostenibilità, clima e transizione: italiani chiedono maggiore impegno

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(Adnkronos) –
Oltre 3 italiani su 4 (76%) chiedono con forza maggiori sforzi sulla crisi climatica e più impegno da parte della politica (46%): il 60% è preoccupato per il cambiamento climatico – in maggioranza donne, under 25 e over 55 – e teme che possa peggiorare ulteriormente, per questo chiede misure di adattamento (40,8%) e, con la stessa percentuale, agendo anche se altri Paesi non si impegnano. Solo un 14% esprime ancora scetticismo su queste tematiche mentre oltre 7 italiane e italiani su 10 affermano di essere disposti ad adottare uno stile di vita più sostenibile e ritengono che la transizione energetica sia una priorità del Paese. Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio realizzato da Ipsos Doxa su un campione nazionale di popolazione relativamente ai temi della sostenibilità ambientale, crisi climatica e transizione energetica, in occasione della 29esima edizione di Ecomondo (3-6 novembre, Fiera di Rimini) e della 15esima edizione degli Stati Generali della Green Economy (3-4 novembre). 

Quanto al mondo produttivo, il 64% ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica e ancora di più quello verso la transizione energetica (74%). Entrando nel dettaglio, l’indagine chiede quali iniziative siano importanti per contrastare il cambiamento climatico: al primo posto (38,45%) riduzione dei combustibili fossili e incremento delle rinnovabili, seguito (35,27%) da risparmio ed efficienza energetica, il 25% degli intervistati sottolinea l’importanza di avere una comunicazione chiara, il 24,27% ritiene necessaria una spinta internazionale per un impegno di tutti i Paesi. ⁠ 

Anche la crisi geopolitica attuale entra nell’indagine Ipsos che chiede cosa fare in questo contesto critico. Per la maggioranza delle persone intervistate (55%) sarebbe necessario il taglio delle importazioni dei combustibili fossili e un impegno sulle rinnovabili per ridurre i costi e aumentare la sicurezza energetica, ma resta anche un 28% che chiede di riaprire le centrali termoelettriche a carbone e un italiano su 5 che vuole riavviare il nucleare. Su ambiente vs competitività, un italiano su 2 chiede di accelerare su tecnologie idonee a garantire al contempo competitività economica e misure efficaci per clima ed ambiente, soltanto uno su quattro pensa che investire sulle tematiche ambientali riduca la competitività dell’Italia. 

In conclusione, dall’indagine Ipsos Doxa emerge che “le italiane e gli italiani chiedono soluzioni pragmatiche, misurabili e compatibili con la crescita economica, e le ritengono possibili, a partire dalle rinnovabili, per mettere al sicuro Pianeta, bolletta e Paese. Non solo, le persone vogliono impegnarsi. La sfida principale non è più convincere dell’esistenza del problema climatico, ma (ri)costruire fiducia nella capacità di governare la transizione, e nella volontà di distribuirne in modo sostenibile i benefici e i costi”. 

“L’indagine Ipsos conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica – dichiara il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi – Saranno sorpresi quanti erano ormai convinti, o rassegnati, ad orientamenti eco-scettici e al disimpegno in materia di misure climatiche”. 

“I risultati dell’indagine ci restituiscono un quadro molto chiaro – osserva Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group – La sensibilità di cittadini e imprese italiane verso il cambiamento climatico è ormai diffusa, così come la percezione che la transizione energetica ed ecologica richiedono un’accelerazione. L’obiettivo oggi deve essere trasformare questa attenzione in soluzioni concrete. È un percorso che richiede un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, e la capacità di trasformare questa consapevolezza in azione”. 

“Inflazione, difficoltà economiche e crisi geopolitiche sembrano mettere in secondo piano i temi climatici e ambientali. Ma non è così, gli italiani avvertono in modo ampio i rischi, non vogliono arrendersi a un destino percepito come tutt’altro che ineluttabile. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa – commenta Andrea Alemanno per Ipsos – Ma gli italiani non vogliono sentirsi soli in questa battaglia, sarebbe velleitaria. Per impegnarsi sempre più, vogliono avvertire un riscontro nelle forze politiche e nell’attività delle aziende. Chi deluderà questa attesa prima o poi sarà punito, dai consumatori, dai lavoratori e anche dal clima”. 

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A Firenze il congresso della Sin, attesi oltre 2.00 neurologi

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(Adnkronos) – Sono oltre 2.000 i partecipanti attesi alla Fortezza da Basso per il 56esimo Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. L’evento rappresenta il principale momento di confronto scientifico e clinico per neurologi, neuroscienziati e professionisti della salute impegnati nella diagnosi, cura e ricerca delle malattie neurologiche. La manifestazione, organizzata con il patrocinio di Istituto superiore di sanità, Regione Toscana, Comune di Firenze, università degli Studi di Firenze, azienda ospedaliero-universitaria Careggi e Ordine dei medici di Firenze – informa una nota – offrirà un programma scientifico particolarmente articolato dedicato all’evoluzione delle conoscenze neurologiche, alle nuove tecnologie e alle più avanzate opportunità terapeutiche. Nel corso delle 4 giornate congressuali saranno presentati 1.280 contributi scientifici tra comunicazioni orali e poster, affiancati da 13 corsi di aggiornamento Ecm, numerose sessioni plenarie, workshop, simposi e letture magistrali che affronteranno i temi più attuali della neurologia moderna. 

“La neurologia sta vivendo una fase di straordinaria trasformazione, caratterizzata dall’arrivo di nuove terapie, dall’integrazione delle tecnologie digitali e da una crescente capacità di intervenire precocemente sui principali disturbi neurologici – dichiara Mario Zappia, presidente della Sin – Il congresso di Firenze rappresenta un’occasione fondamentale per condividere conoscenze, promuovere l’innovazione e rafforzare il dialogo tra ricerca, assistenza e formazione. L’obiettivo è accompagnare l’evoluzione della nostra disciplina verso una neurologia sempre più personalizzata, multidisciplinare e orientata alla prevenzione e alla tutela della salute del cervello lungo tutto l’arco della vita”. Secondo il più recente studio del Global Burden of Disease, riporta la Sin, i disturbi neurologici rappresentano oggi la principale causa di disabilità e la seconda causa di morte nel mondo. In Italia si stima che oltre 7 milioni di persone soffrano di emicrania, circa 12 milioni di disturbi del sonno e oltre 2 milioni di decadimento cognitivo o demenza. Le grandi sfide poste dall’aumento delle malattie neurologiche saranno al centro dell’evento, con approfondimenti dedicati a sclerosi multipla, malattia di Alzheimer, Parkinson, cefalee, epilessie, ictus, malattie neuromuscolari, neurologia digitale, biomarcatori, intelligenza artificiale, medicina di precisione e nuove terapie geniche e cellulari.  

Dalle nuove prospettive terapeutiche nelle malattie neurodegenerative all’applicazione dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica, dall’evoluzione dei biomarcatori plasmatici alle strategie di prevenzione – cita la nota – sono numerosi i temi che verranno affrontati nel corso del congresso. Ampio spazio sarà dedicato anche alla tutela della salute del cervello attraverso la prevenzione: controllare pressione arteriosa, glicemia e colesterolo, non fumare, praticare regolarmente attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire a sufficienza, mantenere una vita sociale attiva e stimolare costantemente le funzioni cognitive rappresentano comportamenti fondamentali per ridurre il rischio di sviluppare patologie neurologiche. Ad accompagnare i lavori scientifici, infine, la cornice della Fortezza da Basso, uno dei più importanti complessi monumentali del Rinascimento italiano e tra le principali sedi congressuali europee, “scelta per ospitare un evento che guarda al futuro della neurologia mantenendo saldo il legame con la propria storia e a testimonianza del dialogo sempre più fecondo tra scienza, arte e cultura”, conclude Zappia. 

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