lunedì, Ottobre 26, 2026
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Thailandia, il ministro degli Esteri Phuangketkeow: “Puntiamo ad accordo commerciale con l’Ue entro l’anno”

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(Adnkronos) – L’Unione europea e la Thailandia potrebbero concludere entro la fine del 2026 i negoziati per un accordo di libero scambio, per arrivare alla firma nel corso del prossimo anno. È l’obiettivo indicato dal vicepremier e ministro degli Esteri thailandese, Sihasak Phuangketkeow, in un’intervista esclusiva all’Adnkronos, realizzata a Roma durante la sua missione diplomatica in Europa. 

Diplomatico di carriera, già presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Phuangketkeow guarda all’Europa come a un partner sempre più importante per diversificare gli scambi commerciali in un mondo segnato dal protezionismo e dalla competizione tra grandi potenze. 

Nell’intervista affronta anche le opportunità per le imprese italiane, dai trasporti ferroviari all’intelligenza artificiale, le conseguenze della crisi mediorientale sulla sicurezza marittima e le tensioni nel Sud-est asiatico, con un’apertura al dialogo con il Myanmar nonostante le controverse elezioni organizzate dai militari. 

Ministro, partiamo dalle relazioni tra Italia e Thailandia. Qual è il loro stato attuale e quali prospettive vede per il futuro?
 

“Abbiamo una storia molto lunga, che risale a quasi 160 anni fa. Celebreremo questo anniversario tra due anni. Esiste un’autentica amicizia e una reciproca considerazione tra i nostri Paesi, ma credo che la cosa più importante sia guardare avanti e capire come rafforzare questa relazione, individuando nuovi settori di cooperazione. 

Sono ottimista perché la Thailandia si trova in una parte del mondo sempre più importante, l’Indo-Pacifico, riconosciuto come uno dei principali centri della crescita economica globale. All’interno di questa regione c’è l’Asean e la Thailandia ne rappresenta la seconda economia, oltre a occupare una posizione geografica centrale. Possiamo quindi essere una porta d’accesso all’intero Sud-est asiatico. 

La nostra economia sta attraversando una trasformazione. Abbiamo settori tradizionalmente forti, come l’agricoltura, l’industria alimentare, il turismo, l’automotive e l’elettronica, ma stiamo avanzando rapidamente verso l’economia digitale e quella verde. 

Negli ultimi anni abbiamo registrato importanti flussi di investimenti, soprattutto nelle nuove industrie. Una parte significativa ha riguardato i data center, che rappresentano un’infrastruttura fondamentale per la nuova economia. Siamo anche parte della catena di approvvigionamento dell’intelligenza artificiale. 

L’Italia, dal canto suo, ha grandi competenze nell’economia creativa, nelle tecnologie avanzate, nel digitale e nell’energia pulita. Ma penso soprattutto alle infrastrutture. Vogliamo rafforzare ulteriormente il nostro sistema di trasporti, in particolare le ferrovie e il trasporto pubblico di massa. L’Italia è conosciuta per le sue capacità nel settore ferroviario e credo che questo possa diventare un importante ambito di collaborazione”. 

L’Indo-Pacifico è sempre più importante anche per l’Europa. A che punto sono i negoziati per l’accordo di libero scambio tra Ue e Thailandia? In un momento in cui Bruxelles cerca nuovi partner commerciali, il 2026 potrebbe essere l’anno decisivo?
 

“I nostri negoziati commerciali vanno avanti da parecchio tempo, ma credo che oggi ci siano circostanze molto forti che dovrebbero spingerci ad accelerare. Assistiamo a un indebolimento del sistema commerciale multilaterale, a un aumento del protezionismo e dei dazi. Non c’è bisogno che dica a quale mercato mi riferisco in particolare. Di fronte a questa situazione dobbiamo diversificare. 

L’Unione europea sta guardando al Mercosur e ad altri partner, ma penso che l’Asean continui a essere una delle regioni più interessanti per il commercio, gli investimenti e i rapporti economici. Abbiamo già compiuto progressi con alcuni Paesi dell’Asean e anche nei negoziati con la Thailandia siamo andati molto avanti. Stiamo entrando nella fase finale. Non credo che serviranno sforzi eccessivi per superare le questioni ancora aperte. 

La nostra speranza è di riuscire a chiudere tutto entro la fine di quest’anno e magari procedere alla firma nel 2027”. 

La crisi in Medio Oriente ha riportato al centro dell’attenzione la sicurezza delle rotte commerciali, dallo Stretto di Hormuz agli altri passaggi strategici che collegano Europa e Asia. Ue e Asean dovrebbero rafforzare la cooperazione anche sulla sicurezza marittima?
 

“Assolutamente sì. Le crisi in Medio Oriente ci hanno fatto comprendere quanto siano importanti questi punti di passaggio obbligati, i cosiddetti choke points. Ne abbiamo sempre sentito parlare, ma soltanto adesso ci rendiamo pienamente conto di quanto siano vitali per la sicurezza marittima. 

Tutti siamo stati colpiti da quanto accade in Medio Oriente, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento di petrolio e gas. I prezzi sono aumentati e, anche se ora si sono stabilizzati, restano su livelli superiori a quelli precedenti. Ci sono anche altri passaggi strategici che dobbiamo considerare. E non sappiamo quando terminerà il conflitto, né come finirà. 

Credo quindi che sia nel nostro interesse lavorare insieme per garantire il rispetto del diritto internazionale, soprattutto quando parliamo di libertà di navigazione e diritto di passaggio inoffensivo”. 

L’Asean ha dimostrato la propria importanza economica, ma le crisi in Cambogia e Myanmar non mostrano anche i limiti della sua capacità politica e strategica? Sono questioni che avete affrontato anche nei colloqui in Vaticano.
 

“Se guardiamo alla storia dell’Asean, fondata nel 1967, dobbiamo ricordare che allora il Sud-est asiatico era una regione divisa. Oggi, invece, siamo una regione unita. Naturalmente abbiamo i nostri problemi, comprese le questioni bilaterali tra Thailandia e Cambogia, ma cerchiamo di non lasciare che compromettano l’intera regione. Purtroppo abbiamo avuto scontri tra le nostre forze armate. Adesso c’è un cessate il fuoco e vogliamo cogliere questa opportunità non soltanto per farlo rispettare, ma anche per riportare le relazioni sulla strada giusta e risolvere pacificamente le nostre divergenze. 

Stiamo cercando di voltare pagina, ma questo richiede uno sforzo da entrambe le parti, Thailandia e Cambogia. Ci auguriamo che anche Phnom Penh adotti un approccio simile. Possiamo avere delle divergenze, ma dobbiamo affrontarle e superarle, perché esistono molti settori nei quali possiamo cooperare a beneficio reciproco e dell’intera regione. 

Per quanto riguarda il Myanmar, vive ormai da cinque anni una situazione di instabilità interna. Vogliamo vedere la pace, l’unità e tutte le parti impegnate a risolvere le proprie differenze. Credo che, dopo cinque anni, sia arrivato il momento di impegnarsi nel dialogo e di lanciare i messaggi giusti. Ci sono state le elezioni. Molti le hanno considerate imperfette, ma non possiamo chiedere al Paese di organizzare continuamente nuove elezioni. 

Quello che possiamo chiedere è di andare avanti, avviare un processo di pace e aprire un dialogo con i gruppi etnici, comprese le organizzazioni etniche armate, e con l’opposizione democratica. Noi possiamo augurarci che il Myanmar ritrovi la pace, ma alla fine sono i suoi protagonisti a dover risolvere i propri problemi. Non possiamo farlo al loro posto. Possiamo però incoraggiarli a seguire la strada giusta”. 

Un’ultima domanda. Che cosa, secondo lei, l’Italia e l’Europa ancora non comprendono del Sud-est asiatico? Quali trasformazioni della regione dovremmo osservare con maggiore attenzione?
 

“Posso essere molto franco? Credo che il mondo sia cambiato. 

L’Europa continua a essere importante e lo stesso vale per l’Occidente. Ma oggi si parla sempre più spesso di uno spostamento degli equilibri di potere dall’Occidente verso l’Oriente e verso il resto del mondo. Non sto dicendo che l’Oriente sia migliore. Sto semplicemente osservando che viviamo in un mondo nel quale il potere è più diffuso e anche la crescita economica è più distribuita. 

L’Asia non è più quella di un tempo. Offre grandi opportunità all’Unione europea e all’Italia, che è un Paese molto importante. Vorremmo vedere un maggiore impegno europeo nella nostra regione, anche per difendere l’ordine internazionale basato sulle regole e il multilateralismo. 

Il Sud-est asiatico è una delle aree del mondo dove si registrano le maggiori opportunità di crescita, si aprono nuovi mercati e si sviluppano infrastrutture su vasta scala. Per questo credo che dovremmo rafforzare il nostro coinvolgimento reciproco. Ne beneficerebbero sia l’Europa sia i Paesi dell’Asean”. 

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internazionale/esteri

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Blue Planet Economy Forum, Latrofa: “360 milioni di investimenti e per futuro di quelli del Lazio”

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(Adnkronos) – Circa 360 milioni di euro di investimenti nei tre porti del Network, opere già completate e nuovi interventi da programmare attraverso una visione integrata di infrastrutture, energia e insediamenti produttivi. È il quadro illustrato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, intervenuto ieri alla Fiera di Roma al panel “Infrastrutture blu”, nell’ambito del Blue Planet Economy Forum. L’incontro, dedicato agli investimenti infrastrutturali connessi all’economia del mare, alla sostenibilità e al coinvolgimento degli stakeholder, è stato aperto dalla vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. Al confronto, introdotto e moderato da Cristiano Dionisi, presidente della Piccola Industria di Unindustria e delegato Energia e Blue Economy della Piccola Industria di Confindustria, hanno partecipato, insieme a Latrofa, Sabrina De Filippis, amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix, Francesco Piccirilli, Head of Infrastructural & Environmental Planning di Aeroporti di Roma, e Roberto Forte, Chief Commercial Officer di Unidata. 

“La nostra responsabilità è far crescere il sistema nel suo complesso, valorizzando le singole vocazioni di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, intercettando nuovi traffici e creando le condizioni per attrarre insediamenti produttivi nei retroporti – ha dichiarato Latrofa –. Per farlo occorrono opere, ma prima ancora una pianificazione capace di guardare ai prossimi quindici o vent’anni”. In questa direzione si inserisce l’adozione del Documento di pianificazione strategica di sistema, il DPSS, che il presidente ha indicato tra i primi risultati del proprio mandato. Un passaggio propedeutico, una volta completato l’iter di approvazione, all’aggiornamento dei Piani regolatori portuali dei tre scali. L’obiettivo è dotarsi di strumenti capaci di rispondere all’evoluzione dei mercati e alle esigenze delle imprese, anche attraverso destinazioni d’uso più flessibili, nel rispetto della normativa. Per Civitavecchia, Latrofa ha richiamato il completamento e il collaudo dell’ultimo miglio ferroviario e la recente approvazione, da parte del Comitato di gestione, del regolamento per le manovre ferroviarie: due elementi fondamentali per rendere operativi i collegamenti fino alle banchine e rafforzare il porto commerciale. 

Il presidente ha inoltre illustrato gli interventi sull’apertura a sud e sulla separazione del bacino destinato alla nautica dalle attività commerciali e crocieristiche. Una trasformazione che apre prospettive per lo yachting e per l’insediamento di imprese specializzate nella manutenzione e nel refitting. A questi lavori si affianca il prolungamento dell’antemurale, in fase avanzata, destinato a migliorare la protezione delle banchine. Ampio spazio è stato dedicato alla transizione energetica. I lavori per il cold ironing, che interessano otto banchine di Civitavecchia, hanno raggiunto circa il 60% di avanzamento, con il completamento previsto entro la fine del 2027. L’elettrificazione consentirà alle navi predisposte di alimentarsi da terra durante la sosta, riducendo le emissioni in porto. “La transizione energetica deve produrre benefici concreti anche per le comunità che vivono accanto agli scali – ha sottolineato Latrofa –. A Civitavecchia abbiamo l’opportunità di accompagnare la crescita del porto con un miglioramento della qualità ambientale e del rapporto con la città”. 

 

In questo percorso il presidente ha evidenziato anche il ruolo di Cfft e dell’Interporto di Civitavecchia nella realizzazione della Hydrogen Valley portuale, con la produzione di idrogeno verde da energia fotovoltaica e lo sviluppo di soluzioni per metterlo a disposizione delle attività portuali e logistiche. A Fiumicino proseguono i lavori per il primo lotto del nuovo porto commerciale pubblico, dedicato alla darsena pescherecci. Latrofa ha quindi illustrato la prospettiva di sviluppare, nell’ambito delle previsioni del Piano regolatore portuale, una componente crocieristica complementare a Civitavecchia, anche attraverso possibili partenariati pubblico-privati per i quali sono già state avviate interlocuzioni. “La capacità di attrazione di Roma e la crescita della domanda richiedono una visione di lungo periodo – ha spiegato –. L’ipotesi su Fiumicino riguarda un’offerta con dimensioni e frequenze differenti rispetto a Civitavecchia e sarà accompagnata dal necessario confronto pubblico con il territorio”. Per Gaeta, il presidente ha richiamato la strategia dedicata alle navi boutique e alle crociere di lusso, sostenuta dal dialogo con gli armatori e da una politica tariffaria che favorisce il doppio scalo con Civitavecchia. Un percorso che, ha riferito Latrofa, ha registrato un incremento superiore al 100% degli scali del segmento nel primo anno del suo mandato. 

Guardando alle priorità future, il presidente ha sottolineato il valore delle opportunità offerte dalla Zona logistica semplificata e la necessità di completare le connessioni del porto con le reti nazionali ed europee. Al centro, il completamento della superstrada Civitavecchia-Orte e la prospettiva del ripristino della ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte, temi affrontati anche nella recente missione a Bruxelles e nel confronto con la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna. La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha richiamato la necessità di un’azione coordinata sulle priorità del territorio: “Massima concentrazione sul progetto di Civitavecchia: dalla transizione dal carbone alla parte infrastrutturale, fino a tutto il lavoro che sta facendo l’Autorità portuale”. Angelilli ha inoltre proposto un tavolo tecnico di alto livello per individuare le priorità strategiche in vista della prossima programmazione europea, coinvolgendo istituzioni, imprese, università e centri di ricerca. “Le infrastrutture richiedono tempi lunghi: per questo la visione deve precedere e accompagnare la loro realizzazione – ha concluso Latrofa –. Dobbiamo programmare oggi opere e connessioni che siano utili quando entreranno in funzione, mettendo insieme pianificazione, risorse pubbliche, investimenti privati e innovazione”. 

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economia

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“Carlo non doveva diventare re”, per Vinnie Jones il trono spettava a William

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(Adnkronos) –
Vinnie Jones ha messo in discussione l’ascesa al trono di Re Carlo, sostenendo che il principe William e Catherine, principessa del Galles, avrebbero dovuto succedere come regnanti dopo la morte della Regina Elisabetta II. L’attore, già famoso come calciatore professionista, prima di recitare in film e serie tv come ‘Snatch’ e ‘The Gentlemen’, si definisce un convinto monarchico, ma – scrive l’Independent – ritiene che la famiglia reale avrebbe dovuto attenersi alle regole tradizionali sul divorzio, anziché permettere a Carlo di diventare re dopo aver sposato Camilla.  

Storicamente, infatti, alle persone divorziate era vietato sposarsi con un membro della famiglia reale, sebbene le regole siano state allentate nel 2002. Secondo Jones, le regole sono state modificate per Charles (che è stato sposato con la principessa Diana dal 1981 al 1996) e Camilla (che è stata sposata con Andrew Parker Bowles tra il 1973 e il 1995).  

Interrogato sul fatto che avrebbe dovuto farsi tatuare Carlo anziché Winston Churchill, Jones ha dichiarato al podcast di Louis Theroux: “Sono un monarchico convinto, sapete. Sostengo la famiglia reale in modo assoluto. Però, penso che Carlo sia andato controcorrente. Credo che abbiano cambiato le carte in tavola per lui e per Camilla e ora sono un sostenitore di William e Kate. Sono un tradizionalista convinto. Amo la tradizione”.  

L’ex centrocampista del Wimbledon, noto per il suo carattere combattivo, ha dichiarato: “Beh, hanno spostato i pali della porta, no? Hanno cambiato le regole”. Quando Theroux ha sostenuto che “i tempi cambiano e anche le regole”, Jones ha risposto: “E io ne sono un grande esempio, Louis. Non ho intenzione di criticare queste regole perché le ho criticate per tutta la vita. Ma, a dire il vero, speravo che Carlo facesse la cosa giusta e avesse detto: ‘Grazie mille. Ci facciamo da parte’, e che William e Kate fossero diventati Re e Regina. Quella, per me, era la mia Gran Bretagna”. In ‘The Gentlemen’ – popolare serie drammatica poliziesca di Guy Ritchie su Netflix – Vinnie Jones interpreta il guardiacaccia Geoff Seacombe. 

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internazionale/royalfamilynews

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Bper rafforza ulteriormente proprio profilo Esg, nel 2026 in crescita i rating di sostenibilità

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(Adnkronos) – Nel 2026, Bper ha registrato ulteriori e significativi progressi in materia ambientale, sociale e di governance (Esg), ottenendo un miglioramento nei giudizi espressi da primarie agenzie internazionali di rating, quali Msci, Iss Stoxx e Sustainable Fitch. Contestualmente, è stata confermata la valutazione Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper. I riconoscimenti ottenuti confermano l’efficacia del percorso strategico intrapreso dal Gruppo, che ha integrato gli obiettivi di sostenibilità all’interno del proprio Piano Industriale.Bper ha dimostrato una gestione solida e coerente degli aspetti Esg attraverso numerosi interventi, tra cui l’adozione di un Piano per la riduzione dei consumi energetici, il sostegno alla transizione ecologica di famiglie e imprese tramite un plafond dedicato e il rafforzamento del proprio ruolo di partner strategico sui territori. A ciò si affiancano le iniziative a favore dell’inclusione sociale nelle comunità locali, la promozione della diversità e dell’inclusione all’interno dell’organizzazione e il continuo miglioramento delle pratiche di governance aziendale. 

Nel dettaglio i miglioramenti e le conferme nei rating: Msci: a ottobre 2026, Bper Banca ha ottenuto un Msci Esg Rating pari a “AAA”, su una scala che va da “CCC” (laggard) a “AAA” (leader); Iss Stoxx: a settembre 2026, il Corporate Rating di BPER è migliorato da C+ a B- (su una scala da D- a A+). Inoltre, è stato ottenuto lo status “Prime” e il massimo punteggio in tutte le categorie del Quality Score; Sustainable Fitch: nel 2026 l’agenzia ha confermato l’Entity Rating di Bper Banca S.p.A. a “2” (su una scala da 5 a 1, dove 1 rappresenta il punteggio migliore) e ha incrementato il relativo Entity Score da 63 a 64; Standard Ethics: a ottobre 2026 l’agenzia Standard Ethics ha confermato il Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper Banca a “EEE-” (scala da “F” a “EEE”). La visione di breve e lungo periodo dell’agenzia si mantiene positiva. 

“Gli ulteriori miglioramenti conseguiti nei principali rating Esg confermano la solidità del percorso che abbiamo intrapreso e la crescente integrazione della sostenibilità nei processi aziendali e nelle decisioni strategiche del Gruppo”, ha dichiarato Simone Marcucci, Chief Financial Officer di Bper. “Questi riconoscimenti rappresentano uno stimolo a proseguire con determinazione nel nostro impegno, creano valore sostenibile per tutti gli stakeholder e contribuiscono allo sviluppo dei territori in cui operiamo, coniugando crescita, responsabilità e solidità finanziaria”, conclude Marcucci 

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economia

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Scontro in tv tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola: “Quando parlate, voi giovani, documentatevi. Qui venite preparati”

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(Adnkronos) – “Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? Quindi quando venite qui, venite preparati, dovete
studiare, sennò dite delle sciocchezze che non vi giovano”. Così Bruno
Vespa si è rivolto a Sabrina Brizzola, 24enne coordinatrice dell’Unione degli universitari, nel corso della puntata andata in onda ieri sera su Rai 1 di Porta a Porta.  

La giovane stava parlando del tasso di abbandono scolastico “molto alto in Italia”, quando è stata interrotta dal conduttore: “Visto che lei è informata, la prego di vedersi le statistiche”, dopo averle chiesto più volte – visibilmente innervosito – di non interromperlo. “C’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico. Noi siamo con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione europea”. Da qui la “richiesta” ai giovani di “documentarvi quando parlate”. 

“Posso rispondere?”, ha replicato Brizzola, che infine ha concluso – mentre scorrevano i titoli di coda -: “L’Italia è l’unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che se qualcuno vuole confutarmi sono contenta di ascoltare. Le borse di studio non vengono coperte, le università vengono definanziate”.  

 

Il video dello spezzone dello scontro è stato ricondiviso sui social, tra gli altri anche da Selvaggia Lucarelli, dando vita a discussioni e polemiche.  

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cronaca

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Colamussi (FS Sistemi Urbani): “Più servizi e tecnologia per convincere gli italiani a lasciare l’auto”

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(Adnkronos) – “Asstra deve intercettare sempre più i bisogni degli utenti e cercare di soddisfarli non soltanto garantendo prestazioni migliori, ma anche dotandosi di sistemi tecnologici. Non si tratta soltanto di intelligenza artificiale: questi sistemi devono garantire l’accessibilità e, soprattutto, facilitare l’utilizzo dei mezzi pubblici. Credo che questa sia la ricetta per eliminare dalle strade le auto e i mezzi poco moderni, garantendo non soltanto la sostenibilità economica, ma anche l’abbattimento delle emissioni di CO₂ e contribuendo alla sostenibilità ambientale”. Lo afferma Matteo Colamussi, amministratore delegato di FS Sistemi Urbani, in occasione della 20esima edizione del Convegno nazionale Asstra, in programma il 21 e 22 ottobre al Parco dei Principi Grand Hotel Roma, dal titolo ‘Mobilità di valore, valore alla mobilità’. 

  

Colamussi ha poi sottolineato la necessità di rendere il trasporto pubblico più competitivo rispetto all’auto privata, attraverso il potenziamento dei servizi e la creazione di hub calibrati sulle esigenze dei territori. “Dobbiamo convincere quanti più italiani possibile ad abbandonare l’auto, che resta il principale concorrente del trasporto pubblico, e a utilizzare i mezzi pubblici – ha aggiunto -. Dobbiamo creare hub adeguati al contesto demografico e, soprattutto, cercare di intercettare, con un’offerta variegata, le necessità di un’utenza sempre più dinamica”.  

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economia

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Mistretta (Amat): “Bus elettrici e marketing per convincere gli italiani a lasciare l’auto”

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(Adnkronos) – “In questo momento, grazie a tutte le risorse del Pnrr, le nostre aziende hanno rinnovato per più del 50% il parco mezzi. Abbiamo una flotta efficiente ed ecologica, perché per la maggior parte è elettrica. È quindi il momento in cui potremmo iniziare a invertire questa tendenza e conquistare sempre più persone che oggi utilizzano l’auto privata, perché la ritengono il mezzo più sicuro, ma così facendo generano traffico e inquinamento da CO₂. Dobbiamo riuscire a portarle a bordo del trasporto pubblico”. Così Giuseppe Mistretta, presidente Amat, in occasione della 20esima edizione del Convegno Nazionale Asstra, in programma ieri e oggi al Parco dei Principi Grand Hotel Roma, dal titolo “Mobilità di valore, valore alla mobilità”.  

Mistretta ha sottolineato anche il ruolo del marketing e delle politiche tariffarie per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico locale: “Abbiamo sfruttato l’elasticità della domanda al prezzo con politiche commerciali abbastanza aggressive e siamo riusciti a ottenere risultati molto importanti”. Tra gli esempi citati, le promozioni natalizie, che avrebbero consentito di ottenere un incremento significativo dei risultati. Il presidente ha infine evidenziato la necessità di intercettare i bisogni degli utenti, fermo restando che il presupposto è l’affidabilità del servizio, in termini di frequenza e qualità”. 

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economia

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Ai, Bernabè (Techvisory): “Non possiamo dipendere da fornitori stranieri, servono competenze”

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(Adnkronos) – “In questo momento lo stack dell’intelligenza artificiale che è stato sviluppato dagli Stati Uniti e in parte dalla Cina non è replicabile in Europa né tantomeno in Italia. In termini di sovranità digitale c’è margine per recuperare se riusciremo a sviluppare le competenze critiche che servono a costruire uno stack nel quale siamo in grado di intervenire con flessibilità sulla scelta di singoli pezzi di tecnologia, senza essere dipendenti da fornitori stranieri”. Lo ha dichiarato Franco Bernabè, presidente di Techvisory, a margine dell’evento ‘Intelligenza artificiale e sovranità: l’alternativa è possibile’, organizzato da Agile Lab presso la Scuola superiore di Polizia di Roma. 

Sul tema della dipendenza da fornitori stranieri, Bernabè ha quindi ribadito: “Oggi essere dipendenti da un modello significa dipendere dal proprio fornitore, significa ‘consegnare le chiavi del proprio stabilimento’ al fornitore, cosa che nessuno dei nostri imprenditori ha intenzione di fare”. 

“Di fronte ai temi della sovranità digitale – ha aggiunto – non possiamo porci l’obiettivo di diventare autarchici in termini tecnologici perché è un obiettivo che non possiamo perseguire. Dobbiamo invece porci l’obiettivo di poter cambiare ogni elemento dello stack e soprattutto di dotarci della capacità di sviluppare architetture che ci rendono flessibili nell’acquisto della tecnologia”. 

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economia

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Svelato il Tour de France 2027, partenza da Edimburgo ed epilogo sui Pirenei

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(Adnkronos) – Una partenza da Edimburgo in Scozia, due cronometro individuali e un epilogo atteso sui Pirenei, prima della passerella di arrivo sugli Champs-Élysées. Questo il percorso del Tour de France 2027, svelato oggi a Parigi, che offre un terreno adatto ad ogni tipo di corridore, con l’obiettivo dichiarato di “rimescolare le carte”. Questa 114a edizione prenderà il via dalla capitale scozzese venerdì 2 luglio – la quinta partenza dall’estero negli ultimi sei anni -per concludersi tre settimane dopo sugli Champs-Élysées a Parigi, includendo per la terza volta consecutiva il passaggio sulla Butte Montmartre, ormai diventato un tratto iconico. Negli ultimi due anni, il finale sul pavé di rue Lepic ha assunto le sembianze di una classica, regalando duelli spettacolari tra i migliori ciclisti al mondo, tra cui Wout van Aert, Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar, cinque volte vincitore del Tour. Questo spirito tipico delle classiche caratterizzerà l’intera prima parte del Tour 2027, a cominciare dalle tre tappe iniziali nel Regno Unito – in Scozia e in Inghilterra – e in particolare dall’ultima, che porterà i corridori a Cardiff. 

“Il Galles è come la Liegi-Bastogne-Liegi. I primi dieci giorni sono pensati per favorire un continuo cambio di maglie”, spiega Christian Prudhomme, direttore del Tour, che in un’intervista all’Afp ribadisce la sua “volontà di rimescolare le carte, creando un terreno che offra opportunità a tutti”. Questa logica prosegue fin dall’arrivo in Francia – ripercorrendo, sottolinea Prudhomme- , “il cammino inverso rispetto a quello di Guglielmo il Conquistatore mille anni fa” per la conquista dell’Inghilterra – con una tappa nel Cotentin, lungo l’oceano. “Thierry Gouvenou (l’ideatore del percorso) ha confidato di non aver mai visto prima una tappa con così tanti chilometri lungo il mare. È pensata per i ‘puncheur’, sulla falsariga delle tappe di Rouen ou Boulogne del 2025”. 

 

Anche le tappe con arrivo a Plumelec e a Le Creusot, che prevedono l’ascesa al Signal d’Uchon, si preannunciano troppo impegnative per i velocisti. La prima delle due prove a cronometro in programma è prevista per la settima tappa, tra Blois e Chambord. “È la crono dei castelli: magnifica, 38 chilometri completamente pianeggianti”, afferma Prudhomme. Segue quella di Tolosa, all’inizio della terza settimana: un tracciato lineare di 33 chilometri che include però la ripidissima salita di Pech David, una scoperta recente. Si arriva così a un totale di 71 chilometri, la distanza complessiva maggiore dal 2012; un dato che farà certamente la gioia del grande specialista della disciplina, Remco Evenepoel, secondo classificato alle spalle di Pogačar l’anno scorso. Per quanto riguarda l’alta montagna – con un totale di 28 colli – bisognerà attendere l’arrivo al Grand Colombier, durante la nona tappa, prima di due frazioni sulle Alpi. 

Queste ultime si preannunciano estremamente insidiose, in particolare per la doppia scalata della salita di Domancy – sede, a settembre, della prova in linea dei Campionati del Mondo – e per l’arrivo, il giorno seguente, a Les Saisies. Si nota però l’assenza di una salita mitica, del calibro del Galibier, dell’Izoard o dell’Alpe d’Huez. “Se si vogliono scoprire altri valichi, bisogna accettare il fatto che non ci siano sempre i più celebri”, sostiene il direttore del Tour. “Significa anche uscire dai sentieri battuti. Ci sono stati anni in cui non figuravano né il Galibier, né il Tourmalet, né l’Alpe d’Huez, né il Ventoux. In questa edizione troveremo i valichi del futuro, altrettanto temibili. E ci sarà il Tourmalet”. Il gigante dei Pirenei sarà il fulcro di quella che si preannuncia come la tappa regina, la diciottesima: un percorso che include il Col du Soulor, il Tourmalet, la Hourquette d’Ancizan e l’ascesa finale verso Saint-Lary-Soulan, al Col du Portet – il punto più alto del Tour (2.215 m) – per un dislivello complessivo di 5.400 metri. La penultima frazione, con arrivo a Libourne, sarà terreno per i velocisti, prima del gran finale del giorno successivo a Parigi, che vedrà il ritorno della Butte Montmartre, ormai diventata una delle principali attrazioni del Tour de France.  

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sport

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Esofagite eosinofila, risultati positivi per tezepelumab in fase 3

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(Adnkronos) – I risultati completi positivi dello studio di fase III Crossing hanno mostrato che tezepelumab ha raggiunto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti negli endpoint co-primari di remissione istologica e nella riduzione della frequenza e severità della disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione, negli adolescenti e nei pazienti adulti con esofagite eosinofila (EoE) sintomatica e non controllata nonostante il proseguimento delle terapie di base. Lo comunica AstraZeneca in una nota. Questi miglioramenti – si legge – sono stati osservati alla settimana 24 con entrambi i dosaggi valutati rispetto al placebo. L’efficacia è stata mantenuta con entrambi i dosaggi fino alla settimana 52, come rilevato attraverso gli endpoint secondari chiave. I risultati dello studio Crossing sono stati presentati nell’ambito di una presentazione orale late-breaking alla United European Gastroenterology Week 2026 tenutasi a Barcellona, in Spagna. 

Il trattamento con tezepelumab, somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane – riporta la nota – ha consentito di raggiungere la remissione istologica alla settimana 24 nel 64,8% dei pazienti trattati con la dose da 210 mg e nel 68,9% di quelli trattati con la dose da 420 mg, rispetto al 3,5% dei pazienti nel gruppo placebo (p<0,001). Tezepelumab ha inoltre ridotto, rispetto al basale, la frequenza e la severità dei sintomi della disfagia di 18,8 punti (con la dose da 210 mg; p=0,049) e di 22,0 punti (con la dose da 420 mg; p<0,001), rispetto a una riduzione di 14,7 punti con placebo, secondo quanto misurato attraverso il Dysphagia symptom questionnaire (Dsq), un questionario di outcome riferito dal paziente. Questi risultati sono stati mantenuti fino alla settimana 52, come valutato negli endpoint secondari chiave: il 67,8% (dose da 210 mg) e il 63,3% (dose da 420 mg) dei pazienti trattati con tezepelumab hanno raggiunto la remissione istologica, rispetto al 5,4% di quelli che hanno ricevuto placebo (p<0,001), ed è stato osservato un miglioramento continuativo dei sintomi fino alla settimana 52, con i pazienti trattati con tezepelumab che hanno raggiunto una riduzione media rispetto al basale del punteggio DSQ di 22,1 punti (dose da 210mg) e di 24,0 punti (dose da 420mg), rispetto a 13,2 punti con placebo (p<0,001).  

Negli endpoint secondari chiave – prosegue la nota – il trattamento con tezepelumab ha determinato miglioramenti statisticamente significativi delle caratteristiche endoscopiche e della loro severità (misurate attraverso l’EoE Endoscopic Reference Score o Erefs), alle settimane 24 e 52. Inoltre, alla settimana 52 il 34,4% (dose da 210mg) e il 29,5% (dose da 420mg) dei pazienti ha raggiunto la remissione endoscopica completa, definita come assenza di caratteristiche dell’EoE visibili tramite endoscopia (rispetto al 4,1% con placebo, p<0,001), come misurato in un endpoint secondario chiave. Nei pazienti con EoE, l'infiammazione dell'esofago può causare disfagia, impatto del bolo alimentare e restringimento esofageo, e il rischio che il cibo transiti lentamente o rimanga bloccato può rendere i pasti quotidiani difficili e fonte di stress. Quasi la metà dei pazienti, compresi gli adolescenti, non raggiunge un adeguato controllo della malattia con l'attuale standard terapeutico, finalizzato al controllo dei sintomi, che comprende restrizioni dietetiche, corticosteroidi topici deglutiti e inibitori della pompa protonica. 

“L’esofagite eosinofila è una malattia infiammatoria cronica e progressiva dell’esofago che può compromettere in modo significativo la vita quotidiana delle persone che ne sono affette. Nella sua gestione – ha commentato Edoardo Vincenzo Savarino, associato di Gastroenterologia e responsabile degli Ambulatori per la Cura e il trattamento delle malattie immuno-mediate, comprese le malattie eosinofile del tratto gastrointestinale, presso l’azienda ospedale università di Padova – il controllo dei sintomi rappresenta un obiettivo fondamentale, ma è importante guardare alla malattia in una prospettiva più ampia, che tenga conto delle sue diverse componenti. In questo senso, i risultati dello studio Crossing sono particolarmente rilevanti perché mostrano come tezepelumab, attraverso l’inibizione della Tslp, una citochina epiteliale chiave all’origine della cascata infiammatoria, abbia dimostrato risultati significativi sugli outcome nelle diverse dimensioni della malattia, da quella sintomatica a quella istologica ed endoscopica. Questo è particolarmente importante poiché, nell’EoE, il miglioramento dei sintomi non sempre riflette pienamente il controllo dell’attività infiammatoria e quindi il blocco della progressione della malattia verso la fibrosi e la stenosi dell’esofago. Una valutazione che integri dimensione sintomatica, istologica ed endoscopica può quindi contribuire a una gestione più completa della malattia e delle sue possibili conseguenze nel tempo. I risultati dello studio Crossing rappresentano un passo importante nell’evoluzione delle evidenze disponibili nell’EoE e offrono la prospettiva di un nuovo approccio terapeutico, mostrando il potenziale di tezepelumab di agire sulle diverse manifestazioni della malattia”. 

“La prevalenza dell’esofagite eosinofila è in aumento e questa patologia è diventata una delle malattie gastrointestinali croniche a più rapida crescita tra quelle che osserviamo nella pratica clinica. La malattia – ha evidenziato Evan Dellon, professore di Medicina e associato di Epidemiologia presso la University of North Carolina School of Medicine, Chapel Hill, North Carolina, Stati Uniti, e principal investigator negli Stati Uniti dello studio Crossing – può compromettere in modo significativo la capacità di una persona di mangiare e deglutire, e molti pazienti sperimentano quasi quotidianamente il peso della malattia, dovuto al rischio che il cibo rimanga bloccato durante i pasti. I dati dello studio Crossing suggeriscono che tezepelumab, somministrato una volta ogni 4 settimane, potrebbe rappresentare una nuova e importante opzione terapeutica, in grado contribuire al raggiungimento dei principali obiettivi terapeutici nell’EoE sugli outcome sintomatici, istologici ed endoscopici”. Per Arjan Bredenoord, gastroenterologo e professore presso l’Amsterdam University Medical Center, Amsterdam, Paesi Bassi, e sperimentatore coordinatore internazionale dello studio Crossing, “i risultati dello studio sono particolarmente rilevanti perché mostrano miglioramenti costanti e duraturi in 3 parametri fondamentali dell’esofagite eosinofila – remissione istologica, frequenza e severità della disfagia e remissione endoscopica – mantenuti fino alla settimana 52. È importante sottolineare che questi risultati significativi sono stati osservati anche nei pazienti ai quali era consentito proseguire la propria terapia di base stabile”. 

“Gli importanti risultati dello studio Crossing supportano ulteriormente l’ampio potenziale di tezepelumab e del suo peculiare meccanismo d’azione, che agisce sulla Tslp all’origine della cascata infiammatoria – ha dichiarato Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D di AstraZeneca – Questi dati rafforzano il solido corpo di evidenze a supporto di tezepelumab e del suo potenziale nel trasformare gli outcome dei pazienti in diverse patologie infiammatorie di origine epiteliale. Siamo impazienti di condividere i dati dello studio Crossing con le autorità regolatorie, con l’obiettivo di rendere tezepelumab disponibile il prima possibile per i pazienti che convivono con l’esofagite eosinofila”.  

Nello studio – dettaglia la nota – i pazienti potevano proseguire le terapie di base per l’EoE, inclusi gli inibitori della pompa protonica e i corticosteroidi topici deglutiti, a condizione che tali trattamenti fossero stabili prima dell’arruolamento nello studio e durante il periodo di trattamento. Il profilo di sicurezza di tezepelumab è risultato coerente con quello osservato nelle indicazioni approvate. Nello studio Crossing gli eventi avversi riportati più frequentemente nei pazienti trattati con tezepelumab sono stati le infezioni delle vie respiratorie superiori (rinofaringite), cefalea e diarrea.  

Tezepelumab è un anticorpo monoclonale umano, first-in-class, che inibisce l’azione della linfopoietina stromale timica (Tslp), una citochina epiteliale chiave che è all’origine di molteplici cascate infiammatorie. Tezepelumab è attualmente approvato per il trattamento dell’asma grave negli Stati Uniti, nell’Unione Europea, in Cina, in Giappone e in oltre 70 Paesi a livello globale, nonché per il trattamento della rinosinusite cronica con poliposi nasale negli Stati Uniti, nell’Unione europea, in Cina e in Giappone. Sono inoltre in corso gli studi di fase III Journey ed Embark, che valutano tezepelumab nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). 

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