lunedì, Ottobre 26, 2026
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Esofagite eosinofila, risultati positivi per tezepelumab in fase 3

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(Adnkronos) – I risultati completi positivi dello studio di fase III Crossing hanno mostrato che tezepelumab ha raggiunto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti negli endpoint co-primari di remissione istologica e nella riduzione della frequenza e severità della disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione, negli adolescenti e nei pazienti adulti con esofagite eosinofila (EoE) sintomatica e non controllata nonostante il proseguimento delle terapie di base. Lo comunica AstraZeneca in una nota. Questi miglioramenti – si legge – sono stati osservati alla settimana 24 con entrambi i dosaggi valutati rispetto al placebo. L’efficacia è stata mantenuta con entrambi i dosaggi fino alla settimana 52, come rilevato attraverso gli endpoint secondari chiave. I risultati dello studio Crossing sono stati presentati nell’ambito di una presentazione orale late-breaking alla United European Gastroenterology Week 2026 tenutasi a Barcellona, in Spagna. 

Il trattamento con tezepelumab, somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane – riporta la nota – ha consentito di raggiungere la remissione istologica alla settimana 24 nel 64,8% dei pazienti trattati con la dose da 210 mg e nel 68,9% di quelli trattati con la dose da 420 mg, rispetto al 3,5% dei pazienti nel gruppo placebo (p<0,001). Tezepelumab ha inoltre ridotto, rispetto al basale, la frequenza e la severità dei sintomi della disfagia di 18,8 punti (con la dose da 210 mg; p=0,049) e di 22,0 punti (con la dose da 420 mg; p<0,001), rispetto a una riduzione di 14,7 punti con placebo, secondo quanto misurato attraverso il Dysphagia symptom questionnaire (Dsq), un questionario di outcome riferito dal paziente. Questi risultati sono stati mantenuti fino alla settimana 52, come valutato negli endpoint secondari chiave: il 67,8% (dose da 210 mg) e il 63,3% (dose da 420 mg) dei pazienti trattati con tezepelumab hanno raggiunto la remissione istologica, rispetto al 5,4% di quelli che hanno ricevuto placebo (p<0,001), ed è stato osservato un miglioramento continuativo dei sintomi fino alla settimana 52, con i pazienti trattati con tezepelumab che hanno raggiunto una riduzione media rispetto al basale del punteggio DSQ di 22,1 punti (dose da 210mg) e di 24,0 punti (dose da 420mg), rispetto a 13,2 punti con placebo (p<0,001).  

Negli endpoint secondari chiave – prosegue la nota – il trattamento con tezepelumab ha determinato miglioramenti statisticamente significativi delle caratteristiche endoscopiche e della loro severità (misurate attraverso l’EoE Endoscopic Reference Score o Erefs), alle settimane 24 e 52. Inoltre, alla settimana 52 il 34,4% (dose da 210mg) e il 29,5% (dose da 420mg) dei pazienti ha raggiunto la remissione endoscopica completa, definita come assenza di caratteristiche dell’EoE visibili tramite endoscopia (rispetto al 4,1% con placebo, p<0,001), come misurato in un endpoint secondario chiave. Nei pazienti con EoE, l'infiammazione dell'esofago può causare disfagia, impatto del bolo alimentare e restringimento esofageo, e il rischio che il cibo transiti lentamente o rimanga bloccato può rendere i pasti quotidiani difficili e fonte di stress. Quasi la metà dei pazienti, compresi gli adolescenti, non raggiunge un adeguato controllo della malattia con l'attuale standard terapeutico, finalizzato al controllo dei sintomi, che comprende restrizioni dietetiche, corticosteroidi topici deglutiti e inibitori della pompa protonica. 

“L’esofagite eosinofila è una malattia infiammatoria cronica e progressiva dell’esofago che può compromettere in modo significativo la vita quotidiana delle persone che ne sono affette. Nella sua gestione – ha commentato Edoardo Vincenzo Savarino, associato di Gastroenterologia e responsabile degli Ambulatori per la Cura e il trattamento delle malattie immuno-mediate, comprese le malattie eosinofile del tratto gastrointestinale, presso l’azienda ospedale università di Padova – il controllo dei sintomi rappresenta un obiettivo fondamentale, ma è importante guardare alla malattia in una prospettiva più ampia, che tenga conto delle sue diverse componenti. In questo senso, i risultati dello studio Crossing sono particolarmente rilevanti perché mostrano come tezepelumab, attraverso l’inibizione della Tslp, una citochina epiteliale chiave all’origine della cascata infiammatoria, abbia dimostrato risultati significativi sugli outcome nelle diverse dimensioni della malattia, da quella sintomatica a quella istologica ed endoscopica. Questo è particolarmente importante poiché, nell’EoE, il miglioramento dei sintomi non sempre riflette pienamente il controllo dell’attività infiammatoria e quindi il blocco della progressione della malattia verso la fibrosi e la stenosi dell’esofago. Una valutazione che integri dimensione sintomatica, istologica ed endoscopica può quindi contribuire a una gestione più completa della malattia e delle sue possibili conseguenze nel tempo. I risultati dello studio Crossing rappresentano un passo importante nell’evoluzione delle evidenze disponibili nell’EoE e offrono la prospettiva di un nuovo approccio terapeutico, mostrando il potenziale di tezepelumab di agire sulle diverse manifestazioni della malattia”. 

“La prevalenza dell’esofagite eosinofila è in aumento e questa patologia è diventata una delle malattie gastrointestinali croniche a più rapida crescita tra quelle che osserviamo nella pratica clinica. La malattia – ha evidenziato Evan Dellon, professore di Medicina e associato di Epidemiologia presso la University of North Carolina School of Medicine, Chapel Hill, North Carolina, Stati Uniti, e principal investigator negli Stati Uniti dello studio Crossing – può compromettere in modo significativo la capacità di una persona di mangiare e deglutire, e molti pazienti sperimentano quasi quotidianamente il peso della malattia, dovuto al rischio che il cibo rimanga bloccato durante i pasti. I dati dello studio Crossing suggeriscono che tezepelumab, somministrato una volta ogni 4 settimane, potrebbe rappresentare una nuova e importante opzione terapeutica, in grado contribuire al raggiungimento dei principali obiettivi terapeutici nell’EoE sugli outcome sintomatici, istologici ed endoscopici”. Per Arjan Bredenoord, gastroenterologo e professore presso l’Amsterdam University Medical Center, Amsterdam, Paesi Bassi, e sperimentatore coordinatore internazionale dello studio Crossing, “i risultati dello studio sono particolarmente rilevanti perché mostrano miglioramenti costanti e duraturi in 3 parametri fondamentali dell’esofagite eosinofila – remissione istologica, frequenza e severità della disfagia e remissione endoscopica – mantenuti fino alla settimana 52. È importante sottolineare che questi risultati significativi sono stati osservati anche nei pazienti ai quali era consentito proseguire la propria terapia di base stabile”. 

“Gli importanti risultati dello studio Crossing supportano ulteriormente l’ampio potenziale di tezepelumab e del suo peculiare meccanismo d’azione, che agisce sulla Tslp all’origine della cascata infiammatoria – ha dichiarato Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D di AstraZeneca – Questi dati rafforzano il solido corpo di evidenze a supporto di tezepelumab e del suo potenziale nel trasformare gli outcome dei pazienti in diverse patologie infiammatorie di origine epiteliale. Siamo impazienti di condividere i dati dello studio Crossing con le autorità regolatorie, con l’obiettivo di rendere tezepelumab disponibile il prima possibile per i pazienti che convivono con l’esofagite eosinofila”.  

Nello studio – dettaglia la nota – i pazienti potevano proseguire le terapie di base per l’EoE, inclusi gli inibitori della pompa protonica e i corticosteroidi topici deglutiti, a condizione che tali trattamenti fossero stabili prima dell’arruolamento nello studio e durante il periodo di trattamento. Il profilo di sicurezza di tezepelumab è risultato coerente con quello osservato nelle indicazioni approvate. Nello studio Crossing gli eventi avversi riportati più frequentemente nei pazienti trattati con tezepelumab sono stati le infezioni delle vie respiratorie superiori (rinofaringite), cefalea e diarrea.  

Tezepelumab è un anticorpo monoclonale umano, first-in-class, che inibisce l’azione della linfopoietina stromale timica (Tslp), una citochina epiteliale chiave che è all’origine di molteplici cascate infiammatorie. Tezepelumab è attualmente approvato per il trattamento dell’asma grave negli Stati Uniti, nell’Unione Europea, in Cina, in Giappone e in oltre 70 Paesi a livello globale, nonché per il trattamento della rinosinusite cronica con poliposi nasale negli Stati Uniti, nell’Unione europea, in Cina e in Giappone. Sono inoltre in corso gli studi di fase III Journey ed Embark, che valutano tezepelumab nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). 

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cronaca

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“Pensioni di guerra non possono aspettare”, proposta bipartisan per aumento 10%

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(Adnkronos) – “Quella di 80 anni fa non è una pagina chiusa della nostra storia: esistono famiglie che hanno perso i propri cari e ci sono persone ferite da bambine, nonché feriti da ordigni scoppiati dopo la guerra”. Lo ha detto Giorgio Lovecchio (Forza Italia) presentando – presso la sala stampa della Camera dei Deputati – la conferenza sulla proposta di adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra ‘Un riconoscimento che non può aspettare’. “Una persona che ha perso una gamba – dichiara – percepisce meno di 700 euro al mese. Non possiamo considerare adeguati importi simili. Il costo della vita è aumentato, mentre le pensioni non sono riuscite a compensare la perdita del potere di acquisto. Aumentare del 10 per cento le pensioni di guerra è un primo passo per restituire il potere di acquisto perso. Il danno biologico non è ancora previsto e bisogna affrontare questa disparità”. “Le risorse economiche ci sono – sottolinea Lovecchio – perché gli aventi diritto diminuiscono con il passare degli anni. Si dovrebbe attuare una redistribuzione. Il tempo è un altro elemento importante: le persone hanno un’età avanzata e hanno problemi di salute. Non possiamo aspettare anni. Sono temi che non hanno colore politico, vengono accolti trasversalmente e il modo migliore per onorare queste persone è onorare le loro condizioni di vita”.  

Sono trentunomila i pensionati di guerra, mutilati o feriti da ordigni sepolti dall’ultima guerra mondiale. Molti erano bambini al momento delle esplosioni. Fra questi, anche orfani e vedove. Dalla conferenza emerge che nel 75 per cento dei casi prendono meno di 7.000 euro l’anno, il 50 per cento meno di 4000 euro l’anno (circa trecento euro al mese). Questi trattamenti, già bassi, negli ultimi decenni non sono mai stati aggiornati in modo adeguato all’andamento dell’inflazione. L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra chiede un aumento del 10 per cento per tutti. La richiesta è sostenuta da maggioranza e opposizione. Elemento fondamentale è che questo aumento non graverebbe sui conti dello Stato: nell’anno in corso c’è una previsione di bilancio che supera di decine di milioni quella che sarà l’effettiva spesa. Basterebbe lasciare destinata alle pensioni di guerra la cifra già stanziata – viene più volte ribadito dai relatori – Cifra che invece si vorrebbe destinare ad altri capitoli di spesa. 

“Penso che lo Stato abbia un dovere morale per chi è stato vittima della guerra – afferma Andrea De Maria (Partito Democratico) – E’ evidente che ciò che viene riconosciuto non è adeguato. E’ un provvedimento assolutamente doveroso. E la risposta dev’essere celere, perché parliamo di una popolazione avanti con gli anni”. Claudio Betti, Presidente nazionale Confederazione italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane, sostiene che “c’è stata una forte dimenticanza da anni. Dal 1991, non si mette mano agli aumenti delle pensioni. A Rimini parlerò della ‘III Guerra mondiale a pezzi’ di cui ha parlato Papa Francesco. Si tratta di una barbarie. Per noi questa iniziativa è la via da continuare a battere per portare risposte ai nostri associati e ai mutilati di guerra”. Da parte sua, Michele Vigne, Presidente Associazione nazionale vittime civili di guerra, rimarca che “le nostre richieste non comportano oneri aggiuntivi per lo Stato e non capisco le difficoltà. L’aumento del 10 per cento non è importante per il suo aspetto economico, ma, di più, per il suo aspetto simbolico. Spero che il Parlamento riuscirà a sanare e dare un segnale forte a queste categorie”. 

Giuseppe Di Giannantonio, Presidente Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, dichiara che “la proposta di legge per l’adeguamento del 10 per cento è un primo presidio per una categoria di cittadini in età avanzata e in condizioni di salute spesso precaria. Mi auguro che il Parlamento possa arrivare al 20 per cento dell’aumento. Il fisiologico calo degli aventi diritto consente di far fronte e di dare pieno risarcimento dell’equo compenso del danno”. Per Vito De Palma (Forza Italia), infine, “inizia un percorso che vogliamo portare a termine, siamo convinti e determinati a portare avanti la proposta di legge, anche con eventuali emendamenti migliorativi. Non è una proposta di legge per caso, ma per rispondere a una disattenzione di tanti anni da parte dello Stato di fronte a un trattamento che merita di essere riconosciuto”.  

 

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politica

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Caro carburanti, Schlein: “”Governo venga in Parlamento a spiegare sue intenzioni’

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“Noi abbiamo proposto un tetto al prezzo del carburante che speriamo il governo voglia considerare”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine di una iniziativa di Confprofessioni, ricordando di aver chiesto “con le altre opposizioni, che il governo venga in Parlamento a dire con chiarezza quali impegni assume per dare una risposta concreta a chi sta dicendo che non riesce più a campare”.

BeOne Medicines Italia al fianco di Dynamo Camp, realizzati 1.400 ‘braccialetti del coraggio’

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(Adnkronos) – Oltre 130 i dipendenti di BeOne Medicines Italia che hanno partecipato anche quest’anno a un’attività di volontariato d’impresa insieme a Dynamo Academy, dedicando il proprio tempo alla realizzazione di circa 1.400 ‘braccialetti del coraggio’ che saranno successivamente utilizzati da Dynamo Camp nell’ambito dei suoi programmi di Terapia ricreativa Dynamo®. I braccialetti del coraggio – informa una nota – sono un piccolo, ma significativo riconoscimento che viene consegnato ai bambini e agli adolescenti al termine delle attività di terapia ricreativa, a testimonianza del coraggio dimostrato nell’affrontare una nuova esperienza, mettersi alla prova e accettare la sfida di fare qualcosa di nuovo. Attraverso l’attività realizzata insieme a Dynamo Academy, le persone di BeOne contribuiranno quindi concretamente a creare quei simboli che accompagneranno i giovani partecipanti durante la loro esperienza a Dynamo Camp.  

Dal 2007, Dynamo Camp offre gratuitamente programmi di Terapia ricreativa Dynamo® a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi o croniche, disturbi del neurosviluppo o condizioni di disabilità. I programmi sono rivolti anche ai genitori, alle famiglie e ai fratelli, con l’obiettivo di contribuire al diritto alla felicità dei bambini con gravi patologie e delle loro famiglie. “Il volontariato fa parte del Dna di BeOne Medicines e rappresenta ogni anno un momento importante di impegno e restituzione per tutta la nostra azienda – commenta Marco Sartori, General Manager di BeOne Medicines Italia – Quest’anno abbiamo scelto di sostenere Dynamo, una realtà straordinaria che ogni giorno offre supporto a bambini e adolescenti con patologie gravi o croniche, insieme alle loro famiglie e ai caregiver. È un’occasione concreta per essere al loro fianco e testimoniare, attraverso un gesto semplice ma significativo, il valore della vicinanza e della condivisione. Crediamo che prendersi cura significhi non solo sviluppare innovazione per i pazienti, ma anche dedicare tempo, energie e attenzione alle comunità che li accompagnano nel loro percorso”.  

“Grazie a BeOne Med per aver scelto Dynamo per la propria iniziativa di volontariato d’impresa” è il ringraziamento di Sandra Nannini, direttore Sviluppo di Dynamo Academy, impresa sociale advisor delle aziende in progetti di creazione di impatto nelle comunità. “Accogliere i dipendenti BeOne nella nostra sede di Milano è particolarmente significativo: i nostri spazi sono situati nel contesto del Dynamo City Camp, in cui la fondazione ospita gratuitamente bambini e ragazzi per programmi di terapia ricreativa, e i lori genitori e caregiver in spazi di smart working e socializzazione”.  

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cronaca

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Lupo (PD), “Respinto 1 miliardo di tagli del Consiglio, ora più fondi per sanità e giovani”

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“Il Parlamento europeo ha approvato oggi la posizione sul bilancio 2027 che respinge un miliardo di tagli richiesti dal Consiglio e chiede di incrementare le diverse previsioni di bilancio per un ulteriore miliardo, rafforzando alcuni capitoli estremamente importanti”.Lo dichiara l’eurodeputato del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, spiegando che tra i settori prioritari rientrano “Horizon Europe, EU4Health per la salute, il programma Life per l’ambiente, Erasmus per i giovani, il Fondo sociale europeo e anche i fondi per l’agricoltura”. Si tratta, conclude l’esponente dem, di “priorità assolutamente importanti per noi come socialisti e democratici e come delegazione del Partito Democratico”.

Isola della Scala, poste in ristrutturazione: dal 23 ottobre servizi e giacenze a Buttapietra

Per l’ufficio postale di Isola della Scala cambia la sede di appoggio durante i lavori Polis: da venerdì 23 ottobre il riferimento sarà Buttapietra, in via Dante Alighieri 1. Qui si ritirerà la corrispondenza non consegnata e si svolgeranno le operazioni legate alla sede isolana, fino alla riapertura.

La riorganizzazione temporanea, descritta da Daily Verona nella notizia del 22 ottobre, riguarda un ufficio già interessato dagli interventi di ammodernamento. Lo spostamento dei servizi viene disposto per ragioni organizzative nella fase che precede il ritorno all’attività della filiale di Isola della Scala.

Ufficio postale di Isola della Scala: dove ritirare pacchi e giacenze

Dal 23 ottobre, la sede di Buttapietra sarà il punto di riferimento per ritirare pacchi e corrispondenza inesitata, cioè non consegnata al destinatario. L’indirizzo da considerare per questi servizi è via Dante Alighieri 1.

Il trasferimento comprende anche le operazioni definite “non eseguibili in circolarità”. Si tratta delle pratiche postali o bancarie che rimangono vincolate all’ufficio presso il quale è radicato il rapporto del cliente: proprio per questa caratteristica richiedono una sede di appoggio individuata durante la chiusura.

La distinzione è utile per chi deve organizzare uno spostamento. L’indicazione di Buttapietra riguarda espressamente questi servizi collegati all’ufficio isolano; non equivale a una modifica generalizzata dell’organizzazione di tutti gli uffici postali della zona.

Gli orari della filiale di Buttapietra

Gli sportelli sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35. Il sabato l’apertura comincia sempre alle 8.20 e termina alle 12.35, un’ora prima rispetto agli altri giorni indicati. Per raggiungere la filiale occorre quindi tenere conto della chiusura anticipata del fine settimana.

La soluzione resterà in vigore fino alla definitiva riapertura degli sportelli di Isola della Scala. La notizia consultata non riporta una data precisa di conclusione dei lavori: il 23 ottobre indica l’avvio del nuovo appoggio, non la riapertura della sede rinnovata.

Il cantiere rientra nel progetto Polis. Nel Veronese, un’altra riorganizzazione temporanea ha riguardato l’ufficio di Peschiera del Garda, con servizi trasferiti a Cavalcaselle. Per Isola della Scala il riferimento comunicato resta invece Buttapietra, con l’indirizzo e gli orari sopra indicati.

Il Tribunale del Riesame conferma i sequestri agli indagati. Legale Lotito: “Ora esposto su diffusione audio”

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(Adnkronos) – Il tribunale del Riesame ha confermato il sequestro di telefonini e dispositivi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma in cui si ipotizza la diffusione di notizie false con l’obiettivo di “provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a”. Nel procedimento sono indagati il presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, l’ad Francesco Maiolini e Luigi Bisignani, accusati di manipolazione del mercato. I dispositivi erano stati sequestrati durante le perquisizioni compiute lo scorso 15 settembre dai carabinieri del Nucleo Investigativo su delega dei pm della Dda capitolina. “Per il Tribunale del Riesame trova conferma l’ipotesi accusatoria finalizzata ad approfondire le indagini e vedere se le ipotesi indiziarie hanno conferma”, commenta all’Adnkronos il legale di Claudio Lotito, l’avvocato Gian Michele Gentile. L’inchiesta capitolina è partita proprio da una serie di denunce presentate dal patron della Lazio poco più di un anno fa dopo una serie di episodi di minacce e striscioni contro la proprietà della società che erano stati esposti a Roma. 

Intanto, dopo la diffusione, anche con gli audio, delle dichiarazioni rese da Lotito al pm lo scorso 30 giugno, il legale annuncia “un esposto in procura e anche al presidente del tribunale”. “E’ una cosa che indigna, oltre che un problema etico – sottolinea l’avvocato Gentile – Una pubblicazione fatta solo per diffamare la figura di Lotito e gettare fango contro di lui. Si è diffuso un atto del processo allo scopo di ridicolizzare la persona offesa da questi gravi reati”. 

Sul fronte delle indagini, gli inquirenti si stanno concentrando proprio sul contenuto dei telefonini sequestrati con l’obiettivo di capire se ci sia una ‘regia’ dietro la diffusione di “notizie false” messe in circolazione almeno dal 2024 e tuttora in corso, in cui si faceva riferimento tra l’altro all’ “imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della Ss Lazio s.p.a.”, lo stato di “decozione delle società controllate da Claudio Lotito”, l’intenzione di Claudio Lotito di far “deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro”. Per i pm si tratta di “notizie false la cui diffusione è concretamente idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata”. Anche per questo le verifiche riguardano anche eventuali oscillazioni del titolo della società in Borsa in coincidenza di alcuni degli episodi contestati. 

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cronaca

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In Francia primo caso umano di virus Shamonda, il paziente è morto: alert Ecdc

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(Adnkronos) – Identificato in Francia il primo caso umano di virus Shamonda, in un paziente “gravemente malato” che è “morto a inizio ottobre”. Lo annuncia il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che sta “monitorando attentamente la situazione in seguito alla notizia, diffusa dalle autorità francesi, del primo caso documentato di infezione umana da virus Shav. Un patogeno che finora aveva colpito esclusivamente gli animali”. L’Ecdc spiega di essere “in contatto con le autorità francesi e con i partner europei per esaminare le potenziali implicazioni per la salute pubblica derivanti da questo primo caso umano”. 

“L’unica persona finora contagiata” dal virus Shamonda (Shamonda virus o Shav), informa l’Ecdc, “era un paziente già affetto da una grave patologia, condizione che lo rendeva più vulnerabile alle infezioni e alle relative complicazioni rispetto alla popolazione generale. Il paziente è morto all’inizio di ottobre” e “sono in corso accertamenti per stabilire se il virus abbia causato o abbia contribuito al decesso, nonché per determinare le modalità di trasmissione dell’infezione”. L’alert su questo primo caso umano di Shav arriva dopo “il primo rilevamento in assoluto del virus tra gli animali da allevamento in Europa, nell’estate del 2026. La comparsa di segni clinici negli animali è stata segnalata a partire da giugno – ricorda l’agenzia Ue – mentre l’identificazione di Shav risale alla fine di luglio. Da allora il virus è stato riscontrato in animali da allevamento in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Jersey. In precedenza, Shav era già stato rilevato negli animali in Paesi extraeuropei”. 

“Il virus Shamonda – descrive l’Ecdc – si trasmette solitamente tra gli animali attraverso la puntura di moscerini del genere Culicoides. Tuttavia, non è ancora nota la specie responsabile della trasmissione in questo caso” umano. “In Europa questi insetti sono generalmente più attivi dalla primavera all’autunno, con dinamiche stagionali che variano a seconda della specie, dell’area geografica e delle condizioni meteorologiche. Con l’abbassamento delle temperature” caratteristico della stagione in corso, “l’attività della maggior parte di queste specie è in fase di diminuzione in Europa”, precisa l’agenzia. 

“L’Ecdc – si legge in una nota – sta seguendo l’evolversi della situazione in stretto coordinamento con la Commissione europea e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ente competente in materia di salute animale e sicurezza alimentare nell’Unione europea. L’Ue dispone di un solido sistema di sanità pubblica e l’Ecdc continua a collaborare con tutti gli Stati membri per rafforzare i piani di risposta alle emergenze sanitarie. Il centro sta collaborando con il competente laboratorio di riferimento dell’Ue per rafforzare la capacità di analisi e offrire ulteriore sostegno agli Stati membri nell’individuazione di eventuali altri casi”. 

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internazionale/esteri

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Ai, Giglio Vigna (Lega): “Eliminare tecnologie cinesi per sovranità digitale occidentale allargata”

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(Adnkronos) – “Noi stiamo pensando a un concetto di sovranità allargata. Come Paese non riusciamo, e nel prossimo futuro non riusciremo, a fare tutto da soli. Quello a cui miriamo è una partnership, è arrivare a una filiera che sia sicura, una filiera di Paesi appartenenti a un Occidente allargato, che arriva evidentemente fino a Israele, a Taiwan, al Giappone. Puntiamo a una sovranità digitale aperta, allargata a chi la pensa come noi”. Lo dice il deputato della Lega, Alessandro Giglio Vigna, presidente della XIV Commissione Politiche Ue della Camera dei Deputati, a margine dell’evento ‘Intelligenza artificiale e sovranità: l’alternativa è possibile’, organizzato da Agile Lab presso la Scuola superiore di Polizia di Roma. 

“Abbiamo la necessità di eliminare dal nostro hardware e dal nostro software, nelle infrastrutture più sensibili, le tecnologie che arrivano da alcuni Paesi che con noi non condividono valori e idee. Penso ad esempio – prosegue Vigna – alla Repubblica Popolare Cinese, per creare uno spazio digitale occidentale che sia totalmente sicuro da ingerenze di altri. L’Unione europea finalmente si sta muovendo in questa strada”.  

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economia

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Ai, Giglio Vigna (Lega): “”Stop tecnologie cinesi per una sovranità digitale occidentale allargata””

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“Noi stiamo pensando a un concetto di sovranità allargata. Quello a cui miriamo è una partnership, una filiera che sia sicura, di Paesi che appartengono a un Occidente allargato che arriva fino ad Israele, a Taiwan, al Giappone. Una sovranità digitale aperta, allargata a chi la pensa come noi”. Lo dice il deputato della Lega Alessandro Giglio Vigna, presidente della XIV Commissione Politiche Ue della Camera dei Deputati, a margine dell’evento ‘Intelligenza artificiale e sovranità: l’alternativa è possibile’ organizzato da Agile Lab presso la Scuola superiore di Polizia di Roma.